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Prassi e retorica nelle politiche di sviluppo: il caso Himba

DI GEA CAVOLI

comedonchisciotte.org

ECONOMIA HIMBA

Gli Himba (o OvaHimba) sono pastori e agricoltori indigeni semi-nomadi, con una popolazione stimata di 50.000 persone. Vivono a Nord della Namibia, nella regione Kunene (formalmente Kaokoland) lungo le rive del Kunene River. Gli Himba – considerati minoranza etnica – rappresentano il 2,5% della popolazione della Namibia. Il loro patrimonio risale a circa 4.000 anni fa.

Si spostano stagionalmente dalle valli alla riva del fiume seguendo le piogge, alla ricerca di foraggio per il loro bestiame. Ogni insediamento Himba (onganda) è composto da più capanne (ondjuwo) edificate con rami e rivestite di terra impastata e lisciata. Tipicamente vivono sotto una struttura tradizionale di un capo villaggio (voormanne) e praticano il cosiddetto sistema di discendenza bilaterale. Sotto questo sistema, ogni individuo appartiene a due clan: il clan del padre (oruzo) e il clan della madre (eanda). (Fonte: Kamaku Consultancy Services cc., Strategies Environmental Sustainability OvaHimba Namibia)

Nel censimento nazionale del 2001 si elencano in percentuale le fonti di reddito delle tribù Himba che sono così divise: pastorizia e agricoltura (81%), piccole imprese non agricole (7%), salari e stipendi (5%), pensioni (3%), altre entrate (4%). La pastorizia che praticano gli Himba è estremamente limitata dai seguenti fattori: i) le frontiere internazionali con l’Angola a Nord; ii) l’inospitale deserto del Namib e lo Skeleton Coast National Park a ovest; iii) i più sedentari e più numerosi pastori Herero e la Linea Rossa (Veterinary Cordon Fence VCF) a Sud; iiii) i sedentari e numerosi agricoltori e pastori OshiWambo ad est.

In generale, la pastorizia nel Nord del Kunene svolge un ruolo marginale nell’economia nazionale della Namibia. Il sistema economico di sussistenza che caratterizza la Comunità, fu artificialmente creato e forzato dapprima dalla colonizzazione tedesca, in seguito da quella portoghese in Angola e infine dal regime Sud-Africano. (Fonte: Corbett, Dams, Indigenous People and vulnerable ethnic minorities)

Il lavoro retribuito rimane raro tra gli Himba, ma eccellono nella pastorizia: posseggono greggi di pecore, capre e bovini, una combinazione che rende la maggior parte delle risorse naturali disponibili, poiché sfrutta diversi tipi di vegetazione. Questo mix consente anche di tamponare i danni nei periodi di secca, in quanto i campi sono generalmente più suscettibili alla carenza di piogge di quanto non lo siano alberi e cespugli. Quindi, per esempio, durante la siccità catastrofica del 1981 le greggi di pecore resistettero anche se i bovini si ridussero fino al 90%. Gli Himba hanno sviluppato una gamma di tecniche che minimizzano il rischio per le singole famiglie, promuovendo allo stesso tempo gli interessi dell’intera comunità. Il sistema di gestione del bestiame consente ai membri poveri della tribù di accedere alle mandrie dei più ricchi, si pratica lo scambio dei capi di bestiame e la gestione comune delle aree di pascolo.

La realtà del popolo Himba è stata oscurata da stereotipi imprecisi: il settore turistico li ritrae come superstiti incontaminati di un’Africa autentica mentre il governo della Namibia li presenta come una società primitiva e sottosviluppata con uno stile di vita che dovrebbe modernizzarsi. In effetti, gli Himba sono gli agricoltori e pastori di maggior successo ed economicamente indipendenti in Africa; una comunità relativamente sana e ricca di strategie valide per la sicurezza alimentare che si sono dimostrate efficaci anche in periodi di grave siccità.

Lo stile di vita degli Himba dipende intrinsecamente dall’accesso alla terra e all’acqua, risorse chiave per la loro sopravvivenza.

