QUELLO CHE NESSUNO DICE SU FIAT E CHRYSLER

DI MAURO BOTTARELLI
ilsussidiario.net

Manca soltanto la marcia trionfale dell’Aida in sottofondo e tutto sarebbe perfetto. È di ieri, infatti, la notizia che Fiat ha compiuto un nuovo passo verso Chrysler grazie al tribunale di New York che ha dato il via libera alla procedura accelerata per la ristrutturazione della casa automobilistica Usa: al termine di un’udienza durata oltre otto ore Arthur Gonzalez, il giudice che si occupa del dossier Chrylser, ha dato il disco verde alla vendita attraverso asta della maggior parte degli asset della società, con la Fiat principale offerente. Entro il 20 maggio potranno pervenire offerte concorrenti, mentre una settimana dopo, il 27, sarà decretato il vincitore.

Respingendo le obiezioni sollevate da un gruppo di creditori, Gonzalez spiana così la strada all’alleanza fra Fiat e Chrysler, appoggiando il piano dell’amministrazione americana. Avevate dubbi? Tornando infatti un attimo sulla terra come potevate pensare che un gruppo di creditori, gente onesta che ha creduto nel gigante del motore e ne è rimasta sonoramente fregata, potesse bloccare la volontà calata dall’alto di Barack Obama in persona? Il quale, pur di salvare Detroit senza svenarsi – deve infatti ancora salvare i suoi amici banchieri ed evitare l’imminente default degli istituti assicurativi – ha scelto Fiat per scaricare su qualcun’altro le grane più imminenti.

A seguito, “Finanziamenti statali italiani alla Chrysler”, (comidad.org);
Primo. Servono infatti almeno 10-15 miliardi per realizzare il maxi-polo dell’auto della Fiat con dentro Opel e Chrysler. E molti istituti bancari, gli stessi che gli italiani stanno salvando attraverso i Tremonti-bond o quelli salvati da altri governi sempre con soldi pubblici, sono già in pressing per conquistare i posti in prima fila nella complessa operazione di riorganizzazione societaria del Lingotto che ha progettato una scissione dell’auto in una newco da quotare in Borsa (puzza molto di Alitalia-Cai e l’epilogo sarà lo stesso), in caso di fusione con Opel e le altre attività europee di General Motors. E con Exor, la finanziaria degli Agnelli, pronta a diluire l’attuale partecipazione del 33% fino al 15-20%: anche perché con un processo in corso a Torino per aggiotaggio informativo in relazione all’equity swap Ifil-Exor che premise al Lingotto di tenersi Fiat invece di metterla, come liberismo vorrebbe, sul mercato non riuscendo a gestirla e nonostante l’esercizio del prestito convertendo da parte delle banche creditrici, sarebbe sgradevole dover dar conto Oltreoceano per eventuali condanne.

E sì, perché le trombe troppo squillanti per questa Fiat che conquista il mondo fanno restare in sottofondo le grida di un passato che, socializzazione dei debiti e privatizzazione dei profitti attraverso la cassaintegrazione (ovvero i soldi dei contribuenti italiani) a parte, non appare dei più gloriosi. Ma l’attivismo delle banche, giustificato con la necessità di spuntare commissioni in tempi di magra, si accompagna alle perplessità sulla struttura del mega-polo dell’auto che per andare in porto ha bisogno di ingenti capitali tra acquisizione di Opel, rifinanziamento dei 5-7 miliardi di debiti e investimenti. E dove li trova? Mah, chiedete a Marchionne e ai suoi amici di Ubs, banca sanissima.

Secondo. Con gli anni il gigante di Detroit aveva praticamente smesso di preoccuparsi di produrre automobili perché si era trasformato nel più grande detentore di obbligazioni come fondo pensione e sanitario, qualcosa come 200 miliardi di dollari alla fine dello scorso anno: insomma, porta sempre aperta per le esorbitanti richieste salariali dei sindacati, produzione desueta e scadente ma leva di leverage sul mercato health&pension da banca d’affari. Bush prima e Obama poi hanno provato a tamponare ma ora la procedura fallimentare dettata dal chapter 11 brucerà quei fondi dei contribuenti, i quali si trasformeranno in creditori qualsiasi da aggiungersi alla fila: chi dovrà rispondere alle lamentele di quella fila una volta compiuta la fusione, secondo voi?

