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RITRATTO DI UOMO IN…”GRIGIO” (TERZA PARTE)

DI HS
comedonchisciotte.org

Fra le macerie e l’impercettibile deserto o semideserto morale e civile di un paese e del mondo si muove senza timore un poeta che, per quanto piccolo e per certi versi inadeguato, è fra i pochi che possono cogliere i segni della decadenza…

Può farlo perché, appunto, è un poeta e sa osservare la superficie e ciò che vi si agita dietro…

Osserva e scruta il mare nero della prepotenza, della violenza, della crassa ignoranza e della volgarità più sordida e squallida…

Percepisce nella mente e sulla pelle le nefandezze di un nuovo Potere che soffoca la libertà trasformando gli uomini da cittadini a consumatori e stringendo nella sua morsa soprattutto i giovani attraverso la pubblicità che ne stimola quei bisogni e quei desideri che sono precondizione necessaria all’acquisto di ogni tipo di prodotto superfluo…

E’ quel Potere Invisibile che viene a coincidere con il Mercato : i mercanti sono usciti dal Tempio e hanno eretto un nuovo sacrario privo di sacralità…

Ma questo Nuovo Potere così inedito ed inafferrabile… Così postmoderno è realmente il frutto di un complotto gigantesco o la logica conseguenza di un processo inevitabile e, per certi aspetti inarrestabile ?

Come figlio di un’epoca ormai lontana, Pasolini non poteva ancora utilizzare quegli strumenti di analisi che permettono di poter discernere a proposito di tale e complesso quesito. Sono personalmente convinto che, come altri intellettuali e artisti magari meno conosciuti, si tormentava e si macerava nella costante ricerca della natura del nuovo Potere, del Mercato anche se non poté rispondere al quesito. Anche oggi, nonostante quella che dovrebbe costituire una ricchezza delle fonti informative – si pensi ad Internet -, sostanzialmente quella domanda rimane sospesa nelle riflessioni e nei ragionamenti. Per onore di verità bisognerà pure ammettere che il Mercato – nuovo e bizzarro Leviatano poco hobbesiano – ha dimostrato una forza e una capacità di penetrazione che và al di là di qualsiasi Trilateral, per non parlare della loggia P2.
I mercati si espandono e i mercanti dilatano la loro attività…

Quel che era bottega diventa impresa…

Quel che era impresa diventa una formidabile macchina industriale e finanziaria…

Quel che era macchina industriale si fa multinazionale, corporation in grado di condizionare vite di milioni di persone nel globo terrestre…

Naturalmente la competizione fa in modo di eliminare tutti i “pesci piccoli”, i bottegai incapaci di adeguarsi alla nuova realtà, impossibilitati a fare fronte alle esigenze della concorrenza…

E i vecchi mercanti, quelli che rimangono in piedi e fondano le moderne casate e i moderni imperi non territoriali, si fanno speculatori e continuano a fottersi allegramente a vicenda azzuffandosi e accordandosi nelle manovre di acquisto di importanti pacchetti azionari…

Siamo alla banalità del reale: il Complotto cede inevitabilmente alle lusinghe della Pecunia, una puttana molto laida ma anche molto molto concreta…

Se ogni buon mercante, ogni impresa e ogni multinazionale e corporation si pasce dei bisogni e dei desideri indotti dei consumatori, non si può prescindere dai mass media, dall’informazione e dal mondo dello spettacolo nelle strategie pubblicitarie di marketing. Lo stesso Pasolini ha dedicato un consistente numero di pagine a questi argomenti accattivanti e ineludibili se si vuol comprendere lo spirito della postmodernità. E’ risaputa la sia idiosincrasia intellettuale per la televisione a cui, anticipando i tempi, imputava il degrado della nazione e, soprattutto, del proletariato e del sottoproletariato urbano.

Siamo negli anni Settanta e l’Italia è agli albori della sua “Rivoluzione” antropologica che violenterà la comunità per fare degli italiani degli individui, degli amorali, dei cinici, degli edonisti.
E’ ciò che, consapevolmente o meno, richiede l’espansione del Mercato…

Pasolini non farà in tempo ad assistere a quello che, a seconda delle prospettive, potrebbe essere considerato uno scempio, al compimento di un “processo” di cui aveva intuito i contorni, ma è proprio nel corso degli anni Settanta che matura quell’”evoluzione” dei mass media e dell’industria dello spettacolo, dell’intrattenimento e del divertimento che modellerà anche la nuova Italia.

Già abbiamo illustrato come in quel decennio gli assetti del mondo editoriale e dell’informazione venissero sconvolti dagli assalti dei “nuovi attori” e da continui conflitti e tensioni circa l’indirizzo da conferire alla stampa di opinione, ma il quadro è ancora imparziale e incompleto…

A tale proposito vorrei rimandare ai miei precedenti scritti “Di me cosa ne sai” e “That’s entertainment” e consigliarne un’attenta lettura se possibile… In quei lunghi articoli si trattavano ed analizzavano i destini paralleli ed interdipendenti della televisione e del cinema del nostro paese.

