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SE PARLA SOFRI… (PARTE II)

DI H.S.
ComeDonChisciotte

Agli inizi degli anni Ottanta il giudice della Procura di Trento Carlo Palermo condusse un’inchiesta scottante sui legami e gli intrecci fra traffici di armi e di droga disvelando il coinvolgimento di mafiosi, piduisti, terroristi e uomini legati agli ambienti dell’amministrazione USA di Reagan. In buona sostanza l’inchiesta anticipava quanto avrebbe rivelato anni dopo il contractor CIA Brenneke che comprava armi in Cecoslovacchia per conto dell’Agenzia. L’agente CIA parlava della connection CIA – P2 – mafia italoamericana e siciliana, dei traffici di armi e droga e del terrorismo sia di estrema sinistra che di estrema destra alimentati ad arte in Europa allo scopo di “stabilizzare attraverso la destabilizzazione”, naturalmente in senso atlantico.

In un certo senso le sue dichiarazioni confermate anche da un altro agente CIA Razin, anticipavano la scoperta dell’organizzazione paramilitare GLADIO. Il giudice di Trento ebbe il “torto” di coinvolgere nella sua inchiesta dei faccendieri di area PSI fra cui Mach di Palmstein, un affarista che, in precedenza aveva presenziato ad una sorta di ricevimento in onore del banchiere “suicida” Calvi insieme ad una serie di personaggi come Pazienza, Carboni – in quel tempo socio di Berlusconi -, l’ex direttore del SISMI Santovito e alcuni boss della banda della Magliana. Craxi, in quel periodo Presidente del Consiglio, andò su tutte le furie e fece pressione sul CSM, perché Palermo venisse trasferito. Cosa che puntualmente avvenne… La destinazione era Trapani, città siciliana particolare e non solo per la presenza di cosche mafiose agguerrite, ma anche per le logge massoniche “deviate” e ad alta densità mafiosa raccolte attorno al Centro Scontrino, per l’ubicazione del Centro Scorpione dell’organizzazione atlantica GLADIO e per essere il centro di un movimento separatista e di annessione alla Libia di Gheddafi collocato piuttosto a destra. In questa città il giudice Palermo continuò le sue inchieste e, nell’aprile del 1985, scampò miracolosamente ad un’autobomba che, invece provocò la morte di una donna e dei suoi due gemellini. Fu delitto di mafia? C’entrava la massoneria? Oppure la stessa GLADIO? Certo è che il giudice Palermo, che poi si dimise, si occupava di inchieste tremendamente sospette. E Trapani è ancora al centro di un’altra vicenda che, forse, non è del tutto estranea alle inchieste del giudice Palermo. Nel settembre del 1988 Mauro Rostagno, giornalista, ex leader della componente “libertaria” venne assassinato presumibilmente dalla mafia trapanese. Secondo il giornalista Di Cori l’ex leader di Lotta Continua era riuscito a filmare i voli di un piccolo aeroporto in dotazione al Centro Scorpione della GLADIO. In esso gli aerei della cooperazione con gli aiuti destinati alla Somalia venivano svuotati e riempiti poi di armi. Dunque un traffico di armi che coinvolgeva la GLADIO. Sembra che Rostagno fosse venuto a conoscenza di quei traffici che, qualche anno più tardi, porteranno presumibilmente alla morte la giornalista Ilaria Alpi e l’operatore Hrovatin. Secondo un sedicente “gladiatore” intervistato alla trasmissione Report di RAITRE, la GLADIO era stata utilizzata per degli sporchi traffici dai potenti di allora. Traffici di armi, ma anche scorie radioattive e rifiuti tossici. Allora erano coinvolti imprenditori e faccendieri craxiani. Interessati agli affari immobiliari erano, invece, il futuro sindaco di Milano Pillitteri, già aderente alla Maggioranza Silenziosa di De Carolis (P2), ammiratore di Sogno (P2) e poi approdato dal PSDI al PSI di Craxi di cui divenne genero e anche Berlusconi, tycoon molto amico di Craxi. Non è improbabile che Craxi, quando era Presidente del Consiglio, avesse utilizzato i servigi di GLADIO, infatti allora intratteneva fitti rapporti con il dittatore somalo Siad Barre convertito alla causa “occidentale”. Traffici di armi per il dittatore in cambio di terreno per i rifiuti? Possibile… E’ noto come Craxi avesse favorito un colpo di stato militare in Tunisia causando la destituzione dell’eroe nazionale Burghiba e che l’operazione era stata condotta dalla GLADIO. E’ possibile che l’organizzazione paramilitare, magari con l’appoggio logistico della mafia locale, fosse stata la responsabile operativa degli attentati a Palermo e Rostagno? Rostagno, poi, aveva scoperto i maneggi della comunità di recupero dalla droga Saman che egli stesso gestiva con l’aiuto di un altro oscuro personaggio, Cardella, sempre vicino ai socialisti. Sembra che anche Saman non fosse estranea ai traffici di cui sopra… Sempre secondo Di Cori Rostagno, allarmato, avrebbe riferito il tutto a una persona vicina all’allora Ministro della Giustizia. Il giornalista non dice chi fosse questo personaggio, ma Ministro della Giustizia del Governo Andreotti (l’ennesimo), era allora, appunto, Martelli e la comune militanza in Lotta Continua farebbe pensare proprio a Sofri. In effetti è lo stesso periodo in cui Sofri, ma anche i vertici di Lotta Continua vengono incriminati per l’assassino del commissario Calabresi con le dichiarazioni del “pentito” Marino. Questo “pentito” sarebbe stato gestito dal colonnello dei carabinieri Bonaventura che verrà indicato come colui che, in seguito alla perquisizione del covo brigatista di via Monte Nevoso a Milano sottrarrà copie dei “verbali” dell’interrogatorio di Moro da parte dei brigatisti. Un alto ufficiale in pensione del SISMI Cogliandro allestì una sorta di “servizio segreto privato” presumibilmente al servizio di Craxi. Dalle informative raccolte emerge un’ostilità nei confronti della cosiddetta “lobby di Lotta Continua”, forse giudicata come una sorta di gruppo teso a influenzare da “sinistra” il PSI. Nei servizi segreti, ove, forse non mancavano scampoli di piduismo e nelle forze dell’ordine era diffusa un’avversione nei confronti degli ex di Lotta Continua? Si temeva che potesse trapelare qualcosa sui traffici somali? E anche nel PSI c’era qualcosa che si muoveva? Non si può escludere, comunque, che Rostagno avesse rivelato qualcosa a Sofri.

