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PREPARARSI AL PEGGIO

DI MORENO PASQUINELLI
sollevazione.blogspot.com

La guerra per bande tra notabili e tra pezzi della casta è oramai diventata una lotta frontale tra apparati dello Stato, tra i gangli decisivi delle istituzioni. Tutti i tentativi di exit strategy messi in atto negli ultimi anni per evitare lo sfascio sembrano andati in fumo. Il sistema normativo su cui si è fondata, alle spalle della Costituzione formale, la “seconda repubblica”, quello che ha consentito a Berlusconi di diventare il dominus della crisi, è ora grippato, per la semplice ragione che Berlusconi non vuole sloggiare di sua sponta. È così iniziato il round finale il quale, data la debolezza disarmante e la totale confusione che regna nel campo anti-berlusconiano, potrebbe davvero concludersi, con un redde rationem. Si vada o non si vada alle elezioni anticipate come extrema ratio.
Le opposizioni hanno puntato tutte le loro carte sul disfacimento dell’ectoplasma berlusconiano. Mesi addietro, con la defezione dei finiani, il defenestramento dell’ingombrante Cavaliere era sembrato a portata di mano. Non è stato così.
Il resto dei sodali e dei peones di Berlusconi, la sua corte di nani e ballerine, hanno fatto quadrato, poiché sanno che senza di lui, loro e il cosiddetto Pdl, si squaglierebbero come neve al sole. Così facendo incatenando la stessa lega Nord al destino di questo governo fantasma. In effetti c’è un’ultima chance alla cacciata indolore visto che il “tradimento” di Fini non è stato sufficiente: il salto della quaglia di Bossi, un secondo ribaltone, come quello del dicembre 1994. In ultima istanza sono quindi i leghisti ad avere in mano, con il destino di Berlusconi, quello del Pd e del cosiddetto Terzo Polo. Tutti o quasi i commentatori di Palazzo tendono ad escludere quest’eventualità e scommettono sull’inevitabilità delle elezioni anticipate, poiché ritengono sia ormai impossibile per Bossi fare marcia indietro e affondare Berlusconi. Hanno ragione? Lo vedremo nei prossimi giorni.

Certo è che se lo scontro istituzionale dipende dal fatto che i berlusconiani occupano alcuni gangli decisivi, come la Presidenza del Senato e quella del Consiglio, solo un passaggio elettorale potrebbe dirimere il conflitto, ovvero assestando al blocco Pdl-Lega una sonora batosta affinché le due decisive cariche gli vengano sottratte. Potendo disporre delle leve di tutti e tre i principali poteri statuali, il legislativo, l’esecutivo e il giudiziario (nonché la Suprema corte e la Presidenza della Repubblica), riportandole finalmente sotto il comando del fronte antiberlusconiano, la crisi istituzionale, se non definitivamente risolta, sarebbe almeno tamponata. Un dietrofront della Lega è davvero escluso? Lo è se non ci sarà una imminente fratturazione interna, del Pdl. Ove Tremonti, che detiene la golden share del governo, forte del sostegno di cui gode da parte dei poteri finanziari europei e italiani, si prestasse all’operazione di sostituire il Cavaliere, allora un ribaltone sarebbe davvero possibile. Ma se questo non avverrà le elezioni nella prossima primavera saranno lo sbocco più probabile.

