QUESTO E’ IL POTERE

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DI PAOLO BARNARD

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Eccovi i nomi e cognomi del Potere, chi sono, dove stanno, cosa fanno. Così li potrete riconoscere e saprete chi realmente oggi decide come viviamo. Così evitate di dedicare tutto il vostro tempo a contrastare le marionette del Potere, e mi riferisco a Berlusconi, Gelli, Napolitano, D’Alema, i ministri della Repubblica, la Casta e le mafie regionali. Così non avrete più quell’imbarazzo nelle discussioni, quando chi ascolta chiede “Sì, ma chi è il Sistema esattamente?”, e vi toccava di rispondere le vaghezze come “le multinazionali… l’Impero… i politici… ”. Qui ci sono i nomi e i cognomi, quindi, dopo avervi raccontato dove nacque il Potere (‘Ecco come morimmo’, paolobarnard.info), ora l’attualità del Potere. Tuttavia è necessaria una premessa assai breve.

Il Potere è stato eccezionalmente abile in molti aspetti, uno di questi è stato il suo mascheramento. Il Potere doveva rimanere nell’ombra, perché alla luce del sole avrebbe avuto noie infinite da parte dei cittadini più attenti delle moderne democrazie. E così il Potere ci ha rifilato una falsa immagine di se stesso nei panni dei politici, dei governi, e dei loro scherani, così che la nostra attenzione fosse tutta catalizzata su quelli, mentre il vero Potere agiva sostanzialmente indisturbato. Generazioni di cittadini sono infatti cresciuti nella più totale convinzione che il potere stesse nelle auto blu che uscivano dai ministeri, nei parlamenti nazionali, nelle loro ramificazioni regionali, e nei loro affari e malaffari. Purtroppo questa abitudine mentale è così radicata in milioni di persone che il solo dirvi il contrario è accolto da incredulità se non derisione. Ma è la verità, come andrò dimostrando di seguito. Letteralmente, ciò che tutti voi credete sia il potere non è altro che una serie di marionette cui il vero Potere lascia il cortiletto della politica con le relative tortine da spartire, a patto però che eseguano poi gli ordini ricevuti. Quegli ordini sono le vere decisioni importanti su come tutti noi dobbiamo vivere. E’ così da almeno 35 anni. In sostanza il punto è questo: combattere la serie C dei problemi democratici (tangentopoli, la partitocrazia, gli inciuci D’Alem-berlusconiani, i patti con le mafie, l’attacco ai giudici di questo o quel politico, le politiche locali dei pretoriani di questo o quel partito ecc.) è certamente cosa utile, non lo nego, ma non crediate che cambierà una sola virgola dei problemi capitali di tutti gli italiani, cioè dei vostri problemi di vita, perché la loro origine è decretata altrove e dal vero Potere. O si comprende questo operando un grande salto di consapevolezza, oppure siamo al muro.
“Un colossale e onnicomprensivo ingranaggio invisibile manovra il sistema da lontano. Spesso cancella decisioni democratiche, prosciuga la sovranità degli Stati e si impone ai governi eletti”.
Il Presidente brasiliano Lula al World Hunger Summit del 2004.


E’ nell’aria.

Come ho detto, sarò specifico, ma si deve comprendere sopra ogni altra cosa che oggi il Potere è prima di tutto un’idea economica. Oggi il vero Potere sta nell’aria, letteralmente dovete immaginare che esiste un essere metafisico, quell’idea appunto, che ha avvolto il mondo e che dice questo: ‘Pochi prescelti devono ricevere il potere dai molti. I molti devono stare ai margini e attendere fiduciosi che il bene gli coli addosso dall’alto dei prescelti. I governi si levino di torno e lascino che ciò accada’.

Alcuni di voi l’avranno riconosciuta, è ancora la vecchia teoria dei Trickle Down Economics di Ronald Reagan e di Margaret Thatcher, cioè il Neoliberismo, cioè la scuola di Chicago, ovvero il purismo del Libero Mercato. Questa idea economica comanda ogni atto del Potere, e di conseguenza la vostra vita, che significa che davvero sta sempre alla base delle azioni dei governi e dei legislatori, degli amministratori e dei datori di lavoro. Quindi essa comanda te, i luoghi in cui vivi, il tuo impiego, la tua salute, le tue finanze, proprio il tuo quotidiano ordinario, non cose astruse e lontane dal tuo vivere. La sua forza sta nel fatto di essere presente da 35 anni in ogni luogo del Potere esattamente come l’aria che esso respira nelle stanze dove esiste. La respirano, cercate di capire questo, gli uomini e le donne di potere, senza sosta, dal momento in cui mettono piede nell’università fino alla morte, poiché la ritrovano nei parlamenti, nei consigli di amministrazione, nelle banche, nelle amministrazioni, ai convegni dove costoro si conoscono e collaborano, ovunque, senza scampo. Ne sono conquistati, ipnotizzati, teleguidati. Il Potere ha creato attorno a quell’idea degli organi potentissimi, che ora vi descrivo, il cui compito è solo quello di metterla in pratica, null’altro. Essi sono quindi la parte fisica del Potere, ma che per comodità chiamiamo il vero Potere.


Primo organo: Il Club.

Il primo organo del Potere è il Club, cioè il raggruppamento in posti precisi ed esclusivi dei veri potenti. Chi sono? Sono finanzieri, industriali, ministri, avvocati, intellettuali, militari, politici scelti con cura. Fate attenzione: questo Club non sta mai nei luoghi che noi crediamo siano i luoghi del potere, cioè nei parlamenti, nelle presidenze, nelle magistrature, nei ministeri o nei business. Esso è formato da uomini e da donne provenienti da quei luoghi, ma che si riuniscono sempre all’esterno di essi ed in privato. Come dire: quando quegli uomini e quelle donne siedono nelle istituzioni democratiche sono solo esecutori di atti (leggi, investimenti, tagli…) che erano stati da loro stessi decisi nel Club. Esso assume nomi diversi a seconda del luogo in cui si riunisce. Ad esempio: prende il nome di Commissione Trilaterale se i suoi membri si riuniscono a Washington, a Tokio o a Parigi (ma talvolta in altre capitali UE). I fatti principali della Trilaterale: nasce nel 1973 come gruppo di potenti cittadini americani, europei e giapponesi; dopo soli due anni stila le regole per la distruzione globale delle sinistre e la morte delle democrazie partecipative, realmente avvenute; afferma la supremazia della guida delle elite sulle masse di cittadini che devono essere “apatici” e su altre nazioni; ha 390 membri, fra cui i più noti sono (passato e presente) Henry Kissinger, Jimmy Carter, David Rockefeller, Zbigniev Brzezinski, Giovanni Agnelli, Arrigo Levi, Carlo Secchi, Edmond de Rothschild, George Bush padre, Dick Cheney, Bill Clinton, Alan Greenspan, Peter Sutherland, Alfonso Cortina, Takeshi Watanabe , Ferdinando Salleo; assieme ad accademici (Harvard, Korea University Seoul, Nova University at Lisbon, Bocconi, Princeton University…), governatori di banche (Goldman Sachs, Banque Industrielle et Mobilière Privée, Japan Development Bank, Mediocredito Centrale, Bank of Tokyo-Mitsubishi, Chase Manhattan Bank, Barclays…) ambasciatori, petrolieri (Royal Dutch Shell, Exxon…), ministri, industriali (Solvay, Mitsubishi Corporation, The Coca Cola co. Texas Instruments, Hewlett-Packard, Caterpillar, Fiat, Dunlop…) fondazioni (Bill & Melinda Gates Foundation, The Brookings Institution, Carnegie Endowment…). Costoro deliberano ogni anno su temi come ‘il sistema monetario’, ‘il governo globale’, ‘dirigere il commercio internazionale’, ‘affrontare l’Iran’, ‘il petrolio’, ‘energia, sicurezza e clima’, ‘rafforzare le istituzioni globali’, ‘gestire il sistema internazionale in futuro’. Cioè tutto, e leggendo i rapporti che stilano si comprende come i loro indirizzi siano divenuti realtà nelle nostre politiche nazionali con una certezza sconcertante.

