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QUALE LIBERTA' DI STAMPA ? DISCUTENDO CON GRILLO, DALLA PARTE DEL TORTO

DI GIANCARLO ARESTA
Carta

Beppe Grillo, un comico puntuto. Che cerca di diventare – in questa brodaglia della vita politica italiana pubblica, che ha preceduto e fatto seguito al voto di aprile e al suicidio della sinistra – protagonista politico. Ma è un profeta, o un ciarlatano? Proviamo a capire. Con il legittimo sospetto di chi sa che nella storia d’Italia di profeti-ciarlatani ne sono stati allevati tanti, fino all’inestimabile signore che lo stesso Beppe Grillo definisce lo psiconano.

Vorrei occuparmi di un solo problema. E porre alcune domande. Grillo lancia tre referendum. E’ una miscela ben costruita, accorta. La cancellazione dell’Ordine dei giornalisti, di cui si può discutere. L’abolizione della Legge Gasparri, che non avrebbe mai dovuto essere ratificata, perché per molti aspetti è incostituzionale. E l’abrogazione dei contributi pubblici all’editoria. Voglio fermarmi solo su quest’ultima cosa. Perché riguarda direttamente il manifesto? Anche. Ma soprattutto perché è un nodo rivelatore di una grande questione, che attiene alla libertà di stampa.

La mia prima domanda. Grillo sa che nell’universo di tutti i quotidiani italiani la pubblicità rappresenta [secondo l’ultima rilevazione ufficiale fatta Autorità garante delle Comunicazioni, per il 2006] il 48 per cento del fatturato. E che perciò le grandi imprese inserzioniste sono diventate, insieme ai lettori, la vera risorsa dei giornali? [Anzi sono la prima risorsa, perché i lettori sono tanti e sparsi e coloro che fanno pubblicità potenti e pochi]. Ha ragioni per meravigliarsi se lo scandalo Parmalat non lo scoprano non solo le autorità bancarie, ma nemmeno i giornali economici: e bisogna aspettare i magistrati?

Seconda domanda. Grillo sa che in Italia nella carta stampata [dove esisteva una tradizione di grande pluralismo] è in corso un processo di concentrazione da far paura, e che c’è un mercato al minuto impressionate di acquisto di testate locali da parte dei grandi gruppi? E che si afferma anche tra i giornali quel processo di concentrazione che inutilmente deprechiamo nel sistema televisivo?

Terza domanda. Grillo, quando parla di contributi all’editoria, si riferisce di solito ai contributi diretti, che vengono dati ai giornali cooperativi [gestiti e di proprietà di chi li produce] e ai giornali di partito; ma anche, purtroppo, agli ex giornali di movimento politico [tra questi ci sono Libero e Il rifomista, tutti due riconducibili al gruppo sanitario Angelucci – dipendente in ogni sua attività da contributi pubblici , e l’ineffabile Il Foglio, che ha tra i suoi soci Giuliano Ferrara e la signora Berlusconi]? Stiamo parlando di cose diverse, o no?

Quarta domanda. Grillo sa che i contributi diretti rappresentano un costo 170 milioni di euro circa e i contributi postali sono invece 305 milioni. Domande correlate: a. Grillo lo sa che il secondo percettore di contributi pubblici all’editoria è il giornale di Confindustria, Il Sole 24 ore [con 17,822 milioni di contributi postali nell’ultimo anno censito dall’Autorità garante della concorrenza: ma forse non può saperlo, perché pare che non ne siano consapevoli nemmeno i suoi redattori economici e il suo direttore, abituati a pontificare contro i contributi pubblici, come lo stesso Grillo. La cosa singolare è poi che nello stesso bilancio Il Sole esibiva utili per 5,494 milioni, di cui 5,400 venivano ripartiti come dividendi agli azionisti: Confindustria]? b. E sa che il Gruppo Mondadori nello stesso anno percepiva contributi per circa 18,877 milioni di euro [ed era il primo in graduatoria, è ovvio]? E il Gruppo Rcs 13,763? Forse queste cose Grillo non può saperle.