Terzo. L’unione Toyota-Volkswagen funziona a livello globale perché le piattaforme di produzione sono le stesse sia per l’Audi A6 che per la Skoda Superb che per la Toyota Avensis. Fiat non condivide nessuna piattaforma produttiva con Chrysler né tantomeno con Opel. Ma a far davvero arrabbiare per questo coro di peana e trionfalismi da reality show, è il fatto che se il privato cittadino può non leggere la stampa finanziaria Usa, i giornalisti dovrebbero. E cosa scriveva il 1° maggio scorso Business Week, settimanale Usa tra i più influenti e autorevoli nel mondo? Basta il titolo dell’articolo: “Comprereste un’auto da Chrysler?”. E poi, via con le cifre.

Per il sito specializzato Cars, la decisione di chiedere la bancarotta influenzerebbe negativamente le scelte di acquisto del 21% degli interpellati, una percentuale che va a incidere su un dato di base ante-chapter 11 ben poco incoraggiante: già prima Chrysler ha patito un crollo delle vendite del 46% contro il dato del 38% dell’intero settore auto negli Usa.

Ancora Consumer Reports, nel suo numero dedicato alle auto per il 2009, ammonisce i lettori a non comprare né Chrysler, né Dodge, né Suv. Edmundfs.com, sito di vendita auto usate on-line tra i più famosi d’America, ammonisce che la crisi di appeal e popolarità di Chrysler è talmente forte che offre sconti del 23% sul costo da concessionario contro il 16 delle altre marche. Significa che un minivan o un Suv Chrysler vengono offerti con 10mila dollari di sconto.

Insomma, Fiat sta acquisendo un’azienda le cui auto non vengono vendute quasi nemmeno se regalate. Si chiedeva ieri, tra il divertito e il preoccupato, il Daily Telegraph dopo aver interpellato Roy Golding, analista del mercato automobilistico: «Quanti in South Carolina o Oklahoma si compreranno una Fiat 500?». Già, quanti?

Poi, l’altra grande bufala: dall’operazione Fiat acquisirà la rete di distributori di Chrysler per entrare nel mercato americano. Bugia, almeno in parte e questo spiegherebbe l’immediato attivismo tedesco di Marchionne che fiutata la fregatura targata Obama sta cercando l’opzione aggregative Opel sperando nei fondi statali tedeschi (e proprio in vista di questa ipotesi il sindacato dei metalmeccanici IgMetall ha già preannunciato battaglia durissima e minaccia il governo Merkel, alle prese con le elezioni politiche a settembre).

Soltanto nel mese di aprile sono stati chiusi quarantacinque concessionari Chrysler e nelle prossime settimane questo numero è destinato a salire esponenzialmente per un semplice dettaglio che nessuno sembra aver notato: l’essere terminata in amministrazione controllata sotto il chapter 11 consente a Chrysler, in virtù dell’obbligo di riduzione di costi e spese, di tagliare a dismisura tra i concessionari senza incorrere nella legge Usa sulla franchigia. In totale l’azienda ha 3150 dealers ma ne metterà sul mercato, entro pochi mesi, fino a 1500.

Questo significa meno presenza sul territorio, vendita a prezzo di saldo per necessità di liquidi e quindi l’assalto dei concorrenti pronti a cannibalizzare e ulteriore disaffezione visto che in un regime di libera offerta se il concessionario della mia auto era a quindici minuti e ora, in virtù delle chiusure, il più vicino è a quarantacinque minuti quando non un’ora, cambio modello e punto oltre che sulla qualità e la convenienza anche sulla capillarità del servizio di assistenza.

v
Ma cosa volete, ora in Italia si vola in alto, la Fiat conquista il mondo dopo anni di decadenza, mica si può star lì a perdere tempo con i conti della serva sul numero dei concessionari. A Londra invece, per connaturato spirito mercantile, i conti si fanno sempre. E a conti fatti Fiat in Europa come in Sud America, dove viene venduta, non scoppia esattamente di salute come dato di vendite. Né il brand-madre, né la controllata Alfa Romeo.

