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QUANDO SI DICE REGIME – GIOVANNA CANZANO INTERVISTA ANTONIO CARACCIOLO

A CURA DI GIOVANNA CANZANO
politicamentecorretto.com

Canzano – Antonio Caracciolo da filosofo del diritto come considera ed inquadra la libertà di opinione e di ricerca?

CARACCIOLO – Alla luce di mie personali esperienze di questi giorni, la libertà di pensiero non deve essere in nessun modo confusa con la libertà di stampa. Anzi, possiamo ormai acclarare, nelle condizioni concretamente date, che libertà di pensiero e libertà di stampa siano termini antitetici. E mi spiego meglio. La Repubblica (il quotidiano Ndr) è una proprietà privata di non importa chi. È in mano ad uno staff di giornalisti, inquadrati in un albo che inibisce di poter scrivere o dirigere nuove testate a chi giornalista non sia. Ma non basta. Occorre poi chiedersi chi umanamente siano questi giornalisti. Non hanno certo tutti la stessa deontologia. Possono scrivere su di noi quel che vogliono, presentarci nel modo che vogliono e c’è poco da fare. Non credo nella cultura e nell’efficacia della querela. Insomma, loro sono l‘opinione pubblicata di qualche giornalista che si spaccia per opinione pubblica di tutti. Non mi allargo, perchè ammetto di essere un poco stanco. Per libertà di pensiero io intendo la libertà di chiunque e, in sommo grado, la libertà dell’analfabeta, di chi non ha ancora chiare nelle sue testa le idee.

Nella foto: La Sapienza – Università di Roma Il pensiero non è un prodotto finito, è un processo, un farsi, un divenire, una ricerca continua se non del vero (che è attività dei filosofi), perlomeno di una compiuta consapevolezza del proprio essere, della propria identità. È un processo fisiologico che ognuno di noi attraversa nel corso della sua vita.

Se questo processo fisiologico viene bloccato con tutto un sistema sofisticato di marchingegni, i danni che riceviamo sono incalcolabili. Il sistema attuale dell’informazione – con le leggi sempre più liberticide che lo regolano – uccide la nostra autonoma capacità di pensiero. Attraverso processi subliminali ci vengono conculcati pregiudizi e valori contro cui occorre poi combattere. E qui mi fermo. Il punto di osservazione da cui tento di collocarmi, è quello di un uomo dei tempi di Augusto che vede già i segni del declino e della cacciata degli dei antichi ed il sorgere del tipo giudaico, cristiano o addirittura giudaico-cristiano, come problematicamente si vuol dire. Quando si dibatte di radici “giudaico-cristiane” dell’Europa, a me sorge spontaneo: ed io, dove sono? C’è spazio per me, per i miei valori, per i miei dèi? Per gli antichi, la Libertà era una dea, e così pure il pensiero, in forma di Ragione impersonata dalla dea Minerva.

Canzano – Come mai, lei, un filosofo del diritto, è interessato alla difesa della libertà di espressione? In modo particolare, nei confronti delle organizzazioni sioniste italiane che, in questo momento, cercano di perseguitarlo?

CARACCIOLO – È di questi giorni una dichiarazione del “rabbino” Pacifici che invita apertamente ad introdurre in Italia le leggi giù vigenti in Germania, per le quali io, secondo lui, sarei già dovuto essere in galera per ciò che lui mi attribuisce di pensare. Non credo che si dia data troppo la pena di sapere cosa io effettivamente penso. Gli basta solo sapere che non sono un filo-israeliano e/o un filo-sionista. Di non essere un “antisemita” l’avrò detto un’infinità di volte, ma poco serve, quando si è ormai oggetto di attacchi calcolati. Mi stanno mettendo alla gogna, in quanto “negatore” di non si sa bene che cosa, e giocano su singole parole di cui non si danno neppure la briga di leggere, nel vocabolario, cosa esattamente significhino, né di verificare l’accezione che io ne avevo dato. Stante l’odierna divisione del lavoro scientifico, ad uno storico competerebbe tutta la materia relativa ai campi di concentramento: cosa di cui, io, non mi occupo professionalmente, e su cui non ho mie specifiche conoscenze e competenze. Rientra, invece, perfettamente nella mia competenza di filosofo del diritto, tutta la problematica connessa alla libertà di pensiero e di ricerca. Direi che nessun’altra disciplina può, con maggior diritto, rivendicare questa problematica. Quanto poi, io personalmente, sia bravo nel trattarla, è altra secondaria questione. Mi pare, però, che nessuno se ne occupi come sto facendo io: cioè, non in impenetrabili e astruse trattazione accademiche, ma gridando ai cittadini: attenti! Vi stanno privando della vostra libertà più preziosa, base di tutte le altre.