L’IMPORTANZA STRATEGICA DEL KUNENE RIVER

La gestione dell’acqua – soprattutto in zone dove, per motivi diversi, questa scarseggia – è fondamentale per il controllo politico e sociale di qualsiasi Paese. Il Kunene River è uno dei 5 fiumi perenni in Namibia ed è una preziosa risorsa per chi vive nella zona. Il bacino del fiume a monte delle cascate Epupa è attraente per la sua lussureggiante vegetazione che può nutrire uomini e animali. La terra nel Nord Kunene è interamente comunitaria, e soggetta al Communal Land Reform Act. Le comunità in queste aree hanno in genere diritti forti e di lunga durata sulla terra che occupano, riconosciuti in base ai Termini espressi nella prima parte del Traditional Authorities Act del 2000 – anche se i capi tradizionali Himba non ne sono stati a conoscenza per molto tempo. I leader tradizionali esercitano il controllo sulla terra usata per pascoli o residenze, e la negoziazione e la reciprocità svolgono un ruolo importante per la gestione delle risorse (non si registrano casi di free-riding). Non ci sono diritti di esclusivi di certi luoghi, ma naturalmente le circa 1000 persone che vivono in maniera permanente sulle rive del Cunene hanno tutto l’anno – in modo implicito – la prima scelta. Durante la stagione di semina si uniscono a queste famiglie altri nuclei familiari (circa il 75% delle famiglie della Comunità). La terra nei pressi delle cascate Epupa ha un grande valore d’uso per gli Himba e per le altre comunità semi-nomadi che abitano la zona, essendo fondamentale in termini di coltivazioni e riserve di pascolo stagionali, specialmente nei periodi di siccità. Durante i periodi di siccità, entrano in gioco molte strategie di sopravvivenza: le aree di pascolo limitate vengono aperte e molte famiglie si spostano più vicino alle foreste pluviali lungo il Kunene. Il pascolo può non essere buono anche lì, ma il fiume fornisce un approvvigionamento idrico affidabile che riduce lo stress del bestiame e delle esigenze alimentari. Gli alberi e le palme lungo il fiume, non troppo sensibili alle scarse precipitazioni, forniscono una fonte cruciale rispettivamente di baccelli per il foraggio delle capre e noci Omarunga che sono una risorsa fondamentale in tempi di scarsità. La cultura delle comunità pastorali nella zona ha delle dimensioni che collegano le persone attraverso questioni fondamentali come il diritto alla terra, allo stile di vita e all’identità. (Fonti: Epupa Baynes Summary Official Document, Impacts Project Phases; Kamaku Consultancy Services cc., Strategies Environmental Sustainability OvaHimba Namibia)

IL PROGETTO DI SVILUPPO IDROELETTRICO

Il governo della Namibia, in accordo col governo dell’Angola, ha pianificato una diga da 200 MW sul Kunene, precisamente sul sito delle cascate Epupa, che devasterebbe gli Himba, le altre comunità indigene, l’ecosistema del fiume stesso e della riserva. Il volume totale della diga a Epupa sarebbe di 11, 5 miliardi di metri cubi. La diga allagherebbe 190Km².

L’idea di costruire dighe sul Kunene River proviene dall’era dell’occupazione tedesca, ancor prima della Prima Guerra Mondiale. Solo nei tardi anni ’80, motivata dalle previsioni dell’aumento del fabbisogno energetico, l’azienda pubblica NamPower ha iniziato a sostenere la costruzione di un impianto idroelettrico nell’area Epupa. Un accordo del 1991 tra il governo della Namibia e quello dell’Angola ha dato il via al Feasibility Study. La Commissione tecnica congiunta permanente dell’Angola e della Namibia sul bacino del Kunene River (PJTC) ha commissionato ad un gruppo di esperti (NAMANG) di valutare la fattibilità del progetto idroelettrico sul Kunene River. La NAMANG include i seguenti gruppi: Norconsult International (Norvegia), Swedpower (Svezia), Burmeister & Partners (Namibia) e la SOAPRO (Angola). Il lavoro della NAMANG fu finanziato dal governo svedese e norvegese. Il Feasibility Study Report fu compilato da un team di esperti sulla base di studi compiuti in circa tre anni, ma non completato a causa di gravi mancanze nella parte di approfondimento sociale dello studio dovute al rifiuto degli Himba di collaborare alle ricerche. (Fonti: Pottinger, The World Commission on Dams and Epupa Dam; Epupa Baynes Summary Official Document, Impacts Project Phases; Corbett, Dams, Indigenous People and vulnerable ethnic minorities)

L’IMPATTO DEL PROGETTO – FLORA E FAUNA

Nonostante non sia stata quantificata in termini monetari nel Feasibility Study, la perdita del sito di Epupa distruggerebbe l’ultima parte rimanente più significativa di habitat di riserva in Namibia. Tali habitat sono piuttosto rari nel mondo, e la limitata conoscenza della loro ecologia ne rende difficile la riproduzione artificiale. Allagare il sito comporterebbe una grande perdita di materiale vegetale vivente (“biomassa”), la cui decomposizione rilascerebbe carbonio nell’atmosfera, contribuendo all’effetto serra. Oltre 6mila palme verrebbero distrutte, minando la vita degli esseri viventi ad esse correlata. L’impatto più significativo sarebbe per i pesci: l’inondazione del loro habitat naturale comporterà la perdita di biodiversità della riserva. Saranno colpiti dalla costruzione della diga anche gli animali che vivono o transitano sugli alberi in quei pressi. Alcune specie di mammiferi potrebbero rimanere intrappolate temporaneamente o permanentemente in isole artificialmente create dove diventerebbero un target facile per i bracconieri. Inoltre, il piano turistico che sottende l’operazione porterà molti turisti ad accamparsi vicino ai waterholes dove gli animali sono soliti bere, il che disturberebbe ancor di più le loro abitudini. Per quanto riguarda i voltatili, ce ne sono alcuni in via di estinzione come la Rufoustailed Palm Thrush, lo Yellowbilled Oxpecker e la Cinderella Waxbill che verranno privati del loro habitat naturale.

