Sangiuliano, non è tanto lo sfondone quanto l’arroganza

Sangiuliano, non è tanto lo sfondone quanto l’arroganza

Di Paolo Ercolani

Non è tanto il fatto che Gennaro Sangiuliano sia assurto alla poltrona di ministro e per questo lautamente pagato con i soldi delle tasse di tutti noi. Né che sia approdato specificamente al ruolo di ministro della Cultura, salvo esibirsi a fasi alterne in terribili sfondoni proprio sulla cultura generale (l’ultimo, di pochissimi giorni fa, è quello in cui se n’è uscito sostenendo che Cristoforo Colombo avrebbe compiuto il celebre viaggio del 1492 sulla scorta delle tesi di Galilei, che però sfortunatamente era nato 72 anni dopo). Il vero fatto, grave ed eloquente rispetto alla situazione di un paese allo sfascio non solo culturale, è piuttosto un altro. Cioè che il ministro Sangiuliano si avventuri con arroganza, prima ancora che incoscienza, in fantasiose ricostruzioni storico-culturali che mai connoterebbero il comportamento di una persona ispirata dal buon senso e dalla prudenza.

Sì, io non credo si tratti tanto e soltanto di ignoranza crassa, peraltro in perfetta sintonia con buona parte di quello che è il panorama non solo dell’attuale governo, ma del paese tutto. Piuttosto comincio a pensare che ci troviamo di fronte all’incoscienza arrogante di chi sa che ormai, nel contesto desolante in cui navighiamo (a svista!), spararla grossa risulta sempre vincente. Se il merito e la competenza non sono mai stati valorizzati nel nostro paese affetto da troppe famiglie e consorterie, oggigiorno siamo giunti al paradosso opposto: quanto più non sai, non hai competenze, risulti incapace o perfino in posizione dubbia rispetto alla legalità, tanto più hai speranze di ottenere visibilità, successo, poltrone e prebende. Ad appoggiarti è il sistema nel suo insieme.

Quello politico, che ti candida e ti sostiene fino a quando proprio non venga fuori lo sterco più evidente e irrimediabile; quello mediatico, che ormai è drogato di click e audience a ogni costo, per cui ben vengano ciarlatani, buffoni improbabili e gaffeur di ogni tipo da innalzare al sacro altare della visibilità, che mai come oggi è sinonimo di influenza e profitto. Quello dello spettacolo, in cui sempre più assistiamo allo scempio del buon gusto, della creatività e del talento, per esempio attraverso la magnificazione di artisti canori che non sanno né cantare né suonare (penso a Geolier e Big Mama, fra la lunghissima lista, tanto per non fare nomi), ma che per strani giri del contesto spettacolare impazzito assurgono a figure di riferimento irrinunciabili dell’avanguardia artistica (per non parlare del fenomeno Fedez, di cui ho già scritto, divenuto eroe del politicamente corretto salvo concedersi svariate scorrettezze a livello etico, al limite della legalità. Sulla qualità artistica sorvolo).

Ma anche quello letterario, ormai fondato su un amichettismo che privilegia sempre gli stessi e le stesse, sulla base di criteri che esulano dalla qualità di quanto pensano, sostengono e scrivono. Figure, tutte quelle di cui sopra, che alla spesso sconsolante mediocrità aggiungono uno strano paradosso del nostro tempo: accompagnare all’ostentata indole politicamente corretta e sensibile verso i diritti civili – che è sovente all’origine del loro stesso successo – dei comportamenti oltremodo scorretti, arroganti e inutilmente supponenti sul piano privato.

Tutto questo si traduce nell’ambito politico, quello in cui si fa finta che vinca la pseudo destra o la pseudo sinistra, cioè i paladini della Decima mas o di Bella ciao urlata a squarciagola in Parlamento, salvo scoprire che viviamo in un paese costretto a genuflettersi al potere finanziario, dove ancora impera il caporalato e più della metà della popolazione non va a votare per evidente sconforto rispetto alle opzioni politiche in lista. Mentre la destra finge di essere sovranista e attenta all’identità nazionale, salvo svendere questa stessa identità alla prima occasione di governo, genuflettendosi ai diktat del potere finanziario; mentre la sinistra candida i Soumahoro e li sostiene fino a che non viene fuori la vergogna più indicibile e molto simile all’oggi tanto denunciato caporalato (fino a che le luci della cronaca non torneranno a spegnersi, obviously).

Entrambe che si stracciano le vesti e si disperano quando una tragedia della cronaca fa emergere che viviamo in un paese in cui la macelleria sociale sta distruggendo la vita dei lavoratori e i diritti delle classi sociali più deboli.