Canzano – Perché, secondo lei, il diritto alla libera opinione è essenziale all’interno di una qualunque società civile?

CARACCIOLO – Non esiste la mia libertà di pensiero, se non esiste anche la libertà di pensiero di chi la pensa in modo radicalmente diverso da me. Il pensiero nasce dal pensiero ed è spesso interazione e contrapposizione ad un altro pensiero. Esistono purtroppo “scorie”, come insulti, cattiverie, colpi bassi, ecc., che non possono avere legittimità e che riguardano più la sfera della emotività che non quella del pensiero, in una realtà dell’essere umano che non si può immaginare a “compartimenti stagni”. Ma la loro condanna ed eventuali loro sanzioni debbono essere sempre assai contenute in modo da non uccidere, ovvero rendere impossibile il pensiero. Io penso come sanzione massima ad un biasimo morale senza conseguenze carcerarie e pecuniarie. Ma dovremmo trovarci in una società ideale. In ogni caso, la sanzione può riguardare solo la violazione della persona (parlare di corna e cornuti, vita sessuale, andare a puttane, etc.) e GIAMMAI valutazioni di carattere generale su periodi e fatti storici o dottrine e sistemi filosofici. Altrimenti si ritorna all’epoca delle professione di fede, quando al singolo sotto tortura si chiedeva di abbracciare o abiurare una determinata fede. In Germania, mi pare che siamo ritornati agli anni più bui dell‘Inquisizione.

Canzano – Se tutti hanno ufficialmente diritto alla propria opinione, come mai, poi, questo diritto viene rispettato soltanto a favore di chi si allinea sull’opinione dominante?

CARACCIOLO – La forma di potere dominante che si spaccia per democrazia, richiede una fascia di consenso, ma anziché essere libero, questo consenso, viene prodotto e manipolato tramite i canali mediatici ed il controllo della carta stampata rigida. Abbiamo, a parole, tutti gli stessi diritti e, sempre a parole, siamo tutti uguali, ma poi, io, ho più diritti e sono più eguale di te. Quando si dice regime, l’uso linguistico indica ormai qualcosa di molto negativo, in pratica una forma di oppressione che nasconde le sua forme e si presenta, addirittura, come sistema della libertà e della democrazia. L’altro giorno, in una registrazione risalente non so a quale epoca, ho sentito Pannella dire che lui, in questo regime, rifiuterebbe una nomina di senatore a vita, che io, peraltro, non avrei difficoltà a riconoscergli come ben meritata. Mi chiedo, però, se lui e la sua “banda” radicale si rendano conto o meno di essere parte integrante di questo regime.

Canzano – Lei, in quanto filosofo del diritto, come considera la volontà di certe forze politiche e culturali nazionali di introdurre anche in Italia delle leggi che rimettono fondamentalmente in discussione gli articoli 21 e 33 della nostra Costituzione? E di conseguenza, anche il dibattito storico?

CARACCIOLO – Contro questo rinnovato tentativo è basato tutto il mio impegno politico da quando sceso in campo, uscendo fuori dalla mia sfera privata, dove non mi trovavo male. E quando dico libertà di pensiero e di espressione, intendo qualcosa che non ha nulla a che fare con la libertà della carta stampata, che è anzi nemica della libertà di pensiero. Non è, la mia, una lotta elitaria che possa interessare ristrette fasce di persone, ma la vivo come un aspetto fondante di una Liberazione e di costruzione di una democrazia diretta dei cittadini, come pare vi sia stata nelle antiche città greche. Purtroppo, esiste – mi sembra – una scarsa consapevolezza da parte dei cittadini sull’importanza fondamentale del diritto alla libertà di pensiero e ricerca. I cittadini nella stragrande maggioranza sono interessati a problemi di vitto e alloggio, e non hanno il tempo di pensare al “regno dei cieli”: cioè, alla filosofia. Su questa scarsa vigilanza dei cittadini, i politici trovano facile svendere questo genere di diritti. Ecco, dunque, che si affaccia il “rabbino” Pacifici che dice: come in Germania! Nel generale disprezzo di tutti i partiti politici, il trasversalismo delle lobbies riesce a condizionare l’intero parlamento, su interessi corporativi a danno di tutti gli altri cittadini. Stiamo vivendo questo momento. Ci sveglieremo, un bel mattino, e scopriremo che non potremo più dirci l’un l’altro neppure “Buon giorno”.

