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PRIMO MAGGIO IN CATENE

DI MASSIMO FINI
antefatto.ilcannocchiale.it

Non ho mai capito la festa del Primo Maggio, festa del lavoro. Che cosa, in realtà, festeggiano in questo giorno i lavoratori? La loro schiavitù. Non è una festa, gli “han fatto la festa”. Il lavoro diventa un valore con la Rivoluzione industriale e i pensatori che cercano di razionalizzarla. Per Marx è “l’essenza del valore”, per i liberal-liberisti è quel fattore che, combinandosi col capitale, dà il famoso “plusvalore”. Prima il lavoro non era affatto un valore. Tanto è vero che è nobile chi non lavora e artigiani e contadini lavorano solo per quanto gli basta. Il resto è vita. Non che artigiani e contadini amassero il loro mestiere – che peraltro è un concetto diverso dal lavoro come spiega R. Kurz in “La fine della politica e l’apoteosi del denaro” – meno di un operaio di fabbrica o di un impiegato o di un ragazzo dei call-center, certamente lo amavano molto di più perché gli permetteva di esprimere le proprie capacità e la propria creatività, ma non erano disposti a sacrificargli più di tanto del loro tempo che è “il tessuto della vita” come dice Benjamin Franklin che peraltro lo usava malissimo: a fare denaro (anche scopare, per questo perfetto prototipo della borghesia protestante e autopunitiva, è una perdita di tempo, lo si fa “solo per la salute”).E quando nel Duecento e nel Trecento compaiono a Firenze, nel piacentino e poi nelle Fiandre i mercanti come forte classe sociale (prima il mercante, presso tutte le culture, sedeva all’ultimo gradino della scala sociale, perché si riteneva indegno di un uomo scambiare per denaro, e il kafelos greco, piccolo commerciante al dettaglio, è una macchietta abituale del teatro di Aristofane) la gente del tempo li guarda come fossero dei matti perché non capisce che senso abbia accumulare denaro su denaro, ricchezze su ricchezze per portarsele nella tomba.

C’è la storia, patetica quanto esemplificativa, di Francesco di Marco Datini, il famoso mercante di Prato, il quale dopo aver fatto per trent’anni l’imprenditore ad Avignone ritorna nella sua città natia deciso a godersi la vita. Ma non ce la fa proprio, è continuamente angosciato dalla sorte delle sue navi e quando, alla fine, muore senza figli lascia tutto a Santa Madre Chiesa. Il concetto che il tempo fosse più importante del denaro era così radicato negli uomini di quel tempo che quando i primi imprenditori industriali introdussero il cottimo si accorsero, con loro grande sorpresa, che la produttività diminuiva invece di aumentare, perché i lavoratori preferivano rinunciare al cottimo e andare a spasso, in taverna, a giocare a birilli, a corteggiare la futura sposa.

Ma è stata la mentalità paranoica del mercante a prevalere, a fare della maggioranza di noi, per dirla con Nietzsche, degli “schiavi salariati”, a frantumare i nuclei costitutivi dell’essere umano. I suicidi in Europa dal 1650 – epoca industriale – ad oggi sono decuplicati, nevrosi e depressione sono malattie della Modernità, l’alcolismo di massa nasce con la Rivoluzione industriale, il montante fenomeno della droga è sotto gli occhi di tutti. E la globalizzazione, che inizia anch’essa con la Rivoluzione industriale e arriva a piena maturazione negli ultimi decenni con l’acquisizione del modello di sviluppo occidentale di quasi tutti i Paesi del mondo (quelli che non ci stanno li bombardiamo), esaspera tutti questi processi. La globalizzazione è, in estrema sintesi, una spietata competizione fra Stati che passa per il massacro delle popolazioni del Primo e del Terzo mondo. Per restare a galla saremo costretti tutti a lavorare di più, a velocità sempre maggiore, accumulando così altro stress, disagio, angoscia, depressione, nevrosi, anomia. Infine, di passata, “una società” come scrive Nietzsche “che proclama l’uguaglianza avendo bisogno di schiavi salariati ha perso la testa”. E noi l’abbiamo persa. Tant’è che oggi celebriamo allegramente la festa della nostra schiavitù.

Massimo Fini
Fonte: http://antefatto.ilcannocchiale.it

Da il Fatto Quotidiano dell’1 maggio

Pubblicato da Davide

  • AlbaKan

    “Che cosa, in realtà, festeggiano in questo giorno i lavoratori?”