La storia poco nota e sviscerata – ma raccontata mirabilmente dall’ottimo documentario “Di me cosa ne sai” di Vincenzo Jalongo – inizia con un paio di leggi che hanno sconvolto i sistemi massmediatici e l’industria dello spettacolo in Italia. La legge del socialista Corona (1972) negando le sovvenzioni statali alle grandi coproduzioni internazionali a cui le case di produzione potevano partecipare, mette in crisi un settore vitale, creativo e competitivo come quello della cinematografia.
Il mitico e pionieristico produttore napoletano Dino De Laurentiis sospetta che le legge sia stata promossa e voluta dagli americani e dalle loro major hollywoodiane per sbarazzarsi del più agguerrito concorrente nell’”industria di celluloide” con la complicità di politici nostrani.
Da quel momento i più importanti produttori dell’epoca fra cui lo stesso De Laurentiis, Carlo Ponti – il marito di Sofia Loren – e Grimaldi emigreranno negli USA probabilmente anche perché allettati dai loro “amici” nelle major. Senza dimenticare la stessa oscura morte di Pasolini, regista di successo, sulla quale può essersi verificata una convergenza di interesse e la progressiva crisi della Cineriz, l’ottima società di distribuzione e di produzione cinematografica (aveva fra l’altro finanziato capolavori di Federico Fellini come “La dolce vita” e “Otto e mezzo”) propiziata dalle avventurose incursioni piduiste di Gelli e di Ortolani.
Sono storie che, curiosamente, riportano sulla scena li americani, la loggia P2 e pure la mafia che, con i suoi intrecci finanziari e la sua solida e fitta rete di rapporti italoamericani – di cui Sindona è stato il più autorevole e rispettato tessitore – ha investito rilevanti cifre nei settori merceologici dell’informazione, dei mas media, dello spettacolo e del divertimento ed intrattenimento in generale. A metà degli anni Settanta l’Italia è invasa da piccole e improvvisate emittenti locali grazie a una legge che liberalizza il sistema radiotelevisivo. Ancora gli italiani non lo sanno, ma quel modello così “provinciale”, raffazzonato, caciarone e volgare, quella televisione così ammiccante e sempre più esplicita in fatto di sesso, verrà popolarizzata da un signore a quei tempi ancora piuttosto sconosciuto ma che si era già fatto notare per aver costruito una città satellite vicino a Milano grazie a capitali di oscura provenienza e ad importanti appoggi politici.
Quell’uomo era iscritto alla P2 e non stupisce che un discreto numero dei canali televisivi privati locali fosse stato fondato da personaggi legati alla potente loggia coperta o, comunque, collocati a destra. Segno che si stava imponendo una nuova egemonia culturale che, da parte opposta, non si è riusciti a cogliere per tempo.
Intanto chiudono le case di produzione e distribuzione cinematografica piccole e grandi per i relativi studi che vengono ceduti alle televisioni private e allo smantellamento dell’”industria di celluloide” italiana – che, ricordiamolo, era seconda solo a Hollywood – al quale corrisponde lo strapotere delle majors hollywoodiane e la stagione dei costosissimi blockbusters. Un’egemonia, quella hollywoodiana, che si impone globalmente senza alcuna possibilità di resistenza per i concorrenti se non le politiche di sostegno da parte dello Stato. Si inizia da “Guerre Stellari” e dal cinema fiabesco e infantile di Spielberg e di Lucas, dalla diffusione del nuovo individualismo basato sul culto dell’immagine e ben rappresentato a quei tempi dalle movenze flessuose di John Travolta e dal corpo scultoreo dell’”American Gigolo” Richard Gere. A questi si può comodamente aggiungere la virilità belluina e feroce del John Rambo interpretato da Sylvester Stallone, simbolo dell’America trionfante, violenta ed aggressiva così come piaceva al Presidente repubblicano Ronald Reagan che, peraltro, era stato un (mediocre) attore ad Hollywood. Strumento principe per fare piazza pulita di ogni concorrenza saranno i complessi Multisala aperti dalle grandi majors hollywoodiane per diffondere le proprie pellicole e restringere gli spazi per le altre. E’ significativo che l’unico italiano in grado di aprire delle multisale cinematografiche darà proprio Berlusconi che, dopo aver acquistato la Medusa Cinematografica, si può considerare l’unico vero distributore italiano operante nel settore.

Quel che è accaduto al nostro paese è singolare e curioso: da un lato, attraverso la standardizzazione di un prodotto cinematografico destinato ad un consumo e ad una fruizione globale, si impone l’egemonia “culturale” americana, dall’altro il modello della televisione privata e berlusconiana – con il suo evidente “provincialismo” – soppianta lo stile austero e paludato della vecchia RAI in bianco e nero. La contraddizione è solo apparente: il Mercato diffonde modelli di comportamento individualisti, conformisti, consumistici ed edonisti che ben si conciliano con la nuova stagione cinematografica e televisiva dell’Italia. Se, forse inconsapevolmente, il movimento giovanile del Settantasette, aveva contribuito al recupero e all’affermazione del “privato” anche con esiti nefasti, non si può dimenticare che saranno proprio i canali televisivi della nascente e berlusconiana Fininvest e la stampa targata dalla casa editrice Rizzoli a portare la rivoluzione antropologica di cui discettava Pasolini alle estreme conseguenze… Non manca il contributo di intellettuali, scrittori e giornalisti già reduci della stagione sessantottina… Senza dubbio stanchezza e delusione hanno avuto un notevole peso nell’adozione di determinate scelte.

Negli anni Ottanta il passo è breve: la nuova televisione, il nuovo cinema e il nuovo giornalismo… Insomma il nuovo paese…

Al declino delle grandi famiglie del capitalismo italiano si accompagnerà l’ascesa dei nuovi manager, finanzieri ed imprenditori rampanti e con pochi scrupoli (Berlusconi, De Benedetti, Gardini, Briatore, ecc…)…

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L’industriosità cede il passo al guadagno facile e alla speculazione; l’austerità al rampantismo e all’edonismo…

Il modello edonista si popolarizza e viene “nobilitato” dall’involucro neoliberista…

Sono gli anni del reaganismo, del craxismo e dell’emergente berlusconismo che altro non sono se non tre diverse declinazioni della stessa società dello Spettacolo (e del Mercato) senza alcun fondamento o radice politica e, tantomeno, filosofica…

Gratta, gratta e dietro al neocapitalismo postmoderno scoprirai il Nulla morale ed intellettuale.

Come può Eugenio Cefis entrare in tutto questo ? L’”uomo in grigio” può essere considerato un profeta o un precursore dei “tempi nuovi” ? Difficile stabilirlo con certezza…
Sicuramente il suo nome rimbalza nelle vicende che hanno riguardato gli sconvolgimenti dell’”industria culturale italiana” (Sindona, P2, Rizzoli, scalate giornalistiche, ecc…) anche se è ancora difficile appurare il suo ruolo soprattutto dopo la sua fuga dall’Italia.
Sicuramente il Cefis che aveva in mente Pasolini, l’uomo coinvolto nella morte di Mattei, non era semplicemente un simbolo, ma l’essere che ha concretamente operata per dare un certo corso al paese.
Il padrone dell’ENI e di Montedison, oltre ad imporsi ed ergersi a campione della “razza padrona”, è l’ex partigiano “bianco”, amico di americani ed inglesi, in grado al contempo di manovrare i neofascisti dell’estrema destra e l’estrema sinistra.
Per quel che riguarda quest’ultimo versante – i probabili rapporti fra Cefis ed esponenti dell’ultrasinistra sovversiva – qualcuno conforterà indirettamente e sorprendentemente la tesi esposta da Pasolini in “Petrolio”. Con qualche aggancio con il caso Moro…