Quando il Club necessita di maggior riservatezza, si dà appuntamento in luoghi meno visibili dei palazzi delle grandi capitali, e in questo caso prende il nome di Gruppo Bilderberg, dal nome dell’hotel olandese che ne ospitò il primo meeting nel 1954. I fatti principali di questa organizzazione: si tratta in gran parte degli stessi personaggi di cui sopra più molti altri a rotazione, ma con una cruciale differenza poiché a questo Gruppo hanno accesso anche politici o monarchi attualmente in carica, mentre nella Commissione Trilaterale sono di regola ex. Parliamo in ogni caso sempre della stessa stirpe, al punto che fu una costola del Bilderberg a fondare nel 1973 la Commissione Trilaterale. Il Gruppo è però assai più ‘carbonaro’ della Trilaterale, e questo perché la sua originaria specializzazione erano gli affari militari e strategici. Infatti, in esso sono militati diversi segretari generali della NATO e non si prodiga facilmente nel lavoro di lobbistica come invece fa la Commissione. La peculiarità dirompente del Bilderberg è che al suo interno i potenti possono, come dire, levarsi le divise ed essere in libertà, cioè dichiarare ciò che veramente pensano o vorrebbero privi del tutto degli obblighi istituzionali e di ruolo. Precisamente in questo sta il pericolo di ciò che viene discusso nel Gruppo, poiché in esso i desideri più intimi del Potere non trovano neppure quello straccio di freno che l’istituzionalità impone. Da qui la tradizione di mantenere attorno al Bilderberg un alone di segretezza assoluto. I partecipanti sono i soliti noti, fra cui una schiera di italiani in posizioni chiave nell’economia nazionale, cultura e politica. Non li elenco perché non esistendo liste ufficiali si va incontro solo a una ridda di smentite (una lista si trova comunque su Wikipedia). Un fatto non smentibile invece, e assai rilevante, è la cristallina dichiarazione del Viscount Etienne Davignon, che nel 2005 fu presidente del Bilderberg, rilasciata alla BBC: “Agli incontri annuali, abbiamo automaticamente attorno ai nostri tavoli gli internazionalisti… coloro che sostengono l’Organizzazione Mondiale del Commercio, la cooperazione transatlantica e l’integrazione europea.” Cioè: i primatisti del Libero Mercato con potere sovranazionale ( si veda sotto), e i padrini del Trattato di Lisbona, cioè il colpo di Stato europeo con potere sovranazionale che ci ha trasformati in cittadini che verranno governati da burocrati non eletti. Di nuovo, i soliti padroni della nostra vita, che significa decisioni inappellabili su lavoro, previdenza, servizi sociali, tassi dei mutui, costo della vita ecc., prese non a Palazzo Chigi o all’Eliseo, ma a Ginevra o a Brussell o nelle banche centrali, dopo essere state discusse al Bilderberg.

Per darvi un’idea concreta di come questi Club e gli altri organi del Potere siano in realtà un unico blocco che si scambia sempre gli stessi personaggi, vi sottopongo la figura di Peter Sutherland. Costui lo si è trovato a dirigere la British Petroleum, la super banca Goldman Sachs, l’università The London School of Economics (una delle fucine mondiali di ministri dell’economia), ed è stato anche Rappresentante Speciale dell’ONU per l’immigrazione e lo sviluppo, Direttore Generale dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (secondo organo del Potere), membro della Commissione Europea (il super-governo d’Europa), e ministro della Giustizia d’Irlanda. E, ovviamente, membro sia della Commissione Trilaterale che del Gruppo Bilderberg.


Secondo organo: Il colosso di Ginevra.


Si chiama Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO), nacque nel 1994 ed è più potente di qualsiasi nazione o parlamento. Riunisce 153 Paesi in un’unica sede a Ginevra, dove essi dettano le regole del commercio internazionale, e ciò dicendo capirete che stiamo parlando di praticamente tutta l’economia del mondo produttivo, che lì viene decisa. Cioè fette enormi dei nostri posti di lavoro, di ciò che compriamo, mangiamo, con cui ci curiamo ecc., cose della nostra vita quotidiana, non astratte e lontane. Le decidono loro, e come nel caso della nuova Europa del Trattato di Lisbona, anche al WTO le regole emanate, dette Accordi, sono sovranazionali, cioè più potenti delle leggi nazionali. E come nel caso del Trattato, diviene perciò cruciale che regole così forti siano decise in modo democratico. Nel Trattato non lo sono, e al WTO? Neppure. Infatti la sua organizzazione di voto è falsata dallo strapotere dei soliti Paesi ricchi nel seguente modo: i Paesi poveri o meno sviluppati non posseggono le risorse economiche e il personale qualificato in numeri sufficienti per poter seguire il colossale lavoro di stesura degli Accordi del WTO (27.000 pagine di complicatissima legalità internazionale, 2.000 incontri annui), per cui ne sono tagliati fuori. Chi sta al timone è il cosiddetto gruppo QUAD, formato da Usa, Giappone, Canada ed Europa. Ma l'Europa intera è rappresentata al tavolo delle trattative del WTO dalla Commissione Europea, che nessun cittadino elegge, e per essere ancora più precisi vi dico che in realtà chi decide per tutti noi europei è un numero ancora più ristretto di burocrati: il misterioso Comitato 133 della Commissione, formato da specialisti ancor meno legittimati. La politica italiana di norma firma gli Accordi senza neppure leggerli.


Se un Paese si oppone a una regola del WTO può essere processato da un tribunale al suo interno (Dispute Settlement Body), dotato di poteri enormi. Questo tribunale è formato da tre (sic) individui di estrazione economico-finanziaria, le cui sentenze finali sono inappellabili. Una sentenza del WTO può penalizzare o persino ribaltare le scelte democratiche di milioni di cittadini, anche nei Paesi ricchi. Per esempio, tutta l’Europa è stata condannata a risarcire gli USA con milioni di euro perché si è rifiutata di importare la carne americana agli ormoni. Neppure gli Stati Uniti hanno potere sulle decisioni del WTO. Il presidente Obama, sotto pressione dai cittadini a causa della catastrofe finanziaria dello scorso anno, aveva deciso di imporre nuove regole restrittive delle speculazioni selvagge delle banche (la causa della crisi). Ma gli è stato sbarrato il passo proprio da una regola del WTO, che si chiama Accordo sui Servizi Finanziari, e che sancisce l’esatto contrario, cioè proibisce alla Casa Bianca e al Congresso di regolamentare quelle mega banche. E sapete chi, anni fa, negoziò quell’accordo al WTO? Timothy Geithner, attuale ministro del Tesoro USA, che è uno dei membri del Gruppo Bilderberg. Fa riflettere.


Vi do ancora un’idea rapida del potere del WTO. Gli Accordi che ha partorito:
1) hanno il potere di esautorare le politiche sanitarie di qualunque Paese, incrinando il vecchio Principio di Precauzione che ci tutela dallo scambio di merci pericolose (WTO: Accordo Sanitario- Fitosanitario).

2) tolgono al cittadino la libertà di sapere in quali condizioni sono fatte le merci che acquista e con che criteri sono fatte, inoltre ostacolano l’uso delle etichette a tutela del consumatore (WTO: Accordo Sanitario-Fitosanitario & Accordo Barriere Tecniche al Commercio, con implicazioni sui diritti dei lavoratori e sulla tutela dell'ambiente).

3) impongono ai politici di concedere alle multinazionali estere le stesse condizioni richieste alle aziende nazionali nelle gare d’appalto, a prescindere dalla necessità di favorire l’occupazione nazionale; e minacciano le scelte degli amministratori locali nel caso volessero facilitare l'inserimento di gruppi di lavoratori svantaggiati, poiché tali politiche sono considerate discriminazioni al Libero Mercato (WTO: Accordo Governativo sugli Appalti - Principio del Trattamento Nazionale ecc.).

4) accentrano nelle mani di poche multinazionali i brevetti della maggioranza dei principi attivi e delle piante che si usano per i farmaci o per l'agricoltura, poiché permettono la brevettabilità privata delle forme viventi e tutelano quei brevetti per 20 anni. Inoltre, il fatto che i brevetti siano protetti dal WTO per 20 anni sta alla base anche della mancanza di farmaci salva vita nei Paesi poveri. (WTO: Accordo TRIPS sulla Proprietà Intellettuale).

5) stanno promuovendo a tutto spiano la privatizzazione e l’apertura al Libero Mercato estero di praticamente tutti i servizi alla cittadinanza, anche di quelli essenziali come sanità, acqua, istruzione, assistenza agli anziani ecc., con regole che impediranno di fatto agli amministratori locali la tutela dei cittadini meno abbienti che non possono permettersi servizi privati (WTO: Accordo GATS in fase di negoziazione).


E ricordo, se ce ne fosse bisogno, che questi Accordi sono vincolanti su qualsiasi legge nazionale, esautorando quindi i nostri politici dalla gestione della nostra economia nei capitoli che contano.