Nel 1987, alle elezioni politiche, il PSI craxiano registrò un parziale successo. Per l’occasione occorre ricordare che la mafia siciliana, Cosa Nostra, allora dominata dai corleonesi di Riina, aveva fatto spostare dei voti dalla DC al PSI (ma anche al Partito Radicale), quindi verso partiti garantisti. La DC non offriva più molte garanzie mentre i socialisti – con i radicali – si agitavano per promuovere la responsabilità penale dei giudici. Gli attacchi dei craxiani contro la Magistratura – un assaggio di quelli forse più gravi lanciati anni dopo da Berlusconi – erano cominciati in occasione di quelle inchieste della Magistratura milanese che toccavano la fuga di Sindona, la P2 e il crack del Banco Ambrosiano. Peraltro l’atteggiamento del PSI craxiano nei confronti dei giudici rispecchiava l’analogo atteggiamento di Gelli e dei piduisti, i quali volevano imporre il controllo dell’Esecutivo sulla Magistratura requirente. Questo atteggiamento, peraltro, era anche comune al garantismo dei Radicali e della sinistra extraparlamentare che avevano un’allergia nei confronti dei giudici risalente a qualche anno addietro. Martelli, poi Ministro della Giustizia, era stato eletto anche grazie a voti mafiosi. Che Riina e i mafiosi siciliani diffidassero della DC e tentassero un approccio nei confronti del PSI sembra confermato da dichiarazioni di pentiti. Riina aveva convocato il famoso stalliere mafioso di Arcore Mangano, per riferirgli che “era lui ad avere in mano Berlusconi”. Il cavaliere doveva essere la via per arrivare proprio a Craxi. Nel 1990 viene varato il cosiddetto CAF (Craxi – Andreotti – Forlani), un governo di pentapartito (DC – PSI – PSDI – PRI – PLI), ma retto fondamentalmente dall’intesa fra i craxiani e la destra democristiana. Insomma una formula che non sarebbe dispiaciuta a Gelli che, una decina d’anni prima, auspicava l’accordo fra Craxi ed Andreotti, il primo come Presidente del Consiglio, il secondo della Repubblica, per promuovere un assetto costituzionale presidenzialista. Viene approvata la cosiddetta legge Mammì sull’assetto radiotelevisivo, una legge fatta su misura per Berlusconi, voluta fortemente da Craxi e che, in teoria, non sarebbe dispiaciuta a Gelli. La sinistra democristiana apre una crisi con le dimissioni di cinque ministri che vengono prontamente sostituiti da Andreotti, Presidente del Consiglio. Il paese è in fermento, agitazione e la Prima Repubblica mostra segni di crisi evidenti. Si affacciano nuove forze politiche come le Leghe, la Rete, i referendari… Il PCI, con il crollo del Muro e i fatti di piazza Tienammen, deve, a sua volta, affrontare una crisi non facile che porterà a un rinnovamento del partito, ormai liberatosi del marxismo. E’ proprio in quel 1990 che la crisi comincia a farsi acuta per la Repubblica. E’utile rammentare come le gocce che fanno traboccare il vaso vengono da quei capitoli oscuri della storia repubblicana. In un servizio televisivo il contractor CIA Brenneke svela i rapporti fra CIA, mafia e P2 nella gestione di traffici d’armi e droga e nel finanziamento del terrorismo, mentre qualche mese più tardi il Presidente del Consiglio Andreotti si vede costretto a rivelare l’esistenza dell’organizzazione paramilitare atlantica GLADIO di cui si sospetta un ruolo nella “strategia della tensione”. In via Montenevoso a Milano, ove anni prima, i carabinieri avevano rinvenuto copie del memoriale Moro in un covo brigatista, vengono trovate copie inedite in cui emerge l’esistenza della GLADIO e in cui viene attaccato il Presidente del Consiglio Andreotti. Il Presidente della Repubblica Cossiga, già “gladiatore” e Ministro degli Interni durante il sequestro Moro con i comitati di crisi colmi di piduisti, dà di matto. Si atteggia a paladino di una riforma presidenzialista dello stato italiano, attacca la Magistratura con cui avvia un conflitto di poteri piuttosto grave, difende i “gladiatori” e i piduisti, attacca i comunisti e i compagni di partito e propone una soluzione all’annosa questione dei detenuti degli anni di piombo con una sorta di amnistia generale. Un colpo di spugna perché si rimuovano le responsabilità (molteplici) dei tentativi di golpe veri o presunti, della strategia della tensione, delle stragi, del terrorismo e degli anni di piombo. L’impressione è quella : una soluzione