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POSTO FISSO: LE RAGIONI DI MONTI

DI MASSIMO FINI
ilfattoquotidiano.it/

“I giovani devono abituarsi a non avere un posto fisso nella vita. E poi diciamo anche: che monotonia averlo per tutta la vita. È bello cambiare”. Questa frase di Mario Monti ha suscitato polemiche e ironie (è un discorso snob).

È chiaro che il premier tira l’acqua al suo mulino perché il governo deve varare una riforma del lavoro dove il posto fisso e garantito a vita non ci sarà più, però la sua notazione è assolutamente valida dal punto di vista esistenziale e psicologico. Scrive Nietzsche: “Amleto chi lo capisce? Non è il dubbio, ma la certezza che uccide”. I Paesi scandinavi, dove l’esistenza scorre garantita, lineare, prevedibile ‘dalla culla alla tomba’, hanno il più alto tasso di suicidi in Europa, cinque o sei volte superiore al nostro Sud dove sono in parecchi a doversi inventare ogni giorno la vita per far quadrare il pranzo con la cena. La necessità aguzza l’ingegno, la sicurezza lo ottunde.

Quando ero in Pirelli, alla fine degli anni Sessanta, ho assistito alla cerimonia che ogni anno l’azienda organizzava per gli “anziani Pirelli”, impiegati e operai che dopo quarant’anni di servizio andavano in pensione lasciandosi docilmente seppellire anzitempo. Era una cerimonia, nonostante tutti gli sforzi della Pirelli per renderla potabile, o anzi forse anche a causa di questo, di una tristezza senza pari, da film del primo Olmi, quello de Il posto (appunto). Si leggeva su quei volti l’asfissia. Per 40 anni erano stati garantiti, ma per 40 anni avevano vissuto nelle stesse stanze, negli stessi luoghi, visto le stesse facce, fatto gli stessi discorsi. “Una cosa da fare rincretinire un uomo per quanto può rincretinire” dice cinicamente lo stesso Adam Smith che pur è un primigenio fautore del lavoro parcellizzato e della catena di montaggio.

Cambiare quindi è vitale. Ma bisogna avere delle chance di poterlo fare, pur assumendosi qualche rischio. E la società di oggi è molto meno “aperta” di quella di ieri e non solo nel campo del lavoro. Oggi quelle che una volta erano strade e anche autostrade si sono ridotte a stretti viottoli. A mio parere la situazione non è particolarmente drammatica, come si strombazza per i giovani che non trovano il primo lavoro (intanto son giovani, beati loro, mi cambierei all’istante con un ventenne disoccupato), ma per gli uomini di mezz’età che lo perdono. Soprattutto per quelli che appartengono al ceto medio, borghese, intellettuale.

Giorni e nuvole, il bel film di Soldini, racconta la storia di un manager cinquantenne di un’azienda di Genova, troppo morbido, troppo umano. L’azienda va così così e vi entra un socio con meno scrupoli che licenzia il manager e un bel mucchietto di operai. Costoro – siamo a Genova, una città che conserva una tradizione operaia – riusciranno in qualche modo a cavarsela attraverso la rete di solidarietà proletaria. Il manager (Albanese nel film) no. Manda curriculum su curriculum, inutilmente. Nessuno oggi assume un uomo di 50 anni. Perché nella società attuale, con i rapidissimi cambiamenti tecnologici, diventiamo tutti presto obsoleti. Albanese, per sopravvivere, rinuncia allora a qualsiasi ambizione e si mette a far lavoretti d’occasione, si improvvisa tappezziere. Ma non ha il know how, gli manca la manualità necessaria.

Per questo trovo assai interessante l’iniziativa di Edibrico, una casa editrice di giornali di bricolage, che ha sponsorizzato gratuitamente l’insegnamento ai bambini, in varie sedi, di quella manualità che abbiamo quasi tutti perduto. Altro che farli chattare, già a due o tre anni, compulsivamente sull’iPhone. Della manualità, e non solo per sport, avremo presto tutti estremo bisogno. Quella manualità che consentiva all’uomo di Neanderthal di costruirsi empiricamente una stranissima, complicata ma efficacissima lancia (gli serviva per uccidere i mammuth) che oggi nessuna tecnologia sarebbe in grado di riprodurre. L’uomo Sapiens Sapiens deve fare qualche passo indietro.