Terzo organo: I suggeritori.


Prendete un disegno di legge e un decreto in campo economico, persino una finanziaria. Pensateli nelle mani dei politici che li attuano, e ora immaginate cosa gli sta dietro. Cosa? I ‘suggeritori’. Chi sono? Sono i lobbisti, coloro cioè che sono ricevuti in privato da ogni politico che conti al mondo e che gli ‘suggeriscono’ (spesso dettano) i contenuti delle leggi e dei decreti, ma anche delle linee guida di governo e persino dei programmi delle coalizioni elettorali. Le lobby non sono l’invenzione di fantasiosi perditempo della Rete. Sono istituzioni con nomi e cognomi, con uffici, con budget (colossali) di spesa, dove lavorano i migliori cervelli delle pubbliche relazioni in rappresentanza del vero Potere.


In ordine di potenza di fuoco, vi sono ovviamente le lobbies internazionali, quelle europee e infine quelle italiane. Parto da queste ultime. Va detto subito che nel nostro Paese l’interferenza dei ‘suggeritori’ non ha mai raggiunto i livelli di strapotere degli omologhi americani o europei, il cui operato tuttavia detta legge per contagio anche in casa nostra. Ma nondimeno essa c’è, e non va trascurata, anche perché in Italia esiste un vuoto normativo totale sull’attività delle lobbies: dopo decine di proposte di legge, nessuna di esse è mai approdata alla Gazzetta Ufficiale. I lobbisti italiani sono circa un migliaio, organizzati in diverse aziende fra cui spunta la Reti, fatturato 6 milioni di euro annui e gestione di un ex d’Alemiano di ferro, Claudio Velardi (altri gruppi: Cattaneo Zanetto & co., VM Relazioni Istituzionali, Burson-Marsteller, Beretta-Di Lorenzo & partners…). La proiezione per il futuro dei ‘suggeritori’ italiani è di almeno diecimila unità entro dieci anni, almeno secondo le richieste dei gruppi più noti. In assenza di regole, dunque, le cose funzionano così: si sfrutta la legge berlusconiana per il finanziamento ai partiti che permette finanziamenti occulti alle formazioni politiche fino a 50.000 euro per ciascun donatore, con la possibilità per la lobby di turno di far versare 49.999 euro dal banchiere A, altri 49.999 da sua moglie, altri 49.999 da suo figlio, ecc. all’infinito. In questo modo, con una stima basata sui bilanci passati, si calcola che il denaro sommerso versato alla politica italiana ammonti a diverse decine di milioni di euro all’anno, provenienti dai settori edile, autostradale, metallurgico, sanitario privato, bancario, televisivo, immobiliare fra gli altri. Le ricadute sui cittadini sono poi leggi e regolamenti che vanno a modificare spesso in peggio la nostra economia di vita e di lavoro. Un solo dato che fa riflettere: mentre appare ovvio che le grosse cifre siano spese per i ‘suggerimenti’ ai due maggiori partiti italiani, colpisce che l’UDC si sia intascata in offerte esterne qualcosa come 2.200.000 euro nel 2008, di cui l’80% da un singolo lobbista (l’immobiliarista Caltagirone). Chi di voi pensa ancora che il Potere siano i politici a Roma, pensi alla libertà di Pierferdinando Casini nel legiferare in campo immobiliare, tanto per fare un esempio. Ma non solo: Antonio di Pietro incassa 50.000 euro dalla famiglia Lagostena Bassi, che controlla il mercato delle Tv locali ma che contemporaneamente serve Silvio Berlusconi e foraggia la Lega Nord. Un obolo a fondo perduto? Improbabile. Il Cavaliere poi, non ne parliamo neppure; è fatto noto che il criticatissimo ponte sullo stretto di Messina, con le ricadute che avrà su tutti gli italiani, non è certo figlio delle idee di Berlusconi, piuttosto di tal Marcellino Gavio, titolare del gruppo omonimo e primo in lizza per l’impresa, ma anche primo come finanziamenti al PDL con i 650.000 euro versati l’anno scorso.


I ‘suggeritori’ americani… che dire. Negli USA l’industria delle lobby economiche non è più neppure riconoscibile dal potere politico, veramente non si capisce dove finiscano le prime e dove inizi il secondo. Troppo da raccontare, una storia immensa, che posso però riassumere con alcuni sketch. Lobby del petrolio e amministrazione di George W. Bush, risultato: due guerre illegali e sanguinarie (Iraq e Afghanistan), montagne di morti (oltre 2 milioni), crimini di guerra, l’intera comunità internazionale in pericolo, il prezzo del petrolio alle stelle, di conseguenza il costo della nostra vita alle stelle, ma alle stelle anche i profitti dei petrolieri. Chi ha deciso? Risposta: i membri della sopraccitata lobby del petrolio, che sono Dick Cheney, James Baker III, l’ex della Enron Kenneth Lay, il presidente del Carlyle Group Frank Carlucci, Robert Zoellick, Thomas White, George Schultz, Jack Sheehan, Don Evans, Paul O’Neil; a servizio di Shell, Mobil, UnionCarbide, Huntsman, Amoco, Exxon, Alcoa, Conoco, Carlyle, Halliburton, Kellog Brown & Root, Bechtel, e Enron. George W. Bush è il politico più ‘oliato’ nella Storia americana, con, solo dalle casse dei giganti di petrolio e gas, un bottino di oltre 1 milione e settecentomila dollari.

Lobby finanziaria/assicurativa e Barak Obama: nel 2008 crollano le banche USA dopo aver truffato milioni di esseri umani e migliaia di altre banche internazionali, 7 milioni di famiglie americane perdono il lavoro, l’intera economia mondiale va a picco, Italia inclusa. Obama firma un’emorragia di denaro pubblico dopo l’altra per salvare il deretano dei banchieri truffatori e per rianimare l’economia (dai 5 mila miliardi di dollari agli 11 mila secondo le stime), senza che neppure uno di quei gaglioffi finisca in galera. Anzi: il suo governo ha chiamato a ripulire i disastri di questa crisi globale gli stessi personaggi che l’hanno creata. Invece di farli fallire e di impiegare il denaro pubblico per la gente in difficoltà, Obama e il suo ministro del Tesoro Timothy Geithner gli hanno offerto una montagna di denaro facile affinché comprino i debiti delle banche fallite. Funziona così: questi delinquenti hanno ricevuto da Washington l’85% del denaro necessario per comprare quei debiti, mentre loro ne metteranno solo il 15%. Se le cose gli andranno bene, se cioè ritorneranno a guadagnare, si intascheranno tutti i profitti; se invece andranno male, essi ci rimetteranno solo il 15%, perché l’85% lo ha messo il governo USA e non è da restituire (i fondi così regalati si chiamano non-recourse loans). E’ il solito “socialismo al limone: le perdite sono dei contribuenti e i profitti sono degli investitori privati”. Non solo: il presidente propone nell’estate del 2009 una regolamentazione del settore finanziario che il Washington Post ha deriso definendola “Priva di un’analisi delle cause della crisi… e senza alcun vero controllo sugli hedge funds, gli equity funds, e gli investitori strutturati”, cioè nessun vero limite agli speculatori che causarono la catastrofe. Domanda: quanto denaro ha preso Obama in campagna elettorale dalle lobby finanziarie? Risposta: 38 milioni di dollari. Allora, chi comanda? Il Presidente o le lobby del Potere?


Poi ci sono i 45 milioni di americani senza assistenza sanitaria. Obama propone una falsa riforma della Sanità per tutelare gli esclusi, ma che, nonostante le sciocchezze scritte dai media italiani, non ha nulla di pubblico ed è un ulteriore regalo ai giganti delle assicurazioni private americane. Domanda: quanto denaro ha preso Obama in campagna elettorale dalle lobby assicurative e sanitarie? Risposta: oltre 20 milioni di dollari. Allora, chi comanda? Il Presidente o le lobby del Potere?

Washington è invasa ogni santo giorno da qualcosa come 16.000 o 40.000 lobbisti a seconda che siano registrati o meno, la cui percezione del potere che esercitano è cristallina al punto da spingere uno di loro, Robert L. Livingston, a sbottare entusiasta “Ci sono affari senza limiti per noi là fuori!”, mentre dalle finestre del suo ufficio spiava le sedi del Congresso USA.


