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SCEGLI IL TUO RUOLO

DI GIANLUCA FREDA
Blogghete!!

Su “ Comedonchisciotte” un lettore che si firma Tellavelde ha scritto, in risposta al mio ultimo articolo, il seguente commento. Ciò che il lettore afferma è molto stimolante e ben argomentato (oltre che ben scritto), del che lo ringrazio:

Per commentare questo scritto di Gianluca Freda prendo spunto da un’affermazione di Caterina (caterinazanivan). La seguente: «La rivoluzione non è piu’ quella che si fa scendendo in piazza a manifestare e scontrandosi, o meno, con la polizia. La rivoluzione è la comprensione da parte di ogni singolo individuo che tutto il sistema è sbagliato». Buonissimo punto di partenza, Caterina. Ma da questo punto non possiamo ancora sapere nulla circa le ragioni (gli argomenti, i pensieri, le idee) che nella testa degli individui devono essersi formate prima di arrivare alla sintesi “tutto il sistema è sbagliato”. Ed è proprio di queste ragioni che dobbiamo sapere il più possibile se vogliamo comprendere che genere di rivoluzione potremmo andare a costruire mettendoci insieme a questi individui. Sia che si tratti della “soldataglia” di cui scrive Freda, sia che si tratti di una qualche supposta “élite” di rivoluzionari novelli, sia che ci si trovi di fronte ad una forma di aggregazione fra persone mai sperimentata prima.

Nella foto: La delegazione degli studenti ricevuta da NapolitanoA mio avviso, nel secolo appena cominciato possono esistere, a questo riguardo, essenzialmente due figure di rivoluzionari: a) quelli, e sono la stragrande maggioranza, che ritengono il sistema sbagliato perché produtore di tutte le miserie e le nefandezze che connotano la catastrofe in corso: situazioni derivate, in estrema sintesi, da rapporti di forza che ci costringono a subire le condotte antisociali e criminose di alcune élite sovranazionali detentrici del potere a livello finanziario, economico e politico. Il rimedio rivoluzionario, per questo primo tipo di figure, consiste nella sostituzione (più o meno “violenta”, più o meno “domocratica”, un po’ più “dall’alto” o “dal basso”) di queste élite con un nuova leva di élite (meglio illuminate, meglio organizzate) aventi un orientamento più favorevole alle moltitudini planetarie, che blocchi il saccheggio a tempo indeterminato chiamato da ultimo “crisi” attuando una serie di misure redistributive e un utilizzo meno distruttivo delle risorse del pianeta; b) quelli, in netta minoranza per il momento, che pensano altrimenti la catastrofe in corso, al punto da imputarla non semplicemente alle condotte delle élite sovranazionali al potere, quanto alla logica stessa di funzionamento di un “sistema” che tende ormai a riprodursi “in automatico” avendo formato e legato a sé le menti degli attori sociali (tanto quelle dellé elite dominanti di cui si serve quali “esecutori” e “sicari” di una sua logica senza umane misure “a monte” e “già data”, quanto quelle delle moltitudini dominate tenute aggrappate al suo carro da illusioni di realtà quali il Progresso, lo Sviluppo, la Scienza, il Consumo, il Desiderio, la Vita-dopo-questo-schifo, ecc.). Il rimedio rivoluzionario, per questo diverso tipo di figure, non può risiedere nella sostituzione delle attuali élite al potere con nuovi e più illuminati “leaders mondiali”, bensì nell’inceppamento e nella rovina del meccanismo automatico mediante la differente formazione e il distacco delle menti dei dominati dalla sua logica di funzionamento: processi da innescare a partire: a) dall’immaginazione (quindi anche dalla dimensione dell’utopia) di una differente forma di società, di un diverso rapporto con le specie viventi e col pianeta; b) da un insieme di comportamenti conseguenti, da attuare per quanto si può da subito, che stiano fuori dal meccanismo (scambi senza denaro, risorse vitali preservate e usate da tutti, più tempo diversamente vissuto per stare insieme, ecc.). Personalmente, ritengo che solo questa seconda figura di rivoluzionario abbia oggi una qualche possibilità di proporre ed agire in modo non fittizio il cambiamento. Le figure del primo tipo, consapevolmente o meno, incarnano l’impostura. Su questo punto molti che frequentano questo ed altri siti la penseranno diversamente da me. In ogni caso, dovrebbe apparire chiaro almeno questo: la vera linea di demarcazione tra quanti pensano che “tutto il sistema è sbagliato” passa di qua. Qua c’entrano pochissimo le varie “personalità” in gioco, le “matrici” e le “incrostazioni” ereditate dalla storia passata dell’antagonismo sociale degli ultimi due secoli (tipo la cosiddetta “dialettica destra-sinistra”). Oggi, tutta la differenza nelle “azioni concrete” possibili (strategie e tattiche) delle persone implicate (facenti o meno parte di élite nel senso specificato da Freda) non può che derivare dal primitivo convincimento di ognuno/a riguardo alla natura del “sistema” sbagliato, dal suo essere figura di rivoluzionario del primo o del secondo tipo.

Tutto il resto, per quanto vitale e importante possa sembrare, davanti a questo punto affatto dirimente, assume il rilievo che può avere la cura dei sintomi della malattia rispetto alla scoperta delle sue cause. In altre parole, senza considerare il responso di questa primaria cartina di tornasole per i rivoluzionari del ventunesimo secolo, tutto il resto è come la carta da parati (wallpaper) che, come disse con inarrivabile humour Oscar Wilde nel suo letto di morte, ci sta uccidendo tutti quanti…

Vediamo allora come si colora questa cartina di tornasole quando viene immersa nella soluzione chiamata Gianluca Freda. Intanto, egli sembra voler rimuovere troppo disinvoltamente la dimensione dell’immaginazione collettiva di una diversa società dal novero delle “azioni” rivoluzionarie indispensabili per il salto al di fuori dell’esistente. Non a caso la rinomina e la ricomprende sotto categorie più docili e sfumate: “sogni e utopie”, “progettazione di un cambiamento sociale” e “pianificazione intellettuale”. Leggiamo: «Il lettore ritiene che sogni e utopie siano il motore di ogni cambiamento. Può darsi che questo sia vero per la vita individuale. Ma quando parliamo della progettazione di un cambiamento sociale, sarebbe bene che ci abituassimo a lasciare i sogni nella dimensione che ad essi appartiene di diritto: quella del dormiveglia e delle fantasie notturne». E ancora: «Date retta a un fesso: le rivoluzioni, quelle vere, sono roba per persone ben sveglie e con i piedi per terra. Soprattutto, sono roba da élite. Dove, col termine “élite”, non si intende indicare una realtà connotata sul piano della gerarchia economica o sociale, bensì su quello del pragmatismo politico e della pianificazione intellettuale».

Dunque, secondo Freda il soggetto protagonista del cambiamento rivoluzionario è senz’altro l’élite come lui la intende, ovvero l’élite depositaria unica della consapevolezza di cui è priva per definizione la “carne da cannone”. Tuttavia, il dispositivo tramite cui la cosa ci viene spiegata appare disarmante nella sua piatta semplicità: l’autore non ci dice mai ciò che a me sembra invece cruciale, ossia se nella consapevolezza dell’élite debba rientrare oppure no un’interpretazione del fondamento della società da rivoluzionare in termini diversi rispetto alla chiave di lettura dei meri rapporti di forza che essa stessa “agisce”: «L’élite pianifica, organizza, gestisce, manovra la percezione del mondo e la stessa violenza di piazza secondo modalità che sono funzionali ai suoi obiettivi; la carne da cannone è del tutto priva di capacità di decodifica dell’esistente e di schemi progettuali». La cosa resta inspiegata e avvolta nel silenzio anche più oltre, quando l’autore, con l’occhio alla situazione italiana, lamenta come le finalità perseguite dalle attuali élite di potere che hanno manipolato la “soldataglia” lo scorso 14 dicembre a Roma siano «antitetiche a ciò che ritengo essere l’interesse attuale del nostro paese, inteso nel suo insieme complessivo di pastori e di mandrie, di colonnelli e subordinati». Anche da tutto il seguito dell’articolo non arrivano lumi circa il tipo di consapevolezza del fondamento della società di cui l’élite rivoluzionaria, per definizione dell’autore “consapevole”, si farebbe portatrice. A questo punto la nebbia si fa pesante e densa, e tutto il resto dell’argomentazione, per quanto conseguente con l’assunto di partenza dell’articolo, rischia di assomigliare ad una danza di ombre agite da un equivoco di fondo: l’élite rivoluzionaria auspicata da Freda viene definita in modo spregiudicato unicamente in base a caratteristiche estrinseche funzionali alla sua sopravvivenza e al suo successo nella “guerra” col nemico (le élite attualmente dominanti), a prescindere dal tipo di pensiero in base al quale riesce o meno a raggiungere i propri scopi. Insomma: per Freda all’élite rivoluzionaria pertengono le doti della comunicazione efficace, della diplomazia, della furbizia e dell’inganno (perché, come prescrisse Sun-Tzu, «tutta la guerra è basata sull’inganno»). Non pare essere prerogativa o compito dell’élite né la comprensione dei fondamenti del vivere sociale al di fuori dei rapporti di dominio né l’immaginazione di un fondamento della società distinto da quello della società esistente che s’intende “rivoluzionare”. Insomma, l’élite rivoluzionaria pensata dall’autore fonda se stessa e la società futura a partire da se stessa. Il che, ovviamente, puzza di marcio appena lo si pensa. È, ancora una volta, un’élite autoreferente, come tutte le élite costituite da quel particolare materiale umano che è il ceto politico e sindacale d’ogni dove. Quindi, l’élite rivoluzionaria auspicata da Freda, del resto non diversamente da quella vagheggiata da Barnard, Chiesa, Massimo Fini e Pallante, non è in grado di spiegare altrimenti se stessa né possiede un’interpretazione di società in termini differenti da se stessa e dai rapporti di forza nei quali soltanto sembra vivere. Se così stanno le cose, i suoi esponenti non potranno che essere figure di rivoluzionari del primo tipo. E anche Gianluca Freda pare esserlo, per quanto rispetto ad altri possa tirare fuori una maggiore dose di lucidità e di coerenza logica nell’analisi dei processi che stanno “a valle” delle sue assunzioni di partenza. Ciò non rende meno surreale e “di plastica”, per così dire, tutta la parte finale del suo articolo, che vale la pena riportare integralmente: «Occorre dunque decidere – e decidere adesso – se desideriamo rivestire il ruolo di soldati che subiscono la rivoluzione prossima ventura o di progettisti che la pianificano e la manovrano. Rivolgo pertanto un appello a tutte le menti razionali che, ritrovatesi martedì scorso nel bel mezzo di una guerra alla cui progettazione non avevano in alcun modo contribuito, abbiano sentito “a pelle” di trovarsi nel livello sbagliato della gerarchia. Invito tutti costoro a lasciar perdere le molotov, le risse coi celerini e gli scudi di cartone e a venire dietro le tastiere, dove c’è urgente bisogno di loro. Di truppaglia mercenaria da gettare allo sbaraglio contro il nemico ne abbiamo anche troppa. Ci servono generali, strateghi, programmatori, psicologi delle masse, scrittori, articolisti, ministri della (nostra) propaganda. E’ con questi strumenti e solo con questi che si organizzano e soprattutto – come avrebbe detto con saggezza il vecchio Sun Tzu – si può provare a vincere le guerre e le rivoluzioni». Domanda: cosa mai potrebbero pensare i “soldati” di coloro che decidono di stare dalla parte dei “progettisti” che “pianificano” e “manovrano” se sapessero la piccola verità che questi ultimi hanno in testa soltanto l’idea della rivoluzione come rovesciamento dei rapporti di forza e sostituzione delle élite esistenti con l’élite nuova di cui fanno parte essi stessi, mentre la logica di funzionamento della società rimane la medesima che ha prodotto la catastrofe in corso per i “soldati” e per le loro famiglie in ogni parte del pianeta?

