PRIMA LAUREA CON TESI “DISSIDENTE”: INCONTRIAMO LA DOTT.SSA RIGGIO

Dopo tanto dolore, il riscatto; la storia di un sogno realizzato: la laurea con una tesi sul dissenso. Le congratulazioni della redazione alla neo dottoressa Alessandra Riggio.

PRIMA LAUREA CON TESI "DISSIDENTE": INCONTRIAMO LA DOTT.SSA RIGGIO

Di Paola Fara, per ComeDonChisciotte.org

Incontriamo Alessandra Riggio, danneggiata dalla vaccinazione anti Covid-19, che ha recentemente conseguito la laurea in Lettere, Sapere Umanistico e Formazione, con una tesi dal titolo “Persecutio. Storie di streghe e di untori” nella quale analizza il comportamento umano in caso di straordinari eventi contrari ed evidenzia le analogie tra gli accadimenti dei tempi passati e quelli della storia recente in epoca di pandemia.

Sono passati due anni dal mio primo incontro con Alessandra. Ricordo quegli attimi come se fosse ieri e, a ripensarli, mi emoziono ancora. Avevo cercato contatti con persone danneggiate dalla vaccinazione anti Covid-19 perché da diversi mesi avevo compreso che qualcosa non stava funzionando come previsto e sentivo fortissima la necessità di andare a fondo al problema degli effetti avversi. Volevo scrivere un articolo su questa tematica, che fosse dettagliato e contenesse testimonianze dirette.

Alessandra, ormai cara amica, è la prima persona danneggiata dalla vaccinazione che ho conosciuto. Dopo di lei se ne sono aggiunte moltissime altre e il mio viaggio al loro fianco e nei vari ‘gironi’ di questo inimmaginabile Inferno terreno nel quale ci siamo trovati, mi ha portata a contatto con tante dolorosissime realtà.

Ma al contempo mi ha fatto scoprire la tenacia e la determinazione di chi sta lottando per cercare di riacquistare la salute perduta, di chi sta cercando Verità e Giustizia, di chi, pur in questi tempi bui, non ha abbandonato i suoi sogni.

  • Alessandra, dal 15 dicembre 2021 la tua vita è cambiata. Hai dovuto fare una scelta, pressoché obbligata, di cui stai pagando pesanti conseguenze sulla tua salute. Ma, nonostante le grandi difficoltà, non ti sei chiusa in te stessa e fai tutto il possibile per dare voce a chi si trova in situazione analoga alla tua. Cosa è successo e cosa ti ha portato ad esporti, anche in difesa degli altri?

Il 15 dicembre 2021 con il D.L. 44/2021 è stato imposto l’obbligo vaccinale al personale scolastico di cui faccio parte. Fino a quel momento mi era stato permesso di recarmi al lavoro sottoponendomi ai tamponi e, al contempo, sopportando tantissime vessazioni da parte di chi a scuola confidava totalmente nella propaganda posta in atto dallo Stato e dalla Scienza. A causa di quel D.L. non potevo più esimermi, altrimenti non avrei potuto garantire il sostentamento ai miei figli entrambi minorenni!

Alle 8:20 di quel mattino, con una telefonata, venni informata dalla segretaria che era stata redatta una lettera di sospensione nei miei confronti che sarebbe divenuta esecutiva quel giorno stesso se non mi fossi sottoposta alla vaccinazione.

In uno stato di profondo sconforto, e come se mi stessero conducendo al patibolo, mi recai all’hub vaccinale per farmi inoculare. E’ stato terribile! Quel maledetto giorno mi sono sentita violata nel corpo e nell’anima; ignoravo però che sarei rimasta immediatamente vittima di effetti avversi causati dal siero genico sperimentale che mi fecero sprofondare in un incubo da cui intendo risvegliarmi con tutte le forze. Da quel momento il mio corpo non ha più smesso di bruciare ed anche il mio cuore è rimasto danneggiato sviluppando una peri-miocardite; per un periodo non ho più avuto neppure il controllo delle gambe. Tutt’ora non ho una diagnosi e neppure una cura che continuo comunque a cercare e a pretendere.

Per mia natura non ho mai taciuto di fronte alle ingiustizie, come potevo farlo dinanzi allo scempio che era stato fatto dei nostri diritti, delle nostre libertà e soprattutto della nostra salute? (La mia in primis!)

Dovevo AGIRE! Esigevo delle risposte perché non capivo in nome di cosa ci stavano facendo tutto questo e, se nessuno era disposto a darmele, le avrei trovate da me, esponendomi in ogni modo possibile: giornali, TV, documentari, libri, social e urlando persino ai quattro venti se fosse stato necessario. Avvertivo, inoltre, il dovere morale di far sentire la mia voce anche per quelli che voce non ne avevano avuta, magari per paura di esporsi o per mancanza di mezzi tramite i quali diffonderla o perché una voce non ce l’avevano più e non avevano più neppure una vita.

Il mio intento precipuo era quello di salvare dagli effetti avversi quanti ancora potevano esserlo - c’era tanta gente, troppa, che considerava il vaccino come l’unica via di salvezza, non potevo sottrarmi dal raccontare loro la mia esperienza, dovevano essere eruditi e comprendere che avrebbero potuto incorrere in effetti collaterali anche gravi che venivano sistematicamente taciuti dalla martellante propaganda - e di informare e confortare chi come me viveva e vive lo stesso calvario.

