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SE PARLA SOFRI… (PARTE I)

DI H.S.
ComeDonChisciotte

Qualche tempo fa, nel mese della 35° ricorrenza dell’assassinio del commissario Luigi Calabresi, il presunto e discusso mandante del suo omicidio, Adriano Sofri ha scritto una lettera aperta ai giovani che intendessero abbracciare la strada della violenza “politica” . Per esprimere i suoi concetti, rifacendosi all’esperienza della propria militanza “sessantottina”, Sofri ha scelto il giornale diretto dal suo amico Giuliano Ferrara “Il Foglio” di proprietà della famiglia Berlusconi. Come è noto, “Il Foglio” è un giornale vicino alle tesi neoconservatrici americane che raccoglie vari “ex” provenienti dalla sinistra extraparlamentare e, in special modo, Lotta Continua e Potere Operaio. D’altronde, tutti sanno, Ferrara è praticamente stato il precursore delle cosiddette tesi “teocon”, care all’ala destra del cattolicesimo. Ma avremo l’occasione di approfondire… Quel che preme sottolineare è come Sofri abbia fatto una rivelazione inedita, non sul caso Calabresi, ma ugualmente sconcertante ancorché piuttosto vaga.

Nella prima metà degli anni Settanta, si presume, un alto dirigente degli “affari riservati” (ed è presumibile che ci riferisca all’Ufficio Affari Riservati del Ministero degli Interni) avrebbe proposto a Sofri e ai “compagni” di Lotta Continua, di assassinare un esponente dei NAP, formazione armata di estrema sinistra operante soprattutto nel napoletano. La rivelazione è veramente inquietante : perché un alto dirigente di un servizio segreto, che all’epoca era accusato di orchestrare stragi, attentati e tensioni contro la sinistra, avrebbe dovuto esporsi per proporre a chi era considerato un nemico dello Stato un atto estremamente grave – un omicidio – generando, peraltro, dei sospetti? Perché Sofri ha fatto questa dichiarazione? Si tratta, forse, di un messaggio? Naturalmente Sofri ha detto che la proposta fu rifiutata, ma perché l’Ufficio Affari Riservati, allora, avrebbe valutato i “compagni” di Lotta Continua come in grado di compiere un assassinio? E’ credibile?In effetti la sparata ha tutta l’aria di essere l’ennesimo pistolotto ricattatorio di un paese che si consuma nei suoi ricatti. Recentemente il figlio di Calabresi, giornalista, ha scritto un libro sulle vittime del terrorismo “rosso” per cui si è pensato che quella di Sofri fosse una risposta. C’era qualche riferimento indiretto al caso Calabresi? Spesso, molti testimoni di estrema sinistra dell’epoca hanno parlato di mandanti e assassini provenienti dal loro ambiente, ma non da Lotta Continua bensì da quelli della lotta armata. Sofri voleva forse affermare che apparati dello Stato, il Potere, ha istigato e incoraggiato il terrorismo “rosso” e, forse, l’assassinio di Calabresi non è estraneo a questi “giochi”. Procediamo…

Sofri è una figura ben nota. Condannato in via definitiva per l’assassinio di Calabresi, pare oggi una figura di confine fra centrosinistra e centrodestra. Intellettuale dotato di buona penna, è piuttosto arrogante e saccente, nonché ambiguo. Penso che sia unico il suo caso in Italia, scrivendo sia per “Il Foglio” (area centrodestra) e “La Repubblica” (centrosinistra). Si può considerare una sorta di “neoconservatore” moderato e illuminato, filoamericano e filoisraeliano, pronto anche a muovere qualche critica a Bush jr. Tuttavia, in modo furbesco, giustifica gli interventi occidentali, NATO o USA per “esportare la democrazia” con l’argomento della “capitolazione di fronte al nazismo a Monaco del 1938”. Insomma i vari Milosevic, Saddam Hussein, Ahmedinnejad e, perché no?, Putin sarebbero tutti degli Hitler a cui si deve reagire adeguatamente. Altro aspetto che accomuna Sofri ai neocon è l’ostilità e l’impegno antirusso, a partire dall’azione nella Bosnia Erzegovina. Sofri è, quindi, una figura molto vicina ai francesi Henry Levy e Glucksmann, non a caso anche loro ex sessantottini poi convertiti rapidamente alla causa filoamericana e antisovietica prima e poi antirussa. Sembra che i due protagonisti del maggio francese siano molto apprezzati dal neoconservatore americano Ledeen, probabilmente trockista in gioventù e poi ammiratore del fascismo italiano e di Mussolini. E’ noto l’impegno sia di Ledeen che dei due vecchi “sessantottini” francesi nel tentativo di rovesciare il regime iraniano degli ayatollah, naturalmente per vie “democratiche”. Ma torniamo a Sofri per illustrarne i trascorsi sessantottini e per trattare anche della storia di quella che fu, quasi sicuramente, la formazione extraparlamentare più importante dell’epoca, Lotta Continua, di cui Sofri stesso fu leader.