 

Poiché non voglio appesantire il discorso, mi limito a rispondere alle sole domande dirette che il lettore pone, evitando di prendere in considerazione, per il momento, i molti spunti interessanti offerti dalle sue riflessioni.

Darò per scontato che la discussione esuli ormai da ogni tipo di valutazione sulle manifestazioni studentesche degli ultimi giorni; le eroiche avanguardie del disagio giovanile, prostrandosi ieri davanti a Napolitano e arrivando addirittura a dichiarare “Napolitano è con noi”, hanno dimostrato definitivamente la loro miserabile pochezza e assoluta incomprensione dei fenomeni contro i quali pretenderebbero di sfogare la loro rabbia. Napolitano è l’uomo che molto più di Berlusconi e della Gelmini rappresenta la sudditanza dell’Italia verso gli USA, sudditanza che ha dolosamente prodotto lo sfascio attuale del nostro paese in tutte le sue declinazioni, compreso il disastro dell’istruzione pubblica. Se gli studenti “ribelli” non arrivano a capire neanche questo, che ingoino la riforma Gelmini e si dedichino gioiosamente alla Playstation. O meglio ancora – ammesso che ne siano in grado – allo studio dei meccanismi che presiedono ai fenomeni sociali e geopolitici, studio che potrebbe consentirgli, alla prossima occasione, di agire in maniera meno sciocca e autolesiva, di porre nel mirino obiettivi realistici e sensibili e di segnare qualche punto a proprio favore. Li preferisco, comunque, di gran lunga quando sfasciano vetrine e incendiano cassonetti che quando si fanno ritrarre in sorridenti foto ricordo al Quirinale: il loro confuso bailamme di strada è stato inutile e imbecille, ma senz’altro molto meno pericoloso e disgustoso del profondersi in sconsiderati salamelecchi dinanzi al sorvegliante capo della nostra prigione.

Venendo al commento, il lettore critica la mia ossessione maniacale per la strategia di lotta da adottare, che mi porta a trascurare pressoché del tutto ogni definizione del tipo di società che da tale lotta dovrebbe scaturire e dei nuovi rapporti su cui dovrebbe essere fondata. Per usare le sue parole, nel mio articolo non trovano cittadinanza “né la comprensione dei fondamenti del vivere sociale al di fuori dei rapporti di dominio né l’immaginazione di un fondamento della società distinto da quello della società esistente che s’intende “rivoluzionare””. Pur comprendendo benissimo le sue perplessità, mi sembra che il lettore corra un po’ troppo. Dal mio punto di vista, se una lotta deve esserci nel momento politico attuale (e il momento mi sembra perfetto), essa deve mirare innanzitutto a produrre un’emancipazione del nostro paese dalla servitù internazionale che lo strangola da quasi 70 anni e che passa attraverso il controllo esercitato sulla nostra classe politica tanto dagli organismi europei (manovrati dalla finanza statunitense e israeliana) quanto da settori dell’industria e della finanza nazionale che si sono letteralmente venduti all’occupante. La liberazione da queste catene che annullano la nostra sovranità è una precondizione, senza realizzare la quale nessun altro tipo di cambiamento sarà possibile o anche solo immaginabile. E poiché all’orizzonte non si scorge, per ora, nessuna prospettiva di affrancamento, già la sola lotta per rendere concreta questa precondizione è qualcosa che potrebbe impegnare le nostre intelligenze, le nostre risorse e i nostri sforzi per tutto l’arco delle nostre vite. Mi sembra un po’ puerile, quindi, fare castelli in aria su ciò che faremmo se vincessimo un miliardo di euro al superenalotto, quando al momento non disponiamo nemmeno dei quattro soldi per effettuare la giocata. Conviene prima di tutto scervellarci su come trovare il denaro con cui pagare il gestore della ricevitoria; soltanto dopo, quando e se avremo vinto, penseremo a progettare la quotidianità del nostro ricco e radioso avvenire.

Vero è che in realtà – come il lettore acutamente osserva nel finale del suo commento – la questione della progettazione utopistica della “società nuova” non è qualcosa che si possa dribblare semplicemente constatando il carattere abbondantemente prematuro della discussione. Il lettore scrive infatti: “cosa mai potrebbero pensare i “soldati” di coloro che decidono di stare dalla parte dei “progettisti” che “pianificano” e “manovrano” se sapessero la piccola verità che questi ultimi hanno in testa soltanto l’idea della rivoluzione come rovesciamento dei rapporti di forza e sostituzione delle élite esistenti con l’élite nuova di cui fanno parte essi stessi […]?”.

Qui si potrebbe rispondere, con un certo cinismo, che se i soldati fossero in grado di comprendere queste “piccole verità”, essi sarebbero élite e non soldati. Il che sarebbe splendido. Se davvero ogni individuo possedesse le competenze e le conoscenze necessarie per scorgere i fili da cui è manovrato – e cioè per rappresentarsi un quadro preciso della situazione politica internazionale, nonché degli strumenti di cui si servono i poteri dominanti per perseguire i loro scopi, comprendendo la complessità delle strategie in opera e le loro ricadute sugli scenari locali – , allora potremmo progettare la nostra azione su basi del tutto diverse e il nostro compito sarebbe molto più semplice. Ma è un po’ come dire che se gli uomini nascessero con le rotelle ai piedi, non ci sarebbe bisogno di costruire pattini. Purtroppo la natura e l’anatomia sono quelle che sono e ogni discorso sensato sul da farsi deve partire dall’analisi della realtà di fatto. Quale sia il livello di comprensione dei fenomeni politici che la maggioranza degli individui possiede, lo si è visto proprio in occasione delle recenti manifestazioni studentesche: risse da stadio con i celerini presentate, con gran sprezzo del ridicolo, come “lotta contro il potere”, incendi di motorini e cassonetti ad opera di cialtroni senza cervello spacciati per ribellione sociale, governi di maggiordomi scambiati per vertici del potere, esecrabili secondini come Napolitano scambiati per alleati nella lotta. Spiace dirlo, ma persone del genere possono svolgere in qualsiasi guerra soltanto il ruolo della carne da cannone; il che, sia detto per inciso, è sempre meglio che non avere alcun ruolo. Ed è sempre più conveniente per questa truppaglia essere guidata da una dirigenza che condivide al momento i loro stessi disagi sociali e i loro stessi obiettivi di medio termine, piuttosto che da élite caratterizzate da tutt’altra estrazione e tutt’altri propositi.

In questo senso, il discorso sulla progettazione utopica della società prossima ventura acquisisce una cruciale connotazione propagandistica. Occorre sì una definizione di obiettivi idealistici e massimalistici, cesellati e rifiniti con cura (possibilmente da artigiani dotati di maggiore fantasia artistica di quella su cui può contare il sottoscritto), ma nella piena consapevolezza che tale costruzione immaginifica ha lo scopo essenziale di fornire alle truppe parole d’ordine e retribuzioni motivazionali di lungo termine per condurle a realizzare il vero obiettivo di breve/medio termine, che è quello di spazzare via i dominatori atlantici e gli sguatteri che ne curano localmente gli interessi, restituendo autonomia politica e culturale al nostro paese.

Si badi bene: ciò di cui sto parlando è sì un inganno finalizzato a motivare la fanteria alla battaglia, ma un inganno molto meno cinico e molto meno “ingannevole” di quanto a prima vista potrebbe apparire. Infatti, al di là dell’universale e oggettiva convenienza di una liberazione nazionale dalla sudditanza allo straniero, va detto che le utopie rivoluzionarie, per quanto fondate su presupposti improbabili, finiscono per acquisire tangibilità man mano che se ne incrementa la diffusione nell’immaginario delle moltitudini. La realtà è immaginazione condivisa e ogni edificio fantastico, se debitamente trapiantato attraverso la propaganda nell’immaginario globale, non può che tradursi in una materializzazione, se non dell’intero impianto teorico che lo sorregge, perlomeno di ampi segmenti della sua struttura. E questo a prescindere dagli obiettivi originari dei suoi ideatori, che, come si è detto, sono solitamente di assai più breve e concreto respiro. Le idee dell’Illuminismo, propagandate in Francia dagli agenti britannici al solo scopo di destabilizzare il paese facendo leva sulle velleità di dominio delle élite borghesi locali, finirono per mutarsi in realtà politica e per monopolizzare comunque, per ampi periodi, il percorso rivoluzionario. Per quanto stravolte, rinnegate e ribaltate dagli eventi sanguinosi che scandirono il corso della Rivoluzione e ciò che ad essa seguì, tali idee rappresentano ancora oggi il punto di riferimento obbligato di ogni progettazione politica; un fantasma, forse, un monumento teorico alle buone intenzioni perennemente svilito dalla realtà dei fatti; ma pur sempre un monumento a cui nessun politico del passato o del presente, per quanto spregiudicato, ha potuto esimersi dal rendere perlomeno un omaggio formale. E questo senza contare quelle (sia pur limitate) realtà locali in cui i princìpi dell’uguaglianza, della libertà d’espressione e di stampa, ecc., hanno realmente conquistato nel corso della storia qualcosa di molto prossimo ad una reificazione effettiva.

