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QUESTO NON E’ PIU’ IL MIO PAESE

DI MASSIMO FINI
Il gazzettino

Io non mi riconosco più nel mio Paese. Ogni volta che torno da un viaggio all’estero, e ho quindi quel “recul”, quel distacco che è necessario all’osservazione e che manca quando stai troppo dentro una situazione, vengo colpito da come ci siamo ridotti. La straordinaria maleducazione, il cinismo, l’indifferenza. Il lettore ricorderà, forse, quel povero portinaio precipitato dal quarto piano sulla strada, a Porta Pia a Roma. Ebbene, i passanti tiravano dritto, presi dai loro impegni, e se il cadavere si trovava proprio sulla loro direttrice, lo scavalcavano. In un’Italia d’altri tempi non sarebbe stato nemmeno pensabile.

Ma ciò che più mi colpisce è la nostra volgarità. Eppure non è stato sempre così. L’italiano era anzi conosciuto per una sua naturale e popolana grazia, che insieme alle città d’arte, oggi distrutte dal turismo di massa, e alla bellezza del territorio, oggi distrutta dalla cementificazione, era uno dei motivi che attiravano i ricchi inglesi e francesi a fare il classico “tour d’Italy”. Ma non è necessario risalire all’Ottocento o ai primi del Novecento per ritrovare questo tipo d’italiano.

Rivedetevi, se vi capita, i filmati dei funerali di Fausto Coppi, seguiti da un’enorme folla di estrazione ovviamente popolare. La gente è vestita modestamente, ma è composta e dignitosa.
I volti sono intensi e persino belli nella loro asciuttezza. Nessun sgangherato applauso accoglie la bara all’uscita dalla chiesa. La folla onora in silenzio il suo campione. La commozione, autentica, è tutta interiore. Ho citato i funerali di Coppi perché mi sono ben presenti, ma la stessa antropologia la trovate in qualsiasi documentario degli anni ’50.

Oggi se ti azzardi ad accendere la TV sei investito da spettacoli orripilanti: gente che ti rovescia adosso i suoi sentimenti più intimi e persino le proprie budella (del resto non c’è una pubblicità che reclamizza un prodotto che “ti aiuta a ritrovare la tua naturale regolarità”?).
Cammini per le strade della tua città e sfiori i tavolini di certi locali trendy, carissimi, popolati da un sottobosco dai mestieri inefinibili, griffati dalla testa ai piedi, inguaribilmente kitsch. Non sanno che Lord Brummel diceva che la vera eleganza è quella che non si nota. Ma probabilmente non sanno nemmeno chi fosse Lord Brummel. In compenso sanno benissimo chi è Luisa Corna.

A noi ci ha rovinato il benessere. Con questo delirio degli “status symbol”, queste sfacciate opulenze, vere o presunte, il disprezzo per i poveri, nessuno accetta più di stare nei propri panni. E la volgarità è proprio un “non stare nei propri panni”. Un primitivo può essere rozzo, ma non è mai volgare. Voi avrete forse visto, a volte, all’aereoporto certe gigantesche principesse nere avvolte nei loro abiti tradizionali. Sono eleganti. Vestite all’occidentale sarebbero ridicole. Ecco noi, con questa smania di uscire dall’anonimato della società di massa, siamo diventati ridicoli.

Un’altra cosa che mi colpisce è il crollo di un elemento decisivo per la coesione di una società. Di qualsiasi società, vale a dire l’onestà. Quando ero ragazzino, negli anni ’50, l’onestà era un valore per tutti. Per la borghesia, se non altro perché dava credito, per il mondo operaio, per non parlare di quello contadino dove la classica stretta di mano valeva, come suol dirsi, più di qualsiasi contratto. Chi tradiva questi principi di lealtà verso i propri concittadini veniva inesorabilmente emarginato. Oggi avviene il contrario.
Guardo alla tv i nostri uomini politici, di destra e di sinistra, e mi chiedo perché mai questi personaggi da avanspettacolo devono comandarci. E il ricordo va all’austerità di Luigi Einaudi, di Alcide De Gasperi, di Giorgio Amendola, di Giovanni Spadolini. Il mondo è cambiato, si dirà. È vero. Oggi, in Italia, si può diventare ministri arrivando direttamente dallo show-business.

