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SCARFACE

GIANLUCA FREDA
blogghete.blog.dada.net

“Pensate di riuscire a prendermi? Vi servirà un fottuto esercito per prendermi!”

(Tony Montana nel finale di “Scarface” di Brian De Palma)

 

Ammetto che ho riso. Chiedo scusa ai sostenitori del politically correct, agli adepti del culto berlusconiano, agli scemi che credono di essere di fronte a un revival degli anni di piombo, a chi (giustamente) è preoccupato per le interferenze israelo-statunitensi sugli affari interni del nostro paese, ma ho riso. Non è umanamente possibile rimanere seri di fronte ad uno spettacolo del genere: un tipetto elegantemente vestito strepita per mezz’ora, serio serio, con piglio deciso e magniloquente, di lotta senza quartiere ai magistrati politicizzati, di revisione costituzionale, di intransigenza verso i traditori della patria. Dieci minuti dopo si becca un modellino del Duomo sul muso. Hai voglia a parlare di attacco proditorio, di clima politico avvelenato, di scissione del paese… come si fa a restare seri?

A mia parziale discolpa dirò comunque che l’allegria è durata poco, spenta ben presto da tristi considerazioni. La prima umana: il volto allibito e sanguinante del Presidente del Consiglio che risaliva in auto per essere accompagnato al San Raffaele portava il segno della fine di un’era, della decomposizione ineluttabile di un sogno durato quindici anni. Un sogno sciocco, forse, irrazionale, fasullo e deleterio per la società italiana; ma pur sempre un sogno che milioni di italiani hanno condiviso: quello della rinascita del paese per mano di un leader determinato, immortale e invincibile. Veder morire un sogno, per quanto puerile, non è mai un bello spettacolo. Come tutte le grandi tragedie della storia, il tramonto di Berlusconi mescola insieme comico e drammatico, farsa e tormento, in un impasto dolceamaro dal sapore indefinibile, un autunno del patriarca dalle grottesche tonalità. I toni grotteschi erano accentuati dallo sconcerto muto della folla acclamante, dalla stizza impotente del contuso, dalla litania lamentevole di quell’anonimo signore che, con fare atterrito e trepido accento del sud, correva dietro al corteo presidenziale in allontanamento gridando “Presidente siamo con te! Tieni duro!”. Pover’uomo! Vittima di una classe politica che ha saputo donargli solo emigrazione, disoccupazione, semianalfabetismo; e a quella stessa classe politica (di cui Berlusconi è a tutti gli effetti un esponente di spicco, sia pure non necessariamente il più inguardabile) egli si aggrappa con la disperazione di un naufrago che crede ancora nella clemenza delle onde. Forse solo Flaubert o Zola sarebbero riusciti a delineare un personaggio così paradossale.

La seconda considerazione che mi ha spento il sorriso attiene invece all’ormai palese strategia di destabilizzazione che la Madrepatria (chiamerò così, da adesso in poi, le potenze straniere che detengono il controllo politico-economico delle colonie europee) ha posto in essere e, da qualche mese a questa parte, intensificato per rimuovere dallo scenario politico italiano un personaggio che ha sempre considerato, e considera oggi più che mai, una palla al piede delle sue prospettive egemoniche sul nostro continente. Chiarisco: riguardo a questo episodio non mi sento particolarmente complottista. Non credo affatto che le ferite di Berlusconi siano state realizzate con Photoshop o che l’attacco sia una messinscena o che la mano di Tartaglia sia stata armata dalla CIA. Non mi risulta che la CIA abbia mai utilizzato modellini in metallo di noti capolavori architettonici per eliminare i suoi bersagli. Sarebbe un modus operandi decisamente inconsueto. Ho sentito dire che Obama sta tagliando i fondi all’intelligence, ma che siano già ridotti a sostituire i Carcano 91/38 con il lancio della paccottiglia non riesco a crederlo. Eppure la situazione politica italiana di questi giorni ha un inconfondibile gusto di deja vu. C’è la “rivoluzione democratica spontanea” del popolo oppresso che ha finalmente trovato il suo colore: il viola, un colore che in Italia porta sfiga e che nessun PR autoctono sano di mente si sarebbe mai sognato di scegliere per un movimento di protesta. C’è il balletto dei congiurati che condannano in pubblico il clima d’odio e la violenza di piazza e si preparano in privato a prendere il posto del deposto sovrano. Fini ha già annunciato ai suoi marescialli l’imminente “regime change”, affermando testualmente in una riunione: “Berlusconi è morto. Mor-to. Lo capite? A maggio non sarà questo l’assetto politico.” E se lo dice lui, buona camicia a tutti. Scommettiamo che rivedremo il “movimento viola”, com’è ormai consuetudine internazionale, a contestare la prevedibile vittoria elettorale berlusconiana delle eventuali elezioni anticipate, denunciando brogli e acclamando a furor di popolo il nuovo quisling inviato dalla Madrepatria come nunzio di una nuova primavera politica?