  • In questi anni difficili hai anche deciso di tirare fuori il tuo ‘sogno nel cassetto’: il conseguimento della Laurea. Un sogno ambizioso, non facile da far conciliare con la famiglia, il lavoro, i problemi di salute. Da dove nasce questo progetto e cosa ti ha portato a definire l’argomento della tua tesi? Ce ne puoi riassumere il contenuto? In questi tempi di facile censura verso qualsiasi voce dissonante, hai avuto difficoltà a trattare l’argomento scelto?

Trovandomi a vivere un periodo tanto difficile e delicato della mia esistenza non potevo permettere al dolore e alla paura di avere la meglio su di me, non potevo minimamente pensare che la mia vita si riducesse a fare i conti con un corpo malato, dovevo reagire alla paura della morte che mi ha accompagnata in questi due anni e mezzo e canalizzare le mie energie in qualcosa di edificante, bello, vitale ed immensamente positivo. Dovevo nuovamente pensare al futuro, a nuovi progetti, contrappore pensieri di vita a quelli di morte: ho così deciso di buttarmi a capofitto nello studio al fine di conseguire la laurea e realizzare quel sogno che da troppo tempo attendeva di essere portato a compimento. Raggiungere questa meta, alla luce di quanto accaduto, aveva adesso un’altra valenza, aveva un ulteriore fine: trasmettere un messaggio che mi aiutasse a denunciare una realtà scomoda in un contesto dove trattare la dissidenza è alquanto inusuale.

Con grandi sacrifici e determinazione, nonostante le varie corse al Pronto Soccorso e le terrificanti diagnosi, rivelatesi fortunatamente errate, il 9 luglio 2024 sono stata finalmente proclamata dottoressa in Lettere.

L’argomento trattato nella mia tesi abbraccia più epoche storiche unite da un medesimo filo conduttore: di fronte ad eventi inaspettati e avversi, che non trovano spiegazione nell’umana ragione, ci si risolve nella ricerca di un colpevole su cui riversare rabbia e frustrazione, ed è proprio la persecuzione l’elemento cardine del mio elaborato.

La recente pandemia ha visto, ad un certo momento, l’opinione pubblica dividersi tra favorevoli e contrari al vaccino e verso questi ultimi si è generata una campagna d’odio di considerevoli proporzioni (che ho vissuto anch’io in prima persona sulla mia pelle); ciò ha istillato in me il desiderio di comprendere l’umano agire quando la paura prende il sopravvento e di confrontare il presente con simili accadimenti verificatisi in passato come la caccia alle streghe e quella agli untori, di cui ho riportato diverse storie. Ho trovato ed evidenziato moltissime analogie con il tempo presente, soprattutto quando ho analizzato il periodo della peste definita “ Manzoniana” come ad esempio: i luoghi in cui si è scatenato il contagio, il paziente zero, la quarantena, le zone rosse, il green pass, la psicosi collettiva, gli untori accusati di diffondere il virus, le persecuzioni e le vessazioni, gli errori medici e quelli politici, la propaganda, la spirale del silenzio a cui tutti i dissenzienti sono stati ridotti e persino una terribile similarità con i carri militari di Bergamo.

Ad essere sincera non ho trovato alcuna difficoltà a trattare l’argomento poiché ho cercato di stilare una fedele ricostruzione storica degli avvenimenti, evitando di esprimere opinioni personali - soprattutto per quanto concerne l’attualità - per non incorrere appunto in facili censure. Certo avrei avuto molte altre cose da raccontare, come il difficile destino dei danneggiati da vaccino e dei morti ammazzati a causa degli scellerati protocolli di tachipirina e vigile attesa, ma non ho potuto che accennarle in modo del tutto marginale.

Il mio scopo, comunque, era quello di parlare di questa epoca storica e di quello che abbiamo subìto, utilizzando un registro diverso rispetto a quello usato dai canali mainstream e di riportare una visione dei fatti che viene dal basso e credo di potermi ritenere più che soddisfatta perché ho potuto farlo, e non era affatto scontato.

  • Nell’ultima parte del tuo lavoro, quella che ci porta ai giorni nostri, alla pandemia e a tutte le sue conseguenze, vi sono i contributi, scritti appositamente per la tesi, di persone che hanno vissuto sulla loro pelle situazioni particolarmente sfavorevoli. Tra di loro vi è anche Raffaele Varvara, redattore di ComeDonChisciotte. Cosa ti ha maggiormente colpito delle loro testimonianze? E cosa ti hanno lasciato gli incontri con loro?

Le loro storie, accomunate dalla capacità di rivendicare il diritto di scegliere in libertà e consapevolezza fino al punto di rinunciare a tutto: stipendio, agi, abitudini e persino ciò in cui più si identificavano ossia la professione, mi hanno commossa moltissimo. Quanto dolore è stato inferto a chi ha avuto il coraggio di dissentire!

Tra le pagine della mia tesi troviamo infatti i contributi di Silvana, psicologa e docente universitaria, o almeno lo era fino all’avvento del siero magico, nonché quello di Luisa, anch’essa psicologa che ha avuto un modo eccezionale e controcorrente di affrontare la sfavorevole situazione, e quelli di Raffaele e Giusy entrambi infermieri sospesi e licenziati. Ma queste vessazioni, contrariamente ad ogni aspettativa, hanno generato un effetto boomerang nei confronti del sistema, dando vita ad una capacità di reazione senza pari. La cosa che più mi ha colpita è la determinazione con cui ognuno di loro ha saputo resistere, reinventarsi ed agire senza farsi irretire.