È in un contesto del genere che un ministro culturalmente inqualificabile come Sangiuliano può permettersi non tanto di essere depositario di un’ignoranza sesquipedale, ma di vantarsene e contemporaneamente diventare un personaggio ricercato dal sistema mediatico che non fa più informazione, perché dovrebbe raccontare per filo e per segno lo scempio politico, culturale e alla fine umano in cui siamo piombati.

Di Paolo Ercolani

Fonte: Paolo Ercolani

Paolo Ercolani è docente di Filosofia dell’educazione, Storia della filosofia e Teoria e tecnica dei nuovi media presso l’Università di Urbino dove coltiva “un pensiero critico, rompipalle, contro”. Collabora con Rai Educational, è autore di numerosi articoli e libri di cui ricordiamo l'ultimo “Nietzsche l’iperboreo. Il profeta della morte dell’uomo nell’epoca dell’intelligenza artificiale” (Genova 2022).

Commenti (21)

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Mostra commenti 21 caricati
    1. Martin 28 giugno 2024

      Va bene, ha preso una grossa toppa, ma come dimenticare, per esempio, la Ministra dell'Istruzione del Governo Gentiloni Valeria Fedeli? Il suo unico titolo di studio fu il diploma magistrale triennale, ossia una maestra - ma era una militante CGIL. La scuola per i lavoratori della scuola, un classico della sinistra.

    1. Primadellesabbie 28 giugno 2024

      Ha certamente una o più lauree, come i suoi colleghi, e ha frequentato i medesimi ambienti.

    1. nicola 28 giugno 2024

      Sì, la mancanza di cultura, certo. È un problema grave. Ma è un problema altrettanto grave che la maggior parte di coloro che si stracciano le vesti per questo siano semicolti presuntuosi e arroganti. Tra non sapere ed essere convinti di sapere (pur non sapendo), non so che cosa sia peggio.

    2. Primadellesabbie 28 giugno 2024

      Una funzione dell'ignoranza, dal "famigerato" Yuval Harari:

      Come è nata veramente la scienza?
      Sorprendentemente, la ricerca della conoscenza non ha posto le basi per la scienza moderna. Si trattava invece di un’idea rivoluzionaria: il riconoscimento che non abbiamo tutte le risposte. In passato, le persone spesso cercavano risposte nei testi sacri o in persone rispettate. La conoscenza era basata sulla fede. Ma la scienza è iniziata quando alcuni esseri umani hanno ammesso che non sappiamo tutto. La scoperta dell’ignoranza ha lanciato la rivoluzione scientifica. Questa umile realizzazione ci ha dato il coraggio e l’onestà di intraprendere il viaggio di indagine e scoperta che ora chiamiamo scienza.

      (tr. automatica, grassetto mio).

      Da qui:
      https://www.youtube.com/shorts/DSKKJVF060Y

    1. Liberto 28 giugno 2024

      Mi dispiace che questo articolo si indigni dinanzi ad ovvietà, come le raccomandazioni e le "avanguardie" che da sempre sono, invero, figlie del tempo che si vive.
      Per scrivere qualcosa di interessante bisogna andare oltre la critica fine a se stessa ed eventualmente aprire degli spiragli di luce nuova.

    1. sbregaverse 28 giugno 2024

      Ma chi ti dato la patente ¿?

    1. sbregaverse 28 giugno 2024

      Bene frate Paolo, ma suvvia c'è anche del buono nel ministro:
      ~San~

    1. ailavioni 27 giugno 2024

      Sangiuliano è l' uomo giusto al posto giusto.
      I politici devono rappresentare il proprio paese. Infatti quanti in Italia sapevano che Galileo non era ancora nato ai tempi di Colombo ?

    2. sbregaverse 28 giugno 2024

      Limportante non è avere politici bravi e acculturati, l'importante è averli :
      santi.

    1. futurista77 27 giugno 2024

      Scoperto che i valori non hanno valore è difficile per l'uomo avere dignità. Siamo molto lontani dall'oltrepassarci.

    1. Ummon 27 giugno 2024

      "Come in alto, così in basso": circa il 40% degli italiani non arriva a leggere un libro all'anno.

      Tendenzialmente, il votante premia qualcuno in cui si riconosce, e specularmente chi è stato eletto si rivolge innanzitutto alla propria "nicchia" di elettori.