Ma Grillo sa forse che in Italia non esiste un solo editore puro, che non sia un giornale prodotto da chi ci scrive, cioè dai lavoratori associati in cooperativa? Prima non era così; oggi sì. Chi ha la proprietà di un giornale [escluse le cooperative di giornalisti] ha interessi consolidati in campo industriale, finanziario o nei servizi; e li usa per contare e condizionare le scelte di chi governa.

Questo è il nodo da sciogliere. Grillo invece sembra proporre che la salvezza stia nel togliere a destra e a manca ogni contributo pubblico all’informazione: e nel lasciare mano libera al mercato. Complimenti!!

Grillo, infatti, sicuramente non sa che i giornali autogestiti, in cooperativa, che sono oggi (insisto) gli unici editori puri, sono nati o per affermare un progetto politico [come il manifesto], custodito gelosamente da qualsiasi capacità di condizionamento esterna [anche dei governi, che si sono succeduti]. O che hanno preso corpo quando le vecchie imprese che li gestivano hanno gettato la spugna, e i lavoratori hanno deciso di continuare l’attività con grandi sacrifici, per mantenere in vita una voce. E Grillo sicuramente non sa [o non lo capisce?] che il mercato non sempre è regolato da norme di mercato; ma è una realtà inafferrabile, che distingue, separa, discrimina. Per esempio tende a negare un soggetto con una personalità troppo forte come il manifesto [e tante altre cooperative o giornali politici con noi], che ha solo l’11,7 per cento di entrate pubblicitarie, malgrado sia un giornale che ha un fortissimo legame con i suoi lettori [e perciò gode di una rilevante influenza su di essi]. Ma può stare in piedi un tavolo con due sole gambe, come sono le testate discriminate sul mercato della pubblicità?

I contributi diretti sono nati per correggere una distorsione del mercato e garantire la sopravvivenza di voci, che altrimenti sarebbero state cancellate [spesso voci dalla parte del torto]. Il predominio esclusivo del mercato significherebbe oggi una riduzione inaccettabile del pluralismo, in una fase in cui la vecchia talpa del capitalismo sta scavando già troppo a fondo.

Dispiace che un comico che è stato discriminato per ragioni politiche da quello che allora era il monopolio televisivo sia diventato il primo sostenitore del mercato su una materia vitale come l’informazione. È nel mercato, infatti, che oggi nascono i nuovi tychoons, che aspirano al dominio anche politico del paese. E l’informazione dovrebbe essere messa al riparo dai poteri forti, e il pluralismo garantito, [b]come vuole la Costituzione[/b]. E’ un caso che nel nome della libertà sia stata costruita in Italia una casa, che spinge il paese ad una regressione culturale e politica da paura? Siamo pronti, in ogni momento a discutere con Grillo della libertà d’informazione.

Giancarlo Aresta
Fonte:www.carta.org
Link: http://www.carta.org/campagne/editoria/13726
28.04.08

Pubblicato da Davide

  • xl_alfo_lx

    Io vado su internet ormai, la rete eliminerà i giornali dalla circolazione, quando mi capita di comprarne uno, durante un viaggio, ho la sensazione di sfogliare un libro di favole per bambini, solo gossip e quisquilie. Se il Riformista ha 30 lettori che se lo pagassero loro, perchè dovrei contribuire con le mie tasse ad una informazione che si distingue per poche sfumature? Perchè dovrei contribuire alla prebenda dei direttori di una testata con tiratura 30? Che chiudessero!!!

  • xl_alfo_lx

    Poi fanno anche i furbi, ne stampano di più per prenderci più soldi, ha più lettori comedonchisciotte.org che tanti giornali che usufruiscono dei contributi. Sono io che voglio decidere quale giornale sostenere. E pago con le mie tasse anche il Campanile i cui contributi servono per la benzina della porche del figlio di Mastella e per le feste della moglie

  • uitko

    la cosa davvero strana dei commenti che girano su grillo è che quasi tutti invece di discutrere (o incazzarsi) per le evidenti storipiature del sistema che grillo mette in luce tutti preferiscono trovare punti di scontro con il popolo grilliano.

  • Pausania

    Strano: se il giornale prende soldi dallo sponsor è condizionato. Se invece li prende dallo Stato no, non è condizionato

    Mi pare logico.