Gli incontri con loro mi hanno fatta sentire meno sola ed unita ad essi da un genuino sentimento di fratellanza e comunione di intenti, sicuramente mi hanno arricchita moltissimo.

  • La tua tesi è, a mio parere, un esempio eccezionale di forza e rinascita. Quella Forza che si acquisisce quando ci si espone per la difesa di diritti fondamentali, non solo a tutela della propria persona ma a tutela di tutti. E quella Rinascita che scaturisce dal dover affrontare situazioni estreme, nelle quali scoprirsi dotati di risorse inimmaginabili. Come ti ha cambiato questo percorso?

Questo percorso mi ha resa un’indomita guerriera, non permetterò mai più a niente e a nessuno di dilaniare il mio corpo, di impormi scelte che non condivido o che possano nuocermi, continuerò a battermi per la difesa dei nostri diritti e non consentirò ad alcuno di mettere a tacere la mia voce e di adombrare la mia capacità di discernimento.

Mi chiamo Alessandra, nome di origine greca composto dal verbo “Alexèin” che significa proteggere, difendere, aiutare e dal sostantivo “Andros”, ossia uomo, che si traduce in “protettrice degli uomini” e mi piace pensare che il mio nome racchiuda la mia essenza!

  • Le imposizioni degli anni della pandemia hanno colpito duramente i giovani. Ma, salvo casi eccezionali, non li abbiamo trovati ai convegni, alle proiezioni dei documentari che riscrivono, in modo eccezionale, la nostra storia recente. E altrettanto raramente li abbiamo visti manifestare contro tutte le vessazioni che li stavano schiacciando. Quale è il motivo, a tuo parere, di questa assenza? Cosa ti sentiresti di dire loro?

I giovani sono le vere vittime, figlie di questo tempo, la loro assenza presumibilmente è dovuta all’incapacità di usare il loro senso critico poiché diseducati ad esercitarlo.

Desidero invitarli ad utilizzare il discernimento e la partecipazione attiva alla vita sociale, coadiuvati in questo in primis dalla famiglia e poi dalla scuola entrambe tenute a supportare ed incoraggiare il pensiero critico, il dialogo e la socialità. Li invito inoltre ad informarsi quanto più possibile e a non prendere per oro colato le notizie che vengono diffuse dal mainstream; consiglio loro di dubitare, dubitare sempre e di non affidare le loro vite nelle mani di chi fa facili promesse che restano comunque sempre disattese e di ritornare ad essere fautori del loro destino. Li invoglio inoltre a studiare perché lo studio mi ha salvato la vita e in ogni caso contribuisce senz’altro a migliorare quella di ognuno di noi.

Infine consiglio loro vivamente di spegnere i cellulari e di ritornare ad incontrarsi all’aperto, nelle piazze, nei locali e di dialogare fino a consumare la voce.

Oggi, cara Paola, è un giorno importante per me, oltre all’emozione della proclamazione ho avuto l’onore di essere da te intervistata per questa interessante rivista e di godere del privilegio di vedere pubblicata la mia tesi. Inoltre, dal prossimo settembre, sono stata invitata a girare l’Italia con questo mio elaborato per condividere le mie riflessioni con quanti lo vorranno!

Nutro nei tuoi confronti e nei confronti della redazione una profondissima stima e vi ringrazio di cuore per avermi resa degna di ascolto.

Sinceramente grata, Alessandra.

--

Ringrazio io di cuore Alessandra per aver accettato la proposta di questa intervista che ci ha dato una nuova occasione di incontro. La sua testimonianza è drammatica ma al contempo carica di speranza e determinazione. Le conseguenze delle imposizioni sanitarie e politiche di questi anni passati, pesano come macigni sulla vita di un numero di persone inimmaginabile. Purtroppo coloro che, come Alessandra, si mettono in gioco e si espongono, sono solo una minima parte della punta di un iceberg enorme che si ingrandisce sempre di più e che ancora si cerca di tenere sommerso.

Mi auguro che ognuno di loro ritrovi la salute perduta e possa realizzare il proprio ‘sogno nel cassetto’ così da riguadagnare anche quella forza e quella serenità che sono state così duramente minate alle fondamenta.

Di Paola Fara, per ComeDonChisciotte.org

17.07.2024

Commenti (41)

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    1. Phantom 18 luglio 2024

      Eri certa di andare al patibolo,allora dovevi comportarti in modo diverso,perchè una volta persa la salute non ritorna,e con il tempo,è il bene più prezioso che un essere umano,possiede.E lo deve difendere in ogni modo possibile.Mi spiace che ti sia andata male,ma dovevi scegliere un'altra opzione,altrimenti,poi fare la vittima non serve a niente.Il potere in questo caso,è stato intelligente e ti ha permesso di laurearti su un tema contrario a loro,ma alla fine hai smesso di accanirti contro .Il potere è sempre un passo avanti,e finchè ci si accontenta delle briciole,sarete sempre sopraffatti da loro,ma come sempre ho detto,versare il proprio sangue non vi si addice.

    1. R66 17 luglio 2024

      Rimango sinceramente perplesso da molte posizioni, così vorrei arrivare al dunque e fare una domanda secca ai "pentiti".

      Se dovessero attuare nuovamente una procedura simile, cosa avete variato per non dover ripetere lo stesso comportamento?

    2. absitiniuriaverbis 18 luglio 2024

      Che ingenuità! Ma la storia ha mai insegnato? Lo so che lo sai e lo sa, anche e soprattutto, chi controlla.

