SE PO' FFA

DI MIGUEL MARTINEZ
Kelebek

“Yes, we can!” è lo slogan dei democratici americani, e fa pensare a una schiera di venditori in giacca e cravatta sotto la frusta del loro animatore: “Can we increase sales by ten per cent this year?” “Yes we can!” “By twenty percent?” “Yes we can!”

I copioni veltroniani hanno tradotto lo slogan. Che da noi suona “se po’ ffa’“, la frase cara a innumerevoli oscuri mediatori per conto di onorevoli e di cardinali.

Le prossime elezioni saranno un duello tra Silvio Berlusconi e Walter Veltroni per decidere quale dei due potrà trasformare l’Italia in qualche forma di regime presidenzialista.

L’Italia è quello che è, e chiunque vinca, finirà impantanato anche lui; ma rimane il fatto che due maschi stanno litigando per avere più potere di quanto abbiano avuto i loro predecessori, a parte Benito Mussolini.

Solo che i due devono contendersi il paese a colpi di immagine, lavorando su due elementi.

Il primo è la Novità.

Che Silvio Berlusconi, ormai settantenne, stia sempre lì per fare la rivoluzione, lo sappiamo da quattordici anni.

Mentre Walter Veltroni, che divenne vicepresidente del Consiglio la bellezza di dodici anni fa ed è parte organica dell’attuale governo, lancia “dodici proposte innovative per cambiare l’Italia“.

Proposte approvate ieri in un video di saluto da Francesco Totti, seconda autorità morale di Roma dopo il Papa.[1]

L’altro elemento che  sfruttano sia Berlusconi che Veltroni che tutti, è la Jeune Fille (leggere con attenzione l’articolo che linkiamo qui).

Infatti, i due maschi si manifestano al mondo attraverso alcune femmine-immagine.[2]

La destra punta su quel fenomeno paradossale che è il puttaniere con il crocifisso d’oro al collo, tutto telecomando, turismo sessuale e matrimonio in chiesa.

Si parla infatti di seggi sicuri a destra per varie troiette spettacolari, recuperate dal Grande Fratello o da altre discariche virtuali, anche se sembra che nulla sia stato ancora definito.

Più sottile e interessante la femmina-immagine di Veltroni: Marianna Madia, ventisettenne “ricercatrice”.[3]

Il Partito che Cambia Tutto offre un seggio sicuro, quindi, a una rappresentante di quell’immensa schiera di figli (e soprattutto figlie) della piccola borghesia, che hanno studiato tanto, perso tanti treni e si arrangiano precariamente e onestamente. Il grande serbatoio del ceto intellettuale subalterno. Dove risiede la forza identitaria del centrosinistra.

Dice la Madia di se stessa, “Porterò tutta la mia straordinaria inesperienza”. E aggiunge, come in uno spot per detersivi, “Se una come me è stata chiamata per questo ruolo vuol dire che è in corso una rivoluzione. Una rivoluzione dolce.

Anzi, c’è pure il finto scandalo: Madia nega di essere lei che ha scalzato De Mita dalle liste del Partito Democratico.

E su questo, soffermiamoci un attimo.

Intanto, nella società mediatica della pseudotrasgressione, se non c’è scandalo, non c’è divertimento, e quindi attenzione.

Solo che lo “scandalo” verso cui si attira l’attenzione consisterebbe nella sostituzione del vecchio e corrotto notabile democristiano con una giovane bella e simpatica.

Lo scandalo, abbiamo detto, è finto.

Uno, perché dubito che qualunque essere umano normale avrebbe trovato “scandalosa” la sostituzione.

Due, perché la Madia è capolista nel Lazio, e De Mita notoriamente non è laziale.

Ma come si crea comunque lo scandalo inesistente? Negandolo, come fa la Madia.

L’ottimo David Lognoli, che è ricercatore precario (fisico) sul serio, ha scoperto chi è davvero la Ragazza-Detersivo di Veltroni.

O meglio, lo ha letto su un altro blog, ma da solo non ci sarei arrivato, e poi volevo fare un po’ di pubblicità lo stesso all’ottimo blog di David.

L’altro blog ha scoperto che Veltroni non ha trovato Marianna Madia “in fila al supermercato”.