  • FeraLupus

    Che Grillo sappia o meno una cosa è certa i tre referendum sono sacrosanti… io per andare a lavorare non posso prendere i mezzi pubblici, lo Stato non mi rimborsa mica la benzina?! ne me la detassa in considerazione dell’aumento del petrolio… e allora perchè questi “aiuti” all’editoria.
    Per avere cosa in cambio?! questi giornali??!!
    Ne faccio a meno grazie…
    Giornalismo libero? Forse… ma comunque non con le mie tasse.

  • melina

    Un articolo che dice cose sacrosante. Ma che è scritto veramente male, appare solo polemico quando invece sembrerebbe che l’autore abbia letto quantomeno “la casta dei giornali” di Beppe Lopez. In due parole: B.G. sbraita, sbraita e basta. Il Sig. B.G dovrebbe informare non “agitare la massa” per nulla. Massa che non va a votare: d’accordo non c’è nessuno da votare….etc. etc.

  • diffidente

    Un altro che tenta di teorizzare inqualche modo sull’erroneita’ delle proposte di grillo e tira fuori un pastone confuso.
    E guarda un po’ e’ un “giornalista” su uno di quei meravigliosi e liberi “giornali” italiani.
    Grillo ha solo aperto gli occhi su delle tematiche ed innescato il processo.
    La verita’ si trova in un paio di clic e c’e’ pieno di gente che attraverso internet condivide con gli altri cio’ che sa.
    Cominciate a cercarvi un lavoro come tutti.

  • TitusI

    Chissa forse esiste un giornale per bene, fatto da persone oneste, e non faziose, che vuole dirci la verita’ su cio’ che avviene senza falsita’ o omissioni, e non modellare le nostre opinioni per fini poco nobili, e forse esiste proprio qui’ in Italia, e forse esiste la fata turchina, e Cicciolina e vergine.
    Non voglio che i nostri sacrifici vadano ad essere una voce col segno + nel bilancio di chi i sacrifici non sa cosa siano.

    Quel che lei fa ha un nome, si chiama F.U.D.

    BASTA.

    Se c’e’ un giornale che meriterebbe il contributo statale di una cosa sono certo, non lo ha mai ricevuto e non lo ricevera’ MAI!

    Ciao.

  • TitusI

    Chissa forse esiste un giornale per bene, fatto da persone oneste, e non faziose, che vuole dirci la verita’ su cio’ che avviene senza falsita’ o omissioni, e non modellare le nostre opinioni per fini poco nobili, e forse esiste proprio qui’ in Italia, e forse esiste la fata turchina, e Cicciolina e vergine. Non voglio che i nostri sacrifici vadano ad essere una voce col segno + nel bilancio di chi i sacrifici non sa cosa siano. Quel che lei fa ha un nome, si chiama F.U.D. BASTA. Se c’e’ un giornale che meriterebbe il contributo statale di una cosa sono certo, non lo ha mai ricevuto e non lo ricevera’ MAI! Ciao.

  • asterix

    Sono sostanzialmente d’accordo con l’autore dell’articolo:
    Grillo spara a zero su TUTTI i giornali e TUTTI i giornalisti rendendo un pessimo servizio alla lotta per una stampa libera ed indipendente.

    Lo fa usando una retorica da capo-popolo simil-fascista incitandoci a cadere allegramente dalla padella alla brace.

    La svolta “liberista” che sta dietro all’abolizione dei contributi statali all’editoria significherà la fine definitiva di ogni possibilità di informazione libera ed indipendente.

    I contributi non sono una bella cosa ma i “berlusconi” sono di gran lunga peggio.

  • TitusI

    Punto di vista interessante, cortesemente mi dai il nome di una testata che beneficia dei contributi e che dia un informazione oggettiva, libera ed indipendente?

    Ciao 😀

  • sisifo

    Ecco, mi pare che qui non si capisca la perdita di informazione plurale cui ci troveremo difronte nel caso venissero interroti i finanziamenti alla stampa. Il risultato sarebbe che solo i poteri forti economici finanzierebbero le proprie testate, nel totale annientamento di ogni voce fuori dal coro.