Canzano – Secondo lei, la legge Mancino è in contrasto o meno con gli articoli 21 e 33 della nostra Costituzione? E se è in contrasto, per quale ragione?

CARACCIOLO – La legge Mancino ha una sua precisa genesi che occorrerebbe studiare e divulgare. Concettualmente, trovo quanto di più assurdo immaginare che per legge si possa proibire l’odio e imporre l’amore del prossimo. Al massimo, si sarà imposta l’ipocrisia di Stato. Si vanifica l’idea stessa della legge, quando si pretende, con essa, di disciplinare cose le sfuggono. Si può certo punire l’omicidio, ma è impossibile intervenire su un odio lungamente covato che può condurre ad un omicidio. Non ci riesce neppure Dio. Non posso credere, ci riesca Mancino che ha dato il nome alla legge, ma che esprimeva evidentemente gli interessi di quanti quella legge hanno patrocinato. Dato poi il carattere di astrattezza e generalità che una legge deve avere, quella legge pensata per produrre determinati effetti e colpire determinati gruppi, si presta a scopi diversi da quelli originari, certamente non commendevoli. Questa legge diventa facilmente un pretesto per colpire avversari politici e gruppi minoritari che si vogliono contrastare. Ci vuole poco a pretendere che un discorso di lecito dissenso politico, venga fatto passare per incitamento all’odio. In questo senso, la legge Mancino confligge con gli art. 21 e 33, il cui ambito si cerca di restringere sempre più.

Canzano – Si dice che la Costituzione europea – che tra non molto dovrebbe entrare in vigore ed introdurre in tutti i Paesi dell’Unione una serie di garanzie costituzionali – preveda ugualmente la generalizzazione di un certo numero “leggi liberticide”, come quelle che già esistono in Francia, in Germania, in Austria, in Svizzera, ecc. Un filosofo del diritto, come considera questa eventuale possibilità?

CARACCIOLO – L’Europa che tutti volevamo, o almeno di cui io ero sempre stato entusiasta, si sta rivelando una cosa assai brutta. Per la sfera economica, ricordo la previsione di un mio professore, Giuseppe Palomba, che nel 1976, diceva al riguardo: non fatevi illusioni! I poveri saranno più poveri e i ricchi più ricchi. Ma, anche la sfera dei nostri diritti di libertà sembra pure gravemente minacciata. Erano già stati fatti, negli anni passati, tentativi di estendere a tutti i paesi comunitari le pessime leggi tedesche, francesi… Unificazione sul peggio. Ed il tutto, senza che neppure ce ne accorgiamo, come non ci accorgiamo che l’Europa è ormai anche formalmente un dominio americano. Oscuri potentissimi burocrati producono una trasformazione silenziosa, al riparo di occhi e orecchie indiscrete. Quanto per fare una citazione, rinvio ad un libro di qualche anno fa: Paye, La fine dello stato di diritto. Temo che, da allora, le cose siano ancora peggiorate. È vano aspettarsi dalla carta stampata la conoscenza di questi processi in atto. Appena appena, grazie alla Rete, si potrebbe saperne qualcosa, in un sistema di comunicazione orizzontale, come appunto la Rete, ma eccolo che la vogliono portare “sotto controllo”.

Canzano – Quando la Storia diventa una religione, addirittura imposta per legge, che valore potrebbe avere la legge, per un filosofo del diritto ?

 
CARACCIOLO – La legge si trasforma in uno di quei manuali che nel Medioevo servivano per disciplinare il processo alle streghe e alla loro condanna al rogo. Diventerà impossibile anche una interpretazione filosofica della storia ed il filosofo, se vuol continuare a vivere, si dovrà trasformare nel ministro di un nuovo culto.