    3. R66 18 luglio 2024

      In un post poco sopra ho scritto: "Queste cose le so io e le sanno anche gli “organizzatori”, i quali avranno vita ancor più facile di ieri, visti gli sviluppi e la non assimilazione popolare."
      😉

      Ma dato che a sentire diversi "pentiti", qui nel blog e a quattrocchi, alla prossima sarà diverso, chiedevo cosa avessero cambiato per non doversi nuovamente giustificare con: "l'ho fatto per gne gne gne"?

    4. absitiniuriaverbis 18 luglio 2024

      Si, la storia non insegna.
      In aggiunta, se è vero che in qualche misura possiamo scegliere è soprattutto vero che non siamo affatto liberi di scegliere le conseguenze. Ad ognuno le sue, a ben vedere, basta e avanza.

    1. R66 17 luglio 2024

      1) Ti sei fatto somministrare il vaccino? Interessi tuoi.
      2) Hai indossato la mascherina? Interessi tuoi.
      3) Ti sei avvalso del lasciapassare? Interessi di tutti.

      Il punto 3 è l'unico importante, quello che sta a monte, quello che avrebbe evitato l'aspetto sanitario, quello che determina l'essere; ma vista la percentuale interessata, meglio distogliere l'attenzione sull'intruglio.

      PS
      Pur di non prendere la questione di petto, siamo arrivati ai pentiti...
      In ogni caso, il pentimento acquista valore solo se, di fronte a un ennesimo evento, si agisce diversamente, non se a parole si dice che forse, eventualmente, semmai, può darsi, lo si farà.

    2. Individualista 17 luglio 2024

      Non si può fare i mazinga quando l'idiozia pervade i più ed avanza inarrestabile, ma si può mantenere lo spirito critico per mantenere la propria incolumità lì dove le circostanze ti impongono, ad esempio, la mascherina.
      Io sono certo tu ti sei fatto inoculare e vorresti credere che chi non lo ha fatto sia al tuo stesso livello spirituale. Non è così.

    3. R66 17 luglio 2024

      Il livello spirituale non centra un tubo, la discriminazione è stata pratica e tangibile, ed è stata resa possibile per via del lasciapassare.
      Parlare solamente dell'intruglio senza minimamente accennare alla propria partecipazione allo scempio, non è solo offensivo e fastidioso, ma patetico.
      L'ultima frase non l'ho capita proprio bene...
      A meno che non siano venuti di notte in casa mia, io sono certo di non averlo fatto.
      Comunque, ai fini sociali, è preferibile un vaccinato che non si sia avvalso del permessino rispetto a un non vaccinato in fila perenne fuori dalle farmacie.

    4. Individualista 17 luglio 2024

      Io, che odio lavorare, mi ci metto nei panni di una persona che con famiglia ed affitto deve potersi mantenere. Non so quale sia la tua posizione (e scusa per l'arroganza di prima) in senso economico, ma se io fossi stato in Italia e mi fossi trovato nella situazione che ho descritto, avrei fatto i tamponi. In questo senso è come se pur non accettando il codice della strada, lo rispettassi per non farmi ammazzare, mantenendo però il mio spirito candido ed eventualmente, messo poi alle strette, decidessi di camminare solo dentro casa mia.
      Ovviamente non condivido la tua posizione sui vaccinati senza permessino.

      P. S. Forse esagero, chissà, ma, e qui sottolineo il piano spirituale, io sento tanto ma tanto colpevole chi ha apposto la propria firma, ancora prima della critica al siero.

    5. R66 17 luglio 2024

      In tutte le discriminazioni della storia ci sono stati sempre dei condizionamenti.
      Se il condizionamento diventa la motivazione per avallare la discriminazione stiamo freschi, tra l'altro, senza di esso non si discrimina affatto.
      Come la risolviamo?

      Non si tratta di una mia posizione, ma di un dato di fatto: il lasciapassare discrimina il prossimo, non il vaccino.

    6. Pfefferminz 17 luglio 2024

      "1) Ti sei fatto somministrare il vaccino? Interessi tuoi"

      Dissento. Vengono colpiti anche gli interessi della comunità. I numerosissimi danni da vaccino avranno come conseguenza non solo l'aumento delle spese mediche, ma anche l'aumento degli invalidi, persone che vorrebbero lavorare, ma che non ne sono più capaci. Io ho già notato la mancanza di personale: studi medici privati e artigiani che rispettivamente non accettano nuovi pazienti e nuovi clienti.

      2) Hai indossato la mascherina? Interessi tuoi.

      Discorso analogo per le mascherine. Le mascherine, oltre a non essere servite a niente, sono state causa di malattia. Nelle zone in cui l'obbligo della mascherina è stato seguito ci sono stati più morti.

      3) Ti sei avvalso del lasciapassare? Interessi di tutti.

      Questo punto invece è importante e andrebbe approfondito, ma non tanto perché ha dato luogo ad una "discriminazione", ma perché ha messo a nudo l'incapacità di coalizzarsi come società contro di "loro". Pensate come sarebbe stato bello se i ricattati sul posto di lavoro avessero detto in coro "No, noi non ci stiamo". Tutti licenziati? Davvero?

    7. R66 17 luglio 2024

      Il succo del discorso sta proprio il quel tutti insieme.
      Non discrimino perché lo ritengo sbagliato o perché il tutti insieme mi evita delle ripercussioni personali?
      Questa "sottigliezza" determina l'uomo o il pupazzo.
      Una coalizione di pupazzi vale zero.