    Se si aggiunge che, probabilmente, internet subirà sempre maggiore controllo e limitazione, vorrei proprio sapere chi domani sarà in grado di fornire una informazione alternativa a quella del potere.

    Possibile che non ci si renda conto di una cosa così semplice?

  • FeraLupus

    Sai una volta si usava il ciclostile… se si vuol fare informazione ci si riesce e B.G. l’ha dimostrato, nessuno avrebbe scommesso sulla riuscita del Vday8…
    Poi che libertà di scelta ho io? come posso scegliere se e a chi dare il mio contributo?!

  • FeraLupus

    Il Foglio 😡

  • Pausania

    Orsù spiegaci, sisifo, come una stampa finanziata dal potere (lo Stato) possa essere in qualche modo libera…

  • MespE

    Io personalmente ho firmato per 2 referendum su 3 e non ho firmato proprio per quello di cui parla l’articolo. Secondo me tenta di risolvere il problema a valle e non a monte. Se verranno eliminati i finanziamenti pubblici non dovremo più avere la pretesa che essi siano plurali. Se ora il loro servilismo è ancora in minima parte celato, diciamo non dichiarato apertamente in tutti i casi, in caso di “mercato aperto” solo il più ricco e nessun altro avrà i mezzi per informare. Con questo non voglio dire che bisogna dare i soldi al Campanile, al Riformista, ecc. ecc., ma se non si cambia prima il sistema dell’informazione tale abrogazione sarebbe più che inutile.
    In questo mi sembra di vedere la situazione in cui c’è un’azienda statale che va male perché tutti ci rubano e lo Stato si indebita. Soluzione: privatizziamola. Troppo comodo! Di questo passo saranno privatizzate anche le mie esecrezioni mattutine.

  • edo

    da “la stampa” online
    2/5/2008 – GIORNATA MONDIALE DELLA LIBERTà D’INFORMAZIONE: ITALLIA AL 60.MO POSTO

    Il giornalismo servo del padrone
    e il direttore che si è dimesso

    Dal caso italiano al caso “Wall Street Journal”

    Domani, giorno 3 maggio, è la Giornata mondiale della libertà d’informazione. Reporters sans frontières e gli altri orgnanismi simili hanno pubblicato il loro atlante della condizione della stampa, e per esempio l’Italia figura attorno al 60.mo posto, sia pur nella sezione dei paesi che comunque hanno una condizione globale di libertà. Possiamo riflettere su questa classifica; ma mi pare che l’occasione possa essere interessante per aprire un orizzonte più legato alla stretta attualità. Due sono gli elementi sui quali vorrei che discutessimo.
    1) il forte successo popolare della manifestazione di Grillo nel V-2 Day conferma che vi è una larga richiesta per una informazione credibile;
    2) nei giorni scorsi, il direttore d’uno dei maggiori quotidiani del mondo, il “Wall Street Journal”, si è dimesso perchè le invasioni del proprietario, Murdoch, erano diventate per lui insopportabili.
    Che cosa lega i due fatti. Che, intrecciandoli, si dovrebbe arrivare a dire, per esempio, che: è certamente vero che esistono dei giornalisti “servi”, ma attribuire la servitù all’intero mondo giornalistico significa non voler inserire l’analisi sul giornalismo nel contesto storico nel quale esso opera, ignorando cioè che l’attenzione sulla autonomia del giornalismo deve estendersi alla fase produttiva dei flussi informativi, che sono sempre il prodotto di un processo costante di mediazione tra la lettura autonoma della realtà che il giornalismo tenta di proporre e l’intervento, in resistenza, dei poteri fattuali, politici, economici, o culturali.

    Abbiamo casi anche lontanamente analoghi in italia? Se si, Grillo ha torto.

  • luigivt

    A me sembra che questo sistema non abbia prodotto un’informazione libera, quindi non ha raggiunto il suo scopo.
    Sono d’accordo con il referendum ed ho firmato, anche se mi attenderei (illuso!) che dall’abrogazione della legge attuale ne nascesse una nuova che realmente tuteli la pluralità (per esempio limitando i contributi alla fase di lancio di una testata). Se avessimo aspettato che una tale legge fosse fatta dal nostro Parlamento…
    Comunque l’informazione è fatta per i lettori e devono essere i lettori e non le istituzioni a decidere chi ha il diritto di esistere e chi no.
    Le recenti (disastrose) elezioni hanno dimostrato che spesso si scambia la pluralità con l’autoreferenzialità.