    • E chi lo dice che festeggiano?
    • Sono una razza in via di estinzione, hanno poco da festeggiare…
    • Credo che in futuro non tanto lontano, aboliranno questa “festa” o la sostituiranno con la “festa dei disoccupati” o “festa dei cassaintegrati” oppure “festa dei precari”….ma credo che la prima sia la più probabile…
    • 😉
  • wiki

    Per quanto si possa discutere del lavoro come valore…il sig. Massimo Fini sartebbe capace di indicarci un’altro modo onesto e alla portata quantomeno della maggioranza degli individui, per guadagnarci il pane ??
    Se lo facesse gliene sarei grato…

  • stendec555

    esatto…attendo anch’io qualche consiglio. il buon fini è sempre leggermente lontano dai problemi reali (disoccupazione e prospettive di sopravvivenza dei comuni mortali in primis, dal’operaio che perde il posto di lavoro al laureato che non riesce a trovare il minimo sostentamento per staccarsi dal nucleo familiare e costruirsi una vita)

  • AlbaKan

    Non mi sembra che Fini abbia criticato “il lavoro” in sè, ma il fatto che viene usato (da chi ne ha facoltà) come arma contro l’uomo, per renderlo schiavo e non “nobile” come dice il vecchio proverbio…

  • Mari

    Anche leggere e’ una forma d’Arte 😉

  • castigo

    leggere o….. comprendere ciò che si legge?? 😉

  • Mari

    A buon intenditor poche parole 🙂

  • stendec555

    il concetto di fini è chiaro.

  • Loris

    😀 ….Mi sembra che “mari” non ha capito un caxxo di quello che ha scritto Fini, ma forse è solo perchè non ha letto! 😉 😉

  • wiki

    vedo che dovrebbereo esserci parecchi commentatori che hanno compreso il vero significato del post di Fini ( Massimo )ma nessuno sembra aver capito il senso della mia domanda o quantomeno nessuno riesce a rispondere concretamente…

  • Truman

    Proviamo a capovolgere qualche concetto e vediamo se funziona ancora.
    Fini ci propone il lavoro come un mettere in catene le masse. Come se in qualche epoca storica le masse fossero state libere. La servitù della gleba non usava catene, ma non era gradevole. Io credo che quando le masse non hanno nient’altro da perdere che le loro catene, a volte considerino queste catene come il loro unico bene, e non vogliano abbandonarlo.
    E forse non hanno tutti i torti.
    La democrazia è basata su un patto sociale, un contratto che si esplica nelle leggi fondamentali. Il cittadino è legato al lavoro e l’elite è tenuta a fornire lavoro.
    E’ un modo di mettere in catene il popolo?
    Certamente si.
    Ma per molto tempo il popolo in queste catene ha avuto modo di bere mangiare, fare l’amore, insomma vivere la propria vita, vivere di emozioni e sentimenti, anche consumando merce prodotta dal sistema mediatico.
    Nel frattempo le elite, ricche, arroganti, velenose, si affannavano ad aumentare il proprio potere e le proprie ricchezze. Gli snob come Fini si pascevano nel loro non-lavoro. Ma in pratica le elites lavoravano ancora più duramente del popolo per quel sistema che garantiva una pace sociale, l’assenza dell’homo homini lupus.
    Oggi il popolo comincia a vedere un mancato rispetto del patto sociale da parte dell’altra parte. Con le buone diciamo che festeggiamo il lavoro.
    Ricordando che l’alternativa al lavoro è la rottura del patto sociale tra le varie classi ed il conflitto, non il conflitto virtuale dei sindacati, ma il conflitto reale.

  • Mari

    Loris scrive: “Mi sembra che “mari” non ha capito un caxxo di quello che ha scritto Fini” ———— Mari scrive e saluta: Capire e’ come Sentire … quel “caxxo” forse lo hai “Capito” e “Sentito” tu. Che modi di esprimersi, manco quando si era tutti sugli alberi ci si esprimeva in questo modo. ;;;;;;;;

    Buona strada a te e, a tutti quelli come te.

  • stendec555

    il patto sociale sta saltando ma le masse devono in qualche modo essere tenute buone. le masse sembrano sempre meno disposte ad accettare le catene perchè le garanzie di un’esistenza decente stanno comunque venendo meno…….come ci tengono buoni? con gli svaghi, televisione, sport, spettacoli artefatti, illusioni e pure con internet, che pur essendo una fonte di informazione più veritiera ci mantiene buonini in casa a cazzeggiare…la situazione è potenzialmente esplosiva perchè il lavoro manca e quando c’è spesso non è sufficiente per vivere. nel caso italiano una volta che salterà il sistema pensionistico addio……..sono concetti un pò fuori dalle belle, nobili e tonde tematiche affrontate da fini, ma questa è la drammatica realtà….assisteremo sempre di più a tentativi da parte delle cosiddette èlites di tenere a freno in un modo o nell’altro potenziali rivolte…ciò che sta succedendo in grecia è il preludio di quello che potrebbe succedere in molte parti del mondo, non solo nell’europa dei piigs

  • TommasoG

    Sul concetto di potrebbe anche discutere, ma questo articolo e’ un accozzaglia di cose che faticano a produrre un senso complessivo.