L’IMPATTO DEL PROGETTO SUGLI HIMBA

Per questa popolazione di pastori semi-nomadi, la costruzione della diga a Epupa significherebbe a livello diretto la perdita di alloggi, orti, pascoli stagionali, accesso all’acqua e perdita delle loro tombe ancestrali e luoghi di culto. Nel sito verrebbero inondate 100 abitazioni permanenti: anche se gli Himba sono nomadi, alcune famiglie si sono ben stabilite, mentre altre le visitano regolarmente. La perdita delle risorse di pascolo produrrà un effetto a catena non solo per gli Himba nomadi e quelli sedentari, ma anche per le altre popolazioni indigene di pastori nelle vicinanze. Così, anche se solo circa 1000 persone saranno effettivamente spostate dal bacino del fiume, la diga influenzerà le strategie per la siccità di circa 10.000 Himba e porrà ulteriore peso sulla ricerca alternativa del pascolo. La perdita di terra fertile per la coltivazione degli orti comporterà un aumento della malnutrizione e della morte per fame: non ci sono colture che creano reddito, e gli orti sono particolarmente importanti per le famiglie più povere che hanno difficoltà a sopravvivere con le sole risorse delle proprie mandrie. Un probabile risultato sarà quello di aumentare la dipendenza economica e di sicurezza sociale degli Himba nei confronti dello Stato. Senza l’accesso alla terra, le opzioni di sostentamento dipendono dall’accesso al lavoro salariato. Tuttavia, il livello basso di istruzione, la stigmatizzazione da parte di altri gruppi, la residenza in aree remote e una serie di altri fattori si combinano per creare condizioni di alta disoccupazione: quello che viene fatto in nome del controllo sulle risorse ambientali, si traduce nella prassi in una maggiore vulnerabilità delle popolazioni indigene e in un conseguente maggior controllo sociale ed economico da parte del governo.

Gli Himba nell’area Epupa hanno più volte asserito che la loro opposizione alla diga è correlata alla distruzione di queste tombe ancestrali: una tomba non è solo il luogo fisico dove seppellire un corpo, bensì un punto focale per definire l’identità, la relazione sociale e la relazione con la terra, ed è anche il centro di importanti rituali religiosi. La preferenza per la riva del fiume è in parte pratica – il suolo delle vicinanze è più facile da scavare – ma le rive sono altresì cariche di emozioni, punto di aggregazione per le comunità, punto di partenza per le migrazioni pastorali, luogo in cui le persone hanno lottato per la sopravvivenza durante i periodi di siccità, e posto sepolcrale di altri membri della famiglia. La posizione dei cimiteri manda un messaggio socio-culturale fondamentale dell’identità, dell’appartenenza e perfino delle rivendicazioni territoriali. (Fonti: Epupa Baynes Summary Official Document, Impacts Project Phases; Summary of the environmental assessment (EA) Report on the Baynes Project, NAMANG Consortium; Kapika, Traditional Leadership Kunene Region World Dam Commission on Dams).

TENTATIVI DI OPPOSIZIONE: APPELLI DEGLI HIMBA AI DIRITTI UMANI

Il progetto della diga non è ancora stato approvato, visti le implicazioni e le controversie riguardo i diritti umani e i diritti dei popoli indigeni. Nel febbraio 2012, i leader tradizionali degli Himba hanno preparato due diverse Dichiarazioni da sottoporre al vaglio dell’African Union e dell’OHCHR delle Nazioni Unite. La prima, intitolata “Declaration of the most affected OvaHimba, Ovatwa, Ovatjimba and Ovazemba against the Orokawe Dam in the Baynes Mountains” riporta le obiezioni dei leaders e della comunità Himba che risiedono vicino al Kunene River. La seconda, intitolata “Declaration by the traditional Himba leaders of Kaokoland in Namibia” espone una lista della violazione dei diritti civili, culturali, economici, ambientali, sociali e politici perpetrati dal governo della Namibia. Nel settembre 2012, la United Nations Special Rapporteur on the Rights of Indigenous Peoples, ha visitato gli Himba per ascoltare le loro preoccupazioni riguardo il non riconoscimenti dei loro leaders tradizionali dalle autorità. Secondo il punto di vista del funzionario UN James Anaya, la mancanza del riconoscimento giuridico dei leaders è collegato alla mancanza di riconoscimento del diritto alla terra delle popolazioni indigene. Sono susseguite delle proteste da parte degli Himba e di altre popolazioni indigene nelle date 23 Novembre 2013, 25 Marzo 2013, 29 Marzo 2014.