Massimo Fini
Fonte: www.ilfattoquotidiano.it
Link: http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/04/posto-fisso-le-ragioni-di-monti/188934/
4.02.2012

Pubblicato da Davide

  • Kazonga

    Fisso non vuol dire unico nella vita. Vuol dire posto di lavoro ha un certo numero di garanzie rispetto alla volontà di recessione del contratto da parte del datore di lavoro.

    Diciamo che se quello che auspica Fini è cambiare una serie di posti fissi, si potrebbe anche essere d’accordo. Ma quello che vuole questo governo è ovviamente ben altro.

    P.S. a proposito di manualità, ammazzare un mammuth a colpi di lancia la vedo veramente dura…

  • bluerik3

    Chi darebbe un mutuo o un finanziamento a chi è senza contratto a tempo indeterminato? Lavoro nella ristorazione e ad ogni fine stagione non c’è mai la certezza di essere riassunti, senza contare che le tutele e gli ammortizzatori sociali sono quasi nulli. Figurarsi dai 50 anni in poi, fino ad arrivare all’età pensionabile. Provi Monti a dire che lavorare ad esempio in cucina, 11 ore al giorno, a sessant’anni a tempo determinato è divertente.
    Inoltre chi mai assumerebbe un dipendente che non sia un manager , che superi i quaranta anni di età , con la concorrenza dei più giovani?
    Prima di dire certe frasi , bisognerebbe farsi un esame di coscienza

  • Santos-Dumont

    Più leggo Fini e più mi disilludo al suo riguardo.
    Esiste una bella differenza tra l’aspirare al cambiamento per propria indole (e nessuno si sognerebbe di negare tale opzione a chicchessia) e essere obbligati al cambiamento in quanto esseri umani ridotti a servomeccanismo del sistema. Non trovo nulla di disumanizzante nell’aspirazione alla stabilità, trattandosi di un orientamento caratteriale altrettanto degno di rispetto della smania per il cambiamento continuo. Se Fini non riesce a conviverci, il problema è suo. In realtà quello che implicitamente si pone in discussione è il diritto incondizionato all’esistenza e ai relativi mezzi di sussistenza minima indipendentemente dall’utilità sociale dell’individuo. Vogliamo chiudere le fabbriche, le attività ridondanti o obsolete, etc…? Ottimo, però devi garantire ai fuoriusciti dal ciclo produttivo la sopravvivenza e i mezzi per aggiornarsi, rispettando le aspirazioni individuali: se così non fosse, a che vale lamentare le caratteristiche disumanizzanti della catena di montaggio, se poi si lascia le persone alla mercé del disumanizzante (nonché massonico) dio mercato [paolofranceschetti.blogspot.com]?
    Una cosa è certa, indietro non si torna a meno di improbabili cataclismi globali che ci riportino all’età della pietra. Io di certo non ne auspico uno, ma parrebbe che per gente come Fini sia quasi un feticcio.

  • Santos-Dumont

    Sono considerazioni del tutto ovvie, tanto ovvie che la relativa omissione da parte di Fini, escludendo l’incapacità mentale del soggetto, fanno supporre la malafede.

  • radisol

    Fini ha una assoluta necessità di stupire e quindi farsi notare ….

  • nuvolenelcielo

    ottimo articolo.

  • albsorio

    Monti ha perfettamente ragione, fare lo stesso lavoro è monotono… lui per esempio potrebbe andare a zappare la terra ma senza vitalizi diciamo con la pensione minima. Ha francamente stufato, non capisco i sindacati che ci guadagnano a “trattare” con questo rappresentante dell’1%

  • Defcon1

    “Intanto mi cambierei con un ventenne disoccupato”, certo caro Fini che lo faresti ma unicamente per guadagnare trent’anni di vita non certo per la condizione di disoccupato o per le sue prospettive.Le tue tesi a sostegno della frase indecente di un premier indecente sono un insulto ai tanti bravi giovani che oggi entrano nel mondo del lavoro con pochissime prospettive destinate a ridursi ancora qualora l’articolo 18 venga modificato o eliminato.Significherebbe annullare oltre sessanta anni di conquiste sociali e sindacali, un tuffo a ritroso in un passato buio e oscurantista privo della benche’ minima tutela per i lavoratori.
    E tu col sorriso sulle labbra cerchi di farci capire che in fondo e’ giusto cosi’:la frase di Shakespeare giusta non e’ quella da te citata ma questa:
    “Sei scellerato e purtroppo puoi ridere d’esser scellerato”.