Marianna Madia, infatti, è figlia di un consigliere di una “lista civica per Veltroni“, amico personale di Veltroni.

Lei lavora alla Presidenza del Consiglio, mentre “collabora” con  l’Agenzia Ricerche e Legislazione fondata da Andreatta e attualmente nell’orbita di Enrico Letta (da qui la sua qualifica come “ricercatrice”) e conduce pure una trasmissione alla Rai.

E siccome un certo mondo è molto piccolo, Marianna Madia è pure l’ex fidanzata di Giulio Napolitano, figlio del presidente della Repubblica. No, nemmeno Giulio è un giovane ricercatore, è un sistemato professore universitario.

Metto qui una foto che risale ai bei tempi della loro relazione. Non per la Madia, ma perché è la prova che anche i figli dei potenti possono avere un ghigno da deficienti.  

napolitano

Note (parecchie e lunghe, oggi):

[1] Veltroni ieri è riuscito anche a combinare un mediatico abbraccio pre-elettorale tra due parenti di vittime degli anni Settanta – Giampaolo Mattei, figlio e fratello di tre proletari di Primavalle bruciati vivi da un commando di borghesi-bene di Potere Operaio, e Rita Zappelli, madre di Valerio Verbano, giovane di sinistra ucciso a sangue freddo da un commando neofascista.
 
Sacrosanto il superamento dei massacri demenziali di allora, ma il messaggio che manda Veltroni è quello del “perdono” esteso a tutti coloro che hanno “peccato” di antagonismo, da una parte o dall’altra. E Santa Madre Chiesa ci insegna che chi estende il perdono, possiede le chiavi del paradiso e dell’inferno, nonché molte chiavi terrene.

[2] Tra i minori, una Jeune-Fille ha scippato direttamente il primo piano. “La Destra” candiderà infatti la Daniela Santanché come premier.

[3] Veltroni ha imbarcato anche l’operaio-immagine (suo malgrado), Antonio Boccuzzi, sopravvissuto al rogo della Thyssen.

 Michele Nobile, nel suo saggio su “la politica come professione” in Forchettoni Rossi. La sottocasta della sinistra radicale (Massari editore, 2007), documenta come nel parlamento uscente vi siano attualmente due deputati operai (uno eletto nella Rosa nel Pugno, uno nell’Ulivo) e tre o zero senatori operai (secondo le fonti). Nessuno, comunque, in tutta la “sinistra radicale”.

Boccuzzi siederà in parlamento guardato a vista da Pietro Ichino, il grande teorico della demolizione dei diritti sociali, anche lui patrocinato da Veltroni.

Miguel Martinez

Fonte: http://kelebek.splinder.com/
25.02.08

5 Commenti
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mat612000
mat612000
25 Febbraio 2008 9:20

http://www.reti-invisibili.net/valerioverbano/articles/art_13132.html http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2005/01_Gennaio/29/primavalle.shtml Della kermesse veltroniana ho trovato particolarmente agghiacciante la trovata della “riconciliazione” tra i parenti dei morti neri e quelli dei morti rossi. Come potrete agevolmente constatare dai link sopra, Walter è andato a pescare proprio due delitti sostanzialmente senza giustizia (per il rogo di casa Mattei ci sone dei colpevoli senza pena e per l’omicidio Verbano nessun colpevole e nessuna pena), perchè? Come si può pensare che riconciliare due lutti possa significare superare un periodo storico sul quale sono più i misteri e gli omissis che qualche brano di verità e di giustizia? Come può esserci riconciliazione senza una verità (anche giudiziaria)? Io rispetto il dolore dei diretti interessati e spero che questo gesto li abbia aiutati, ma non riesco a rispettare chi di questo dolore fa un uso bassamente strumentale. Non so perchè la sig.ra Verbano e il sig. Mattei abbiano acconsentito a tale gesto (forse il loro è un messaggio di speranza che tali episodi non si verifichino mai più), ma a livello politico e pubblico una riconciliziane su fatti mai accertati con chiarezza equivale alla loro rimozione, ad un colpo di spugna: “damose da fa” + “scordamuce o passato”…orribile…vergognoso…un paese senza memoria, un paese senza… Leggi tutto »