v
La rivista in difesa dei consumatori Which?, parla infatti riguardo a Fiat della «necessità di muoversi e in fretta dall’ultima posizione della classifica da dove langue da molti anni». Di più, un sondaggio tra i proprietari di Fiat nel Regno Unito condotto da J.D. Power e dalla rivista What Car? pone Fiat alla ventottesima posizione, l’ultima, nell’Indice di soddisfazione 2008 per quanto riguarda auto con due anni di età: la qualità incideva del 30% sul punteggio finale. E pensate che un consumatore americano, scottato dalla bancarotta, troverà di nuovo appetibile Chrysler per i bei maglioncini blu di Sergio Marchionne?

Chiedetelo al capo della divisione automotive di Ernst&Young, il quale cinque giorni fa diceva chiaramente dalle colonne della free-press finanziaria londinese CityAm che «la volontà dei cittadini americani di comprare ancora Chrysler, almeno in base agli studi in nostro possesso, è ancora tutta da valutare ma certamente non lascia sperare per il meglio».

Nel 1998 Mercedes diede vita a una fusione con Chrysler e il management dell’epoca disse che l’operazione avrebbe fruttato 30 miliardi di dollari. Cifra che, invece, fu la perdita netta patita dalla casa di Stoccarda quando scappò da quel matrimonio infernale nel 2007. Ma si sa, Fiat vuol dire successo e quindi la storia non si ripeterà.

Non la pensa così il professor Gerald Rhys, esperto di mercato automobilistico e docente universitario a Oxford, secondo cui la possibilità che il combinato Fiat-Opel-Chrysler possa sopravvivere al mercato e diventare un grande player «è meno del 50%. Questa operazione mi ricorda quella terribile follia industriale che fu la politica britannica di fusione selvaggia degli anni Sessanta che diede vita a quel disastro dal nome di Rover». La quale, come si sa, è costata molto cara alla brama di Rover, dominio di Bmw. Ora tornino a squillare le trombe. E scusate per il disturbo.

Mauro Bottarelli
Fonte: www.ilsussidiario.net

Link: http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=19470
7.05.2009

VEDI ANCHE: CAPITALISMO ITALIANO, CAPITALISMO ANTINAZIONALE

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nessuno
nessuno
7 Maggio 2009 , 5:29 5:29

Al sig. Bottarelli chiederei piuttosto lumi sulle fabbriche e sui lavoratori fiat in Italia. Si parla di chiusura degli stabilimenti fiat al sud e poi questi vanno a comprare marchi esteri?
Io non ci acchiappo di economia ma se la fiat è piena di debiti quindi inaffidabile dal punto di vista commerciale come può ottenere credito e cercare di acquistare aziende che sono sull’orlo del crack? Cosa vogliono fare il famigerato “spezzatino”?
I lavoratori italiani della fiat finiranno nuovamente in cassa integrazione prima e poi licenziati?
Ci spieghi questo sig.Bottarelli che credo ci possa interessare di più.

Tao
Tao
7 Maggio 2009 , 5:50 5:50

FIAT: smentisce un piano di soppressione di 18000 posti di lavoro previsti nel documento confindenziale Football Project Il gruppo italiano smentisce le informazioni divulgate dal quotidiano Frankfurter Allgemeine Zeitung che riferiscono il progetto di chiudere totalmente o parzialmente dieci fabbriche in Europa in caso di matrimonio con Opel La Fiat smentisce le informazioni riportate dal quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung in cui le si attribuisce il progetto di sopprimere 18000 posti di lavoro chiudendo totalmente o parzialmente dieci stabilimenti in europa in caso di matrimonio con la tedesca Opel. “Fiat precisa chiaramente che non sono informazioni provenienti dai suoi servizi e che esse non provengono da alcun piano predisposto da Fiat” scrive il gruppo in un comunicato pubblicato martedì sera, alludendo alle informazioni del quotidiano Frankfurter Allgemeine Zeitung (FAZ). Il quotidiano di Francoforte cita un documento interno « altamente riservato » dal titolo « Project Football » recante la data del 3 aprile secondo cui dovranno essere soppressi 18000 posti di lavoro su 108000 – il 16,6% – in Opel, General Motors Europe (GME) e Fiat in caso di una loro fusione. Stando al piano, le fabbriche di montaggio britanniche Vauxhall di Luton e Ellesmere Port, e la fabbrica Opel… Leggi tutto »