CONTRASTO TRA PRASSI E RETORICA NELLA POLITICA DI SVILUPPO

Nella teoria il processo di pianificazione della diga ha seguito le linee guida della World Dams Commission (fondata nel 1997 dalla Banca Mondiale e dalla World Conservation Union in consultazione con attori esterni). Ciò significa che tutte le parti i cui diritti potrebbero essere interessati, e tutti i soggetti che sono stati esposti a rischi, dovrebbero essere inclusi nel processo decisionale in materia di sviluppo, e non sottoposti al processo della ‘token participation’. Secondo il rapporto della WCD “le grandi dighe hanno forzato ad andare via dai 40 agli 80 milioni di persone dalle loro case e dalle loro terre…con impatti che includono estrema povertà multidimensionale, disintegrazione della comunità, e crescenti problemi legati alla salute fisica e mentale. Gli indigeni, le tribù e i contadini ne sono stati particolarmente colpiti. Le persone che vivono a valle delle dighe hanno anche sofferto di un aumento delle malattie e della perdita di risorse naturali da cui i loro mezzi di sussistenza dipendevano. Gli impatti delle grandi dighe sugli ecosistemi sono per lo più negativi: hanno portato all’estinzione di molti pesci, specie acquatiche e di tanti uccelli nelle pianure alluvionate; alla perdita enorme di foreste, zone umide e terreni agricoli; all’erosione di delta costiere e molti altri effetti su cui non è possibile lavorare per ripristinare la situazione iniziale”.

Nella prassi il progetto a Epupa ha seguito un approccio ‘top-down’: le comunità sono state indotte in errore per quanto riguarda la portata del progetto e i rischi per i loro mezzi di sussistenza, e sono state anche oggetto di intimidazioni una volta che hanno messo in discussione il progetto stesso. L’avvocato per i diritti umani Andrew Corbett, parlando nel corso di un’audizione del 1999 per le comunità colpite dai progetti di sviluppo ha detto che “uno dei problemi è stato il fatto che le comunità non sono state informate correttamente fin dall’inizio sui rischi dell’impatto per il loro sostentamento. La comunità Himba è stata visitata da parte del Governo nelle fasi iniziali, ma non è stato detto che il progetto prevede l’inondazione di 190 km². Penso che il processo sia stato viziato fin dall’inizio in termini di creazione del tipo di diffidenza che ancora oggi esiste tra la comunità colpita e il governo…le consultazioni hanno avuto luogo nella capitale della Namibia che si trova a 900km di distanza dal punto in cui gli Himba vivono, e non sono state fornite adeguate risorse per far sì che essi partecipassero al discorso nazionale. Il clima politico in cui si sono svolte le nostre riunioni è stato molto repressivo. I nostri incontri sono stati interrotti da poliziotti armati e le persone che si opponevano a quello che stava succedendo sono state minacciate”.

Quindi, in un certo senso, l’emarginazione che esiste già per gli Himba all’interno della società della Namibia è stata rafforzata dal processo, seguendo la logica della profezia che si ‘auto-avvera’, in un quadro strettamente correlato e permeato da una narrazione dello sviluppo che giustifica e legittima questo tipo di politiche di intervento. L’intero iter del processo – e una concreta realizzazione del progetto della Diga – contribuirebbe alla ulteriore perdita di potere decisionale degli Himba e degli altri pastori nomadi, contraendo notevolmente le loro possibilità e minando profondamente la loro capacità di agire.

Una delle conseguenze della privatizzazione della zona di interesse sarebbe la condizione di povertà multidimensionale in cui verserebbe gran parte dei pastori, e che non è oggigiorno una loro caratteristica. In un’intervista rilasciata in data 18 gennaio 2008, il leader Himba Kapika esprime la sua paura con queste parole: “[Epupa]è un vero disastro, perché se tu uccidi i miei alberi, uccidi il mio bestiame, e quindi uccidi anche me, visto che non avrò mezzi per sopravvivere. Noi viviamo della natura, viviamo dei nostri animali e i nostri animali si nutrono di natura”. E ancora: “noi vogliamo essere ciò che siamo. Non stiamo soffrendo. Siamo contenti delle nostre vite”.

Questo rimanda al grido ‘the poor are not us’ e a come le mire dello sviluppo diventino talora ironiche e si carichino di quella emergenza che giustifica interventi nocivi per le popolazioni colpite. In questo caso, a mio parere, l’ironia dello sviluppo si concentra nelle parole del vice ministro della Giustizia, Albert Kawana, durante una conferenza tenutasi nel 2001 sugli Himba e sul relativo progetto di sviluppo, il quale ha dichiarato che “il Governo resta impegnato a costruire la diga poiché gli Himba, come tutti gli altri in Namibia, hanno il diritto costituzionale allo sviluppo, e il governo farà in modo che tale diritto gli venga riconosciuto”. Il ministro prosegue “l’impianto ad Epupa è uno degli strumenti che verranno utilizzati per portare gli Himba a svilupparsi. Il governo è determinato a far sviluppare tutte le comunità della Namibia, Himba compresi.”