che non dispiacerebbe non solo ai brigatisti rossi in carcere, ma pure ai terroristi neri e anche ai “gladiatori” o a gruppi armati consimili e ai servizi cosiddetti “deviati” e piduisti. A mio parere non è vero che i vecchi leader politici come i Craxi, gli Andreotti, i Cossiga, ecc… non fossero inconsapevoli della bufera. Sicuramente essi volevano cavalcare il cambiamento, ma è probabile che si fossero create divergenze con la sostanziale creazione di due cordate : da una parte Cossiga – Craxi – Gelli e dall’altra Andreotti – Martelli. La differenza sta nel fatto che, mentre questi ultimi pensavano di liberarsi, almeno parzialmente, del giogo dei rapporti con poteri forti o occulti (americani, nuove P2, massonerie “deviate, mafie, ecc…) guardando alle nuove forze politiche e concedendo qualcosa sul terreno della “questione morale”, magari per avvicinarsi ai comunisti ; i primi puntavano sulla riforma presidenzialista e, probabilmente, sul rinnovamento dei rapporti con i poteri suddetti. In questo frangente vediamo Gelli, logge “deviate”, Cosa Nostra ed elementi di estrema destra impegnati nel creare improbabili movimenti e “leghe meridionali”, a volte con venature separatiste a imitazione della Lega Nord con intenti destabilizzanti. Vi è coinvolto anche un senatore socialista già inquisito per favoreggiamento dei brigatisti. Che, invece, Andreotti e Martelli avessero tentato di rifarsi la “verginità” politica pare indubbio. Il Presidente del Consiglio deve rifarsi dei pesanti rapporti della sua corrente con la mafia siciliana, mentre, come abbiamo visto, il Ministro della Giustizia aveva preso voti dalla mafia a Palermo, magari inconsapevolmente, per cui si porterà in via Arenula proprio Falcone di cui diverrà sostenitore e sponsor politico. I rapporti di Martelli con Craxi, da cui vorrebbe affrancarsi, non sono più quelli di un tempo e anche con Gelli, ammesso che vi siano stati contatti non superficiali, sono cambiati. Quando Martelli verrà travolto dall’inchiesta sul Conto Protezione troverà il modo di accusare Gelli di essere all’origine dei suoi guai. Anche per Andreotti il discorso non cambia e i suoi guai politici e giudiziari cominciano probabilmente con le rivelazioni sulla GLADIO. Ma il futuro senatore a vita non si limita a questo, fa allusioni anche pesanti e poi, per l’attentato a papa Giovanni Paolo II punta il dito su padre Morlion – di cui, in gioventù, era stato segretario particolare -. Morlion era stato un collaboratore della CIA. Insomma gli americani… Andreotti viene a sua volta fatto oggetto di attacchi e indicato come il vero capo della mafia e Grande Vecchio della strategia della tensione. E la mafia da che parte sta? I corleonesi paiono impegnati su diversi fronti : oltre ad agganciare nuovi soggetti politici diversi dalla DC e sperimentare in maniera autonoma nuove vie politiche di cui si è detto, da un lato si organizzano le vendette nei confronti dei magistrati che avevano allestito il maxiprocesso, quindi Falcone e Borsellino e dall’altro le esecuzioni dei “traditori” politici. Andreotti viene colpito indirettamente, prima con l’assassinio del suo proconsole in Sicilia, già in odore di mafia, Salvo Lima, poi con la strage di Capaci di cui rimane vittima il giudice Falcone, ma che viene attuata proprio nei giorni dell’elezione del Presidente della Repubblica. Cade la candidatura di Andreotti a favore di quella di Scalfaro. Infine viene assassinato l’esattore andreottiano Ignazio Salvo. L’antica relazione fra andreottiani e mafiosi si era rotta… E’accertato, poi, che Cosa Nostra voleva assassinare Martelli, sponsor di Falcone per la sua elezione alla DIA. Due mesi dopo la strage di Capaci, con la strage di via D’Amelio, sempre a Palermo la mafia uccide anche il giudice Borsellino, amico e collega nel pool antimaf
ia del giudice Falcone. Un paio di giorni prima della strage di Capaci Borsellino aveva rilasciato un’intervista al giornalista francese Calvi nella quale si faceva esplicito riferimento a Berlusconi e Dell’Utri come a riciclatori dei proventi dei traffici di droga di Cosa Nostra. Come è noto Dell’Utri, collaboratore e amico di Berlusconi, verrà condannato a nove anni per mafia in primo grado. Sembra che fosse stato proprio Dell’Utri a far assumere il mafioso Mangano come fattore da Berlusconi.