Dunque, per quanto astratte e progettate per più prosaiche finalità, le utopie rivoluzionarie non sono mai del tutto ingannevoli una volta incorporate in un atto di risoluta rimodellazione politica. Per inciso, sarebbe dunque un bene che l’elaborazione di tali utopie, quali che esse siano, fosse appaltata ad un artigiano rigoroso, capace di scolpire un falansterio teorico in cui sia ridotta al minimo l’eventualità di divergenze tra i sogni della “truppa” e i programmi tattici degli “alti comandi”. Aggiungerò che le azioni di trasformazione dell’esistente (o rivoluzioni) sono inevitabili e incessanti. In qualunque momento cruciale della storia esiste un’élite pronta ad assumerne la guida e indirizzarle alla realizzazione dei propri interessi. Si tratta semplicemente di capire se anche noi abbiamo degli interessi e se siamo disposti a costituirci in élite per perseguirli al meglio. Ciò comporta l’assimilazione di una serie di princìpi di base che potranno apparire a molti così cinicamente spregiudicati da non meritare alcuna attenzione. Non voglio certo imporre la mia visione del problema a chicchessia, né, volendolo, avrei il potere di farlo. Possiamo sempre scegliere di essere truppa o spettatori, anziché generali, nella rivoluzione che sta già muovendo i suoi primi passi. L’importante è essere consapevoli delle conseguenze – in termini di adattamento a nuovi scenari definiti in ambienti a noi del tutto estranei – che la passività contemplativa o il limitarsi a sfogare la propria frustrazione in tumulti sterili produrranno sulle nostre vite nel prossimo futuro. Ognuno faccia le sue considerazioni e scelga il proprio ruolo secondo coscienza.

Gianluca Freda
Fonte: http://blogghete.altervista.org
Link: http://blogghete.altervista.org/joomla/index.php?option=com_content&view=article&id=659:gianluca-freda&catid=25:politica-italiana&Itemid=44#comments
24.12.2010

Pubblicato da Davide

  • caterinazanivan

    “La rivoluzione e’ la comprensione da parte di ogni singolo individuo che tutto il sistema e’ sbagliato”. Avevo scritto questo.
    Gli individui sono consapevoli, pur non conoscendo tutti i fatti storici socio-politici ed ecnomici che ci hanno portati sin qui, del loro vivere male. Tutti vorrebbero “cambiare le loro vite” ma nessuno la fa. E non lo vorrebbe fare solo chi si trova in una posizione economicamente o socialmente svantaggiata. Lo vorrebbe fare anche chi gode di una florida situazione economica. Perche’ dunque pensare che il problema che affligge noi cittadini sia solo da attribuirsi a condizioni “economiche”? Non e’ questo il vero problema. Nessuno cambia. Non lo si fa perche’ nessuno vuole fare una presa di coscenza ed ammettere che il sistema nella sua totalita’ e’ sbagliato. Che viviamo all’interno di una societa’ in cui valgono le sole regole del “dominio” e del “potere”. E che queste regole affliggono tutti.
    Da subito, appena nati si viene gettati in una societa’ che altro non e’ se non un campo di battaglia, e li tutte le nostre connessioni mentali si formano secondo la logica del piu’ forte. Ogni situazione che ci circonda, che solo vediamo o in cui vebiamo coinvolti, ci fa presto capire che o si e’ dominanti o si e’ dominati, o si esercita il potere o il potere lo si subisce. Per questo continuamente non solo noi siamo dominati ma anche per il nostro piccolo sopravvivere quotidiano non faccimo altro che esercitare i nostri piccoli poteri. Siamo anche noi quotidianamente dei dominatori. I piu’ non riescono nemmeno a vedersi nel loro agire, tanto questa logica e’ sottesa alle nostre esistenze. Pochi ne sono consapevoli e cercano di evitare quanto piu’ il sistema a cui, pero’, non si riesce mai a sfuggire completamente.

    Veniamo educati “alla guerra”. Il nostro porci verso gli altri sigolarmente, il nostro porci di gruppo verso un altro gruppo e’ sempre basato sul nostro “essere in guerra”. Il che presuppone che per non essere perdenti (=dominati) dobbiamo per forza cercare di essere vincitori (=per poter dominare). Cerchiamo per questo di vincere le nostre battaglie e la nostra guerra con tutti i mezzi che abbiamo a disposizione. Compiamo l’autoinganno di chiamare questa lotta “vita”. Confondiamo il nostro guerreggiare con il vivere, mentre dobbiamo ancora iniziare a vivere, forse solo a pensare di vivere.

    Tutta la nostra societa’ e’ basata sul pincipio di forza-potere-dominio.
    Cosi’ e’ in ogni sfera del vivere e in ogni luogo.

    Impossibile e’ oggi pensare di, come scrive Gianluca Freda “…produrre un’emancipazione del nostro pese dalla servitu’ internazionale che lo strangola da quasi 70 anni e che passa attraverso il controllo esercitato sulla nostra classe politica tanto dagli organismi europei quanto da settori dell’industria e della finanza nazionale che si sono letteralmente venduti all’occupante”.
    Tale emancipazione e’ impossibile proprio per i meccanismi di dominio in cui viviamo. Cosi’ se anche si riuscisse ad eliminare la dipendenza del nostro Stato si creerebbero presto altre dipendenze. Se anche si sotituisse chi ora c’e’ al Potere con una nuova elite, la stessa ricadrebbe sempre nello stesso gioco di “Potere”.

    La ciclicita’ dei rapporti di forza e dominio non potranno mai aver fine sino a che le persone non cambieranno. Ogni singolo individuo deve cambiare se stesso. Ecco perche’ l’unica rivoluzione possibile oggi e’ quella che avviene lentamente dentro oguno di noi. La strada piu’ veloce da percorrere per la realizazzione di questo e’ il crescere futuri cittadini responsabili. Persone che quando avranno l’eta’ dell’Universita’, e anche prima, non si faranno intimorire ed imbonire perche’ davanti a chichessia. Perche’ loro da esseri responsabili avranno sempre vissuto pensando i rapporti come collaborazione e partecipazione.

    La scuola e per questo io ho chiesto “per quale motivo vogliono andare coloro che sono scesi in piazza all’universita’?” serve solo oggi a trasmettere, imponendo ed insegnando, un rapporto di “dominio”. Ad instillare l’incapacita’ ai bambini di essere individui, ad eliminare la loro autostima e a farli sentire sempre dipendenti.

    Iniziamo con il chiudere le scuole.
    Siano le madri coraggiose e tengano i loro figli a casa.
    Siano ancora piu’ coraggiose e lo siano anche i padri e ammettano con sincerita’ perche’ ogni mattina obbligano i figli a stare rinchiusi a scuola.
    Sforziamoci tutti a far si che i cittadini di domani siano individui responsabili.

    Non cambierebbe nulla nemmeno, come scrive Ginluca Freda “Se davvero ogni individuo possedesse le competenze e le conoscenze necessarie per scorgere i fili da cui e’ manovrato…”. Non cambierebbe nulla perche’ comunque il problema non e’ il sapere i fatti e prenderne coscenza. Il problema e’ il saper e voler decidere per la propria vita, oppure il lasciare che lo facciano gli altri. La maggior parte educata al concetto di dominio non e’ nemmeno piu’ capace di esercitare la propria liberta’ e compiere delle scelte.

    Smettiamo di chiamare i giovani “ragazzi”. Consideriamoci e consideriamo gli altri adulti responsabili. Trasformiamo i nostri rapporti in modo da poter cooperare, senza piu’ sentire l’altro come “nemico”, senza considerarci piu’ “in guerra”. Iniziamo a permettere ai bambini di vivere. Senza imporgli piu’ modi e tempi, esami e verifiche. Usciamo dalla logica di un mondo in cui per forza ci deve essere un vinto e un vincitore.

    Perche’ per le nostre strade non si vedono piu’ i bambini? In che societa’ viviamo? Non e’ una questione di pericolo. Siamo noi ad instillare la paura ai bambini. perche’ con la paura saranno perfettamente dipendenti e dominati.

    La rivoluzione di oggi deve passare dal non utilizzo delle strutture del sistema. Iniziamo a non utilizzare piu’ la scuola che e’ il primo luogo in cui subiamo il dominio di chi detiene il Potere.

  • sidellaccio

    Anch’io sono grato a Tellavelde per il suo ampio, lucido e prezioso commento e ringrazio e mi complimento con Gianluca, per avercelo riportato, nonostante Tellavelde lo critichi così giustamente e pesantemente.
    Io rispetto un grande generale e filosofo come Sun Tzu, ma amo profondamente, il paradossale Lao Tzu (vedine la meravigliosa descrizione di Osho: http://www.macrolibrarsi.it/libri/__tao_2.php )
    Perciò rispetto la ragione e la uso nei problemi pratici, ma mi sembra che nei problemi infinitamente più complessi, come sono quelli interpersonali e sociali, come le rivoluzioni, sia uno strumento assolutamente insufficiente che deve essere guidato anche dalle intuizioni, i sogni, le visioni, le passioni, l’amore!
    “Non c’è peggior pazzo di chi ha perso tutto, fuorché la ragione” Gilbert Keith Chesterton.
    Comunque a me sembra che la società occidentale stia correndo verso l’autodistruzione e probabilmente solo chi ne vive fuori o ai margini, sopravvivrà. Infatti sto cercando di rifarmi una barca e tornare a navigare nel Pacifico, alla ricerca degli arcipelaghi più belli e lontani, dove forse i giovani, potrebbero sopravvivere, anche piacevolmente (io sono vecchio e con una modesta aspettativa di vita). http://www.silviodellaccio.it

  • Affus

    “”La ciclicita’ dei rapporti di forza e dominio non potranno mai aver fine sino a che le persone non cambieranno. Ogni singolo individuo deve cambiare se stesso. Ecco perche’ l’unica rivoluzione possibile oggi e’ quella che avviene lentamente dentro oguno di noi””.

