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SE L' EUROPA SENZA DIO CI CONSEGNA AI TECNICI

DI PIETRO BARCELLONA
ilsussidiario.net

Nonostante ogni tanto si levi qualche voce di denuncia degli effetti devastanti che le attuali politiche economiche (sostenute dai governi europei e incoraggiate dalla cosiddetta troika e dagli economisti tedeschi) stanno producendo sul funzionamento effettivo della nostra democrazia, ho l’impressione che il pensiero dominante non lasci alcuno spazio alla pensabilità di alternative possibili.

Per fare qualche esempio basta citare gli editoriali di Galli della Loggia sul Corriere della Sera e quello di Guido Rossi sul Sole 24 Ore. Dalle politiche economiche adottate al livello della comunità viene sostanzialmente neutralizzata ogni opzione politica capace di caratterizzare il ruolo di un partito nazionale rispetto ai vincoli rigidamente imperativi che riguardano la questione del bilancio pubblico. Guido Rossi addirittura ipotizza il regresso ad una fase feudale in cui le gerarchie tecnocratiche impongono a tutti i cittadini europei le loro inderogabili direttive. La sovranità popolare è messa fuori campo e le forze politiche trasformate in attori di una sceneggiata senza alcuna effettività pratica. È proprio ridicolo che la Germania rinfacci al presidente del Consiglio Monti di aver mostrato scarsa sensibilità democratica nei confronti dell’opinione pubblica tedesca alla quale il governo federale ritiene di dovere prestare il massimo ossequio contro le visioni tecnocratiche e autoritarie che sarebbero espresse nelle parole del presidente del Consiglio italiano.

In realtà il punto su cui occorre misurare la tenuta democratica dei Paesi dell’Eurozona non è certo la disputa fasulla tra Merkel che difende la democrazia e Monti che si affida alle tecnostrutture dell’economia europea e mondiale. Il punto vero è un altro ed è quello di come in questi ultimi anni il pensiero economico, che attribuisce ai “mercati” e alla contabilità nazionale il ruolo di unici interpreti del senso comune delle società europee, sia diventato dominante nella coscienza di tutti.
Si è molto discusso del pensiero unico che attribuisce all’economia il ruolo centrale nella società globalizzata e ai mercati il ruolo di criterio ultimo cui affidare la misura di ogni scelta di governo. Tuttavia la forza di penetrazione del nuovo imperativo epocale di corrispondere alle esigenze dei “mercati” è in realtà fuori discussione anche nei critici delle attuali scelte economiche, giacché tutti sono accomunati dalla premessa secondo la quale se non si riesce a riacquistare la fiducia dei mercati la vera alternativa è la catastrofe come in Grecia.

Ora, è su questo pensiero unico che bisogna puntare la lente di ingrandimento per capire lo spirito del nostro presente che, come sempre, è la cartina di tornasole di come effettivamente si svolge la vita quotidiana degli uomini e delle donne.

Nel corso di questo mese ho avuto modo di leggere uno straordinario libro di un pensatore tedesco di origine ebraica, Eric Voegelin, che ha svolto una preziosa riflessione sulla nazificazione della Germania ai tempi di Hitler e che è riuscito a cogliere l’attualità drammatica di certi processi degenerativi anche nella realtà tedesca e occidentale del nostro tempo. Le lezioni di Voegelin sono del 1964 e hanno un’incredibile attualità se riferite a questo periodo della nostra storia. Voegelin sostiene che il processo di nazificazione accompagna l’ascesa di Hitler ma non ne è il prodotto, giacché riflette un lungo periodo di decadenza morale e intellettuale del popolo tedesco, caratterizzato da fenomeni che appaiono tuttora diffusi nella mentalità tedesca ed europea: la nazificazione del popolo tedesco avviene attraverso il progressivo abbandono di ogni coscienza morale e la progressiva disumanizzazione degli individui che compongono il popolo e la comunità.

Viene cioè affermandosi, secondo Voegelin, una progressiva deresponsabilizzazione e un’indifferenza politico-morale che spingono il popolo ad accettare passivamente tutto ciò che viene comunicato da fonti considerate autorevoli sulla base di una costante manipolazione propagandistica. La spersonalizzazione di ogni regola di condotta e la sua legittimazione in base ad una presunta autorità della fonte di comando destituiscono ogni spazio di libera decisione e ogni capacità critica. La manipolazione da parte del bombardamento sistematico di false informazioni, costruite al fine di creare una seconda realtà rispetto a quella effettiva, rende gli uomini − come dice testualmente Voegelin − dei veri e propri” idioti”.

