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RENDITA E CONFLITTO

DI EUGENIO ORSO
pauperclass.myblog.it

Guerra di Libia con tutti i rischi annessi e connessi, credit crunch bancario, indici capitalistici che languono, a partire dal PIL, aumenti continui dei prezzi e delle tariffe, impoverimento generale del paese e vistosa incapacità della politica di intervenire positivamente non sono questioni separate che affliggono l’Italia, e non soltanto l’Italia, l’una indipendente dall’altra.
Non si tratta di eventi negativi che si sono concentrati tutti in questi ultimi anni per avversa sorte, per un puro caso che non ci ha di certo favoriti, ma effetti inevitabili della prevalenza e della diffusione di un nuovo modo di produzione sociale: il Nuovo Capitalismo del terzo millennio.Lo stesso attacco occidentale alla Libia, che mette in pericolo l’Italia non soltanto dal punto di vista della continuazione della partnership con Tripoli e degli indispensabili rifornimenti energetici, e la nube tossica giapponese arrivata anche sulle nostre teste, sono i frutti avvelenati del dispiegarsi delle logiche del capitalismo contemporaneo.

E’ in queste logiche che si inserisce, a pieno titolo, il discorso della Rendita elitistica, di cui beneficia la nuova classe dominante globale, parallelamente al discorso del conflitto fra l’ampia base della piramide sociale che subisce il potere ed un vertice numericamente inconsistente, che lo esprime.
In generale ed in sintesi, si possono individuare tre forme, o tre “figure” specifiche, che la rendita capitalistico-elitista assume nel nostro presente:

1) Rendita Fondiaria.

Il suolo e gli ecosistemi, le risorse non rinnovabili, fra le quali quelle energetiche, e la stessa acqua sono oggetto della rendita fondiaria, espressione della “grande proprietà privata” che si sta spartendo il pianeta in reciproca rivalità, dal sottosuolo ai cinque strati dell’atmosfera terrestre.
Lo stesso Marx ha dedicato molte pagine alla rendita nel III libro de Il Capitale, trattando della rendita fondiaria, capitalistica e non feudale, della quale ha riconosciuto l’importanza, nella tripartizione del reddito fra il profitto, il salario e, appunto, la rendita.
Ma la vecchia rendita fondiario-capitalistica dei tempi di Marx, derivata dall’esproprio delle terre comuni, delle piccole proprietà ed in parte minore delle proprietà feudali nell’epoca dell’accumulazione originaria, è qualitativamente diversa dalla rendita di cui si tratta in questa sede, almeno quanto il capitalismo dell’epoca è profondamente diverso da questo.
Monopolio e scarsità della terra non sono oggi i soli effetti dell’imposizione della rendita capitalistico-fondiaria, poiché l’intero pianeta e pressoché tutti gli ecosistemi, gli elementi fondamentali per lo sviluppo della vita tendono ad essere coinvolti nella sua produzione.
Volendo esemplificare senza troppo approfondire, per ragioni di spazio, rendita fondiaria è quella degli Al Saud che controllano il suolo per controllare i preziosi giacimenti di greggio, e rendita fondiaria è quella che si assicurano i cinesi attraverso la “compra” in Africa – Madagascar, e probabile distruzione del suo originale ecosistema, Sudan, eccetera – interessati ad espropriare il suolo poiché interessati a materie prime ed acqua.
Dal canto loro le elite globaliste cinesi, pur avendo mandato al macero il maoismo ed obliato in fretta ogni velleità socialistico-comunista, hanno mantenuto la proprietà pubblica del suolo per mettersi al riparo, nei loro stessi feudi di origine, da sgradite sorprese.
La rendita fondiaria del capitalismo contemporaneo sfrutta in modo diretto Gaia, in ogni suo aspetto, ed assume il significato di esproprio capitalistico integrale dell’ambiente e degli stessi elementi fondamentali per la vita, umana e non umana, sulla terra, ben oltre i limiti della “vecchia” rendita di Marx, di Ricardo, di Smith.
Oltre al petrolio e al gas naturale, che alimentano le produzioni di tutto il sistema, acquistano centralità il cibo e l’acqua, appropriati con il duplice scopo di alimentare la rendita e di controllare le popolazioni.
Anche la stessa aria, dove ancora pulita e respirabile, potrà rientrare negli appetiti elitistici ed essere fonte di rendita.
La rendita fondiaria così intesa non è certo estranea all’intervento militare occidentale nella crisi libica – al di là delle conclamate ragioni umanitarie e di tutte le giustificazioni ufficiali – in una regione dell’Africa, quella mediterranea e settentrionale, non ancora investita dagli interessi e dal colonialismo cinese, ma contesa fra gli occidentali, con la Francia interventista che sogna di espellere definitivamente gli interessi italiani dalla Libia, mettendo le mani sulle risorse energetiche del paese e guidando il business della ricostruzione.
Si drammatizza la questione ecologico-ambientale.

