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ROTTA DI COLLISIONE

DI CARLO BERTANI
carlobertani.blogspot.com

Non ho mai compreso perché, quando avvengono disastri naturali, non si possano discutere le modalità degli interventi: pare quasi il vecchio “non parlare con il manovratore” dei tram.
Ora, se è ovvio che non si debbano trascinare in polemiche coloro i quali sono in quel momento “operativi” – i vari Corpi dello Stato, le figure istituzionali, ecc – la classe politica, per quel che mi consta, non sta scavando in Abruzzo.
Quel “non parlare con il manovratore” sembra quasi sovrapporsi ad un proverbio popolare: “Passata la festa, gabbato lo Santo”.
Il problema è che di queste “feste” – nel Belpaese – ne sono state “gabbate” sin troppe: ancora ricordo, ero ragazzo, la tragedia del Belice (terremoto) e, parecchie persone che nel 1968 persero la casa, ancora oggi vivono nelle baracche.
Se durante l’emergenza non si può parlare – e dopo scatta il dimenticatoio – quando si decide? E cosa?

Oggi contiamo i danni al patrimonio artistico, ma riflettiamo che le antiche costruzioni hanno retto meglio di quelle costruite una manciata d’anni or sono: la “Casa dello Studente” de L’Aquila era recentissima.
Quindi, a forza di non parlare con il manovratore quando “manovra” – e di trovarlo fuori sede quando l’emergenza è finita – si finisce per non parlare mai con nessuno: un concetto perfettamente coerente con una classe politica auto-referenziale, che ha sancito de iure – con la legge elettorale “porcata” di Calderoli – che gli italiani possono votare soltanto quelli che loro decidono esser degni d’essere eletti. Anche alle elezioni, è vietato “parlare” con il manovratore.
Se decidessimo d’infrangere la regola – e di rischiare la multa per chi parla al manovratore – cosa potremmo raccontare?

Per prima cosa, vorremmo che Giampaolo Giuliani fosse ascoltato dai vertici delle istituzioni e del mondo scientifico, per capire la portata e le possibilità che si potrebbero ricavare dal suo lavoro.
Non è possibile individuare con certezza il luogo e l’ora del sisma, ma solo quella di uno “sciame sismico” in una determinata area?
Bene: stabilita l’area ed un intervallo temporale, sarebbe possibile posizionare anzitempo i soccorsi. Una cosa è far partire da Roma un’autocolonna di soccorsi a sisma avvenuto, un’altra avere in loco i soccorsi, le tende, le cucine da campo, ecc. Dove dormono, oggi, gli abruzzesi colpiti dal terremoto? Nelle auto: ecco la prova.
Iniziare a scavare con mezzi idonei subito, non dopo molte ore, aumenterebbe senz’altro la possibilità di successo nella ricerca dei sopravvissuti. Ci rendiamo conto di quale sofferenza sia rimanere sotto le macerie, soli, angosciati, col timore d’essere schiacciati da un istante all’altro? Non dobbiamo discutere di niente? Nemmeno sul “come” cercare d’abbreviare le sofferenze altrui? Non meritiamo nemmeno il gasolio (eventualmente sprecato) per spostare le autocolonne? I soldi così “risparmiati”, saranno fruiti dalle banche per coprire i “buchi” da loro stesse creati con le truffe?
Da quel che si capisce dalla stampa, inoltre, la tecnologia usata da Giuliani non sembra roba da fantascienza: rilevatori di Radon collegati in rete ed un programma di gestione. La “Grande Italia” non può permettersi qualche milione di euro per capire se è possibile proteggere meglio gli italiani? Perché, allora, i miliardi (non milioni) di euro per il ponte sullo Stretto di Messina sono considerati irrinunciabili?

