QUANTO COSTA L'ESERCITO DI CARTA DI BERLUSCONI

QUANTO COSTA L'ESERCITO DI CARTA DI BERLUSCONI

DI MARCO LILLO

ilfattoquotidiano.it

Costano tanto i manganelli mediatici dei berlusconiani. Il paradosso di Libero e de Il Giornale, i due giornali più liberisti e antistatalisti è che non potrebbero stare sul mercato. Senza i soldi regalati dagli azionisti dovrebbero dimagrire o chiudere i battenti. Nel caso di Libero c’è l’aggravante del contributo statale: 20 milioni di euro negli ultimi tre anni. Il consigliere Maurizio Belpietro dovrebbe licenziare tutti i giornalisti per fare tornare i conti in ordine e permettere così al direttore Maurizio Belpietro di scrivere con la coscienza pulita i suoi editoriali affilati contro gli aiuti ai terroni spreconi. Anche Panorama fa segnare un calo delle vendite reali e dei ricavi in edicola. Se non contasse sulle promozioni che abbattono il prezzo non potrebbe sostenere i costi ingenti delle sue (sempre più rare) inchieste.

La politica nei bilanci

Per comprendere l’anomalia dell’editoria italiana più che agli articoli dei media berlusconiani bisogna leggere i loro bilanci. Basta confrontare le vendite di Libero e del Giornale con le spese per capire che non siamo di fronte a due imprese commerciali ma politiche, per fonti di finanziamento e finalità.Solo con l’interesse politico dell’editore si può spiegare il fenomeno più unico che raro di un quotidiano che perde copie ma non taglia il personale. Solo con la forza politica dei padroni si può spiegare il paradosso dei ricavi pubblicitari che schizzano alle stelle solo per loro nel periodo più nero della storia. Merito della concessionaria di pubblicità Visibilia di Daniela Santanché, sottosegretario del Governo Berlusconi.

Il Giornale smentisce tutte le favole sull’abilità imprenditoriale dei Berlusconi. La Sei, Società Europea Edizioni, che lo controlla ha perso 68 milioni di euro negli ultimi tre anni. Nel 2009 il rosso è stato di 17,7 milioni di euro, nel 2008 era a meno 22,7 milioni e nel 2007 raggiungeva addirittura 23,2 milioni. A soffrire è soprattutto la controllante Pbf, Paolo Berlusconi Finanziaria: l’indebitamento superava i 100 milioni nel 2006 ed è sceso solo a 77 milioni nel 2008, grazie alle iniezioni degli azionisti. L’arrivo di Vittorio Feltri ha portato un aumento di copie ma anche del fondo rischi per le cause legali salito da 2,1 milioni a 2,65 milioni. Per il 2010 si prevede una perdita a due cifre, nonostante il boom di vendite dello scoop sulla casa di Montecarlo. L’analista Paolo Sassetti ha studiato i conti degli ultimi dieci anni per concludere che la perdita è strutturale. Solo i continui aumenti di capitale dei soci hanno permesso di non attaccare al chiodo il costoso manganello del premier. Le inchieste e le cause perse costano. E a pagare scoop e bufale sono i familiari del beneficiario politico.

Il Giornale è controllato per il 63 per cento da Paolo Berlusconi (46 per cento con la sua Pbf, Paolo Berlusconi Finanziaria e il 17 per cento mediante la Arcus Multimedia) il restante 37 per cento è dalla Mondadori, guidata da Marina Berlusconi e controllata da Silvio e dai suoi figli. La perdita di decine di milioni all’anno si stempera e diluisce nel flusso degli utili della divisione libri (quella che può contare sulle vendite di Roberto Saviano, tra gli altri). E non si può certo dire che la divisione periodici sia aiutata dal settimanale Panorama. La diffusione del magazine rimane sopra le 400 mila copie ma la domanda è drogata con vendite a prezzi stracciate che hanno costretto il glorioso settimanale a offrirsi come una semi-free press a 0,99 euro in edicola e con il 70 per cento di sconto in abbonamento.