Scrive De Benedetti nella prefazione: “ogni crimine oggi avviene per via amministrativa in nome di un management delle cose al quale non si può dire di no soltanto per una colpevole stupidità. Il pifferaio magico del nostro tempo conduce i topi nel fiume perché ha falsato un bilancio, ha imbrogliato una proiezione di mercato, ha frainteso gli umori del popolo, e però la maggior parte degli uomini non si trova di fronte una camicia bruna in stivaloni ma solo un capodipartimento qualificato come tecnico assolutamente competente. Si somministra il male e il danno ai più deboli in via democratica, si fa male con l’ordinaria amministrazione. Non c’è nessuna grandezza ma solo banalità dell’osservanza”. Voegelin definisce la situazione del senso comune popolare con il termine di buttermelcher, per indicare la diffusione dello spirito piccolo-borghese dell’ipocrisia sociale delle buone maniere come pedigree per un curriculum di inserimento nella società del consenso di massa e come rinuncia totale alla critica di quella che egli chiama la “seconda realtà” della finzione e della menzogna.

L’aspetto che trovo più interessante nella lezione di Voegelin è quanto questo processo di annichilimento della vita interiore del cittadino e dell’individuo sia accompagnato da un mutamento dell’orizzonte dei saperi, orientati sempre più verso una rappresentazione dell’individuo come mero prodotto della storia biologica e sociale. Una sorta di cultura del “neonaturalismo scientista” che abolisce totalmente il problema del significato della vita in rapporto a tutte le “verità che non siano empiricamente dimostrabili”: un’ottusa immanenza nella vita quotidiana che si risolve nella gestione dei propri interessi particolari senza alcun senso di responsabilità e senza alcuna capacità di mettere in discussione ciò che appare coperto dalla autorità del potere.

Voegelin è molto duro nel definire una società in preda ad una inconsapevole nazificazione come caratterizzata da masse di “idioti” − nel senso di uomini privi di ogni coscienza critica e morale − e di gruppi di “farabutti” attrezzati ad utilizzare la stupidità degli altri. Questo spirito opaco di acquiescenza penetra tutte le articolazioni della società: nelle facoltà di medicina si diffondono culture positivistiche ed eugenetiche che tendono a porsi il problema del miglior funzionamento dell’uomo come macchina produttiva; nelle facoltà di diritto si apprende l’arte del formalismo tecnico che nega ogni rilevanza al significato sostanziale degli interessi e dei valori in gioco; negli stili di vita di massa prevale il conformismo e il carrierismo, l’opportunismo e il trasformismo. Ogni essere umano non risponde più ad un’autorità trascendente ma soltanto ad un capoufficio o a un direttore di dipartimento.

Tutti gli opinionisti esaltano la moderazione e la pacificazione degli animi in vista di un benessere diventato oramai puro accesso ai consumi che simbolizzano gli status gerarchici della società. Secondo Voegelin questo enorme degrado, che si caratterizza per una totale disumanizzazione e per una incapacità di fare esperienza delle realtà profonde, dipende dalla negazione di ogni trascendenza capace di ricondurre l’essere umano alla domanda fondamentale della sua finitezza e del suo destino mortale. Certo, da quando è morto Dio non è più facile stabilire perché un uomo non possa torturare e uccidere un altro uomo. In realtà, in una visione come quella descritta da Voegelin ciò che è completamente negato è il valore della vita di ogni persona e, nonostante le continue affermazioni sulla dignità di un essere umano, non si riesce proprio a capire su quali basi possa essere fondata tale dignità fino a garantirla da ogni sopruso e da ogni manipolazione.