Ma le elezioni, l’Armata Brancaleone che va da Fini al Prc passando per Vendola e Di Pietro, deve vincerle. E non deve vincerle di stretta misura se vuole davvero tagliare la testa del drago. Una vittoria di stretta misura non ucciderebbe infatti Berlusconi, né tantomeno sarebbe sufficiente a sfaldare il suo possente blocco sociale. Se sul piano politico questo blocco è un ectoplasma, su quello sociale è tutta un’altra musica. Si fa un gran parlare dell’egemonia culturale e ideologica del berlusconismo, e si insiste che essa sia fondata sui beceri modelli di vita mutuati dalle Tv mediaset-Rai e dai reality show. Ma questo è solo un epifenomeno, una sovrastruttura. Sono gli interessi materiali il vero collante del blocco berlusconiano. Interessi a cui proprio la Lega, meno prigioniera dei retorici lacci patriottici, da squillante e piena voce. La parola magica dietro a cui si cela il gigantesco coacervo di materiali interessi economici e sociali si chiama “territorio”. Di che si tratta? Di una forma rafforzata di corporativismo sociale, camuffata dietro allo slogan del “federalismo”. Una vera e propria santa alleanza interclassista che non vede uniti soltanto gli industrialotti del Nord est ai loro operai, ma pezzi da novanta della grande borghesia padana, interi settori del sistema bancario e finanziario dell’Italia settentrionale. Questi pezzi di borghesia sono riusciti, col decisivo ausilio di Pdl e Lega, a far passare un egoistico arroccamento attorno ai propri irriducibili interessi di classe, come interesse generale, come difesa del bene comune, portandosi quindi appresso i propri sudditi.

Con un decisivo particolare: che bene comune e interesse generale non solo quelli dell’Italia tutta in quanto nazione coesa, bensì quelli “territoriali”, sù su, dai comuni, ai territori, alle regioni e alla chimera padana.

Il dato davvero enorme, per certi versi inatteso, è che la crisi economica e lo sfascio politico e istituzionale, non pare abbiano indebolito, bensì cementato e rafforzato questo coacervo corporativo. È un fatto che agli occhi (e alle tasche) di questo composito blocco sociale l’antiberlusconismo è percepito come una minaccia. Qui sta la ragione per cui, malgrado il merdaio in cui sguazza il Cavaliere, l’alleanza Pdl-Lega è sentita come una sentinella, forse l’ultima, dei loro interessi. Per questo la battaglia elettorale sarà al calor bianco, e se una sconfitta dell’asse Berlusconi.Bossi ci sarà, sarà solo perché esso perderà ampi consensi nel Mezzogiorno. Ma nel Nord essa terrà le sue posizioni.

A questo punto, estromesso Berlusconi da Palazzo Chigi, sarà stata tamponata la paralizzante crisi istituzionale, ma un’altra e ben più terribile si affaccerà alla ribalta. Dalla crisi istituzionale saremmo ad un passo dalla crisi nazionale, ovvero dell’Italia come stato-nazione.

Scrivevo nell’aprile scorso: « Ma… c’è un ma. La sopraggiunta crisi storico-sistemica del capitalismo occidentale, e anzitutto di quello europeo. Una crisi che mette in forse sia l’unificazione europea che la “dolce morte” degli stati-nazione. E’ sotto gli occhi di tutti che le forze centrifughe, a causa di questa crisi globale, sono oggi decisamente più forti di quelle centripete. Lo sconquasso finanziario e monetario mondiale, il molto probabile scoppio del bubbone greco e l’eventualità che con i “Piigs” tutta l’Eurozona venga travolta, ingarbugliano terribilmente le cose a tutti i protagonisti della scena italiana, Bossi compreso.

Checché ne dica Tremonti-Pinocchio, il debito pubblico italiano continua a crescere e la possibilità che l’Italia venga da un giorno all’altro declassata da qualche agenzia di rating per essere poi aggredita dal capitalismo predatorio internazionale, diventa altamente probabile. E ove davvero la barca economica nazionale rischiasse di affondare, salterebbero non solo i disegni della curia romana, ma verrebbe interdetta alla Lega la possibilità di ottenere un accordo vantaggioso con un nuovo salto della quaglia a sinistra. Salterebbero perché a quel punto le forze sociali che stanno dietro alla Lega, precisamente il blocco corporativo che vede uniti padroni, operai e bottegai padani, sarebbe davvero tentato di compiere lo strappo, ovvero abbandonare la barca italiana in affondamento per salire sul vascello carolingio franco-tedesco (ammesso che questo resista al terremoto tenendo fermo l’Euro come moneta forte).» [ Può l’Italia fare la fine della Jugoslavia?]