Condannato per decenni a vivere con una pallottola conficcata nella testa in seguito ad un agguato mortale tesogli da solerti militanti della formazione terroristica di Prima Linea, Sergio Lenci è stato uno stimato e apprezzato professore e architetto specializzato in edilizia carceraria. Pungolato dall’urgenza di capire quali fossero le motivazioni dei terroristi nonché i meccanismi psicologici che ne presiedevano le azioni, scrisse un libro verso la fine degli anni Ottanta e oggi ripubblicato da Il Mulino con il titolo “Colpo alla nuca – memorie di una vittima del terrorismo”.
Quel che a noi preme e interessa nel contesto del presente scritto, sono quel paio di pagine in cui il povero e compianto Lenci – fra le sue puntuali disquisizioni sulla banalità e sulla pochezza del Male prodotto da quel terrorismo – menziona proprio il nostro Eugenio Cefis in relazione alla sentenza di rinvio a giudizio dei militanti dell’”Autonomia Organizzata” per il processo Metropoli.
Nelle pagine 201, 202 e 203 si segnalano alcuni pagamenti effettuati dalla Montedison al CERPET fra il 1975 e il 1977, uno strano istituto di ricerca economica e sociologica. Cosa può esserci di strano nel fatto che un importante polo industriale commissioni delle ricerche ad un istituto di studi ? Niente, sennonché il CERPET è un ben strano centro di studi. L’istituto viene fondato nel 1975 per iniziativa di Antonio Landolfi, membro della direzione del PSI mentre nell’atto costitutivo risultano le firme di due militanti, prima di Potere Operaio, poi dell’”Autonomia Organizzata”, ovvero il noto Lanfranco Pace e Stefania Rossini. In effetti permangono forti e ragionevoli sospetti che il CERPET altro non sia se non il centro di collegamento fra esponenti del PSI e frange dell’Autonomia e al contempo la copertura per attività ben diverse dalla semplice realizzazione di studi scientifici. Pare che nella stessa sede del CERPET, situata in piazza Cesarini a Roma, avesse trovato ospitalità quella di Metropoli, organo di stampa dell’”Autonomia”. Non solo…
Gli studiosi e i professori del CERPET sono presenti nel comitato di redazione di Metropoli ed è ormai accertato che, proprio nei locali del centro studi si svolgevano le riunioni degli uomini della rivista. Occorrerebbe fare un pochino di chiarezza dato che l’”Autonomia Organizzata”, nella costellazione delle sue varie frazioni, era sorta dopo il 1973 da Potere Operaio, la più agguerrita e violenta fra le organizzazioni della sinistra extraparlamentare. Nella fase più acuta e allarmante degli anni di Piombo furono i leader dell’”Autonomia Organizzata” a propugnare la lotta armata nel tentativo di egemonizzare il cosiddetto Movimento del Settantasette conducendolo sul terreno della violenza. E’ mai possibile che un importante e prestigiosa impresa, come la Montedison sotto la presidenza di Cefis, abbia commissionato degli studi ad un istituto in “odore di sovversione” ? Ed è altrettanto pensabile che gli esponenti di uno dei più importanti partiti dell’arco costituzionale, collocato a destra e a sinistra del PCI, abbia protetto e tutelato quegli strani professori che predicavano e tentavano di praticare la “destrutturazione del sistema ? Domande tanto più urgenti se si ha ben presente che la vicenda Metropoli entra a pieno titolo nell’affaire Moro…

Dunque Antonio Landolfi non è un esponente di secondo piano del PSI ed è lo stretto collaboratore del potente Giacomo Mancini più volte Ministro dei Lavori Pubblici. Di origine calabrese, Mancini ha trovato una sua ambigua collocazione nella politica italiana degli anni Sessanta e Settanta oscillando fra la vicinanza alla destra autonomista ed anticomunista e gli approcci verso le sinistre del partiti più accomodanti nei confronti del PCI. Prosciolto dall’accusa di essere uno dei manovratori della cosiddetta rivolta di Reggio capoluogo poi egemonizzata dai mazzieri neofascisti all’inizio degli anni Settanta, l’esponente socialista è sempre stato chiacchierato soprattutto in virtù delle sue frequentazioni e dei suoi rapporti con esponenti dei movimenti dell’ultrasinistra, anche quella più risoluta nell’adozione di metodi violenti di lotta. Secondo l’informatissimo giornalista piduista Mino Pecorelli Giacomo Mancini – con la solita complicità dell’onorevole democristiano Andreotti – avrebbe fatto affluire cospicui finanziamenti a Lotta Continua, la più importante formazione della Nuova Sinistra attraverso il petroliere Nino Rovelli. I rapporti fra Sofri, Lionello Massobrio – il direttore amministrativo del giornale Lotta Continua – e Mancini sarebbero stati costanti e non superficiali, tuttavia esistono testimonianze di frequentazioni ben più pericolose…
Agli inizi degli anni Ottanta quando si recava in Calabria l’onorevole Mancini si faceva scortare dai brigatisti rossi del Partito Guerriglia, il gruppo capeggiato dall’ambiguo Giovanni Senzani che, spregiudicatamente, coltivava rapporti con esponenti della Camorra napoletana e della Ndrangheta calabrese. Senza molti scrupoli e con molto calcolo Mancini voleva attrarre a sé e al partito quegli strati giovanili che non si riconoscevano e, anzi, avversavano il PCI considerato ormai “integrato al sistema”. Non può sorprendere che questo personaggio, oltre mantenere fitti contatti con l’estrema sinistra, non abbia disdegnato i rapporti con aree, ambienti e personaggi di opposta provenienza.