Giovanna Canzano ([email protected])
Fonte: www.politicamentecorretto.com
Link: http://www.politicamentecorretto.com/index.php?news=16795
26.10.2009

Pubblicato da Davide

  • babau

    Io non capisco perchè Caracciolo non entra nel merito delle accuse che gli sono state fatte?
    Dice, a ragione, che insegna filosofia del diritto e non storia e non si intende di storia.
    Allora perchè avrebbe detto in una lezione o scritto che l’olocauto è una “leggenda” come dice il giornale “repubblica”?
    Se invece non l’ha detto e non l’ha scritto perchè non lo afferma chiaramente in uno dei suoi 30 blog evitando che qualcuno debba leggerseli tutti per cercare di capire il Caracciolo pensiero.
    Forse si è scordato anche lui quello che ha detto e scritto…Boh

  • maumau1

    vedo che non hai capito…
    non conta se sia vero o falso(ed ad oggi non ci sono mai stati gruppi di storici di opinione diversa che si sono confrontati o che hanno riportato prove e non leggende..ma solo storici giusti che dicono agli altri di essere storici antisemiti!) conta poterlo dire…
    come faccio a dire se una cosa è giusta o sbagliata se prima ancora che io parli e porti le prove mi viene incisa una svastica in fronte?

    La libertà di pensiero è questa…..
    altrimenti si finisce come in USA dove la società degli psichiatri vorrebbe definire malattia psichiatrica chi non accetta le verità ufficiali(ossia governative ossia politiche) e le contesta..
    sebbene quasi sempre le verità ufficiali sono talmente ridicole e contraddittorie che è vero proprio il contrario,chi le accetta deve aver non solo qualche problema psichiatrico ma proprio danni fisici al cervello…

    praticamente chi mette in discussione la versione dell’11settembre potrebbe essere rinchiuso ,quindi non si tratta solo dell’Olocausto… che è solo un aspetto della repressione della libertà di pensiero che non ha senso se non è anche libertà di parola,che era ovvio quando è stato scritto nelle costituzioni,ma al punto dove siamo arrivati oggi sarebbe stato meglio che l’avessero scritto chiaramente ”libertà di parola” altrimenti qualuno dirà ”pensa pure quello che vuoi,ma devi tacere”

    idem sui tanti accadimenti importanti e controversi della storia su cui la prove scientifica e storica difetta…e le commissioni sono o di nomina politica o vengono di fatto impedite di funzionare con scarsità di mezzi e uomini(come quella dell’11settembre!)

    quindi il discorso di prima ancora se sia vero o meno l’Olocausto come viene raccontato è se si può provare a raccontarlo diversamente se è lecito fare quello che non è mai stato fatto ad oggi trattare l’argomento in maniera scientifica ,ossia mettere insieme prove a favore e contrarie e vedere cosa esace fuori!
    Questa è la questione…il fatto che poi coincida o meno con la narrazione ufficiale è del tutto secondario ai fini del diritto di pensiero ,mentre è fondamentale ovviamente ai fini di certa propaganda ed è per questo che si presenta il problema..

    ciao

  • maumau1

    caraccioloDEFINISCE l’Olocausto una “leggenda” sulla quale esistono “solo verità ufficiali non soggette a verifica storica e contraddittorio”. Una “leggenda” usata “per colpevolizzare moralmente i popoli vinti”. Anche le camere a gas, “ammesso e non concesso che queste siano mai veramente esistite”, sono una delle tante verità “da verificare”.

    leggenda in italiano significa che è un misto di vero e mito..come tutte le leggende hanno sempre un fondo di verità
    ma la questione non ha mai subito un vaglio storico..

    ed infatti caracciolo conclude con ” sono una delle tante ‘verità’ da verificare”.

  • maumau1

    ecco la definizione si leggenda su wikipedia:
    http://it.wikipedia.org/wiki/Leggenda

    ”la leggenda mescola il reale al meraviglioso”

    ed ancora:
    ”qualsiasi racconto che presenti elementi reali ma trasformati dalla fantasia, tramandato per celebrare fatti o personaggi fondamentali per la storia di un popolo…allo scopo di rinsaldare i legami d’appartenenza alla comunità ”

  • TN

    Il “giornalista” di Repubblica ha usato in maniera subdola e strumentale il termine “leggenda”: Caracciolo l’ha utilizzato nella stessa accezione in cui Finkelstein utilizza il termine “mito”, riferendosi all’Olocausto.
    O, meglio, ad uno dei due Olocausti: secondo Finkelstein, infatti, esistono due olocausti, quello storico (i cui contorni sono però sfumati e non studiabili) e la sua rappresentazione “mediatica” (ossia il “mito” dell’Olocausto).
    Quindi parlare di “mito” o di “leggenda” non equivale a negarne l’esistenza, come molti strumentalmente vogliono far credere, ma significa solo sottolineare come la rappresentazione moderna dell’Olocausto sia infarcita di propaganda e di non-verità, in modo da fornire un’immagine falsata dell’evento storico (pure esistito), col quale alla fin fine ha poco da spartire.