Tao
Tao
25 Febbraio 2008 22:40

Segni particolari: sponsorizzata tre volte. Per sua stessa ammissione la neocapolista nel Lazio per Veltroni, Marianna Madia, classe 1980, romana, deve dire grazie a chi l’ha portata fino a qui, a iniziare dal «maestro di vita», come lo definisce lei stessa, Giovanni Minoli, per continuare con Enrico Letta («che ad una ragazzina non ancora laureata ha dato la possibilità di entrare all’Arel», il Centro studi economici promosso dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio). E ovviamente a Walter Veltroni a cui è bastato un colloquio dopo la segnalazione degli altri due padrini per decidere che quella sarebbe stata la sua Marianna. La ragazza, capello con boccoli biondi, aria da pariolina ricevuta in dote dalla famiglia di noti avvocati della capitale (suo zio Titta Madia difende Clemente Mastella), amicizie giuste come quella con Albertina Carraro, ringrazia e spiega i punti fondamentali del suo programma: «Io penso che sia urgente ritrovare il tempo delle idee e dell’amore». Un po’ preoccupata – «Sento il peso della responsabilità che mi attende; spero non mi sovrasterà» – ma felice. E mentre Marianna si gode i suoi giorni di gloria incoronata non solo candidata e capolista ma anche «economista», come l’ha presentata Veltroni (laurea in scienze politiche… Leggi tutto »

Tao
Tao
26 Febbraio 2008 12:02

Andiamo avanti con la storia di Marianna (o Maria Anna) Madia, Jeune Fille-novità di Walter Veltroni e capolista del suo “Partito Democratico” nel Lazio. [1] Mentre leggete, tenete presente in ogni momento alcune cose fondamentali. Le colpe dei padri non ricadono sui figli. I legami tra persone non costituiscono, in genere, saldi complotti, ma incontri transitori, dove gli amici di ieri si perdono o diventano i nemici di oggi. Il 90% di ciò che scrivo qui perderebbe immediatamente di senso, se dovesse dimostrarsi falsa l’affermazione, non documentata, secondo cui Marianna Madia sarebbe la nipote di Titta Madia. Ciò premesso, scopro che Marianna Madia è una research fellow di Institutions Markets Technologies (IMT), che Repubblica definisce “il superateneo di Lucca voluto da Pera” o più semplicemente “l’ateneo di Pera”, e il cui presidente è stato anche a lungo Presidente della Fondazione Magna Carta, sempre di Marcello Pera. L’IMT è uno dei vari “centri di eccellenza” più o meno privati che, grazie ai loro padrini politici, riesce a godere di fondi pubblici distolti dalle università. Oppure, si viene a sapere che l’Arel, il pensatoio dove la Madia lavora, è stato fondato anche da Francesco Cossiga (che poi condivide con la Madia una… Leggi tutto »

Hassan
Hassan
26 Febbraio 2008 18:03

“…ma rimane il fatto che due maschi stanno litigando…”

Cos’è un insulto ? Essere “maschi”… anzi, maschi
adesso è diventato un insulto ?
Un qualcosa di cui vergognarsi magari ?
Altrimenti che senso ha scrivere “due maschi” in quel modo, segnando
la parola in grassetto ?
Anche Martinez da quel che mi risulta è maschio, e forse allora
dovrebbe vergognarsi anche lui ?
O forse lui è un pò meno “maschio” ? Magari un maschietto
?

Certo che la Propaganda Misandrica Femminista sta facendo grossi danni nelle
povere testoline dei maschi occidentali…

Tutti così solerti nel darsi le martellate nei coglioni nella speranza
di raccattare un pò di figa,
o addirittura accontentarsi di qualche “pacca virtuale” da un paio
di bloggers femmine…

mat612000
mat612000
27 Febbraio 2008 10:38

Non c’è niente da vergognarsi…tranquillo…io un po’ solo mi vergogno del sito che hai linkato…forse la parte evidenziata che tanto ti ha colpito voleva semplicemente far notare che, alla fine, nonostante tante chiacchere fatte siamo uno dei pochi paesi d’Europa a non avere nemmeno una donna come candidata ad essere capo del governo.