  • gatto2003

    la domanda, vedendo i commenti, sorge spontanea:

    che differenza c’è tra i potenti di una volta (diciamo partendo da 60 anni fa in giù) e quelli di ora?

    in pratica, chi era un potente una volta e come si riconosceva e invece chi è ora? e di contro chi era il “povero” e chi è ora?

    ciao

    Marcello

  • cesare52

    @Loris. Ame il suo commento pare inutilmente volgare. Non aggiunge niete alla discussione. E’ non è neanche divertente. Qua tempo fa c’era un energumeno i signor “Nessuno” che si divertiva a commentare come lei. Accendeva inutili gratuite dscussioni personali in cui attaccava personalmente le persone. Che ne sa se la signora Mari ha letto o no? E soprattutto quale significato ,anche di semplice polemica, che personalmene gradisco quando esprime o rafforza un concetto, lei ha voluto sottolineare con la parola “caxxo” rivolgendosi ad una signora? La cosa è gratuita e quindi solo volgare. Rimango in atesa di una sua qualsiasi idea, se ne ha, sul concetto espresso dall’ottimo articolo di FINI. Personalmente ritengo che l’economia dovrebbe servire all’uomo e non l’uomo alla economia e credo che in estrema sintesi questo sia il senso dell’articolo che stimo commentando. Come credo che il commento di Mari vada in questo senso. Forse è lei che o non ha letto o capito il suo commento. O forse ha qualche problema con le donne. Fatti suoi ma non faccia commenti seswsisti. Consulti un buon psiclogo o magari un andrologo. Dai problemi e rancori per la mancata erezione si può anche guarire. Senza compere i coglioni a tutti e soprattutto senza prendersela con le donne che della mancata erezione e relativo cattivo umore non hanno nessuna colpa o responsabilità. PS: il signor Nessuno poi fu bannato proprio per certi comportamenti. Signor Loris, la invito a non comportarsi come lui. La volgarità non aggiunge niente al dibattito

  • cesare52

    @wiki. Le rispondo io , giusto perchè lei mi fa un pò pena ed un pò teneressa. Pena perchè considerare il lavoro come unica ragione di vita mi pare tratteggiare e significare una mare di nevrosi e di tristezza proprio di chi lo afferma. Io ricordo a me stesso una aurea massima “E’ l’economia che dovrebbe servire a far stare meglio l’uomo. Non è invece l’uomo che deve far star meglio l’economia” E’ uno slogan ma quanta politica ci si può trovare. Lei mi fa tristezza per chè pretende risposte ma non si chiede mai se forse anche una non risposta può significare. Mah! Forse era meglio anche stavolta ricordare un antico proverbio afgano che dice così: “La miglio risposta ad uno sciocco è il silenzio.

  • Loris

    Hai ragione e mi scuso per “i modi”, ma siamo umani e atutti possono girare, anche perchè è il commento di Mari ad Albakan che non aggiungeva nulla di nuovo alla discussione, insinuare che chi non la pensa come lei “non ha leto o non sa leggere” è u pò offensivo e tra l’altro nel cmmento successivo ha anche rincarato la dose, forse sarebbe stato meglio dire qualcosa di concreto invece di offendere chi ha dtto qualcosa… (questo è anche il motivo pr cui mi scuso con te e non con lei…se l’è cercata!)….iguardo “nessuno c ho dicusso anch’io una volta….quind penso proprio di non essee sulla stessa lunghezza d’onda….un caro saluto!

  • ascanio

    carissimo albakan, sei alquanto ottimista….io direi che il lavoro si intensificherà in maniera addirittura “esponenziale”!……ma per la sopravvivenza e per chi sarà presente……le cose si mettono assai male….fallimenti a catena porteranno il contesto globale in un epoca buia senza precedenti dove la lotta per la sopravvivenza appunto darà lavoro pure ai disoccupati….sto aspettando solamente con molta curiosità quale diavoleria si inventerà l’elite per eliminare le masse….terremoti?? vulcani??? progetto HAARP e armi elettromagnetiche???siccità o alluvioni??? che tipo di catastrofi si possa immaginare???guerre????virus misteriosi e killer (come quello in canada di questi giorni che ha fatto 9 morti su 19?) It’s gonna be the hell!!! divertitevi gli ultimi giorni….meglio avere del contante alla mano….fino a che è accessibile….L’8 maggio sul sito ufficiale di Lyndon LaRouche ci sarà una web conference…con traduzione nelle maggiori lingue in tempo reale…(anche se l’italino lascia a desiderare ma l’idea la rende) probabilmente ci saranno delle rivelazioni importanti….salute a tutti….

  • A_M_Z

    La popolazione deve lavorare per sopravvivere. Questo è un dato di fatto; se stessimo immobili moriremmo di fame.