Giorni fa un amico londinese mi diceva, con una piega beffarda che gli stirava le labbra sottili: “Qui in Gran Bretagna si ride di voi”. Ho risposto: “Non c’è bisogno di essere stati educati ad Oxford per ridere dell’Italia. Neanche nel Burkina Faso ci prendono sul serio”.

Massimo Fini
Fonte: www.gazzettino.it/
16.05.08

Pubblicato da Davide

  • melina

    Tutto giusto, ma non è con la nostalgia che si curerà questa Italia malata. Un Italia travolta da modelli culturali e simboli che vengono dalla televisione. Chissà perchè! Lo so che ci aspetterebbe qualcosa di meglio dagli italiani, “qualcosa di più intellettuale” ma questo passa il convento. Un popolo che non legge che si chiude in sé stesso, che non si apre alla novità o al futuro, che non ama la responsabilità individuale o la solidarietà sociale. Una società impaurita la nostra che crede di difendere le proprie tradizioni -quali?- mettendo un freno all’immigrazione a prescindere. Immigrazione del diverso, del diverso da cosa? mi chiedo. Quali regole ha paura vengano infrante? Quelle del cazzeggio cronico e regolare? Il cazzeggio sembrerebbe il nuovo status symbol . Tutto italiano.

  • JOHANNA

    Siamo cambiati, è vero, ed in peggio ma vorrei ricordare che gli italiani sono stati sempre un pò “particolari”.
    Fausto Coppi è morto a soli quarant’anni, non per incidente o infarto, o tumore, ma per una malattia già allora curabilissima. Un suo amico, ammalatosi come lui, salvò la pelle soltanto perché venne curato in Francia.
    Morì di malaria, in Italia, esalando l’ultimo respiro il due di gennaio dell’anno 1960 e siccome non era un Pinco Pallino qualsiasi bensì una persona mooolto famosa poté disporre di un bel pò di medici. Medici, alcuni pure famosi, che nell’Italia del 1960 non sono stati capaci di capire in tempo dai sintomi che era affetto da malaria. L’aveva già avuta durante la guerra, quando era sul fronte africano e lì, privi di macchinari e grandi dottori, gliela curarono col chinino e senza problemi. I medici avevano sbagliato diagnosi, ritenendo Coppi affetto da un’influenza più grave del consueto (nonostante la moglie e il fratello di Géminiani avessero telefonato dalla Francia per avvertire che a Raphaël era stata diagnosticata la malaria).

  • favelablues

    qualcuno dovra’ spiegarmi cha cosa vuol dire in questi casi ‘italiani’…
    mi ricorda altre parole voute come ‘rumeni’ ‘comunitari’
    ‘extra’ che vor di’? de che stemo a parla’? che d’e’? se magna?

    l’articolo straripa di vuoto..

    ma sull’ultima frase proprio, che caxxo hanno fatto quelli del burkina faso per essere sempre usati come gli ultimi? poi in qui in opposizione ai “saggi” di oxford.. come si dice dalle parti mie, “eh ‘na madonna!!!”
    Lo conoscera’ fini uno, almeno uno, del burkina faso? per dare quel minimo infimo di senso?
    Ah ma che centra si fa per dire, tanto pe’ capicce…
    aaaaaaah, tanto pe’ capicce…

  • sisifo

    Non capisco perché bisogna sempre rapportarsi ad un paese straniero per dire quello che non ci piace dell’Italia. (è questa, forse, una forma atavica di provincialismo?)
    E non capisco perché piace tanto l’Inghilterra come modello di paese civile.
    Ma ci siete mai stati nel Regno Unito? Forse bisognerebbe sfatare qualche mito.