2) Rendita Finanziaria.

Finanziarizzazione, autonomizzazione e prevalenza della sfera finanziaria su quella produttiva sono indubbiamente caratteristiche del Nuovo Capitalismo del terzo millennio.
La finanza è esterna alla produzione ed è un’autentica “arma” nelle mani dei nuovi dominanti per intercettare ed appropriare il prodotto sociale.
In tal senso, pur non condividendo la visione biopolitico-moltitudinaria negriana, si deve ammettere che Toni Negri ha focalizzato abbastanza correttamente questo specifico punto in Comune, l’ultimo libro della trilogia dedicata ad impero e moltitudini.
L’aspetto della rendita finanziaria è sembrato a molti determinante, se non l’unico, in seguito alla prima crisi globale del [2007/]2008, ma nella realtà e al di là delle contingenze si tratta di una via importante, cruciale per la riproducibilità capitalistica, non però l’unica strada praticata per consentire ai dominanti di mettere le mani sul prodotto del lavoro sociale.
La creazione del valore finanziaria, azionaria e borsistica subordina la stessa estorsione marxiana del plusvalore, inglobandola nelle sue logiche, e costituisce un pilastro strutturale del Nuovo Capitalismo.
Si drammatizza la questione sociale e del lavoro.

3) Rendita monetaria.

Ultima in ordine di elencazione, ma non ultima per importanza è la rendita monetaria, che si collega ai controversi temi del signoraggio monetario, praticato dalle élite attraverso le banche centrali d’emissione private, e del signoraggio bancario, o secondario, che prevede la creazione di moneta contabile da parte del sistema bancario.
L’opera italiana più completa, a questo riguardo, è Euroschiavi di Marco Della Luna e Antonio Miclavez, in cui gli autori sostengono che attraverso la vendita di moneta avente corso legale agli stati, e attraverso la moneta creata “dal nulla” dal sistema bancario, i Nuovi Signori ottengono un doppio risultato: sostengono costi bassissimi e nel contempo intascano lucrosi interessi, alimentando il debito pubblico e moltiplicando il credito concesso rispetto ai depositi incamerati.
La moneta – in forma metallica, cartacea o elettronica – deve perciò essere vista, per cogliere la sua vera funzione e la sua importanza, quale strumento irrinunciabile di dominazione capitalistica e di esproprio dei subordinati.
Volendo essere estremi, ma non troppo, si tratta di una riproposizione su vasta scala, in forme sofisticate e “non visibili”, della schiavitù per debiti che ha caratterizzato il mondo antico e la sua economia a base schiavista.
Nel nostro caso, schiavi diventano gli stati, i popoli e le nazioni, senza neppure accorgersene.
E’ certo che la questione del signoraggio nasce prima dello stesso capitalismo, ma è nella nostra epoca che assume un peso rilevante, e diventa insopportabile per le comunità umane.
Si pone con forza la questione della sovranità popolare, politica e monetaria, e del ruolo dello stato.

Le tre rendite elitistiche fondamentali che interessano il nostro presente, nella forma fondiaria, in quella finanziaria e in quella monetaria, rappresentano non soltanto le fonti principali della ricchezza e del potere, ma altrettante “armi” utilizzate con spregiudicatezza dalla classe dominante globale, nel conflitto reciproco e nello stesso conflitto verticale con i subordinati, per espropriare il resto delle società umane riducendole nella più assoluta impotenza e subalternità.