Cemento e voti, voti e cemento: ecco perché i terremoti non devono essere prevedibili. Con una bella ricostruzione (ricordiamo la pioggia di soldi in Irpinia!), il ceto politico e l’imprenditoria corrotta al seguito mettono i “piedi al caldo” per decenni. Per avere più voti ci vogliono più soldi, e bisogna quindi risparmiare sul cemento: meglio! La prossima volta, cadrà di nuovo e ricostruiremo! Il PIL crescerà!
Ecco la risposta ai tanti “perché?” sui condomini costruiti pochi anni or sono ed afflosciati come castelli di carte! Non lo possiamo dire ora perché è “fare polemica”? E quando dovremmo dirlo, di grazia, quando ci risponderete con un’alzata di spalle dandoci pure delle Cassandre?
Non tiriamo in ballo il “contributo” delle Mafie perché è un argomento desueto: queste cose, gli italiani le sanno già alle Elementari.

Stupisce, poi, che il Governo abbia risposto “no, grazie, dopo” alle offerte d’aiuto giunte dall’estero: quel “dopo” cosa prelude, la proprietà privata di chi restaurerà le opere?
Personalmente, mi stupisce che si ponga addirittura il quesito.
Se l’Europa fosse quella “cosa” rivolta ai bisogni dei cittadini – e non un’accozzaglia di burocrati privilegiati, succubi e complici del sistema bancario – ogni nazione dovrebbe mettere in campo – pronta all’intervento in pochissimo tempo – un settore di una forza multinazionale di pronto intervento per le emergenze: chissà perché, per andare in giro per il mondo a fare “Operazioni di Polizia internazionale”, ci riescono benissimo?
Della serie: i francesi tengono pronta una struttura da campo per la diagnostica, i tedeschi le attrezzature per le demolizioni controllate, gli italiani le unità cinofile, gli spagnoli le corsie ospedaliere, gli olandesi le cucine da campo, ecc.
Con accordi in sede europea – e meno tempo perso a correre dietro ai banchieri – ci sarebbe una forza di rapido intervento completa per ogni aspetto di una possibile emergenza.
Le comunità sul territorio dovrebbero, a loro volta, redigere precisi piani per l’accoglienza – in tempi brevissimi – degli aerei cargo provenienti dai vari Paesi ed itinerari e mezzi per i trasferimenti: con un po’ d’organizzazione, la mattina dopo il sisma sarebbero potuti essere operativi in zona migliaia di tecnici specializzati con attrezzature idonee. Questa è vera politica, signori miei, non chiacchiere.

Invece, il Governo ha risposo con un “no, grazie, al massimo dopo” che non ci è piaciuto per niente, perché giustificato soltanto da un “ce la caviamo da soli” che è tutto da verificare. Questo atteggiamento puzza d’orgoglio – quando non ce ne dovrebbe essere per niente, poiché è normale ricevere aiuto quando serve – e ci sovvengono lontane reminescenze, qualcosa che valica i decenni per approdare nel Ventennio. Sapore d’orgogliosa autarchia.
Invece, bisognerebbe spiattellare ai quattro venti che la Difesa non è ancora riuscita, a parecchi giorni dal sisma, a mettere insieme 1.000 soldati da inviare nelle zone sinistrate: sarà perché si stanno preparando per andare a “proteggere” le elezioni afgane?
E, le testimonianze dei sopravvissuti, narrano che nelle prime ore dopo il sisma si scavava con le mani: sarà pure “eroico”, ma ci chiediamo come viene percepito tale “eroismo” da chi è sotto le macerie.

Insomma, ancora una volta la politica – nazionale ed europea – si scontra con le esigenze delle popolazioni: da un lato si chiede intervento sociale (emergenze, disoccupazione, stato sociale, assistenza) e dall’altro si risponde con le parole d’ordine desuete della globalizzazione: efficienza, salvataggio delle banche, lavorare di più, guadagnare di meno, essere precari. Anche i terremotati d’Abruzzo proveranno sulla loro pelle la “precarietà”, poiché – spente le telecamere – il gran circo mediatico li ignorerà.
Le elezioni? Le vincerà questo o quello, tanto i nomi non li scegliamo di certo noi – con in mano le televisioni si fa tutto – e se non basterà le truccheranno pure.
Questa non è solo un’emergenza sociale, la vera emergenza sociale è la rotta di collisione fra le necessità reali delle popolazioni – più diritti, meno arbitrio – ed il diktat delle caste: più schiavi, meno cittadini.