Lotta Continua, sorta dalle “ceneri” del Sessantotto, fu, molto probabilmente, la formazione paradigmatica della sinistra extraparlamentare o Nuova Sinistra. Sicuramente non dogmatica come le altre, che si richiamavano al leninismo e al maoismo, accogliendo al suo interno le istanze libertarie e delle femministe. La linea “rivoluzionaria” non si chiudeva nell'”operaismo” (Potere Operaio) o nel settarismo “studentesco” (Movimento Studentesco), bensì cercava di aprirsi ad altri luoghi e soggetti sociali. La linea “ribellistica” e, vagamente, “spontaneistica” conduceva, però, ad errori di valutazione come nel caso della rivolta di Reggio, giudicata positivamente ed invece poi egemonizzata dai neofascisti. Insomma, anche in questo il caso di Lotta Continua era paradigmatico, concentrando in sé le tensioni, le contraddizioni ed anche le ambiguità dell’epoca. Meritoriamente, a dire il vero, Lotta Continua si impegnò a dimostrare l’innocenza degli anarchici nella strage di piazza Fontana e montò una vera campagna di stampa contro il commissario Calabresi reo della morte dell’anarchico Pinelli, “volato” da una finestra della Questura di Milano. Forse per questi motivi si attirò ire feroci all’epoca e i tentativi di coinvolgerla nella “strategia della tensione” furono più di uno. A più riprese i neofascisti rivendicarono a nome di Lotta Continua diversi attentati e si tentò, da parte della Divisione Carabinieri Pastrengo di Milano, di accreditare la pista “Lotta Continua” per quanto riguardava l’attentato ai tre carabinieri a Peteano, in cui, si seppe poi dal reo confesso neofascista Vinciguerra, erano coinvolti elementi di Ordine Nuovo. Curiosamente anche Simioni propose alle BR di attuare degli attentati contro la NATO e l’assassinio del principe Borghese, rivendicandoli a nome di Lotta Continua. Fortunatamente l’azione non andò in porto. Sicuramente i rapporti con Simioni non furono dei migliori : nel 1972 il giornale del gruppo pubblicò una lista di presunti agenti CIA fra i quali vi era Simioni. Quella lista proveniva, forse, dalle stesse BR che non si fidavano di Simioni, sempre più in odore di essere un agente provocatore. Intanto il commissario Calabresi venne assassinato e per quel delitto verrà puntato il dito, anni dopo, proprio su Lotta Continua, in particolar modo su Sofri, ritenuto il mandante. All’epoca Calabresi si stava ancora occupando della strage di piazza Fontana, della morte sospetta di Feltrinelli e di un traffico d’armi che alimentava il terrorismo in Italia. Il commissario aveva aperto un fascicolo su Bertoli, il sedicente anarchico che, l’anno dopo, attenterà alla vita del Ministro degli Interni Rumor provocando una strage alla Questura di Milano. E’ possibile che Calabresi avesse individuato piste che conducevano all’organizzazione paramilitare atlantica GLADIO. Per anni circolerà la voce che gli assassini del commissario provenivano dagli ambienti dell’estrema sinistra, ma da quale formazione in particolare? Recentemente è stato avanzato il sospetto che potesse essere implicato proprio il Superclan, l’ala scissionista delle BR guidata proprio da Simioni. In effetti l’omicidio sembra anticipare di qualche anno l’ondata terroristica sviluppata dalle BR di Moretti e del fido Gallinari, entrambi, in passato, militanti del Superclan. In seguito, com’è noto, i compagni del Superclan ripararono a Parigi ove fondarono la scuola di lingue Hyperion, una centrale del terrorismo internazionale. Vari elementi fanno pensare che l’Hyperion fosse collegata ai Comitati di Resistenza Democratica del filoamericano e filoinglese Sogno, a strutture NATO tipo STAY BEHIND, all’USIS, organismo delle Ambasciate USA e, forse, sostenuto dai finanziamenti della Fondazione Rockfeller. Divenuto capo delle BR, Moretti viaggiava spesso a Parigi ove si incontrava con gli ex “compagni del Superclan, forse proprio presso l’Hyperion.