    Nella nostra società (Capitalismo Industriale&Imperialista v2.0 beta post neweco) sono l’organizzazione del lavoro la redistribuzione della ricchezza prodotta che i problemi importanti.
    E lo era pure agli albori del capitalismo, adesso “è”,”sono” in modo diverso.

    Innanzitutto vorrei ricordare che nessuno punta una pistola alla tempia e obbliga a fare qualcosa; non esiste il lavoro forzato per l’uomo libero.
    Eppure siamo costretti ad accettare contratti RIDICOLI dopo anni e anni di studio! Non voglio pensare a chi si trova a trent’anni con la terza media! Ci prendono per fame e sfinimento.

    Il sistema perfetto è quello che permette a chiunque di fare il lavoro per cui è portato, per cui ha il talento in cui può essere più produttivo di tutti gli altri.

    Non consideriamo questo giorno la “Festa” dei lavoratori come se fosse il palo della cuccagna, la festa della mamma e così via.
    Ricordiamo a noi stessi che in questo giorno negli USA si stabilirono le 8 ore per studiare, le 8 ore per dormire e le 8 ore per studiare/svagarsi.

    Non siamo soli. In tutto il mondo siamo lavoratori, saremo il 99,9% di tutta la popolazione.

    I nostri diritti sono importanti, non si devono svendere.

  • cesare52

    @Loris. Ricambio il saluto ed infatti mi pareva strano che proprio tu avessi i metodi cialtroni del sig.Nessuno. per quanto riguarda la Signora Mari, io ne ho stima e forse si è interpretato male il suo dire. Rimango però del parere che una irritazione verso una donna non debba svolgersi con commenti grossolani. Si può essere salaci ma mai gratuitamente. Saluti.

  • lkst76

    Pienamente d’accordo….
    penso che se l’umanità voglia veramente progredire dovrebbe lavorare molto meno e pensare più alla salute,alla cultura,allo svago e a fare del bene;una società basata sul denaro è una società primitiva e poco evoluta.
    Spero,e ho fiducia che dopo questa crisi,e dopo le altre che verranno i figli dei nostri figli leggeranno sui libri di storia quanto stupidi erano i loro antenati a basare e a sacrificare tutto per degli insignificanti pezzetti di carta colorata,per dei numeri elettronici,per ore e ore passate a fare lavori a dir poco ripetitivi,perchè diciamocelo:il 99% dei lavori sono ripetitivi e limitano l’intelligenza di una persona.

  • marcop

    Certamente lavorare il giusto e con intelligenza, come tante altre specie animali più evolute e sagge di noi. Certamebìnte non per ingrassare elites, banchieri, petrolieri e politici che solo una razza demente come l’umana ha saputo fare.

  • ventosa

    A poco intenditor, buone parole?

  • Loris

    @Cesare. Sono d’accordo con quello che dici, ma volevo a proposito frti notare una cosa………….questo (il tuo) è stato il primo commento dopo quello di Alba a “dire qualcosa” portando la discussione sul tema di Fini. E questo è quello che volev sottolineare anch’io….cn modi meno eleganti (lo ammetto). Riguardo al fatto che “mari” possa essere stata fraintesa, non è detto che la colpa sia di chi ha frainteso, io non mi sento responsabile dell’ambiguità altrui, soprattutto quando questa pesona ha la possibilità di spiegarsi e non lo fa……itornando al tema anch’io penso che l’economia debba essere UN mezzo e non IL fine ultimo supremo, come accade oggi. Così il lavoro dovrebbe essere un mezzo per vivere meglio, contribuendo alla crescta della società intesa comecomunità di persone, mentre è IL mezzo con cui si spinge la gente ad una mera sopravvivenza, dove l’unico fine per l’uomo è cercare di rimandare la”fame”………senon siamo arrivati a questo, credimi: manca poco!

  • wiki

    Lei Cesare con il suo solito fare saccente in realtà ed in concreto non mi ha risposto… ma nel frattempo non ha perso l’occasione per darmi indirettamente dello sciocco..se non del frustrato…complimenti
    (per la cultura e l’educazione evidentemente…)…
    A volte per sembrare migliore degli altri basta svilirli ed insultarli…lei cosa ne pensa Cesare ?

  • wiki

    Appunto Cesare. Anche le sue ipotesi quanto meno presuntuose ( sulle da lei arbitrariamente ipotizzate malattie altrui…)possono risultare offensive così come le subdole allusioni di Mari che dall’alto della sua Kultura non mi ha civilmente risposto ma da quel che dice lei avrebbe fatto dell’incomprensibile sarcasmo ( o forse comprensibile solo da suo medico curante ) senza contribuire allo sviluppo delle affermazioni di Massimo Fini…

  • wiki

    a me sembra che Cesare abbia degli atteggiamenti categorici e per lo più saccenti ed interpreti con la sua faantasia le cose tentando di imporre la sua interpretazione dei fatti anche agli altri…questo anche da altri commenti che ho letto su di lui.
    L’esprimersi in modo saccente e categorico certo no aiuta lo sviluppo delle idee.