Soprattutto – ed è la cosa più inquietante – c’è all’opera la figura ormai canonica del “pazzo isolato” che abbatte “spontaneamente” l’odiato monarca, dando voce all’insofferenza dei dominati e realizzando così (per pura coincidenza) le mire geostrategiche dei dominanti. Ripeto, oggi non mi sento particolarmente complottista: però quando sullo scenario storico fa la sua comparsa il “pazzo isolato”, l’evoluzione della trama diventa di solito prevedibile. Fornisco qui di seguito un breve ed incompleto elenco di “pazzi isolati” del Novecento le cui mitiche gesta hanno sempre rimodellato la politica internazionale nel senso desiderato dai suoi progettisti.

Potremmo iniziare da Gaetano Bresci, “anarchico” italoamericano pazzoide, venuto direttamente da Paterson, nel New Jersey, per ammazzare a Monza il re d’Italia Umberto I, il 29 luglio 1900. La storiografia successiva evidenzierà i legami di Bresci con la Mano Nera americana (antesignana della mafia) e con Maria Sofia di Borbone, mettendo in luce l’assurdità del suo successivo “suicidio” nel penitenziario di Santo Stefano a Ventotene. Ma si tratta di ricostruzioni che restano confinate agli ambienti della storiografia specialistica e che al grande pubblico devono restare ignote.

Altro “anarchico” sparatore è Leon Czolgosz, che il 6 settembre 1901 esplose due colpi di pistola contro il presidente degli Stati Uniti William McKinley, in visita al Tempio della Musica di Buffalo, New York. Mc Kinley morirà otto giorni dopo. Durante la sua presidenza si era opposto con determinazione al sistema monetario voluto dai banchieri ebraici, primi fra tutti i Rothschild, che mirava all’istituzione di un conio illimitato di valuta, non legato al “gold standard”. La sua morte aprirà la strada al Federal Reserve Act del 1913, con cui l’emissione di moneta americana verrà affidata ad un ente privato, sotto il controllo della finanza ebraica. Leon Czolgosz verrà giustiziato sulla sedia elettrica, con straordinaria rapidità, appena un anno dopo l’attentato.

Citerò Alfredo Costa e Manuel Buiça, i due membri della Carboneria portoghese (a sua volta legata alla Massoneria internazionale) che il 1° febbraio 1908 assassinarono a Lisbona il re del Portogallo Carlo I e l’erede al trono Luigi Filippo, ponendo fine all’esperimento di lotta alla corruzione pubblica del primo ministro Joao Franco, togliendo agli inglesi ogni concorrenza sui domini coloniali in Africa e aprendo la strada alla futura dittatura salazarista. Costa e Buiça furono immediatamente giustiziati dalle guardie reali sul luogo stesso del regicidio e non poterono mai chiarire i propri legami con i poteri internazionali. 

Potremmo proseguire con Gavrilo Princip, l’uomo che sparando all’Arciduca Francesco Ferdinando d’Asburgo-Este, erede al trono di Austria-Ungheria, e a sua moglie, la contessa Sophie, rappresentò la scintilla che fece esplodere la Prima Guerra Mondiale. Anche lui era finanziato, insieme ai suoi compagni anarchici di Bosnia, dalla Mano Nera americana, una pedina in un gioco molto più grande di lui.

En passant, nominerò Herschel Feibel Grynszpan, il diciassettenne ebreo polacco che il 7 novembre 1938 sparò al segretario dell’ambasciata tedesca a Parigi, Ernst vom Rath, scatenando in Germania (almeno secondo ciò che riportano i testi di storia più diffusi) quell’ondata di rappresaglie antiebraiche conosciuta con il nome di “Notte dei Cristalli”. La versione che ci è stata raccontata è solita presentare questa insurrezione come un vero e proprio pogrom, volto a colpire ogni singolo ebreo tedesco, distruggendo luoghi di culto e attività commerciali. La realtà è assai più inquietante e complessa e meriterebbe un approfondimento a parte che prima o dopo mi deciderò a scrivere.

E Lee Harvey Oswald, il “lone gunman” accusato dell’assassinio Kennedy, altro presidente favorevole al ritorno ad una moneta stampata dal governo? Un capro espiatorio, frettolosamente tolto di mezzo da un altro sparatore solitario, Jack Ruby, anche lui legato ad ambienti mafiosi di alto livello.

L’elenco degli attentatori solitari è lungo:  fra i più noti ricordiamo Sirhan B. Sirhan, il giordano di origine palestinese accusato di aver sparato a Bob Kennedy, fratello di John, proprio quando Bob si preparava a diventare presidente, riprendendo la politica del fratello; Mehmet Alì Agca, che sparò a Giovanni Paolo II nel 1981 senza riuscire a ucciderlo, in un periodo in cui la Santa Sede era devastata dagli scandali finanziari; e Yigal Amir, il colono ebreo estremista che assassinò nel 1995 il primo ministro israeliano Yitzhak Rabin, colui che nel 1993 aveva firmato gli Accordi di Oslo e aveva stretto la mano di Arafat a Washington, aprendo la strada ad una fase di distensione con i palestinesi che i vertici del potere israeliano non potevano tollerare. 