Ma l’ultimo sketch del potere dei ‘suggeritori’, sempre in ambito americano, è quello delle lobby ebraiche. Qui il dibattito è aperto, fra coloro che sostengono che sono quelle lobby a gestire interamente la politica statunitense nel teatro mediorientale, e coloro che lo negano. Personalmente credo più alla prima ipotesi, ma la sostanza non cambia: di fatto ci troviamo ancora una volta di fronte alla dimostrazione che neppure il governo più potente del mondo può sottrarsi ai condizionamenti del Potere vero. Ecco un paio di illustri esempi: nella primavera del 2002, proprio mentre l’esercito israeliano reinvadeva i Territori Occupati con i consueti massacri indiscriminati di civili, un gruppo di eminenti sostenitori americani d’Israele teneva una conferenza a Washington, dove a rappresentare l’amministrazione di George W. Bush fu invitato l’allora vice ministro della difesa Paul Wolfowitz, noto neoconservatore di estrema destra e aperto sostenitore della nazione ebraica. Lo scomparso Edward Said, professore di Inglese e di Letteratura Comparata alla Columbia University di New York e uno degli intellettuali americani più rispettati del ventesimo secolo, ha raccontato un particolare di quell’evento con le seguenti parole: “Wolfowitz fece quello che tutti gli altri avevano fatto – esaltò Israele e gli offrì il suo totale e incondizionato appoggio – ma inaspettatamente durante la sua relazione fece un fugace riferimento alla ‘sofferenza dei palestinesi’. A causa di quella frase fu fischiato così ferocemente e per così a lungo che non potè terminare il suo discorso, abbandonando il podio nella vergogna.” Stiamo parlando di uno dei politici più potenti del terzo millennio, di un uomo con un accesso diretto alla Casa Bianca e che molti accreditano come l’eminenza grigia dietro ogni atto dello stesso ex presidente degli Stati Uniti. Eppure gli bastò sgarrare di tre sole parole nel suo asservimento allo Stato d’Israele per essere umiliato in pubblico e senza timori da chi, evidentemente, conta più di lui nell’America di oggi. Le lobby ebraiche d’America hanno nomi noti: AIPAC (American Israel Public Affairs Committee), ZOA (Zionist Organization of America), AFSI (Americans for a Safe Israel), CPMAJO (Conference of Presidents of Major American Jewish Organisatios), INEP (Institute for Near East Policy), JDL (Jewish Defense League), B’nai Brith, ADL (Anti Defamation League), AJC (American Jewish Committee), Haddasah. Nei corridoi del Congresso americano possono creare seri grattacapi a Senatori e Deputati indistintamente. Un fronte compatto che secondo lo stesso Edward Said “può distruggere una carriera politica staccando un assegno”


Nel 1992 George Bush senior ebbe l’ardire (e la sconsideratezza) a pochi mesi da una sua possibile rielezione alla Casa Bianca di minacciare Tel Aviv con il blocco di dieci miliardi di dollari in aiuti se non avesse messo un freno agli insediamenti ebraici nei Territori Occupati. Passo falso: gli elettori ebrei americani, che già per tradizione sono propensi al voto Democratico, svanirono davanti ai suoi occhi in seguito alle sollecitazioni delle lobby, e nel conto finale dei voti Bush si trovò con un misero 12% dell’elettorato ebraico contro il 35% che aveva incassato nel 1988. Al contrario, la campagna elettorale del suo rivale Bill Clinton fu invece innaffiata dai lauti finanziamenti proprio di quelle organizzazioni di sostenitori d’Israele, che l’allora presidente aveva in tal modo alienato.

E in ultimo l’Europa, cioè l’Unione Europea. Che alla fine significa Brussell, cioè la Commissione Europea, che è il vero centro decisionale del continente, e che dopo la ratifica del Trattato di Lisbona è divenuta il super governo non eletto di tutti noi, con poteri immensi. A Brussell brulicano dai 15.000 ai 20.000 lobbisti, che spendono un miliardo di euro all’anno per ‘suggerire’ le politiche e le leggi a chi le deve formulare. E come sempre, eccovi i nomi dei maggiori gruppi: Trans Atlantic Buisness Dialogue (TABD) - European Services Leaders Group (ESLG) – International Chamber of Commerce (ICC) – Investment Network (IN) – European Roundtable of Industrialists (ERT) – Liberalization of Trade in Servicies (LOTIS), European Banking Federation, International Capital Market Association e altri. Il loro strapotere può essere reso dicendovi che per esempio l’Investment Network si riuniva direttamente dentro il palazzo della Commissione Europea a Bruxelles, o che il TABD compilava liste di suoi desideri che consegnava alla Commissione da cui poi pretendeva un resoconto scritto sull’obbedienza a quegli ordini. Le aziende rappresentate sono migliaia, fra cui cito una serie di nomi noti: Fiat e Pirelli, Barilla, Canon e Kodak, Johnson & Johnson, Motorola, Ericsson e Nokia, Time Warner, Rank Xerox e Microsoft, Boeing (che fa anche armi), Dow Chemicals, Danone, Candy, Shell, Microsoft, Hewlett Packard, IBM, Carlsberg, Glaxo, Bayer, Hoffman La Roche, Pfizer, Merck, e poi banche, assicurazioni, investitori…

Mi fermo. Il rischio nel continuare è che si perda di vista il punto capitale, ovvero l’assedio che i lobbisti pongono alla politica. Esso, oltre a dimostrare ancora una volta che il potere reale sta nei primi e non nella seconda, è un vero e proprio attentato alla democrazia. Poiché ha ormai snaturato del tutto il principio costituzionale di ogni nazione civile, secondo cui i rappresentanti eletti devono fare gli interessi delle maggioranze dei cittadini e tutelare le minoranze, non essere gli stuoini delle elite e dei loro ‘suggeritori’.


Quarto organo: Think Tanks.


Letteralmente “serbatoi di pensiero” nella traduzione in italiano, le Think Tanks sono esattamente ciò, ovvero fondazioni dove alcuni fra i migliori cervelli si trovano per partorire idee. Il loro potere sta nell’assunto che apre questa mia trattazione, e cioè che sono le idee a dominare sia la Storia che la politica, e di conseguenza la nostra vita, in particolare l’idea economica. Lewis Powell lo comprese assai bene nel 1971, quando diede il via alla riscossa delle elite e alla fine della democrazia partecipativa dei cittadini (si legga ‘Ecco come morimmo’, paolobarnard.info). Infatti egli scrisse: “C’è una guerra ideologica contro il sistema delle imprese e i valori della società occidentale”. La parola ‘ideologica’ è la chiave di lettura qui, volendo dire che se le destre economiche ambivano a riconquistare il mondo, se ambivano a sottomettere la politica, cioè a divenire il vero Potere, si dovevano armare di idee in grado di scalzare ogni altro sistema di vita. Ecco che dalle sue parole nacquero le prime Think Tanks, come la Heritage Foundation, il Manhattan Institute, il Cato Institute, o Accuracy in Academe. La loro strategia era semplice: raccogliere denaro da donatori facoltosi, raccattare nelle università i cervelli più brillanti, pomparli di sapere a senso unico, di attestati prestigiosi, e immetterli nel sistema di comando della società infiltrandolo tutto. Per darvi un’idea di che razza di impatto queste Think Tanks sono riuscite ad avere, cito alcuni fatti. Nel solo campo del Libero Mercato, cioè dell’idea economica del vero Potere, ve ne sono oggi 336, piazzate oltre che nei Paesi ricchi anche in nazioni strategiche come l’Argentina e il Brasile, l’Est Europa, l’Africa, l’India, la Cina, le ex repubbliche sovietiche dell’Asia, oltre che in Italia (Adam Smith Soc., CMSS, ICER, Ist. Bruno Leoni, Acton Ist.). Alcune hanno nomi sfacciati, come la Minimal Government, la The Boss, o la Philanthropy Roundtable; una delle più note e aggressive è l’Adam Smith Institute di Londra, che ostenta un’arroganza di potere tale da vantare come proprio motto questo: “Solo ieri le nostre idee erano considerate sulla soglia della follia. Oggi stanno sulle soglie dei Parlamenti”. Di nuovo, il fatto è sempre lo stesso: la politica è la marionetta, o, al meglio, è il braccio esecutivo del vero Potere. Infatti, l’osservatore attento avrà notato che assai spesso i nostri ministri economici, i nostri banchieri centrali, ma anche presidenti del consiglio (Draghi e Prodi su tutti) si trovano a cene o convegni presso queste fondazioni/Think Tanks, di cui in qualche raro caso i Tg locali danno notizia. In apparenza cerimonie paludate e noiose, in realtà ciò che vi accade è che ministri, banchieri e premier vi si recano per dar conto di ciò che hanno fatto per compiacere all’idea economica del vero Potere. Nel 1982, l’Adam Smith pubblicò il notorio Omega Project, uno studio che ebbe ripercussioni enormi sulla gestione delle nostre vite di lavoratori ordinari, e dove si leggeva che i suoi scopi erano di “fornire un percorso completo per ogni governo basato sui principi di Libero Mercato, minime tasse, minime regolamentazioni per il business e governi più marginali (sic)”. In altre parole tutto ciò che ha già divorato la vita pubblica in Gran Bretagna, Francia, Stati Uniti e che sta oggi “sulla soglia del Parlamento” in Italia.