    Mi spiace Caterina ma sbagli di grosso, non si tratta di fare ascesi o ritirarsi in “sacrestia” per cambaire se stessi, ma c’è un discorso pubblico , sociale , razionale , valido per tutti , da fare e non possiamo aspettare che ognuno cambi dentro. … Quello che dici è un fatto personale che riguarda l’individuo,ma noi intanto stiamo vivendo una realta di gente associata e defraudata . NOn un discorso di ascesi individuale qui bisogna fare ,ma un discorso collettivo, sociale , razionale , ispirato alla massima giustizia oggettiva . E se si vuole sfasciare , bisogna prima avere elementi validi per costruire , conoscendo l errore e prendendo coscienza bene dell’errore che viviamo prima di tutto.

  • caterinazanivan

    Io non faccio ne auspico all’ascesi. Non c’e’ gente “associata” come dici tu. Io l’ho fatto il disocrso collettivo e te lo sto dicendo:
    Chuidiamo le scuole
    e tutta la societa’ gia’ inizia a cambiare a inizieranno a cambiare i rapporti tra gli individui. Allora forse, poi, potrai parlarmi di essere asccociati.

  • Tonguessy

    Dal mio punto di vista, se una lotta deve esserci nel momento politico attuale (e il momento mi sembra perfetto), essa deve mirare innanzitutto a produrre un’emancipazione del nostro paese dalla servitù internazionale che lo strangola da quasi 70 anni

    Frase che sembra di un’ingenuità disarmante. Il modello seguito pedissequamente è quello USA. Se nel dopoguerra era il lubrificante che oliava i gangli dell’italico potere, nei decenni successivi diventa un must, un’obbligo morale nel nome del cool. Attenzione al passo, perchè se è vero che furono gli USA a lanciare tale modello, la realizzazione spetterà per molti versi ad altri. il Giappone in particolare, con tutta l’elettronica, la meccanica e l’ottica che le grandi multinazionali del sol levante porteranno nel mondo generando meraviglia e senso di appartenenza ad un presente importante perchè tecnologico.
    Giochiamocela quindi in Giappone questa frase: la distanza aiuta i ragionamenti. Come pensa Freda sia possibile “emancipare” il Giappone dall’influenza USA? Riducendo forse la produzione di prodotti elettronici, ottici e meccanici? Ma tali prodotti SONO la cifra del Giappone. Al punto di avere sostanzialmente AIUTATO il modello USA a svilupparsi verso una maggiore efficienza (leggi: maggiori introiti per le elites garantendo costi identici o minori al consumatore). Il modello Just-In-Time (JIT) ad esempio sostituisce il pesante stoccaggio con un flessibile e veloce trasporto che concorre ad aumentare la forbice settore primario- settore terziario avanzato tipico delle nostre società made in USA.
    In che senso quindi il Giappone dovrebbe sbarazzarsi del modello mutuato USA che gli permise di superare in affidabilità il Maestro, nel nome di una presunta “emancipazione”? Il Giappone E’ gli USA, in quanto le dinamiche industriali sono uniche. Oggi che stiamo abbandonando l’era industriale e stiamo entrando nell’era finanziaria (che garantisce ancora maggiori introiti alle elites, ma questa volta tagliando pesantemente i servizi resi alle popolazioni) le dinamiche sono ancora più smaccatamente uniche rispetto ai “bei tempi” delle industrie nazionali. Che, ripeto, FACEVANO E FANNO il gioco USA sempre e comunque. Il modello di sviluppo è disgraziatamente troppo omogeneo per sperare di affrancarsi da chi l’originò e lo diffuse. Bisogna invece ripensare tale modello. La borghesia al potere partorisce sempre e comunque lo stesso tipo di risultato: creazione di Mercato e sua conquista, scienza e tecnologia usate per migliorare la penetrazione mercantile e incamerare gli utili dell’operazione (denaro e potere). Guardate cos’è successo alla Cina e all’Europa del xv secolo….
    http://www.appelloalpopolo.it/?p=2330
    Una volta che il modello è stato recepito i risultati sono identici in qualsiasi parte del mondo ci si trovi. In Cina, ad esempio.

  • ottavino

    Diciamo subito che con l’approvazione della riforma Gelmini, tutto questo bailame è finito. Tornate a casa ragazzi.
    Secondariamente, per quanto concerne il tema dell’articolo, penso che basti una considerazione. E’ un problema di sensibilità. In quanto umani abbiamo tutti una sensibilità e un livello di tolleranza. E il livello della nostra tolleranza mostra chi siamo, mostra qual è il nostro concetto di realtà. Facciamo un esempio: i rifiuti. Nella nostra società siamo abituati a usare degli oggetti e a buttarli nella pattumiera. E siamo disposti ad accettare che questi “rifiuti” vengano interrati o bruciati. Dato che questo è il comportamento abituale, è facile considerarlo normale. Ma se uno avesse una sensibilità più acuta, si accorgerebbe che non c’è alcuna razionalità in questo atteggiamento. Considererebbe la cosa per quello che è: un tentativo ridicolo di sbarazzarsi di un problema che certamente si ripresenterà in modo più dirompente più tardi. Quindi quello che ci frega è quello che consideriamo normalità o “così fan tutti”, e fino a che una certa massa critica non comprende questo, niente è possibile.

  • IVANOE

    Opinioni radical chic sulla definizione di rivoluzione.
    La vera rivoluzione è quella che parte dal basso e condotta dalle persone del popolo, dei proletari che hanno studiato, semprechè come è successo in passato in tutte le altre rivoluzioni storiche i radical chic non prendano il comando dei movimenti…e allora non cambierà mai niente.

  • ario

    Bella la foto di apertura, sembra di vedere quelle dei vecchi tempi, quando i vari Alemanno, Dalema, Fini, La Russa, Veltroni ecc… “lottavano per un mondo migliore” (ognuno dalla propria parte beninteso). Saranno questi della foto i nostri prossimi governanti pieni di stipendi, pensioni, assicurazioni benefit vari pagati dai “soldati” che oggi rovesciano i cassonetti, inconsapevoli di contribuire alla carriera politica di “quelli della foto”? Io credo di si.

  • redme

    ..precisazioni:”..essa deve mirare innanzitutto a produrre un’emancipazione del nostro paese dalla servitù internazionale che lo strangola da quasi 70 anni e che passa attraverso il controllo esercitato sulla nostra classe politica tanto dagli organismi europei (manovrati dalla finanza statunitense e israeliana) quanto da settori dell’industria e della finanza nazionale che si sono letteralmente venduti all’occupante.”..la finanza e l’industria nazionale non esiste come corpo separato, essa è parte della finanza e dell’industria globale, in conflitto o in sinergia secondo i tempi,marchionne docet…il termine “soldataglia” presuppone un atteggiamento snobistico ed elitario tipico di una mentalità sommariamente “fascista”… è evidente, nell’articolo e nei commenti un senso di disorientamento tipico di chi vuol far convivere capre e cavoli…il nemico sono i padroni, nazionali o esteri il succo non cambia.

  • zanardi

    un ritratto perfetto.

  • Tonguessy

    il nemico sono i padroni, nazionali o esteri il succo non cambia.
    Esattamente!

  • ilnatta
  • dana74

    ottimo Freda.
    Ecco i rivoluzionari che credono in Napolitano e non hanno capito una cippa:

    “Vestiti da Babbo Natale con Costituzione alla mano
    In piazzale Aldo Moro i ragazzi si sono presentati con cappelli da Babbo Natale, maschere che richiamano il film “V per Vendetta”, e un “waka waka” anti Gelmini.
    In tanti, poi, hanno preso alla lettera l’invito lanciato da Marco Travaglio su il “Fatto Quotidiano” e si sono presentati Costituzione alla mano, altri con stralci degli articoli della Carta copiati su grandi cartelli.”

    tratto da:
    http://www.ilsalvagente.it/Sezione.jsp?titolo=Gli%20studenti%20da%20Napolitano,%20a%20Roma%20Tangenziale%20verso%20la%20normalit%E0&idSezione=9164

    Da bravi soldatini prendono la Costituzione come gli ha ordinato Travaglio, poi santificano quel brav’uomo di Napolitano che dichiara che le “missioni di pace” sono compatibili con l’art 11.

    “”Se c’è una materia nella quale siamo sicuri di poter dire che questo è quello che vuole la stragrande maggioranza degli italiani, al di là delle divisioni politiche, – sottolinea il presidente della Repubblica – è la materia del nostro impegno internazionale”. Un impegno che “ha come obiettivo la pace e la stabilità internazionale” e che si svolge nel “pieno rispetto dell’articolo 11 della Costituzione”.
    http://www.grr.rai.it/dl/grr/notizie/ContentItem-751071d1-81f0-4b9b-8a91-967e6d25eee0.html?refresh_ce

  • rasna-zal

    Io credo che tutti abbiano compreso la logica del tuo discorso, tra l’altro non sono nemmeno sicuro di volerlo criticare, tanto sarebbe interessante il risvolto sociale di ciò che affermi.

    Resta solo la consapevolezza che l’uomo inteso come società non riuscirà mai a compiere un atto di libertà totale così come l’hai descritto.

    I singoli che lo facessero dovrebbero vivere venendo continuamente a patti con le loro idee.

    Non ti si può negare l’essenza delle tue affermazioni: la vita che stiamo vivendo è una chimera.

    Auguri.
  • Kerkyreo

    Bravo!