Tornando a Lotta Continua, l’informatissimo giornalista piduista con agganci nei servizi segreti, culturalmente di destra, Pecorelli accusò Sofri e l’organizzazione di estrema sinistra di essere finanziati dall’esponente socialista “autonomista” Mancini a scopo di destabilizzazione. In effetti Mancini teneva dei “flirt” con formazioni non propriamente pacifiche dell’estrema sinistra. E’ noto come egli sostenne, qualche tempo dopo, la fazione dell’Autonomia che gravitava intorno alla rivista Metropoli diretta dal prof. Piperno ex Potere Operaio. Questi verrà sospettato di essere a capo della fazione “trattativista” delle BR (quella di Morucci e Faranda) per intendersi e, secondo Giuliana Conforto, figlia della spia del KGB in odore di “doppiogiochismo” Giorgio Conforto, fu proprio Piperno a chiederle di ospitare i latitanti Morucci e Faranda nell’abitazione presso cui verranno arrestati. In effetti Mancini appare come una figura estremamente ambigua : in rapporti piuttosto buoni con il guru democristiano Andreotti, ma anche con il capo dell’Ufficio D del SID Maletti, presunto piduista contrapposto al direttore del SID Miceli, anch’egli piduista e in rapporti sia con Gelli che con Sindona. A proposito di P2 Mancini viene indicato nel Piano di Rinascita Democratica come uno dei politici del PSI in grado di rivitalizzare (certo nel senso auspicato da Gelli & c.) la politica italiana. Un altro esponente del PSI indicato nel Piano piduista è un certo Craxi… Da quel che si è visto, quindi, non è difficile immaginare come possa essere naturale l’approdo al PSI per molti giovani militanti di Lotta Continua e della sinistra extraparlamentare.

Un’altra informazione risulta, invece, più curiosa e, al tempo stesso, più inquietante. Il giornale di Lotta Continua veniva stampato da una tipografia di proprietà di due americani, tali Robert Hugh Cunningham e Robert Hugh Cunningham jr, naturalmente padre e figlio. Ma chi erano costoro? Il primo, un collaboratore del direttore della CIA Richard Helms, quello dei tempi del golpe cileno di Pinochet, per intendersi ; il secondo verrà, invece, nominato responsabile delle attività informative in Europa per il Partito Repubblicano USA dal Presidente Reagan. Ciò lascia sbalorditi. Siamo, dunque, nei paraggi della CIA e, per giunta, del Partito Repubblicano… Le società dei Cunningham, allo stesso tempo, stampavano bollettini di disparati movimenti e gruppi politici : Notizie Radicali, appunto del Partito Radicale impegnato nelle lotte per i diritti civili ; Nuova Repubblica del movimento gaullista, presidenzialista e filoatlantico dell’ex Ministro della Difesa Pacciardi le cui posizioni erano molto vicine a quelle di Sogno ; Assalto, un foglio golpista e fascistoide ed, infine, Autonomia della fazione padovana del prof. Negri. Si tratta di gruppi politici dalle posizioni e linee molto lontane l’una dall’altra. La cosa che viene condivisa, invece, è la comune avversione alla tendenza egemonizzante nella vita politica italiana della DC e del PCI, il cosiddetto “cattocomunismo” e l’avvicinamento fra i due grandi partiti politici. Ed è questa avversione, questa ostilità che la CIA (e il Partito Repubblicano USA ma non solo) condivide con queste fazioni politiche. Il compromesso storico fra DC e PCI è ritenuto pericoloso per gli interessi USA e per la NATO. Al contrario, invece, nonostante gli attacchi agli americani e alla CIA, la sinistra extraparlamentare viene giustamente considerata, nel suo estremismo, velleitaria e, anzi questa presunta linea “rivoluzionaria” può essere utilizzata per agitare spettri su presunti pericoli per la NATO. E’ la politica della “destabilizzazione per la stabilizzazione”, additare a pericoli presunti, alimentarli o agitarli per rafforzare la propria posizione. I giovanotti di Lotta Continua sapevano che la CIA era interessata a stampare il loro giornale, ma si giustificavano affermando che “la CIA faceva buoni prezzi e che era stata lasciata la massima libertà” (sic !). Ciò la dice lunga su quanto fosse autoreferenziale e velleitaria al tempo stesso la Nuova Sinistra italiana che, peraltro, non era certo favorevole al compromesso fra DC e PCI (ragion per cui molti approderanno al PSI). Altro discorso è, invece, la proposta di commettere un omicidio avanzata dall’Ufficio Affari Riservati del Viminale a Lotta Continua. Secondo qualcuno Sofri, nella sua lettera, avrebbe alluso proprio a Federico Umberto D’Amato che, fin dalla nascita del servizio segreto del Ministero degli Interni, ne è stato praticamente il capo occulto.

