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PROPAGANDA DI GUERRA: DISNEYLAND ARRIVA NELL'IRAQ DEVASTATO DALLA GUERRA

DI MICHEL CHISSUDOVSKY
Global research

Disneyland arriva nell’Iraq devastato dalla guerra con un parco divertimenti dal budget multi-milionario, che sarà costruito su un lotto da 50 acri adiacente alla Zona Verde.

Il parco divertimenti, in puro stile statunitense, comprenderà un’area dedicata allo skateboard, giostre, un’arena concerti e un museo.
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Le forze di occupazione sono dell’opinione che a Baghdad non ci sia abbastanza intrattenimento. Si dice che il Generale David Petraeus sia un “grosso sostenitore” del progetto di portare Disneyland a Baghdad.

Appoggiata dal Pentagono, una sconosciuta holding finanziaria di Los Angeles, detenuta da privati investitori e chiamata C3, svilupperà il “Baghdad Zoo and Entertainment Experience” [“Lo Zoo di Baghdad e l’Esperienza del Divertimento” ndt]. Il parco sarà progettato dalla Ride and Show Engineering (RSE).

I fondatori della RSE, Eduard Feuer e William Watkins, sono stati dei pionieri nel cosiddetto Imagineering, ovvero nella divisione di design e progettazione ingegneristica della Walt Disney Company, prima che fosse creata appunto la RSE come entità aziendale separata.

RSE ha fin’ora sviluppato in tutto il mondo numerosi parchi divertimento su vasta scala, incluso un progetto al “Anaheim Califorinia Disney Complex”.

Progetti di Ride e Show

Ride and Show Engineering Projects

FloorRide
Animated Bridge
Large Scale

Il sogno americano

Tale parco è parte integrale della propaganda bellica.

Stabilire un avamposto culturale su una terra occupata serve a sostenere la legittimità degli invasori e i loro “valori culturali” globali.

La maggior parte delle infrastrutture culturali ed educative dello Stato iracheno, compresi musei, scuole università, parchi, teatri, cinema, sono state distrutte e ora gli invasori stanno “aiutando a ricostruirle”.

In base a questo “sforzo di ricostruzione”, gli Stati Uniti doneranno a dei bambini iracheni 200.000 skateboard in stile californiano.

Lo skateboard è un simbolo della cultura popolare statunitense, che ha attratto “una tipologia di giovani metropolitani tenace, indipendente e ribelle, che ha creato la sua propria sottocultura”.

Cosa succede quando, sotto gli auspici del Pentagono, questi skateboard colorati (con suggestive immagini subliminali) sono portati da Los Angeles, California, a Baghdad…

Quale sarà l’impatto sugli impoveriti bambini e adolescenti iracheni che vivono sotto l’occupazione statunitense?

Il piano nascosto è quello di estraniarli dalla loro effettiva realtà sociale, depoliticizzando la gioventù irachena e edulcorando il sentimento anti-Americano.

Più in generale, attraverso l’immaginario hollywoodiano, la Baghdad in stile Disneyland è destinata ad alimentare l’opinione pubblica irachena, a modellare una visione del mondo pro-Stati Uniti, oltre che a indebolire il movimento di resistenza contro l’occupazione USA.

Progetti del Parco di Baghdad

Attraverso l’uso di simulatori di movimento e sofisticati equipaggiamenti per l’intrattenimento, la dura realtà di morte, distruzione e tortura è sostituita da un “Mondo dei Sogni Made in America”.

L’immaginario e le simulazioni di movimento destinate ai bambini e agli adolescenti iracheni rimediano un “volto umano” agli invasori statunitensi.

Il progetto costituisce una deprecabile forma di propaganda bellica. E’ una copertura dei molti crimini di guerra commessi contro il popolo iracheno nel nome di un illusorio “Sogno Americano”.

Il progetto prenderà possesso del preesistente parco di Al Zawra e dello zoo di Baghdad, che fu saccheggiato quando i soldati statunitensi entrarono a Baghdad nell’aprile del 2003.

Il Parco di Al Zawra

In quel mese inoltre i tesori archeologici dell’Iraq furono depredati con il supporto degli invasori statunitensi. Il saccheggio dell’eredità culturale dell’Iraq fu un atto premeditato. I saccheggiatori furono protetti dagli invasori.

Ed ora i saccheggiatori ritornano a Baghdad con un nuovo museo.

Guerra psicologica

Il progetto della Baghdad in stile Disneyland ha tutte le caratteristiche essenziali di un’operazione psicologica, che intende instillare valori americani nell’identità irachena, al fine di distruggerla.