Questa affermazione mi porta ad almeno due interrogativi: di che sviluppo stiamo parlando? Lo sviluppo è un diritto che parte dal basso (dalla volontà dei popoli) o è un dovere imposto con approccio “top-down”? Superando il punto di vista antropologicamente positivista che vuole che ci sia una ‘scala’ di civilizzazione di cui la società occidentale rappresenti l’apice, ci si rende conto che la globalizzazione e l’imposizione dall’alto di un modello di vita, per altro già opinabile e disastroso di per sé, è il modo perfetto per far retrocedere e tenere sotto scacco interi popoli ricchi in cultura e tradizioni.

 

Gea Cavoli

Fonte: www.comedonchisciotte.org

12.12.2017

Pubblicato da Davide

38 Commenti

  1. E’ un articolo che, purtroppo, mette a nudo diverse verità che l’Occidente pigliatutto non sarà mai in gradi di capire. Per l’opulento Occidente globalista non esiste alcun “punto focale per definire l’identità, la relazione sociale e la relazione con la terra”, dato che sono i soldi a definire le identità e le appartenenze. La terra non c’entra nulla, è dai tempi di Cartesio che viene definita come un luogo da sfruttare per il “benessere” degli umani.
    Dicono gli Himba: ““noi vogliamo essere ciò che siamo. Non stiamo soffrendo. Siamo contenti delle nostre vite”. Beh, anche noi. La dichiarazione di indipendenza parla chiaro: ci sono “inalienabili diritti, che tra questi diritti sono la Vita, la Libertà, e il perseguimento della Felicità”. Chiaramente non TUTTA la Vita e non tutta la Libertà sono possibili. E l’unica Felicità che ancora vale è quella dell’Occidente. Gli altri si fottano. Felicità=soldi. Quindi quella diga si deve fare. Non andrà diversamente dall’esproprio delle terre diamantifere dei Boscimani. Sentite cosa dicevano: “Se venite nella mia terra troverete tanti animali, e questo dimostra che so prendermi cura di loro”.

    Le tribù dei Boscimani sono note per il profondo legame che mantengono con la loro terra, per la conoscenza intima del mondo naturale e per aver vissuto per millenni in un delicato equilibrio con l’ambiente.
    https://www.survival.it/popoli/boscimani/diamanti
    Siccome le loro terre nascondevano giacimenti di diamanti “le case dei Boscimani vennero distrutte, le loro scuole e i loro dispensari sanitari chiusi, il loro pozzo per l’acqua smantellato e cementato, le loro riserve d’acqua rovesciate nel deserto. La popolazione fu minacciata, caricata su camion e portata via.”
    Succederà lo stesso anche agli Himba, esattamente come sta succedendo agli Yanomami e ad altre tribù seminomadi che ancora sopravvivono. L’Occidente è un cancro che si sta espandendo grazie alla tecnologia e alla mentalità predatrice che è stato in grado di costruire.

    • SE vogliamo ancora prima di Cartesio, c’è il passo della Genesi 1:28: “Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra e soggiogatela, e dominate su ogni essere vivente, che striscia sulla terra”. Quindi tutto l’occidente cristiano è stato concepito secondo questo canone, l’essere umano è stato plasmato a immagine e somiglianza di Dio, Dio disse: “Facciamo l’uomo a nostra immagine, conforme alla nostra somiglianza” (Genesi 1:26), considerato signore e padrone della terra e a lui furono donati i beni della natura … Dio li benedisse e disse loro: “Siate fecondi e moltiplicatevi; riempite la terra; soggiogatela e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente, che striscia sulla terra”. E Dio disse: “Ecco io vi do ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra e ogni albero in cui è il frutto, che produce seme: saranno il vostro cibo. A tutte le bestie selvatiche, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli esseri che strisciano sulla terra e nei quali è alito di vita, io do in cibo ogni erba verde”». Salmo 8,5-9: «Che cosa è l’uomo perché te ne ricordi e il figlio dell’uomo perché te ne curi? Eppure l’hai fatto poco meno degli angeli, di gloria e di onore lo hai coronato: gli hai dato potere sulle opere delle tue mani, tutto hai posto sotto i suoi piedi; tutti i greggi e gli armenti, tutte le bestie della campagna; gli uccelli del cielo e i pesci del mare, che percorrono le vie del mare».

      • Il vero problema è che noi occidentali ci siamo arrogati per noi il diritto “divino” di soggiogare la natura mentre abbiamo negato tale diritto agli Himba e agli altri popoli indigeni perché non battezzati e in quanto tali non completamente umani, quindi poco più che animali e perciò soggiogabili a loro volta. L’avvento dell’illuminismo ha poco o nulla cambiato le cose proclamando comunque come superiore la mentalità occidentale su quella degli indigeni.