Federico Umberto D’Amato, vicequestore durante la Seconda Guerra Mondiale, divenne un uomo di fiducia del capo della sezione X 2 dell’OSS, antesignana della CIA, il celebre James Jesus Angleton. Della sezione faceva parte il cosiddetto “cerchio della mafia”, agenti italoamericani quali Corvo e Scamporino che erano, appunto, in contatto con la mafia italoamericana e la mafia sicula. Un altro del gruppo di agenti italoamericani era Gigliotti che terrà i rapporti della CIA con la Massoneria italiana fino all’ascesa di Gelli nella loggia Propaganda 2. Anticomunista viscerale, Angleton aveva concepito la non originale idea di utilizzare i neofascisti contro i comunisti e, a tale scopo, si servirà della collaborazione del principe Borghese, il comandante della X Mas. E’ da notare come l’organizzazione paramilitare atlantica GLADIO nasca proprio con la partecipazione di elementi del battaglione Vega della X Mas. Recentemente è emerso come, a proposito della strage di Portella delle Ginestre, il bandito Giuliano e la sua banda non fossero stati altro che un capro espiatorio e come vi fosse stata un’attiva partecipazione di mafiosi e militi della X Mas. Il nome di Angleton è stato fatto, non solo a proposito di questa strage, ma anche riguardo all’assassinio del Presidente J. F. Kennedy. Ciò la dice lunga sul tipo di personaggio. Per sua stessa ammissione (e vanto) D’Amato era uomo della CIA in Italia. Già a capo dell’Ufficio Sicurezza Patto Atlantico, quello per il rilascio dei NOS, i documenti d’accesso ai segreti NATO, D’Amato pare aver avuto un ruolo non secondario nella “strategia della tensione”. Anche questo non dovrebbe costituire una sorpresa, infatti la CIA aveva messo a punto, sul finire degli anni Sessanta, l’operazione CHAOS, in vigore, non solo negli USA, ma anche negli altri paesi NATO (Gran Bretagna, Germania Federale, Francia, Italia), un’operazione di infiltrazione e provocazione nei gruppi dell’estrema sinistra. Direttore dell’operazione CHAOS era, appunto, Angleton e non è, quindi, illogico che si servisse del suo uomo di fiducia, D’Amato per le operazioni di infiltrazione e provocazione in Italia. A metà degli anni Sessanta l’Ufficio Affari Riservati lanciò l’operazione “Manifesti cinesi” che prevedeva di attizzare lo scontro fra i filosovietici del PCI e i maoisti. A quel tempo, infatti, le relazioni fra URSS e Cina erano tesissime. In quell’occasione D’Amato, con la mediazione del direttore del Borghese, esponente del MSI, Tedesco, si servì di elementi della formazione neofascista Avanguardia Nazionale di Delle Chiaie, travestiti da “maoisti”. L’organizzazione di Delle Chiaie si specializzò nelle infiltrazioni delle formazioni maoiste a scopo di provocazione e sembra che la collaborazione fra D’Amato e Delle Chiaie non fosse puramente episodica. Da una propaggine di Avanguardia Nazionale nacque il cosiddetto “nazimaoismo”, una bizzarra commistione fra estrema destra ed estrema sinistra inserita nel Movimento Studentesco. Gli studenti appartenenti a questo movimento creavano incidenti e scontri attaccando la polizia in modo del tutto gratuito. Sarà proprio Merlino, un “avanguardista” che si era riciclato anarchico fondando il movimento 22 Marzo in cui militava Valpreda a indirizzare le indagini su piazza Fontana e sulle bombe del 12 dicembre 1969 sulla “pista anarchica”. Merlino era quasi sicuramente un uomo dell’Ufficio Affari Riservati del Viminale. Anche Delfo Zorzi, l’ordinovista indagato ma scagionato dall’accusa di essere l’uomo che aveva depositato la bomba nella Banca dell’Agricoltura, era un informatore di D’Amato. Secondo un’informativa del SID, redatta pochi giorni dopo la strage, gli ideatori della strategia delle bombe sarebbero stati proprio il capo di Avanguardia Nazionale Delle Chiaie e Guerin Serac, ex milite dell’OAS, l’organizzazione terroristica dei coloni francesi d’Algeria e a capo dell’internazionale “nera” di Lisbona Aginter Press coinvolta nella manipolazione del terrorismo internazionale. Secondo molti Aginter Press non era altro che lo strumento dell’operazione CHAOS della CIA in Europa e la stessa organizzazione non sarebbe altro che una struttura NATO. Il tutto rimanderebbe ad un ruolo dell’Ufficio Affari Riservati capeggiato da D’Amato, uomo della CIA e probabile strumento della “strategia della tensione” esso stesso.
Sarà proprio l’Ufficio Affari Riservati, per bocca di un suo rappresentante, a teorizzare, durante una riunione operativa dei servizi segreti civili in abito NATO, l’infiltrazione, tramite lo sfruttamento di credenziali internazionali, nelle formazioni terroristiche dell’estrema sinistra. Ciò sembrerebbe rimandare all’Hyperion. Dopo aver silurato il SID nell’ambito della competizione fra servizi segreti civili e militari, in seguito alla liberazione del magistrato genovese Sossi da parte delle BR, D’Amato venne rimosso e l’Ufficio Affari Riservati smantellato. Tuttavia D’Amato continuò ad essere un consigliere molto ascoltato nel Ministero degli Interni. Molto apprezzato da Cossiga, D’Amato ne fu il consigliere anche durante i giorni del sequestro Moro e non si conosce quale fosse stato il suo contributo. Più tardi Russomanno, numero due del SISDE, il nuovo servizio segreto civile e già stretto collaboratore di D’Amato, rilasciò un’intervista al Corriere della Sera diretto dal piduista Di Bella e di proprietà dell’editore piduista Rizzoli nella quale rivelava l’imminenza di una vasta operazione delle polizie francese ed italiana contro la scuola di lingue Hyperion. Naturalmente l’operazione venne bruciata. E’ possibile che D’Amato tenesse contatti con gli uomini del Superclan, coloro che avrebbero fondato Hyperion a Parigi fin dai tempi dell’Ufficio Affari Riservati nell’ambito della “strategia della tensione” e che ciò dovesse essere occultato? Per la cronaca anche D’Amato era iscritto alla P2.

