Home / ComeDonChisciotte / SE IL PROCESSO CORTO RISCHIA DI DIVENTARE UNA PRESCRIZIONE CORTA

SE IL PROCESSO CORTO RISCHIA DI DIVENTARE UNA PRESCRIZIONE CORTA

DI MASSIMO FINI
gazzettino.it/

La prima riunione operativa dell’anno il convalescente Berlusconi l’ha tenuta a Villa S. Martino col ministro della Giustizia Angiolino Alfano, rientrato in anticipo dalle ferie, e col suo avvocato e deputato, Nicolò Ghedini. Tema: il ddl sul “processo breve” ora ribattezzato “processo corto” per renderlo, riferiscono le cronache, “meno indigesto alla Lega”. A tutti piacerebbe un processo “breve” o “corto” che sia, perché significherebbe: certezza della pena per i colpevoli, assoluzione in tempi ragionevoli degli innocenti, minore durata delle carcerazioni preventive e, qualora si decidesse di ripristinarlo nella sua interezza, possibilità di garantire il segreto istruttorio e tutelare l’onorabilità delle persone coinvolte a qualsiasi titolo in un procedimento penale. Ma il “processo corto”, senza una preventiva e radicale modifica dell’intero impianto giuridico, si risolverebbe in “prescrizione corta”. Certo non sarebbe il processo, certa sarebbe l’assoluzione per tutti e non solo per i procedimenti in corso ma anche per quelli futuri (ben di più e ben di peggio quindi di un’”amnistia mascherata” ma un’”amnistia permanente”).Ciò che occorre fare è ripulire e smagrire drasticamente la nostra procedura penale. Il vizio di base del nostro Codice è che, a differenza di quelli anglosassoni che prendono dal diritto romano, è impiantato sul sistema bizantino. Il diritto romano, contadino, pragmatico, privilegiava la velocità delle procedure sulla certezza assoluta della giustizia dei verdetti.

Il diritto di Gaio e Giustiniano è invece una stupenda cattedrale gotica, fatta di pesi e contrappesi, di misure e contromisure, che pretende di eliminare l’errore. In realtà oltre ad allungare in modo abnorme le procedure non ottiene nemmeno il suo scopo: perché a distanza di anni i testimoni non ricordano o ricordano male o sono morti, le carte sono ingiallite, illeggibili o sono andate perdute, eccetera.

Il nostro Codice presenta quindi possibilità pressoché infinite di ricorsi, di controricorsi, di impugnazioni, di eccezioni di incompetenza (per territorio, materia, funzione), di ricusazioni, di revisioni, il tutto spalmato su tre gradi di giudizio dove anche l’ultimo, quello della Cassazione, attraverso il grimaldello della coerenza della motivazione col dispositivo è diventato, caso unico al mondo, un giudizio di merito. A questo impianto farraginoso che ha sempre posto dei gravi problemi di funzionalità fin dagli anni Cinquanta (ma allora, perlomeno, il numero dei reati era minore) si sono aggiunte, dopo Mani Pulite, una serie di norme cosiddette “garantiste” per trarre di impaccio tangentisti, politici, lorsignori vari (lo stesso Berlusconi è stato salvato sei volte dalla prescrizione) che hanno inzeppato ulteriormente il Codice di procedura penale rendendolo, soprattutto per i reati finanziari e contro la Pubblica Amministrazione, pressoché inservibile.

Arrivare al “processo corto” comporta quindi un lungo, e pensato, lavoro di repulisti e il problema non può essere certo risolto con un decreto legge varato in tutta fretta per sottrarre Berlusconi ai suoi processi, soprattutto da quello Mills in cui, se si sta alle motivazioni della sentenza di primo grado di condanna dell’avvocato inglese, difficilmente il cavaliere salverebbe la ghirba.
Decretare per legge il “processo corto” significa di fatto rendere inutili, ma pur sempre costosi, i procedimenti per una lunga serie di reati, anche gravi e gravissimi. Farlo perché c’è un signore che, credendosi evidentemente “più uguale” degli altri, si rifiuta di sottoporsi alle regole del Paese di cui è premier mi pare oltre che devastante un insulto all’intera cittadinanza.