Quinto organo: l’Europa dei burocrati non eletti.


Non mi ripeto, poiché questo capitolo è già esaustivamente descritto qui http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=139. Ma ribadisco il punto centrale: dopo la ratifica del “colpo di Stato in Europa” che prende il nome di Trattato di Lisbona, 500 milioni di europei saranno a breve governati da elite di burocrati non eletti secondo principi economici, politici e sociali interamente schierati dalla parte del vero Potere di cui si sta trattando qui, e che nessuno di noi ha potuto scegliere né discutere. Il governo italiano ha ratificato questo obbrobrio giuridico senza fiatare, obbedendo come sempre.


Sesto Organo: il Tribunale degli Investitori e degli Speculatori Internazionali.


Era il 16 Settembre del 1992, un mercoledì. Quel giorno un singolo individuo decise di spezzare la schiena alla Gran Bretagna. Si badi bene, non al Burkina Faso, alla Gran Bretagna. E lo fece. George Soros, un investitore e speculatore internazionale, vendette di colpo qualcosa come 10 miliardi di sterline, causando il collasso del valore della moneta inglese che fu così espulsa dal Sistema Monetario Europeo. Soros si intascò oltre 1 miliardo di dollari, ma milioni di inglesi piansero lacrime amare e il governo di Londra ne fu umiliato.

Era l’agosto del 1998, e nel caldo torrido di New York un singolo individuo contemplò il crollo dei mercati mondiali per causa sua. John Meriwether, un investitore e speculatore internazionale, aveva giocato sporco per anni e irretito praticamente tutte le maggiori banche del mondo con 4,6 miliardi di dollari ad alto rischio. La sua compagnia, Long-Term Capital Management, era nota a Wall Street perché i suoi manager si fregiavano del titolo di ‘I padroni dell’universo’, cioè pochi individui ubriachi del proprio potere. Meriwether perse tutto, e i mercati del mondo, che alla fine sono i nostri posti di lavoro, tremarono. La Federal Reserve di New York dovette intervenire in emergenza col solito salvataggio a spese dei contribuenti.


Era l’anno scorso, e in un ufficio londinese dell’assicurazione americana AIG, un singolo individuo, di nuovo un investitore e speculatore internazionale di nome Joseph Cassano, dovette prender su la cornetta del telefono e dire alla Casa Bianca “… ho mandato al diavolo la vostra economia, sorry”. E lo aveva veramente fatto. Questa volta la truffa dei suoi investimenti era di 500 miliardi di dollari, le solite banche internazionali (italiane incluse) vi erano dentro fino al collo con cifre da migliaia di miliardi di dollari a rischio. Panico mondiale, fine del credito al mondo del lavoro di quasi tutto il pianeta e, sul piatto di noi cittadini, ecco servita la crisi economica più pericolosa dal 1929 a oggi. Ovvero le solite lacrime amare, veramente amare, per le famiglie di Toronto come per quelle di Perugia, per quelle di Cincinnati come per quelle di Lione, a Vercelli come a Madrid ecc. Per non parlare degli ultimi della Terra…


Tre storie terribilmente vere, che descrivono chiaro, anzi, chiarissimo, cosa si intende per il ‘Tribunale degli Investitori e degli Speculatori Internazionali’, e quale sia il loro sterminato potere nel mondo di oggi. Altro che Tremonti o Confindustria. Nel mondo odierno esiste una comunità di singoli individui privati capaci di movimentare quantità di ricchezze talmente colossali da scardinare in poche ore l’economia di un Paese ricco, o le economie di centinaia di milioni di lavoratori che per esse hanno faticato un’intera vita, cioè famiglie sul lastrico, aziende che chiudono. Le loro decisioni sono come sentenze planetarie. Inappellabili. Si pensi, se è possibile pensare un’enormità simile, che costoro stanno facendo oscillare sul Pianeta qualcosa come 525 mila miliardi di dollari in soli prodotti finanziari ‘derivati’, cioè denaro ad altissimo rischio di bancarotta improvvisa. 525 mila miliardi… Vi offro un termine di paragone per capire: il Prodotto Interno Lordo degli USA è di 14 mila miliardi di dollari. Rende l’idea? L’Italia dipende come qualsiasi altra nazione dagli investitori esteri, per cifre che si aggirano sui 40 miliardi di euro all’anno, cioè più di due finanziarie dello Stato messe assieme. Immaginate se una cifra simile dovesse sparire dalla nostra economia oggi. Nel 2008 è quasi successo, infatti ne sono scomparsi di colpo più della metà (57%) col risultato in termini di perdita di posti di lavoro, precarizzazione, e relativo effetto domino sull’economia di cui ci parla la cronaca. Ripeto: qualcuno che non sta a palazzo Chigi, decide che all’Italia va sottratto il valore di oltre un’intera finanziaria. Così, da un anno all’altro, una cifra pari a tutto quello che lo Stato riesce a spendere per i cittadini gli viene sottratta dal ‘Tribunale degli Investitori e degli Speculatori Internazionali’, a capriccio. Questa tirannia del vero Potere prende il nome tecnico di Capital Flight (letteralmente capitali che prendono il volo), ed è interessante constatare il candore con cui il ‘Tribunale’ descrive la pratica: basta leggere Investors.com là dove dice che “Capital Flight è lo spostamento di denaro in cerca di maggiori profitti… cioè flussi enormi di capitali in uscita da un Paese… spesso così enormi da incidere su tutto il sistema finanziario di una nazione”. Peccato che di mezzo ci siano i soliti ingombranti esseri umani a milioni. Oltre al caso italiano, si pensi alla Francia, altro Stato ricco e potente, ma non a sufficienza per sfuggire alle sentenze del ‘Tribunale’, che ha punito l’Eliseo con una fuga di capitali pari a 125 miliardi di dollari per aver legiferato una singola tassa sgradita al business.


Conclusione.


Gli organi esecutivi del vero Potere non si limitano a questi sei, vi si potrebbe aggiungere il World Economic Forum, il Codex Alimentarius, l’FMI, il sistema delle Banche Centrali, le multinazionali del farmaco. Ma quelli menzionati sono gli essenziali da conoscere, i primari. Un’ultima brevissima nota va dedicata alle mafie regionali, che sono spesso erroneamente annoverate fra i poteri forti (e non posso purtroppo entrare qui nel perché siano un così caratteristico fenomeno italiano). La lotta ad esse è sacrosanta, ma il potere che gli verrebbe sottratto da una eventuale vittoria della società civile è prima nulla a confronto di quanto illustrato sopra, e in secondo luogo è comunque un potere concessogli da altri. Traffico di droga, prostituzione, traffico d’armi, e riciclaggio di rifiuti tossici sono servizi che le mafie praticano per conto di committenti sempre riconducibili al vero Potere, o perché da esso condizionati oppure perché suoi ingranaggi importanti. Serva qui quanto mostrato nel 1994 dal programma d’inchiesta ‘Panorama’ della BBC, dove un insider della criminalità organizzata britannica si rese disponibile a condurre il reporter nel cuore della “mafia più potente del mondo”, a Londra. L’auto su cui viaggiavano con telecamera nascosta si fermò a destinazione… nel centro della City finanziaria della capitale. Indicando dal finestrino i grattacieli dei giganti del business internazionale, il pentito disse: “Eccoli, stanno tutti lì”. (si pensi che il giro d’affari mondiale delle Cosche è stimato sugli 80 miliardi di dollari, che sono un terzo del giro d’affari di una singola multinazionale del farmaco come la Pfizer)
Se queste mie righe sono state efficaci, a questo punto i lettori dovrebbero volgere lo sguardo a quegli ometti in doppiopetto blu che ballonzolano le sera nei nostri Tg con il prefisso On., o il suffisso PDL, PD, UDC, e dovrebbero averne, non dico pietà, ma almeno vederli per quello che sono: le marionette di un altro Potere. Ma soprattutto, i lettori dovrebbero finalmente poter connettere i punti del puzzle, e aver capito da dove vengono in realtà i problemi capitali della nostra vita di cittadini, o addirittura i drammi quotidiani che tante famiglie di lavoratori patiscono, cioè chi li decise, chi li decide oggi e come si chiamano costoro. Da qui una semplice considerazione: se vi sta a cuore la democrazia, la giustizia sociale, e la vostra economia quotidiana di lavoro e di servizi essenziali alla persona, allora dovete colpire chi veramente opera per sottrarceli, cioè il vero Potere. Ci si organizzi per svelarlo al grande pubblico e per finalmente bloccarlo. Ora lo conoscete, e soprattutto ora sapete che razza di macchina micidiale, immensa e possente esso è. Risulta ovvio da ciò che gli attuali metodi di lotta dei Movimenti sono pietosamente inadeguati, infantili chimere, fuochi di paglia, che mai un singolo attimo hanno impensierito quel vero Potere. Di conseguenza lancio un appello ancora una volta:


