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QUANTE CASTRONERIE SU OBAMA

DI MARCELLO FOA
blog.ilgiornale.it

Ehi, ma c’è qualcuno in Italia che sa dire qualcosa di originale sull’America e su Obama? Nelle ultime 24 ore si è parlato solo di presidenziali su tutti i media italiani, ma per dire cosa? Tante banalità. Fior di esperti, o presunti tali, si sono limitati a rilanciare luoghi comuni sul sistema americano, sul ruolo degli elettori Usa e, naturalmente, su Obama e su Romney. Tantissima retorica come sempre inutile. Perché i veri problemi e le questioni cruciali sono quelle che quasi nessuno ha citato, per conformismo o addirittura mancanza di consapevolezza della materia. Qualche esempio:

– Le code ai seggi non sono dovuti a un’affluenza straordinaria ma a un sistema che lascia alle contee il compito di determinare me di finanziare il numero di cabine elettorali. Dunque contee ricche e dotate di un forte spirito civico compreranno molte cabine, quelle più povere si limiteranno al minimo indispensabile.

– La Federal Reserve ha speso per tamponare la falla generata dalla crisi subprime una cifra esorbitante, inconcepibile: pari all’interno Prodotto interno lordo americano di un anno! Perché né Obama né Romney hanno affrontato il tema? Che fine hanno fatto questi soldi? Chi controlla la Fed? Perché è lecito stampare moneta per sanare i debiti delle banche, ma non per ad esempio annullare parte del debito pubblico o alleviare il peso dell’ingente debito privato dei singoli cittadini americani?

– Che cosa propone davvero Obama per rilanciare l’economia americana? In campagna ha ripetute formule stantie a cui nessuno crede.

– Chi ha finanziato la campagna di Obama e Romney? In che misura le lobby condizioneranno, come già avvenuto nel primo quadriennio, la presidenza?

– Come si genera il debito pubblico americano? Perché nessuno parla delle finte privatizzazioni che vengono presentate come liberali o addirittura liberiste e invece si trasformano in immense regalie monopolistiche private ma finanziate dallo Stato?

– Obama, come Romney e come ogni politico americano, continua a fare appello ai valori dei Padri fondatori e al sogno americano; ma in che misura l’America di oggi rispetta davvero quei valori e quello spirito, al di là della retorica e della propaganda?

Potrei continuare con altre domande, l’elenco è lunghissimo e comprende tanti altri temi se oltre a parlare degli aspetti più appariscenti delle elezioni, si fosse colta l’opportunità per raccontare e spiegare il Paese, senza filtri, nei suoi pregi e nei suoi difetti. Ma tranne poche eccezioni, nessuno, nemmeno le testate più qualificate, sono riuscite a elevarsi sopra la banalità, e gli italiani sono stati inondati di commenti adoranti su Obama (anzi che sono diventati adoranti non appena la vittoria è parsa certa) o di domande inutili sulle conseguenze per l’Italia o di castronerie sul fatto che gli americani pretendono che i politici rispettino le promesse elettorali e danno valore alla parola, mentre anche in America, come in Europa, nessuno legge i programmi e a distanza di 4 anni nessuno si ricorda più delle promesse formulate (e se così non fosse, Obama non sarebbe stato rieletto, considerato che ha rispettato solo una piccolissima parte delle promesse del 2008).

Se a questo si aggiunge il desolante spettacolo dei quotidiani che ieri mattina hanno proposto 8-10 pagine sulle elezioni americane senza poter annunciare il nome del vincitore – dunque 8-10 pagine perfettamente inutili – il bilancio dell’Informazione su un tema importante come questo è sconsolante…

Marcello Foa
Fonte: http://blog.ilgiornale.it
Link: http://blog.ilgiornale.it/foa/2012/11/08/quante-castronerie-su-obama/
8.11.2012

Pubblicato da Davide

  • Tao

    Ancora peggiore il tentativo di far credere che ci siano differenze tra le due coalizioni yankee. In realtà i repubblicani sono assimilabili a un partito nazista e i democratici a uno filo-nazista. Sono le due facce della stessa medaglia! gli yankee hanno la più finta delle false democrazie. I presidenti Usa sono sempre dei criminali e assassini di massa, sia repubblicani che democratici.

    Luca Martinelli

  • Tao

    Che c’entriamo noi, qui a Vicenza, con la rielezione di Barack Obama?

    Moltissimo. Tanto per cominciare l’anno prossimo aprirà le porte la nuova base della 173ma brigata di parà statunitensi, di cui non si contano i lutti nella guerra all’Afghanistan che il Nobel per la Pace, l’Obama pacifista manu militari, ha considerato una sua guerra, da continuare dopo Bush – una guerra da cui gli Usa e i loro alleati, fra cui l’Italia, escono sconfitti sul campo, lasciando di facciata il paese ad un governo corrotto e in balia di signori feudali, in realtà coi Talebani a farla da padrone. In secondo luogo, qui ha sede l’Africom, il comando a stelle e strisce sulle cui mappe si gioca il risiko geopolitico del quadrante africano, in cui il concorrente è la Cina, che sta conquistando posizioni e sfere d’influenza nel continente nero in modo preoccupante, per la traballante egemonia mondiale di Washington. E poi c’è il contorno della Pluto a Longare, dove i militari del fiero alleato si divertiranno a simulare bombardamenti e morti.