Ora, sia lungi da me ogni intenzione di paragonare il povero Massimo Tartaglia e il suo contundente souvenir a questi ben più illustri ed efficaci predecessori. Neanche Berlusconi è esattamente JFK, se è per quello. Dico solo che la sceneggiatura storica sta assumendo, non so se per calcolo o per coincidenza, un pattern riconoscibile e collaudato. Sfilacciato, magari, deviato in farsa e usurato dalle repliche infinite e dall’inadeguatezza degli attori, ma immediatamente identificabile come il format di un programma televisivo di largo successo. Del resto non è semplice parlare di “gesto nato per caso” se è vero che il regicida, oltre al souvenir incriminato, aveva addosso anche “una bomboletta di spray urticante, una lastra in plexiglass di venti centimetri, un crocifisso in gesso lungo circa 30 centrimetri, un soprammobile in quarzo e un accendigas di grosse dimensioni”. E’ difficile spiegare falle tali nelle misure di sicurezza da permettere ad un individuo, che era stato visto pochi minuti prima inveire e bestemmiare contro il premier, di avvicinarsi indisturbato al suo bersaglio senza che nasca il blando sospetto di una distrazione premeditata. E’ infine impossibile considerare l’intensificarsi degli “avvertimenti” contro Berlusconi succedutisi negli ultimi mesi (dagli scandali sessuali alla sentenza Mondadori, dagli attacchi della stampa internazionale alla defezione degli alleati, dalla crisi familiare pilotata a mezzo stampa alle flosce “rivelazioni” di Spatuzza, dalla funestamente presaga kermesse viola di sabato scorso all’aggressione di ieri) come qualcosa di diverso da un progetto di demolizione controllata preparato con una certa cura ed attuato in vertiginoso crescendo.     

Solo che Berlusconi non vuole saperne di morire. Ha resistito e sta resistendo ad un fuoco incrociato di tale potenza che avrebbe abbattuto da un pezzo non solo un qualunque altro primo ministro di qualunque nazione del globo ma un intero battaglione di marines. Soprattutto, cosa più stupefacente, ha resistito e sta resistendo alla frana dell’illusorio sogno di benessere nazionale e di propagazione metafisica della ricchezza che lo aveva condotto al potere nel 1994. Mi ricorda Al Pacino nel finale di “Scarface” di Brian De Palma, che imbottito di pallottole dagli avversari venuti per ucciderlo sfida ogni legge fisica e medica, non crolla e resta furiosamente in piedi a sparare contro gli assalitori. Cos’è che lo tiene in piedi? E’ davvero soltanto la paura di perdere il suo impero, la cui salvezza potrebbe tranquillamente contrattare con i suoi persecutori in cambio della dipartita politica? E’ un demone interiore, come quello che impedisce a Tony Montana di lasciar spegnere i suoi fastosi progetti di dominio dinanzi alla tuonante banalità di un diluvio d’artiglieria? E’ la protezione della P2, piccola e miserabile realtà massonica poco più che locale se paragonata alla potenza di fuoco a disposizione degli immensi interessi attualmente in gioco?

Mi sono fatto un’idea.

