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REGOLARE LE MEGA-BANCHE SI PUO'. LA SVIZZERA LO DIMOSTRA

DI MAURIZIO BLONDET
rischiocalcolato.it

La Banca Centrale Svizzera ha imposto a UBS e Credit Suisse (i suoi colossi “troppo grandi per fallire”) una severa cura dimagrante, obbligandoli a liberarsi di attività ad alto rischio e a restringersi, concentrandosi sulla normale attività di credito commerciale e gestione del risparmio.

L’occasione dell’intervento è stato il salvataggio della UBS, che nel 2008 ha ricevuto 6 miliardi di franchi svizzeri (5,2 miliardi di dollari) dallo stato, e ha messo 60 miliardi di dollari di “attivi a rischio” presso un fondo garantito dalla banca centrale (il Credit Suisse aveva rifiutato l’aiuto pubblico, ed è stata obbligata a cercare capitale fresco, essenzialmente fornito dal fondo sovrano del Qatar).

Al contrario delle altre banche centrali (vedi Federal Reserve e BCE) che hanno finanziato a pié di lista le perdite incorse dalle loro banche in speculazioni azzardate senza porre condizioni, la Swiss National Bank ha obbligato UBS e Crédit Suisse a rivolgersi a revisori dei conti indipendenti, che hanno intervistato il personale per capire in che pasticci si erano cacciati per perseguire i loro bonus miliardari. S’è visto che la UBS s’era buttata a corpo morto nei derivati, non solo mantenendo i suoi CDO (Collateralized Debt Obligations, insomma tranches di mutui sub-prime cartolarizzati) con il rating AAA, ma comprandone da altre banche, per poi ‘coprirli’ con Credit Default Swap.

I revisori independenti (che però le banche sotto esame hanno dovuto compensare a loro spese) hanno stilato un rapporto rivelando i dettagli più sanguinosi della speculazione. Questa informazione è stata resa pubblica.

Dopo ciò, la banca centrale svizzera ha dato la prima bastonata: forzando le due banche ad alzare la riserva obbligatoria (il cuscinetto di capitale proprio) al 19%, misura senza precedenti che da sola costa alle due banche un 18 miliardi di dollari ciascuna .

Seconda botta: ha obbligato UBS a delineare il proprio business per un ritorno al normale, tagliando a sangue le proprie attività come banca d’investimento: rinunciando alla metà dei suoi 300 miliardi di attività derivate, e ad uscire da ‘industrie’ come la cartolarizzazione di cosiddetti “attivi” (securitization, ossia lo spaccio a terzi di debiti che qualcun altro sta pagando) e prodotti finanziari strutturati complessi. Come si legge in un comunicato della stessa UBS, “la banca d’investimento sarà meno complessa, tratterà meno Risk Weighted Assets, e richiederà sostanzialmente meno capitale per produrre profitti sostenibili agli azionisti”. Il Credit Suisse ha promesso di fare lo stesso entro il 2014.

Ciò dimostra quanto vuota sia la minaccia dei bankster internazionali che , di fronte alle più timide proposte di regolamentazione, rispondono che si stabiliranno all’estero, nei paesi dove la regolamentazione non c’è. Risulta che la UBS ha anche provato a spezzare la sua sezione d’investimento a rilocarla altrove, onde sfuggire all’occhio della Swiss National Bank: ma s’è accorta che la fuga era impraticabile. Per certe operazioni c’è bisogno di avere alle spalle una banca centrale credibile, e Giappone e Cina non amano nuovi arrivi stranieri; hanno scoperto che la nuova entità non riusciva a finanziarsi a tassi competitivi; e che occorre restare vicino ai clienti, e i traders devono restare fisicamente vicini ai venditori. Insomma, la globalizzazione è una tigre di carta di fronte ad una risoluta volontà politica. Il regolatore elvetico ha spiegato che, dato che le due banche che si sono comportate irresponsabilmente avevano accumulato “attivi” pari al quintuplo (500%) del Pil svizzero, la messa sotto tutela era una priorità nazionale.

http://www.nakedcapitalism.com/2011/11/swiss-central-bank-forces-megabanks-ubs-and-credit-suisse-to-shirk-and-de-risk.html

Maurizio Blondet
Fonte: www.rischiocalcolato.it
Link: http://www.rischiocalcolato.it/2011/11/regolare-le-mega-banche-si-puo-la-svizzera-lo-dimostra-the-blondet-pill.html
21.11.2011

Pubblicato da Davide

  • ericvonmaan

    Ovviamente la Banca Nazionale Svizzera è un ENTE STATALE, con finalità di servizio e vantaggio per la collettività (non di lucro) e lavora di concerto con il governo. Non una S.p.a. come Bankitalia, posseduta dalle tre banche private italiane più grandi (a loro volta possedute da altre spa, a loro volta possedute da altre spa ancora fino ad arrivare con il giochino delle scatole cinesi ai soliti noti) con finalità sicuramente NON di beneficio per la società. La colpa è di quei politici criminali che con leggi approvate di nascosto hanno permesso che tutto questo accadesse.

  • AlbertoConti

    @ericvonmaan: “La colpa è di quei politici criminali che con leggi approvate di nascosto hanno permesso che tutto questo accadesse.” == Errata Corrige: La colpa è di quei politici criminali che abusano della delega popolare per rappresentare interessi contrari al bene comune ma favorevoli alla loro casta. Praticamente TUTTI. Ci vuole un repulisti generalizzato, dettato da una presa di coscienza popolare (dopo 150 anni di presa per il culo popolare). Se la crisi si acuisse al punto da determinare questa metamorfosi antropologica, ben venga. Nel frattempo guardiamo alla Svizzera, alla sua democrazia diretta, e vergognamoci profondamente.

  • amensa

    come volevasi dimostrare…… di fronte ad una precisa volontà politica, anche le banche chinano la testa.
    non è forse quanto ho da sempre sostenuto ? la prima e importante azione da fare per il popolo è riconquistare la propria sovranità e quindi COSTRINGERE i governanti a limitare il potere bancario. e di modi ce ne son praticamente infiniti, senza sconvolgere un sistema monetario, cosa d’altronde al quale non ho ancora sentito una proposta alternativa seria e fattibile.

  • kiteni

    Avrebbero potuto fare molto di piú, essenzialmente fu una reazione obbligata per evitare il peggio. Ci dovremmo domandare dov’era o cosa faceva la Banca Centrale Svizzera negli ultimi anni del secolo passato. Per non menzionare i primi anni di questo secolo. Forse l’unico fattore positivo di questa vicenda consiste nello sfatare definitivamente il mito delle “buone banche”. Nella piccola e disciplinata Svizzera era una illusione molto radicata.