      Con questo non voglio dare adito ai soliti argomenti duri&puri, livelli di spiritualità o boiate del genere.
      Ci sono soltanto due vie, sono semplici, sono pratiche, sono evidenti e oggettive, non bisogna girarci intorno con mille peripezie: si discrimina o non si discrimina.
      Le motivazioni non alterano/ammorbidiscono/modificano nessuna delle due vie.
      Già solo che le persone sentano il bisogno di giustificarsi (ah, l'ho fatto per i figli, per il lavoro, per il pesce rosso ecc...) la dice assai lunga sulle reazioni di fronte ad un possibile prossimo evento.
      Queste cose le so io e le sanno anche gli "organizzatori", i quali avranno vita ancor più facile di ieri, visti gli sviluppi e la non assimilazione popolare.

      PS
      Dato che il problema si è strutturato intorno all'incapacità di gestire delle privazioni, perlopiù estremamente irrisorie (ricordate i tempi: il grosso ha lasciato-passare per entrare nei locali), questa incapacità dovrebbe essere l'argomento principe sul tema.
      Primo atto, prenderne atto.
      Appare abbastanza ridicolo dover ribadire il concetto dopo più di 3 anni...

    8. BrunoWald 17 luglio 2024

      "ai fini sociali, è preferibile un vaccinato che non si sia avvalso del permessino rispetto a un non vaccinato in fila perenne fuori dalle farmacie."

      I "fini sociali" sono una finzione, in un mondo in cui da tempo impera la legge della giungla.

      Mio cugino è l'unica fonte di reddito per la moglie e due figli; si è rifiutato di vaccinarsi malgrado le pressioni sull'ambiente di lavoro, e ha fatto la fila tre volte alla settimana per mesi, collezionando un pacco di lasciapassare grosso come un mattone.

      Ha fatto quello che doveva fare per proteggere la sua famiglia, che è il primo dovere di ogni uomo, altro che discriminazione e fini sociali... E ha tutta la mia ammirazione. Ti dirò di più: lo conoscevo poco, e mi ha sorpreso; non ha alcuna ideologia, nessuna velleità rivoluzionaria, è sempre stato il classico sgobbone rispettoso delle leggi, ma quando hanno voluto calpestarlo non ha piegato la schiena, e si è assunto le sue responsabilità verso i propri cari.

      Tanto di cappello.

      Per me è stato molto più facile fare il dissidente.

    9. R66 17 luglio 2024

      Comprendo come la frase che ho scritto sopra possa far storcere il naso, ma si tratta di un automatismo, non di un'opinione.

      Il certificato ha differenziato la fruizione dalla non fruizione; infatti, nella maggior parte dei casi e, soprattutto inizialmente, non chiedevano il vaccino, esso era soltanto una delle vie per ottenere l'accesso.
      Il meccanismo si è messo in moto con la fruizione, azione conseguente all'aver fornito valore ad un permesso, non con il numero dei piccotti.
      Per quanto mi riguarda, non esiste una condizione più facile di un'altra, esiste soltanto una scala di priorità.
      Non per forza tutti debbano averne identiche, ma alcune, sempre per via di un altro automatismo, escludono la persona interessata dall'entrare nell'argomento, figuriamoci a ergersi ad esempio.

    10. Individualista 17 luglio 2024

      Tanto di cappello a te per l'onestà nell' ammettere che è stato più facile. Per me, in Inghilterra, è stato addirittura semplicissimo MA ho indossato la mascherina per il bus etc. etc.

    11. pieros 17 luglio 2024

      Avrei fatto i tamponi anch'io se non mi fosse costato i 3/4 dello stipendio

    12. Individualista 17 luglio 2024

      "si tratta di un automatismo, non di un'opinione"

      Insomma, altro che boiata, questa è la quintessenza di chi ha ragione aprioristicamente perché sa la Verità Assoluta. Complimenti!

      Chiederò, eventualmente, venia quando avrò il piacere di sapere come hai mantenuto moglie e figli astenendoti dal discriminare.

    13. R66 17 luglio 2024

      Capiamoci, stiamo parlando delle giustificazioni o dell'azione in sé?
      Perché sull'azione non si discute e sì, è una verità oggettiva: o si è partecipato o meno.

      Riguardo alle giustificazioni, sono un campione anche lì.
      Bene, andiamo ad escludere tutti quelli prima dell'estate 2021, poi quelli in cui il lavoro non era messo in discussione, poi escludiamo quelli che avevano qualche mese di stipendio da parte, poi quelli che tanto ormai ce l'ho, lo sfrutto anche per le inezie ecc...

      Quanti ne rimangono "degni" di giustificazione secondo te?

      L'Italia, ieri piena di gente con accumuli e proprietà, d'un tratto si scopre essere la patria dei conti 0 a fine mese e delle persone ad un passo da sotto il ponte.

      Per non parlare del periodo dell'auto certificazione.
      Seppur non era prevista nessuna multa o altra ripercussione, i più, lesti a presentarla come bravi cagnolini.
      Nel mio caso, per una cittadina di 50mila abitanti, su 3 fermi e quindi 6 vigili, a nessuno dei 6, dopo già diverso tempo dall'entrata in atto, era mai capitato un rifiuto.
      La "sciocchezza" ha contribuito non poco al resto.
      A questa come ci giustifichiamo?
      Moglie? Nonno? Figli? Lavoro? Oroscopo?

      Io sto trattando una posizione che possa permettere di non ricaderci, la quale non è indolore, tale possibilità non potrà avvenire senza onestà intellettuale e senza realizzare gli eventi e le priorità.