La Storia è un fiume in piena che non arresta mai il suo corso. Può apparire immobile a chi la osserva dalla prospettiva ristretta dell’arco della sua vita, ma, appunto, non resta immobile per più di una vita, cioè per un miliardesimo dell’intervallo che il tempo impiega a batter le ciglia. I rapporti di forza economici tra le nazioni mutano di continuo, nuovi equilibri geopolitici nascono e muoiono, nuove nazioni si affacciano sul palcoscenico degli eventi stravolgendo il vecchio ordine e ribaltandone i parametri. Esistono figure umane che, a loro insaputa e indipendentemente dal giudizio politico ed etico che si può dare di loro, perfino dal raggiungimento degli obiettivi prefissi, fungono da catalizzatori del cambiamento. Re spartani tengono a bada con un pugno di uomini oceanici eserciti mediorientali; condottieri romani conquistano imperi e rimodellano a propria immagine le istituzioni repubblicane; testarde regine inglesi fanno a pezzi la flotta più potente del mondo con un’armata di piccoli e rapidi vascelli; oscuri sottotenenti francesi approntano strategie militari che rovesciano imperi e trasfigurano il volto dell’Europa. Questi piccoli o grandi uomini sono agenti del divenire storico e la Storia è profondamente indifferente alle loro qualità e ai loro vizi, alla loro onestà o corruzione, alla loro ferocia o bontà d’animo. Finché lavorano per la metamorfosi dei rapporti di forza sembrano immortali e invincibili, perché il cambiamento è la vita del genere umano e il genere umano è per definizione immortale. Non possono cadere fino a quando la trasformazione di cui sono ingranaggi non sarà stata portata a termine, consentendo al fiume di continuare a scorrere. Solo quando l’opera sarà compiuta potranno lasciarsi cadere a faccia in giù nella loro piscina di Miami e sottoporsi al giudizio dei propri simili, all’irrilevante assoluzione o all’irrilevante condanna. Per tutti coloro che lo amano (e per i molti come me che lo detestano) inizio a pensare che il nostro Scarface nazionale, con i suoi saldi legami con i guastatori dell’ordine imperiale che ci ha accompagnato lungo la seconda metà del Novecento, sia uno di questi coriacei catalizzatori. Se davvero è giunta l’ora del suo tramonto, è un’intera epoca storica che, nel bene e nel male, tramonta con lui, e un’altra ignota si affaccia all’orizzonte, con fisionomie e caratteri che al momento non ci è dato immaginare. Malediciamolo pure, contestiamolo pure, imputiamo pure a lui solo (forse un po’ ingenerosamente) tutti i disastri che l’epoca di transizione storica ha prodotto nelle nostre vite. Bersagliamolo pure con le miniature del Duomo, se la cosa diverte. Mi accontenterei che lo facessimo nella consapevolezza di non essere noi a governare e guidare la nostra mano.

Gianluca Freda
Fonte:http://blogghete.blog.dada.net/
Link:http://blogghete.blog.dada.net/archivi/2009-12-15
15.12.2009

Pubblicato da Davide

  • Banchiere

    mah, il suo scritto di per sè è una di quelle riflessioni che poco aggiungono di valido e originale: forse se davanti un bicchiere di rosso maremmano, me le avesse teatralizzate, avrei pure digerito qualcosa. ma buttarmi lì un elenco di personaggi storici più o meno chiaccherati per giustificare ingerenze di attori stranieri su scene nazionali, per arrivare a tartaglia: beh, i corsi di storia delle relazioni internazionali sono pubblici. uniti a letture alternative, ma parlo di roba seria, aiuterà a rischiarare il suo quadro.
    Bresci non si tocca. Bresci non si tocca.

  • Santos-Dumont

    “Bresci non si tocca”…
    E’ tipico dei comunisti (come Freda) voler sempre sminuire la “concorrenza” anarchica. O la rivoluzione si fa con l’avanguardia rivoluzionaria decisa da loro, o non si fa affatto, al bando la rivoluzione sociale… Il che la dice lunga sui loro intenti e sulla loro smania di controllo sugli altri.
    Tra i più subdoli avversari dell’anarchia si collocano a buon diritto sia le democrazie liberali che i comunismi di stampo marxista. Ciascuno di loro, a modo proprio, respinge con qualsiasi mezzo l’ideale anarchico di individuo reponsabile e non eterodiretto, in genere tacciando di “immaturità” chi se ne rende fautore. E’ paradossale quanto emblematico che proprio l’ultimo imperatore del Brasile abbia deciso di donare della terra ai fondatori della comunità Cecilia nel Paranà, mentre siano poi stati i novelli repubblicani-massoni seguaci di Comte a mettere i bastoni fra le ruote quel tanto che bastasse per decretare la fine dell’esperimento sociale di Rossi a Palmeira… (http://ita.anarchopedia.org/La_Cecilia)

  • brunotto588

    Oooohhh, vivaddio qualcuno che riesce a fare 2+2 …

  • neutrino

    Bellissimo post! Complimenti.
    Credo che il fatto che Tartaglia sia riuscito così facilmente ad avvicinarsi a Berlusconi, nonostante le misure di sicurezza che, sono certo, saranno state imponenti (anche se in gran parte invisibili), abbia fatto gelare il sangue a quest’ultimo.

  • redme

    …ma non era lui che, alla vigilia della sua “discesa in campo”, si dichiarava estimatore di Erasmo e del suo “elogio della follia”?…..ipse dixit!….

  • Jack-Ben

    Ottimo articolo complimenti veramente ……

  • mazzi

    Eddagli col complotto! Ma ormai sta bufala non se la sono bevuta tutti?————————— Riassumendo, uno psicopatico a cui sta sulle palle il nano (che strano, non sta sulle palle a nessuno) gli tira una statuetta e si finisce a Kennedy – stessa cosa. ———————–Quarto passo nel delirio.

  • 1sasso

    Freda tu mi stai simpatico ma a volte dici delle stronzate…
    in merito alla tua prima considerazione, se si verificasse cio che tu auspichi ,cioè che Berlusconi cada, ti invito a riservarla x desrcrivere le tragedie della storia quando i vari fini casini bersani travaglio e giudici dirigeranno le noste vite….

