RITORNO ALL’AGRICOLTURA. E AGLI DEI

RITORNO ALL’AGRICOLTURA. E AGLI DEI

DI ALESSIO MANNINO

ilribelle.com

Secondo quanto riportato da un recente rapporto Coldiretti, sono sempre più numerosi i giovani che scelgono il ritorno all'agricoltura. Sono i genitori stessi a consigliare ai propri figli un futuro lavorativo nel settore agricolo, in primis appoggiando la scelta di iscriversi alle facoltà universitarie di scienze agrarie e Zootecniche. A confermare tale tendenza, l'incremento del 26% delle immatricolazioni in questi corsi di studio, con una percentuale di donne pari al 40%, in netta contrapposizione con il calo generalizzato delle iscrizioni nelle università italiane.Il giovane agricoltore di oggi è nel 68% dei casi diplomato e nel 15% laureato, con una buona preparazione scientifica e una forte competenza nell'utilizzo dei nuovi strumenti multimediali. Io, in tutto questo, ci leggo un risveglio del fondamentale istinto alla sopravvivenza. Un vagito di reazione antimoderna.

La modernità, ha detto qualcuno, si fonda sulla solitudine: individui-atomi solitari che si aggregano sulla base dello scambio di merci – la desolazione più sconsolante e disperata. Peggio: nasce da una scissione. L’uomo moderno è un orfano, si porta nel sangue la tara originaria della separatezza da un senso sacro dell’essere, della natura, della sua stessa esistenza. Non adora più, non rispetta più, non crede più. Non ama più. È un distruttore, un sovvertitore, un barbaro, uno straniero a se stesso e al mondo. Nella sua parabola ha rovesciato l’umanesimo in delirio individualistico, ha ridotto l’ideale della libertà di pensiero a licenza e anarchia degli istinti, la prosperità materiale in totalitarismo della merce e del mercato, l’illuminismo in nichilismo, il nichilismo in capitalismo assoluto, l’universale in conformismo globale, la filosofia in intellettualismo, la ragione in fede irrazionale nella scienza, la religione in folklore, le leggi naturali in formulette da laboratorio, la comunicazione in virtualità. È scavato dentro, spiritualmente in coma, un automa da lavoro e col mutuo da pagare. È l’ultimo uomo di nicciana memoria.

Ha perduto la facoltà di sentire il divino che giace nel profondo delle sue viscere. Gli déi se ne sono andati, lo hanno lasciato, e il distacco lo ha reso un bambinone stupido e presuntuoso, che gioca con la Tecnica a fare e disfare il mondo come se questo fosse materia bruta di sua proprietà. È il figlio del cosmo, e pensa di esserne il creatore e padrone. Questa tracotanza ha la sua inquietante ombra nel vuoto che lo assale e lo divora. Tanto più si vede forte e invincibile grazie all’onnipotenza tecnologica che produce un’abbondanza spaventosa di ricchezze economiche, tanto più il mostro della solitudine, fra tutti questi oggetti scintillanti e conoscenze vanagloriose, gli desertifica l’anima.

Come se ne esce? Ritornando alla realtà. È dura, la realtà. Ma anche meravigliosa. È eraclitea: bene e male fusi insieme – non può essere solo bene, come vorrebbe farci credere la pubblicità. È irta di ostacoli, costellata di limiti, gravata dal peso della necessità (la “terra è bassa”). Ma è anche volontà, aspirazione, creazione. Bene, ora che il nichilismo è compiuto, si può riprendere in mano la sfida di colui che l’aveva diagnosticato e previsto: Nietzsche il folle. La sua mente collassò per l’implosione psicologica di anni e anni di solitudine, metafora dell’assenza di forza divina. Il suo Superuomo vuole essere dio di se stesso, atrocemente consapevole del non-senso dell’universo e, contemporaneamente, dionisiaco creatore di leggi e forme di vita. Ma questa tensione è veramente sovra-umana, l’uomo è incapace di sopportarla. Non può farsi dio senza credere agli déi. Deve esserci qualcosa più grande di lui, non può essere la sua volontà di potenza il principio e la fine del senso da dare all’Essere. L’alternativa è impazzire, come capitò al filosofo crollato per aver troppo represso la compassione, l’amore verso il prossimo, il dono di sé.

La nuove tavole di valori devono basarsi sì sulla fedeltà alla terra, come insegnava Nietzsche-Zarathustra, ma una terra piena di déi, profondamente presenti in noi e fuori di noi come tali, come potenze vive che ci dominano. Non come illusioni coscienti d’artista, non come se noi dominassimo loro. Il nostro destino non è nelle nostre mani, ma nelle loro: questa saggezza tragica va ripresa alla lettera.

Ma quali déi? Dopo tanta secolarizzazione e disincanto, dopo che Dio è morto, richiamarlo in vita, per l’uomo europeo, è un’impresa terribile, difficilissima. Ma non impossibile, se pensiamo che è la natura il suo regno visibile. Rinaturalizzare la vita, ridimensionando tutto l’apparato artificiale, economico-tecnologico, che le abbiamo sovrapposto fino a soffocarla: ecco la via maestra. All’alba del terzo millennio, un contadino, un vero contadino – non specializzato e industrializzato, ma quello che se volesse vivrebbe benissimo in una magnifica autarchia, con la sua porzione di mondo e i suoi cari – è già di suo una speranza, un autentico sabotatore del sistema. Il più reazionario, il più rivoluzionario. Inconsapevolmente, si capisce (quei giovani neo-agricoltori non ci vanno con Nietzsche sotto il braccio, ma se lo portano dentro, senza saperlo).