    14. BrunoWald 17 luglio 2024

      Discriminare è parte della natura umana, lo facciamo tutti ogni giorno sulla base di simpatie/antipatie ecc. I peggiori sono quelli che si credono virtuosi e salgono su un pulpito per giudicare gli altri (il loro "campione" è Popper, quello che si è universalmente sputtanato affermando che non si possono tollerare gli "intolleranti").

      Certo, quando la discriminazione è operata dal potere costituito è una cosa diversa. Ma avviene costantemente, nell'indifferenza generale. Se un clandestino resiste alla "forza pubblica" non succede niente; se lo fa un italiano gli rovinano la vita. La nuova tendenza della mafia globale è di condizionare l'accesso al credito ad imprese che assumano donne, neri, omosessuali, che aderiscano all'agenda green e così via.

      In tempi di guerra, o di "pandemia", la gente viene manipolata attraverso la paura, e l'odio che ne consegue. Ti fanno sentire in pericolo, e ti additano un colpevole: non ci sono argomenti razionali che tengano. In simili condizioni, una persona ha il dovere di non perdere la testa e agire freddamente, con calcolo. Non si tratta solo di gestire delle privazioni, ma soprattutto di non permettere al nemico di fotterti approfittando la follia generalizzata.

      La firma sui decreti la metteva Draghi, ma migliaia di solerti esecutori ti impedivano di entrare in un ufficio, o ti facevano scendere dal treno. Discutere non serviva a nulla, e non potevi ostacolare il meccanismo della discriminazione: potevi solo scegliere se incatenarti a un lampione nell'attesa che ti applichino il TSO, o cercare di fotterli con le loro stesse armi.

      Ci sono circostanze in cui i compromessi non sono più possibili e bisogna essere disposti a morire per resistere al male. Ma se per fare la spesa basta fare carte false, come tanti hanno fatto nel paese in cui vivo, ti assicuro che non mi faccio scrupoli.

    15. ducadiGrumello 17 luglio 2024

      per una volta non sono del tutto d'accordo con te, caro R. Non bisogna dimenticare che l'adesione cieca e acritica ai vax ha determinato proprio la situazione di cui ci si lamenta, cioè la possibilità di mettere gli obblighi sul lavoro e pure il famoso lascia passare che suscita, giustamente, la tua indignazione, che è pari alla mia. Benchè io sia convinto che i dati fossero falsati e che sia una menzogna totale il numerino magico del 90%, proviamo a pensare se a dosarsi fossero stati il 50, o il 40, o meglio ancora il 30: tutto ciò che ti scandalizza non avrebbe potuto essere applicato

    16. Pfefferminz 17 luglio 2024

      "Appare abbastanza ridicolo dover ribadire il concetto dopo più di 3 anni…"

      Quando furono introdotti i "vaccini", c'è stata la capitolazione di massa, un fatto che noi spettatori "informati" non ci aspettavamo. Io mi ricordo che scrissi che nessuno si sarebbe vaccinato, sapendo che i sieri sono tossici. Invece nessuno voleva prenderne atto e la nostra era una voce nel deserto. La scintilla dell'"io non ci sto" avrebbe dovuto spuntare prima di qualsiasi inoculazione, ma fu sommersa da una propaganda mediatica che non lasciava scampo. Non c'è stato lo spazio per dare una chance alla solidarietà dei subalterni contro chi aveva intenzioni tutt'altro che benevole. La comprensibile giustificazione di molti ricattati era "devo pensare al sostentamento dei figli". Il ragionamento però avrebbe dovuto proseguire: "se a causa del vaccino, mi ammalo gravemente, non potrò mai più sostenere i miei figli". È da questa considerazione che forse sarebbe scaturita la determinazione a ribellarsi e a cercare altre soluzioni come il coalizzarsi con altri nella stessa situazione.
      Teniamo presente che al momento ci troviamo nella stessa identica situazione pre-vaccinale di tre anni fa, forse una piccola finestra temporale.

    17. R66 17 luglio 2024

      Tecnicamente si è verificata una sorta di mini apartheid, dove invece dell'etnia, c'era il foglietto a far la differenza.
      Come accennato in un altro post, la faccenda è iniziata con l'autocertificazione, l'appoggio è derivato unicamente dall'incapacità di far valere il proprio pensiero, non c'erano ripercussioni inizialmente, poi in seguito l'inadeguatezza personale è diventata lo faccio per questo e lo faccio per quest'altro.
      Non si tratta di rivangare il passato, il problema è che l'incapacità è rimasta, lo testimonia il fastidio generale nel tirarla fuori.
      Abbiamo fatto schifo, questo è successo.
      Non ci sono eroi, non ci sono esempi, niente, solo schifo e invece di rinfrancarci con chi non dovrebbe neanche proferir parola, sarebbe meglio adoperarsi per non farne ancora, innanzitutto prendendone atto, poi analizzando minuziosamente i processi personali e sociali.

    18. R66 17 luglio 2024

      Ovvio che non parlavo di una discriminazione mentale, ma dell'impedimento pratico verso le quotidianità.
      Dando valore al mezzo per impedire, si da valore all'impedimento.

    19. R66 17 luglio 2024

      Un bambino va istruito sui valori basilari, un adulto invece ne è la rappresentanza.
      Non va istruito, anzi, se è arrivato alla fase adulta senza averli strutturati, la carenza ha origini ben più gravi e profonde, difficilmente risolvibili con uno o più testi scritti.