  • redme

    stupenda poi la spiegazione della vicenda mckinley…come se non fosse stato l’invasore di cuba e il precursore della “dottrina monroe” che considerava il sudamerica come “giardino di casa”…..

  • RobertoG

    Pure il ministero della difesa si sono venduti. E i poteri forti vorrebbero fargli la pelle? Freda riprenditi.

  • Tetris1917

    Anteo Zamboni

  • PIEROROLLA
  • maumau1

    finalmente qualcuno che si accorge di come la mano yankee,magari adattata,,rimaneggiata sfilacciata..è sempre li..

    e qualche idiota continua a pensare che sia una bufala di Berlusconi
    ma per costoro non potrebbe essere previsto un reato di idiozia contagiosa e quindi isolarli in quarantena..sono pericolosi per la salute pubblica,potrebbero diventare tutti stupidi in pochi giorni…

    psicolabili,anarchici,pazzoidi,disoccupati depressi..un lungo elenco lungo circa 2secoli che segnala storia dei grandi conflitti,di lotte fratricide per il potere e per il dominio…e tutte queste lotte hanno lo stesso punto di svolta ,il solito psicolabile pazzoide o anarcaoide..
    e dopo due secoli alcuuni fanno finta di non vederlo perchè attivisti o perchè pagati per disinformare ,presenti su facebool twiitter ma sparsi un pò ovunque ,altri proprio afflitti da idiozia cronica,non ci arrivano..

    altri si sono fatti ingannare la visita di Fini ma pure la telefonata di Obama..solo fumo negli occhi,infatti Fini appena tornato in parlamento bastona la maggioranza che ha chiesto la fiducia,bastona il pdl perchè reo di continuare al alzare i toni e cerca di fare definitivamente le scarpe a Berlusconi sul letto d’ospedale mostrando definitivamente il suo vero volto..sa che ora Berlusconi è debole ora deve colpirlo il maniera vigliacca appena si rimette sarà più difficile..

    ciao

  • Tonguessy

    La pista anarchica porta sempre bene alle elites. Ok, Tartaglia non è ANCORA anarchico…..fa differenza?
    Dall’analisi di Freda una cosa si nota: qualunque siano le motivazioni dell’attentatore le vittime eccellenti hanno padrini sufficientemente sgamati per far tornare l’attentato un bene per loro.
    Intelligenza loro o stupidità nostra? Massmediaticità alla Goebbels?

  • Tetris1917

    Vediamo: Berlusconi deve essere fatto fuori, perche’ non e’ piu’ controllabile e non da piu’ garanzie serie; per cui i poteri forti (quelli indicati da Barnard Paolo) si sono coalizzati e hanno deciso, di creare le condizioni adatte per farlo fuori prima con pettegolezzi e processi di mafia vari, ma siccome e’ un osso duro, hanno prezzolato uno che e’ stato definito “pazzo, demente, instabile, malato di testa ecc….” e lo hanno dotato di duomo di pietra, scagliato contro l’obiettivo. Questo e’ quello che molti, tentano di far passare, anche indirettamente con articoli come questi che adducono, per esempio, a Gaetano Bresci (che uccise il Re per vendicare i morti fatti da Bova Beccaris nel 1898, nella piazza di Milano per il caro pane!) le manovre della mano nera.
    Una sola domanda veloce veloce: a chi giova all’estero un’istabilita’ cosi’ alta dell’Italia, visto che in questi frangenti economici, quello che e’ importantissimo e’ la stabilita’ e/o la tenuta sociale e politica, almeno secondo i manovratori classici?
    Spero in risposte, non in deliri. Si astenga la Signora degli oroscopi

  • mazzi

    MAUMAU, meno male che ci sei tu… tu sai, tu capisci, tu sei addentro.——————- Io, nonostante la gran voglia e il bisogno costante di ristabilire un certo grado di sanita’ in questo microuniverso Italia, sono riuscito – a denti stretti – a non darti dell’idiota. —————— Una cosa che tra l’altro non ha molto senso, perche’ gli idioti – beati loro – non si rendono conto di essere tali, quindi evito.———————–Tuttavia, ci sono varie forme di idiozia, e la piu’ pericolosa e’ quella di pensare di avere scoperto una grande verita’ e di volerne rimanere attaccati come la merda a una coperta di lana. Ci sono poi quelli che per un bel complotto farebbero carte false, non importa da che parte viene, basta che sia un complotto————————- E allora dimmi, tu che sai, tu che sei dentro e probabilmente prnzi un giorno si e uno no coi vertici dei servizi nazionali e internazionali, perche’ il tizio del consiglio dovrebbe stare sulle palle a certa gente? Da quando e’ al governo, incluso il precedente mandato, ha mai smesso di tuonare contro comunisti e sinistra in generale? Ha mai richiamato i nostri soldati dalle zone di guerra? Ha messo in dubbio o rivisto anche uno degli accordi NATO? Non si e’ forse sempre precipitato a Washington con tanto di lingua penzoloni? Ha mai dato lo sfratto a una, dico una delle cento e passa basi militari sul territorio nazionale? Da bravo vassallo, ha mai puntato i piedi o si e’ mai pronunciato con parole ardite quando ce n’era ampio spazio come nel caso Sgrena Calipari? E mi fermo qui ma potrei andare avanti per un altro quarto d’ora.———————— Io non credo che tutto sommato tu sia un idiota, benche’ la teoria del nano martire e paladino della patria sembrerebbe confermare l’ipotesi, credo che tu e accoliti (siete in tanti a martellarceli da un po’ di tempo) stiate recitando un copione.