Visto quanto sopra non dovrebbe stupire che l’Ufficio Affari Riservati proponesse omicidi nell’ambito dell’estrema sinistra per attizzare la tensione. Inoltre bisogna ricordare che i NAP erano stati fondati anche da fuoriusciti da Lotta Continua per cui potevano esserci motivi di attrito fra le due formazioni. L’operazione dell’Ufficio Affari Riservati ricorda molto l’analoga COINTELPRO dell’FBI diretta da Hoover che, per annientare le Pantere Nere, seminava zizzania fra queste ultime e diverse gang giovanili. Forse non è un caso che D’Amato sia stato chiamato “l’Hoover italiano”. Dove non sembra credibile Sofri è quando afferma che la proposta di omicidio sarebbe venuta da un alto dirigente degli Affari Riservati. Ora, c’è sicuramente una grande differenza fra il proporre un omicidio o il sostegno per la stampa di un bollettino. In ogni caso è difficile credere che un uomo come D’Amato, sicuramente una vecchia volpe, o un alto dirigente si espongano in prima persona in questo modo. E’ certo più credibile pensare che costoro si servano di un uomo degli Affari Riservati ben inserito negli ambienti di estrema sinistra. In questo senso un’idea ce l’avrei…

L’Ufficio Affari Riservati del Viminale poteva disporre, fin dagli anni Sessanta, di una piccola ma efficiente rete informativa inserita negli ambienti di estrema sinistra. Questa rete era coordinata da tale Ronga che, come molti, uscì dal PCI in seguito ai fatti d’Ungheria (1956) deluso anche dal comportamento dei comunisti italiani a riguardo per transitare nel PSDI. Iniziò, quindi, una proficua collaborazione con D’Amato e con il giornale di destra Il Borghese che, come abbiamo visto, aveva stretti rapporti con l’Ufficio Affari Riservati. Il futuro generale del SIFAR Santovito (P2) si interesserà a Ronga per un suo eventuale inserimento nella rete STAY BEHIND, quindi GLADIO. Per la cronaca, Santovito verrà coinvolto in oscure vicende come il Piano SOLO del generale De Lorenzo, il golpe “bianco” di Sogno e Pacciardi e le vicende relative al cosiddetto Super SISMI (retroscena del caso Moro, Billygate, depistaggi delle indagini sull’attentato alla stazione di Bologna, trattative per il rilascio dell’assessore Cirillo e caso Calvi). La rete informativa di Ronga era composta da trockisti e, in genere, aderenti alla sinistra extraparlamentare con venature “rivoluzionarie”. Qualcuno, ironicamente, li ha definiti “gli extraparlamentari del Viminale”. Fra costoro la figura più interessante è sicuramente quella dell’avvocato Cascone. Proprio a casa sua, a Roma, nel 1967, aveva tenuto una riunione a cui aveva partecipato Feltrinelli con l’obiettivo di unificare quell’area di estrema sinistra (trockisti, filocinesi, ecc…) che polemizzava con la linea legalitaria del PCI. Come è noto, l’editore “rosso” paventava un colpo di stato alla “greca”, verificatosi, infatti, proprio in quell’anno ed intendeva organizzare una sorta di resistenza. Quindi, già allora l’Ufficio Affari Riservati era a conoscenza di molte cose sulla sinistra extraparlamentare. Inoltre la presenza di un’area di sinistra che non condivideva le scelte del PCI poteva tornare utile agli occhi degli strateghi della tensione. Ancora più interessante è il fatto che il nome di Cascone compaia relativamente ad alcuni retroscena del caso Moro. L’avvocato, infatti, difendeva Triaca, il titolare della tipografia in cui venivano stampati i comunicati brigatisti e nella quale era sta trovata la stampatrice proveniente dal RUS del SISMI, l’ufficio che gestiva i corpi speciali e, quindi, anche la GLADIO. Inoltre rappresentò anche i Conforto. Come abbiamo visto Giuliana Conforto aveva ospitato a casa sua gli ex brigatisti Morucci e Faranda. Nella medesima abitazione venne anche trovata la mitraglietta Skorpion con cui era stato ucciso Moro. Conviene spendere, invece qualche parola sul padre di Giuliana, Giorgio Conforto, spia del KGB sovietico fin dagli anni Trenta. In un’intervista rilasciata dopo aver guadagnato la pensione fu lo stesso D’Amato a rivelare che, fin dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, lui ed Angleton sapevano che Conforto era una spia sovietica. Che vuol dire? Che, forse, Conforto era stato scoperto e poi arruolato per l’Ufficio Affari Riservati (qualcuno fa riferimento alla misteriosa struttura ANELLO) per fare il “doppio gioco” sotto il peso del ricatto? Quel che è lecito sospettare è che l’avvocato Cascone avesse rappresentato Triaca da un lato e i Conforto dall’altro su mandato di qualcun altro che, magari, era inserito nel Viminale.

E’mia opinione che fosse stato Cascone o qualcuno inserito nella “rete Ronga” dell’Ufficio Affari Riservati del Viminale a fare la proposta a Sofri & c., ignari della vera identità di chi si trovavano di fronte. La verità sarebbe stata scoperta anni più tardi , quando le carte della Commissione d’Inchiesta sulle stragi vennero rese di pubblico dominio. Certamente Sofri ha capito quello che gli strateghi della tensione avevano tentato di fare. Ma allora perché non chiarire tutto senza additare ad un dirigente degli affari riservati ed offrendo in questo modo una versione non credibile dei fatti?
Andiamo avanti…