  • dav

    Grillo solleva un problema vero ( perchè o percome non mi interessa) di cu inessuno parla e subito si alzano i soliti noti.
    Ordine dei giornalisti: sapete quanti figli di introcchia lavorano nei giornali in quanto tali?
    Vi devo fare l’elenco?
    L’ordine dei giornalisti è da abolire velocemente, se scrivo bene sono letto altrimenti non mi fila nessuno.
    Questi predicatori del libero mercato a senso unico…
    Vero che abolendo il finanziamento ai giornali uscirebbero solo di quelli che hanno più soldi(banche potentati ecc.) intanto sarebbero perennemente in passivo e la gente non è poi cosi scema non li leggerebbe semplicemente.
    Perchè io devo comprare un giornale, una rivista con la publlicita(sarebbe meglio dire la publicità con un giornale basta guardare l’espresso o panorama).
    Grillo avrà settemila difetti avrà degli interessi reconditi,guadagna una fucilata di soldi l’anno e chi più ne ha ne metta.
    A mio avviso resta un solo e unico fatto i problemi che solleva lui non li ha mai sollevati nessuno e voi giornalai und pennivendoli potete scrivere che a$$o volete ma siete solo e sempre dei venduti e pure scarsi.

  • TitusI

    :DDDDD

    Ineccepibile… 😀

  • sisifo

    Orbene. Attualmente ci sono giornali che muovono critiche al sistema, (vedi, per esempio, il Manifesto) e questi giornali sopravvivono grazie alle sovvenzioni pubbliche. Se poi a te non piace il riferimento ideologico di queste testate giornalistiche, non mi pare questo un buon motivo per eliminarle.

    In una logica di mercato sopravvive solo il più forte, e questo non va certo in favore di una informazione pluralista. Di conseguenza il normale cittadino, già vessato da un costo della vita superiore al suo salario, non troverà facile tirare fuori di tasca propria ulteriori soldi per finanziare una informazione che faticherà anche a sapere che esiste.

    Se poi la libertà cui fai riferimento tu è da intendersi in senso assoluto, allora possiamo anche chiudere qui il discorso, poiché tale libertà non esiste.

  • Penta

    Non so Grillo personalmente, ma sicuramente buona parte degli Amici di Beppe Grillo sparsi per l’Italia tutte queste cose le sa, anche perché in occasione appunto dei referendum molti hanno letto Chomsky.
    Molte le ha scritte Grillo stesso sul suo blog.

    E’ proprio per il fatto che la maggior parte delle risorse disponibili viene destinata ai grandi editori aumentando così i gap lamentati che la legge attuale deve essere abrogata.
    E’ proprio perché si presta a varie truffe che la legge attuale deve essere abrogata.

  • Drachen

    amen.

  • Drachen

    ma chissenefrega se il potere della carta stampata va in mano a pochi privati. è già così nella televisione ed è già così nel mondo (vi dice niente Murdoch?).
    non vedo perchè oltre al danno di avere un’informazione approssimativa e oscurantista debba anche finanziarla con le tasse.

    io non compro un giornale da millenni. eppure sono informato lo stesso.
    internet aiuta. se no che cazzo ci facciamo tutti su sto sito?