  • aricreazion

    buongiorno.
    io avevo pensato, creiamo una comune di artisti e strateghi finalizzata a la propaganda di modelli fantasticamente sostenibili del Vivere comune. stando insieme si puo’ testare il modello e poi , propagandarlo all’esterno tramite raffinatissime trappole.
    perchè trappole (leggi tecniche avanzate di comunicazione): perchè l’utopia io l’ho già vissuta, ed è pieno di piccoli posti dove è realtà. armonia, sostenibilità, rispetto, incondizionatamente. e tutto cio’ che ne consegue, cioè qualità della vita inimmaginabile per l’uomo divano. insomma il Paradiso terrestre c’è, ma non ci si arriva dal telecomando.
    e ho raccontato di questi posti meravigliosi a chi mi sta intorno, in modo razionale, senza inganno o strategie. quasi nessuno abbocca e viene a vedere.
    abbocca invece chi vive queste realtà, anche per un solo giorno.

    come portare le masse a vivere fuori da la logica del profitto personale?

    con carote, piu’ colorate succose e pacificamente scoppiettanti di quelle altre carote che manovrano gli ”altri”. La guerra è sulla comunicazione. Il prodotto che vogliamo vendere noi, l’amore incondizionato per tutte le cose del creato, è gratuito, infinito, e garantito. Loro vendono merda rimodellata, tinteggiata, e aromatizzata. ma i creativi lavorano per loro, quindi i prodotti piu’ ricercati sono questi prodotti materiali di merda.

    il ruolo:
    noi siamo in due ,andremo in un paese lontano a girare un documentario che visualizzi l’utopia, perchè poi l’immaginario si crea individualmente nelle menti, e collettivamente con la condivisione di esperienze comuni, per esempio un documentario sull’insurrezione di giovani e bambini che dichiarano guerra alla guerra, la fine dei confini (il senza fine) , la fine della scuola, l’inizio della ricreazione a tempo indeterminato per tutti quelli che l’hanno voluto. cosi’ van via dalle scuole , creano piccole società semi nomadi nelle foreste, e organizzano assieme ad artisti e gente di cuore che naturalmente si unisce, una bella guerriglia pacifica artistica contro il sistema dello sfruttamento globale per l’interesse personale.

    quindi servono soggetti, idee e sceneggiatura di quale sarà il modo della transizione, e si puo’lasciare spazio all’immaginazione in quanto il tutto verrà simulato, e tutto è possibile al cinema. e nella realtà. vediamo chi partecipa, le porte sono aperte

  • GRATIS

    Sono due i punti importanti dell’articolo di Freda, assai facilmente sintetizzabili.

    1) La differenza fra ribellione e rivoluzione. Il ribelle intende sostituirsi a chi detiene il potere, il rivoluzionario intende disintegrare il sistema.

    2) La conoscenza dei meccanismi di funzionamento del potere è necessariamente limitata ad un numero ristretto di individui. Siano essi buoni o cattivi.

    Molto ben disegnato il principio alchemico del mentalismo, secondo cui tutto è mente, e la realtà percepita non è altro che la materializzazione di idee condivise.

    Non sottovaluterei le potenzialità della carne da cannone nel momento in cui “tristezza e noia” riempiranno le vite umane una volta che queste saranno prive della chance di surrogare l’esistenza col consumo

  • Kevin

    Esattamente.

  • redme

    ..sono con te…viva la legge basaglia…:-)

  • caterinazanivan

    Scrivi: “Resta solo la consapevolezza che l’uomo inteso come società non riuscirà mai a compiere un atto di libertà totale così come l’hai descritto.”
    Forse la maggioranza degli uomini, per ora, non riuscirebbe a farlo. Ma e’ inevitabile che se molti cambiano, cambia il contesto in cui si vive e tutti sono destinati a mutare il loro comportamento.

    Bisogna avere coraggio di cambiare altrimenti ci teniamo sempre il modello capitalista, con i conseguenti imperialismo e consumismo. Contro il quale riusciranno a scatenarsi soli moti di rabbia e violenza temporanei.

  • Affus

    si, ma cambiare come ? combiare dentro , se stessi ?
    dopo che siamo cambiati come organizziamo la famiglia e lo stato ?
    c’è un disocrso di una realtà oggettiva fuori di noi che tutti conosciamo che va cambiata a prescindere dalla mia catarsi o conversione personale .
    esiste il bene oggettivo , anche se io non son un convertito.

  • rasna-zal

    Sono convinto che l’atteggiamento di uno modifica l’atteggiamento dell’altro Caterina, ma io non farei questo esperimento con mia figlia.

    Il contesto non me lo permette, in questa società farei di lei una svantaggiata.

    Pensa ai vaccini, c’è parecchia informazione sugli effetti collaterali, sui metalli pesanti contenuti, ecc…, eppure la maggior parte della gente, anche con il dubbio segue i dettami del ministero della sanità.

    Toccando l’argomento istruzione, è impossibile coinvolgere mamme e papà a prendere coscenza di ciò che tu auspichi, perchè sono troppo evidenti i contro ai quali sarebbero soggetti i loro figli nell’attuale stato delle cose.

    Senza considerare che per lo Stato istruire il proprio figlio non è un dovere, ma è un obbligo per il genitore: il tribunale è sempre un buon deterrente.

    Per le famiglie quello che dici tu, sarebbe meno comprensibile di una guerra civile.

    Auguri. (per le feste)
  • rasna-zal

    Complimenti e auguri di cuore.

  • caterinazanivan

    Guarda questo non e’ un esperimento.
    E’ una realta’ per milioni di persone in tutto il mondo.
    I miei figli non vanno a scuola.
    I miei figli non sono vaccinati.
    I miei figli non guardano la televisone
    Non abbiamo una televisione.

    Non sono degli svantaggiati. Sono molto piu’ avantaggiati sul vivere rispetto ai loro simili costretti a scuola ogni giorno che sacono di li senza aver mai vissuto veramente. Mai sperimentato veramente.

    E’ sempre comodo delegare. Soprattutto per quanto iguarda i propri figli. Cosi’ le colpe ricadone sempre sugli altri.

    E’ perfettamente legale non mandare i figli a scuola.

    Cosa volete mai cambiare se non sapete nemmeno immaginare di usufruire della minima liberta’ che vi e’ data? Che cosa state qui a scrivere per che cosa?

  • caterinazanivan

    Non e’ una catarsi. E’ un rendersi conto dell’errore del modo in cui viviamo.
    La prima trasformazione d cui partire e’ il non mandare i bambini a scuola. Quello e’ il primo luogo di annientamento. Ed e’ un annientamento lungo e doloroso pe come ogggi e’ strutturata la scuola.

    Certo bisogna avere coraggio. Perche’ pochi riescono a pensare la nostra societa’ senza scuola. ma e’ un primo importante passo.

  • bardo

    La prima rivoluzione significa “voglio essere proprietario della prigione in cui mi trovo ad alloggiare”, la seconda rivoluzione significa “voglio uscire di qui”.

    Molti, moltissimi, preferisono la proprietà del ceppo cui stanno, piuttosto che la foresta, la sacra entità dove TUTTO può succedere… c’è poco da fare.

    La prima intenzione rivoluzionaria è già inserita, implementata, nella strisciante evoluzione programmata di questo sistema. Di questa prigione.

    E si verificherà, si vericherà quella cosa lì, proprio perchè già pensata in anticipo, molto bene.

    La seconda intenzione rivoluzionaria…. non verrà tollerata in nessun modo. Ti uccidono cazzo se fai davvero qualcosa che rompe l’illusione di realtà, ma non per te, che magari sei già “oltre”, ma la rompe per i tuoi simili, i tuoi vicini. Questo non può essere tollerato. In questa prigione, chi mormora tra le sbarre, nel cuore della notte, che di là c’è questa foresta incontaminata dove tutto è possibile, non va a finire bene. Questa è la mia sensazione.

  • cavalea

    Considerazioni ineccepibili che mettono in luce la forza del paradigma economico, nel determinare la sostanziale servitù dei popoli nei confronti delle elites apolidi dominanti.
    Il guaio serio è che, nella eventualità che un paese decidesse di operare una svolta verso forme economiche marcatamente autarchiche, emarginando quindi i ruoli delle suddette elites, subito si finirebbe nella lista degli stati canaglia, con le conseguenze che tutti sappiamo.

  • Affus

    no, ti sbagli, non è questione di strutture scolastiche buone o cattive o altro,ma è questione di veleno fatto passare per istruzione scolastica .
    un veleno che viene iniettato ai bambini fino all’eta adulta .
    Questo veleno culturale poi si traduce in una pedagogia inadeguata e paranoica per i ragazzi.

  • Kevin

    “Gli studenti ricevuti al Quirinale. Da sin: Alessio Branciamore, Claudio Riccio, Massimiliano Tabusi, Luca Cafagna, Marta Autore, Simone Famularo, Maurizio Plini, Giulia Collaro, Giorgio Paterna e Natascia Cirimele”. Ci vediamo tra 20 anni.

  • aricreazion

    sei con noi ma come? commenti critiche opinioni giudizi raffreddamento di acque riscaldate oppure idee nuove, costruzione di sole quando piove, confutazione del 3 x 3 =9, volare ma in nave, ricerca del chi che più ne ha e piu’ ne mette?

  • mikaela

    Scappa se puoi ,l’ atollo Nukutavake, Tuamotu, in Polinesia,un paradiso c’e’ stato un amico (uno dei tanti della ” Vela Bianca”, gente di buon cuore che approfittano dei loro viaggi per portare medicinali e tutto quello che riescono ad infilare nella stiva)in queste isole e tante altre.
    Se hai bisogno di saperne di piu’ scrivimi che ti passo la sua e- mail.
    Un grande navigatore solitario lui con il suo Moana 33. Auguri

  • sidellaccio

    Grazie e altrettanto a te!

  • sidellaccio

    Mi farebbe piacere conoscere lo skipper della “Vela Bianca”.
    Ti mando anche una mail.
    Grazie.

  • martiusmarcus

    Non entro nel merito di quel che sostengono Freda, Caterina, tellavelde, bardo: noto SOLTANTO che gli spunti di Freda, in generale molto acuti, sembrano fatti apposta per radunare altre intelligenze creative intorno a temi di grande importanza. Non è un merito da poco: l’altro effetto collaterale è quello di suscitare insulti in quelli che dell’intelligenza altrui non saprebbero che farsene, non essendo in grado di percepirla.

  • GinoAnceschi

    Freda son due settimane che sta a dire che chi manifesta (e questo sempre,non solo nelle recenti) è un agente cia-rivoluzionario colorato o nella migliore delle ipotesi un utile idiota in buona fede,allora mi è concesso pensare che lui sia un prezzolato o un utile idiota difensore dello status quo?

  • mikaela

    l’altro effetto collaterale è quello di suscitare insulti in quelli che dell’intelligenza altrui non saprebbero che farsene, non essendo in grado di percepirla.

    Parole sagge che purtroppo non ritrovo nei tuoi commenti sotto le considerazioni di Paolo Barnard in cui esprimi solo odio verso il Giornalista che attacchi continuamente sul lato personale e mai una parola sui contenuti dei suoi scritti.
    Spero tu possa ricordarti in futuro di quello che hai scritto.