    Prima di tutto dovremmo dire che la classe operaia inglese è pressoche analfabeta, e che nelle loro case non si trova neanche l’ombra di un libro.
    I giornali (ma bisogna essere ottimisti per definirli tali) che la massa compra, sono delle riviste scandalistiche sulla cui prima pagina campeggia gigantesca la foto ha colori della maggiorata di turno con seni e fondoschiena all’aria.
    Se pensate che l’Italia sia un paese classista, andate a vedere come sono ridotti nel regno di sua maestà britannica. Chiunque abbia un minimo di dimestichezza con la lingua inglese, si accorgerà subito che è possibile riconoscere il titolo di studio e l’appertenenza sociale di una persona, semplicemente sentendola parlare; e badate bene, non ho detto dal vocabolario e dalla proprietà di linguaggio, ma più banalmente dal suo accento.
    Per quanto riguarda la burocrazia, l’Inghilterra può fare tranquillamante concorrenza alla Francia, il che è tutto dire.
    Mi fermo qui per non tediare ulteriormente chi ha la bontà di leggere queste due righe che ho scritto, ma se io fossi il Signor Fini direi al suo amico londinese, che invece di ridere degli italiani, ( il riso, si sa, abbonda sempre sulla bocca degli stolti) sarebbe meglio che si preoccupasse delle miserie del suo paese.

  • Lif-EuroHolocaust

    Massimo Fini, al suo amico inglese, avrebbe dovuto ricordare questo (per i non anglofili: varie istituzioni, come Scotland Yard o il Governo britannico, avevano assunto, come guardie, migliaia di immigrati irregolari. Tra questi, uno preposto all’auto del premier Gordon Brown). Che dite? E’ abbastanza per incominciare a ridere degli inglesi?

    “5,000 illegal immigrants working as security guards in UK’s most sensitive buildings” (James Slack, The Daily Mail, 12 novembre 2007):

    Five thousand illegal immigrants have been cleared to work as security guards at
    some of the UK’s most sensitive buildings.
    In yet another Government blunder, the Home Office has allowed the immigrants to
    take up posts at ports and airports – and even at Whitehall – despite having no
    legal right to be in the country.
    And checks on the man who is in charge of guarding Gordon Brown’s prime
    ministerial car against terrorist booby-traps revealed he was in the country
    illegally.

    The Security Industry Authority (SIA) said it was not its job to even ask
    applicants seeking jobs protecting the public if they were illegal immigrants.
    The only checks carried out were on a person’s past behaviour or for any
    criminal record.

    Since the situation came to light in July, officials admitted as many as
    5,000 illegal immigrants have been given SIA licences over the past three years.
    It is feared they also include up to six people working at the Metropolitan
    Police.
    The latest fiasco follows revelations last year that the Home Office had itself
    employed illegal immigrants on at least seven separate occasions.
    It employed the workers both directly and indirectly, including five Nigerians
    who were caught working as cleaners within days of John Reid taking charge of
    the department last May.
    Shadow Immigration Minister Damian Green said: “It looks like no effective
    action was taken to check who has access to some of the most sensitive buildings
    in this country.
    “It looks like the Home Office is still not fit for purpose.”
    A Home Office spokesman said: “From July this year, all new applicants have been
    granted a licence only if they are entitled to seek work in the UK.

    The illegals had even won positions at airports like Heathrow
    “Ministers ordered checks on all existing licence-holders. Any individual found
    to be working illegally will have their licence removed and face removal from
    the UK.” […]

    “Jacqui Smith comes clean: Up to 11,000 illegal immigrants working in security jobs” (James Slack, The Daily Mail, 14 dicembre 2007):

    More than 11,000 illegal immigrants were wrongly
    given jobs in the security industry – double the number first claimed by the
    Government, it emerged.
    Despite the huge number of cases uncovered since Ministers learned of the
    scandal in April, there have been only 15 arrests.
    The Home Office refused to say how many of this tiny number had been deported,
    indicating it could be a handful or even fewer.
    The department originally indicated that 5,000 illegal immigrants had been
    cleared to work as security guards and door staff by the Security Industry
    Authority.
    But, in an update to MPs yesterday, Home Secretary Jacqui Smith said the true
    total would be far higher.
    She said 6,653 illegal immigrants with no right to work have been positively
    identified. A further 4,447 cases have been unearthed where immigration
    officials strongly suspect the person has no right to work in Britain.
    That makes a total of 11,100 who should not have be given SIA licences. They
    represent one in every four non-EU citizens cleared to work in the UK.
    The scandal stems from an enforcement operation in April this year which
    discovered 44 staff working at a security company who did not have the right to
    work in the UK.
    Of these, 12 had been subcontracted to a company that provided staff to guard
    locations under Metropolitan Police contracts. Others were employed at ports and
    airports.