Ma in questa grave crisi istituzionale, in questa sorta di guerra di tutti contro tutti che faceva Sofri? E da che parte stava? Impregnato a difendersi dall’accusa di essere stato il mandante dell’omicidio del commissario Calabresi, Sofri fa una sorprendente rivelazione sul giornale Il Sabato, area CL, rivelazione che, forse non ha niente a che vedere con i suoi guai giudiziari, o forse no… Allora Il Sabato era diretto da un ex di Lotta Continua Paolo Liguori. Come è noto gli ex delle formazioni extraparlamentari dell’estrema sinistra sarebbero approdati poi o al PSI craxiano, o al Partito Radicale come alcuni noti estremisti di destra o, addirittura, sulle sponde cielline. Liguori sembra essere approdato a tutte le sponde ! Da Lotta Continua a redattore di Radio Radicale, dal foglio anticomunista di Montanelli Giornale a quello dell’ENI Giorno, dal ciellino Sabato alle reti berlusconiane della Fininvest. E’indicativo della mentalità mercenaria di molti di questi soggetti. Ma cosa disse, in sostanza Sofri? Secondo una fonte da lui interpellata, “accreditata per non dire sciocchezze”, durante i giorni del sequestro Moro Gelli avrebbe occupato un ufficio presso il Ministero della Marina Mercantile e, come collaboratore dei servizi segreti, avrebbe partecipato ai comitati. Ai tempi Sofri si era impegnato con il suo giornale Lotta Continua per la liberazione di Moro mediante trattativa intrattenendo a tal scopo contatti con il PSI e i gruppi extraparlamentari. Insomma Sofri vuole tirare una frecciata dicendo in sostanza che, mentre lui, i “lottacontinuisti” (e il PSI) si erano impegnati per promuovere la trattativa, altri, negli ambienti ministeriali , peraltro colmi di piduisti, lavoravano per la fine dello statista. Insomma, in maniera non esplicita, si attaccano Gelli, la P2 ma anche Cossiga che era il Ministro degli Interni. Non è poi la prima volta che l’allora Presidente della Repubblica veniva fatto oggetto di attacchi riguardo il caso Moro. Tre anni prima, nel 1988, Craxi aveva fatto capire di essere in possesso delle bobine di registrazioni delle telefonate di un presunto brigatista che accusava Cossiga di essere fra i capi delle BR. Difficile da credere… Tuttavia qualche elemento di ricatto concreto Craxi e il PSI dovevano averlo visto che, da allora, le posizioni con il Presidente della Repubblica, soprattutto per quanto riguarda presidenzialismo e Magistratura, saranno sempre più convergenti. Ma adesso il contesto è un po’ cambiato… Evidentemente all’interno del PSI non c’è più la stessa sintonia con il segretario Craxi. Non è, infatti, possibile che la fonte di Sofri fosse proprio Martelli che, a detta di Gelli, aveva intrattenuto con il Venerabile dei buoni rapporti in passato? E’ evidente che l’idillio con Gelli e con Craxi è cosa del passato per Martelli. Ma perché Sofri si presterebbe al gioco di queste rivelazioni? Innanzitutto egli è ben introdotto negli ambienti del PSI e sceglie di stare dalla parte del suo amico Martelli, impegnato, come abbiamo visto, ad un “rinnovamento politico”. Credo anche, poi, che Sofri pensasse seriamente che i poteri occulti legati a Gelli o che lo erano stati, avessero brigato per incastrarlo nella vicenda dell’assassinio del commissario Calabresi. E qui rimando a quanto detto a proposito dell’omicidio Rostagno, ex Lotta Continua e amico di Sofri. Le rivelazioni vennero fatte su un giornale diretto da un ex “compagno” di Sofri e allora è veramente così illogico pensare che esistesse una lobby di Lotta Continua (operante soprattutto all’interno del PSI) come ritenevano infatti gli uomini del colonnello Cogliandro? Credo di no : all’interno soprattutto della stampa, in particolari frangenti, una sorta di solidarietà non superficiale è venuta fuori come nel caso Calabresi. Almeno questo era sicuramente il pensiero di settori dei poteri occulti e dei servizi segreti che, invece, guardavano con simpatia a Craxi, il quale, molto probabilmente, ricambiava. Ma c’è da aggiungere un ultimo elemento : il giornale Sabato era finanziato dall’andreottiano Sbardella, il quale, nel momento dell’offensiva mafiosa contro la corrente di Andreotti, denuncerà manovre di poteri forti e occulti nazionali ed internazionali. E’ noto come CL fosse una sorta di “braccio armato” di Andreotti oltre che della Chiesa. Il fatto che allora Andreotti e Martelli condividessero parecchie scelte, sembra chiudere il cerchio. Dunque da un lato Cossiga – Craxi – poteri a cui fa riferimento Gelli (Nuova Destra americana, mafia, servi segreti “deviati”, logge massoniche “deviate”, ecc…) e dall’altro Andreotti – Martelli – lobby di Lotta Continua.