Massimo Fini
Fonte: http://www.massimofini.it/

Uscito su “Il gazzettino” il 08/01/2010 08/01/2010

Pubblicato da Davide

  • glomer

    il problema è che chi gioverà di tutto ciò nn sarà soltanto il “povero” Berlusconi, con il viso “riparato”…ma tutta la casta di mafiosi, massoni, corruttori, pedofili, banchieri e chi ne ha più ne metta… interessati a questo tipo di amnistia permanente!!!! CHE SCHIFO!!!! VERGOGNA!!!
    E C’è gente che gli da anche ragione…
    Il processo breve/corto che sia va bene ma nn così…di fretta!!!!

  • Pausania

    Il sistema penale inglese è basato sul diritto romano?!?

    Ma se la common law inglese è proprio opposta al diritto romano! Il diritto “bizantino” è il diritto romano, solo che riorganizzato perché talmente complesso e stratificato da necessitare una messa a posto.

    Ma perché questi giornalisti/moralisti non tornano a fare il loro lavoro, invece che parlare di cose di cui non sanno niente?

    Dopo l’elogio del feudalesimo, ci mancava la sparata sul diritto romano.

  • Shawn

    Ah beh certo, il Corpus Iuris Civilis era un esempio di semplicità e concretezza non è vero?
    Ma per piacere, la storia lasciatela a chi di dovere.

  • nautilus55

    Scusate, signori giuristi, ci sarebbe qualcuno in grado di spiegare nel merito e con dovizia d’attributi il problema? Il Diritto anglosassone, per quel che ne sapevo, aveva diversa origine dal Romano. E’ così? Grazie.

  • AldoVincent

    Una precisazione:
    il sistema inglese è basato sulla Common Law, cioè non ha un codice scritto ma ogni giudice si riferisce a sentenze pre emesse.
    Il sistema italiano fa riferimento al codice napoleonico dove con commi e codicilli sono elencati tutti i reati possibili e immaginabili, con aggravanti e attenuanti, ecc.

    http://www.giornalismi.info/aldovincent

  • jellomolise

    forse mi sbaglio, ma da quanto ricordo il sistema anglosassone non “ci azzecca” proprio con quello romano … semmai vi sono delle analogie fra il processo anglosassone e la procedura seguita dal preator peregrinus che dirimeva le controversie fra cittadini romani e stranieri (liberi) o fra stranieri (sempre liberi) sorte a roma: tali dispute venivano risolte secondo equità.

    spero comunque che sta legge ammazza processi entri in vigore … vuoi vedere che finalmente gli italiani si incazzano e mandano a casa il signor b

  • Truman

    Mi intrometto da non esperto. Per quanto ne so il Diritto Romano è studiato sia nel mondo anglosassone che in Italia.

    Per la prima volta leggo però un’affermazione che mi appare molto vera, cioè che in Italia abbiamo preso molto dai bizantini più che dai romani.

  • Rossa_primavera

    Il fondamentale principio giuridico dell’habeas corpus,benche’ induca a pensare dal punto di vista glottologico che faccia riferimento al diritto romano,fu in realta’ codificato per la prima volta nel 1215 nella celeberrima Magna Charta Libertatum in Inghilterra durante il regno di Giovanni Senza Terra,sotto forte spinta dei Baroni inglesi per limitare in qualche modo il potere di vita e di morte che in precedenza aveva il sovrano.In sostanza tale principio costituisce una fondamentale garanzia a favore dell’imputato,sancendo che per incarcerare una persona occorrano prove ben circostanziate e che comunque l’incarcerando possa ricorrere ad un’autorita’ superiore al giudice che ha emesso il provvedimento di carcerazione perche’ tali prove siano riconsiderate.Inutile dire che tale principio costitui’ una delle piu’ grandi rivoluzioni giuridiche di tutti i tempi e apri’ lo spiraglio verso la fine dei cosiddetti monarchi assoluti il cui potere non aveva limiti e dunque tra sistemi giridici che prevedevano e non prevedevano l’habeas corpus esiste una differenza abissale anche dal punto di vista sociale,in quanto tale principio rende sicuramente la legge,almeno in linea di principio,piu’ uguale pr tutti.

  • Pausania

    Se devi commentare, fallo almeno su quello che ho scritto, non su quello che ci leggi tu.

    Non ho mai parlato della semplicità del Corpus. Ho detto che il Corpus è il diritto romano, mentre la legge inglese si conforma alla Common Law.