Per questa ragione sono convinto e ho scritto più volte che il problema della trascendenza non può essere ignorato da chi si pone il problema della convivenza democratica. Non possono essere assunte soltanto le regole e le procedure come garanzie di un rapporto umano tra gli appartenenti ad un gruppo o a una comunità. È necessario un principio fondamentale e condiviso che riguardi il valore della vita, il suo significato oltre le esperienze particolari. L’ondata fisicalista e l’offensiva delle neuroscienze, che tendono ad eliminare ogni significato profondo della vita umana, sono certamente produttive di disorientamento morale e di perdita di responsabilità verso la vita. Se l’uomo è un puro assemblaggio di molecole, prodotto da uno strano intreccio di caso e necessità, non si riesce proprio a capire in che modo io sono responsabile della mia vita e di quella degli altri. I segni di una disumanizzazione della vita collettiva vanno ben oltre il significato parossistico dell’egemonia del pensiero economico che riduce la contabilità umana a insiemi di numeri e di valori monetari.

Vorrei cominciare da una banalità: i figli della nostra epoca sono in grado di credere ai genitori, a queste coppie di uomini e donne che li mettono al mondo assumendosi la responsabilità di accoglierli per educarli a comprendere il significato della vita? Senza la responsabilità di persone concrete che si assumono il compito di trasformare un piccolo d’uomo in un essere socievole, non ci può essere alcuna “ santificazione” della vita. La santificazione della vita dovrebbe essere il perno su cui si costruisce l’insieme delle relazioni umane che danno vita a gruppi e popoli. Essa però non è fatta di norme giuridiche nè di imperativi religiosi ma dalla consapevolezza che il venire al mondo inaugura uno spazio nuovo per tutta l’umanità. Santificare la vita significa dare a un essere umano le condizioni per entrare in rapporto con gli altri fiduciosamente, per potere amare ed essere amato senza secondi fini. La santificazione della vita significa il rispetto del suo mistero, il porre un limite ragionevolmente argomentato contro tutto ciò che tende a trasformare la natura umana in un puro accidente programmabile secondo calcoli che non hanno nulla a che vedere col senso profondo del venire al mondo.

Una vita democratica che si pone come “seconda realtà immaginaria”, fatta di conteggi e di strategie astute, non pone neppure come problema la questione della difesa della vita umana.

Pietro Barcellona
Fonte: www.ilsussidiario.net
Link:
http://www.ilsussidiario.net/News/Cultura/2012/8/16/LETTURE-Se-l-Europa-senza-Dio-si-consegna-ai-tecnici/311809/
16.08.2012

Pubblicato da Davide

  • Aironeblu

    Sembra che il tal Voegelin sia stato talmente assorbito dalla sua analisi della “Nazificazione della Germania” da non accorgersi di vivere nell’epocs della “ Sionizzazione dell’Occidente a cui contribuisce anche il suo libro…

  • marcello1950

    “FUORI I BARBARI” dall’Italia e e dalla CHIESA i fuori il BANCHIERI dal potere politico e dal TEMPIO…………………………………………………………………………………………….
    Mi basta il titolo per considerare ridicolo e arrogante l’articolo: Perchè se il DIO proposto è quello di SANTA ROMANA CHIESA allora devo ricordare che due sono gli avvenimenti che ci hanno consegnati come prigionieri destinati al martirio al governo dei TECNICI INCOMPETENTI(o competenti al massacro e alla svendita) uno è stato la riunione presso bankIntesa a Milano dove Romano Prodi ha investito Monti del mandato di governo presenti rappresentanti dei diversi poteri religiosi e vaticani prima che Laici (malgrado l’assenza di cherici), e l’altro l’incontro di lodi che invece di essere il momento di dibattito tra le diverse anime del cattolicesimo sociale e politico è stata l’investitura del Potere Bancario (passera) a sostituire la rappresentanza democratica nella politica.
    Ma la degenerazione è molto più diffusa e capillare a soprattutto arriva molto o da molto più in alto, e riguarda due pronunce della commissione pontificia Giustizia e Pace che invece di proporre una riscrittura in termini Sussidiari degli organismi preposti al benessere della comunità umana, propone una Delega senza condizioni del potere MONETARIO AD UN GOVERNO MONDIALE che dovrebbe essere animato da spirito di servizio (sappiamo a quali poteri bancari sarebbe al servizio) ma facendo ciò deforma completamente la lettura della CARITAS IN VERITATE che da centralità dell’uomo diviene centralità del potere del denaro e delle potenze politiche e militari sulla terra, dove la CARITA’ si trasforma in ELEMOSINA e da adoratori del Dio TRINO fattosi Uomo ci trasforma in adoratori del DIO QUATTRINO succubi delle armi e della potenza,
    La degenerazione deriva da una malintesa lotta al relativismo che ci consegna mani e piedi legati ad idee uniche di verità e di potenza terrene.
    PARE CHE A NIENTE SERVANO LE LEZIONI DELLA STORIA di quanto la chiesa nel medioevo sempre si è opposta agli imperatori che volevano essere i rappresentanti di tutto il potere in terra, con ciò determinando la nascita dei poteri locali e delle città libere, e hanno sempre contrastato l’affermarsi di un potere unico in occidente, e sempre anche armandosi come Giulio II hanno impedito la costituzione di basi militari straniere in Italia.
    Quando sentiremo ancora il grido di “FUORI I BARBARI” dall’Italia e dalla CHIESA i fuori il BANCHIERI dal potere politico e dal TEMPIO?