Eugenio Orso
Fonte: http://pauperclass.myblog.it
Link: http://pauperclass.myblog.it/archive/2011/03/24/rendita-e-conflitto-di-eugenio-orso.html
24.03.2011

Pubblicato da Davide

  • AlbertoConti

    Ben vengano queste analisi, nel silenzio assordante della “scienza” più corrotta e di parte tra tutte (viste le altre, non è cosa da poco!), l’economia, politica e non. A mio modo di vedere però l’analisi delle tre forme di rendita rischia di far perdere l’essenza della questione proprio nella separazione dei concetti, che è poi il gioco ideologico del potere fondato sulla rendita truffaldina. In realtà non si può separare la moneta dalla finanza senza perdere la percezione del trucco, lo stesso trucco che le supporta ai fini ben noti di sperequazione delle ricchezze. Lo schema di Ponzi, per fare un esempio tra i più calzanti nel merito, è lo stesso nella produzione di moneta e nel parassitismo finanziario, inteso come estrazione truffaldina di ricchezza dalla realtà fisica e umana che la produce. Tra un CDS usato alla grande a scopo speculativo e QE della BC a sostegno del sistema bancario a fine ciclo di spremitura, non vi è alcuna differenza qualitativa, e lo stesso si può dire per per il private equity, per le cartolarizzazioni della merda finanziaria (intendo i prodotti avariati, in avanzato stato di decomposizione), per il riciclo del denaro nel clearing trasnazionale, e via via per tutto quel simpatico circo globalizzato disinvoltamente chiamato “industria del risparmio gestito”, ovvero terreno di caccia esclusivo del trust bancario. Il processo di “privatizzazione” delle banche centrali ha coinvolto tutte le principali aree di riferimento monetario, con qualche sfumatura residua di controllo statale in Cina (la Svizzera è un caso anomalo, da studiare a parte). Tra un Madoff e un Bernanke c’è solo una differenza di scala, di dimensioni e di tempi del ciclo che interpretano.

  • ROE

    La moneta non è solo una rendita ma anche e soprattutto un mezo di potere. Chi controlla la moneta controlla il mondo. E se si vuole che il mondo sia controllato da tutti i suoi abitanti e non solo da qualche decina di essi bsiogna dottare Dhana (www.dhana.org). Se la conosci, la chiedi, altrimenti l’avversi.

  • t_punch

    D’accordo con l’ultimo commento….e’ un mezzo di potere senz’altro, pero’ vorrei sottolineare anche un altro aspetto, oltre al signoraggio.
    Il nostro consumismo, perche e’ inutile che stiamo qui a parlare, gheddafi si, gheddafi no e compagnia bella…siamo noi che usiamo il suo petrolio, come usavamo quello di Saddam.
    Questo non significa smettere di consumare, ma almeno limitare il superfluo…se guardiamo nelle nostre case, e nei nostre tasche, ci sono tantissime cose in plastica o fatte con minerali estratti in paesi sotto dittatura e guerra civile, che a noi in verita’ non servono!
    Dobbiamo risolvere anche questo di problema, altrimenti anche se risolvessimo quello del signoraggio bancario, rischieremmo solo di sostituirci a questi despoti.
    Il discorso e’ chiaramente molto lungo, l’abolizione dell’interesse bancario verrebe in aiuto di quelli che vorrebbero rallentare e decrescere. Ma dobbiamo guardare dentro noi stessi anche, perche’ non siamo del tutto innocenti, quando sprechiamo le risorse.

  • ROE

    Concordo.

  • dana74

    il teorico del fenomeno del rosso-brunismo ne è diventato fondatore e adepto?
    Non sa che a sinistra la parola signoraggio non si può pronunciare?
    Miclavez non può fare conferenze che succede questo.
    http://dispacci.splinder.com/post/21390941/a-parma-gli-antifascisti-tentano-di-impedire-l-ingresso-per-la-conferenza

    Orso, spiegalo a quelle teste d’uovo di “compagni” che impedire agli altri di fare incontri/seminari è da “fasciti”.