  • martiusmarcus

    Comunque per quello che riguarda il confutare le sue tesi, c’è nel sito chi lo fa per me e meglio di quanto possa farlo io (amensa, per dirne uno); attacco paolo rossi forse solo per una questione di pelle (mi è antipatico) ma in realtà non lo stimo affatto come giornalista: più un autore di fiction, un imbonitore che un reporter, molto pieno di sé e vuoto di argomentazioni davvero originali; non sopporto che si faccia forte della sua anglofonia e che abbia sempre la verità in tasca. Forse è solo un poveraccio che non ha fatto la carriera che voleva fare. ma perché questa sua disgrazia ce la fa pagare a tutti noi con la sua logorroica sicumera? Ha molti fans in CDC e fuori, ma questo mi conforta nell’idea che sia un “buon” autore di fiction che si serve dell’emotività per far proseliti: nient’altro.

  • mikaela

    per quello che riguarda il confutare le sue tesi, c’è nel sito chi lo fa per me e meglio di quanto possa farlo io (amensa, per dirne uno);

    Barnard ha sempre detto di prenderlo come fonte d’informazione e ragionare con la nostra testa, lo stesso Freda (che tu dici di stimare) c’ ha scritto anche un paio di articoli.

  • daveross

    Mi unisco anche io a chi vede in questi ultimi articoli di Freda un invito a riunirsi e discuterne. Le menti ci sono. Le intenzioni pure.

  • rasna-zal

    Ok! scusa per lo scetticismo che ho dimostrato e complimenti per il coraggio con cui porti avanti le tue scelte.

    Adesso però, se non ti dispiace, puoi spiegarmi come funziona: come fai ad educare i tuoi figli, che età scolastica hanno, che programmi segui, e se uno domani volesse fare il chirurgo?

    Sono domande per le quali non immagino una risposta.


    E’ legale non mandare i figli a scuola? Lo puoi fare solo dopo i sedici (governo prodi ha aumentato la tortura di un anno), no?


    Non so, credo che la cosa debba essere organizzata in altro modo altrimenti, tu non vivi e ti occupi solo dei figli dalla A alla Z, interessante e bellissimo, come fai con il lavoro?

    Allora, forse parli di Illich, Latouche, il movimento di decrescita?

    Pace comunque. Io rispetto le tue idee, tu cerca di comprendere i miei dubbi e quelli degli altri.

    Ciao.
  • caterinazanivan

    Ci sono milioni di famiglie nel mondo che non mandano i figli a scuola e che hanno scelto l’homeschooling, in italiano chiamata educazione familiare. In America, Australia, Gran Bretagna e’ molto diffuso. In Italia e’ in via di diffusione.
    Molte universita’ americane, anche il MIT per citarne una, acettano homeschoolers. Quindi li accettano sottoponendoli al test di ammissione come ogni altro studente che proviene dalle scuole superiori.
    La legislazione e’ molto diversa da Stato a Stato e per quanto riguarda l’Italia vi e’ l’obbligatorieta’ di comunicare la scelta dell’educazione familiare alla scuola in cui ci si dovrebbe iscrivere e l’oobligo di sostenere un esame a fine anno. In molti Stati degli Stati Uniti e in molti Stati e Province del Canada (dove sto attualmente io) non vi e’ alcun obbligo. In alcuni Stati degli Stati Uniti addirittura il Governo paga le famiglie di homeschoolers affinche’ queste seguano il programma governativo.
    Le filosofie e le scuole di pensiero sono moteplici Alexander Sutherland Neill, Charlotte Manson, John Holt e altre ma anche come citi tu Illich.
    A parte i gruppi di homeschoolers cattolici che seguono solitamente un curriculum molto rigido con orari simili a quelli scolastici, gli altri si basano tutti sulla liberta’ che viene data ai bambini o ai ragazzi e nel seguire e, soprattutto incoraggiare, i loro desideri di apprendimento, l loro curiosita’ e nel rispondere alle loro domande.
    Il bambino con i suoi tempi di sviluppo/apprendimento sono il centro dell’educazione e non la scuola con i sui programmi, le sue regole, le classi e le verifiche.
    Personalmente ho due figli di 8 anni e mezzo e di sei. Il primo e’ portato verso un apprendimento dai libri, gli piace leggere e studiare dai libri, per lui le aree scientifiche sono piu’ familiari. L’altro ha un apprendimento che viene detto “unschooling” ossia fa quello che gli viene secondo i tempi suoi e predilige le aree artistiche.
    Entrambi comunque, come tutti gli homeschoolers, sono paragonati ai coetanei scolarizzati molto piu’ avanti nel “programma”.
    Grande enfansi viene data al problema della “socializzazione”. Si ritiene, sbagliando, che se non si va a scuola non si socializzi. L’essere e’ di per se un “essere sociale”. E che cosa e’, in fondo, la scoializzazione a scuola se non l’imparare a mantenere la propria poszione e a cercare di imparare a comprendere al meglio i meccanismi di “potere” che gia’ da subito vengono imposti ai bambini?
    Ti assicuro che il programma di un anno di scuola elementare, cosi’ come di qualsiasi altra scuola, non abbisogna un anno di tempo per essere studiato, appreso e praticato.
    La curiosita’ del bambino lo porta, se lasciato libero, inevitabilmente verso il desiderio di imparare.
    Tutti i bambini vogliono inoltre riuscire a fare quello che fanno e riescono a fare gli adulti. Quindi l’esempio e’ certo importante.
    Per farti un esempio pratico cose mnemoniche come imparae le regioni d’Italia o le capitali o ancora coniugare i verbi, i miei figli le hanno imparate inegli spostamenti in auto. Tutto quello che mnemonico non e’ viene appreso soprattutto dall’esperienza e dalla lettura.

    Come si organizzano le famiglie?
    Solitalmente il gran lavoro di educazione spetta alle madri. Non potrebbe essere diversamente se non come naturale prosecuzione di quegli stessi insegnamenti che vengono spontaneamenti impartati ai bambini sin dalla nascita.
    Le madri quindi o non lavorano o svolgono dei lavori in proprio che possono svolgere da casa.
    Se pensi che spesso asili nido e scuole private costano quanto uno stipendio per molti il non mandare i figli a scuola puo’ essere una scelta economicamente irrilevanete. Nel senso che le entarte rimarrebbero invariate. Per altri puo’ essere una scelta che comporta rinunce di altro tipo, ma sara’ sempre una scelta che ripaga nel tempo.

    Mi chiedo sempre questo quando passo davanti ad una scuola:
    “Siamo noi esserei umani cosi’ crudeli e falsi da costringere i nostri figli a star rinchiusi ogni giorno (alcuni dall’asilo nido) per 5/6/7 ore in una scuola dove vengono addestrati ad accetare il mondo che c’e’ ed educati secondo quello che altri vogliono?”

    Come fa una madre a non pensare di essere in grado di insenare qualche cosa ai suoi figli? Come fa un padre? Cosa serve che poi tutti sappiano fare un esercizio di algebra quando non sappiamo nemmeno essere individui civili?

    Delegare gli altri per educare i propri figli non serve se non a farli diventare da subito parte del sistema

  • martiusmarcus

    mikaela, vedo che sei una irriducibile fan di barnard. la grande maggioranza di frequentatori di CDC lo è, e non per questo CDC non va bene (lo stesso si può dire per la questione animalisti, zoo-dipendenti, vegani etc: forse sono maggioranza anche loro qui dentro, ma non importa). se Freda è un ammiratore di Barnard, qualche dubbio può venirmi su di lui, ma niente di insuperabile. ripeto: barnard è un fascinoso e ammaliante creatore di fiction e anche un buon comunicatore. ma non mi trasmette delle buone sensazioni. la sua dietrologia e il suo sapere le cose che gli altri neanche sono in grado di sospettare mi fanno capire che è una personalità fragile che si rifugia nella megalomania. la realtà, l’unica che mi interessi, è costruzione sociale comune, non è l’intuizione di un superuomomo. mi potresti obiettare che anche freda corre lo stesso rischio, e potrei darti ragione. anche lui farebbe bene a pensare di meno in solitudine e a confrontarsi di più con gente in carne ed ossa. otterrebbe grandi risultati: lo spessore intellettuale di freda è di un’altra categoria.
    Riguardo a barnard, sbaglierò, ma non mi suona bene.

  • mikaela

    se Freda è un ammiratore di Barnard, qualche dubbio può venirmi su di lui

    non ho mai detto che Freda e’ amiratore di Barnard (non ha mai scritto niente in merito ) bensi’ ho detto che anche Freda dice di ragionare con la propia testa.

    la sua dietrologia e il suo sapere le cose che gli altri neanche sono in grado di sospettare mi fanno capire che è una personalità fragile che si rifugia nella megalomania.

    La sua tendenza ad analizzare gli eventi economici e politici ricercando complotti fatti ai nostri danni apportando prove e fonti da lui consultate e’ dovuto proprio al fatto della sua profonda conoscenza della lingua inglese al fatto che si e’ interessato di questi argomenti sin dai primordi della sua carriera aprendo archivi stranieri riportando dati e dati ai tanti sconosciuti. dicendoci cose che non avremmo mai sentito in TV.(e’ proprio per questo che lo hanno isolato)Dire agli altri la verita’ nascosta non ha mai indebolito nessuno, e il fatto che tutte le miserie del mondo vanno solo a vantaggio del grande potere sono la prova che lui ha ragione.

    la realtà, l’unica che mi interessi, è costruzione sociale comune, non è l’intuizione di un superuomomo

    Anche qui torniamo alla grande preparazione del giornalista, non si tratta assolutamente d’intuizione di un superuomo ma di anni di lavoro e saper tirare le conclusioni e spiegare che cosa ci ha portato a questa realta’.

    lo spessore intellettuale di freda è di un’altra categoria.

    Se sono qui e’ proprio perche’ ho notato che il Giovane Freda (che conosco molto poco)scrive cose interessanti specialmente sulla politica Iraniana che e’ esattamente l’opposto di quello che la Tv vuole farci credere. Credo che dileggiare o elogiare quello che scrive una persono solo perche’ a pelle ti sta’ antipatico o simpatico rende i tuoi commenti alquanto maliziosi.