  • Affus

    purtroppo grazie a sion conosciamo la base della legge e dei valori , anche se loro non li praticano per primi ,altrimenti staremmo qui ancora a parlare di miti e di leggende inconsistenti .

  • RicBo

    Conosco il libro di Voegelin e lo reputo un buon mattone nell’analisi del fenomeno del nazismo, certamente complesso.
    E’ un punto di partenza per molte analisi della società e della situazione dell’europa contemporanea, così simile a quella degli anni 30 del 900.
    Credo che il fine ultimo dell’articolo e del libro sia di dimostrare che se l’Europa non si libera da questi mostri nati al suo interno, dai nazionalismi idioti e da perniciose pseudo-ideologie che vedono il nemico in ogni angolo è destinata ad un nuovo medioevo (pre anno 1000) senza però le isole felici create dalle conquiste arabe (Al Andalus)

  • ProjectCivilization

    Idioti e Farabutti e’ vero .
    Io ho vissuto tra questi .
    Esiste pero’ una microscopica quantita’ di intelligenti , che vengono emarginati .
    Si comincia da li .
    Il popolo degli Idioti deve essere convinto a dare spazio a quella microscopica minoranza …e a dar loro man forte contro i Farabutti .
    Questo passa per l’introduzione di ” scuole ” alternative .
    Poi per il recupero dell’economia reale senza cumulabilita’ .
    Tutte cose non comprensibili a chi accetta un “Dio che nun se vede ” .

  • Affus

    approvo !

  • FreiKorp

    Eh, sionisti mattacchioni, non è invece che state parlando della vostra europa (e minuscola) del Talmud? Sembra di sì, perché ogni riga di questo articolo ributtante parla di voi e del vostro pensiero messianico/mondialista.

    Sparta non si arrende.