      • Intanto che arriva la mia risposta (ho scritto un paio di parolacce e il testo deve essere moderato) voglio solo ricordare che esistono anche i Vangeli gnostici che dicono cose molto diverse. La mela, ad esempio, è il frutto che dona la conoscenza ed il serpente che ne consiglia l’assaggio è in realtà Sofia (Intelligenza) ovvero la creatrice del Demiurgo (entità che noi chiamiamo Dio) di cui ha pietà (è un incapace, non era neanche riuscito a dare la vita all’Uomo) ma non riesce a castigare. Eva, una volta mangiata la mela, capisce come stanno le cose e invita Adamo ad assaggiare il frutto della Conoscenza, dopo di che il demiurgo si incaxxa (occhio alla moderazione!) e li caccia dal paradiso terrestre, che altro non era che il giardino dell’ignoranza. Adamo ed Eva diventano così i primi atei (o agnostici ad essere benevolenti) della storia umana. Poi il demiurgo si è preso una bella rivincita come hai potuto notare, segno che neanche a quei tempi l’educazione familiare funzionava gran che.

        • giusta la moderazione: invece di “si incaxxa”, data la circostanza, era più appropriato “si inalbera” ….

          “il frutto della conoscenza” oscura frase che necessità di una esegesi accurata ed erudita, tanto accurata ed erudita che quasi sempre è più oscura del testo che si vorrebbe illuminare; mi chiedo se la “conoscenza” non sia semplicemente la capacità (la pretesa) di discernere ciò che è bene da ciò che è male; e quindi la sostituzione da parte dell’uomo dell’etica con l’ethos: nessuno sano di mente direbbe che, ad es., una tigre è un’assassina se uccide un altro animale perché segue il suo ethos, quello del predatore; mentre l’uomo essendo etico fa dotte disquisizioni: in guerra si può uccidere, ma con moderazione, senza accanimento e godimento; ecc
          L’uomo (come specie) ha abbandonato lo stato naturale governato dall’ethos e privo di giudizio, e si avventura verso uno stato divino governato dall’etica e dal giudizio.

          • una cosa bella dei miti è che raramente sono uguali a sé stessi, rendendosi quasi imperscrutabili allo sguardo umano che pretende di decifrarli. Appartengono ad ontologie incompatibili con le tassonomie che agitano gli animi occidentali. Il “frutto della conoscenza” non significa nulla, specie se lo collochi nella semantica di 2000 anni fa. Interessante invece ciò che tu ne hai colto (etica ed ethos).mentre io forse avrei messo l’accento su Nomos e Physis.

      • Il dio della Bibbia è cattivo e senza amore

    • Poi artiveranno anche i vaccini…

  2. Una volta portavamo Cristo, ora portiamo lo sviluppo… è l’ipocrisia con cui noi occidentali proviamo a nascondere, anche alle nostre coscienze, la nostra avidità.

  3. La differenza consiste nel fatto che il popolo “selvaggio” vive nel suo contesto e si accontenta, si adatta. L’uomo bianco non si adatta e non si accontenta.
    Quindi bisognerebbe che l’uomo bianco si adattasse e si accontentasse, ad imitazione del popolo selvaggio.
    Ma questo non è possibile data la struttura ideologica e culturale che si è dato l’uomo bianco. Significherebbe la fine della “ricerca”, del welfare, delle scuole,…. Del proiettarsi alla conquista della natura.
    E come si può tradurre in politica questa concezione? Qui da noi penso che solo quelli della decrescita hanno imbastito qualcosa…

  4. Diciamo che per capirci qualcosa dovremmo recuperare il caro vecchio zio Karl, secondo il quale è il capitale che governa la storia, quindi la postmodernità non è piovuta dl cielo, ma è stata indotta dal vero padrone e signore del globo … materialismo storico mi sembra di ricordare, e se è per quello, sembra che anche Gesù lo zelota fosse determinato a combatterlo, nelle sembianze assunte in quel momento storico, cioè nella dominazione romana della Palestina.
    Quindi anche in quel tempo c’era tanta confusione sotto il cielo …
    https://www.ibs.it/gesu-zeloti-cristianesimo-sovversivo-prima-libro-samuel-brandon/e/9788868020293