  • cesare52

    @wiki. Lei avrà certo notato che finora sono il solo che le ho risposto. Ripeto: “E’ l’economia che dovrebbe servire gli uomini. Invece assistiamo al fatto che nel mondo contemporaneo è l’uomo che serve l’economia. Mi dispiace che lei interpreti i miei post come saccenti. Non era mia intenzione. E comunque nell’avvenire terrò conto della impressione che dei miei post lei ha ricavato. Lei tenga però conto del fatto che non tutti sono dela lega nord, anzi nel mio caso di nessun partito. Saluti non saccenti.

  • wiki

    È proprio vero Cesare non tutti sono della lega nord… su questa affermazione universalistica possiamo concordare…complimenti…

  • cesare52

    @Loris. Sulla sostanza del tuo post concordo. Su Mari no. Per il resto sto seguendo il discorso della Decrescita che mi pare contenga tante utili indicazioni sulla critica concreta. Un agire anche individuale fare concreto eseguibile da ognuno di noi. Da approfondire e soprattutto “da fare”. Insomma se non c’è anche individualmente, anche come personale testimonianza, un agire concreto , una critica come questa non conta niente. Oggi sei magari solo ma sei un esempio , io sono un pò fissato su uesto, le idee devono marciae su percorsi concreti, misurabili, perfettibili ma reali altrimenti…Saluti

  • wiki

    Cesare come Lei avrà notato la mia domanda ha innescato una serie di discussioni e di confronti ( a volte anche con personaggi parecchio presuntuosi) ma comunque ha contribuito a sviluppare il discorso di Massimo Fini…

  • cesare52

    @wiki. Vedo che lei continua a non intendere. Sarò allora più esplicito “Ci sono più cose in cielo ed in terra di quante ne possa contenere la tua filosofia, od Orazio” diceva Amleto. Si ricordi che i partiti politici agiscono sempre per difetto e semplificazioni. Tra loro e la realtà passa lo stesso rapporto che passa tra la curva dei tifosi ed il calcio. Il ragionare insomma è diverso dal tifo. Saluti

  • Mari

    Wiki scrive di Mari: “” incomprensibile sarcasmo ( o forse comprensibile solo da suo medico curante ) senza contribuire allo sviluppo delle affermazioni di Massimo Fini…”” —————————- Mari risponde:- 1) non ho alcun medico curante in quanto (grazie al Creatore) godo di ottima salute fisica&mentale. – 2) il mio commento era a cio’ che ha scritto AlbaKan: “”Non mi sembra che Fini abbia criticato “il lavoro” in sè, ma il fatto che viene usato (da chi ne ha facoltà) come arma contro l’uomo, per renderlo schiavo e non “nobile” come dice il vecchio proverbio…”” —– il mio commento e’ stato: “”Anche leggere e’ una forma d’Arte ;)””, concordavo con il pensiero/opinione di AlbaKan, OK? ——————-3) Sono perfetta-mente d’accordo con Massimo Fini, veramente un bell’articolo! -4) non tutti leggono alla stessa maniera, a volte capita di leggere “tra le righe”, questione di “sensibilita’ “, OK? 5) – Wiki, tu, secondo la mia modestissima opinione, leggi con i piedi, e non sei l’unico purtroppo.

    Buona strada anche a te e, Pace&Bene.

  • cesare52

    @wiki. Ne sono contento per lei e quindi mi taccio per non soffocare la discussione viva e partecipata che i suoi post hanno suscitato.

  • wiki

    sta dimostrando un’aprezzabile umiltà Cesare…la stessa (o quasi…) umiltà con la quale io avevo posto la domanda iniziale interpetata da vari personaggi di Kultura nel modo più variopinto…

  • wiki

    insomma Cesare una volta che lei si è convinto che che qualcuno sia un fanatico della Lega Nord questa idea non gliela leverebbe di testa manco un chirurgo…

  • cesare52

    @lkst76. Mi complimento per il suo commento. Scritto anche in un buon italiano. Di questi tempi, sia per il commento che per lo svolgimento, non è poco. Saluti.

  • ottavino

    Fini dice bene: questa società ha creato un certo tipo di schiavo. E’ per questo che sono così ammirati e invidiati dal popolo coloro che schiavi non sembrano ( i politici, i ricchi, gli artisti, i famosi, ecc).

  • nuvolenelcielo

    ottimo articolo. io ho sempre pensato la stessa cosa riguardo alla festa dei lavoratori. non ho mai capito cosa ci fosse da festeggiare se non la schiavitù. ci pensavo proprio oggi.

  • Loris

    Ti chiedo umilmente scusa…ho frainteso il tuo commento…può succedere…saluti.