Nel periodo in cui Giacomo Mancini era Ministro dei Lavori Pubblici, il fido Landolfi ricopriva la carica di Capo Ufficio Stampa. Allo scopo di gestire la campagna propagandistica sulla sicurezza stradale indirizzandovi i fondi ministeriali, Landolfi costituì a Roma l’agenzia stampa Presenza Socialista affidandola ad uno strano personaggio, tale Felice Fulchignoni. Chi era costui ?
Uomo d’affari, impresario cinematografico, televisivo e pubblicitario come molti personaggi della nostre storie, l’uomo aveva un grande ascendente e molta influenza negli ambienti del PSI pur essendo politicamente di destra. Fondatore della celebre agenzia stampa Adn Kronos e titolare del cabaret romano Il Bagaglino, ricettacolo di una satira qualunquistica e becera sotto la direzione del mediocre regista Pierluigi Pingitore, Fulchignoni aveva trascorsi da fascista e repubblichino, avendo ricoperto le funzioni di capo dell’Ufficio Propaganda del Direttorio Nazionale del PNF (il Partito Nazionale Fascista) e di direttore del settimanale Notiziario Romano del PNF. Grande esperto di propaganda, pubblicità e spettacolo, il giornalista, faccendiere ed impresario era soprattutto uomo dei servizi segreti essendo a libro paga del SIFAR e, secondo più recenti valutazioni ed accertamenti, uomo di punta del servizio supersegreto denominato Anello.
E’ il terzo uomo della struttura citata, dopo i senatori missini Pisanò e Nencioni, a fare la sua comparsa fra le pieghe di queste storie. Come gli altri “agenti” dell’Anello anche Fulchignoni ha un passato da fascista e repubblichino e si suppone che abbia mantenuto tale dirittura politica ed ideologica. Secondo un’anonima fonte Felice Fulchignoni aveva presenziato alla cerimonia di inaugurazione dello stabilimento Permaflex di Prato del 1965 e si sarebbe trovato accanto a Giulio Andreotti (l’importante politico democristiano che probabilmente dirigeva l’Anello) e a Licio Gelli (il capo della loggia coperta P2 o, forse, solo il gregario di Eugenio Cefis con formidabili entrature nei servizi segreti). Secondo la giornalista Stefania Limiti – nel suo notevole “L’Anello della Repubblica – La scoperta di un nuovo servizio segreto. Dal fascismo alle Brigate Rosse” ed. Chiarelettere – la struttura creata durante il conflitto mondiale era stata posta la servizio della causa occidentale nella “Guerra Fredda” e, fra l’altro, cercava di rafforzare e avvantaggiare le correnti autonomiste e anticomuniste della destra socialista a scapito della sinistra del partito ricorrendo, come consueto, a quelle azioni “poco ortodosse” di cui determinati settori dei servizi segreti sono esperti. Nonostante l’incompletezza e la frammentarietà del quadro Parecchie impressionanti e documentate informazioni ci inducono a ritenere che, almeno nella seconda metà degli anni Settanta si stesse stabilendo e consolidando un asse Cefis – Gelli – Sindona – Andreotti – Mancini – Craxi in grado di reggere le sorti del paese. A più riprese il caustico e attivissimo Pecorelli sul suo bollettino OP ha ribadito e ripetuto che sostanzialmente l’odiatissimo Andreotti si era alleato con i socialisti Mancini e Craxi, mentre nel Piano di Rinascita Democratica della loggia P2 il nome di Mancini compare accanto a quello di Bettino Craxi fra i pochi selezionatissimi esponenti del PSI cui sarebbe toccato in sorte di “rivitalizzare la politica nel paese”. Inoltre Mancini risulta fra i destinatari dei finanziamenti del bancarottiere piduista e mafioso Sindona e si è ipotizzata a più riprese la presenza del suo nome nella celebre “lista dei 500”, gli esportatori clandestini di valuta in Svizzera che si giovavano dei servigi del banchiere siciliano. E’ realmente stupefacente che sia calato il silenzio sulla documentata circostanza che un importante esponente del PSI, discusso e anche biasimato per i suoi rapporti poco trasparenti con la sinistra extraparlamentare fosse reputato uomo quantomeno “avvicinabile” dalla loggia P2 e da quei poteri che, almeno teoricamente, erano riconducibili all’”opposta sponda”. Ma i giudizi lusinghieri del Gran Maestro nei confronti dell’area dei socialisti autonomisti non sorprende… Nella celebre intervista rilasciata sul Corriere – del quale era l’effettivo padrone – al giornalista piduista Maurizio Costanzo nell’ottobre del 1980, il Venerabile Gelli gettava la maschera e rivelava che la sua massima ispirazione era conciliare il democristiano Andreottti e il socialista Craxi destinati, in una futura Repubblica presidenziale, a ricoprire rispettivamente la carica di Presidente della Repubblica e Presidente del Consiglio.
In quanto ad Eugenio Cefis, dopo aver sostenuto a lungo l’anziano Amintore Fanfani, può aver deciso di puntare su altri cavalli (Andreotti e Mancini). Agli inizi degli anni Settanta la scalata di Cefis alla Montedison era stata sostenuta ed appoggiata proprio da Fanfani ed era avversata da Andreotti e Mancini vicini al concorrente del successore di Mattei, Nino Rovelli e la sua SIR.
Dopo l’insuccesso del referendum per abrogare la legge che istituiva il divorzio (1974) era ormai chiaro che una personalità, in fondo di vecchio stampo, come Fanfani non poteva più brillare.
Occorrevano uomini capaci di interpretare i tempi nuovi ed agire di conseguenza…
Sempre nel citato testo del prof. Lenci il sostegno di Cefis al socialista Mancini è fuori questione: nel periodo considerato il Presidente della Montedison finanziava Tempo Illustrato, un periodico molto vicino alle posizioni di Mancini. Ne era direttore il giornalista Lino Iannuzzi, allora piuttosto allineato alle posizioni dei radicali e dei socialisti, che sarebbe stato eletto senatore per la berlusconiana Forza Italia. Sorprendentemente ben informato grazie ad alcune fonti molto addentro ai servizi segreti – fra queste, con ogni probabilità, anche l’ex capo dell’Ufficio D del SID Gianadelio Maletti piuttosto vicino alle posizioni di Andreotti -, il giornale fu ben presto costretto a chiudere.
Il cerchio pare serrarsi proprio ripescando i personaggi della “sovversione rossa”…
Quando nel corso del procedimento giudiziario contro la già citata rivista dell’”Autonomia” Metropoli, il personaggio più importante del comitato di redazione Franco Piperno venne scarcerato, Mancini gioì per la sorte dell’amico. In seguito alle successive incriminazioni il professor Piperno riparò in Canada, ossia lo stesso paese in cui si era rifugiato anche Cefis a partire dal 1977. Dopo che il leader dell’Autonomia venne arrestato dalla polizia canadese, le autorità giudiziarie furono costrette a rimetterlo in libertà perché qualcuno aveva pagato la cauzione di 60.000 dollari. Pur non affermandolo esplicitamente, Lenci si era certo convinto che quel pagamento fosse stato effettuato dallo stesso Cefis su intercessione dell’onorevole Mancini.
Nulla prova questa illazione e, tuttavia v’è da chiedersi come certe latitanze siano state mantenute e pagate…

Soprattutto Franco Piperno non è mai stato un attore di secondo piano nelle vicende della “sovversione rossa” e, innanzitutto, del caso Moro…

In seguito all’assassinio di Mino Pecorelli, come di rito la polizia eseguì i rilevamenti nell’appartamento di via Tacito e rinvenne parecchio materiale interessante e addirittura scottante…

In un appunto scritto a mano vi si legge: “Come avviene il contatto mafia-BR, CIA/KGB-mafia. I capi BR risiedono in Calabria. Il capo che ha ordito il rapimento, che ha scritto i primi proclami BR, è il prof. Franco Piperno, prof. Fisica univ. Cosenza.”

Premettendo che tale enunciato è eccessivamente perentorio per una vicenda complessa come quella dell’affaire Moro, ci sentiamo il dovere di aggiungere che la posizione del professor Piperno e dei personaggi che ruotano intorno alla rivista Metropoli è tutt’altro che risolta…