    Purtroppo si tratta di un concetto non semplice da afferrare, ed il popolino abituato alle notizie usa e getta e ad additare pavlovianamente i “negazionisti” come criminali, fa subito a mandare la gente al rogo…

  • Tonguessy

    La Canzano è convinta che il pensiero (la cui punta di diamante sarebbe una presunta “ricerca del vero” fatta dai filosofi) sia un processo fisiologico senza il quale si generano danni incalcolabili.
    Non mi addentrerò in una disamina del perchè queste siano castronerie new age, mi basta riportare l’idea di Platone secondo la quale il migliore dei mondi possibili è governato da un re-filosofo. Cioè Cacciari, il divieto di mangiare un panino per strada, di visitare Venezia in canottiera, una summa di leggi che favoriscono il capitale e penalizzano i poveracci. Una gran bella “ricerca del vero”.
    Deve poi dimostrarmi, la Canzano, dove starebbero i danni incalcolabili derivanti da una mancanza di pensiero. E lo deve spiegare a maggior ragione a tutte quelle persone che praticano tecniche di meditazione che hanno come unico scopo zittire il dialogo interiore. Cioè il pensiero.
    Tralascio le tesi più moderne di semantica che vogliono il linguaggio ostaggio delle finalità del linguaggio stesso, ovvero viene pensato (perchè ogni pensiero si basa sul linguaggio) solo ciò che il linguaggio offre. Miseria, ad esempio, non compare come vocabolo in alcune lingue africane.
    Desta poi stupore la adamantina personalità del Caracciolo quando, dall’alto della sua posizione di coordinatore provinciale di Forza Italia, afferma: ” attenti! Vi stanno privando della vostra libertà più preziosa, base di tutte le altre.” e “Abbiamo, a parole, tutti gli stessi diritti e, sempre a parole, siamo tutti uguali, ma poi, io, ho più diritti e sono più eguale di te.”

    Purtroppo la Canzano, presa com’era dalla sua fregola filosofica, si è dimenticata di chiedergli se si riferisse al processo Mills, al lodo Alfano, alla legge Gasparri o al conflitto di interessi in generale.
    E per concludere una perla di Caracciolo:”Concettualmente, trovo quanto di più assurdo immaginare che per legge si possa proibire l’odio e imporre l’amore del prossimo.”
    Non sono un giurista, ma non mi sembra che certi termini evangelici (con tutte le inquisizioni annesse a fare da contraltare) siano presenti nei vocabolari giuridici. Tutt’al più si parla di rispetto per la persona, o di offesa contro la medesima. Quindi si tratta solo di reprimere atti che minano l’incolumità individuale. Mica di “imporre l’amore del prossimo”, che lasciamo volentieri fare ai vari Torquemada.

  • vic

    Vogliamo capire bene se i ragionamenti degli storici che non sono storici siano logicamente corretti e soprattutto se le loro conclusioni possano considerarsi vere o false. Essi’, ci perseguita la rincorsa alla verita’, alla via e alla luce. Siamo andati nel Limbo ad intervistare uno dei piu’ famosi scienziati senza curriculum tradizionale, l’Einstein della logica moderna.

    V: Buongionro, e’ un onore intervistarla signor Kripke.
    Kripke: Buongiorno. Tutto e’ possibile, volendo.
    V: Non necessariamente, occorre una certa conoscenza.
    Krip: Intuisco che intende parlare di vero e falso.

    V: M’ha letto il pensiero. Parliamo di leggende: sono vere o false?
    Krip: Vede, il pensiero logico, ossia il ragionamento, puo’ esser compiuto con varie modalita’, ognuna rigorosamente supportata dagli assiomi di base suoi propri.
    V: Un po’ come la geometria di Euclide, che aborre le convergenze parallele?
    Krip: L’analogia e’ corretta, a patto che tiri in ballo anche altri mondi geometrici, ad esempio il mondo di Riemann, oppure certe trasformazioni del mondo geometrico come quelle di Moebius ed allora saltan fuori le convergenze delle parallele: l’infinito a portata di mano, insomma. I giornalisti e i politici italiani l’han fatto nel passato non cosi’ remoto, ci sono arrivati intuitivamente.