  • mincuo

    Fantastico questo articolo. Un bell’esempio di “informazione corretta” come quella di madame Nierenstein, difatti RicBo commenta entusiasta “un buon mattone nell’analisi del fenomeno del nazismo….” Veritiero soprattutto.
    Leggiamo dunque che:
    “Voegelin sostiene che il processo di nazificazione accompagna l’ascesa di Hitler ma non ne è il prodotto, giacché riflette un lungo periodo di decadenza morale e intellettuale del popolo tedesco, caratterizzato da fenomeni che appaiono tuttora diffusi nella mentalità tedesca ed europea: la nazificazione del popolo tedesco avviene attraverso il progressivo abbandono di ogni coscienza morale e la progressiva disumanizzazione degli individui che compongono il popolo e la comunità. Viene cioè affermandosi, secondo Voegelin, una progressiva deresponsabilizzazione e un’indifferenza politico-morale che spingono il popolo ad accettare passivamente tutto ciò che viene comunicato da fonti considerate autorevoli sulla base di una costante manipolazione propagandistica.“
    Bene, d’accordo, e vediamo allora chi gliela faceva tutta questa propaganda e questo decadimento morale?
    La stampa e l’editoria a chi era in mano?
    Praticamente un monopolio della premiata lobby. Tre imperi di giornali e periodici in mano a Leopold Ullstein, August Scherl e Rudolf Mosse. Tra i tanti giornali stampavano tutti quelli principali come il Vossiche Zeitung, il Frankfurter Zeitung, mentre il Berliner Tageblatt era proprietà di Theodore Wolff, sempre lobby. Anche le due maggiori case editrici, uguale.
    Ma per un quadro più esaustivo ecco un libro intero. “Press and politic in Weimar Republic” (Bernhard Fulda, Oxford University Press).http://books.google.it/books?id=StNY-71yVXQC&pg=PA2&lpg=PA2&dq=Weimar+Republic+Jewish+newspapers&source=bl&ots=1PdzmKHD9h&sig=nWWBGLARvV2hKVR7Lnzh5Keq_eo&hl=en&ei=sNVBTdmyJ4X2tgOT0dDrCg&sa=X&oi=book_result&ct=result&sqi=2&redir_esc=y#v=onepage&q=Weimar%20Republic%20Jewish%20newspapers&f=false
    Di oltre 4700 pubblicazioni annuali almeno 2900 erano della lobby, mentre come tirature siamo all’85%.
    E più in generale, a parte stampa? Beh più in generale a fronte di un 0.8% di Ebrei rispetto alla popolazione (60 milioni) vediamo un po’.
    Sarah Gordon, storica Ebrea ci dice: “su 161 banche private 150 erano Ebraiche, il 41% dell’industria del ferro, il 57% degli altri metalli, l’80% dei leading members dello Stock Exchange, un quarto dei Professori d’Università, oltre il 50% dei 234 teatri, oltre il 60% della Stampa, l’80% delle catene di negozi…. (Sarah Gordon, Hitler Germans and the Jewish question, Princeton University).
    Però forse si è sbagliata. Per fortuna abbiamo Arthur Koestler, storico Ebreo comunista che fu anche corrispondente del Vossische Zeitung e foreign editor di B.Z. am Mittag. Interessante. Perché conferma anche lui ma ci dice pure come era in Austria, Polonia e Ungheria. Cioè uguale.
    Però forse si sbagliava anche lui. Ma niente paura abbiamo Benjamin Ginsberg, storico e intellettuale Ebreo (The Fatal Embrace: Jews and the State) che è ancora più interessante.
    Perché ti dice anche come era in Inghilterra, e un po’ Francia e Spagna e poi va indietro al 1500 1600 1700 1800, un po’ in tutta Europa e pure nell’impero Ottomano. Interessante, un libro da leggere, consiglio proprio. Ma se non potete comprare il libro io vi do qui un estratto http://mailstar.net/ginsberg.html così vi fate un’idea ampia.
    E i Nazisti? Beh i Nazisti nel 1928 facevano il 2,6% come forza elettorale, non proprio un granchè. Qui ci sono tutte le elezioni dal 1924 in poi con i risultati elettorali:
    http://www.marxists.org/archive/trotsky/germany/elect.htm