La prima metà degli anni Novanta in Italia si presenta, quindi, all’insegna del “di tutto di più”. Senza cercare di azzardare un’interpretazione vi illustro alcuni degli eventi di maggior peso ed importanza : la “guerra di mercato” fra De Benedetti e Berlusconi per il controllo della Mondadori, la legge Mammì che sancisce il duopolio televisivo RAI – Fininvest di Berlusconi, le rivelazioni degli agenti CIA Brenneke e Le Winter sui rapporti CIA –P2 – mafia e fra Bush senior, allora Presidente USA, e Gelli, le esternazioni del Presidente della Repubblica Cossiga contro Magistratura, DC e PCI, l’accusa ad Orfei, consigliere di De Mita, di essere una spia del KGB, l’inchiesta del giudice Casson sulla strage di Peteano che porterà alla rivelazione della GLADIO da parte del neofascista Vinciguerra e la conferma del Presidente Andreotti in Parlamento, la scoperta delle copie “inedite” del memoriale Moro con riferimenti a GLADIO e attacchi ad Andreotti, le imprese della cosiddetta banda della Uno Bianca, che si sospetta essere una “scheggia impazzita” della GLADIO, la desecretazione dei documenti relativi al Piano SOLO, uno strano incidente che coinvolge il neofascista Delle Chiaie, l’inchiesta Mani Pulite, la maxitangente ENIMONT con contorno di suicidi fra politici socialisti, manager di stato e di Gardini, manager della Ferruzzi e finanziatore del PSI e, secondo il sedicente “gladiatore” militare Arconte, anche della GLADIO, l’inchiesta sul crack del Banco Ambrosiano e sul conto Protezione, l’inchiesta calabrese sulla cosiddetta massomafia, l’intreccio fra massoneria “deviata” e ndrangheta, l’inchiesta sui traffici Phoney Money che coinvolge la Lega, quella sui traffici di armi nei Balcani, le telefonate della finte rivendicazioni a nome della Falange Armata, forse ad opera di una sezione del SISMI (e che ricorda il recente spreco di buste e pallottole come avvertimento), lo scandalo dei fondi neri del SISDE, lo sventato finto attentato ad un treno ad opera di un collaboratore del SISDE e di un piccolo camorrista, le voci di presunti golpe (Ciolini, Saxa Rubra, Di Rosa, ecc…), un piccola bomba rivendicata da “nuove BR” alla base NATO di Aviano, l’individuazione di Maccari, il quarto carceriere di Moro, l’incriminazione di Andreotti per mafia e per l’assassinio del giornalista Pecorelli, l’incriminazione di Craxi, il riemergere del nome di Gelli in uove inchieste ( riciclaggio in Campania, rapporti ndrangheta – massoneria in Calabria, i nuovi movimenti “leghisti” mafiosi e di estrema destra), nuove morti sospette in Somalia (il “gladiatore” Li Causi, già a capo del centro Scorpione di Trapani, la Alpi e Hrovatin, il misterioso disastro della Moby Prince, la nuova inchiesta del giudice Salvini sulla strage di piazza Fontana, gli approcci di Riina e Cosa Nostra a Craxi e Berlusconi, il nuovo indipendentismo siciliano e meridionale pilotato da mafia e settori della massoneria, l’assassinio di Lima e Salvo, uomini vicini ad Andreotti,, l’arresto di Contrada numero tre del SISDE per concorso esterno di aiuto alla mafia, le bombe mafiose del biennio 1992 – 1993 (Falcone, Borsellino, l’attentato a Costanzo, Roma, Firenze, Milano) con il corollario di avvertimenti a settori dei servizi, della massoneria e di “ordini cavallereschi”, il sospetto suicidio di un mafioso, la visita in carcere in Inghilterra al mafioso Di Carlo, già indicato come l’assassino del banchiere Calvi, di agenti segreti americani e inglesi, l’arresto di Riina e il sospetto di mancata perquisizione della sua villetta, le trattative segrete fra organismi dello Stato e la mafia, il finto attentato a Palazzo Chigi, la mancata strage all’Olimpico di Roma, la gestazione e la formazione del “partito” di Berlusconi Forza Italia. Anni certamente convulsi, come si può vedere…