    Ministers then ordered a trawl of all people from outside the EU who were
    granted licences in the wake of the revelations, but the result was only made
    public last month.
    Shadow Home Secretary David Davis gave Miss Smith – already under pressure
    because of the police funding row – a mauling when she updated MPs yesterday.
    She was battered with a list of questions – many of which she ducked, including
    the number of illegal immigrant guards to have actually been deported. She said
    only that 409 licences had been revoked and more than 10,000 letters
    “instituting revocation” had been sent.
    Miss Smith also declined to say if any of her staff had informed Downing Street
    about the fiasco, saying only that she had not personally told Gordon Brown.
    Mr Davis taunted the Home Secretary: “Does she accept that this was a massive
    policy failure by her department? Does she accept that the SIA led the industry
    to believe that it checked immigration status?
    “The SIA held these documents for up to three months. In some cases, they were
    presumably forgeries. How was the Security Industry Authority able to miss up to
    11,000 forgeries?
    “Who is responsible for this failure? And will there now be prosecutions in
    every case of providing forged documents?”
    He added: “The application form provides for the applicant to give a National
    Insurance number. In how many cases was an illegal immigrant given a National
    Insurance Number?”
    A Home Office spokesman said: “Already the Border and Immigration Agency has
    carried out 328 intelligence-led investigations and as a result carried out 101
    enforcement operations.
    “The Agency plans to carry out another 400 enforcement operations by the end of
    January.”
    The Home Secretary promised in future to insist the SIA ask job applicants to
    declare on the form they are here legally – a question not currently asked.

  • Rozzu

    Credo che sarebbe più saggio, invece di scaricare commenti e indignazione su paesi stranieri (in maniera tipica italiana, Roma Caput Mundi docet), sarebbe più saggio fare della forte autocritica su un paese che era, è e sempre sarà un paese di servi. Partendo dal fruttivendolo che regala due mele al carabiniere, arrivando al segretario di partito che si piega alle idiozie di una scimmia truccata da uomo come George W. Bush. Credo che la critica dovrebbe essere maggiormente rivolta all’assoluta e rassegnata (sulla base del proprio ceto sociale, che è una bestialità) accettazione dei dogmi imposti ora da questo o quell’esperto, ora da qualche luminoso rappresentante della classe dirigenziale religiosa, ora da qualche illuminato “compagno”, che s’è staccato da tempo dall’ideologia per cui è stato votato, però, anche in vecchiaia è ricordato come un esponente dell’armata rossa, da quella maggioranza di showmen che RAPPRESENTA APPIENO buona parte della popolazione italiana.
    L’Italia è un paese di servi, e come è chiaro come il sole, i servi rappresentano l’ultimo gradino della scala sociale, molto al di sotto di quegli stranieri irregolari che tanto fanno paura all’italiano medio.
    E’ anche sacrosanta quella capacità di arrangiarsi che ci riconoscono i pensatori stranieri, del resto l’italiano è stato dominato da centinaia di popolazioni diverse, e anche se capita la peggiore delle situazioni, l’italiano l’ha già vista, sapendo, il più delle volte, come uscirne.
    Parlare della resurrezione della cultura italica, ora come ora è una stupidaggine gratuita: bisognerebbe elevare la massa dalla condizione culturale e di pensiero in un paese di “LA TELEVISIONE L’HA DETTO!”, e capite che ciò è praticamente impossibile. Siamo diventati un paese di Homer Simpson, e attaccandoci al cibo come lui, riteniamo che la cultura italiana, sia da riconoscersi solo nella cucina. Italiani, pizza spaghetti e mandolino…
    Il pensatore che travalica la media culturale, ed è minamente disallineato con questo sistema, viene tragicamente ostracizzato tra una miriade di Filippo Facci, camaleontici approfittatori demagogi, che non perdono occasione di esprimere la propria giustissima quanto inutile e, fine a sè stessa, opinione.
    Distruggete i vostri idoli, la verità non è ad appannaggio di nessuno, neanche di un fantomatico uomo di 2008 anni fa, a differenza di quello che si crede…

