PRIMO MAGGIO: E' QUI' LA FESTA ?

DI MARCO CEDOLIN
ilcorrosivo.blogspot.it

Mai come quest’anno la sfilata allegorica del primo maggio, con tutto il suo corollario di bandiere rosse, sindacalisti d’accatto e guitti da cortile, appare come un esercizio retorico privo di costrutto, completamente disancorato dalla realtà. Una sorta di nemesi delle coscienze, anestetizzate dalla ripetitività di gesti senza senso e inebetite dai ritmi sincopati di concertini rock, usati per creare un pubblico all’imbonitore di turno.

In primo luogo non si comprende bene la natura dell’oggetto che ci si appresta a festeggiare.

A seguito, “Primo Maggio” (Noam Chomsky, zcommunications.org);Il lavoro, omai da tempo latitante e nella maggior parte dei casi (quando c’è) associato a salari inadeguati al mantenimento di una famiglia?

I lavoratori, bestie da soma in via d’estinzione, immolati sull’altare del progresso e della competitività?

I disoccupati, fra le cui fila sempre maggiormente copiose albergano ogni giorno che passa, nuovi e più numerosi aspiranti suicidi che la “buona stampa” finge bellamente d’ignorare?

I sindacalisti d’accatto che continuando a millantare credito attraverso belle parole e false promesse, hanno permesso che si arrivasse fino a questo punto?

La sinistra italiana che ha cavalcato per decenni la lotta di classe, prendendo per il naso milioni di lavoratori, fino ad arrivare a scoprire che il sodalizio con i banchieri, la grande finanza ed i “prenditori” d’accatto, rappresentava il fine ultimo della sua esistenza?

Quale senso possono avere le sfilate con le bandierine ed i concertini, messi in scena in una giornata in cui non c’è nulla, ma proprio nulla da festeggiare? Qualcuno ha mai visto (dimenticando la sindrome di Stoccolma) un poveraccio pesto e dolorante che canta e balla per festeggiare il suo aguzzino? O una tribù indigena che festeggia la pioggia nel bel mezzo di un periodo siccitoso?

Al più anzichè festeggiare, la tribù di cui sopra potrebbe spendersi in rituali propiziatori, finalizzati ad ingraziarsi la benevolenza degli dei, affinchè finalmente facciano piovere.

Ma il primo maggio non potrebbe neppure venire rivisitato in questa chiave, dal momento che l’Olimpo non alberga fra le nuvole ma in luoghi assai più terreni e le cause della siccità, dalle delocalizzazioni alla mancanza di dazi sono tangibili e note a chiunque possegga la licenza elementare.

Nonostante ciò, con in tasca la licenza elementare e negli occhi il fervore mistico di chi crede, non importa in cosa, ma crede, tutti in fila per tre a festeggiare il primo maggio e fra un corteo, un comizio elettorale ed un concertino, ci sarà pure il tempo per qualche “vasca” ai centri commerciali, tutti aperti (Coop in testa) senza distinzioni, perchè il progresso ha detto che é giusto così.

Marco Cedolin
Fonte: http://ilcorrosivo.blogspot.it
Link: http://ilcorrosivo.blogspot.it/2012/04/primo-maggio-e-qui-la-festa.html
30.04.2012

13 Commenti
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IVANOE
IVANOE
30 Aprile 2012 14:57

Attento cedolin, perche’ la Manfredi e’ in agguato e passi da utile idiota da fomentatore delle masse…. E invece hai perfettamente ragione !!!! Altro che la strategia dei pseudo operatori della guerra psicologica…. Se per caso quei centomila del primo maggio si rinsavissero di colpo e si incazzassero per davvero….

GRATIS
GRATIS
30 Aprile 2012 16:22

mi sembra che tu abbia frainteso tanto SM che MC

rebel69
rebel69
30 Aprile 2012 17:51

Il primo maggio lavoro e la mia azienda per limitare i dipendenti al lavoro ci ha caricato pure di straordinari.A me più che la festa del lavoratore sembra uno dei tanti giorni che al lavoratore”fanno la festa”.

yakoviev
yakoviev
30 Aprile 2012 23:52

Il concertone a Roma é proprio, da anni, l’alternativa alle “sfilate con le bandiere rosse” che ha soppiantato. Nella mia città è dagli anni 70 che il 1 maggio non c’è più il corteo e che la giornata non viene caratterizzata politicamente.

Aironeblu
Aironeblu
1 Maggio 2012 0:11

Forse nel copiare la politica “PANEM ET CIRCENSES” dell’impero romano, l’impero americano si è di darci il pane…

Aironeblu
Aironeblu
1 Maggio 2012 0:19

oops, correzione:
Forse nel copiare la politica “PANEM ET CIRCENSES” dell’impero romano, l’impero americano si è (dimenticato) del pane…

Tao
Tao
1 Maggio 2012 2:57

Sembra che il Primo Maggio sia conosciuto dappertutto, salvo dove ha avuto inizio, qui negli Stati Uniti d’America. E’ perché quelli al potere hanno fatto tutto quello che hanno potuto per cancellarne il vero significato. Ad esempio Ronald Reagan ha designato quello che ha chiamato il “Giorno della Legge”, una giornata di fanatismo sciovinista, una specie di affondamento extra del coltello nel movimento sindacale.  Oggi c’è una rinnovata consapevolezza, cui ha dato energia l’organizzazione promossa dal movimento Occupy, a proposito del Primo Maggio e della sua rilevanza per le riforme e forse per la rivoluzione finale. Se si è rivoluzionari seri,  allora non si deve andare in cerca di una rivoluzione dittatoriale, bensì di una rivoluzione popolare che si muova in direzione della libertà e della democrazia. Essa può aver luogo solo se è realizzata da una massa della popolazione, che la porta avanti e risolve i problemi. Le persone non assumeranno quell’impegno, comprensibilmente, se non avranno scoperto da sole che ci sono limiti alle riforme. Un rivoluzionario sensato cercherà di spingere le riforme ai limiti, per due buoni motivi. Primo, perché le riforme possono essere preziose di per sé.  La gente dovrebbe avere una giornata lavorativa di otto ore… Leggi tutto »