VA COMPRESO CHE PER ARGINARE UN TITANO DI QUELLA POSTA L’UNICA SPERANZA E’ OPPORGLI UN’ORGANIZZAZIONE DI ATTIVISTI E DI COMUNICATORI ECCEZIONALMENTE COMPATTA, FINANZIATA, FERRATA, DISCIPLINATA, SU TUTTO IL TERRITORIO, AL LAVORO SEMPRE, IMPLACABILE, NEI LUOGHI DELLA GENTE COMUNE, PER ANNI. (http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=153)


Altra speranza non c’è, sempre che ancora esista una speranza.

Paolo Barnard

Fonte: www.paolobarnard.info

Link: http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=154

6.11.2009

Le fonti principali di questo articolo:


Trilateralism, Holly Skalar, South End Press, 1980.

Who pulls the strings? John Ronson, The Guardian, 10 marzo 2001

Inside the secretive Bilderberg Group, BBC News, 29 settembre 2005,

Shadowy Bilderberg group meet in Greece — and here’s their address, Timesonline, 14 maggio 2009

The Council on Foreign Relations and the Center for Preventive Action, Michael Baker, 6 marzo 2008, Znet

WTO, materiale tratto da: l’inchiesta I Globalizzatori, Report RAI 3, 09/06/2000, di Paolo Barnard, www.report.rai.it – Public Citizen: Trade Watch, USA – The Transnational Institute, Amsterdam, Olanda – The World Trade Organization: The Marrakech Treaty – Corporate Europe Observatory, Amsterdam, Olanda – The Economic Policy Institute, Washington DC, USA – Friends of the Earth, Bruxelles, Belgio – Corporate Watch, USA – Oxfam UK – Global Policy Forum Europe, Bonn, Germania – Institute for Policy Studies USA– et al., e da studi di autori fra cui: Joseph Stiglitz, Jeff Faux, Noam Chomsky, Greg Palast, Susan George, Richard W. Behan, Alexandra Wandel, Peter Rosset, Dean Baker, Barry Coates et al.

Master in Public Affairs, Lobbying e Relazioni Istituzionali, presso l'università LUMSA di Roma, testi del prof. Franco Spicciariello.

Gianni Del Vecchio e Stefano Pitrelli, Il Tesoro della Casta, L'Espresso 16/03/09

Roberto Mania, Il Potere Opaco che Governa l’Italia, La Repubblica 02/03/09

Paolo Barnard, ‘Primarie, Partito Democratico, legge sul conflitto d’interessi’, Golem del Sole 24 Ore, 2007

Big Oil Protects its Interests, The Center for Public Integrity, July 15, 2004

JOHN M. BRODER, Oil and Gas Aid Bush Bid For President, New Yor Times, June 23, 2000

Jeffrey H. Birnbaum, The Road to Riches Is Called K Street, Washington Post, June 22, 2005

Federal Election Commission data released electronically on Monday, October 27, 2008.

http://www.zmag.org/znet/viewArticle/19603
ROBERT KUTTNER & MICHAEL HUDSON, Democracy Now 13 Feb 2009

Paolo Barnard, ‘Perché ci Odiano’, Rizzoli BUR, 2006.

Paolo Barnard, ‘Per Un Mondo Migliore’, www.paolobarnard.info , 2004

Corporate Europe Observatory, Financial Lobbies - A Guided Tour of the Brussels EU Quarter, 23 September 2009

Paolo Barnard, ‘Ecco come morimmo’, www.paolobarnard.info , 2009

Free Market Think Tank Links, Atlas Economic Research Foundation ~ 1201 L St. NW Washington, DC

Financial services industry lobby groups listed on EC lobbying register, 9 March 2009, Corporate Europe Observatory

The Adam Smith Institute, The Omega Project, by Norman Chapman et al. from research conducted for the Adam Smith Institute.

I Globalizzatori, di Paolo Barnard, Report RAI 3, 09/06/2000
Paolo Barnard, ‘Lo spaventapasseri e la vera catastrofe’, www.paolobarnard.info , 2009

Crollano gli investimenti esteri, In Italia -57 per cento - Sole 24 Ore, 17 settembre 2009

World Investment Prospects Survey, UNCTAD, 2009-2011

The Washington Post, New Money Flee France and its Wealth Tax, July 16, 2006

Commenti (129)

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Mostra commenti 20 caricati
    1. lpv 17 novembre 2009

      Scusate se mi ripeto ma ci tengo a diffondere il messaggio.

      Ciao a tutti. Qui a Roma sto contribuendo a creare un po' di movimento e gruppi di incontro e discussione attorno ad un progetto chiamato MOAS (Movimento per l'Adeguamento Sociale, www.moas.net , sito che subirà un restyling quanto prima).

      ((AVVERTENZA: non date importanza al fatto che sia un progetto tra mille, quello che mi preme proporre qui è la semplice possibilità di incontrarci e discutere di come iniziare ad agire!! Adesso se volete continuate con la lettura))

      Al centro del progetto è l'idea di fornire alle persone un "pacchetto" di informazioni quanto più sintetico, essenziale ma mirato possibile, che permetta loro di individuare i meccanismi che stanno alla base dei processi di organizzazione sociale, politica ed economica. In una parola, come agisce il potere.

      Tutto è però molto concentrato in pochi semplici concetti, e soprattutto il punto di forza- a mio avviso - dell'idea è sfruttare un approccio psicologico (il progetto è stato ideato da uno psicoterapeuta oltre 10 anni fa, e da allora costantemente rivisto, aggiornato, ridotto all'osso e migliorato per arrivare all'attuale versione finale).

      Per maggiori informazioni vi rimando al sito.
      Mi preme qui "pubblicizzare" la cosa: si tratta di un potenziale veicolo di incontro per persone come noi, ma soprattutto di diffusione all'esterno. Si sono già svolti i primi 4-5 incontri, sempre con persone diverse, per verificare il riscontro della gente alla presentazione delle idee - strumenti di comprensione e anche proposte pratiche d'azione - e l'idea è di puntare sulla crescita del gruppo fino a 1-2 mila persone su Roma. Non è impossibile se ci uniamo, col passaparola; la gente interessata c'è, il difficile è metterla insieme.
      Sarebbe una buona base di partenza per cominciare ad essere presenti come "voce" riconosciuta sulla scena, intanto, locale.

      E' una scommessa, che parte dal presupposto di usare quest'occasione (gli incontri iniziali MOAS) come un veicolo per aggregare persone interessate a promuovere il cambiamento. Mettendo da parte protagonismi, l'importante è trovarsi insieme, per discutere e iniziare a pianificare una strategia per invertire la rotta. Non dobbiamo essere in moltissimi, per ora, ma onesti, capaci, coraggiosi.
      Per chi è interessato- anche ad incontrarci in altra sede - vi prego di scrivermi in privato.

      C'è davvero il rischio come ha detto qualcuno di diventare "rivoluzionari da tastiera" mentre qui fuori il treno corre fuori dai binari verso la fine dei binari...
      Facciamo qualcosa, alziamo il culo, incontriamoci, e vediamo cosa viene fuori.

    1. lpv 17 novembre 2009

      Ciao a tutti. Qui a Roma sto contribuendo a creare un po' di movimento e gruppi di incontro e discussione attorno ad un progetto chiamato MOAS (Movimento per l'Adeguamento Sociale, www.moas.net , sito che subirà un restyling quanto prima).