  • mazzi

    A proposito di copioni, vabbe’ che Goebbels ha detto che non c’e’ come ripetere la stessa bufala in continuazione per far si che ci credano tutti, ma cazzo! non potreste, tu e accoliti, fare qualche piccola variazione? ——- E’ come vedere lo stesso film un po’ cretino una quarantina di volte.

  • SILVIO54

    Solo una ulteriore precisazione: anche Gavrilo Prinzip era ebreo.

  • clausneghe

    Veramente un bellissimo scritto, un Freda efficacissimo, devo dire.
    E’ vero, siamo alla vigilia di cambiamenti epocali e questa pantomina del RE leso ne è il segnale.
    Tutti gli attori ai loro posti, si va a cominciare.
    Noi spettatori ne vedremo delle belle, financo potremmo essere trascinati nostro malgrado sul palco- teatro.

  • Carmignano

    Scusa…. ma non ti sentivi poco complottista? Mi sembra di aver capito che ti “sei fatto un’idea” di complotto. O no? Comunque scrivi molto bene…. Però!!! Bravo!!!! Invece secondo me la sicurezza non ha funzionato perchè ormai le guardie del corpo si sono così berlusconizzate che anche loro sono convinte che il premier ha 80% dei consensi e quindi mica ci sarà uno li intorno che fa parte del 20% ? 😉 Ciao!

  • stab_rockers

    No, effettivamente non ha mai “pubblicamente” contraddetto il vero padrone di casa, però sai, il fatto che a parole (e cavandosela con qualche soldatuccio a fare da carne da cannone) Berlusconi sia più americano dello Zio Tom, non cambia la realtà. Il nano fa affari (o vorrebbe farli) con la gente sbagliata che indossa il colbacco. E non per ideologia, ma perchè Berlusconi è un opportunista senza alcun ideale… non gli frega un emerito dei comunisti, se i suddetti gli permettono di fare affari. Ti lancio un indizio: gasdotto? Ciao

  • stab_rockers

    Dio mio Freda, se anche un solo giornalista nel mainstrem media avesse l’1% del tuo acume (e onestà intellettuale, ovviamente), potrei fare a meno di CDC e del tuo blog. Complimenti. Unica pecca: posta di più!!!!

  • biancospino

    Non solo ho sorriso del “fattaccio”, come finalmente il primo improbabile ribaltamento della realtà tentato, ma oramai resco a “INCAPEZZONIRMI” quando vedo i ” militanti della libertà” cotinuare verballmente nell’ immolarsi, caracollarsii indefessamente qualunque cosa accada, ognuno nel suo, al disegno politico rigenerativo promesso, all’esclusivo beneficio derivante da quel modo un pò “diverso” di agire e raccontarsi di aver agito.
    Non necessitano complotti extranazionali quando non si ha fretta di aspettare la naturale conseguenza di un siffatto volere, quindi “CAPEZZONEAMENTE “mi appresto persuaso a raccogliere la mia parte di sfacelo, aspetando che coloro cui giova la manfrina liquidino gli ultimi devoti. Cosi sia.

  • RobertoG

    Gli accordi sul gasdotto li ha stipulati l’ENI. Se gli yankee erano arrabbiati avrebbero dovuto prendersela con Scaroni. Come ben sai sono gli affari che governano la politica e non viceversa, infatti gli accordi sul South Stream sono iniziati con Prodi e Berlusconi è andato a ruota. Ciao.