    V: Veniamo alle leggende ed alla storia. Dove sta la verita’?
    Krip: Ecco una situazione in cui i miei studi aiutano ad orientarsi. La leggenda parte da fatti veri, quindi condivisi da tutti, come ad esempio il fatto che si nasca, si viva e si muoia.
    V: Quello e’ senso comune. Le leggende vanno ben oltre, pero’.
    Krip: Infatti possono partire da fatti accertati e poi addentrarsi in un mondo possibile, a volte fantastico. In questo mondo le deduzioni sono corrette.
    V: E nel mondo reale, insomma c’e’ un nesso delle leggende con la storia?
    Krip: Tutto dipende dai fatti accertati, che sarebbe comuni sia alla storia che alla leggenda, inoltre..
    V: Inoltre?
    Krip: .. inoltre dipende dal tipo di ragionamento. Nella leggenda lei puo’ ragionare seguendo una certa logica, che non necessariamente e’ la stessa logica adottata nel mondo degli storici.
    V: Quindi se ho ben capito, leggenda e verita’ storica potrebbero anche combaciare nelle loro conclusioni.
    Krip: L’ha detto: potrebbero, ma non necessariamente giungono alle stesse conclusioni.
    V: Riassumo quel che ho capito: un non storico potrebbe giungere ad altre conclusioni di uno storico, pure essendo rigoroso nel suo ragionamento logico tanto quanto lo storico.
    Krip: Secondo me e’ cosi’. Se vuole approfondire come la penso si legga i miei lavori sui mondi possibili nella logica. Gia’ che ci sono, glieli offro in omaggio e ci scarabocchio necessariamente una dedica.
    V: Di necessita’ virtu’! Grazie dell’autografo, lo mostrero’ a tutti gli increduli senza senso comune.
    Krip (sorride): Salutandola, si ricordi che i miei mondi possibili sono molto piu’ interessanti dei mondi possibili di quel tal Everett. Semplicemente perche’ sono logici.
    V: La battuta di Kripke! Alla prossima.

    Dal mondo logico di tutti i mondi accessibili, a voi mondo delle dispute.

  • 1sasso

    Non c’è dubbio che la lobby ebraica ha tutto il dovere e l’interesse nonche il diritto affinche la sua interpretazione storica non venga messa in discussione dalla opinione pubblica,nazionale o internazionale che sia,ed utilizza tutti i mezzi che ha disposizione allo scopo.Non è un mistero che la opinione pubblica si crea tramite l’utilizzo dei mezzi di comunicazione di massa che in determinate occasioni ed inerenti alle piu disparate necessità, creano “fenomeni mediatici”ossia mitizzano determinati avvenimenti ,o ideologie, al fine di stabilizzare la opinione pubblica intorno a delle verità che per esempio garantiscono il minor scontro sociale.
    L’olocausto è principalemnete un evento mediatico mostruoso-ossia fuori norma-come molti,che con la sua potenza comunicativa [esistono migliaia di ore di film documentari telefim etc su questo argomento]è capace, oltre che formare la opinione pubblica anche che questa ne modifichi la percezione cioè impedendo ad esempio che qualcuno, di propia spontanea volontà,vada ad aprire libri che parlano di negazionismo.E’ propiamente un incantesimo e che la sua fonte sia di natura storica o totalmente falsa e virtuale non ha importanza in quanto le immagini creano concretezza e percepibilità immediata a differenza delle parole la cui interpretazione necessita di un impegno più profondo.
    L’unico modo per infrangere questo incantesimo,oltre che la speranza vana che molte persone si interessino di revisionismo storico,è creare uno shok nella opinione pubblica,cioè un evento mediatico in grado di creare una anomalia nella sequenza ossessiva di immagini tale da spostare l’attenzione della opinione pubblica da un evento mostruoso ad una altro.
    E’ un peccato che il Prof.Caracciolo non sia uno storico competente nella materia negazionista anche perche la battaglia da lui intrapresa per la tutela degli articoli 21 e 33 in questo caso ,a mio avviso è poco attinente, consoderando la visibilità a cui, anche se mal volentieri ed inaspettatamente, è stato sottoposto.Spesso infatti dietro la tutela di determinate libertà come quella dei 21 e 33 si nascondono ben altri interessi di organizzazioni di matrice politica ed ideologica, che poco hanno a che fare con la libertà di ricerca storica che dovrebbe essere fine a se stessa e che utilizzano invece le libertà costituzionali per diffondere idee di natura antinazionale e forse anche eversive dell’ordine costituito e dell’ethos nazionale.

  • Biribissi

    Fermo restando che la libertà di pensiero sia fondamentale, dobbiamo constatare che Caracciolo soffre dello sdoppiamento della personalità.