  • mikaela

    Basterebbe che tu leggessi sommariamente la storia della Persia, di quello che e’ successo allo Sha Mohammad Reza Pahlavi, da chi e’stato messo al trono e chi ha appoggiato la sua caduta per capire perche’ Freda non ama le manifestazioni colorate.

    Evidentemente ha capito che le manifestazioni colorate sono sponsorizzate dal grande potere che prima indeboliscono gli stati(leggi Il piu’ Grande Crimine ) e poi li rovesciano organizzando manifestazioni attraverso i loro Gatekeeper. Loro le guerre le fanno solo ai dittatori o a chi starebbe costruendo l’atomica (Guarda Iraq) ma sono solo delle miserabili scuse per appropiarsi dei beni di uno stato.

    Tutti sappiamo cosa sta’ succedendo in Iran e perche’ vogliono rovesciare il suo presidente Ahmadineyad

    Questi Criminali non potendo appropiarsi di uno stato (nel nostro caso per un Berlusconi disubidiente) fanno di tutto per rovesciare il governo attraverso l’urlo del popolo ingenuo ma ben guidato da gente che avra’ un bel tornaconto(Prodi c’ha guadagnato la presidenza del consiglio e Ciampi quella d’Italia)

  • Santos-Dumont

    Ciao, non capisco il perché del tuo stigmatizzare a priori il concetto di scuola. Esistono strutture educative di tutt’altra tendenza, per esempio Paideia [www.paideiaescuelalibre.org] o Summerhill [www.summerhillschool.co.uk]. Mi piace pensare soprattutto a Paideia, dove ogni individuo collabora anche per la manutenzione secondo le proprie capacità e in funzione dell’età. In entrambe l’educazione è ben diversa dall’indottrinamento cui siamo abituati.

  • Santos-Dumont

    Voglio rispondere alla concezione “frediana” dell’elite (avanguardia rivoluzionaria) di stampo bolscevico, com un manifesto della Machnovščina:

    « La libertà dei contadini e degli operai appartiene a loro stessi e non può subire restrizione alcuna. Tocca ai contadini e agli operai stessi agire, organizzarsi, intendersi fra di loro, in tutti i campi della loro vita, come essi stessi ritengono e desiderano (…). I machnovisti possono solo aiutarli dando loro questo o quel parere o consiglio (…). Ma non possono, e non vogliono, in nessun caso, governarli ».

    Un’elite che consiglia, orienta, ma non impone. Chimera?

  • Santos-Dumont

    Ho scritto un commento precedente senza aver letto prima questo. Dando quindi per scontata l’accettazione di proposte educative alternative (non vedo citata Paideia, ma immagino che faccia parte del novero), ci sono alcune obiezioni che mi sorgono spontanee.

    • Mi pare che l’ipotesi di educazione soltanto domestica sia piuttosto deficitaria. Può funzionare a livello elementare se il genitore che si prende cura dei figli può dedicargli una porzione significativa del suo tempo, il che equivale a non lavorare o a lavorare part-time e/o a distanza, e soprattutto se ha la capacità e le conoscenze adeguate per svolgere la funzione di “maestro”. Combinando tutti questi “se” direi che allo stato attuale solo una minoranza di genitori possiede tutti i requisiti elencati, il che si traduce in una proposta elitaria o, nel caso improbabile di un’adesione massiccia, in carenze educative generalizzate (come insegnante di matematica, non posso non notare la diffusa incompetenza in materia). Se poi applichiamo il ragionamento all’educazione di livello medio superiore, si va dalla padella alla brace… Per esempio, postulare che l’algebra sia inutile perché non se ne vede l’utilità immediata, salvo poi scoprire tardivamente i suoi impieghi nella scienza applicata.
    • Chi garantisce che il genitore abbia tutte le competenze giuste per individuare e stimolare i propri figli ad intraprendere il cammino più consono alle loro attitudini individuali? In una vita d’individuo è già difficile padroneggiare a fondo e saper trasmettere una o due discipline, figuriamoci dominarle tutte (le fondamentali) quanto basta per orientare senza lasciarsi trascinare da pregiudizi vari, desiderio di influenzare la prole, etc.
    • Non mi convince il ragionamento sulla socializzazione “a prescindere”, indipendente dal contesto. E’ vero che nella scuola tradizionale spicca la trasmissione dello spirito autoritario e lo spirito di omologazione, ma non esiste solo la scuola tradizionale. Non mi pare che, come dicono gli inglesi, buttare il bambino con l’acqua sporca ci renderà un buon servizio. La scuola ha una sua utilità anche nell’opportunità di confrontarsi con individui non appartenenti al nucleo familiare e quindi con orientamenti di vita diversi.
    • Qui in Brasile, dove vivo e lavoro, la scuola pubblica è molte volte una scappatoia da un ambiente familiare disastrato, oltre che una fonte di sostentamento. Ci sono ragazzi che vanno a scuola soprattutto per fare colazione/merenda o per permettere alla famiglia di ricevere i sussidi familiari come Borsa Famiglia, Borsa Scuola, etc, ossia il risultato dei programmi sociali di Lula. Li si obbliga a frequentare, magari non apprenderanno molto ma è già qualcosa per sottrarli all’ignoranza e ad ambienti familiari che troppo spesso non giovano al progresso individuale (eufemismo). Mi dirai: potremmo dare l’equivalente in materiale didattico e altro alle famiglie. Però osservando la fila davanti ai bar ai primi del mese, quando i padri alcolizzati scambiano i buoni o il denaro dei programmi sociali per credito in cachaça, magari già speso il mese precedente, credo che ci ripenseresti.

    Insomma, non mi pare che l’abolizione tout court della scuola sia una soluzione, secondo me crea più problemi di quelli che risolve, oltre ad obbligare uno dei genitori a una carriera di educatore a tempo integrale per la quale non necessariamente è portato.

  • GinoAnceschi

    Ripeto:state giustificando lo status quo e basta.
    Poi sarò un utile idiota o un pagato dalla C.I.A.

    La verità è che per voi sono tutti utili idioti o pagati,esclusi “voi”.

  • caterinazanivan

    Per rispondere alle tue obiezioni premetto che
    -non sono contro la “scuola” in generale e che stimo il lavoro di moltissimi insegnanti
    -considero la scuola cosi’ come e’ oggi un luogo in cui si finge di educare (lo si fa molto marginalmente) e in cui si creano degli acquirenti che da subito devono sentirsi parte di un sistema ed accetarne le regole che semplicemente si esplica nel rispondere ed eseguire ai comandi.
    -conosco e apprezzo le scuole democratiche o le sudbury schools o Paideia o altre alternative. Anche li come dico e faccio io in casa l’educazione si basa sulla “liberta'” del bambino e lo si aiuta a crescere didatticamente e socilamente seguendo il suo percorso.
    -ritengo obbligo dei genitori dedicare molto del loro tempo ai figli e ogni genitore e’ un “educatore”. Non deve quindi chiedersi se puo’ essere un educatore. Lo e’ e per i propri figli lo e’ meglio di chinque altro perche’ meglio comprende e conosce i tempi, i ritmi e le necessita’ dei suoi figli.

    E’ noto, poi, che pur essendo aumentate le ore scolastiche e gli anni di educazione “obbligatoria” le conoscenze degli allievi e la loro “cultura” generale sono di molto diminuiti.

    Socializzazione. Quella della scuola non lo e’. Chi sta a casa ha la possibilita’ non solo di partecipare alla vita della famiglia, della casa, della comunita’ in cui vive, ma anche a molte altre attivita’ con altri bambini/ragazzi sia che seguono lo stesso sistema educativo sia che siano “scolarizzati”.

    Non esiste genitore che sappia tutte le materie, ma esiste il genitore che ricerca con il bambino e studia con il bambino assecondando le sue predisposizioni e utilizzando tutte le risorse di cui dispone (altre persone, libri, musei,…).

    Solitamente per le scuole superiori il lavoro svolto dal genitore e’ piu’ marginale. I ragazzi studiano da soli. Moltissimi si iscrivono all’Universita’ e moltissimi si sono laureati.

    Non volevo dire che l’algebra non sia necessaria. Lo e’ nel momento in cui a uno serve. E quando ad un individuo serve una cosa ha tutti gli stimoli per apprenderla in minor tempo e con piacere.

    Non cambia molto se un bambino impara a leggere a 5 ani o a 9. Prima o poi impara. Non cambia molto se non tutti sappiamo quello che e’ previsto dal programma colastico. la maggior parte, in fondo, se ne dimenica gran parte poco dopo averlo studiato.,p>

    L’educazione familiare e’ un modo per divenire genitori responsabili e per crescere figli responsabili. Senza che mai vi sia qualcuno ad obbligarli a studiare.

  • mikaela

    PER UN MONDO MIGLIORE

    Ora, per arginare una macchina mostruosa di queste dimensioni e di

    questa potenza, c’è una sola strada: formarci in un esercito compatto,

    disciplinato, immensamente abile nella comunicazione, al lavoro sempre

    e ovunque, a CONTATTO CON LA GENTE COMUNE nei luoghi della gente

    comune, implacabili, pazienti, e ben finanziati, per tentare di creare un

    consenso opposto a quello oggi dominante. E’ una strada in salita,

    poiché si tratta di invitare milioni di persone a scelte impopolari, a

    rinunce, a mutazioni di stili di vita importanti, e a saper vedere però la

    convenienza finale di un mondo più in equilibrio. Per fare ciò dobbiamo

    mettere da parte le differenze che separano i gruppi che formano il

    Movimento, dobbiamo rinunciare ai nostri individualismi per un fronte

    comune, unico, compatto, disciplinato, implacabile, di attivisti al lavoro

    ovunque.

    Non c’è altra strada.

    PER UN MONDO MIGLIORE [paolobarnard.info]

  • mikaela

    Credo che tu stia parlando di una versione moderna degli Amish d’america e degli Amish canadesi.

    Avendo il massimo rispetto per questa loro scelta devi ammettere che tanti di loro si allontanano dalla famifgia per provare l’eperienza del vero mondo cioe’ quello piu’ tecnologico e consumistico, alcuni di essi ne restano abbagliati e sopravvivono mentre altri ritornano alle origini perche’ troppo impreparati per affrontare questa nuova vita.