    Come stampa avevano il Volkischer Beobachter (120.000 copie al 1931) e il Der Sturmer (22.000). Fine.
    Ma allora come crebbe il partito Nazista se non è esattamente per le accurate e sempre veritiere analisi dei Voegelin, De Benedetti e Barcellona, a meno che non vogliano dire che la propaganda e il decadimento morale lo faceva la stampa loro, visto che ne avevano pressochè monopolio?
    Vediamo la favolosa Repubblica di Weimar. Con 37 Partiti, 7000 candidati che si spartivano la torta, e una corruzione stellare.
    Bisogna andare alla situazione economica. Nel 1931 Inghilterra e Giappone uscirono dal Gold Standard, svalutarono la moneta e i popoli non soffrirono. Invece la Germania restò attaccata al cambio fisso (vi dice qualcosa con l’EUR di oggi?) e perciò non volendo svalutare la moneta fecero svalutazione interna cioè, tagli, tasse, salari diminuiti, disoccupazione e recessione (vi dice qualcosa con le politiche odierne?).
    Era una politica di austerity feroce. Fatta da Bruning, Cancelliere dal 1930 al 1932. Con in più anche le rate da pagare di Versailles.
    Qualche dato:
    Il 33% di disoccupati totali (6 milioni di persone più ulteriori 2 milioni di sussidiati con l’equivalente di 13 dollari mensili, circa 150 EUR odierni). Quindi il 43% della popolazione disoccupata e ridotta alla fame, caos sociale, continue insurrezioni, proclamazioni di mini-Stati Bolscevichi, e uno stato di Polizia.
    I lavoratori edili ad esempio erano disoccupati per il 90%. I contadini rovinati con perdite di 12 miliardi di Marchi, 17157 fattorie che non sostenevano le rate dei mutui furno prese dalle banche, 135.000 laureati, cioè 60%, senza lavoro, l’export crollato da 2.872 mld nel 1931 a 667 milioni nel 1932, cioè il 75% in meno, il gettito fiscale nonostante i continui rialzi delle aliquote, andato da 9 mld nel ’30 a 7,8 nel ’31 a 6,65 nel ’32.
    Debito in continuo aumento, debito estero schizzato ecc.. Non mi dilungo (ma a richiesta…). Solo per sottolineare le cause e confrontarle con le spiegazioni di questi galantuomini.
    Qui invece uno studio interessante di Societe Generale:
    http://spectruminvestors.files.wordpress.com/2011/11/dylan-grice-on-german-hyperinflation-11-2011.pdf che mostra (grafico a centro pagina) la crescita in poco tempo del partito Nazista comparata con la crescita della disoccupazione e si vede molto bene la correlazione.
    La lobby organizzata poi vi racconta che sono “fenomeni che appaiono tuttora diffusi nella mentalità tedesca ed europea” (sono cattivi di natura, bisogna infilarlo sempre, è una regola quella della colpa) non che questa gente era alla fame, salvo una piccola minoranza, e che il partito Nazista i voti li prese non certo per gli slogan razziali o nazionalista, come la lobby vi fa credere, perchè quelli non affascinano le pancie vuote, ma perchè come programma prometteva, unico Partito, di non pagare più le rate di Versailles, di uscire dal Gold Standard e di iniziare una politica di deficit spending e investimenti pubblici.
    E’ poi vera la storia della gente resa idiota dalla propaganda, ma bisogna vedere la propaganda di chi.
    Che io sappia è chi ha in mano la stampa, i media, e l’editoria che fa la propaganda. E anche oggi funziona così.

  • Viator

    Certo, la fede in Giove o Odino è meno ‘razionale’ e più mitologica di quella cristiana, con Lazzaro risorto, il dio antropomorfico che impregna una donna mortale e i mari che si aprono per far passare i profeti…

  • Viator

    Solenne accozzaglia di cazzate. E’ sicuramente vero che qualsiasi società si regge sui “pregiudizi utili” e le mitologie funzionali alla convivenza, e che il loro indebolimento in chiave nichilista è motore di decadenza.

    Ma il tenore ideale di questo complesso mitico-pregiudiziale può essere il più vario. Nulla impone che una comunità debba essere governata da valori giudaico-cristiani. La fede nel sacrificio umano, nell’identità razziale o nazionale, nel sol dell’avvenire o nelle virtù salvifiche del cannibalismo vanno bene quanto il pregiudizio attinente all’attribuzione di valore intrinseco alla vita e alla dignità dell’essere umano, disceso in linea diretta dal dogma cristiano dell’eguaglianza delle anime dinanzi al dio creatore.

    Dinanzi ai primi sentori di disfacimento in chiave atomistica della civiltà europea, ma soprattutto dinanzi alla gigantesca crisi generata dalla guerra mondiale e dalla devastante crisi economica, il nazionalsocialismo seppre prima proporre e poi imporre un universo di miti, valori e sensibilità che – anche in rapporto agli eclatanti successi economici rammentati da Mincuo – riuscì a riaggregare il Paese e a prepararlo alla ripresa del conflitto per la supremazia europea e mondiale contro altre comunità, portatrici di messianesimi altrettanto esclusivistici: dal millennarismo marxista (in cui il messianesimo dell’anima ortodossa russa si sposava col millennarismo giudaico secolarizzato da Mardochai-Marx) alla religione politica statunitense basata sui concetti di investitura divina del popolo eletto e di fiducia nelle implicazioni salvifiche dell’accumulo di ricchezza.

    Il nazionalsocialismo fu una reazione in chiave mitogenica e comunitaria alla crisi, non un suo vettore.

  • Tanita

    Come si dice da noi, “piú chiaro di cosí… mettici dell’acqua” (“Más claro echale agua”).
    Ovvero “elemental, Watson”. Facciamoci ora un percorso sulla proprietá dei grandi mass media di oggi che seppure nelle scattole cinesi delle SpA, con un po’ di pazienzia, si riesce a rintracciare e tutto diventa piú evidente e piú schifoso.