    20. IlContadino 18 luglio 2024

      Tuo cugino è stato umiliato, come ogni essere umano sul pianeta.
      Questo è accaduto, ci hanno umiliato.
      Ognuno di noi ha reagito come meglio ha ritenuto opportuno.
      Nessun eroe, nessun vigliacco.
      C'è solo la coscienza, l'unica con cui siamo chiamati a fare i conti.
      Ognuno di noi nel proprio intimo sa come si è comportato. Sa se è stato vile, se è sceso a compromessi che avrebbe potuto evitare, se ha approfittato della situazione, se ha discriminato il prossimo, fottendosene allegramente, e tanto altro.
      Nella coscienza è tutto registrato, ti passa innanzi continuamente, lo vedi ciò che sei, non ci son catzi.
      È un esame quotidiano.
      È per questo che vedi così tanti strippati in giro negli ultimi tempi, difficile tenere la botta, fare i conti con tutto quel marcio che viene a galla, e sta lì, sta lì, sta lì, non se ne va.

    21. absitiniuriaverbis 18 luglio 2024

      "Nessun eroe, nessun vigliacco.
      C’è solo la coscienza, l’unica con cui siamo chiamati a fare i conti.
      Ognuno di noi nel proprio intimo sa come si è comportato. Sa se è stato vile, se è sceso a compromessi che avrebbe potuto evitare, se ha approfittato della situazione, se ha discriminato il prossimo, fottendosene allegramente, e tanto altro.
      Nella coscienza è tutto registrato, ti passa innanzi continuamente, lo vedi ciò che sei, non ci son catzi.
      È un esame quotidiano."

      Sottoscrivo anche gli spazi vuoti.

    22. BrunoWald 18 luglio 2024

      C'è stato un esperimento di controllo sociale che prevedeva la sottomissione della popolazione, prima creando la psicosi pandemica, e poi imponendo un trattamento sanitario mediante la paura e il ricatto.

      Ciò ha posto a ciascuno di noi una serie di sfide.

      La prima, fondamentale, rendersi conto della manipolazione. Chi non l'ha fatto appartiene al gregge degli inconsapevoli, oggetto passivo della volontà altrui.

      La seconda sfida, rifiutare il "trattamento". Serve a poco essere consapevoli dell'inganno, se poi cedi al ricatto: difendere il proprio corpo era, a quel punto, l'essenziale.

      Aver rifiutato il trattamento malgrado la pressione ambientale è stata una vittoria indiscutibile: "capire" non dipende dalla propria volontà, agire di conseguenza invece sì.

      La terza sfida ci porta dal livello individuale a quello sociale, che tu metti in primo piano: una volta compreso, e rifiutato il trattamento, rifiutare anche il GP in quanto strumento di ingiustizia. Per es. mi becco l'influenza, potrei ottenerlo ma non lo richiedo né lo esibisco, per principio.

    23. BrunoWald 18 luglio 2024

      Ciò avrebbe avuto senso se esistesse la società. Ma la “pandemia” ha dimostrato che non esiste, al pari dello stato di diritto, la costituzione, ecc. Ha dimostrato la vacuità dei sedicenti valori democratici, dei discorsi retorici sulle cattive dittature. Ha dimostrato che di fronte al primo pericolo (immaginario) diventiamo un branco di vigliacchi che un Burioni qualunque aizza contro gli untori, dei meschini sbirri di complemento che fanno i bulli sull’autobus o in pizzeria.

      Sarebbe bastato che il 15 ottobre 2021 milioni di “lavoratori democratici e antifascisti” incrociassero le braccia, in difesa dei loro compagni privati del pane... Ma ciò non è avvenuto. Anzi.

      A quel punto, la “società” ha emesso il proprio certificato di morte, e ognuno era libero di agire non in base a principi astratti, ma alle proprie sacrosante priorità.

      Abbiamo fatto schifo? Nel complesso sì, ma forse qualcosa abbiamo imparato.

      La prossima volta sarà peggio: appunto per questo ognuno ha la responsabilità di prepararsi, in base al proprio criterio e possibilità. Se è fortunato, in compagnia di affini; altrimenti da solo. Non esiste più alcun patto sociale, e ce l’hanno detto a chiare lettere: nel futuro ci saranno o schiavi o “briganti”, tanto vale abituarsi all’idea.

    24. R66 19 luglio 2024

      Quella che hai indicato come terza sfida, non riguarda soltanto una questione di giustizia teorica.

      Provo con una metafora.

      Immagina quelle scene da film in cui si chiede di inchinarsi al re, con il boia al fianco, e quindi un rifiuto comporterebbe l'immediata decapitazione.

      In quel frangente, un eventuale inchino eviterebbe una brutta fine, ma successivamente bisognerebbe trovare un modo per evitare il ripetersi della situazione.

      Inchinandosi ripetutamente, ossia facendo la fila tre volte a settimana, si accetta il re, le sue leggi, il suo volere e si diventa effettivamente dei sudditi (ecco l'automatismo), né più né meno del suddito volontario.
      Insomma, facendolo, non si può venire a parlare di intrugli e varie come se niente fosse e addirittura considerandosi dissidenti: diventa un insulto, una presa per i fondelli.

    1. Nonso 17 luglio 2024

      Io zero dosi

    1. Individualista 17 luglio 2024

      "Hai dovuto fare una scelta, pressoché obbligata."