Tonguessy
Tonguessy
7 Maggio 2009 , 5:59 5:59

Adesso Marchionne è riuscito a comprare il bidone Chrysler. Con che soldi? Mah. Comunque sta già pensando a Opel. A chi gli chiede come la pagherà risponde: ‘con i soldi della Chrysler’. Poi verrà anche la Volvo. Con che soldi? Ma con quelli della Opel e della Chrysler, of course. E avanti così. Evidentemente i CDS non sono solo dei prodotti fantasmatici di finanza creativa, ma la loro logica (che fruttò a Merton e Scholes il nobel) si può applicare anche al sistema produttivo. Anzi, si applica. Allacciatevi le cinture di sicurezza.

nessuno
nessuno
7 Maggio 2009 , 6:04 6:04

Per quello che vale:
Adesso il tg 2 ha ribadito le preoccupazioni di chiusura di due stabilimenti fiat uno al sud e uno al nord
Nessun commento dalla fiat?

nessuno
nessuno
7 Maggio 2009 , 6:55 6:55

Fonte: ansa 2009-05-07 12:21 FIAT: SCAJOLA, FONDAMENTALE CENTRALITA’ FABBRICHE ITALIA ROMA – La centralità delle fabbriche italiane, nell’ambito dell’accordo tra Fiat e Chrysler e delle trattative per la Opel, “è fondamentale”. Lo scrive il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola in una lettera al presidente della Fiat Luca di Montezemolo e all’amministratore delegato Sergio Marchionne. Nella lettera, Scajola preannuncia anche un incontro, presenti i sindacati, per discutere le prospettive dell’azienda in Italia. “L’accordo raggiunto dalla Fiat con la Chrysler – scrive Scajola – ha costituito per l’economia del nostro Paese un fatto di grande rilievo: una nuova prospettiva di sviluppo, maturata nel pieno della crisi del settore, fa emergere i valori dell’industria italiana come poche volte era accaduto in passato. Il Governo ha tempestivamente supportato la domanda del settore, in linea con gli altri Paesi, assicurando al contempo una evoluzione in senso ecologico coerente con gli interventi per una mobilità sostenibile. Gli ultimi dati sull’andamento delle vendite confermano che l’obiettivo di non penalizzare i nostri produttori è stato raggiunto, anche grazie ai risultati dell’innovazione di cui Fiat è stata capace”. Ora, prosegue Scajola, “fondamentale sarà il permanere della centralità del sistema produttivo italiano in un progetto che possa continuare ad… Leggi tutto »

Tetris1917
Tetris1917
7 Maggio 2009 , 7:47 7:47

caro “Nessuno”, per come la vedo io e come traspare anche dal bel articolo di Bottarelli, dietro queste operazioni, ci sono le banche e i loro capitali; se questi capitali rimangono fermi, sono dolori. Soprattutto in periodi di crisi. Sono le banche che mettono i liquidi, Merchionne acquisisce senza troppe sottigliezze e dilemmi di vendite future; ma intanto i soldi si muovono. Per rendere tutto credibile, ecco annunciare qualche taglio di personale, soprattutto nel bel nostrano-meridione. Non ci sta molto da spiegare. Ti ricordo inoltre, che i vantaggi che danno le leggi italiane, nella gestione del personale in esubero; rispetto all’America che gia’ versa in condizioni disastrose e non si puo’ permettere gente in strada; o in Germania dove i sindacati non sono certo CGILCISLUIL nostrani.

glomer
glomer
7 Maggio 2009 , 9:32 9:32

Uno degli stabilimenti è Pomigliano D’arco…purtroppo gestito malissimo e da dove escono macchine blasonate 159 e 147….piene purtroppo di difetti…dovuti anche al tipo di “manodopera” impiegata…l’altro stabilimento credevo fosse termini imerese in Sicilia…e non Torino!!!