Il miracolo di Libero

Mondadori è un colosso dalle spalle larghe che può sopportare sia la crisi di Panorama che le perdite del Giornale. Dal 2005 al 2008 ha incamerato perdite per 70 milioni di euro, solo nel 2008 ne ha contabilizzate ben 16,6 milioni di euro. Non ci vuole un mago della contabilità per capire che Paolo Berlusconi non ha i soldi e nemmeno le ragioni imprenditoriali per continuare a investire sul Giornale che invece giova molto al fratello Silvio.



Anche Libero non sarebbe in grado di sopravvivere sul mercato. Sono lontani i picchi toccati nel 2006 con 144 mila copie diffuse. Il calo era cominciato con Vittorio Feltri che ha lasciato la sua creatura a 115 mila copie. Da agosto a dicembre, nella prima fase della direzione Belpietro alla direzione, le vendite sono crollate a 79 mila copie portando la media di vendita del 2009 a 92 mila copie. L’emorragia non si ferma e a dicembre del 2009 Libero era inchiodato a 70 mila copie, una posizione che – secondo le previsioni degli amminitratori – resterà valida per tutto il 2010.



La struttura del giornale è però cresciuta mentre le copie si dimezzavano e così il quotidiano controllato dalla famiglia Angelucci ha superato quota cento giornalisti dipendenti. Come fanno a pagare otto milioni di euro di stipendi ogni anno? I giornalisti che scrivono spesso contro Roma Ladrona sono interamente pagati grazie al contributo della presidenza del consiglio dei ministri. Nel 2007 il giornale allora diretto da Feltri aveva incassato 7,8 milioni di euro grazie a uno stratagemma è intestato alla Fondazione San Raffaele, controllata ovviamente dagli Angelucci (che quest’anno hanno generosamente contribuito alle casse del giornale con 5,6 milioni di euro) ma equiparata a un ente benefico.



Gli amministratori prevedono di incassare per il 2009 altri 6 milioni di euro ma nella relazione di accompagnamento al bilancio gli amministratori scrivono che il contributo per il 2008 non è stato ancora liquidato. Ci deve essere qualche problema con la documentazione anche se la società ha fornito tutte le sue delucidazioni. Se entrerà in vigore la riforma del settore, ci sarà un milione e mezzo di euro in meno. Per fortuna c’è Daniela Santanché che si occupa di raccogliere la pubblicità su Libero, con la sua Visibilia. Nel 2009, mentre il mercato italiano scendeva del 18,6 per cento la Santanché regalava a Libero un bel più 26 per cento portando il bottino pubblicitario a 10,8 milioni di euro. Una performance inspiegabile alla luce del crollo delle copie del quotidiano. E da quando Feltri è passato al Giornale, la Santanché lo ha seguito garantendo a entrambi i quotidiani la sua preziosissima pubblicità.

Marco Lillo

Fonte: www.ilfattoquotidiano.it/

Link: http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/08/22/quanto-costa-l’esercitodi-carta-di-b/52045/

22.08.2010

Commenti (25)

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    1. dana74 22 agosto 2010

      tratto da dagospia

      "Affianco alla citata frasetta, infatti, in piccolo, si legge «Spedizione abb. postale D.L. 353/03 (conv. in L.270/02/2004) Art. I comma I Roma Aut. 114/2009» che in lingua italiana significa che il quotidiano, dopo averne fatto richiesta, fruisce delle «tariffe postali agevolate per i prodotti editoriali».

      Trattasi dei pure famigerati «contributi indiretti» che riguardano le tariffe postali e che nel caso rappresentano, con quelle elettriche telefoniche, «la fetta più grossa distribuita a tutti i giornali»: la definizione è di una celebre puntata di Report andata in onda il 23 aprile 2006.

      http://sottoosservazione.wordpress.com/2010/04/05/dio-perdona-faccci-no-finanziamenti-pubblici-ai-giornali-%E2%80%98fatto%E2%80%99-anche-il-quotidiano-di-padellaro-travaglio/

      ELENCO DEI CONTRIBUTI PER TESTATE

      http://www.giornalismoedemocrazia.it/2009/10/25/finanziamento-pubblico-alleditoria-online-i-contributi-alle-testate-per-il-2007/

      http://www.grillipedia.org/index.php/Finanziamento_pubblico_ai_giornali#Finanziamento_pubblico_all.27editoria

    1. dana74 22 agosto 2010

      cosa devo specificare scusa, il Fatto non prende contributi e non ho scritto nemmeno in merito.
      Cerchi di "deviare" l'attenzione su ciò che non ho scritto?