Dopo la morte di Borsellino, lo Stato non poteva rimanere inerte e così vennero arrestati diversi boss, nello stesso tempo si cercava di intavolare trattative come quella del ROS dei carabinieri che contattò l’ex sindaco di Palermo affiliato alla mafia Vito Ciancimino. I corleonesi pretendevano la revoca di una serie di misure come la confisca dei beni mafiosi e del 41 bis, probabilmente minacciando nuove stragi. Nel gennaio del 1993 venne arrestato Riina, il boss dei boss proprio dai carabinieri del ROS. Fra gli ambienti mafiosi corre ancora voce che fosse stato tradito da Provenzano, il superlatitante, solo recentemente catturato a sua volta. Sembra che fosse stato lui a indirizzare Ciancimino da i carabinieri. Quel che è certo è che i carabinieri arrestarono Riina fuori dalla villa e non effettuarono mai alcuna perquisizione doverosa dell’abitazione. Vi erano forse documenti scottanti che riguardavano le complicità di finanzieri, imprenditori, politici e professionisti alla mafia, documenti che potevano servire a Riina a scopo di ricatto. Non lo sapremo mai… I termini della trattative di cui si è detto paiono ancor oggi nebulose. Cosa Nostra sembra spaccarsi fra i “moderati” raccolti attorno a Provenzano e gli “intransigenti” seguaci di Riina. Comincia una nuova campagna terroristica fuori dall’isola, forse con la complicità dei soliti “poteri occulti” (servizi e logge massoniche “deviate”?) che prevede il danneggiamento di monumenti e i soliti avvertimenti e messaggi a chi deve intendere (Stato? Servizi segreti? Massoneria? Vaticano?). Quando la campagna cessa, con la consueta scia di sangue, il progetto berlusconiano di Forza Italia è ormai portato a termine e i movimenti “separatisti” manipolati dalla mafia vengono sciolti. Su questo progetto occorre pur dire qualche parola… Credo che il cavalier Berlusconi avesse ricevuto più sollecitazioni. Innanzitutto la Fininvest era sull’orlo del fallimento e il principale padrino politico, nonché amico, Craxi era ormai “bruciato” dalle inchieste giudiziarie. Scendere in campo costituiva forse l’unica via per impedire la vittoria dei propri avversari politici, specie il PDS – PCI. Vi erano poi certo le sollecitazioni di quei poteri che, molto probabilmente, erano stati fondamentali per la fortuna imprenditoriale del tycoon (vogliamo fare della ipotesi : la Nuova Destra americana? Vecchie e nuove P2? La mafia italoamericana e quella siciliana? Spezzoni dell’anticomunismo di casa nostra?). Non dimentichiamoci che Berlusconi era stato iscritto alla P2 e, secondo il giornalista Guarino, si era finanziato tramite il sistema di riciclaggio sindoniano, in sostanza quello mafioso. Forza Italia nasce sostanzialmente da Publitalia, la società di raccolta pubblicitaria, quindi, in sostanza, la più importante della galassia berlusconiana, diretta da Marcello Dell’Utri, in rapporti con elementi della mafia palermitana. Sarà lo stesso Craxi a dare il via all’operazione di Berlusconi, ma con una riserva, mentre Craxi privilegia un’operazione di marca “centrista” coinvolgendo elementi del vecchio pentapartito, Berlusconi, nel suo anticomunismo viscerale, guarda soprattutto alla Lega e ai postfascisti dell’MSI poi AN. I fatti daranno ragione al cavaliere. Oltre a Dell’Utri, fra i “padri” di Forza Italia troviamo proprio Ferrara, l’amico di Sofri, craxiano di ferro di cui più avanti ci occuperemo. Contrario al progetto era invece Costanzo che, già iscritto alla P2, in un periodo di rinnovato slancio antimafioso, aveva subito un grave attentato, probabilmente un avvertimento. Alla fine le elezioni le vince proprio Forza Italia con gli alleati di destra (Lega ed MSI), il pericolo di una sinistra al governo viene scongiurata per la gioia di molti e cessano le bombe mafiose per un periodo di stabilità e ritrovata pax (mafiosa). Basta guardare la primo governo Berlusconi per trovarvi tutta la sintesi dell’ostilità all’odiato “cattocomunismo” di memoria morotea : residui del vecchio CAF e Pentapartito, leghisti, neo e postfascisti, radicali pannelliani, ex comunisti, ex sessantottini convertiti, personaggi in odore di mafia, vecchi iscritti alla P2, craxiani e, naturalmente dipendenti Fininvest / Mediaset…