      Ecco, qua ho concluso la mia lettura. Mi colpisce la Signora Fara perché ci prova a pigliarmi in giro con un ossimoro moderato da un avverbio, ma mica io sono un allocco... La neodottoressa è nella media, e la media, di per sé disprezzabile, è a livelli talmente bassi da ritrovarci non una danneggiata dal suo conformismo, non sia mai, ma dal vaccino... È un essere animato il vaccino che ti inocula da sé? E no, perché se ci dobbiamo dare al nonsense, io ce la faccio pure... e anche bene.
      Non se ne sentiva il bisogno di una tesi su questo argomento da una che ha fatto una libera scelta, ancor meno di un articolo su una non notizia.

    2. alessandra riggio 17 luglio 2024

      Mi dispiace che non abbia letto fino in fondo né l'intervista né la tesi, cliccando sul titolo in rosso che rimanda ad un collegamento ipertestuale. Accetto di buon grado ogni sua critica però almeno si dia il tempo di conoscere il mio percorso ed il mio elaborato e poi sarò pronta a disquisire con lei su ogni sua osservazione. La cosa che più mi ha rattristata è la critica fatta alla signora Paola Fara, una donna davvero splendida, che si spende moltissimo sia per i danneggiati che per i sospesi.

    1. A XII century man 17 luglio 2024

      È un peccato, a prescindere, che tanta gente sia fulminata sulla via di Damasco dopo il danno. Che la cosa puzzasse era, non di certo a cervello completamente spento, ma intuibile a chi almeno ne avesse lasciato acceso per il 10 %. Tutti, tra di loro, applaudirebbero la tesi della dottoressa adesso, dopo che gli stessi hanno ridicolizzato (nella migliore delle ipotesi) i dissenzienti.

    2. Individualista 17 luglio 2024

      Sottoscrivo ogni tua parola!

    3. R66 17 luglio 2024

      Fulminata forse, destata non credo; ancora non riescono ad ammettere l'evidenza.
      Ogni tanto si ode qualche lamento, ma giusto perché gli è girata male, mica perché hanno realmente capito la dinamica.

    1. pieros 17 luglio 2024

      In bocca al lupo alla riggio.
      Ci sono passato anch'io.
      Non è bello.

    2. alessandra riggio 17 luglio 2024

      Crepi il lupo, ti ringrazio moltissimo.

    1. LuxIgnis 17 luglio 2024

      Tanti auguri alla neo dottoressa.
      La sua tesi dimostra qualcosa che ho sempre pensato e cioè che certe dinamiche pur essendo diverse in base al contesto e al tempo in cui si sviluppano sono nelle fondamenta uguali.
      Qui ci sono almeno due dinamiche da prendere in considerazione. La prima è il comportamento decisamente poco edificante degli esseri umani, pronti a scagliarsi contro pericoli immaginari e sul più debole per avere una briciola di certezza e sicurezza. Oggi ci si è scagliati contro i non vaccinati cercando di costringerli con tutti i mezzi possibili, allora contro gli untori del tempo. Messi al bando, emarginati e spesso anche uccisi. Ma questo vale per ogni cosa non solo riguardo la salute. La gente si scaglia su tutto ciò che è minimamente diverso dallo standard approvato (il consenso collettivo), con violenza di ogni genere, compresa quella fisica se viene permessa.
      La seconda cosa è solo una conseguenza di questo comportamento generalizzato, ed è l'utilizzo che ne fanno i "poteri" del momento. Non c'è bisogno di teorie del complotto per capire che l'arma più forte che ha il "potere" è la divisione. Creare un "nemico" ideale, in ogni campo sociale esso sia, crea divisione e distoglie l'attenzione su quelli che sono i reali pericoli e i reali nemici.
      Per cui il nemico diventa il non vaccinato, l'eretico di turno, come se eliminato quello il mondo ritorni a essere fatto di cioccolata (menzogna di prima categoria).
      E la gente in generale ci casca sempre. Sempre, compreso gli "antagonisti" che si creano la loro schiera di "nemici" e spesso non vogliono affrontare dov'è il nemico. Il vero nemico, che è presente in varie forme da sempre.

    2. alessandra riggio 17 luglio 2024

      Grazie di cuore, hai colto fino in fondo il mio messaggio.
      Qualora ne avessi piacere cliccando sul titolo della tesi, evidenziato in rosso, avrai modo di leggerla integralmente.
      Sentitamente
      Alessandra Riggio

    3. LuxIgnis 17 luglio 2024

      L'ho scaricata.
      Leggerla tutta forse non ce la faccio, sono preso da altre cose al momento, ma sicuramente gli do un'occhiata. Ho già visto dall'indice che vi sono parti che non conoscevo e le leggerò.

    4. R66 18 luglio 2024

      Ho saltato o comunque letto velocemente i riferimenti ai personaggi storici, il resto l'ho letto.
      Secondo me c'è un errore di fondo nella percezione comune e non mi riferisco soltanto alla tua tesi.
      La discriminazione non riguarda le vessazioni, gli strilli, gli insulti ecc... quello è astio, inciviltà, rabbia e follia.
      La discriminazione invece è quella dinamica che si instaura automaticamente quando si presenta il certificato.
      Il modo in cui lo si è ottenuto è del tutto indifferente, il punto chiave sta nell'uso o meno.
      Nel presentarlo e nel richiederlo, si accetta o meglio, si partecipa, al fatto che l'altro non entri, non fruisca e sia escluso.
      "Purtroppo", al mondo ne basta uno soltanto sprovvisto a generare l'effetto e uno ci sarà sempre, non se ne esce.
      Le intenzioni in stile vorrei o non vorrei stanno a zero, contano i fatti.

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