  • ario

    perchè credi che oggi ce ne sia una?

    ario

  • IVANOE

    Fino a qualche mese fa vedevo Beppe Grillo , anche se sempre con qualche dubbio, come un paladino ed un difensore dei deboli. Poi un paio di sue uscite pubblicate nel suo web poco anticonformiste ma anzi tendenzialmente ruffianeggianti verso una certa parte del sistema che lui stesso dice di combattere nonchè lo sviluppo finale delle ultime elezioni, mi hanno fatto intravedere in un sogno come accendersi una luce improvvisa che metteva a fuoco, secondo me, in modo più chiaro e più strategico la figura di Grillo e di tutta la sua corte.
    Provo a riassumere :
    Negli ultimi 40 anni qualsiasi forma alternativa politica veramente progressista e riformatrice che si poteva intravedere ad esempio nel partito comunista italiano è stata abilmente portata su un binario morto ed a finr corsa a partire dalla fine della guerra passando attraverso diverse date storiche 1948, 1976, 1989, 2007 ( nelle gerenze solo per dare un rifermento visivo :da Togliatti a Berlinguer ad Occhetto fino a D’alema-Veltroni-Fassino e per finire a Bertinotti ).
    E cioè facenfo decellerare gradualmente e tendendo a far descrescere l’entusiasmo sociale e politico di tali ideali fino ad avvilirla ed annientarla completamente mediante l’abile trasformazione dei partiti e dei loro capi in versione semprepiù ultra-moderata come è poi successo con le ultime elezioni.
    Ecco che improvvisamente a colmare il vuoto che queste forze progressiste avanzate hanno lasciato o potevano lasciare è stata avviata, secondo forse una pianificazione che parte da lontano, facendo tornare utile la protesta via web di Beppe Grillo.(In fondo il web non riempe le piazze e non crea problemi di ordine pubblico ma anzi fa “sfogare” le persone anche se poi i problemi rimangono tutti lì e quindi si crea un ciclo perpetuo di conoscenza degli umori degli italiani più sfigati e le loro frustrazioni. Poi se si può condire il tutto con il riempimento folckorisitico di qualche piazza meglio ancora).
    Questo perchè era ed è importante assicurare le forze moderate che attualmente siedono in parlamento( e cioè tutto l’arco costituzionale) che le masse più deluse dalla fine dell’illusione di avere una società più progressista, potevano o possono disperedersi in tanti gruppi e quinidi non più facilmente controllabili.
    E allora ecco che Grillo và a raccogliere, come farebbe un buon pastore che viene aiutato da buoni cani, il gregge smarrito che potrebbe disperdersi e quindi impegnare con maggiore fatica a controllare le pecore disperse.
    Molti punti collimano su tale visione:
    – personaggi abili intrattenitori che provengono tutti dal vecchio mondo dello spettacolo o dal giornalismo di varia provenienza .Non c’è nessun operaio e nessun giovane e sconoscito giornalista sui palchi oratori di queste persone e nessuna intenzione da parte loro di lasciare il testiomne.
    – su temi scottanti affrontati girano attorno all’argomento per tirarsi indietro quando stanno arrivando vicino al nocciolo in una contiua sequela di suspanse ( tanto per dire che le manganellate il popolo di napoli che protesta per la mondezza contuna a prenderle lo stesso ).
    E anche tutto il resto continua ad esistere dai precari alle morti sul lavoro ai salari bassi.
    Un pò quello che succedeva negli anni 1948, 1976, 1989 e 2007 non vi pare ?

    Saluti

    IVANOE

  • diffidente

    se sei a conoscenza dell’esistenza di un quotidiano libero ed indipendente ti prego di segnalarcelo.
    faremo a gomitate davanti alle edicole per comprarlo.

  • Dissenso

    ho scritto a questo proposito, un articolo sul mio blog, che incollo qui come risposta.