  • MATITA

    OCCORREREBBE SCENDERE IN PIAZZA E MANIFESTARE A FAVRE DELLA LIBERTA’ DI PENSIERO.
    MA CHI SI PRENDE LA BRIGA DI ORGANIZZARE UNA COSA DEL GENERE?I PARTITI TRADIZIONALI NON SEMBRANO INTERESSATI,NON INCASSANO VOTI,ANZI SONO ALLINEATI LA “PACIFICO PENSIERO”.
    L’INFORMAZIONE ALTERNATIVA DEL WEB?NON CREDO,ESSENDO UN’ENTITA ASTRATTA SENZA UN GRUPPO DI RIFERIMETO COMUNE ;TROPPO DIVISA DA RETAGGI IDEOLOGICI E NON IN GRADO DI FORMARE UN PENSIERO MORALMENTE COMUNE .E ALLORA CHE SI FA.?…..SI ASSISTE INERMI CON LE MASNI IN TASCA TANTO PER ORA VITTO E ALLOGGIO ANCORA (FINO A QUANDO?)IN MAGGIORANZA L’ABBIAMO.

  • oldhunter

    Leggo i vari commenti e, da ignorante, non capisco. Il punto mi pare essere uno solo: il diritto di chiunque di affermare liberamente le proprie opinioni politiche, storiche, artistiche, filosofiche, etc., sia in privato, che in pubblico. Diritto sancito dalla nostra Costituzione e dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo. ————————–
    Domando: perché si dovrebbe perseguire chi ha ed esterna idee diverse da quelle accettate dai più o propagandate dal regime di turno? Nella società civile esistono forse dogmi intoccabili come quelli fondanti alcune religioni? E infine: quando e dove il Caracciolo ha compiuto il reato di diffondere idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico ovvero ha commesso atti di discriminazione? E se, per ipotesi, l’avesse fatto – cosa che non riconosco – perché non si processano Bossi, Maroni e tutti i leghisti che affermano da anni la superiorità degli italiani del nord su quelli del sud e che incitano continuamente alla discriminazione razziale ed etnica? Questo reato sarebbe rilevante e perseguibile solo quando si toccano i dogmi dell’olocausto e si parla di ebrei? Grazie a chi vorrà cortesemente darmi una risposta sensata.

  • Tonguessy

    Mi pare che nessuno qui neghi il diritto a Caracciolo di parlare. Non credo di avere letto neanche un commento a favore della sua censura, quindi non capisco il senso del tuo intervento.
    Diverso è commentare certe sue affermazioni, diritto che come riconosco a lui riconosco anche a me (o qualsiasi altro)

  • babau

    Per me gli storici negazionsti hanno il diritto di fare la loro ricerca storica e comunicarne i contenuti.
    Il mio post non era a favore della criminalizzazione di questi o di incidergli una svastica sulla testa
    Personalmente trovo che questo tipo di criminalizzazione con interventi di politici e giornalisti sia non solo violenta nei confronti della persona che non ha i mezzi mediatici per rispondere al contradditorio ma anche controproducente nel senso che da una diffusione sui mass media a idee e notizie che altrimenti sarebbero solo conosciute in ambienti specializzati dove le persone sanno effettivamente di cio di cui si parla.
    Questo unito al fatto che personaggi come Alemanno di cui si potrebbe fortemente dubitare la democraticità con questo genere di linciaggi mediatici vorrebbero conquistare il consenso di autentici democratici

    Nel mio post volevo dire che visto che a caracciolo sono state fatte delle accuse dai mass media, una buona strategia di difesa da parte sua sarebbe rispondere specificatamente alle accuse che gli sono state fatte invece mi sembra che gli stia come girando intorno
    Il fatto di ignorare le accuse non le fa scomparire

  • babau

    Secondo me la repressione dei negazionisti e revisionisti da parte dei governi europei ha il solo scopo di offuscare la verità dei fatti rendendola intoccabile.
    Di fronte a un dibattito storiografico serio le tesi dei negazionisti o revisionisti crollerebbero come castelli di carta, esistono una marea di documenti ufficiali dei nazisti a proposito, prove fotografiche, prove tangibili come costruzioni, etc…
    I negazionisti, sulla base di nessuna prova si limitano a dire che queste prove erano tutte false e inventate a scopo propoagandisco dagli USA e alleati vari.