Sembra l’approdo della cordata Cossiga – Craxi – Gelli di cui si è detto…

Questo per fare un panorama che, nella complessità degli eventi trattati, siano i più fedeli possibile ai fatti o cerchino di esserlo…

Torniamo a Sofri.

Negli anni successivi, anche grazie al plauso degli ex “compagni” di Lotta Continua, si è guadagnato simpatie e consensi dal centrodestra al centrosinistra. Penso che abbiano influito anche il suo impegno “umanitario”, il suo “neoconservatorismo” moderato, nonché l’attivismo antisovietico e antirusso prima a favore di Solidarnosc in Polonia, poi dei dissidenti serbi nella Serbia di Milosevic e degli indipendentisti ceceni. Ciò non è bastato ad evitargli una condanna.

Tuttavia Sofri è uomo intelligente e accorto capace, come abbiamo visto, di scagliare le sue frecce in maniera mirata. A ciò si aggiunga che è stato un importante testimone della storia palese ma anche “occulta” dell’Italia dal 1968 al 1994. Egli potrebbe essere a conoscenza di alcuni retroscena di fatti come la strage di piazza Fontana, la morte dell’anarchico Pinelli, l’assassinio del commissario Calabresi, l’affaire Moro, i traffici somali e l’assassinio dell’amico ed ex “compagno” Rostagno. Potrebbe dire alcune cose sul ruolo degli infiltrati dell’Ufficio Affari Riservati del Viminale nelle infiltrazioni nell’ultrasinistra, dei rapporti fra esponenti del PSI e Lotta Continua o fra la CIA e la stampa di estrema sinistra di quegli anni. E ancora… sul passaggio di militanti del PCI e della sinistra extraparlamentare nelle file del PSI craxiano, sui rapporti di quest’ultimo con poteri “forti” come il CSIS, i neoconservatori americani legati alle amministrazioni Reagan – Bush (senior), la P2 di Gelli e il Vaticano fino alle lotte intestine nello stesso PSI al tramonto della Prima Repubblica in vista della gestazione del movimento berlusconiano Forza Italia. Ma perché queste rivelazioni sull’Ufficio Affari Riservati proprio ora? E perché la scelta del Foglio di Giuliano Ferrara? Posso azzardare delle ipotesi… Io non credo che Sofri parli per la sua posizione o, almeno, non solo… Mi viene in mente quel che disse Curcio, capo storico delle BR tempo fà e cioè che di certe cose non si sarebbe mai venuti a conoscenza per una sorta di complicità fra il Potere e coloro che vi si opponevano. Ricordo che ai tempi delle “picconate” e delle esternazioni di Cossiga, Presidente della Repubblica, fra le altre cose, voleva proporre una amnistia per i detenuti per terrorismo. Si trattava, evidentemente, di una soluzione interessata proveniente da un “gladiatore” che cercava di rimuovere gli episodi sconcertanti della “strategia della tensione”. Curcio e compagni erano d’accordo per ovvie ragioni…