Lotta Continua, come le altre organizzazioni dell’estrema sinistra, si sciolse a metà degli anni Settanta arenandosi sulla questione del femminismo. Rimase solo il foglio che, progressivamente, perse il suo carattere “rivoluzionario”. Scoppiò il cosiddetto “movimento del Settantasette”, un coacervo che faceva deflagrare contraddizioni vecchie e ne poneva nuove sul tavolo. Estremamente dissacratore, in un certo senso né di destra, né di sinistra (intese nel senso classico del termine ovviamente), era anche il frutto della nuova precarietà giovanile. Accanto a questioni concrete, si fece però anche strada una sorta di edonismo anarcoide e un ripiegamento via via sempre maggiore nel privato che, in un certo senso, per alcuni versi, anticipano gli anni del riflusso. Sotto un altro aspetto l’ala creativa viene soppiantata e soverchiata dalla cosiddetta Autonomia, un magma ambiguo e contiguo alla lotta armata. E poi c’è l’eroina, le droghe… Lotta Continua, pur avendo poco a che fare con il movimento, diviene un foglio critico e sarà protagonista di questo progressivo ripiegamento nel “privato”. Sono gli anni della crisi internazionale del comunismo – di cui, peraltro, pure il movimento del Settantasette, con il suo spirito dissacratorio, era un sintomo – già palesata con l’invasione sovietica in Cecoslovacchia nel 1968 ed anche gli anni del curioso passaggio di molti dalla Nuova Sinistra libertaria alla Nuova Destra neoliberista. Molti transfughi del Sessantotto fiutano l’aria che sta cambiando e si adeguano, altri subiscono ricatti per un passato non proprio pacifico, altri si chiudono, appunto, nel privato. Il percorso di molti prevede il passaggio dalla sinistra extraparlamentare (soprattutto Lotta Continua e Potere Operaio) o, pure dal PCI al PSI di Craxi, per approdare, infine, ma molti anni più avanti, in Forza Italia di Berlusconi. In effetti, l’approdo verso il PSI era parso naturale, in quanto, effettivamente, questo partito era stato molto più sensibile del PCI nell’accogliere le istanze del Sessantotto e della sinistra extraparlamentare, specie riguardo i diritti civili. La polemica, invece, fra il PSI di Craxi e il PCI di Berlinguer, giudicato obsoleto, raggiungerà livelli aspri. Tuttavia lo spostamento a destra del PSI è palese. Dal 1979, in seguito all’affare ENI PETROMIN Craxi si avvicina a Gelli ed alla P2 avvicinandosi ai progetti presidenzialisti della loggia e, da allora inizia un’irresistibile ascesa nel partito che lo porterà ad eliminare tutti i concorrenti della sua corrente “autonomista”. D’altronde è noto come Gelli, Craxi ed anche Berlusconi condividessero i progetti politici. Inoltre il giornale del PSI Avanti chiamerà a collaborare il golpista “bianco” Sogno, altro elemento affine.