      Al centro del progetto è l'idea di fornire alle persone un "pacchetto" di informazioni quanto più sintetico, essenziale ma mirato possibile, che permetta loro di individuare i meccanismi che stanno alla base dei processi di organizzazione sociale, politica ed economica. In una parola, come agisce il potere.

      Tutto è però molto concentrato in pochi semplici concetti, e soprattutto il punto di forza- a mio avviso - dell'idea è sfruttare un approccio psicologico (il progetto è stato ideato da uno psicoterapeuta oltre 10 anni fa, e da allora costantemente rivisto, aggiornato, ridotto all'osso e migliorato per arrivare all'attuale versione finale).

      Per maggiori informazioni vi rimando al sito.
      Mi preme qui "pubblicizzare" la cosa: si tratta di un potenziale veicolo di incontro per persone come noi, ma soprattutto di diffusione all'esterno. Si sono già svolti i primi 4-5 incontri, sempre con persone diverse, per verificare il riscontro della gente alla presentazione delle idee - strumenti di comprensione e anche proposte pratiche d'azione - e l'idea è di puntare sulla crescita del gruppo fino a 1-2 mila persone su Roma. Non è impossibile se ci uniamo, col passaparola; la gente interessata c'è, il difficile è metterla insieme.
      Sarebbe una buona base di partenza per cominciare ad essere presenti come "voce" riconosciuta sulla scena, intanto, locale.

      E' una scommessa, che parte dal presupposto di usare quest'occasione (gli incontri iniziali MOAS) come un veicolo per aggregare persone interessate a promuovere il cambiamento. Mettendo da parte protagonismi, l'importante è trovarsi insieme, per discutere e iniziare a pianificare una strategia per invertire la rotta. Non dobbiamo essere in moltissimi, per ora, ma onesti, capaci, coraggiosi.
      Per chi è interessato- anche ad incontrarci in altra sede - vi prego di scrivermi in privato.

      C'è davvero il rischio come ha detto qualcuno di diventare "rivoluzionari da tastiera" mentre qui fuori il treno corre fuori dai binari verso la fine dei binari...
      Facciamo qualcosa, alziamo il culo, incontriamoci, e vediamo cosa viene fuori.

    1. lpv 17 novembre 2009

      far aprire gli occhi alla gente mi sembra un ottimo progetto alternativo di per sé..

    1. lpv 17 novembre 2009

      se non altro mi hai restituito un po' di buon umore :)

    1. mikaela 9 novembre 2009

      nell'attesa guarda questo vecchio video di Barnard che e' stato appena caricato su you tube
      http://www.youtube.com/watch?v=C9GCvCmRvuI

    1. Santos-Dumont 7 novembre 2009

      Complimenti per l'intervento, anch'io sostengo il concetto di macro regioni quasi autosufficienti.

    1. vic 7 novembre 2009

      Arcangel

      C'era un architetto/urbanista, se non sbaglio di origine italiana, che si mise in testa di costruire una citta' da zero. La chiamo' Arcangel e, se ricordo bene, dovrebbe sorgere da qualche parte in Arizona.

      Alcuni entusiasti abbracciarono il suo progetto, specialmente dei giovani. Andarono li' e si misero a lavorare gratuitamente alla costruzione dei vari edifici.
      Un giorno m'imbatto in un'intervista col fondatore di Arcangel, fatta in quel di Arcangel. Dalle foto si vede chiaramente che il progetto arranca. Da allora non ne ho piu' sentito parlare. Chissa' come sara' finita la storia di Arcangel! Sara' diventata una citta' ideale o sara' rimasta un ideale di citta'?

      Paraguay Ci spostiamo a sud. Altra storia. Questa volta si trattava di costruire dal nulla una comunita', diciamo un villaggio autosufficiente. Venne acquistato il terreno, che li' costava pochissimo. Poi via ai lavori. Dopo una mezza generazione le cose sembravano funzionare .. a meta'.
      C'era chi andava li' solo per una parte dell'anno, proprio per stare isolato dal mondo. Per cui non si lamentava delle varie scomodita' e dei servizi uguali quasi a zero.
      Altre famiglie invece cominciarono a litigare coi vicini (questioni sentimentali forse, non si sa bene). Ci fu perfino una sparatoria con un morto. Morale della favola: par di capire che questi cittadini fuggiti dal mondo occidentale Europeo si portarono dietro i loro problemi, oppure semplicemente era troppo voler cominciare da zero per gente abituata fin li' ad avere quasi tutto se non sottomano, almeno a distanza ragionevole. Erano arrivati al paradosso che non avevano servizi basilari, ma poi una famiglia s'era installata la TV satellitare, alimentata da un generatore.
      Non ho idea di come sia continuata la storia di questo villaggio sperduto in mezzo al Paraguay. Insomma a quanto pare non e' andata troppo bene, anche se non si puo' dire che sia stato un fallimento completo, perche' alcuni rimasero li'. Incastrati li'?

      Patagonia
      Curiosando in un libro recente sulla Patagonia, leggo che l'autrice, un'alpinista fra l'altro avvezza a vivere fuori dal mondo, s'imbatte in un individuo che vive tutto solo in un luogo assolutamente disabitato. Fuori dal mondo che piu' fuori dal mondo non si puo'. Non vive esattamente solo, per essere precisi ci vive col suo cavallo. Fa loro compagnia un vento persistente abbastanza gelido. Lui racconta all'aitante alpinista che si reca una volta all'anno nel posto piu' vicino (per modo di dire perche' ci mette una settimana ad arrivarci) per procurarsi il necessario, tipo chiodi, semplici utensili e altre provviste. La cosa curiosa e' che costui, seppure in mezzo alle scomodita' che noi definiremmo allucinanti, be' costui era felice! Aveva l'aria un po' consunta per l'eta' non proprio decrepita, la faccia rugosa temprata dagli stenti, pero' non si lamentava. Anzi si mise a far la corte all'alpinista, invitandola a rimanere li' con lui. Lei declino' l'invito, ringraziandolo per l'insperata ospitalita'. Evidentemente non era pronta ad un simile passo, anche perche' il suo uomo l'aspettava in Europa.

      Resta il fatto che il tizio fuori dal mondo, solo col suo cavallo e la sua baracca piena di spifferi, era felice. Qui il governo non arriva, diceva, il governo sono io o, se vuoi, e' il mio cavallo. E il cavallo annuiva, brucando l'erba spazzolata dal vento. Chissa' come sara' finita questa storia!

    1. edo 7 novembre 2009

      Ci sono quelli che hanno il potere (complimenti a Barnard) e poi ci sono quelli pagati per far credere alla gente che nulla è come Barnard racconta: i giornalisti.
      Sarebbe opportuno a questo punto creare una mappa di chi fa da cane da guardia del vero potere, evidenziando a chi sono riconducibili i mezzi d'informazione più "orientanti" e sopratutto a chi appartengano le agenzie di stampa... non mi sorprenderei se nella girandola: mass media-banche-proprietari di banche, si scoprisse che le agenzie di stampa sono di proprietà degli stessi giornali (leggi banche e loro proprietari) che finirebbero per citare se stessi e, ironia della sorte, garantire da se stessi la "bontà" delle notizie che spacciano.

    1. Alex_Genet 7 novembre 2009

      Caro Paolo, grazie per questo contributo, che con il precedente "come morimmo" è, secondo me, veramente prezioso.

      In primis, vorrei precisare un particolare soltanto: il grande intellettuale Edward Waide Said era palestinese (costretto con la sua famiglia di origine ad abbandonare la sua terra, come molti altri suoi connazionali), non americano. Ha insegnato presso la Columbia University di New York Letteratura Comparata ed ha scritto opere molto importanti a proposito del dramma dei palestinesi, del razzismo e dell'imperialismo culturale (oltre a conoscere, ovviamente, molto bene la letteratura era anche poliglotta, esperto di Opera e bravo pianista). Mi dilungo su di lui perché credo sia importante ricordare la sua vita da intellettuale impegnato, della quale portano testimonianza i suoi scritti (che chiunque può cercare e trovare facilmente in italiano), la cui diffusione in Italia fu favorita anche dagli sforzi del compianto Stefano Chiarini.