Carlo Bertani
Fonte: http://carlobertani.blogspot.com/
Link: http://carlobertani.blogspot.com/2009/04/rotta-di-collisione.html
8.04.2009

Pubblicato da Davide

  • illupodeicieli

    Se appunto venisse qualche straniero “a vedere” potrebbe scoprire e far conoscere a tutti cose spiacevoli, come costruzioni realizzate male, mancanza di coordinamento e anche “gente messa lì a non far niente” a parte giornalisti e tv in cerca di scoop. Qui in Sardegna dove vivo mi hanno raccontato che durante la recente alluvione (22 ottobre scorso, che ha fatto sei morti) diverse persone della protezione civile locale si giravano i pollici, mentre altri volontari e amici dei dispersi si facevano il mazzo.Fa rabbia non poter esprimere le proprie opinioni e smascherare le industrie del soccorso e dei volontari e della ricostruzione. Ricordare un po’ i volontari forestali che poi vogliono essere assunti sennò appiccano gli incendi è forse fuori luogo?

  • Marcusdardi

    Il Momento è di profonda tristezza e quindi ogni polemica è sicuramente da evitare per non incorrere in strumentalizzazioni.
    Il pensiero espresso è quello della triste realtà italiana dove c’è molto da fare per mettere in sicurezza non solo le case, le scuole e gli ospedali ma l’intero Paese Italia.
    E’ tutto molto triste ed è il solito contro tra casta e cittadini, proprio come conclude Carlo.

  • victorserge

    l’italia è il paese della misericordia.
    non c’è paese al mondo più dell’italia che si nutra di misericordia.
    ma il punto fondamentale è che a una grossa parte degli italiani non interessa affatto che le cose in questo paese cambino, ma hanno interesse che le cose restino così come sono, giusto per non perdere mai il vezzo di trovare il modo e il tempo di fare sempre le stesse polemiche.
    l’italia non è una nazione, ma un insieme di comunità che sono state costrette dai savoia a stare unite e su questo nesso si impostano da sempre le classiche logiche da cortile.
    queste logiche da cortile hanno sempre fatto in modo che ogni regola, ogni riforma, ogni rilancio o di rinnovamento della vita civile sociale e politica sia sempre stato visto come un intralcio al mantenimento dello “status quo”.
    le prove sono la mafia, la camorra, il potere dei palazzinari, dei finanzieri lestofanti, dei banchieri collusi con i politici per interesse privato, dei monopolizzatori dei mass-media.
    tutto questo perché accade?
    non certo per abilità di questi faccendieri, ma per l’ignavia del popolo italiano, anzi dell’insieme della comunità italiana, nei confronti di questi poteri costituiti.
    per questo dunque che ci si è sempre affidati alla misericordia come placebo per i nostri mali morali e sociali tralasciando l’analisi seria dei fenomeni che prelude sempre alla risposta ai problemi che ogni società ha davanti a sè.
    Mussolini disse che gli italiani sono un popolo ingovernabile; ci vide giusto, ma capì altrimenti che sono un popolo manipolabile.
    Analisi tanto giusta che è ancora valida, come i fatti di oggi stanno ampiamente dimostrando.
    Finiamola dunque di affidarci alla misericordia, tentiamo di diventare finalmente una nazione civile, con regole civili, con cittadini che rispettino la legge e la facciano rispettare anche ai loro governanti ed imparino ad eleggere i politici che fanno davvero gli interessi della comunità nazionale.
    una svolta socialista a questa nazione è un opzione praticabile per trovare la luce nel buio di questi angusti giorni.
    il capitalismo lo stiamo provando sulla nostra pelle: ne siamo contenti?
    qualcuno ha delle alternative, scartando quelle post-totalitarie?