    Last but non least, riguarda anche noi il significato politico generale di una riconferma che ha appassionato il mondo come fosse un Superball planetario, uno spettacolo pirotecnico a colpi di sfide televisive, battute brillanti e slogans di marketing. Perchè questa è la politica negli Stati Uniti, e purtroppo di riflesso nell’intero Occidente, che da oltreoceano importa sempre il peggio: uno show per bambinoni, in cui vince lo sfidante che riesce a vendere meglio il proprio prodotto.

    Fra il democratico Obama e il repubblicano sconfitto Romney le differenze c’erano, ma di superficie. In politica interna, l’epocale change che era stato promesso si è ridotto ad una smunta riformetta sanitaria (che ha arricchito le case farmaceutiche già belle grasse) e ad una Volcker Rule per ridurre le speculazioni delle banche, che non hanno scalfito nè l’immane disuguaglianza sociale patita dalla classe medio-bassa, oggi alle prese con una probabile nuova bolla immobiliare contro cui nulla è stato apprestato, nè la truce avidità dei colossi finanziari che hanno ricominciato a sfornare algoritmi tossici per macinare profitti facili.
    In politica estera, il nero per caso Obama sarà certamente, come ha dimostrato di essere in quati anni, meno arrogantemente imperiale dell’avversario di destra. Ma non potrà neppure rinunciare a contenere la decadenza inarrestabile che gli Stati Uniti soffrono da tempo (Cina temibile rivale, Sudamerica ribelle e Russia pericolosamente autonoma), e per questo dovranno sabotare e tiranneggiare ogni possibile ripresa dell’Europa, spezzandole le gambe in un’eventuale, benchè remota, volontà di indipendenza militare e diplomatica e ostacolando l’Euro come valuta di scambio internazionale al posto del dollaro.

    Obama è il volto umano di una potenza che non è più la prima e unica nel globo, che deve stampare moneta a tutto spiano e inondare l’economia mondiale con la sua carta straccia, che non ha messo mano alle sue storture di fondo. E non perchè non ha potuto, ma perchè non ha voluto: l’amministrazione obamiana è piena di ex banchieri e uomini di Wall Street, e se la Goldman Sachs, simbolo dello strapotere finanziario, ha spostato i suoi finanziamenti da lui a Romney, non è perchè Obama è un socialista militante di Occupy, ma soltanto poteva fare di più di quel che ha già fatto per i banksters, e cioè salvarli dalla crisi che hanno criminalmente generato. L’analisi più esatta di questo Election day di illusioni e pop-corn l’aveva fatta un grande comico americano, David Letterman: «Cosa accadrà dopo le elezioni? Che ci saremo tolti di torno almeno uno dei due candidati!». Non c’è molto altro da dire. Se non che ha ragione il vincitore Barack: il meglio deve ancora venire, perchè il peggio lo abbiamo già visto. La sinistra italiana – ma anche i filo-americani per partito preso al centro e a destra – può continuare a illudersi beata per altri quattro anni.

    Alessio Mannino
    Fonte: http://www.nuovavicenza.it
    Link: http://www.nuovavicenza.it/2012/11/obama-il-secondo-bluff-con-base-a-vicenza/
    7.11.2012

  • Ercole

    obama o romney la sostanza non cambia, il capitalismo resta con tutti i sui mali,solo un partito di classe internazionale potra mettere la parola fine a questa pantomima,ma noi abbiamo pazienza……

  • Jor-el

    Oggi Prodi su Repubblica: “Magari avessimo un sistema elettorale come il loro!”

  • gattocottero

    Cioè il sistema elettorale più demente del mondo… Prodi è sempre una garanzia di idiozia.

  • Jor-el

    Vale la penna di riportare la dichiarazione di Prodi per intero: ”Vedere Romney che si congratula con Obama e gli augura buon lavoro – continua Prodi – mi fa pensare che c’e’ molta differenza con l’Italia, con quello che mi e’ successo nel 2006, ma molto si deve alla chiarezza del sistema elettorale. In quello americano e’ difficile imbrogliare, lo avessimo anche noi un sistema elettorale cosi”’

  • Giancarlo54

    Il mortadellone cosa ne sa che nel sistema americano è difficle imbrogliare? Persa un’altra occasione per stare zitto.

  • Giancarlo54

    Il mondo in mano agli adepti del Fuhrer………………….Bere meno vino ai pasti, o fuori i pasti, non sarebbe meglio?

  • AlbaKan

    ce l’hai un estintore a portata di mano? Prima o poi la tua coda di paglia prende fuoco!

  • lucamartinelli

    Siamo sempre stati antitetici, caro. Non mi sono mai aspettato da te nulla di diverso da quello che scrivi. Comunque si tratta di bio-diversità. ben venga. saluti. P.S. gentilmente, non sai nemmeno chi sono. Potresti evitare di darmi del nazista?

  • AlbaKan

    Qui ci sono gli elettori di Obama

    [rense.com]