    Tradizionalmente si considerano diritto romano e common law come due approcci differenti.

    Fini ha scritto che il diritto penale inglese deriva dal diritto romano, mentre quello italiano da un fantomatico “diritto bizantino”. Questo travalica l’errore e diventa puro non-sense.

    Ti sconsiglierei di venire a fare le lezioni di storia antica da me.

  • Pausania

    Truman, che il diritto romano si studi anche in Inghilterra penso sia pacifico. Che il codice penale anglosassone non si basi su quello romano è un altrettanto dato di fatto, perché si basa sulla cosiddetta common law.

    La seconda affermazione di Fini dimostra un’ignoraza tale da far arrossire. Non esiste nessuna differenza tra “diritto romano” e “diritto bizantino”. Basta andare su Wikipedia e leggere (http://it.wikipedia.org/wiki/Corpus_iuris_civilis):

    Il Corpus iuris civilis o Corpus iuris Iustinianeum (528-533) è la raccolta di materiale normativo e materiale giurisprudenziale di diritto romano, voluta dall’imperatore bizantino Giustiniano I per riordinare l’ormai caotico sistema giuridico dell’impero. Tale raccolta, riscoperta e rielaborata dalla scuola bolognese nel XII secolo, è la base del diritto di molti Stati moderni.

    Quella di Fini è una sparata priva di senso, punto.

  • Shawn

    Io infatti non ho giudicato il resto del commento. Lo reputo di una chiarezza esemplare. Giudicavo solo una frase che lasciava trasparire una sua idea di “semplicità” del Corpus. E’ evidente che ho frainteso la sua frase.
    In ogni caso, il Corpus è il diritto romano solo per quanto riguarda la parte del Digesta (comunque modificata da Triboniano e da altri giuristi incaricati dall’imperatore) e del Codex (che era una raccolta di costituzioni, esulano quindi un pò dal diritto romano vero e proprio). Le Istitutiones non erano nient’altro che un manuale di diritto, mentre le Novellae raccoglievano i provvedimenti dello stesso Giustiniano. Con questa struttura, questa complessità, il Corpus Iuris Civilis è diventato il codice di leggi più immenso della storia dell’umanità. Tralasciando l’errore madornale di Fini sulla common law, direi che è vero che il nostro diritto non viene direttamente dal romano ma dal Corpus. Nella sostanza forse le due cose saranno le stesse, ma nella forma e nei metodi d’attuazione assolutamente no.
    Le faccio le mie scuse per il fraintendimento. In ogni caso, vorrei dirle che non è il solo ad essere esperto di storia antica. Cerchiamo di non darle mai le lezioni.

  • Truman

    Vale la pena di provare a chiarire:
    1) Con Diritto romano si intendono tutta una serie di leggi, le quali originariamente erano state prodotte a Roma (repubblicana e poi imperiale) e furono poi riorganizzate a Bisanzio da Giustiniano (e altri in seguito).
    2) Ha senso considerare le leggi romane prima di Giustiniano, per quanto non formassero un corpus organico. Solo che non esiste alcuna convenzione per indicare tali leggi in modo separato da quelle bizantine.
    3) Nei paesi anglosassoni il diritto romano è ben noto ed è alla base di molte leggi. Però in essi prevale la giurisprudenza sull’abbondanza dei codici, nel senso che ci sono molte meno leggi che in Italia, però nel processo hanno molta più importanza i precedenti. Insomma il Common Law non è un altro mondo, ma un altro modo di organizzare la giustizia.
    4) La frase di Fini sui codici anglosassoni che prendono dal diritto romano mi appare discutibile per come è scritta, sia perchè il Diritto romano include i bizantini, sia perchè numerose leggi (e.g. la Magna Charta) non hanno origine dal Diritto romano.

    Leggendo però Fini per trovare un senso, più che cercando rigore formale, mi appare che effettivamente il nostro Diritto (quello italiano in particolare, quello continentale in generale) abbia ereditato molto delle inutili complicazioni bizantine e poco della semplicità delle prime leggi romane. Troppo spesso in Italia il cavillo vince sulla legge.

  • Truman

    Non sempre nel mondo anglosassone hanno meno leggi che in Italia. Mi viene in mente come minimo tutta una complessa normativa di diritto fallimentare degli USA che non ha un corrispondente di pari dimensioni in Italia.