  • Lif-EuroHolocaust

    Che gli altri paesi non debbano venir criticati (mentre possono criticare a loro piacimento, spesso sospetto) è solo una fede (anch’essa sospetta). Che l’Italia sia stata sempre serva è opinione di cui dubitare. Basterebbe ritrovare culturalmente il collegamento con la Roma antica e col meglio della storia italica successiva e molte storture potrebbero venir raddrizzate (ma guai a proporre una simile possibilità! La globalizzazione, la modernità, il progressismo…).

    Che si contesti agli italiani il provincialismo e la dipendenza dalla TV e poi si finisca per parlare di un cartone animato statunitense, poi, è veramente poco sensato…

  • rainer

    Hanno ragione les angles a ridere di noi; forse siamo gli unici al mondo che trattano con complice amicizia quelli che da sempre ci disprezzano. Sfoderiamo spirito da camerieri con chi ha fatto del rancore e dell’invidia la propria ragione di vita. Che fossero degli ex (recenti) pecorai camuffati da gentiluomini annidati in ogni recesso della più impensata realtà (forse proprio perché consapevoli di essere dei reali parvenu) lo si legge chiaramente in Schmitt (Terra e Mare). E non credo che il giudizio possa essere errato, giacché solo un ex pecoraio può irridere persone che notoriamente sono costrette a subire dagli inetti e dai corrotti che le governano un numero tale di motivi di mortificazione da far diventare l’Italia lo zimbello del pianeta.
    La pregherei, dottor Fini, di dire all’homunculus che se i centri isolani di potere finanziario più o meno occulti smettessero per un po’ di “permeare” fabianamente le nostre classi dirigenti e gravassero un po’ meno addosso ai nostri politici piccoli piccoli, probabilmente la società italiana potrebbe ancora avere qualcosa da dire. Ma l’Italia è ancora un po’ troppo cattolica, un po’ troppo legata al Vaticano e, dunque, ancora troppo poco “animalizzata”; controllare e controllare “sudditi” beoti consentirebbe agli isolani, fra l’altro, di poter fare a meno dei grandi esborsi necessari per tenere in piedi lo spione Echelon.
    Dei nostri concittadini è già stato detto tutto il male possibile. Sembra poco degno tornarci su, ancora una volta. D’altra parte essi sono i degni cascami di classi dirigenti che amoreggiano da 200 anni con i nostri peggiori nemici, les angles, quelli che marciano alla nostra testa, come canterebbe Brecht, quelli che sono “faro” di una civiltà che oggi è interamente e chiaramente leggibile in tutto il suo orrore. Vi è dunque una prevalente questione di degrado accettato e deliberato delle nostre élite. Al contrario, personalità molto degne come la Sua (fra i molti ricordo, così come vengono, i nomi di Franco Cardini, di Marco Tarchi, di Danilo Zolo) potrebbero raccogliere intorno a sé i tantissimi stanchi di questa Italia e – ben consapevoli del prestigio personale di cui godono – potrebbero avviare la “rifondazione” di una comunità sui generis, in vero comunità di comunità (familiari). Dovrebbero essere riconnesse fra loro all’interno di una società in dissesto, alla stregua di un cuore buono (quello d’Italia) che riuscirebbe a battere all’interno di un corpo di tenebra formato, purtroppo, da riduzioni a villici adoranti il grande fratello. Io credo che le Vostre personalità troverebbero un buon numero di sostenitori capaci di avviare un circolo virtuoso.
    Re Lear : (in disgrazia, chiede a Kent) che vuoi ? / Kent: servire / L: chi vorresti servire / K: Voi / L: al-lora mi conosci ? / K: no, Signore, ma Voi avete nell’espressione ciò che io sono lieto di riconoscere in un capo / L: che cos’è ? K: Autorità (Shakespeare, Re Lear, Atto I sc.IV).

