Home / ComeDonChisciotte / RIFIUTI E CONSUMISMO: IL PARADIGMA DELLA DECADENZA

RIFIUTI E CONSUMISMO: IL PARADIGMA DELLA DECADENZA

DI MASSIMO FINI
Il gazzettino

L’emergenza rifiuti in Campania, che si fa ogni giorno più esplosiva, è una metafora del modello di sviluppo occidentale e del suo possibile, anzi probabile, destino. In genere si addebita la responsabilità di tale emergenza agli amministratori locali, ai governi nazionali, di sinistra o di destra, ai vari commissari straordinari, agli interessi della camorra e allo stesso popolo partenopeo poco incline, per storica indole, all’ordine. E queste responsabilità, naturalmente ci sono. Ma il nocciolo della questione non è affatto qui.

Napoli e la Campania non sono che la punta più evidente e più visibile di un gigantesco iceberg mondiale. Il fatto è che il modello di sviluppo occidentale, nel quale oggi rientrano anche la Russia, la Cina, l’India e tutti i Paesi cosiddetti terzomondisti dov’è penetrata la nostra economia, produce troppo. Tot di produzione vuol dire un altrettale tot di rifiuti. E poichè, come diceva Democrito già nel IV secolo a.C., “in natura nulla si crea e nulla si distrugge” il rifiuto lo si può spostare, lo si può nascondere, come fan i cani nascondendo la loro cacca sotto il tappeto, ma non lo si può eliminare.

Un caso classico di occultamento canino sono i termovalorizzatori. Il termovalorizzatore riduce solo apparentemente i rifiuti, in realtà semplicemente li comprime. Come sempre avviene con la tecnologia. La tecnologia comprime in tempi e spazi ridottissimi ciò che la natura elabora in tempi lenti e in spazi ampi. Ma l’energia così compressa rimbalza, prima o poi, come una molla e con la stessa forza che l’ha compressa. Il termovalorizzatore in realtà è un produttore di un concentrato di veleni (la diossina) che rimangono in circolazione per un tempo pressochè eterno, almeno in termini umani. Abbiamo reso la cacca meno visibile, ma non meno insidiosa.

É anche per questo che altre regioni italiane sembrano meno compromesse della Campania. Alcune di queste poi mandano i loro rifiuti in Germania, pagando il servizio a peso d’oro. E cosa fanno i bravi tedeschi? Fanno quello che farebbero i napoletani se solo potessero: scaricano i rifiuti più tossici altrove, sulle coste del Benin e di altri Paesi, troppo poveri e troppo deboli per opporsi al proprio genocidio. Ma prima o poi anche le coste del Benin diverranno sature. E allora tutto il pianeta sarà nelle condizioni in cui sono oggi Napoli e la Campania.

La soluzione sembrerebbe ovvia: produrre di meno. Ma non si può. Questo modello è basato sulle crescite esponenziali. Il che vuol dire che non solo, dio guardi, non può tornare indietro, non solo non può fermarsi, non solo non può rallentare, ma non può nemmeno mantenere, per quanto già vertiginosa, l’attuale velocità ma deve, per sua ineludibile coerenza interna, continuamente aumentarla, altrimenti implode su se stesso. E nessun Paese, preso singolarmente, può sottrarsi a questa folle corsa produttiva, perchè retrocederebbe a livelli considerati intollerabili. Ci vorrebbe una «moratoria mondiale della produzione». Ma chi mai oserebbe nemmeno pensarla? E se mai qualcuno ci pensasse sarebbe sommerso dai frizzi, dai lazzi, dagli insulti, dagli sputi proprio di coloro che lamentano i tumori, le leucemie, le malattie cardiovascolari, quelle respiratorie provocate dall’inquinamento, ma che, in una tragica fagia autodistruttiva, non sognano che di ingurgitare sempre nuovi prodotti, e si considerano poveri se non li hanno, confondendo i bisogni con i desideri che son cosa diversa. Moriremo non perchè poveri, ma perchè troppo ricchi.

Come nella «Grande abbuffata» di Marco Ferreri moriremo soffocati dalla nostra stessa merda. Moriremo come meritiamo. Come merita chi ha dimenticato ogni senso del limite e di sè e lo stesso istinto di sopravvivenza. Amen.

Massimo Fini
Fonte: http://www.massimofini.it/
Uscito su “Il gazzettino” il 01/02/2008

Pubblicato da Davide

  • NIPPON

    Cio che leggo nell’articolo è effetivamente realistico.
    Il problema però secondo me è come produrre, non quanto produrre.
    Esistono essenzialmente 3 tipi di rifiuto:
    1)Rifiuti biodegradabili che possono essere facilmente rinseriti nel ciclo naturale in modo autonomo e senza lavoro aggiuntivo.
    2)Rifiuti non biodegradabili, ma riciclibili o ancor meglio riutilizzabili, non si reinseriscono in modo autonomo nel ciclo naturale, ma con un po’ di lavoro possono essere reinseriti nel ciclo produttivo.
    3)Rifiuti non biodegradabili non riciclabili e non riutilizzabili, la maggior parte di questi rifiuti sono tossici e decisamente non reinseribile ne nel ciclo naturale ne in quello produttivo se non in migliaia di anni, dannasi per la salute se dispersi nell’ambiente.

    Se chi produce si occupasse di produrre rifiuti solo del primo e del secondo tipo penso che la maggior parte dei problemi sarebbero risolti.
    Anzi i rifiuti diventerebbero quello che in realtà sono, UNA RISORSA, chi differienzia e consegna materiali al ciclo produttivo dovrebbe essere pagata per il suo lavoro e per i suoi materiali.(come si faceva una volta con il cartone come si fa oggi in paesi come l’Olanda con le bottiglie).

    I rifiuti del terzo tipo dovrebbe essere ILLEGALI (oggi sono illegali alcune piante come la canapa che non hanno mai ucciso nessuno, mentra la diossina no) chi produce questo tipo di rifiuti in quantità rilevanti va messo in galera è un nemico della società.

    Invece questo ragionamento non viene neanche sfiorato, chi ha le redini del potere in mano ha tutta la conveninza a fare in modo che i rifiuti non siano una risorsa se non per pochi gruppi che se ne occupano inquinando l’ambiente, perchè tanto domani qualcuno dovrà bonificare l’ambiente disastrato e sarnno proprio le stesse persone o comunque gli stessi gruppi di interesse che oggi lo stanno rovinando.
    Il buisness dell’inqunamento è molto simile a quello della guerra prima vendi armi che distruggono guadagndo fior fior di quattrini poi quando la popolazione è stremata e non ne può più li indebiti ricostruendo quallo che hai distrutto.

    Quello dei rifiuti è un’altro trucco per rendere una risorsa un problema, per sottrare richezza alla popolazione a beneficio di gruppi di potere, per esempio pensiamo alla raccolta differenziata anche dove fuziona bene e permette di creare bassi quantiativi di rifiuti-scarto non è conveniente per il cittadino che deve svolger un lavoro aggiuntivo (quello della diversificazione dei rifiuti) deve regalare le sue materie prime acquistate magari anche solo pochi giorni prima ed in più si trova a pagare una tassa dei rifiuti maggiorata rispetto a chi fa l’indeferenziata per i maggiori costi di gestione.
    Anche in questo caso la raccolta differenziata conviene solo ai gruppi di potere che avranno in gestione le materie diligentemente differenziate dai cittadini che per il loro lavoro ed il loro materiale ricevranno soltanto un costo maggiorato.