PRIMA DI DI BELLA E DEL CASO STAMINA C'ERA RYKE HAMER

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hamerDI CHRISTIAN RAIMO
linkiesta.it

La prima volta che ho avuto a che fare con la famiglia Hamer avrò avuto vent’anni; stavo facendo il perdigiorno universitario al cimitero acattolico a Roma. In mezzo alle tombe di Gramsci, di Keats, di Gadda, di Byron, notai – nascosta sotto una selva di oleandri – la lapide senza foto che conserva le ossa di Dirk Hamer, insieme a quella di sua madre Sigrid Gertrud Ursula: nato nel 1959 morto nel 1978, più o meno coetaneo del me di allora. Era una storia infelicemente famosa ma non la non conoscevo, anche se ero naturalmente attratto – per una specie di macabro romanticismo famigliare (mia madre che da adolescente mi raccontava la tragedia del figlio di Romy Schneider infilzato a quattordici anni dagli spunzoni di un cancello che tentava di scavalcare) o di banale melanconia dell’età – da quelli che muoiono giovani: estenuavo i pomeriggi invernali ascoltando a ripetizione i tre album che Nick Drake aveva fatto in tempo a registrare prima di morire per un’overdose di antidepressivi o discutevo per ore sulle ragioni che avevano spinto Kurt Cobain a puntarsi un fucile alla testa.

Nella foto: Dirk Hamer durante le cure / PhArchive

Il fatto è che quella di Dirk non è solo la storia crudele di un ragazzo che non fa in tempo a diventare adulto, ma è anche la saga incredibile di una famiglia: padre Geerd Ryke, madre Ursula, e quattro figli. I genitori sul finire degli anni ’60 sono due giovani medici che collaborano tra loro. Lui ha trovato il modo per mantenere la famiglia, viaggiando in Germania e vendendo agli ospedali pubblici e privati alcuni suoi brevetti, come lo scalpello Hamer – una specie di microlama utile nella chirurgia plastica. È una personalità poliedrica, un medico affabile, un abilissimo promotore di se stesso: si è laureato in teologia da giovanissimo, si è sposato a 22 anni, lascia la Germania per girare in Europa in cerca di credibilità, riconoscimento, soldi.
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