I mesi trascorsi dopo il rischio default della Grecia, segnati dall’allargamento della crisi dei debiti sovrani a Irlanda, Portogallo e Spagna, dal rischio che l’intero sistema bancario (poiché detiene la gran parte dei titoli di stato) sia travolto, depongono a favore del pronostico di cui sopra. Lungi dall’essere uscita dal tunnel l’Eurozona trema e la moneta unica è in bilico. La Germania insiste sulla linea dura e chiede ai paesi periferici di risanare deficit e debito pubblico adottando drastiche misure sociali, facendo intendere che non è più disposta a cacciare denari per salvarli. L’ipotesi di un “Euro dei virtuosi” —dei sei paesi a cui le agenzie di rating assegnano la tripla A (Germania, Francia, Austria, Olanda, Lussemburgo e Finlandia)— è all’orizzonte. Il declassamento di un livello del rating del debito a lungo termine del Giappone deciso da Standard & Poor’s è un campanello d’allarme anche per l’Italia. «Siamo di fronte all’effetto valanga dei debiti sovrani, che quando iniziano a crescere troppo, innesta un circolo vizioso che aumenta il servizio del debito, che alimenta il deficit che a sua volta incrementa il debito e così via». [Niall Ferguson, Il Sole 24 Ore, 28 gennaio 2011]

Precisa Daniel Gros, analista a Bruxelles e compagno di studi di Draghi e Federico caffè: «Sono sempre più convinto che sia l’Italia il vero problema dell’area euro. Il tasso di risparmio cala, il deficit con l’estero sta emergendo. Se il Paese non cambia rotta, tra dieci anni può essere dov’è il Portogallo». [Il Corriere della Sera, 29 gennaio 2011]

Tremonti tranquillizza, e tira in ballo l’ultima asta di BTp, andata a segno il 28 gennaio, con tassi lievemente in calo. “Fiducia invariata dei grandi investitori istituzionali stranieri” (che detengono il 50% dei titoli di stato in circolazione) si dice. E’ da vedere se le aste prossime daranno lo stesso risultato, e se non accada ai titoli italiano quanto sta accadendo a quelli di Grecia, Irlanda, Portogallo e Spagna, che possono spacciarli solo perché assicurano interessi sempre più alti e perché la stessa Bce glieli compera la Ue glieli garantisce col fondo europeo per la stabilità finanziaria (Efsf).

Insomma, se un nuovo collasso finanziario sopraggiungesse a breve, non c’è dubbio che anche il debito sovrano italiano sarebbe fatto bersaglio, banche ed hedge fund fuggirebbero dai titoli italiani, visto che la cosa più probabile è che la Germania (portandosi appresso i cosiddetti “virtuosi”, ovvero l’area marco sotto mentite spoglie) non sarebbe disposta a salvare con la propria fidejussione il Belpaese.

Vedremo quali decisioni saranno prese al Consiglio europeo del 24 marzo. Comunque vada il futuro dell’euro non si decide in anni, bensì nei prossimi mesi, mesi guarda caso decisivi per sapere come andrà a finire (o come si avvilupperà) la crisi italiana.

È a questo punto della vicenda che la domanda, ora solo apparentemente accademica, se resisterà l’Italia come stato unitario, potrebbe occupare il palcoscenico della politica, polverizzando in pochi istanti il chiacchiericcio sul bunga bunga. Le tendenze secessionistiche nordiste, tese ad abbandonare il resto del paese alla deriva e ad agganciare la motrice tedesca, potrebbero prendere il sopravvento, in barba agli attuali equilibrismi leghisti. E che Berlusconi e la Lega, nel frattempo estromessi da palazzo Chigi, non possano con ciò più fare da garanti e pompieri della loro base sociale, accentuerà non mitigherà, il rischio di una fatturazione dello Stato-nazione. Il rischio di default da debito, porrà il Paese davanti al bivio: o uscire dall’euro o, per restarci unito, applicare misure recessive dalla conseguenze sociali ed economiche incalcolabili, e l’insorgenza inevitabile di un conflitto sociale ingovernabile-

È probabile che il si salvi chi può europeo trascini anche l’Italia? Sì, è probabile. L’egoismo territoriale e di classe del capitalismo nordista potrebbe prendere il sopravvento, innescando uno scontro politico e sociale generale rispetto al quale l’attuale impallidirebbe.