  • radisol

    Da “Repubblica” di oggi —————————————————–

    “Il 12 febbraio, sette settimane prima che il terremoto uccidesse, Alessandro Martelli, ingegnere di vaglia che il mondo ci invidia, prende carta e penna per scrivere al ministro delle infrastrutture Altero Matteoli che il suo governo sta spensieratamente rinviando un atto di civiltà e responsabilità verso il Paese: l’entrata in vigore delle nuove norme antisismiche di standard europeo. Martelli non è esattamente un passante. E’ responsabile della sezione Prevenzione Rischi Naturali dell’Enea, insegna scienza delle costruzioni in zona sismica all’università di Ferrara, presiede il “Gruppo di lavoro isolamento sismico” (Glis), associazione che raccoglie 300 tra i migliori esperti di settore. Scrive dunque Martelli a Matteoli: “Signor ministro, come lei sa, è dal 2001 che il settore delle norme tecniche per le costruzioni antisismiche è di fatto in regime di proroga (…)

    ——————————————————————————–

    Matteoli non ha avuto modo di rispondere pubblicamente a quella lettera. Se non in conversari privati con lo stesso Martelli. Per dirsi d’accordo con lui (racconta l’ingegnere), ma, evidentemente, impotente con la sua maggioranza. Che, del resto, il pasticcio lo aveva dissimulato con una di quelle acrobazie utili a rendere incomprensibili al Paese le proprie decisioni. Era il 30 dicembre del 2008 e all’articolo 29 di quel mostro chiamato “Decreto mille proroghe” (guazzabuglio che interveniva su scadenze fiscali, disciplina delle patenti, infortuni sul lavoro, contrasto al terrorismo internazionale) si leggeva: “Al comma 1 dell’articolo 20 del decreto 31 dicembre 2007, n.248 le parole “30 giugno 2009” sono sostituite dalle seguenti: “30 giugno 2010″”. Tradotto: l’entrata in vigore delle nuove norme antisismiche slittava di un anno.”

  • castigo

    caro bertani, ma a questi “personaggi” di noi non frega proprio nulla.
    per loro siamo importanti solo in due occasioni: quando dobbiamo pagare le tasse e quando dobbiamo partecipare alla farsa del voto.
    dato che alla prima non posso rinunciare, da tempo ho rinunciato alla seconda.
    che si fottano, da me non avranno più legittimazione alle loro porcate, di “destra” o di “sinistra”….. come se ci fosse ancora qualche differenza.
    in sintesi:
    “In ultima analisi, non è dunque un pugno di governanti quello che ci schiaccia, ma è l’incoscienza, la stupidità dei montoni di Panurgo che costituiscono il bestiame elettorale. Noi lavoreremo senza tregua in vista della conquista della “felicità immediata”, restando partigiani del solo metodo scientifico e proclamando con i nostri compagni astensionisti: L’ELETTORE, ECCO IL NEMICO! E adesso alle urne, bestiame!”
    (Manifesto dei redattori del giornale francese “L’Anarchie”, 1906)

  • Loris

    Da ETLEBORO di oggi. L’oscurantismo della scienza ufficiale [etleboro.blogspot.com]

  • cinthia

    Il problema è che questi loschi figuri non le sanno e non le vogliono proprio gestire situazioni preventive.

    La popolazione non viene educata a farlo quando l’emergenza non c’è e quindi poi andrebbe nel panico e il panico è ingestibile.

    E poi, non per essere crudi, ma semplicemente realisti la ricostruzione è come il dopo guerra:

    speculazione a go go per tutti quelli che… poi sono sempre i soliti.

    Volete scommettere che l’ospedale lo ricostruirà l’Impregilo o qualche società a lei legata?

    E scommettete pure che l’amministrazione Regionale, una volta passata l’emergenza, ci si costruisce un bel lifting su questa storia?

    Questa è l’Italia, da sempre e di sempre.