Una buona parte di pubblicistica tende a sottolineare il presunto ruolo positivo del PSI e di Craxi nel tentativo di salvare Moro e di sottrarlo dalle mani brigatiste attraverso una trattativa da condurre con quella fazione brigatista “che voleva Moro vivo” (Morucci e Faranda) con la mediazione di personaggi importanti dell’”Autonomia Organizzata” che ruotavano intorno alla rivista Metropoli.
Ad un occhio meno superficiale e più indagatore non sfugge, però, che tali contatti si ammantarono di una robusta dose di ambiguità. La vicenda CERPET – Metropoli dimostra con pochi margini di dubbio che esponenti importanti del PSI coltivavano rapporti tutt’altro che sporadici con i “sovversivi” autonomi e che, di tali relazioni, si giovarono i maggiori leader del partito, Craxi e Signorile per rilanciare una linea politica autonoma dalla DC e dal PCI. Conoscendo lo spregiudicato protagonismo dell’allora segretario del partito è assai arduo concludere che egli si fosse posto come obiettivo precipuo quello di “liberare Aldo Moro”, mentre sarebbe assai più semplice, alla luce dei fatti documentati, riconoscere che la presunta “trattativa” concerneva un oggetto diverso, il governo del paese. In quei fatidici cinquantacinque giorni si decideva quale assetto governativo alternativo al temuto Compromesso Storico potesse essere più consono per una stabilizzazione definitiva del paese. Niente di male trascurando il piccolo dettaglio che tale decisione non era affidata ad un responso elettorale e neanche alla discutibile contrattazione fra i partiti, ma alla sinistra sinfonia dei mitra. E’ verosimile, quindi, che, dati i margini ristretti di manovra per riuscire a convincere i brigatisti a rilasciare Moro dietro una soddisfacente contropartita, chi aveva fitti contatti con il “partito armato” pensasse di lucrare politicamente sulla “linea della trattativa”. Inoltre, nel periodo “caldo” delle trattative, i promotori brigatisti della “linea morbida” nei confronti dell’ostaggio – Valerio Morucci e Adriana Faranda, ossia coloro che avevano avviato i contatti con i loro “ex compagni” di Potere Operaio per una possibile trattativa – riferivano gli sviluppi al capo brigatista Mario Moretti, presunto fautore della linea “dura”, che non ostacolò quello che poteva essere anche essere considerato il frutto di una iniziativa autonoma e portata avanti al di fuori dei normali canali dell’organizzazione. In realtà la colonna romana delle BR pullulava di militanti ed ex militanti di Potere Operaio, del quale, nella peggiore delle ipotesi non era che una succursale. Non potendo contare su una propria stabile cellula già insediata nella capitale, verso la fine del 1975 ed in concomitanza con la firma per il contratto d’affitto per l’appartamento di via Gradoli 96, Moretti decise di fare ricorso all’aiuto dei “compagni” dell’”Autonomia” per insediare a Roma una colonna brigatista proprio in previsione dell’operazione Moro. E’ anzi probabile che questa “colonna romana” fu creata allo scopo esclusivo di fornire il necessario supporto militare e logistico a un’azione che, diversamente, sarebbe rimasta solo sulla carta. Raccogliere elementi a sostegno di tale tesi significherebbe corroborerebbe il cosiddetto “teorema Calogero”, dal nome del giudice padovano che istruì il processo contro la fazione dell’Autonomia che faceva riferimento al professor Toni Negri e che si era convinto che la relazione fra le BR e la “galassia” sorta dallo “scioglimento” di Potere Operaio poggiasse su solide fondamenta. E’ innegabile che i brigatisti romani che parteciparono all’operazione Moro provenissero dalle file di Potere Operaio – l’organizzazione dell’ultrasinistra fondata da Negri, Piperno, Pace e Scalzone -. Giovani e decisi militanti come Bruno Seghetti, Alessio Casimirri, Alvaro Lojacono e Rita Algranati, ma perfino lo stesso Morucci e il “quarto uomo” della prigione brigatista, quel Germano Maccari che fu costretto ad ammettere il proprio ruolo a distanza di una quindicina di anni. Quando, almeno apparentemente, Potere Operaio si dissolse, Morucci e Maccari costituirono una struttura “militarista” e “militarizzata”i Comitati Comunisti Rivoluzionari.

Simpatizzanti, irregolari o militanti inquadrati ?

Autonomi o brigatisti ?

Nelle strutture dotate di flessibilità e fluidità risulta assai difficile se non impossibile tracciare un qualsivoglia confine…

Se l’affaire Moro potrebbe essere accostato ad un mosaico infinito che serba sempre nuovi ed inediti tasselli, Metropoli vi si inserisce senza difficoltà incastrandosi alla perfezione.
Occorre partire da un’operazione di polizia, una perquisizione effettuata in un appartamento sito in viale Giulio Cesare 47 a Roma il 29 maggio del 1979. Nel corso dell’irruzione vengono tratti in arresto Valerio Morucci e Adriana Faranda che, dopo l’esecuzione dell’onorevole Moro, avevano deciso di lasciare le BR per fondare un proprio gruppuscolo armato. E’indubbiamente un successo, ma quel che viene trovato e repertato desta sicuramente ansia e preoccupazione ai piani alti.

Vediamo perché…

FINE TERZA PARTE

HS
Fonte: www.comedonchisciotte.org
6.08.20120

VEDI ANCHE: RITRATTO DI UOMO IN…”GRIGIO” (PRIMA PARTE)

RITRATTO DI UOMO IN…”GRIGIO” (SECONDA PARTE)

VEDI ANCHE: RITRATTO DI UOMO IN…”GRIGIO” (QUARTA E ULTIMA PARTE)

Pubblicato da Davide

  • Stopgun

    Interessante ll collegamento con il Bagaglino. Andrebbe sviluppato anche con le sole notizie open souce.