    1. Falcon 120 27 giugno 2024

      Questa cosa é il frutto della politica manovrata dietro le quinte, che vuole figuranti docili e malleabili, e se sono ignoranti, é un valore aggiunto al loro curriculum, questi personaggi eseguono alla lettera tutto quello che gli viene detto senza opporre la minima obiezione, quindi il figurante ideale, ma la decadenza non é solo politica é generale, se pensate alla sanità c'é da mettersi le mani nei capelli e non farsi prendere dallo sconforto, pensate che a un mio conoscente il medico di base per un attacco di gotta lo ha dirottato dall'ortopedico quando lo specialista di elezione era il reumatologo, per non parlare dei fatti di cronaca oggi i reati più efferati li compiono i ragazzi quando un tempo erano all'appannaggio dei criminali incalliti. E' chiaro che se non mettiamo uno stop a tutto, sarà meglio cercare un altro pianeta, così non può andare avanti!!!

    2. pieros 28 giugno 2024

      Non andremo avanti.
      Sono di questi giornale notizie del figlio di un maresciallo e di un avvocato che ammazzano un loro coetaneo e poi vanno a farsi un bagno in spiaggia. Del giapponese ammazzato in Friuli e della ragazza che fa scena muta all'orale della maturità per protesta contro il voto basso allo scritto( pare la traduzione di greco), e la promuovono lo stesso.cosi può andare alla università americana che gli ha dato una borsa di studio sportiva.
      So' ragazzi.

    3. sbregaverse 28 giugno 2024

      Ci stiamo uniformando alla cultura dell'egemone alla civiltà stellestrisce.

    4. sbregaverse 28 giugno 2024

      Non andremo avanti.
      Hic manebimus optime.

    1. nandoricciardi 27 giugno 2024

      E' anche utile ricordare che l'istituzione del Ministero della cultura fu voluto da quel campione del progressismo padronale e filo-capitalista che risponde al nome di Veltroni, uno che la cultura non lo ha nemmeno sfiorato. Ricordo che all'epoca esponenti seri dell'intellighenzia marxista (a cui Walter l'americano è completamente estraneo) manifestarono tutta la loro contrarietà in quanto sapevano bene che sarebbe diventato inevitabilmente il Ministero della propaganda e del regime.

    1. nandoricciardi 27 giugno 2024

      Condivido la tesi di fondo. Nell'attuale sfascio morale e civico l'ignoranza ostentata come sfregio alla realtà, alla verità e alla rettitudine ideologica, lungi dall'essere motivo di imbarazzo, paga in termini di successo sociale. E' uno schiaffo in faccia alla dignità di chi prova o almeno spera di migliorare il mondo in nome del vero e del giusto. E' un'iniezione di vitalità per il Potere, di cui ovviamente il soggetto in questione è un servo solerte e volenteroso.

    1. LuxIgnis 27 giugno 2024

      È l'ignoranza dell'arrogante. Ma l'arrogante è sempre ignorante.
      Chi veramente sa, sa prima di tutto che la sua conoscenza è molto limitata, e non è mai, quindi, arrogante.
      Purtroppo non è una questione politica. È proprio di un decadimento culturale che ha portato ai vertici gente di questo tipo.
      E la colpa è un po' di tutti.
      E questo è il grossissimo problema che abbiamo oggi. Perché in una situazione così infuocata come i tempi odierni avere delle persone come questa ai vertici, non è certo una buona cosa.

    2. nicola 28 giugno 2024

      Bisogna vedere che cosa intende per arroganza. Quella intellettuale appartiene senza dubbio a coloro convinti di sapere piuttosto che agli ignoranti duri e puri. I quali sono semmai inclini all'arroganza nei modi.

    3. LuxIgnis 28 giugno 2024

      Per come la vedo io è sempre connessa a un'ignoranza.
      Chi conosce veramente, o meglio chi ha la curiosità e il desiderio della conoscenza, trova presto che su ogni situazione vi sono mille sfaccettature, mille angoli da cui vedere la cosa.
      Questo, se è dovuta a una ricerca sincera, non può portare all'arroganza.
      Nel caso dell'intellettuale quest'ignoranza è spesso voluta. Si evita con cura tutto ciò che non rientra nei parametri predisposti, e si pensa che quei parametri valgano per tutto. È quello che chiamo l'assolutismo.

    1. sarah 27 giugno 2024

      Il ministro della cultura, appunto. Di questa cultura. Perché l'altra qual è? L'altra è superata, fuori moda. Adesso c'è questa cosa qui, che l'autore descrive molto bene. Quindi il soggetto in questione è la persona adatta. Non meraviglia più.

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