Come ben sappiamo, dagli anni di piombo sono trascorsi ormai una trentina d’anni e il “grosso” dei condannati per lotta armata sta per essere restituita alla libertà. E’mia opinione che Sofri stia parlando a nome di costoro e che la rivelazione contenga un messaggio rivolto a due gruppi di soggetti : 1) quel che noi possiamo definire in maniera schematica i”poteri occulti” o “poteri forti” come la P2, l’Ufficio Affari Riservati o la GLADIO stessa che hanno avuto un ruolo negli anni della “strategia della tensione” e magari hanno strumentalizzato o, addirittura, eterodiretto la lotta armata brigatista ; 2) i reduci del Sessantotto che, dalla Nuova Sinistra si sono convertiti al “moderatismo” o, addirittura, alla Nuova Destra, quelli che, magari hanno poi flirtato con il craxismo per poi allontanarsene al momento opportuno, quelli che, forse, si sono accodati a quei “poteri forti” o “poteri occulti”, quelli che hanno scelto la convenienza o, magari, sono stati ricattati perché non estranei al clima di violenza degli anni Settanta. O magari, sotto sotto, hanno prestato opera di fiancheggiamento alle BR o agli altri gruppi armati senza poi pagare dazio. Si pensi, soprattutto, ad una generazione di giornalisti ed editorialisti celebri e già militanti non solo di Lotta Continua, ma magari anche di formazioni più estremiste come Potere Operaio di Negri, Scalzone e Piperno ove militò il “moderato” Paolo Mieli, direttore del Corriere della Sera, il foglio del grande capitalismo italiano, in cui scrive anche l’altro “moderato” Pierluigi Battista, altro reduce di una formazione della galassia estremista degli anni Settanta.

Forse, adesso che escono i “compagni”lottarmatisti, la festa per molti potrebbe essere guastata, con buona pace dei Cossiga e anche dei Mieli. Certo anche costoro, in genere, auspicavano l'”uscita” dei “compagni” dalle galere, ma Sofri mette in guardia : coloro che hanno veramente pagato, ora che non hanno più catene e condanne pendenti, potrebbero parlare…
Qualcuno ha lanciato l’allarme : l’uscita dei “brigatisti storici” potrebbe innervare le forze delle nuove BR. Francamente non lo credo possibile, perché ormai ritroviamo di fronte a gente non più giovane, disillusa e che, forse, vuole trovare un posto nella società di oggi. E qui sta il punto… Di fronte ai “compagni” che si sono rifatti la vita e che hanno anche afferrato la pagnotta, i “compagni che hanno sbagliato” si accontentano anche delle briciole, ma comunque che sia qualcosa, altrimenti ! Da qui, secondo me, l’avvertimento di Sofri che si è fatto portavoce dei reduci della lotta armata con cui ha condiviso l’esperienza carceraria. Ma perché la scelta del Foglio di Ferrara? Sofri, si sa, è amico di Ferrara, ma non bisogna sottovalutare la scelta. Il Foglio, di proprietà della famiglia Berlusconi e comunque attestato su posizioni di centrodestra, raccoglie molti ex “compagni” di Lotta Continua e di Potere Operaio. Secondo il giornalista Blondet, è il punto di riferimento del neoconservatore americano Ledeen usato per orientare in senso filoamericano e filoisraeliano. Come è noto i neoconservatori, per la maggior parte, sono anche loro soggetti che sono passati dalla Nuova Sinistra libertaria e sessantottina alla Nuova Destra neoconservatrice e neoliberista. Lo stesso percorso del suo direttore, Ferrara, è esemplare. Tenace militante del PCI fino al 1979, poi craxiano di ferro e, inevitabilmente, berlusconiano “illuminato”. Un dato interessante della sua biografia, da lui stesso rivelato è che, a metà degli anni Ottanta, ha fatto l’informatore della CIA per conto della quale spiava Craxi. Un dato curioso di Sofri, quindi, è che sarebbe stato amico di due importanti esponenti del PSI (Martelli e Ferrara) che, per conto dei servizi segreti (italiani nel primo caso e americani nel secondo) spiavano Craxi. Insomma, a certi ambienti Craxi piaceva, ma, essendo leader del PSI, se ne valutava costantemente l’affidabilità.

Ferrara, dunque, agente della CIA e neoconservatore che, poi, non è cosa molto diversa, visti gli agganci di personaggi come Ledeen nei servizi segreti americani. Ma quale sarebbe l’interesse di un Ferrara per i vecchi brigatisti? Beh ! Non è detto che, qualcuno, con le sue rivelazioni non danneggerebbe proprio i neocon e, allora, è meglio farseli amici convertendoli al “credo” neocon (o teocon come si dice in Italia) e reclutandoli. Sarebbe un buon serbatoio !

E’ vero : si tratta di ipotesi, magari totalmente infondate, ma io suggerirei di tenere d’occhio le firme del Foglio. Se accadesse, non dovrebbe mica poi stupire più di tanto. In questo paese siamo ormai abituati a tutto.

Vedremo poi se Sofri si imporrà di zittirsi o se centellinerà altre rivelazioni…

H.S.
Fonte: https://www.comedonchisciotte.org
06.07.2007

VEDI ANCHE: SE PARLA SOFRI… (PARTE I)

Pubblicato da Davide