    A me solo a leggere i loro discorsi squallidi mi sento male… del tipo il gas … veniva utilizzato per disinfettare i pidocchi e non per sterminare gli ebrei, … o gli ebrei non furono uccisi in camere a gas… , per poi correggersi, furono uccisi ma non in camere a gas, come se il fatto importante fossero le camere a gas e non il fatto che siano stati uccisi.
    Mettersi a cercare le minuzione contraddizioni nei racconti dei sopravvissuti come se si stesse parlando della gita che hanno fatto la domenica prima..
    Sinceramente anche se fosse vero quello che dicono certi storici mi farebbero schifo comunque.
    Quello che ho letto è che durante il nazismo ufficialmente i campi di concentramento non esistevano, solo poche notizie trapelarono sulla loro esistenza.
    Dopo la fine della guerra si cercarono di raccogliere molte prove sui fatti storici ed alcune furono raccolte ma ovviamente visto che il regime nazista teneva segreta la loro esistenza raccogliere prove ad esempio sull’ordine diretto di Hitler di sterminare gli Ebrei non fu possibile o fu fatto parzialmente, ma a rigor di logica è evidente che i soldati che gestivano i campi di concentramento abbiano ricevuto degli ordini di fare quello che hanno fatto e non hanno e non avrebbero potuto farlo di testa loro.

    Io non ho letto molti testi sull’argomento ne sono un grande studioso
    come fonti cito:
    http://it.wikipedia.org/wiki/Negazionismo_dell%27Olocausto
    e http://www.google.ie/search?q=prove+olocausto&ie=utf-8&oe=utf-8&aq=t&rls=org.mozilla:en-GB:official&client=firefox-a

  • oldhunter

    I commenti cui mi riferisco non sono quelli specifici di questo post, ma della stampa di regime e di altri post italiani (p.e. informazione corretta).

  • AmonAmarth

    E’ proprio il caso di citare Orwell: “Chi controlla il passato controlla il futuro: chi controlla il presente controlla il passato”. Questo potere oggi è chiaramente esercitato attraverso questo tipo di strumenti burocratici e legislativi. E ci sono un’infinità di etichette da poter affibbiare a chi rimette in discussione qualcosa, impedendogli effettivamente di farlo. Oggi “antisemita” è una di queste etichette, affibbiate anche e soprattutto senza cognizione di causa. Insomma, Caracciolo si è proprio guadagnato il titolo di odierno “psico-criminale”.

  • NerOscuro

    Mi spiace ma stai facendo il gioco di Repubblica. Da quello che ho letto in un paio dei suoi 30 blog posso dire che Caracciolo non si è mai espresso pubblicamente a favore delle tesi “negazioniste”, ma solo contro il sionismo e per la libertà di ricerca di tutti, storici negazionisti compresi. Il prof. Caracciolo non deve compiere una pubblica abiura come Galileo per poi dire “eppur si muove” se forse dentro la sua testa pensa che le tesi negazioniste abbiano qualche solidità. Ha detto che di queste tesi non vuole parlare perché non è il suo campo. Mi pare che sia il massimo della limpidezza e dell’onestà intellettuale che si possa chiedere, questo dalla fine dell’Inquisizione e prima dell’avvento della psicopolizia di Repubblica.

  • vraie

    In una recente intervista Marrazzo diceva che lo voleva guardare negli occhi (lui che anche prma della scorsa settimana non guardava mai nessuno negli occhi…)
    nella società dei rifiuti, in cui viviamo, Caracciolo è un rifiuto della società

  • Erwin

    Accetto la Sua affermazione che non ha letto molti libri sull’argomento.______Le segnalo che esiste una lunga lista di persone che ,negli anni, sono state “scarcerate” dagli oltre 1.000 lager tedeschi.______Non trova che NON ha senso liberare degli internati se si voleva mantenere il “segreto”?_____Non trova che NON ha senso lasciare in vita,ad Auschwitz per esempio, circa 7.000 persone,se si voleva coprire il segreto?

  • Erwin

    Sviluppi “ufficiali” sul “caso Caracciolo”._________Il numero 2 dell’Università “chiarisce” ciò che si può e ciò che NON si può!______Divertente discorsetto ,rivelatore…________Qui: http://olo-dogma.myblog.it/archive/2009/10/27/liberta-di-ricerca-ed-espressione-antonio-caracciolo.html_________________Le pretese camere a gas e il preteso genocidio degli ebrei sono una menzogna storica! Una OLOTRUFFA!____________________ http://auschwitz.myblog.it/