  • radisol

    Bah, in fondo – ed HS onestamente lo dice pure – è il vecchio teorema Calogero, sbriciolatosi come neve al sole nei vari processi ….. gli “autonomi” – ma per l’esattezza bisognerebbe dire gli ex Potere Operaio, gli altri autonomi, a partire da quelli all’epoca fortissimi di Via dei Volsci a Roma, non furono minimamente toccati da quell’inchiesta – presero sì significative condanne ma appunto per le azioni prima di PotOp e poi dell’ “autonomia diffusa” ma furono invece del tutto scagionati per le Brigate Rosse e per il sequestro Moro … del resto va detto che tra gli imputati dell’inchiesta Calogero, a partire da Negri e Scalzone – Negri era stato addirittura “condannato a morte” dalle BR ! – la “nemicità” politica nei confronti delle BR era tanto evidente che fece crollare tutto l’impianto di un processo che pretendeva di mettere nello stesso calderone cose diversissime come le BR e l’autonomia padovana, oppure, tra gli autonomi, Negri e Piperno che non si parlavano dal 1973 … addirittura tra gli imputati si andava da autorevoli giornalisti e professori universitari fino ad esponenti della banda di rapinatori che faceva capo a Renato Vallanzasca … la cosa era invece leggermente diversa per una parte degli ex PotOp romani e calabresi, quelli che effettivamente facevano riferimento a Franco Piperno ed alle riviste “Preprint” e poi “Metropoli” …. indubbiamente una parte significativa dei “piperniani” romani e calabresi … non solo Morucci e Faranda, ma anche Seghetti, Alimonti, Maccari, Lojacono, Barbara Balzerani, Mara Nanni ( ma non Casimirri ed Algranati che venivano invece dall’anarchismo), passando per l’esperienza breve delle FCA (Formazioni Comuniste Armate), confluirono a fine 1976 nelle Brigate Rosse dirette a Roma da Mario Moretti ….. anche nell’area di movimento si cominciò allora ad ipotizzare che questa gente dentro le BR ce l’avesse mandata proprio Piperno, loro leader indiscusso fino allo scioglimento di PotOp, allo scopo di cambiarne, in senso più movimentista, la linea dall’interno …. sinceramente credo che questa ipotesi sia una gran cazzata … infatti la linea delle BR non cambiò minimamente ….. e, con l’eccezione di Morucci, Faranda e Maccari che lasceranno l’organizzazione dopo il sequestro Moro in disaccordo totale con la scelta di uccidere il leader democristiano ( persino Maccari che poi risultò essere quello che materialmente aveva sparato a Moro …Misteri della militanza in una organizzazione così “totalizzante ” ! Non sei d’accordo su una cosa così importante ma questo non ti impedisce di fartene esecutore materiale !), gli altri ex PotOp continueranno a fare tranquillamente i “fedelissimi” di Mario Moretti, almeno fino a che tutti quanti furono arrestati …. I legami con Mancini forse sono più casuali e legati a fatti contingenti che non a chissà quale “complotto” … Mancini e Piperno sono tutti e due di Cosenza che non è propriamente una metropoli …. erano amici da decenni …. il genero di Mancini, Paolo Lapponi, anche lui ex PotOp di osservanza piperniana, era finito in galera – poi prosciolto – per le azioni di un altro gruppo armato, le UCC ( Unità Combattenti Comuniste) e questo insieme alla ex moglie di Piperno, pure lei cosentina …. insomma, una serie di legami territoriali e parentali prima di ogni altra cosa ….. poi c’è stato sì il finanziamento al Cerpet, favorito da Mancini, ma insomma è cosa che da più l’idea di una operazione classica clientelar/meridionale, al Cerpet lavoravano pure i due figli dello stesso Mancini, che non di chissà quale “complotto” …. che poi il Psi di allora, non solo Craxi e Martelli ma appunto pure la sinistra interna rappresentata in forma diversa sia da Mancini che da Signorile ( e persino da Cicchitto !) , avesse interesse a strizzare l’occhio all’ultrasinistra, certamente in funzione anti – PCI, è cosa senz’altro vera, è storicamente nelle cose …. in quel periodo, tramite spesso la mediazione dei radicali di Pannella, il Psi cercò di reclutare alla sua area anche gli ex di Lotta Continua, a partire da Sofri … saranno sempre Craxi e Mancini infatti a far finanziare da imprenditori di riferimento del partito il fallimentare tentativo di nuovo quotidiano diretto da Sofri, “Reporter” ….ma sinceramente, da questo a rendersi complici addirittura della lotta armata mi sembra veramente grossa …ricordo che, nello stesso periodo, le BR non si posero certo un problema al mondo nello sparare anche contro esponenti politici socialisti e craxiani ( Da Empoli, Giugni, Tarantelli ecc. ) …. per cui non esageriamo con la dietrologia e col complottismo …. del tutto condivisibile trovo invece l’analisi sul “consumismo corrompente” e sul ruolo dell’allora nascente tv commerciale, a partire dalle intuizioni profetiche del grande Pasolini ….

  • marcopa

    Mah..,i nessi tra le varie persone e i vari ambienti mi sembrano gia’ noti e abbastanza insignificanti. Se Cefis finanzia il Cerpet per scopi “sospetti”, si fa nella sede del Cerpet la sede di una rivista che usa toni molto sovversivi ? Altri spazi possibili non c’erano ? Lanfranco Pace e PSI. Questi rapporti in occasione del rapimento Moro sono stati fatti conoscere direttamente dagli interessati in maniera molto visibile. Pagine di giornali sono state riempite da questo rapporto a proposito della cosiddetta trattativa, beh forse Craxi in questa occasione aveva proprio ragione, e la fermezza e’ stata un errore (io ero nel 1978 iscritto alla FGCI, quindi dalla parte della fermezza). I rapporti in Calabria tra Mancini- Piperno o socialisti- estremisti intellettuali sono stranoti, negli ultimi anni Piperno e’ stato addirittura assessore credo proprio a Cosenza. Tornando al Cerpet, beh nell’ Autonomia, che era una galassia, eventuali “direzioni strategiche”erano segrete quindi o o sono provate o le denunce sono senza alcun valore, non si puo’ dire che alcune persone sono una associazione “fuorilegge” perche’ si conoscono ! Si sono frequentati pubblicamente ! Un estremismo violento c’era, con molti morti sulla coscienza, ed aveva riferimenti piu’ colti di quanto fossero i riferimenti della FGCI, basta pensare D’Alema, Adornato o Veltroni della Fgci che percorso hanno fatto, una carriera politica, professionale importante, come analisi sociale niente. Toni Negri o Bifo o Balestrini o altri meno presenti sui giornali hanno fatto analisi interessanti tutta la vita. Ma della violenza e’ responsabile chi l’ ha esercitata non chi frequentava gli stessi ambienti.

  • ulrichrudel

    Escluso qualche persona oramai novantenne,di questi personaggi non rimane nessuno.Tutti passati ma … la vita continua con la stessa cadenza.
    Mi sembrava di avere letto e giuro che ne ero rimasto convinto che Moro fosse stato ucciso per volere dell’Elite massonica Nordamericana allora rappresentata da un personaggio ancora vivente, Kissinger, grande amico dell’Avvocato.Però non essendo uno storico ne un giornalista osservo e dubito.,di tutti.

  • radisol

    Veramente a parte ovviamente Moro e Tarantelli ( uccisi dalle BR), e poi Craxi, Mancini e Cefis, morti di morte naturale …. ed anche il brigatista Maccari, morto d’infarto in carcere …. tutte le altre persone citate sono ancora oggi vive e vegete …. Moro è stato ucciso appunto dalle BR, precisamente proprio da Germano Maccari …. BR che erano appunto “rosse”, comuniste, un pò staliniste ma pienamente nella tradizione comunista partita con la rivoluzione del 1917 in Russia …… la vicenda Kissinger è una congettura, una “suggestione”, al limite un ipotesi vaga di un mandante indiretto …. e la storia non si fa con le congetture, le suggestioni, con le ipotesi vaghe ….

  • Stopgun

    radisol wrote


    Moro è stato ucciso appunto dalle BR, precisamente proprio da Germano Maccari …

    Ma se Germano Maccari non sapeva neanche a che ora è stato ucciso!


    Ed è riuscito a trasportare il cadavere senza neanche farlo muovere un po’ per una decina di kilometri dentro Roma!


    Ed è riuscito a non far combaciare i buchi dei proiettili con i vestiti indossati!.


    Ulrich Rudel vede bene!