  • Cippala

    Prima il reddito di cittadinanza..Poi chi vuole e se c’è un lavoro.

  • radisol

    Il problema è che rispetto a questi problemi non fanno nulla – o quasi – nemmeno i sindacati/istituzione.

    A Rosarno sarebbero dovuti andare il giorno dopo la rivolta disperata dei migranti-schiavi e non aspettare il 1 Maggio ….

    Quanto al concertone, non credo sia possibile ironizzare su centinaia di migliaia di giovani che stanno anche 15 ore in piedi ad ascoltare un qualcosa – rispetto ad altri anni – di più profondamente “impegnato” e senza grandissimi nomi di richiamo … di questi tempi una cosa del genere già mi sembra un miracolo da apprezzare ….

    Però mi domando pure cosa c’entrino le bellissime canzoni di Enzo Del Re sul “rifiuto della fatica”, le gags antiautoritarie ed antileghiste di Bennato, l’inno al Vietnam liberato del 1975 di Claudio Lolli o l’Internazionale in salsa sudista di Capossela … con la linea collaborazionista di Cisl e Uil o con quella appena più problematica ma balbettante ed inconcludente nei fatti della Cgil ….

  • Mari

    Scuse accettate, puo’ succedere a tutti di fraintendere. Ciao.

  • GRATIS

    LAVORARE TUTTI – LAVORARE MENO – LAVORARE TUTTI MENO ME.

  • wiki

    secondo la mia modestissima opinione tu hai letto la mia domanda e hai capito quello che ti pareva senza rispondermi…quanto alla lettura in generale come dici tu è una questione soggettiva di sensibilità…alcuni possono avere questa sensibilità che vaga nello spazio infinito altri essere modestamente più concreti…

  • wiki

    Ciò non toglie che alcuni passaggi del discorso di Massimo Fini nel suo significato intrinseco siano in linea molto generale condivisibili anche se del tutto soggettivi…
    La mia domanda mirava proprio a mettere concretamente a confronto il punto di vista di Massimo Fini con quello dell’esperienza quotidiana della maggior parte degli italiani per misurare il grado di consapevolezza di come è fatta la società italiana attuale da parte di un’ intellettuale come Fini…quanto cioè sia partecipe della realtà sociale di oggi…e non di 300 anni fà e oltre…

  • wiki

    mari nei tuoi primi commenti non ti sei accorta che anche Loris “non aveva capito” cosa
    intendevi dire e addirittura ha reagito bruscamente…salvo poi ricredersi anche dopo un’aggressiva tirata d’orecchi del tuo amico Cesare ( o da come parla così sembra…)…modestamente potrei pensare che sei tu che scrivi con i piedi giacchè almeno 2 persone (che non ti conoscono, ne ti sono amiche…) non ti hanno compreso oppure che il testo si massimo Fini sia una semplice provocazione …ma comunque fine a se stessa.

  • Mari

    http://www.youtube.com/watch?v=qTxZOAC04RM ————

    AAA cercasi anima nobile per Wiki=chiwawa … cerco per lui un’adozione affidabile e duratura 🙂 chi si offre?

  • wiki

    ha ha ha…

  • wiki

    sottoscrivo

  • anonimomatremendo

    Dare la parola a un vecchio elzeviro goliardico che scambia il capitalismo con la modernitá o la rivoluzione industriale(per la serie,tutta colpa delle machine) é come far parlare un prete in merito al tema sessualitá.

    Comunque ,visto che siamo in tema ,ripropongo qui un vecchio volantino [www.quinterna.org] in merito al primo maggio visto dalla prespettiva dei lavoratori in lotta non contro la modernitá,l industria,le macchine,la scienza e tuto ció che un buon reazionario giudica come peccato originario ,ma contro il CAPITALISMO.

  • Tonguessy

    Scrivi “Fini ci propone il lavoro come un mettere in catene le masse. Come se in qualche epoca storica le masse fossero state libere.”
    Il concetto di libertà (come qualsiasi concetto) nasce dal dualismo. Vi si contrappone un concetto antitetico (schiavitù in questo caso).
    E’ quindi un problema linguistico che trascina una serie importante di aspetti culturali.
    Non esiste, ad esempio, il concetto di MISERIA in molte lingue africane perchè la mancanza di merci non è visto in quelle culture come un deficit sociale.
    Lo stesso si può dire della libertà: è un concetto che si sviluppa all’interno di un cultura dove questa interfaccia verso il reale ne ha già sviluppato l’antitesi.
    Tutto sparisce in altre culture dove, magari, non esiste la nozione di lavoro (subordinato o meno) così come noi lo conosciamo ma tutto entra nel grande gioco della sopravvivenza. Non più distinzioni tra diritti e doveri, tra lavoro e tempo libero ma solo il grande impegno a sopravvivere senza sfruttare nessuno. Queste sono le società tribali, dei cacciatori-raccoglitori che ormai, proprio come i Dodo, sono destinate a sparire grazie all'”abilità” dei padroni del vapore e alle tecnologie che sono state inventate.