  • Bonaventura

    Questo è veramente l’articolo più intelligente che sia stato scritto finora sull’attentato a Berlusconi! È impossibile infatti capire la vera portata di un avvenimento politico se non lo si inquadra esattamente nel contesto in cui esso avviene. Il “clima di odio” che si è creato nel Paese e lo scontro violento tra maggioranza e opposizione più che il contesto sono il pretesto dell’attentato a Berlusconi oltre naturalmente a costituire l’argomento propagandistico migliore di chi vuole sfruttare l’attentato a fini politici. Il vero contesto è che nel 2009 Berlusconi ha perso definitivamente ogni appoggio internazionale sia in Europa che negli USA e che appartiene ormai al passato. Immerso com’è nelle sue manie di onnipotenza il nostro Presidente del Consiglio sembra non essersi ancora accorto che il suo tempo è trascorso, scaduto, come titolava l’Espresso della settimana scorsa. E come lui non se ne accorgono i suoi elettori – reclutati in gran parte di quel 40% di semianalfabeti presenti tra i nostri concittadini – e i suoi alleati politici, primi fra tutti i leghisti il cui quoziente intellettivo, come si sa, supera raramente i 60 punti. Forse Tartaglia è stato solo un avvertimento, l’ultimo avvertimento a Berlusconi a ritirarsi e a lasciare una volta per tutte la scena politica italiana. Il secondo “pazzo” si era già messo in cammino e si era introdotto nel pieno della notte nel San Raffaele per andare a “salutare” il suo Presidente…
    Ciò che nell’articolo mi convince meno sono gli esempi di attentati politici riportati nell’articolo. Alcuni,come l’attentato a John F. Kennedy, non hanno secondo me assolutamente niente in comune con il gesto “folle” di Tartaglia. I fatti di domenica scorsa a Milano mi ricordano piuttosto gli attentati del 1990 in Germania. Per chi non lo sapesse o lo avesse dimenticato: nel 1990 si tennero in Germania le prime elezioni politiche dalla riunificazione del Paese a cui poterono partecipare tutti i cittadini tedeschi dell’ovest e dell’est. Detta in parole povere, la posta in gioco alle elezioni di allora erano gli immensi profitti che sarebbero derivati dalla privatizzazione di un intero Paese (a distanza di vent’anni si dovrebbe dire più esattamente il saccheggio, dato che oggi i cittadini dell’ex DDR possiedono solo il 3% dell’intero patrimonio nazionale di quella che era la Germania orientale: terreni, edifici, fabbriche etc.) -. Il candidato dell’opposizione Oskar Lafontaine del partito socialdemocratico (SPD) e Wolfgang Schäuble, il più temibile rivale dell’allora cancelliere Helmut Kohl all’interno del suo stesso partito, la CDU, furono tutti e due vittime di un attentato: Lafontaine nell’aprile del 1990 e Schäuble nell’ottobre seguente. Le elezioni si tennero in dicembre. In entrambi i casi gli attentatori vennero presentati all’opinione pubblica come “pazzi che avevano agito da soli”. L’attentatrice di Lafontaine, Adelheid Streidel, aveva partecipato a un comizio elettorale e dopo il comizio si era avvicinata al leader dell’opposizione per porgergli un mazzo di fiori nel quale teneva nascosto un grosso coltello da cucina con il quale poi colpì il politico. Particolarmente interessante in questa vicenda è che nell’attentato a Lafontaine sembra fosse coinvolto anche un golpista italiano, uno di quegli agenti di servizi perennemente deviati. Il Corriere della Sera del 2.03.1994 scriveva: “[Ambrogio] Tagliente (!) sarebbe coinvolto nell’ attentato al deputato socialdemocratico tedesco La Fontaine: avrebbe affittato l’appartamento utilizzato dalla donna che lo accoltellò.” (http://archiviostorico.corriere.it/1994/marzo/02/tecnologie_nucleari_contro_Saxa_Rubra_co_0_9403029827.shtml). Si fa in fretta a dire “sono solo dei pazzi!” o “siete i soliti complottisti!”…
    Chissà se Berlusconi – che continua tragicamente a considerarsi “l’uomo più intelligente della terra” (non è solo una barzelletta. Lui ne è convinto veramente!) – capirà l’avvertimento e si ritirerà finalmente a vita privata nella sua villa alle Bahamas? Quando entrano in azione i “pazzi” è davvero finito il tempo degli scherzi e delle barzellette! Ma forse per il “più grande politico italiano degli ultimi 150 anni” è ormai già troppo tardi…

  • Biribissi

    Io l’articolo lo trovo lacunoso e campato in aria..il clima che si è venuto a creare si deve individuare per piani diversi, qui si fa un gran pappone tirando dentro qualsiasi attentato ci si ricordi..c’è un clima creato dall’esterno da poteri forti che riguardano con molta probabilità gli accordi rivolti a “est” e non a “ovest”..c’è una protesta popolare che riguarda la persona del premier e i suoi rapporti con giustizia parlamento istituzioni in genere di garanzia costituzione, c’è la più forte crisi economica degli ultimi 100 anni, c’è una enorme crisi di rappresentanza politica, c’è disagio sociale e distaccamento dalla realtà..etc..tutto colpa degli us-isreliani??o dei massoni??io non riesco a convincermene..