Sono gli anni Ottanta, gli anni del rampantismo, dello yuppismo e dell’edonismo consumistico.Sono gli anni del neoliberismo angloamericano, di Reagan e della Tatcher. Si afferma una Nuova Destra USA m anche internazionale che raggruppa elementi apparentemente non molto conciliabili come il neoliberismo “tecnocratico” della Trilateral e dei Rockfeller, il neoconservatorismo che muove argomenti di “difesa della democrazia” per promuovere nuove forme di imperialismo ed i falchi di vecchio stampo, specie repubblicani, dediti alla retorica patriottarda e all’anticomunismo. Il centro della Nuova Destra risiedeva certamente nel Centro di Studi Strategici ed Internazionali di Georgetown (CSIS) che raccoglieva gente come Kissinger, Colby, Cline, Haig, Luttwak e un certo Ledeen. Quest’ultimo era noto in Italia. Esperto di cose italiane, collaborava con il Giornale di Montanelli ed edito da Berlusconi, l’imprenditore legato a Craxi ed era consulente del Ministero degli Interni nei giorni del sequestro dell’onorevole Moro. Diventerà consigliere dell’ammiraglio Haig sotto la presidenza Reagan e verrà coinvolto nell’affare Iran Contras. Ledeen era probabilmente uno dei manovratori del SuperSISMI diretto dal duo piduista Santovito – Musumeci tramite il suo protetto, il faccendiere Pazienza. Ledeen ammetterà che il PSI di Craxi era diventato il vero cavallo di battaglia degli americani grazie ai decisi accenti anticomunisti del leader del PSI e ad uno stile più moderno di una DC non più molto affidabile per i suoi approcci con i comunisti. In effetti gli anni Ottanta saranno gli anni di Craxi (come gli anni Novanta saranno gli anni di Berlusconi), con il suo decisionismo che si sposava bene con lo stile presidenziale di Reagan. Craxi sarà ammirato da americani ed inglesi, soprattutto i repubblicani e i conservatori. Ledeen (e Pazienza) faranno da tramite tra il PSI craxiano e gli ambienti dell’amministrazione Reagan e del CSIS. In un certo senso i due sostituivano proprio Gelli e la P2, ormai cadute in disgrazia. E’ stato proprio Craxi a confermare, dopotutto, che i contatti con Gelli venivano tenuti perché aveva ottimi agganci americani, in sostanza gli stessi del duo Ledeen – Pazienza. Sarà proprio il delfino di Craxi, Martelli a testimoniare che, alla cerimonia di insediamento di Reagan alla Presidenza USA nel 1981, cerimonia a cui aveva presenziato in qualità di rappresentante del PSI, era presente anche Gelli. Anche Martelli è una figura interessante sotto molti profili. Era sicuramente il pupillo di Craxi a tenere i rapporti con Gelli e la P2 e, quindi, con gli ambienti legati al CSIS. La P2 finanzierà, tramite il Banco Ambrosiano sotto la presidenza di Calvi, il PSI intestando il conto denominato Protezione 633369 dell’UBS intestato proprio a Martelli. Dato che la lista della P2 rinvenuta a Castiglion Fibocchi era largamente incompleta a detta dello steso Gelli, è lecito sospettare che lo stesso Martelli potesse essere un piduista. Secondo il Piano di Rinascita Democratica, Craxi era uno dei politici da coltivare per conquistare al Piano, inoltre lo stesso Gelli, in un’intervista, auspicherà la nomina di Craxi a Presidente del Consiglio, cosa che, puntualmente, si avvererà. Non è logico pensare che Gelli avesse affiancato Craxi con qualcuno a lui vicino, magari per