È il caso di dare delle cifre, le cifre del divario tra il Nord e il Sud di questo paese. Cifre che chiamano in causa colossali interessi materiali, altro che disquisizioni sulle notti di Arcore. Le statistiche Eurostat ci dicono che il Pil procapite del Nord Italia è superiore a quello della Svezia, mentre il Pil procapite dell’intero Centro-Nord Italia (40 milioni di abitanti, un medio paese europeo) è nettamente superiore a quello di Germania o Francia. E il Pil procapite del Mezzogiorno? È inferiore a quello del Portogallo! Ma andiamo avanti. I dati sulla ricchezza finanziaria delle famiglie (calcolati al lordo dell’economia sommersa) ci dicono che se Nord Ovest e Nord est vantano una ricchezza finanziaria per abitante ai vertici europei (livelli superiori all’Olanda) il Mezzogiorno è molto indietro. Stessi risultati li abbiamo calcolandola ricchezza immobiliare. Per quanto riguarda l’export e il surplus manifatturiero il Nord Centro Italia nel 2009 ha esportato prodotti industriali (esclusi gli alimentari) all’incirca come il Regno Unito intero (178 miliardi contro 189), ma vantando un gigantesco surplus manifatturiero con l’estero (45 miliardi di euro, secondo solo alla Germania, mentre il Regno Unito è in deficit per 60 miliardi). Della disoccupazione giovanile sappiamo che al Nord oscilla tra il 5 e il 10% della forza lavoro, mentre al Sud è addirittura più alta della disastrata Spagna. [dati citati da Marco Fortis, Il Sole 24 Ore, 29 gennaio 2011]

Economicamente parlando l’Italia non è già più uno Stato unitario, è una “espressione geografica”. Se la globalizzazione e soprattutto il processo di integrazione europea hanno accentuato il divario Nord Sud nel nostro Paese, la crisi dell’Euro non avrà l’effetto di rinsaldare lo Stato unitario, ma di sfasciarlo. Tutta la borghesia settentrionale deciderà si separarsi dalla zavorra del Sud per agganciarsi alla Germania? No. Esistono potenti frazioni della borghesia, quelle legate ai tradizionali gruppi finanziari e industriali, nonché grandi gruppi come Enel, Finmeccanica, ecc. che non vorranno staccarsi da Roma. Essi hanno già i loro referenti politici, da Fini al Pd, passando per il terzo polo. Ma quale sostegno reale hanno e avranno nelle zone core del Paese? Che forza potranno opporre al blocco sociale corporativo rappresentato politicamente dall’alleanza Pdl-Lega se quest’ultima, per non soccombere, decidesse di rappresentare le spinte secessionistiche? Come gli unionisti potranno fermare l’esodo del capitalismo settentrionale se essi, alle prossime elezioni, non riuscissero a riconquistare una solida maggioranza nel Nord?

Per questo occorre prepararsi, e attrezzarsi, al peggio. Se quanto sostenuto non solo è possibile, ma anche probabile, ciò vuol dire, per le forze anticapitaliste e socialiste, che già sono fuori dal gioco nell’attuale partita che vede contrapposte le diverse frazioni dell’oligarchia dominante, non ci saranno grandi possibilità di esercitare un ruolo determinante. La cosa più infausta sarebbe, per esse, ridursi a fungere da quinta ruota di uno dei due carri. Non è difficile immaginare che la gran parte della cosiddetta estrema sinistra vorrà far parte dell’alleanza unionista e patriottica. Oggi in nome dell’antiberlusconismo, domani in nome dell’Italia unita.