    Beppe Grillo : il grande BLUFF

    Fino a ieri Beppe Grillo tuonava, nei suoi spettacoli e nel suo blog di controinformazione, contro quei politici che, a suo dire, rappresentavano il male peggiore della società, e cioè contro coloro che, collusi con mafiosi, corruttori, palazzinari, furbetti, massoni, e quant’altro, si creavano un piedistallo di privilegi su cui salire, a dispetto e a scapito di coloro che li avevano votati.
    Non risale infatti alla preistoria l’eco del fattaccio che risuonava su tutti i giornali allorchè da intercettazioni telefoniche divulgate a mezzo stampa si poteva evincere la collusione di Massimo D’Alema con la finanza più spregiudicata, attraverso Unipol, potente colosso finanziario membro a tutti gli effetti del Clan clientelistico della sinistra italiana.
    Che dire poi delle prese di posizione del PD a favore degli inceneritori, e delle reiterate affermazioni su di essi, secondo le quali in tali impianti non ci sono emissioni di diossina, e se anche ce ne fosse una minima parte non ci sarebbero pericoli per la salute ?
    Basta osservare l’operato delle amministrazioni locali in tutto il Paese per verificare che il dispotismo, l’arroganza, e la mala informazione sono una prerogativa costante in ogni gestione Pdessina, così come, tra l’altro avviene per la controparte di stampo Berlusconiana.
    Nel blog di Grillo che pubblicizza la lista dei condannati in via definitiva per vari reati, e che nonostante ciò siedono in Parlamento, figurano tra gli altri l’On. Carra Enzo, e l’On. Papania Antonio, entrambi del PD.
    Ottaviano Del Turco, ex Presidente della Regione Abruzzo, ha subìto l’onta dell’arresto nell’inchiesta sulla Sanità, per il reato di concussione, mentre il sindaco di Bologna Sergio Cofferati, ex sindacalista CGIL è stato denunciato per comportamento antisindacale.
    Entrambe queste figure rappresentano elementi di punta del PdmenoElle, come veniva chiamato da Beppe Grillo il Partito di D’Alema.
    La foga e il trasporto con cui il comico genovese univa realtà e farsa nei suoi spettacoli, in un trascendere di accuse e di reiterazioni su argomenti di carattere sociale, economico, politico, e morale, portavano alla eviscerazione di aspetti tragicomici che facevano riflettere.
    In un crescendo di considerazioni oggettive, si sviluppavano tendenze di opinione che confluivano in un rifiuto generalizzato di assiomi e verità precedentemente dati per scontati, e facevano riflettere su quanto propinatoci inopinatamente dai politici di turno.
    A questo proposito Beppe Grillo si scagliava contro di loro, facendoli divenire il bersaglio e il capro espiatorio del malessere indotto, additandoli alla berlina del pubblico, e condannandoli a divenire il simbolo di quanto più nefasto rappresenti ed esprima il mondo politico di riferimento.
    Mai, diceva Grillo, vorremmo vedere in Parlamento i condannati in via definitiva da un Tribunale, o coloro che hanno beneficiato della prescrizione del reato per limiti di tempo, e a tale proposito indicava come suggerimento alle nascenti Liste Civiche di non accettare candidature da personaggi con trascorsi che non fossero più che cristallini.
    La presa di distanza dalla Politica convenzionale, così come oggi ci viene presentata ogni giorno, e cioè quella in cui la corruzione e le leggi ad personam la fanno da padrona, e in cui le collusioni mafiose vanno a braccetto con gli interessi delle varie Logge massoniche, sembrava netta e decisa.
    Allora come mai, improvvisamente Beppe Grillo si è proposto, a sorpresa, alla candidatura di segretario proprio di quel PD che, depositario di un retaggio politico culturale compromesso nella sua integrità, stenta a mantenere una qualche credibilità agli occhi dei seguaci stessi del comico genovese ?
    La delusione è enorme, e viene quasi da pensare che il percorso che si è snodato in questi anni attraverso una evoluzione di intenti, mirasse proprio al raggiungimento di questo obiettivo.
    Il bluff è totale…armiamoci e partite…mors tua vita mea….sembra il revival di un film già visto, stantio…se non fosse che stiamo vivendo una truffa reale, che ci offende e travalica dal normale esistenzialismo politico sociale, in quanto sottintende ad una totale mancanza di sensibilità verso tutte quelle migliaia di persone che si sono adoperate per creare i meet up, verso coloro che hanno affollato le piazze nei grandi raduni, o verso i nuovi idealisti che si sono impegnati nella formazione delle Liste Civiche.D’Alema, Berlusconi, Casini, Pannella, la Marcegaglia, Epifani, Bonanni, e così via…una lunga lista che costituisce l’essenza di un sistema marcio nelle fondamenta, corrotto, colluso, da rifiutare a priori, e a cui ora si aggiunge un nuovo imprescindibile elemento : Beppe Grillo
    il mio blog è : http://dissenso-unmondoaparte.blogspot.com
    Ciao