La colpa è sempre di chi e come, ha gestito il tutto!!! Politici imprenditori e banchieri…

corcordo con l’utente che ha detto “ALLACCIAMOCI LE CINTURE DI SICUREZZA”!!!!! :-((

Tao
Tao
7 Maggio 2009 , 9:32 9:32

FINANZIAMENTI STATALI ITALIANI ALLA CHRYSLER FONTE: COMIDAD.ORG L’acquisizione della Chrysler da parte della FIAT è stata celebrata con toni trionfali non solo dalla stampa di proprietà della stessa FIAT, ma da tutti i media italiani, compreso il quotidiano “il Manifesto”. Tutti avvolti nel tricolore, i politici e i giornalisti hanno ammirato estatici e plaudenti l’incredibile miracolo: la FIAT ancora cinque mesi fa sembrava un paziente in coma, mantenuto in vita solo dalla macchina dei sussidi statali, ed ora invece il comatoso non solo risorge, ma va persino a conquistare l’America. Il miracolo è davvero incredibile, e infatti non è mai avvenuto. Il paziente si è alzato, ma non si è strappato le flebo di denaro pubblico che lo tengono in vita, anzi deve i suoi passi proprio a quelle continue trasfusioni. La FIAT è la stessa di cinque mesi fa, di trenta anni fa, di un secolo fa, cioè mantenuta in vita dai finanziamenti statali. Con questi cento anni di finanziamenti statali alla FIAT, non solo la FIAT avrebbe potuto essere nazionalizzata un centinaio di volte, ma addirittura altre cento FIAT avrebbero potuto essere create, ovviamente se il denaro pubblico non fosse stato oggetto di sistematica privatizzazione. L’Amministratore delegato della… Leggi tutto »

nessuno
nessuno
7 Maggio 2009 , 11:15 11:15

dovuti anche al tipo di “manodopera” impiegata

Non capisco questa affermazione, puoi precisare?

LonanHista
LonanHista
7 Maggio 2009 , 12:10 12:10

“”””””””””””””“come potevate pensare che un gruppo di creditori, gente onesta che ha creduto nel gigante del motore e ne è rimasta sonoramente fregata, potesse bloccare la volontà calata dall’alto di Barack Obama in persona? Il quale, pur di salvare Detroit senza svenarsi – deve infatti ancora salvare i suoi amici banchieri ed evitare l’imminente default degli istituti assicurativi – ha scelto Fiat per scaricare su qualcun’altro le grane più imminenti.”””””””””””””””””””””””””””””””””””””””””””””””” MA COSA SCRIVE QUESTO? GLI ONESTI CREDITORI NON SONO PROPRIO GLI AMICI BANCHIERI DI OBAMA CHE AVEVANO PRESTATO A CHRYSLER 6MILIARDI DI DOLLARI? “”””””””””””””””””””“E con Exor, la finanziaria degli Agnelli, pronta a diluire l’attuale partecipazione del 33% fino al 15-20%”””””””””””””””””””””””””””” VERAMENTE SCENDERE FINO AL 10%..con un disimpegno voluto e lo scorporo del settore meccanico dal resto(partecipazioni mediobanca rcs etc) “”””””””””””””””””””””””””””“che premise al Lingotto di tenersi Fiat invece di metterla, come liberismo vorrebbe, sul mercato non riuscendo a gestirla e nonostante l’esercizio del prestito convertendo da parte delle banche creditrici, sarebbe sgradevole dover dar conto Oltreoceano per eventuali condanne.””””””””””””””””””””””””””””””””””””””””””””””””””22 MA CHE SCRIVE QUESTO? Gli agnelli dopo che le banche creditrici del prestito alla fiat convertirono in azioni la cifra prestata(3miliardi di euro) andarono sotto il 30%, cioè persero la maggioranza e… Leggi tutto »

idea3online
idea3online
7 Maggio 2009 , 15:55 15:55

E’ un mondo di LADRI!!!!!!!!!!!