Il lettore che si senta in sintonia con l’analisi da noi esposta si chiederà: ma quindi che fare? Una risposta che proveremo a fornire quanto prima ma che rimanda a quanto da tempo andiamo dicendo e proponendo, ovvero che non c’è alternativa alla costruzione di un terzo fronte indipendente, con la politica al posto di comando, ovvero un programma di misure sociale ed economiche che indichi come fuoriuscire dalla crisi capitalistica difendendo gli interessi sociali della povera gente che questa crisi paga e pagherà in modo ancora più salato. Con una doverosa premessa, che comunque vada a finire il Paese non uscirà dal pantano in maniera indolore, che la battaglia sarà lunga e campale. Come insegnano la Tunisia e l’Egitto, nei momenti cruciali, sono le larghe masse, irrompendo con forza nell’arena, che fanno la storia. E’ sempre stato così, sarà ancora così.

Moreno Pasquinelli
Fonte: http://sollevazione.blogspot.com
Link: http://sollevazione.blogspot.com/2011/01/litalia-affondera.html
29.01.2011

Pubblicato da Davide

  • luigiza

    In effetti c’è un’ultima chance alla cacciata indolore visto che il “tradimento” di Fini non è stato sufficiente: il salto della quaglia di Bossi,..

    Ma può ancora farlo? O meglio il Bossi é privo di pericolosi scheletri nell’armadio?
    Davvero la sua alleanza col Berlusconi é al di sopra di ogni sospetto perchè priva di interessi personali?
    Chiedo naturalmente, ma certe voci che girano fanno pensare che proprio così non sia.

  • raffaguerrera

    si si le larghe masse fanno la storia…pero, poi pare non si riesca a vedere la storia imposta dai nostri paesi… tipo benedizione ed acquisto di classe dirigente, appropriazione di risorse per arricchire le solite compagnie straniere (infatti pure questo voluto da popolazioni locali), ed infine, quando ci si accorge che la collaborazione non abbia più motivo di esistere con i soggetti politici (un tempo osannati), si incita e finanzia “el pueblo” ad insorgere, e ci ritroviamo a sciacquarci la bocca dicendo che noi masse contiamo…però questa è un’altra storia.

  • Caleb367

    “Checché ne dica Tremonti-Pinocchio, il debito pubblico italiano continua a crescere e la possibilità che l’Italia venga da un giorno all’altro declassata da qualche agenzia di rating per essere poi aggredita dal capitalismo predatorio internazionale, diventa altamente probabile. ”

    E’ GIA’ successo. Philip Morris si fa regalare la Fiat, la Fiat si accolla la Chrysler – o per meglio dire, la fa accollare allo Stato italiano.

  • davide1987

    ma magari che si seccedesse.

  • spartan3000_it

    Cercando di non offendere (non e’ mia attenzione) sono comunque costretto a sostenere che il punto di vista fazioso di Pasquinelli sembra un elaborato della “banda Bassotti”. Tutti sanno che le prossime elezioni se ci saranno si giocheranno sulle sorti della paventata “patrimoniale” caldeggiata dai sodali dell’estensore dell’articolo e che dovrebbe portare a termine il disegno dei capitalisti internazionali da cui detti sodali sono eterodiretti per depredare i risparmiatori. Tutto il gran casino che stanno piantando nel nostro paese non e’ evidente conseguenza dell’operato del governo tranne che per qualche vizio privatissimo e che tale dovrebbe restare del Presidente del Consiglio. Chi soffia sul fuoco lasciandosi eterodirigere da interessi antinazionali sono i sodali dell’estensore dell’articolo che sembrano tutti votati al tanto peggio tanto meglio. Scendiamo nei dettagli della “patrimoniale” piuttosto e cominciamo a dirla tutta la verita’ sulla responsabilita’ del debito pubblico. La gente capira’ meglio chi sono i furfanti.

  • funnydark

    sprofonda in questo tuo bel mare, libera il mondo….e porta con te questo popolo di mafiosi

  • pippo74

    Certe voci le ho sentite anch’io. Bossi deve molto anzi moltissimo a Berlusconi sul piano personale……non aggiungo altro.