  5. non sono d’accordo. La vita semi selvaggia degli Himba o come si chiamano preclude ad essi stessi una grande quantita’ di opportunita’ e di vita migliore, ad esempio la cultura, la scienza, il poter vivere in una citta’, fare l’astronauta, l’avvocato o l’elettricista ecc.. Oggi chi nasce Himba ha una sola scelta: fare il pastore nomade, ubbidire al capobanda e starsene al chiuso del suo clan. Io sono andato via dal paesello perche’ non sopportavo di stare li’ con i soliti 4 gatti, la metropoli e il mondo mi hanno dato una vita molto piu’ ricca di esperienze e soprattutto infinitamente piu’ libera. Dire che gli Himba vogliono stare cosi’ e’ falso. Vogliono…. chi? tutti? e poiche strumenti hanno per poter fare una scelta meditata? Chi di loro conosce il vantaggio di andare dal dentista, di potersi curare, di non crepare di dissenteria, di fare l’atleta, il marinaio….. la loro vita e’ in realta’ una prigione. Inoltre quelle scelte non sono compatibili con quelle di tutti gli altri che gli stanno intorno. Non puoi fare il selvaggio oggi. E secondo me e’ anche giusto dire non devi perche’ questo apparente diritto significa, nel caso, privare una nazione di una risorsa energetica essenziale per il suo sviluppo. e perche’? Perche vogliono vivere nel 2017 facendo finta di stare nel 2000AC? Nel 2000AC sarebbero stati sterminati dai popoli piu’ forti che stavano intorno, oggi questo non succede perche’ vivono in uno stato moderno. Nel 2000AC sarebbero morti di peste, malattie infettive, oggi gli altri, quelli di cui non vogliono condividere lo stile di vita gli portano cibo quando c’e’ carestia, acqua quando c’e’ siccita’, medicine quando arrivano le epidemie. Non puoi prendere quello che ti serve e non condividere le scelte di chi te lo da in cambio di niente.

    • Si, buonanotte. Ora abbiamo la ” civiltà ” che ci protegge… La stessa civiltà che fa le guerre, dove la gente si uccide tra parenti….

    • Non sono per niente d’accordo. ..libertà sarebbe poter andare dal dentista?perpiacere, se non mangi zuccheri raffinati non viene la carie (esempio)…ecc…poi se ci si sente liberi nel ” lavorare “8 ore … In una città oltretutto…Siamo oltre l’incoscienza. …

      • i “selvaggi” lavorano (ma il termine è quanto mai improprio) circa 3 ore al giorno per procurarsi il cibo. Il resto del tempo si divertono. E non perdono la vita nelle lunghe file in auto per recarsi a lavorare e tornare a casa.

    • “Non puoi fare il selvaggio oggi.”

      E’ proprio quello che dicevo citando la dichiarazione di indipendenza: ci sono “inalienabili diritti, che tra questi diritti sono la Vita, la Libertà, e il perseguimento della Felicità”. Sì, i diritti dell’Occidente. Che significano colonialismo, sfruttamento, degrado ambientale, impoverimento spirituale, disuguaglianze. Gli altri si fottano. Se a loro non piace tutto questo non ci riguarda. Come diceva Bush: our lifestyle is NOT negotiable. Sia mai che per rispettare alcune tradizioni noi rinunciamo a possibili guadagni. Se andare dal dentista significa passare sul cadavere di un selvaggio, cosa c’è di male?

      Non puoi fare il selvaggio oggi.

      • Fate finta di non capire o non capite? Vivere in una microcomunità nella sporcizia, nella ignoranza e senza cure mediche è una condanna. Leggetevi levi strauss e aprite gli occhi sui miti del buon selvaggio. Chi nasce in quelle tribù non ha altra scelta che vivere in quel modo.inoltre è una finta, infatti se c è siccità o carestia comunque si salvano con gli aiuti del governo, lo stesso vale x le epidemie. Inoltre questo mondo ti dà la bibbia la filosofia la storia la scienza la musica mentre questi che fanno i selvaggi nel 2017 che hanno? La tribù è una gabbia e vivere come loro in una specie di zoosafari è una cosa che fa più tristezza che altro.

        • Ma tu chi sei per decidere che quelle tribù non hanno diritto di vivere come preferiscono?
          Dammi una risposta plausibile

          • Chi parla per luoghi comuni e per nozioni apprese in qualche gabinetto accademico così come al bar spesso non ha risposte plausibili.

          • I luoghi comuni sono i vostri tanto è che sono condivisi al 90% mentre io esprimo il parere di una minoranza. La risposta plausibile l ho data già ma la ripeto: è il diritto x chi nasce himba di avere le stesse opportunità che hai tu mentre se vive allo zoosafari dove finge di vivere nel 2000ac non altra opportunità che fare il vaccaro primitivo. L himba dello zoosafari non sceglie affatto quella condizione ma non conosce altro e non ha altra opportunità che passare la vita a combattere con pidocchi e malanni. Tra loro ci sono potenziali Bach, Platone, mandela ecc ma nello zoosafari questi possono solo esprimere una qualche originalità nel condurre i bovini, sempre che la ghenga che comanda nella tribù glielo consenta