    Ebbene sì, c’è stato un lungo periodo in cui l’umanità non era assoggettata alle leggi del guadagno ed in cui la libertà era un concetto sconosciuto. Abbiamo scelto la Libertà, eccoci qui…..

  • Drachen

    l’alienazione dell’operaio c’è anche nei sistemi comunisti e socialisti. non è la forma capitalista, ma l’industrializzazione (che è ad appannaggio anche dei sistemi marxisti) ad essere il problema.
    le frasi ad effetto non cambiano la prospettiva…

  • Drachen

    la popolazione deve lavorare per se, non per altri.
    il lavoro troppo organizzato diventa alienante. regolare tutto E’ alienante.
    sbagli clamorosamente, e credo un po’ ipocritamente se mi consenti, quando dici che nessuno ha la pistola alla tempia.
    BALLE. con le attuali leggi non puoi nemmeno fare l’eremita su un colle.
    vi sono norme per tutto: da come costruisci la tua casa, da dove la costruisci, a come ti puoi procurare il cibo, ecc.
    ed è già tanto che esistono ancora sementi non brevettate….
    senza contare che l’uomo tende per sua natura ad omologarsi (fare il disadattato non piace a nessuno). ma che questo sia giusto o giustificabile NO.
    non esiste un sistema perfetto: non è il tipo di lavoro (cioè la scelta) ad essere importante, ma COME si fa il proprio lavoro (con creatività o come catena di montaggio, con libertà di tempi e modalità o con la rigidità imposta dal salariato).
    Quello di stabilire 8 ore per lavorare, 8 per dormire e 8 per svagarsi fa parte di quella regolamentazione alienante e assurda che va demolita.
    La gente dev’essere libera di decidere quando fermarsi, quanto dormire e quanto svagarsi. Ovviamente assumendosene la responsabilità.
    E’ ovvio che perché ciò sia possibile lo stile di vita dell’individuo andrebbe completamente ripensato.

  • ottavino

    Dici bene Drachen….e poi, come sono brutte queste persone che fanno sempre parlare gli altri: Marx, Lenin, il documento tal dei tali, la risoluzione del Comitato Centrale……ma perchè, Anonimo ma tremendo, non ci dici cosa pensi TU!!…insomma un pò di farina del proprio sacco….

  • mat612000

    Il 1° maggio non è la festa del lavoro ma dei lavoratori.
    Questa semplice precisazione linguistica dovrebbe da sola far giustizia dell’accozzaglia di sciocchezze scritte dall’ineffabile Fini.
    Non si festeggia proprio niente il 1° maggio ma persone che lavorano (i lavoratori) si riuniscono e ricordano che in quanto persone sono portatori di diritti.
    Il 1° maggio caro il mio filosofo da salottino borghese, è l’occasione per ricordare al mondo che esiste una quantità di persone che, suo malgrado, è costretta a lavorare per vivere e garantire un minimo di dignita a sè e alla propria famiglia e che vuole vivere tale fatica con altrettanta dignità: altro che Nietzche e irrazionalismi, antimodernismi e paccottiglie varie, chi non lavora spesso è perchè non ha l’occasione di farlo o perchè un lavoro l’aveva e l’ha perso.
    Festa dei lavoratori Fini!
    Non festa del lavoro.
    Statuto dei lavoratori, non statuto dei lavori come qualcuno ha proposto.
    Le dice niente sig. Fini “Carta del lavoro”?
    In una parola al posto di un’altra c’è tutto un programma politico.

  • anonimomatremendo

    Non fare confusione.Quelli che tu chiami paesi socialisti o addirittura comunisti in realtá sono capitalisti e basta.in essi sono presenti tutte le categorie del capitalismo:salari ,profitto,merci,scambi monetari ecc.Dove si producono merci li c´é sempre alienazione.

    Non fare come Berlusconi che da del comunista a chiunque dice di esserlo.Nemmeno i borghesi credono piu´alla favola del “socialismo realmente esistito”figuarti al comunismo.Ma voi no,vi ostinate a dar credito ai se-dicenti comunisti,basta che sventolino una bandiera rossa ,cantino bellaciao e tutto fa brodo.Bravi,ovviamente stabilire dei criteri oggetivi per definire cosa sia o no comunista sarebbe troppo vero?Allora ve li suggerisco io.Il comunismo é l abolizione della legge del valore,dello scambio tra equivalenti e quindi degli scambi mercantili tout court compreso ovviamente quello tra lavoro salariato e Capitale .Avete mai visto qualcosa di simile nei paesi “socialisti”?Se non riuscite a riconoscere i rapporti capitalisti di produzione normale che poi vi limitiate a osservare la sola “industrializzazione” che vista in questa ottica appare come cosa naturale e astorica.Ma cosí non é,le forze produttive si muovono sempre all interno di determinati rapporti di produzione,se si fa astrazione da questi si cade nel feticismo di una data formazione economico-sociale che si confonde con l industria stessa e diventa quindi irriconoscibile da questa.