  • duca

    E come ti sbagli? Mr. B. con il suo pizzino sul Corriere ha impostato la campagna elettorale e subito gli adoratori del maiale d’oro dietro a ingoiare tutto.
    La campagna elettorale di giocherà sulla patrimoniale, ipse dixit: il segnale alle truppe è stato dato, il refrain da ripetere a disco rotto è stato stabilito…
    Forse i dinosauri si sono estinti così, avevano in realtà una civiltà avanzatissima, ragionavano di patrimoniali, di convergenze parallele e facevano campagne elettorali asperrime, poi sono morti affogati nel percolato, uccisi dalle radiazioni delle centrali fatte costruire a mazzette e mai manutenute… e non si sono accorti che i primi mammiferi gli mangiavano le uova.

  • Tetris1917

    Caro Pasquinelli, il suo discorso potrebbe essere corretto in linea di massima, ma secondo me pecca quando incappa nel considerare il meridione alla deriva e senza speranza. E’ una visione di comodo, ma le faccio notare qualche dato:
    1) Il sud ha un’omogenea distribuzione della poverta’, quasi tutte le regioni livellate allo stesso punto. Questo e’ un handicap quando lo si paragona al Nord che omogeneo non e’. Ma ha potenzialmente intatte le possibilita’ di ricostruirsi un’economia di produzione agricola e un comparto industriale, tolte le note ditte del nord che hanno aperto e poi chiuso, ancora produttivo, inoltre una classe lavoratrice piu’ avvezza al sacrificio (si veda la nota vicenda FIAT Pomigliano Mirafiori Melfi….).
    2) Una posizione geografica aperta, mare e sbocchi naturali favorevoli. Il nord ha barriere naturali, e’ molti colli di bottiglia se non si da’ uno sbocco aereo degno, oltre che ferroviario.
    3) Il sud ha infrastrutture (sembra quasi un insulto, vero?) che potenzialmente possono attraversare tutto il suo territorio, completando la SA-RC e migliorando i collegamenti in Sicilia e intra-appennino.
    4) Abbiamo toccato il fondo, con la classe politica subalterna e schiava dalle borghesia legata ad interessi del settentrione.
    5) Sbocco sulle risorse del nord-africa tipo petrolio e gas, diretto!
    6) Potenziale di energia alternativa, interessante e competitiva se sviluppata.
    7) Popolazione sostenibile, non ci sono territori oltre il Napoletano densamente popolati, con problemi insomma tipo slums dei grandi centri urbani.
    8)Paghiamo molto la frammentazione politica, rissosa e inconcludente e tendente ad essere assistita ed a parassitare, oltre che la cappa del pil criminale (che potrebbe essere convertito a capitale di sviluppo sociale sostenibile). Infine dell’assenza di una borghesia veramente consapevole delle sue potenzialita’.

    E’ cosi’ sicuro che alla fine la secessione come se la immaginano al nord, sia cosi’ utile alla classe borghese del nord? Insomma il nord e’ tale perche’ e’ reso tale il sud.

  • Rossa_primavera

    Che il sud sia la zavorra economica dell’Italia,come scrive il bravo
    Pasquinelli,credo ormai lo sappiano e lo ammettano anche gli stessi
    abitanti del meridione,bisognerebbe essere in totale malafede per non
    ammetterlo.Come del resto e’ vero che ormai economicamente l’Italia
    non e’ gia’ piu’ uno stato unitario ma solo un’espressione geografica.
    Federalismo o non federalismo il sud si sta pericolosamente avvicinando
    ad un punto di non ritorno con gli spettri della fame e della miseria.

  • Tetris1917

    ne sei cosi’ sicuro?

  • Rossa_primavera

    Di certo nella vita,come ben sai,non vi e’ nulla se non l’inevitabilita’ della
    morte.Sicuramente credo che il sud Italia,comunque vada,si appresti
    ad affrontare i suoi giorni peggiori dall’unita’ d’Italia ad oggi.Nota che ho
    scritto credo e non spero,absit iniuria verbis.