  • marcopa

    Trame segrete hanno ucciso Moro ? Non lo so, ma so che almeno 5000 persone in Italia sono state o in carcere o denunciate per avere partecipato in vari modi alla lotta armata. Il giorno del rapimento Moro a Pisa nelle assemblee c’erano interventi di persone, un po disorientate e sorprese dall’ accaduto, ma che affermavano di non volere condannare il rapimento e l’ uccisione degli uomini della scorta. Al corteo del pomeriggio in coda un gruppo di qualche decina di giovani urlava “per Moro rapito chiamate gli operai per i compagni uccisi non scioperate mai” e c’e’ stata tensione tra il servizio d’ ordine sindacale e questi giovani. Insomma qualunque cosa sia successa nel rapimento Moro c’era in Italia un’ area simpatizzante con la lotta armata e questa area era un fenomeno indigeno, nessuna potenza straniera lo aveva fatto nascere. Anch’ io penso che talvolta invece che ipotizzare cose non dimostrate bisognerebbe approfondire e indagare , studiare di piu’ quello che e’ sicuro, dimostrato. Si capirebbero piu’ cose.

  • radisol

    No, gli inquisiti per banda armata e/o associazione sovversiva in Italia sono stati oltre 20.000, cioè più o meno il numero dei partigiani riconosciuti che avevano combattutto contro i nazisti e la Rsi tra il 1943/45 … con la differenza che, essendo giustamente diventato nel dopoguerra un titolo di merito aver fatto il partigiano, questo numero è certamente stato gonfiato artificiosamente allo scopo di ottenere riconoscimenti da parte di tanti partigiani appunto “farlocchi” … mentre per i “reduci” del lottarmatismo italico era tutto il contrario e certamente ce se saranno parecchi che sono riusciti a farla franca ed a non avere problemi con la giustizia e quindi a non risultare nelle statistiche …. certo non c’erano solo le BR, ci fu ad esempio Prima Linea ed altri gruppi di una certa importanza numerica e territoriale … il numero di 5.000 citato da marcopa riguarda invece solamente le BR propriamente dette e le successive filiazioni dirette da esse scaturite dopo l’implosione interna dei primi anni ottanta …. insomma, checchè se ne dica, un fenomeno di massa ….. e con un area di simpatizzanti o quantomeno “tifosi” non indifferente e quindi difficilmente riconducibile a semplice “complotto” …. una volta detto questo, però, non sono così ingenuo da escludere, pur rifiutando l’ipotesi di un fenomeno “teleguidato” da chicchessia, forme di “influenza” magari legate alla necessità dei lottarmatisti di avere retrovie ed aiuti materiali …. ed in questo senso, anche se credo che questo avvenga in epoca successiva alla vicenda Moro, tutte le strade sembrano portare a Mosca, magari passando per la più vicina Cecoslovacchia o per la mediazione dei palestinesi di Fatah, cioè i guerriglieri di Arafat ….. che nei primi ottanta – è provato dalle inchieste – fornirono alle BR un ingente quantitativo si armi, anche molto sofisticate e per questo poco usate in quanto inadatte al loro tipo di lotta armata, armi poi in gran parte ritrovate in una grotta della Sardegna …. e questo, oltre al fatto ovvio che Arafat non avrebbe mai aiutato un gruppo anche minimemente sospetto di aver avuto a che fare col Mossad israeliano, significa pure che c’era l’ok di Mosca cui i palestinesi, soprattutto quelli di Fatah, erano allora indiscutibilmente legatissimi …. tornando al sequestro Moro, non escludo affatto che gli Usa e Israele abbiano esercitato un ruolo, ma tutto dalla parte delle istituzioni statali italiane, per far sì che Moro non ne uscisse vivo …. ma anche in questo, potevano esserci finalità politiche convergenti di queste realtà anche con l’Urss per far saltare l’ipotesi del “compromesso storico” che, sia pure per motivi diversi ed anche opposti, poteva dare fastidio tanto agli americani che agli israeliani che ai russi ….

  • radisol

    Per quanto invece riguardano le “suggestioni” agitate da alcuni ( ora della morte, buchi dei proiettili ecc. ) credo che sarebbe ora di farla finita col basarsi sui libercoli di Flamigni e soci …. il cui unico interesse politico è sempre stato inventarsi qualcosa per far sparire le BR ed in generale la sovversione italiana dei settanta dall’ “album di famiglia” del Pci e della sinistra italiana tradizionale in genere …. tra l’altro, se innegabilmente Prima Linea o i Nap o altri gruppi erano figli diretti del 1968/69 e quindi certamente “eretici” rispetto alla “tradizione comunista” stalinian/togliattiana …. le BR invece, con all’origine legami con ambienti della Resistenza più legati all’Urss ( Lazagna, Cattaneo, Levati, cioè la vecchia “rete” di Pietro Secchia, cioè la cosiddetta “gladio rossa”), legami ereditati dai Gap di Feltrinelli in contatto anche con Cuba, dentro quella “tradizione comunista” ci stavano dentro sino al collo …. e comunque perchè mai uno come Germano Maccari, un sottoproletario di borgata un pò guascone e ribelle ma con attitudini più “coattesche” che direttamente politiche, chiamato in causa da Adriana Faranda oltre 15 anni dopo i fatti, 15 anni nei quali era uscito ed entrato continuamente dalle galere ma mai era stato anche minimamente sospettato di far parte delle BR, avrebbe poi dovuto accollarsi, oltre che il ruolo avuto nella “prigione” di Via Montalcini, anche l’omicidio materiale di Moro se invece non ne portava la responsabilità ?

  • radisol

    ” ….. anche nell’area di movimento si cominciò allora ad ipotizzare che questa gente dentro le BR ce l’avesse mandata proprio Piperno, loro leader indiscusso fino allo scioglimento di PotOp, allo scopo di cambiarne, in senso più movimentista, la linea dall’interno …. ” ………………. A questo equivoco, che sarà poi alla base del teorema Calogero ( ma che verrà invece negato pubblicamente a caldo dal generale Dalla Chiesa che di BR se ne intendeva certo assai più di Calogero) indubbiamente contribuì lo stesso Piperno con una improvvida sparata pubblica di fine 1978 che diceva ” Bisogna coniugare la terribile bellezza del 12 Marzo 1977 a Roma (cioè i durissimi scontri tra “autonomi” e polizia di quel giorno, N.d.R. ) con la geometrica potenza dispiegata in Via Fani il 16 Marzo 1978″ …. ma era appunto solo una sparata demagogica e persino un pò dannunziana, tipica del linguaggio aulico degli ex PotOp ….. che non trovò il minimo e serio riscontro processuale nel processo appunto denominato 7 Aprile nel quale l’accusa era appunto rappresentata da Calogero …. il fatto che poi Piperno potesse in cuor suo auspicare, sapendo che alcuni suoi antichi discepoli “operaisti” erano entrati nelle BR, che questi potessero riportare Moretti e c. ad un minimo di buon senso ed ad un maggior legame con la realtà di movimento era solo una sua pia speranza, peraltro smentita proprio dall’azione Moro, classica folle “fuga in avanti” rispetto ad un livello di movimento che proprio da quell’azione fu ucciso definitivamente ….. e comunque gli “antichi discepoli operaisti” di Piperno, al di là di qualche distinguo successivo alla vicenda Moro solo di 2 o 3 di loro, erano nel frattempo diventati in gran parte i “fedelissimi colonnelli” della linea indiscutibile e totalizzante del “generale” Mario Moretti ….. che infatti seguiranno pedissequamente ed acriticamente fino alla sconfitta piena e totale …..