“Il popolo [iracheno ndr] ha bisogno di questo tipo di influenza positiva. Avrà un impatto psicologico enorme”, dice il sig. Werner della C3.

Per un’ironia crudele l’obiettivo dell’operazione psicologica sono i bambini iracheni:

“Ci sono tutti i generi di opportunità di investimento in tutto l’Iraq. Ma non si tratta solo di idrocarburi. La metà della popolazione irachena è sotto i quindici anni. Questi ragazzini hanno davvero bisogno di qualcosa da fare”, (sig. Brinkley, citato da “The Times”, 24 aprile 2008)

Il patrimonio culturale dell’Iraq è distrutto.

La memoria storica della Mesopotamia è stata spazzata via.

Gli investitori USA devono “portare un divertimento impellente” al teatro di guerra.

Lo sponsor del progetto, il sig. Llewellyn Werner, dice che il tempo è maturo per un parco divertimenti:

“Penso che la gente accoglierà bene il progetto. Lo vedranno come un’opportunità per i loro figli, a prescindere che siano Sciiti o Sunniti. Diranno che i loro ragazzi meritano un posto dove giocare e lo lasceranno stare”.

Stando al portavoce americano dell’attuale regime iracheno:

“C’è carenza di intrattenimenti in città. I cinema non possono aprire. I campi gioco non possono aprire. Il parco divertimenti è impellente per Baghdad. I bambini non hanno la possibilità di godersi l’infanzia” Il sig. al-Dabbagh ha aggiunto che l’ingresso al parco sarà rigorosamente controllato”. (Times, 23 aprile, 2008)

I bambini non hanno la possibilità di godersi l’infanzia?

Quale infanzia può essere “goduta” in una terra dove le infrastrutture pubbliche, incluse scuole e ospedali, sono state ridotte in macerie?

Immaginate i blocchi stradali e i posti di blocco militari che i bambini iracheni dovranno attraversare per vedere Topolino…

L’investimento di tale compagnia statunitense prenderà essenzialmente possesso di terre comunali mediante un accordo segreto raggiunto con il sindaco di Baghdad.

Al momento il sito è occupato dal parco e dallo zoo di Al-Zawra, dove gli abitanti di Baghdad si radunano nei fine settimana. Il parco è tipicamente iracheno, con laghetti, fontane, sculture e campi da gioco per bambini.

“Qui tutto è per il Profitto”

Il sito è un funzionante parco nazionale che verrà raso al suolo a causa di una privatizzazione. E’ la prima vera tenuta acquistata da investitori USA. La holding finanziaria californiana C3 ha in mente di usare il terreno per investimenti a scopo di lucro come hotel e abitazioni di lusso: “Non starei facendo questo se non stessi guadagnando del denaro”:

Il sig. Werner manterrà diritti esclusivi sulle aree di sviluppo abitativo e alberghiero, le quali dice saranno sia culturalmente sensibili che enormemente redditizie… “Ho anche questa meravigliosa sensazione che stiamo facendo la cosa giusta – stiamo per assumere migliaia di Iracheni. Ma la maggior parte delle cose qui non è a scopo di lucro”.

Giovani iracheni partecipano a un concerto nel parco divertimenti di Al-Zawra durante l’Eid-ad-fitr, una festa nazionale che si celebra alla fine del mese sacro del Ramadan (a Baghdad, il 14 ottobre 2007).

Un soldato iracheno parla ai giovani mentre fanno la coda fuori del parco di Al-Zawra nel centro di Baghdad durante i festeggiamenti per l’Eid al-Adha nel dicembre del 2007 (Foto Khalid al-Murshidi / Immagini AFP-Getty).

Un video del parco di Al Zawra nel 1971

Michel Chossudovsky
Fonte:http://globalresearch.ca/
Link: http://globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=8837
28.04.08

Traduzione per www.comedonchiscitte.org a cura di MESPE

Pubblicato da Davide

  • Hassan

    Gli conviene tenere muratori 24 ore su 24 nel parco, per riparare le “giostre” praticamente ogni giorno, perchè appena lo aprono ci pioveranno sopra decine di colpi di mortaio sparati dalle aree circostanti. Questi coglioni di americani non hanno ancora capito niente. Intanto due giorni fa nelle strade della provincia di Diyala 300 guerriglieri di “Al-Qaeda in Mesopotamia” hanno fatto una parata militare davanti a tutti… come per dire, “ci stiamo riorganizzando, siamo ancora qui…”.