          • Io martedì ho comprato una capretta Jonica, imparerò (tra un anno)(la devo crescere, far coprire e far partorire) a fare il formaggio fresco (Casu ricotta) e quello stagionato (Casu ‘nciratu), potrò dare il latte fresco ai miei bambini e avrò letame da aggiungere a quello di conigli e galline per l’orto e gli alberi d’ulivo … Bene, io solo quando sto con gli animali nella natura mi sento libero. ..Ora parlando degli Himba che non possono scegliere, il tuo ragionamento parte da un punto di vista sbagliato, poiché sei convinto di essere solo tu (occidentale) libero di scegliere…Ancora non hai capito quello che è giusto per l’essere umano perché pensi che tutti dovrebbero essere fatti come te…Ancora non ti sei reso conto di quello che è importante per una persona…vedo tanta superficialità, egoismo e orgoglio in quello che dici…
            SUPERFICIALITÀ pensi che sia importante vivere in una metropoli per avere più possibilità ecc. ecc. (Data la società “meritocratica” in cui viviamo)
            EGOISMO hai abbandonato il tuo paesello e i tre gatti (4-te)che sono rimasti , per fare “fortuna” (diciamo) nella metropoli, invece di mettere le tue conoscenze al servizio della tua comunità per fare qualcosa di buono per chi verrà dopo di te (egoista).
            ORGOGLIO non accetti (prima con te stesso) e non ammetti a tutti che hai detto baggianate, sostenendo che sei tu quello che parla per luoghi comuni (e dei più bassi)…svegliati, pochi ti danno ragione perché oggi non è tua.

          • scriviamoci in privato, non hai idea di quale sia la mia vita e il mio punto di vista. [email protected]

            ti aspetto perche’ apprezzo moltissimo la tua scelta, sappi che ho provato anche io a fare qualcosa del genere.

            scrivimi appena puoi, ciao

    • Il pargolo si è laureato da un annetto ed adesso lavora, soddisfatto.
      Gli ho chiesto l’ajtro giorno :”Cosi rimpiangi del periodo in cui studiavi ?”
      Risposta: “Mi rimane poco tempo libero per quello che vorrei fare” “.

      • Il tempo è il bene più prezioso che possediamo

        • E invece lo buttiano nel cesso. Una parte, la maggiore, a lavorare. E il resto del tempo lo usiamo per spendere in cazzate i soldi guadagnati a lavorare. Ma per fortuna un’alternativa c’è.

    • Una volta ho sentito la storia di una donna che aveva vissuto l’infanzia in una tribù selvaggia (non mi ricordo dove, forse in Amazzonia) perché i suoi genitori erano antropologi.

      Finita la ricerca la famiglia rientrò nel mondo “civile”. Quando a quella bimba, per insegnarle a vivere nella nostra società, fu spiegato di non fidarsi di tutti perché CI SONO UOMINI PERICOLOSI lei rimase molto impressionata.

      • Con questo episodio mi consenti di proporre una riflessione a proposito dei problemi irrisolvibili perché fondamentalmente mal posti, spesso capovolti.

        Non é “quale educazione” il punto sul quale indugiare, ma rendersi finalmente conto che se il punto d’arrivo é una società bacata, l’educazione per esservi introdotti non può che consistere in un avviamento adeguato.

        • Educazione non significa solo preparare un giovane ad avere “successo”, ad essere “another brick in the wall” per dirla come i Pink Floyd.

          Esiste una educazione alla non-dualità (il bene comune vale più del bene proprio), al sacrificio (non si ottiene niente senza rinunce) e al non attaccamento (tutto è transitorio) che può dare la capacità di crearsi una vita senza cadere nelle trappole che la società propone.

          • L’educazione non significa solo…, ed esistono tante cose…, certo.

          • Credo che abbiate ragione entrambi. Holodoc parla di onestà epistemologica (siamo ricercatori del Vero, qualsiasi cosa possa significare e lo facciamo ad ogni costo) mentre PdS (perdona l’acronimo) vede cosa succede ad essere “another brick in the wall” aventi funzioni di educatore. Credo (e alcuni studi lo dimostrano) che il pensiero laterale contrapposto a quello frontale si sviluppi solo in presenza di ciò che Holodoc ha elencato, Il che significa abbandonare l’educazione mainstream quanto prima possibile per evitare i rischi denunciati da PdS.
            Amici come prima?;)

          • Certamente!

            Al proposito é interessante osservare l’ipocrisia, stratificata, che deriva dalla pretesa di applicare il metodo Holodoc e, allo stesso tempo, fornire gli strumenti necessari per sopravvivere nella nostra giungla.

            (Ho pur preso a pretesto la storiella che: “ci sono uomini pericolosi”!)

  6. Il problema di fondo è che la bibbia non l’ha scritta DIO bensì l’uomo.

  7. La libertà è desiderare la pensione per vivere in un buco a guardare i popoli selvaggi alla TV..

    • O dire che non puoi dare soldi ai tuoi figli che vogliono costruire qualcosa di duraturo perché ti serviranno per l’ospizio. Già morti dentro.