    Tenendo presente che si tratta sempre di situazione applicabile individualmente non mi sembra possibile regredire a quel livello di vita.
    Gli Amish moderni hanno una storia piu’ che centenaria d’ occupazione di un territorio molto grande (quello degli stati uniti d’america) hanno potuto radicare li la loro fede i loro costumi e fermarsi al tempo che fu.

    Vivono d’agricoltura e dei loro prodotti.

    Per esperienza personale posso dire che ho mangiato dell’ottimo formaggio molto ricercato in Usa (solo perche’ non contiene ne additivi ne conservati dall’origine) a loro detta la modernita’ distrugge l’uomo e non hanno tutti i torti ma prima di proporre un tipo di societa’ del genere ai nostri figli di punto in bianco dovremmo scappare dalla citta'(e dove cavolo andiamo)quindi credo che il discorso di Caterina non e’ fattibile, meglio impegnare le nostre forze e cercare di convincere chi ci governa ad uscire fuori dall’Euro e poi ogniuno sara’ libero di fare la vita che vuole se gli e’ rimasto ancora qualche cosa.

    Caterina non potra mai capire i nostri problemi perche’ lei vive in uno stato a moneta sovrana dove la gente ha tanti doveri ma guardandosi intorno ha anche tantissimi diritti Uno importantissimo la sanita’ a carico dello stato che non ha niente da spartire con la nostra squattrinata e sgangherata.

    Ciao Caterina

    Ps.Volevo aggiugere che hanno il Pc e anche internet perche’ sulla confezione c’era la loro pagina web gestina da non ricordo chi ma che comunque credo che le mail degli ordini non gli vengono recapitati con il piccione.

    allego un link in inglese degli Amish
    http://en.wikipedia.org/wiki/Amish

  • caterinazanivan

    NO. Hai capito male.
    Qui sto parlando solo di homeschoolers. Famiglie che hanno optato per l’educazione familiare per i loro figli. Persone che svolgono lavori “normali” ossia comuni. Sono milioni di famiglie.
    Non sono Amish.

    Quanto a me non e’ molto che vivo qui. E, n ogni caso, vivo tra qui e l’Italia.

    Il grande problema in Italia e’ che le persone sono sempre sospettose le une delle altre e non cercano mai una forma per collaborare. nemmeno quando hanno delle cose che condividono.
    Il tuo parlare di Amish rispetto al mio parlare di homeschoolers lo dimostra.

  • mikaela

    Guarda che anche gli Amish fanno la “homeschool ” a gruppi secondo le esigenze e gli impegni dei genitori.

    Il tutto e’ accetabile visto il contesto in cui vivono.

    Quello che proponi tu (nel nostro contesto societa’di cemento ) e’ una tua scelta e ti faccio i miei migliori auguri.

    Dimmi per favore pero’dove sta’ nei tuoi discorsi la guerra al grande potere perche’ in quello che scrivi io non la vedo, anzi( il potere ha bisogno di masse di incolti per poterli sfruttare meglio) tu faresti solo il loro gioco.

  • rasna-zal

    Ooh! Finite le feste!

    Mi riallaccio alla discussione qui…


    Spero anch’io di non “aver capito male” ma, dimmi, che c’entra una scelta tutta individuale, al più familiare sull’educazione dei propri figli con gli articoli che commenti?

    Freda, Barnard, meritano proprio di essere tacciati dalle opinioni di una madre colta da divulgazione maniacale del metodo educativo usato con i propri figli?

    Perchè adesso stiamo discutendo con te, Caterina, sulle meraviglie della Homeschooling; interessante ma, dimentichiamo che siamo partiti da Freda e prima ancora da Barnard.

    Ti ho già espresso il mio compiacimento per il tuo impegno nell’ambito della tua famiglia però apparte questo tu usi questo argomento in maniera arrogante e ambigua.

    Arrogante, perchè il desiderio di vivere in un mondo migliore non è esclusiva di chi dice di essere una persona normale, con una vita ed un lavoro normale e opta per l’Homeschooling.

    Conosco persone che non hanno fatto la tua scelta ma hanno cresciuto ugualmente dei figli liberi da ogni preconcetto e intellettualmente stimolati alle aspirazioni a loro più confacenti.

    Oltre il fatto di essere impegnati nella politica del proprio paese, vivendo la loro vita in maniera sostenibile e promuovendo le loro idee presso altri con il loro stesso esempio, senza la pretesa di insegnare niente a nessuno.

    Ambigua. Questo è un momento difficile, ci prepariamo ad un periodo di vessazioni, imposizioni, tradimenti e ingiustizie che intaccheranno sempre più lo stato sociale. Ovvio che in questo frangente chi ha sempre additato le intenzioni del Potere intensifica la sua opera di divulgazione, sia esso Barnard, Freda, o i vari Chiesa, Fini, ecc.

    Dall’altra parte emergono nuovi e improbabili paladini che in maniera più o meno fumosa, più o meno condiscendente, cercano di distogliere, in ambienti “pensanti” come questo, l’attenzione dalle chiamate in forza dei suddetti, con ogni metodo.

    C’entra poco la tua polemica con l’opera che c’è dietro ogni tentativo di smuovere le coscenze della gente.

    C’entra poco la violenza “presunta” dei Freda e dei Barnard.

    La verità è che ognuno di questi ha capito l’epoca che stà vivendo e da bravo apologeta del proprio pensierio, giustamente grida più forte la sua condanna.

    Giustamente, ho detto, perchè i fatti riconoscono loro che erano nel giusto.

    “Il grande problema in Italia e’ che le persone sono sempre sospettose le une delle altre e non cercano mai una forma per collaborare. nemmeno quando hanno delle cose che condividono”


    Il grande problema in Italia e ovunque è che le persone hanno smesso di porsi delle domande e di avere dubbi, ma accettano di buon grado risposte lacunose e verità lisergiche pur di non rinunciare alla loro comoda vita di merda.

    Allora, vogliamo ancora parlare dell’istruzione migliore per i nostri figli e di quanto siamo giustamente incazzati?

  • caterinazanivan

    Ho detto che uno dei modi per cambiare la societa’, e non certo in poco tempo, e’ quella di trasformare le persone in cittadini responsabili.
    Uno dei modi migliori e’ quello di farli diventare parte integrante della vita familiare e della comunita in cui vivono. Di trasformarli da consumatori in cittadini.
    Fino a quando si accettera’ il “sistema scuola” con i suoi fini il cambiamento della societa’ sara’ impossibile. Proprio perche’ quello e’ un mezzo del “grande potere” (per citare Barnard).

    Quindi il non usare la “scuola” si pone contro il grande potere. Cosi’ come non utilizzare altri ‘sistemi” lo sarebbe altrettanto.

    Potrete riuscire ad ottenere piu’ servizi per i cittadini, piu’ risorse sociali, piu’ tutto. Ma alla fine le grandi corporazioni controlleranno tutti esattamente come prima e le persone sarrebbero le stesse di prima

    Certo i cittadini farebbero meno fatica ad arrivare a fine mese, avrebbero stipendi migliori, sarebbero piu’ tutellati nel lavoro e non solo, ma poi sarebbero sempre solo consummatori.

    Desidero chiarire che condivido quasi tutte le idee di Barnard, a parte alcune sue incoerenze e a parte il suo modo di porsi sempre contro la maggior parte dei lettori, considerandoli incapaci di capire.
    Non condivido il suo catastrofismo perche’ non serve a nulla, cosi’ come i suoi scritti economici

    Condivido i ragionamenti di Freda

    Entrambi non parlano mai di cosa in pratica si debba fare

    Quindi qui si e’ tutti a parlare di cambiare ma nessuno da delle indicazioni precise sul “cosa” fare.

    Ho risposto ai commenti che mi chiedevano spiegazioni/informazioni sull’homeschooling, pur sapendo di non essere in tema con l’articolo postato. L’ho fatto per gentilezza e perche’ penso che un dialogo positivo sia sempre la cosa migliore.

    Se voi mi dite da dove iniziare, perche’ almeno io una proposta l’ho fatta, si inizia a parlare non solo di fatti ma di fattibilita’ del cambiamento.

    Per Mikaela, tu hai iniziato un paragone con gli Amish che non aveva senso. Questo come dimostrazione del modo di porvi sempre all’attacco degli altri. Sempre tutti a parlare seguendo la logica del “dominatore”

    Quando poi si sara’ in grado di iniziare un dialogo costruttivo e qualcuno fara’ delle proposte concrete (veramente fattibili) allora passeremo dal leggere le notizie al fare qualche cosa.

    Fino ad allora auguro a tutti buona lettura” delle diverse fonti.

  • caterinazanivan

    Certo Mikaela, ma non ti accorgi che in realta’ qui barnard non dice nulla di cosa praticamente si debba iniziare a fare.

  • mikaela

    “Credo che tu stia parlando di una versione moderna degli Amish d’america e degli Amish canadesi”

    Ho detto credo ……rileggi il post.

    Comunque ripeto che gli Amish hanno espresso da secoli la loro forma di liberta’ dal potere consumistico e sono ammirevoli anche se le loro scelte sono dovute ad un fatto strettamente religioso e’ sempre una forma di ribellione, cosa che a te non e’ passato neanche per l’anticamera del cervello (argomentare) visto che sei tutta concentrata nel tuo discorso.

    E se io forse non ho capito sappi che sono il risultatro della tua battaglia.

    Da Bambina era piu’ le volte che non andavo a scuola vista la pericolosita’ del percorso che dovevo fare a piedi e il risultato e’ questo.

    Non tutti hanno la possibilita’ di avere una mamma erudita come te che puo’ insegnare alla propria figlia quindi la prossima volta ricordati di quanto e’ ignorante la Mikaela che solo grazie agli scritti di Barnard e’ riuscita a farsi coraggio e ad inserissi nel piu’ grande Forum italian con umilta’ e rispetto, dibattendo su argomenti internazionali che ha avuto modo di essere testimone oculare( avendo visto lo “sfacelo” che ha fatto il grande potere nel mondo da 30 anni a questa parete

    Tu stai predicando la regressione io invece invito tutti a studiare perche’ i pifferai e imbonitori hanno preso sopravento sulle masse solo grazie al fatto che le masse non sono andati a scuola e si sono fatti raggirare da inutili paroloni senza neanche conoscerne il significa.

    Ricordalo Caterina

    We’ve got to get in to get out.

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