      In secondo luogo, vorrei suggerire un piccolo gesto di lotta contro questo sistema di potere. Prendendo ispirazione dalle idee diffuse (e messe in pratica) da Richard Stallman (http://www.stallman.org/), il fondatore della Free Software Foundation, possiamo cercare di condividere con i non-specialisti ciò che sappiamo nell'ambito specifico di cui ci occupiamo. Credo, infatti, che il modo migliore per lottare contro i poteri che ci sovrastano sia per prima cosa quello di attaccare le tecnocrazie che li sostengono, e, indirettamente, i tecnocrati di cui si servono. I contributi che in queste settimane leggiamo su CDC a proposito dei vaccini e delle politiche sanitarie dei nostri governi vanno quasi sempre in questa direzione. Ho da molto tempo l'impressione che il sapere specialistico verso il quale sempre più il nostro sistema (non solo scolastico-universitario) ci indirizza e costringe sia una delle più pericolose gabbie intellettuali nelle quali ci stanno chiudendo. La condivisione dei saperi e lo sforzo di dedicarsi a settori che sono lontani da quelli che maggiormente hanno contribuito alla nostra formazione sono fattori fondamentali. Proprio l'uso di sistemi operativi e software liberi può costituire un buon inizio, non solo per condividere liberamente della conoscenza tecnica, stimolando gli altri a fare altrettanto, ma anche e soprattutto per avere un minimo di controllo su strumenti che sempre più fanno parte delle nostre vite e che, a differenza del televisore, possono essere da noi controllati e diretti. Dico tutto ciò da "umanista" che ha scoperto l'informatica relativamente tardi, e mai includendola tra i suoi interessi principali.

      Infine, vorrei rivolgermi alle reazioni negative di alcuni lettori di questo contributo di Barnard: è vero che molte delle informazioni riportate in questa pagina virtuale sono ben note a chi è solito interessarsi di certi temi, ma è anche vero che l'esposizione chiara e compatta è importantissima per comunicare i problemi qui sollevati a chi non ha mai avuto la curiosità di indagare certe problematiche, o semplicemente non ci ha mai pensato.
      Per questo, ritengo che un primo contributo che tutti possiamo dare è - banalmente - segnalare questi contributi a tutte le persone che conosciamo, e che secondo noi non sanno queste cose, o ci prendono per mistificatori e "complottisti" se ne parliamo.
      Un bravo giornalista che ne parla in poche pagine, citando fonti e portando argomenti validi può essere molto più convincente di un discorso che improvvisiamo davanti ad una birra con degli amici.

    1. fm 7 novembre 2009

      Infatti non parlavo affatto di V-Day che, concordo, non servono a nulla.

    1. giovanni 7 novembre 2009

      Ciao, in effetti quella che poni è la vera domanda...
      ... ovviamente è abbastanza inutile creare o rincorrere movimenti pseudo-grillo o comitati particolari.
      Preso atto della mega-macchina (come la chiama Latouche)
      che plasma il nostro modo di pensare, vestire e consumare,
      è sufficiente un percorso individuale che ci permetta non dico di essere d'aiuto, ma almeno di essere meno dannosi.
      Le iniziative a cui ho partecipato in piccoli gruppi (e anche da solo)
      per ora riguardano l'elaborazione di poche pagine di materiale informativo per ciascun tema e la distribuzione gratuita di questo
      "nei luoghi della gente comune" (parafrasando Barnard).
      Per esempio materiale su consumo critico, vero prezzo (le esternalità)
      di ciò che ci viene venduto, schede sintetiche sulla guerra a Gaza etc.
      Ripeto: a volte l'ho fatto anche da solo davanti al piccolo supermercato di quartiere ed è stato sempre piacevole.
      Fammi sapere che ne pensi!
      Un abbraccio.

    1. mikaela 7 novembre 2009

      Altri V Day non servono a niente li avete gia' sperimentati.Bisogna diffondere cultura nelle scuole, alle universita' e in tutti i punti di aggregazione. Solo dopo una grande presa di coscienza forse fra venti o trenta anni cambiera' qualche cosa.

    1. mikaela 7 novembre 2009

      Si puo' apprezzare chi si vuole, quello che non accetto e' criticare Barnard quando critica i colleghi che hanno dei grandi spazi in tv di essere dei negazionisti o dei left- gatekeepers.
      Il disegno sionista nell'occupazione della Palestina e' chiarissimo e non c'e' molto da inventarsi,spendere due parole a favore di un popolo che sta' soffrendo da 100 anni non e' tanto complicato, lo puo' diventare solo quando sono proprio le lobbies sioniste che sostengono la sua immagine.Travaglio ha detto che Barnard e' uno squinternato solo per salvare la sua immagine nel mondo di internet fra i giovani adoranti che nulla sanno di Barnard.Per mesi lo hanno deriso e sbeffeggiato senza un minimo d'educazione e solo in pochi hanno avuto la voglia di leggere e scoprire le qualita' di un grande giornalista.Mi sembra abbastanza evidente che Barnard non potra' mai rientrare a livello nazionale nei mass media in quanto scomodo a tutti quindi l'unica cosa che possiamo fare e' sostenerlo in nome della verita' e accettare le sue critiche per quei venduti che sono al servizio del sistema.

    1. fm 7 novembre 2009

      Completamente d'accordo.

      Un grande grazie a Barnard per questo lavoro di sintesi e di analisi.

    1. fm 7 novembre 2009

      Lascia perdere internet... Sul fronte attivismo ha fatto gia` abbastanza danni.

      Bisogna andare nelle strade e parlare faccia a faccia con le persone.

    1. marco08 7 novembre 2009

      Cara Mikaela va bene il sarcasmo ( stimola e non offende), va bene criticare Travaglio per le sue esternazioni sulla questione Palestinese ( la penso esattamente come te) non va bene quando voi pretendiate che un cronista giudiziario che ha costruito il suo credito su questa materia (dove è più preparato) si occupi di cose di cui probabilmente non ne capisce il peso e soprattutto non le ritiene importanti.Voi, ed è questo che non riesco a capire, vorreste imporre a un giornalista che si occupi necessariamente di lobby e finanza occullta. Quanti sono i giornalisti in Italia che lo fanno? Perchè prendersela solo con Travaglio and company? LOro almeno fanno denuncia.Su Di Pietro si potrà opinare il suo ruolo politico ma mi sembra un pò irriguardoso mettere in dubbio la sua persona che, da magistrato ha rischiato anche la vita.Se ora lui e Travaglio siano divenuti due"gatekeeper" non lo so, non metto la mano sul fuoco su nulla però a me esprimono fiducia e quindi li seguo come faccio anche con Barnard che quando non è assolutista nei modi lo apprezzo moltissimo per i temi di grandeimportanza che affronta Ciao.

    1. fm 7 novembre 2009

      Certo che ne avevamo sentito parlare.
      Il problema e` "come".

      Se ti fai un giro degli articoli "divulgativi" su internet ti rendi conto che sono pieni di sottintesi, allusioni, che li rendono praticamente inefficaci.

      Barnard con il suo stile preciso e puntuale, fa collegamenti, non lascia niente all'immaginazione e mette una buona bibliografia.

      Solitamente articoli (o video) del genere sono fatti solo per "stupire". Solita sparata di citazioni da personaggi famosi (presidenti americani, banchieri, etc.), poi una spiegazione lacunosa dei fatti, e per finire titoli di coda sibillini. Risultato : abbassamento della credibilita`.

      Quindi bravo Barnard!

    1. mazzi 7 novembre 2009

      In effetti, questo e' diventato un coro e non se ne capisce la ragione. Si insomma, non e' che di cose cosi' non ne avessimo mai sentito parlare -------------- Perche' tutti questi osanna?

    1. bluerik3 7 novembre 2009

      Bellissimo articolo, io aggiungerei religioni, massoneria , sette esoteriche etc... tutti tentacoli di una stessa creatura, al cui capo vi è una ristretta cerchia di famiglie che nel bene o nel male, governa questo mondo molto tecnologico e meno evoluto spiritualmente, da sole o con altri blocchi di potere forse peggiori.
      Premettendo che conosciamo molto parzialmente la realtà, chiunque di noi se fosse nato e cresciuto in questa élite, come si comporterebbe?
      Io sinceramente non vedrei male la realizzazione di un'unico governo mondiale, che forse eliminerebbe tante barriere e meschinità inutili.
      Nella peggiore delle ipotesi cambierebbe solo la mano che tiene il bastone.

    1. ambrosia 7 novembre 2009

      cazzzooo che articolo !!
      mi ha aperto gli occhi
      comandano i ricchi
      e io che pensavo fosse il panettiere sotto casa
      e qualcno dice "bravo paolo ...ora tocca noi pero' darci una svegliata!"
      lui si puo alzare dalla sedia e farsi un the' caldo
      barnard scrive,tutti a dire grandeee paolo ci volevaaaa ora me lo leggo al cesso!!
      per chi dissente ce' l instancabile infermiera mikaela a rompergli i maroni

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