  • MadMax

    In questo link c’è la vera storia dell’aggressione

    http://www.quai.no/a.jpg

  • Bonaventura

    Che l’attentato di domenica scorsa a Berlusconi sia stato un “avvertimento” lo si può solo ipotizzare. Se Tartaglia, che – come si è venuto a sapere nei giorni scorsi – era un appassionato giocatore di pallanuoto, avesse centrato la sua vittima un po’ più in alto a quest’ora Berlusconi non sarebbe nella sua casa di Arcore a curarsi le ferite ma all’obitorio. Il gesto di Tartaglia potrebbe quindi essere anche stato un vero e proprio attentato fallito. Un’altra ipotesi, purtroppo. Se ci fossero però degli elementi concreti che provassero queste ipotesi, tali elementi sarebbero delle prove e le ipotesi diventerebbero dei fatti difficilmente confutabili.
    Per il momento ci dobbiamo dunque accontentare solo dei pochi indizi che abbiamo a disposizione:
    – Due mesi fa i servizi segreti hanno messo in guardia Berlusconi dal rischio di venire aggredito da un pazzo. La loro profezia si è avverata domenica scorsa. Sarebbe ora interessante sapere su quali elementi concreti si basava l’allarme dei servizi segreti. I servizi dispongono di sofisticati sistemi di analisi del “clima” del Paese in grado di fornire valutazioni attendibili del livello di rischio “pazzi” o hanno svolto un’inchiesta tra qualche psicolabile di loro conoscenza? Come hanno fatto? Possibile che in tutt’Italia non ci sia un giornalista che ponga una simile domanda?
    РUn testimone afferma di aver visto un complice passare qualcosa a Tartaglia un attimo prima che questi tirasse la miniatura del Duomo di Milano contro Berlusconi. Perch̩ la sua testimonianza non ̬ giudicata attendibile?
    – La scorta di circa 30 uomini incaricati di proteggere il Presidente del Consiglio ha fallito miseramente. È solo una questione di incompetenza?
    – Tartaglia ha avuto tutto il tempo necessario per prendere la mira. Una cosa che mi pare nessuno abbia notato o messo in rilievo è che l’attentatore si trovava vicino a una telecamera che aveva un riflettore acceso puntato su Berlusconi. La telecamera non solo illuminava il “bersaglio”, ma impediva anche di riconoscere esattamente cosa tenesse in mano quel braccio alzato che ondeggiava a destra e a sinistra. Sarebbe potuta essere una fotocamera. Molti infatti stavano fotografando in quel momento. “Perché gli uomini della scorta non hanno guardato verso l’alto?” si è chiesto Santoro ad Annozero. Perché probabilmente sarebbero stati abbagliati dalla luce del riflettore. Tartaglia sarà pure uno squilibrato, ma , andandosi a piazzare accanto a una telecamera, ha dimostrato di non essere poi così stupido.
    РPerch̩ Tartaglia, tra tutti gli oggetti contundenti che avrebbe potuto tirare a Berlusconi, ha scelto proprio una miniatura del Duomo che ha naturalmente anche un evidente significato simbolico?
    – Due giorni dopo l’attentato un secondo malato mentale era riuscito a introdursi di notte nell’ospedale San Raffaele. Sapeva a quanto pare che dal garage sotterraneo poteva accedere indisturbato ai piani superiori dell’ospedale e che il Presidente del Consiglio, che lui voleva “salutare” nel pieno della notte, era ricoverato al settimo piano. Come poteva saperlo?
    Non è molto, lo ammetto, ma per il momento mi pare che non abbiamo altri elementi a disposizione.

    I giornalisti nel raccontarci la loro verità devono attenersi ai “fatti”, benché spesso per fatti si considerino anche i risultati di indagini di polizia che nessuno può verificare. Chi mi assicura che la polizia svolga sempre le sue indagini onestamente? Anche la verità giudiziaria di una sentenza pronunciata in tribunale non è meno problematica. Noi però non siamo giornalisti e nel cercare di capire ciò che accade siamo costretti a interpretarlo e spiegarlo utilizzando le conoscenze di cui disponiamo. Possiamo riflettere sul contesto generale in cui si verifica un particolare avvenimento, evidenziarne le possibili cause e immaginarne le probabili conseguenze, stabilire dei collegamenti con fatti simili già accaduti in passato e indicare le eventuali contraddizioni presenti nella versione ufficiale diffusa dai media. Nella nostra ricerca della verità rischiamo in ogni momento di sbagliarci e le nostre ipotesi rimarranno sempre solo delle ipotesi più o meno probabili. Ma non abbiamo altra scelta.

    …mi è venuto in mente un altro attentato recente compiuto da uno squilibrato: nel 2003 Anna Lindh è stata uccisa in Svezia pochi giorni prima del referendum popolare sull’introduzione dell’euro.
    cfr. http://www.thetruthseeker.co.uk/print.asp?ID=1120
    “Non avevo dormito per tre o quattro notti. Ero disperato e non sapevo cosa fare. All’improvviso sentii quelle voci che mi parlavano. Non potei resistere ad esse. Mi dicevano: và lì e colpisci!” (Mijailo Mijailovic, l’assassino di Anna Lindh)