Romania elezioni tra coronavirus e corruzione: europeisti conservatori e sovranisti socialisti

Elezioni in Romania, a sorpresa in testa il partito antieuropeista. Ma si va verso un nuovo governo dei liberali. Il Partito socialdemocratico autocratico sopra il 30 percento. Il premier uscente Ludovic Orbán, con poco più del 25 per cento, dovrebbe continuare a governare in coalizione con il partito riformista Usr-plus. Astensione record.

Bandiera Romania

31 anno dopo Ceausescu ancora democrazia poco partecipata
Trentun anni dopo la caduta del tiranno Nicolaeu Ceausescu, solo il 32 per cento dei rumeni è andato a votare. In sostanza, il 68 per cento di astenuti è di fatto il primo partito. Invano lo stimato presidente della repubblica conservatore, europeista e anti-corrotti, Klaus Iohannis aveva lanciato accorati appelli ad andare a votare: la maggioranza del popolo sovrano non ho ha ascoltato.

“Un’allarmante delegittimizzazione della democrazia spinta dal disincanto e dall’emergenza Covid: ecco nel fondo qual è il principale risultato delle elezioni legislative di ieri in Romania”, scrive Andrea Tarquini su Repubblica.

Dopo destra sinistra, ora sovranisti
Dati praticamente definitivi al 90 per cento dei voti, vedono la vittoria del corrotto, autocratico e sovranista Partito socialista che raccoglie il consenso del 31,4 per cento dei votanti. Il Partito nazionale liberale, conservatore ed europeista, del premier uscente Ludovic Orban, è un po’ sopra il 25,5 per cento e appare sicuro di continuare a governare in una coalizione con il partito riformista Usr-plus, accreditato del 15 per cento. Solo altri due partiti passano la soglia del 5 per cento: l’estrema destra vicina alla chiesa ortodossa con il 9 per cento, e la forza politica delle numerosa minoranza etnica di lingua e origine ungheresi, arrivata al 6 per cento.

Europeisti contro sovranisti, ma chi?
A Bucarest le parti di schieramento europeo sono rovesciate: gli europeisti sono i conservatori al governo con Ludovic Orban, appoggiati dal capo dello Stato Klaus Iohannis, «mister mani pulite», in trincea contro il secondo virus pandemico ‘corruzione’ che si sta mangiando la Romania. Mentre i sovranisti «nemici delle ingerenze» sono i socialisti coinvolti in molti casi di corruzione dei loro anni al governo. Il loro leader storico Liviu Dragnea è in carcere per diverse condanne per malversazione e frodi elettorali.
Diciamo che tra Romania e Ungheria si rovesciano gli imbarazzi politici dei partiti popolare e socialista europei.

I travagli delle elezioni precedenti
L’ultima tornata elettorale, nel dicembre 2016, registrò il clamoroso successo del partito social-democratico (PSD), dell’allora leader Liviu Dragnea. Ma fu l’inizio di una legislatura segnata da ben quattro governi: i primi tre guidati da esponenti del PSD, e l’ultimo dal liberale Ludovic Orban, l’attuale premier. Il paese si presenta all’appuntamento in una condizione economica e sociale precaria, a causa degli effetti della pandemia e del recente drammatico incendio registrato nel reparto Covid dell’ospedale di Piatră Neamț, in Moldova, che ha provocato la morte di decine di persone.

La partita politica rumena in Europa
La portata politica rumena in Europea è soprattutto geopolitica: posizione e popolazione. Posizione a privilegio soprattutto Nato nel mai risolto equivoco tra interessi Ue e quelli atlantici dell’alleanza militare a guida statunitense spesso non molto europeisti. Une economia basata in parte consistente sulla rimesse dei migranti, basta pensare alla presenza rumena in Italia. A sottolineare le sue molte vicinanza con casa nostra, Bucarest furibonda con Polonia e Ungheria: il ritardo nel recovery fund anti-Covid ha gravissime conseguenze in Romania, e non soltanto.

Fonte: https://www.remocontro.it/2020/12/07/romania-elezioni-tra-coronavirus-e-corruzione-europeisti-conservatori-e-sovranisti-di-sinistra/

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