Tao
Tao
1 Maggio 2012 7:24

Alfonso abitava al sesto piano della torre a stella dove vivevo anch’io da ragazzo, a Quarto Oggiaro. Era un operaio dell’Alfa Romeo; si divertiva a raccontarmi di quando era partito da Napoli neppure ventenne e appena sceso alla stazione Centrale di Milano guardandosi attorno si disse, convinto: “questa è la mia città”. Trovò quasi subito lavoro in fabbrica. Il suo caporeparto gli parlava in dialetto milanese e si incazzava se Alfonso (Rossi, un cognome che pare già un luogo comune) faticava a comprenderlo. Per par condicio lui replicava in napoletano, finché, nel tempo, trovarono nell’italiano la lingua franca per comunicare e lavorare al meglio, tutti assieme. All’inizio non conosceva nessuno, ma fra colleghi di reparto, sezioni di partito, riunioni sindacali, nel volgere di poco tempo si sentì già completamente integrato. Qualche mese dopo la sua partenza, la madre dal paese, piangendo di nostalgia al telefono, gli implorò di ritornare a casa. “No – fu la sua risposta – non torno. Qui mi chiamano ‘signor Rossi’, mi danno del lei e rispettano il mio lavoro”. Era uscito dal suo mondo pre-moderno, familista, aveva preso coscienza, sapeva d’appartenere ad una classe in sé e per sé. Erano gli anni Sessanta, gli anni… Leggi tutto »

sun
sun
1 Maggio 2012 9:14

Nel lontano XVI secolo Thomas More, nel suo romanzo Utopia, auspicava una giornata lavorativa di sei ore, così pure Karl Marx, in un periodo in cui si lavorava anche per sedici/diciotto ore al giorno, nel Capitale stimava come ottimale la giornata lavorativa di sei ore. Tutto questo per non divenire degli alienati, ma per restare semplicemente umani.
Ora, in un mondo in cui la nostra merce lavoro non ha più alcun valore (nè quella delll’operaio, nè quella del laureato) e conta solo avere la “fortuna” di poter lavorare, abbiamo perso ogni aspirazione per una società umanamente migliore, in cui il lavoro non schiacci le nostre vite.

mussily
mussily
1 Maggio 2012 14:36

primo maggio ovvero calendimaggio, un rito di rinnovamento non solo della comunità ma anche del cosmo. la festa dei lavoratori, che poi cosa ha da festeggiare uno che si ammazza di fatica non l’ho mai capito, è solo una delle tante festicciole cazzare di pura propaganda, l’ennesima sovrastruttura e gabbia mentale dove ancora ci costringiamo a vivere. bof che umanità questa! che la vita sia una danza…

Jor-el
Jor-el
1 Maggio 2012 14:49

Buona riflessione. Proviamo a proseguire nel ragionamento. Perché il lavoro non vale più nulla? La risposta è semplice: perché non è più necessario. Per produrre i beni veramente necessari a una vita piena e felice, sarebbero sufficienti non più di tre ore di lavoro al giorno. Ma non ci arriveremo mai finché l’obiettivo dell’economia sarà la valorizzazione del capitale. Sta tutta lì la questione. La dottrina neoliberista sostiene che la valorizzazione del capitale IMPLICA il massimo benessere possibile per l’intera umanità. In altre parole, il processo di arricchimento delle elite che detengono il capitale equivarrebbe al massimo di giustizia sociale umanamente realizzabile sulla Terra. Più o meno quel che pensavano i monarchia assoluti con le loro corti di feudatari. A questa visione noi opponiamo un’economia il cui obiettivo è il pieno sviluppo delle potenzialità dell’uomo. Un sistema in cui la politica, la scienza e la tecnica sono finalizzate alla liberazione dell’umanità dal bisogno, dalla malattia e, infine, dal lavoro così com’è inteso oggi.

IVANOE
IVANOE
1 Maggio 2012 15:29

Forse tu non hai letto bene sia MC che SM.

Tetris1917
Tetris1917
1 Maggio 2012 15:48

Ma dico io, una volta tanto non ve ne potete stare in silenzio? Cazzo, andate in piazza a fare la rivoluzione, se la sapete cosi’ lunga. Cedolin, tu scrivi: I lavoratori, bestie da soma in via d’estinzione, immolati sull’altare del progresso e della competitività?
Sei cosi’convinto di questa estinzione? Se e’ cosi, sei un coglione!
Ancora insisti:l più anzichè festeggiare, la tribù di cui sopra potrebbe spendersi in rituali propiziatori, finalizzati ad ingraziarsi la benevolenza degli dei, affinchè finalmente facciano piovere. Come sopra, sei un coglione.
E’ mai possibile che tanta gente che crede nel lavoro e nel Primo Maggio, debba essere offesa da un articolo cosi’ inutile e qualunquista? Coglione.