  • Tetris1917

    per il sud ci sta un solo reale grande problema, per cui a un primo impatto la secessione, potrebbe aggravare la situazione: il salto di qualita’ della criminalita’ che di fatto diventerebbe la nuova classe borghese (gia’ lo e’ in toto) a tutti gli effetti e senza nessun velo di legalita’ da rispettare (e nota bene, questo problema non e’ di poco conto, visto il PIL che produce). Per il resto e’ tutto da guadagnare. La padania sara’ il sud dell’Europa con un peso da “regno di Sardegna” di Savoiarda memoria…..

  • Rossa_primavera

    E allora come mai nessuno propone le secessione al sud?Penso che al
    nord nessuno si opporrebbe.

  • Tetris1917

    perche’ la classe parassita del sud, fino a quando la barca non affonda, succhia a piu’ non posso. Proprio come la classe parassita padana ….che ha insegnato l’arte del “fottere e del piangere”

  • dana74

    “Ma le elezioni, l’Armata Brancaleone che va da Fini al Prc passando per Vendola e Di Pietro, deve vincerle.”

    Perché?
    Per fare quale politica? Privatizzare e liberalizzare ancora di più?
    Wow. Fantastico.
    O tale armata brancaleone punta sul ripristino del welfare, abolizione legge Biagi, reddito minimo garantito, protezionismo per salvaguardare i posti di lavoro e non inquinare con trasporti di materiali ed oggetti inutili?
    L’armata brancaleone come vede la tutela della salute pubblica demolita da impianti degli amici Hera/Legacoop come inceneritori, turbogas, centrali a carbone?

    Sicuri sia indispensabile che vinca l’Armata Brancaleole se la politica è la stessa del Cavaliere?

    COme al solito, tante parole ma nei fatti….o perlomeno di obiettivi di programma non se ne parla, TABU’.

    Capisco che l’Armata Brancaleone non possa ammettere apertamente “sì, ho lo stesso identico programma di Berlusconi”, ma che sia chi critica la politica di Berlusconi a non porsi la domanda su cosa intende fare l’Armata Brancaleone di tanto diverso e sensazionale mi pare una presa per i fondelli.

  • Rossa_primavera

    Mi faresti un esempio di un appartenente alla classe parassita padana?

  • Tetris1917

    sei un leghista, li dovresti conoscere

  • Giancarlo54

    Pasquinelli parla parla ma non coglie questo punto. La patrimoniale. Cioè la mungitura dei soliti noti ad opera degli altrettanti soliti noti.

    Io come piccolo risparmiatore, ancorchè nazionalrivoluzionario, di fronte alla “banda bassoti” pronosticata dal buon Pasquinelli, mi tapperò naso, bocca, orecchie ed occhi (e magari altro) e voterò il buon berluska.

    E come me faranno decine di milioni di persone, nauseaute dal “puttaniere di Arcore” ma ancor pià nauseate dai “ladroni” pronti a togliere alle “formiche” per dare alle “cicale”.

    Pasquinelli farebbe bene, una volta tanto, ad uscire dalle sue polverose stanze “intellettualoidi ed andare, per una volta, in mezzo alla gente.

  • Rossa_primavera

    Certo che essere accusati nello stesso giorno di essere leghisti ed
    essere seguaci di Travaglio e’ quantomeno singolare.Ti ripeto fammi
    un nome,me ne basta uno.

  • Tetris1917

    ci ho pensato, tu somigli piu’ a qualche infiltrato. Poi usi un nick “rossa_primavera” e da quanto hai scritto in giro, di rosso hai ben poco, figurati di primavera! Stop. Chiuso il thread

  • Rossa_primavera

    Stop chiuso il thread,una ventata di sano machismo sudista,dove l’uomo
    comanda e la donna obbedisce.Agli ordini.

  • Nauseato

    Al di là del fatto che piuttosto di votare quel buffone delinquente mi taglierei una mano, concordo.
    Polverose o meno che siano le stanze, molti farebbero bene, molto bene ad andare in mezzo alla ggggente.