    l uomo e´nato con lindustria e col lavoro associato,poi sono venute le societá classiste e infine l ultima tra queste: il capitalismo,che spinge al limite la separazione classista e al tempo stesso il carattere associato del lavoro.la nostra essenza di umani risiede nella capacita´ di progettare e realizzare l ambiente in cui viviamo,a tutti i livelli,dall individuale al planetario,e tutto ció e´possibile solo grazie a ció che voi disprezzate tanto:la scienza,la tecnica e l industria le quali non sono ció di cui dobbiamo liberarci,ma ció che dobbiamo assolutamente liberare dai ceppi del sistema capitalista…piccola grande differenza,che fa la differenza.

    Una volta liberate queste forze poi si potremmo tenerle sotto il nostro controllo e decidere quindi in che direzione svilupparle.Finché ció non accade saranno sempre sotto il controllo dell imperativo capitalista “plusvalore,plusvalore,plusvalore! “cui ogni governo,sindacato, lavoratore si deve piegare,anche e soprattutto in quei paesei se-dicenti comunisti.

    Il discorso ovviamente non si puó esaurire in un paio di righe,per queso esistono i rimandi ipertestuali detti anche link….per diminuire la confusione e capirci meglio.Ciao.

  • anonimomatremendo

    Ben detto,non a caso il primo articolo della cartastraccia recita:”L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro[salariato] e bla bla bla….”

    Al potere scappano spesso dei lapsus freudiani che rivelano tutto il loro squallido feticismo verso il Sistema.Figurati se uno come Fini non ci deve cascare.CIAO.

  • ottavino

    Capito. Però temo che scienza tecnica e industria non si faranno mai “liberare”. Scienza tecnica e industria possono solo “auto-collassare” in seguito alla loro enorme fame.
    Faccio un esempio. Il CERN di Ginevra che fa girare le particelle a velocità della luce. A che serve? A nulla. I cibi transgenici, i viaggi nello spazio a che servono? A nulla. Servono solo ad alimentare una falsa idea di futuro con il quale veniamo battezzati.
    Cosa vorresti, avere Il CERN socialista? Oppure fare cibi transgenici comunisti?
    Prima o poi questa stortura, questo inganno, esploderà e l’umano si renderà conto di essere stato preso in giro.
    Falsi bisogni, moderno oppio dei popoli, ecco cosa sono scienza e tecnica. Proprio per la loro natura che prevede competenze superiori a quelle del piccolo cittadino, scienza e tecnica e industria, non saranno mai sotto il controllo del popolo.
    Il popolo può controllare quanto consumare, ma non può controllare il produttore. Perciò il modo più sano, io credo, è unicamente avere un popolo di consumatori arguti. Un popolo di saggi non consumatori.
    Solo desiderando poco, infatti, si imporrebbe all’industria di produrre poco.
    Tutto il resto si regolerebbe di conseguenza.

  • anonimomatremendo

    Occorre spezzare il binomio industria-capitalismo e riaffermare quello originario uomo-industria.Fatto ció vedremo cadere come foglie secche tutti quei rami di industria che esistono solo ed esclusivamente “per fare soldi”.

    Il comunismo non é redistribuire la ricchezza esistente(questo e´comunismo rozzo giá aspramente criticato da Marx a suo tempo),bensí produrne di nuova e di natura competamente differente rispondente quindi ai bisogni umani e non a quelli del Capitale,facendo leva su quegli elementi”aveniristici” giá presenti cosi come sono tra le pieghe di questa societá e che vanno quindi liberati e sviluppati ulteriormente.Il problema é quindi saper distinguere e con quali criteri.Noi usiamo quelli che garantiscono la continuitá della nostra Specie e del suo ambiente ,quindi criteri fisici e oggettivi,che tengono quindi conto dei flussi di energia e non dei flussi di denaro,quindi scienza,non economia.

    Un esempio di come ció sia possibile lo puoi trovare in questo articolo,buona lettura.

    http://www.quinterna.org/pubblicazioni/rivista/00/patologieinvest.htm

  • Allarmerosso

    “un accozzaglia di cose ” perlomeno c’è del materiale su cui muovere critiche o apprezzamenti . “Faticano a produrre un senso complessivo” però dici che “il concetto si potrebbe discutere” (sarebbe bello allora cominciare a discutere invece di scrivere frasi contradittorie) .
    Se si può discutere un concetto è evidente che il concetto c’è, quindi anche un senso complessivo.