  • Stopgun

    Per lo stesso motivo per il quale Pino “la rana” si è autoaccusato del delitto Pasolini e per maggior ragione si è pure fatto una decina di anni di carcere


    Ma non penserai mica che Moro ( o chi per lui) sia stato 55 giorni dentro una stanzino (1,5 mx 2,5m) senza finestre senza mai cambiare aria!

  • radisol

    Il caso di “Pino la rana” non c’entra molto …. probabilmente in quel caso hanno giocato i soldi ( e tanti !) ed anche una certa paura, per se in carcere e per i suoi genitori fuori …. Germano Maccari l’ho conosciuto personalmente, un grande personaggio di borgata, un capopopolo ed un “guerriero” naturali in tutti i sensi, non una “mezza tacca” come Pelosi … certamente aveva poco a che spartire con la cultura e la disciplina BR …… ed infatti la sua unica partecipazione è stata nei 55 giorni di Via Montalcini, l’idea era di avere un “tuttofare”, uno capace di fare qualunque lavoro e/o riparazione che si fosse resa necessaria senza dover chiamare nessuno … e lui era in grado di farla …. ed allo stesso tempo avere sul posto appunto un “guerriero” scaltro ed intelligente … certamente più di Gallinari, cardiopatico, in generale acciaccato in salute ed anche nello spirito e comunque non propriamente un “fulmine di guerra” … o della Braghetti che non aveva mai fatto una azione in vita sua e serviva solo da “brava ragazza” di copertura, proprietaria dell’appartamento, per giustificare tutto l’ambaradan ….. da tutte le ricostruzioni non era infatti previsto che pure Mario Moretti, anche lui abile “tuttofare” e certamente “guerriero” non meno di Maccari, stazionasse pressochè stabilmente nell’appartamento per quasi tutto il periodo del sequestro …. erroneamente i BR pensavano che l’interrogatorio di Moro sarebbe durato solo pochi giorni ed invece le cose andarono diversamente …. tornando a Maccari, quindi, stiamo parlando di una specie di Vallanzasca o di un Graziano Mesina in versione romanesca, con in più una forte coscienza politica ( anche se poco allineata … ), quindi di uno che se si prende una responsabilità se la prende fino in fondo e che invece sicuramente non avrebbe subito imposizioni da nessuno …. tra l’altro, quando Maccari, a 15 anni dal fatto, fu chiamato in causa dalla Faranda e quasi subito ammise le proprie responsabilità pur senza “pentirsi” nè accusare alcun altro, per l’omicidio materiale era già stato condannato in via definitiva Prospero Gallinari …… e quindi la confessione di Maccari non serviva a “coprire” nulla e nessuno ….. per la giustizia il colpevole materiale era già stato trovato …. ma Maccari era a suo modo una persona seria e coerente, altro che “Pino la rana” …..

  • Stopgun

    Radisol wrote



    Braghetti che non aveva mai fatto una azione in vita sua e serviva solo da “brava ragazza” di copertura, proprietaria dell’appartamento, per giustificare tutto l’ambaradan …..



    Laura era una “brava ragazza” certo non una “guerriera” pronta a fare azioni. Eppure ha accettato le condanne per: Caso Moro, Piazza Nicosia, Bachelet..

  • radisol

    Piazza Nicosia e Bachelet sono azioni successive alla vicenda Moro …. Anna Laura Braghetti era stata semplicemente la fidanzata di Bruno Seghetti, addirittura fino al 1976 era iscritta al Pci …. fu reclutata da Morucci proprio perchè serviva una ragazza “irreprensibile” che non desse il minimo sospetto per l’acquisto della casa di Via Montalcini nell’autunno del 1977, casa acquistata coi soldi del sequestro dell’armatore Costa …. e questo era il suo unico ruolo …. basti pensare che durante i 55 giorni del sequestro si recò sempre regolarmente al lavoro presso una ditta dell’Eur in cui era impiegata … poi, una volta identificata e latitante, è diventata ad ogni effetto una “regolare” che ha quindi partecipato anche alle due azioni citate …. a Piazza Nicosia come “copertura”, nel caso Bachelet direttamente come killer ….
    incredibile come non si voglia ammettere che il sequestro Moro sia stato complessivamente un’azione compiuta da persone normalissime, non da marziani o top-gun …. del resto marziani o top-gun nella storia del terrorismo italico non se ne sono mai trovati, nelle BR ed in nessun altro gruppo ….. tornando a Maccari certamente c’erano altre buone ragioni per spiegare il suo reclutamento specifico solo per la detenzione di Moro …. sparare aveva già sparato ma in azioni non delle BR e molto tempo prima… aveva “gambizzato” ai tempi di Potere Operaio, nel 1972, un caporeparto della fabbrica Fatme … e poi, nel 1975, di sua completa iniziativa personale, un noto squadrista fascista del Prenestino, tale Raoul Tebaldi, che a sua volta tempo prima aveva aggredito a bastonate la anziana partigiana Carla Capponi …. oltre ai moviti già detti nel precedente commento ci fu probabilmente anche la convinzione che se per qualche motivo fosse stato fermato, non risultando a suo carico precedenti “politici” – nessuno lo aveva mai sgamato per le due gambizzazioni citate – ma solo appunto legati ad episodi di delinquenza comune, nessuno avrebbe mai potuto collegarlo alle BR … a Roma durante il sequestro Moro, se indubbiamente le iniziative della “mala” si erano alquanto rarefatte per lo stato d’assedio che vigeva in città, è però altrettanto vero che polizia e carabinieri tutto andavano cercando, ai posti di blocco e nelle perquisizioni, meno che “pregiudicati comuni” …. è probabile poi che Morucci, che aveva reclutato anche Maccari, avesse voluto avere nella “prigione” di Via Montalcini un uomo di sua assoluta fiducia personale, pensando di poter influenzare anche così un esito non omicida del sequestro …. ed in questo certamente aveva sbagliato, facendosi soverchie illusioni ….

  • radisol

    Ancora cazzate di Flamigni e “suggestioni” varie … Moro non stava dentro uno stanzino ma dentro una grande tenda all’interno di una camera dell’appartamento di Via Montalcini … il ricambio d’aria era assicurato, oltre che dalla normale aperura delle finestre nelle altre stanze dell’appartamento, anche da un complesso sistema di tubi approntato proprio dal “tuttofare” Maccari …. tubi poi regolarmente ritrovati, smontati, nel garage dell’appartamento, lo stesso locale in cui fu ucciso Moro, quando fu scoperto dalla polizia svariati annetti dopo il sequestro ….