Gioacchino_Murat
Gioacchino_Murat
7 Maggio 2009 , 18:50 18:50

Che stupido questo Obama,sta tentando di non far fallire una grande
azienda americana e alcuni istituti di credito:davvero fesso.

Gioacchino_Murat
Gioacchino_Murat
7 Maggio 2009 , 18:52 18:52

Guarda che nell’accordo la Fiat si e’ impegnata a fornire solo ed
unicamente know-how in cambio di partecipazioni azionarie,nessun
esborso di capitale e’ previsto.

myone
myone
7 Maggio 2009 , 20:19 20:19

La fiat e’ sempre stata sostenuta dai soldi dati dagli italiani, e tanti ci hanno mangiato sopra. Ultimamente, si dice che abbia pareggiato e ci abbia persino guadagnato, a tal punto che, si sente cosi forte da risanare italia e america. con che soldi investira? Sempre con i soliti, quelli degli italiani, e non solo, ma con la partecipazione di banche sopratutto italiane. Con l’ impasto USA-italia e Germania, visti i tempi che corrono, e che da speculare ce n’e’ ancora molto, i poteri che contano e che se la ridono, usano queste pedine per affondare colpi ancora mortali, dove si puo’ ancora frodare. Fiat, e’ lo zoccolo buono. Risanata, produttiva, e in attivo. Il classico specchietto per le allodole, dove far confluire potere e danaro, titoli e potere da estorcere, facendo credere che si puo’, si, fregare ancora il sistema con altri sistemi. Dopo tutto, il mondo va’ cosi. Creare possibilita’ inesistenti, per frodare quello che si puo’, accapparrarsene, e poi smontare tutto lo scenario, lasciando buchi senza risposte e senza possibilita’, ma pronti a crearne ancora altri. Vero: la fiat italiana traballa, rischia chiusure, e berlusconi dice che, con le vendite americane, si potra’ pure tenere gli operai… Leggi tutto »

myone
myone
7 Maggio 2009 , 20:35 20:35

UNA DELLE PRIME COSE CHE DOVREBBE FARE LA FIAT SE NELGI ULTIMI ANNI E’ IN ATTIVO, E’ DI FORNIRE UN FONDO PER TUTTI I LAVORATORI FIAT IN ATTIVITA’, E DI RENDERE I DANARI PRESTATI DALLO STATO E DAGLI ITALIANI, SGRAVANDOLI SUL FISCO…… ANZI NO…. SGRAVARE UN BEL NULLA….. LI SI INCREMENTINO NELLE PENSIONI DEBOLI E A CHI NECESSITA’ DI SOPRAVVIVERE.
TE LA DO IO L’ AMERICA. E SE GLI USA VOLGINO LE FIAT, GLI E LE MANDIAMO DALL’ ITALIA. LE PIAGHE LORO SE LE CURINO LORO, ANZI, SE LE GIUSTIZINO, CHE SAREBBE ORA.

mirko1313
mirko1313
8 Maggio 2009 , 1:38 1:38

Gioacchino, non è fesso Obama, è fesso chi compra Chrysler. Ma l’hai letto l’articolo o fai degli schizzi a caso sulla tastiera quando scrivi questi commenti?

mirko1313
mirko1313
8 Maggio 2009 , 1:38 1:38

Gioacchino, non è fesso Obama, è fesso chi compra Chrysler. Ma l’hai letto l’articolo o fai degli schizzi a caso sulla tastiera quando scrivi questi commenti?

mirko1313
mirko1313
8 Maggio 2009 , 1:38 1:38

Gioacchino, non è fesso Obama, è fesso chi compra Chrysler. Ma l’hai letto l’articolo o fai degli schizzi a caso sulla tastiera quando scrivi questi commenti?

Gioacchino_Murat
Gioacchino_Murat
8 Maggio 2009 , 7:26 7:26

Non l’ha comprata,ha scambiato know how con partecipazioni azionarie,
cosa ben diversa.