influenzarlo. Si tratta di illazioni, ma Gelli si servì certamente di queste tecniche di influenza per raggiungere i suoi scopi. In effetti Gelli lamenterà che l’esponente socialista si era dimenticato di lui… C’è un altro dato interessante. Documentalmente è provato che il SID, il vecchio servizio segreto militare, fece spiare Craxi da un esponente del PSI milanese agli inizi degli anni Settanta. La fonte era denominata “Marte”, poi “Urano”. Il pensiero a Martelli è naturale anche se lui negherà. Ammetterà, comunque, che il PSI ( ma probabilmente anche parte della sinistra extraparlamentare), a quei tempi collaborava con il SID e i servizi segreti, in appoggio alle opposizioni e agli esuli dell’Europa dell’est. Per carità ! Nulla di male, ma si tralascia il piccolo particolare che, in quel periodo le sinistre accusavano proprio i servizi segreti di essere i mandanti della strage di piazza Fontana e della strategia della tensione. Insomma, invece, qualcosa legava il “mussoliniano” Gelli al “socialista” Martelli. Ma ci sarebbe forse da stupirsi per una laison fa il presunto agente DIA e CIA Gelli ed il presunto informatore del SID Martelli? I rapporti con gli americani, tramite Ledeen, venivano ancora tenuti da Martelli. Si profila una complessa connection amministrazione Reagan e Bush – CSIS (Ledeen) – P2 (Gelli e Ortolani) – SuperSISMI (Pazienza e Santovito) – PSI (Craxi e Martelli). Non si deve dimenticare anche il ruolo giocato dal Vaticano, soprattutto in relazione all’appoggio a Solidarnosc. Si trattava anche di compiacere il papa polacco Giovanni Paolo II. Come è noto i dissidenti antisovietici di Solidarnosc ricevettero i finanziamenti sia dalla banca vaticana, lo IOR diretto da monsignor Marcinkus, presunto piduista e dalla banca della P2, il Banco Ambrosiano diretto dal piduista Calvi che, forse verrà assassinato perché in procinto di rivelare i maneggi di monsignor Marcinkus. Certo gli americani non erano dispiaciuti di queste operazioni che, anzi, certamente incoraggiavano e i risultati si vedono ancor oggi, infatti, in Europa, i paesi dell’Europa dell’est sono sicuramente i più filoamericani (“i liberatori dal comunismo”) e, guarda caso, la Polonia si distingue fra tutti. Ma, in tutto questo, Sofri cosa c’entra? Beh ! Innanzitutto il suo impegno per Solidarnosc era noto, poi, cosa un po’ meno nota, era amico e consigliere dell’onorevole Martelli. E qui la cosa si fa interessante… Come abbiamo visto Sofri simpatizzava o qualcosa di più con il PSI e si era “convertito” ad una sorta di neoconservatorismo “moderato”, meno “arrabbiato” dei Luttwak e dei Ledeen, ma di cui accoglieva gli argomenti. Possibile poi che non sapesse proprio niente dell’attività politica di Martelli, visto che era suo amico? E delle sue relazioni?

H.S.
Fonte: https://www.comedonchisciotte.org
06.07.2007

VEDI ANCHE: SE PARLA SOFRI (PARTE II)

Pubblicato da Davide

  • dav

    Sofri non mi è mai piaciuto perchè è ambiguo da sempre…
    Dell’uccisione di Calabresi ci hanno fatto una capa tanta ma dell’omicidio(perchè di omicidio si tratta) di Pinelli nessuno ne parla.
    Vorrei chiedere al figlio di Calabresi di raccontarci cosa ne pensa dell’evento e quali responsabilità ha avuto suo padre nell’evento.
    E non tirate fuori la “verità processuale” sul fatto non ci ha mai creduto nessuno.