Alessio Mannino
www.ilribelle.com
8.05.2013

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Commenti (29)

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    1. Fedeledellacroce 11 maggio 2013

      "Credo semplicemente nella necessità di individuare una crescita sostenibile e nella necessità di perseguire l'aureo principio " primum vivere, deinde philosophari"."
      E quale sarebbe mai la crescita sostenibile?
      Crescita della produzione?
      Crescita del numero di uomini sul pianeta?
      Spiegati, perché vorrei sapere il motivo, il principio secondo cui questa stracaxxo di crescita deve CRESCERE???

      Oppure abbiamo davvero bisogno di una crescita interiore?
      Primum pensare, dopodiché scrivare.......

    1. Fedeledellacroce 11 maggio 2013

      "Hanno detto che senza moneta contante e carta di credito non si ha il diritto di vivere..."
      Bravo! Questo é il nocciolo della questione.

    1. andyconti 11 maggio 2013

      E' da queste cose che bisognerebbe partire per effettuare un cambiamento.

    1. yago 11 maggio 2013

      Forse non tutti sanno che per acquistare un trattore bisogna avere una partitita iva agricola , pagare la camera di commercio ed i contributi pensionistici. Di fatto chiunque ha qualche terreno incolto e vuole coltivarlo non puo' farlo per legge. Siamo al tragicomico.

    1. nigel 11 maggio 2013

      Bellissimo. Molto sinteticamente, il ritorno a Shangri-la, " ...eden materiale e spirituale in cui l'occupazione degli abitanti e' quella di produrre cibo nella misura strettamente necessaria al sostentamento e trascorrere il resto della giornata nell'evoluzione della conoscenza interiore ..." e più genericamente, nell'evoluzione spirituale. Ma l'anelito alla spiritualità e', nella maggior parte dei casi, costretto a ridimensionarsi drammaticamente impattando con la dura necessità di vivere ( o sopravvivere) divenendo, se necessario, duri e spietati. Non credo alle Shangri-la, non credo alle decrescite felici, non credo al mito del buon selvaggio e alla miseria che affratella e rende miti individui e popoli. Credo semplicemente nella necessità di individuare una crescita sostenibile e nella necessità di perseguire l'aureo principio " primum vivere, deinde philosophari".

    1. FreeDo 11 maggio 2013

      Un monito, quello rivolto all'uomo moderno, quasi inquisitorio, e che condivido pienamente. La mancanza di Dio e' spesso surrogata dalla fede verso conquiste che nulla apportano all'evoluzione della Mente, e quindi al benessere spirituale, che pero' soddisfano quella volontà di potenza cui accenna l'autore. Ma nessuna fede, in nessun Dio, potrà mai renderci veramente liberi. Cio' che serve, a mio avviso, e' una religiosa consapevolezza del nostro essere nient'altro che una delle tante espressioni della Vita: non siamo niente di speciale, e nella consapevolezza del Tutto di cui siamo solo una infinitesima parte credo si possa scorgere Dio.

    1. Suntsu 11 maggio 2013

      "All’alba del terzo millennio, un contadino, un vero contadino... è già di suo una speranza, un autentico sabotatore del sistema."
      Peccato che loro questo lo sanno già e hanno piazzato fior di tasse anche sul semplice possesso di frammenti di terra agricola e piccolissimi ripostigli per attrezzi. Hanno detto che senza moneta contante e carta di credito non si ha il diritto di vivere...

    1. albsorio 11 maggio 2013

      il materialismo senz'anima è tipico di altre entita... aliene, macchine viventi senz'anima incarnata, credere che i nostri corpi ospitano quella parte immortale di noi che chiamiamo "anima" ci fa di colpo capire che nulla è più illusorio della "realtà", ovviamente siamo anche prigionieri delle "necessità" legate ai nostri corpi mortali ma dobbiamo sempre ricordare chi siamo... anime incarnate, scintille di luce che appartengono ad un "tutto" che qualcuno chiama Dio, in questo senso siamo suoi figli, fatti a sua immagine e somiglianza. ---- Riflettevo alcune settimane fa sulla crisi economica, ero depresso... poi ho guardato nel giardino, stava arrivando la primavera, gli uccelli cantavano, ero circondato dalla vita, tutto pulsava, anche io ero vivo come il mondo che mi circondava, non c'era più paura in me ma amore :-), spero che tutti sentano questo dentro di loro e chi è in difficoltà trovi un amico che gli tenda la mano, così il mondo sarà migliore.

    1. ilsanto 11 maggio 2013

      Molto bello, poetico certamente risponde alla domanda di chi, come me,
      nato tra asfalto e cemento sterile e senza nulla si vede nudo, impotente, minuscolo in questa società atomizzata e senza speranza.
      Bravo veramente, ma poi il dubbio ti assale, quante civiltà degne di questo nome, in armonia col creato e la natura, all'arrivo dei barbari bianchi a cavallo con armature e spade di ferro, con navi, cannoni, fucili hanno ceduto il passo sparendo dalla storia per la legge del più forte di cui anche le metropoli, la specializzazione, la tecnologia fanno parte ?
      Meglio vivere in armonia finchè dura , finchè sbarcano i conquistadores o dannarsi in un mondo tecnologico ( non è colpa della tecnologia ) dove per paura dell'estinzione, del diverso, del nemico vivi da schiavo ?
      nella Bibbia Dio creò l'eden e l'uomo poteva mangiare di tutti i frutti della terra, felice, ma non doveva mangiare il frutto dell'albero della conoscenza, un grande insegnamento, un avvertimento, una profezia ?

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