      Questo articolo tendenzioso mira percaso a chiedere di togliere i contributi a il Giornale e Libero e Panorama perché senza contributi non starebbero sul mercato?
      Mi pare proprio di aver capito così.

      Allora facciamo una disanima su tutti i contributi che vengono dati a TUTTI i giornali. Ti pare?
      Quali giornali stanno in piedi senza contributi non è dato sapere.

      Perché ad uno sì e l'altro no?
      Non è discriminazione?
      Che c'è da chiarire scusa?

      Ho scritto che se vanno tolti i contributi pubblici vanno tolti a tutti, non solo ai giornali che stanno sulle scatole, ti pare?
      Almeno Grillo quando lo propose lo ha proposto riferendosi a tutti i giornali, senza fare distinzioni di "simpatie".

    1. andyconti 22 agosto 2010

      Io pensavo che Il Fatto non prendesse contributi, Dana potrebbe specificare il suo interevento?

    1. vic 22 agosto 2010

      Non sono del ramo, ma mi pare d'intuire che altri ben piu' rinomati periodici, quali Business Week e Newsweek, non nuotino propriameente in acque frizzanti.

      E' la crisi della carta stampata tout court.
      L'amalgama con il web non si sa bene a cosa portera'. Fatto sta che troppi periodici di fama fanno una fatica tremenda a tirare avanti.

      Mi pare di capire che invece i giornali locali riescano a barcamenarsi un tantino meglio.

      Curiosamente, le radio vanno alla grande. Proprio grazie al web
      I bei tempi quando si smanettava per beccare un segnale dall'altro capo del mondo sono finiti nel museo delle cere. Oggi ogni radio e' alla portata di tutti. per modo di dire, via web. Una certa competenza linguistica e' necessaria. Pero' bisogna ammettere che se ne sentono letteralmente delle belle.
      Ne approfitto per ricordare all'udienza italofona che esiste una radio della Svizzera Italiana, la quale qua e la' disperde delle vere e proprie chicche, ben nascoste dal solito rumore di fondo. Balza subito all'orecchio il tipo di mentalita' completamente diverso da quello della ben piu' pasciuta, e di molto, RAI.
      Qui si trovano alcune trasmissioni, piu' o meno carine, piu' o meno interessanti, piu' o meno banali, in podcast (in italiano non italico) : www.rsi.ch/podcast/

      La radio, data per morta e spacciata parecchie volte, fin dall'avvento del cinema, poi della Tv, poi del web, e' oggi piu' viva che mai.
      Tante' che parecchi quotidiani curano una loro radio, e anche una loro TV, ad onor del vero.
      Le interviste piu' interessanti, in genere, passano pero' via radio (che e' poi solitamente via telefono). E' la forza della snellezza del mezzo. Non occorre tutto quell'andaranban che comporta una trasmissione televisiva. Un microfono ben piazzato, un tecnico del suono, un intervistatore e via. Gia', pure il famoso omnipervasivo telefonino, in realta' e' una radiolina.

      Un'eccezione recente all'immediatezza della radio, e' costituita da un'intervista cartacea di un abitante di Caronia, il quale fa capire come stanno le cose, invero molto ma molto strane , che successero e succedono in quella parte di Sicilia o di Tirreno che dir si voglia.
      Mia nonna usava ripetermi il proverbio: "Non si muove foglia che Dio non voglia".
      Gia' quale Dio? Maiuscolo o minuscolo?

      Ahi, mi sono allargato troppo!

    1. dana74 22 agosto 2010

      io li toglierei eccome i contriuti pubblici all'editoria.

      MA A TUTTI.

      Come al solito, il Fatto Quotidiano gioca sporco.
      O a tutti o a nessuno.
      O si intende discriminare e tappare la bocca a qualcuno di non gradito?
      E poi banfano di censura, IPOCRISIA all'ennesima potenza.

      Ci fai un'analisi su Repubblica? Manifesto? Liberazione? Carta? etc etc etc
      Non ce la facciamo ad essere imparziali eh

      Certo che per accusare il Giornale di inventarsele le cose da parecchio fastidio però.

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