    Cordialmernte

    Giuliano Rodelli

  • Truman

    Dice giustamente rozzu che l’Italia è sempre stato un paese di servi. Nella storia infatti si ritrovano la radici del degrado attuale, il benessere non c’entra niente e qui Fini sbaglia di grosso.

    L’Italia discende dall’impero romano, che comandava su tutto l’occidente, con la conseguenza che, in presenza di un forte potere centrale, la miglior politica per il singolo era adeguarsi alle linee del potere. L’impero romano era feroce con chi non si adeguava.
    Sull’impero romano si innesta la chiesa cattolica, altra organizzazione umana basata su un forte potere centrale che non ammetteva contrasti. Chi contraddiceva le idee del potere religioso veniva bruciato sul rogo come eretico.

    Con l’indebolirsi del potere religioso prese potere la massoneria, in particolare quella inglese, che unificò l’Italia sotto il regime sanguinario dei Savoia.

    Quando finalmente riuscimmo a liberarci della tirannia dei Savoia, ci ritrovammo sudditi dell’impero americano, quello che pratica l’omicidio come sport nazionale e vanta come suo maggiore successo il totale genocidio dei pellirosse del nord-america.

    Da un dominio all’altro, senza soluzione di continuità, ci ritroviamo con classi dirigenti servili ed un popolo di servi, che si entusiasmano ai giochi circensi e vedono il barbaro come nemico. Nel frattempo il divide et impera continua a funzionare: prima la divisione era tra comunisti e fascisti, poi tra padani e sudisti, adesso tra italiani ed immigrati.

    Non conosco vie d’uscita facili, ma dalla storia e dalla cultura penso bisogni ripartire, evitando le semplificazioni di Massimo Fini, che comunque individua correttamente alcuni elementi dello sfacelo italiano.

  • Marcusdardi

    Sono d’accordissimo con Massimo Fini.

    Viaggio molto per lavoro e mi fa molta tristezza vedere come siamo conciati e come ci siamo ridotti.
    Il nostro è un Paese Meraviglioso, tra i più belli del Mondo e basterebbe solo un po’ più di educazione, un po’ più di buonsenso e molta più fermezza nel far rispettare le regole.
    Non sono cose difficili per rendere il nostro Paese all’altezza dei tanti italiani onesti e sinceri che lo popolano.

    Marcusdardi

  • Rozzu

    Mi dispiace, ma rispondendo in quel modo, non può far altro che avvalorare la mia tesi, che vuole gli italiani come talmente fieri della propria storia e la propria cultura, tanto da rendersi accecati ai TANTI problemi che di fatto, questa stessa cultura rappresenta.
    Certo, nell’antichità alcuni popoli provenienti dalla penisola italica hanno dominato il mondo come, seguendo il suo stesso esempio, i romani. Ma è proprio sicuro di voler alludere a quelle popolazioni come ad italiani? Ne sarebbe passata di acqua sotto i ponti da quel periodo, prima di poter parlare di Italia, e ce ne sarebbero state di invasioni per far si che quelle popolazioni tutto rimanessero, tranne che “pure”, citando per esempio l’entrata e la permanenza dell’esercito di Annibale su questa terra.
    Quanto al riferimento ad Homer Simpson (puntualizzando che è un esempio di una satira che nel nostro paese, se esiste, è ancora debole), avrei potuto citare altri personaggi, per esempio Pulcinella, ma credo che nell’epoca che stiamo vivendo, quel nome possa realmente considerarsi come inflazionato… Non ho assolutamente affermato che le altre nazioni non debbano essere fatte oggetto di osservazioni e puntualizzazioni od ancora, di sberleffi, però credo che in un articolo in cui il chiaro soggetto è rappresentato dall’Italia, si debba parlare della stessa, criticandola, una volta tanto. Mi creda, io AMO il popolo italiano, amo questa terra ed amo la nostra cultura, proprio per questo motivo credo che si debba criticarla, per spingerla a crescere.