  • embros13

    Il concetto potrebbe essere condivisibile in un paese con delle serie politiche di sviluppo e crescita, non certo in una nazione sempre piú allo sfascio e per nulla sovrana, quindi Monti ci poteva risparmiare almeno questa ma dal caimano ha imparato qualcosa anche lui evidentemente. A Fini suggerirei di darsi alla critica cinematografica. Comunque son daccordo sulla necessita di reimparare a far da se, almeno per quando la cuccagná sará definitivamente finita(per chi non lo ha ancora realizzato), perché é anche vero che c´é gente che per cambiare una lampadina fulminata si rivolge all´elettricista ed in maniera autonoma non riuscirebbe neanche a farsi un bidet.

  • Beverast

    Come ha scritto qualcuno prima di me: fisso non vuol dire unico. E se qualcuno tristemente decide di restare 40 anni nello stesso luogo deve biasimare solo se stesso. Da un posto fisso, è facile cercare un altro posto fisso, nel frattempo.
    Lasciate decidere a noi quando è tempo di cambiare, non al datore di lavoro.

  • michail

    Aveva ragione Paolo Barnard. Massimo Fini, sei un fesso!! Dopo “Le donne sono una razza nemica. Bisognerebbe capirlo subito”, ci mancava “intanto son giovani, beati loro, mi cambierei all’istante con un ventenne disoccupato”. Sei un degno scribacchino di quel giornale di scribacchini.

  • stonehenge

    Quanto ti quoto fratello!

  • Iacopo67

    Per quel che ricordo da un documentario, le lance non lo uccidevano, ma lo dissanguavano: gli indigeni seguivano il mammuth e ogni tanto gli tiravano queste lance, la cosa andava avanti per giorni, finchè il mammuth stramazzava al suolo.

  • Nauseato

    Francamente dalla penna di Fini osavo aspettarmi qualcosa di meglio di queste quattro frasette in croce … sparse un po’ in tutte le direzioni senza né capo né coda.

    Proprio su Il Fatto del resto, anche una sua collega incensava apertamente le “sacrosante” parole del buontempone Monti. E si capisce, si fa prestissimo a fare i buontemponi con le tragedie altrui, no ? Ci sarà poi sempre l’occasione per dichiarare di essere stati fraintesi.
    Tra l’altro è ovvio quanto odioso che in questo paesucolo da quinto mondo ci siano categorie iper-prottette ed altre in schiavitù. Lo sanno tutti o quasi. Ben venga quindi un maggiore equilibrio. Ma non occorreva fare battute cretine e irridenti per affermare certe condivisibilissime intenzioni … se tali erano davvero le intenzioni.

    Ad ogni buon conto leggevo nei giorni scorsi un cartello portato da un taxista romano dove campeggiava la scritta cubitale: Monti, l’ultimo comunista; o qualcosa di simile. A vederlo mi ero messo le mani nei capelli per la frase surreale.
    Invece devo dire a questo punto che il buon taxista aveva visto perfettamente giusto. Secondo il pensiero del faceto Monti infatti,.. TUTTI devono avere le medesime aspirazioni, TUTTI devono entusiasmarsi con piglio battagliero per affrontare nuove sfide, TUTTI devono aspirare al salutare cambiamento che rinvigorisce e tempra lo spirito. Ma … e se qualcuno non avesse alcuna predisposizione per questi atteggiamenti esistenziali giusti o sbagliati che siano ? E se non tutti aspirassero a continue esaltanti sfide lavorative da yuppies in carriera ? Su quali presupposti si baserebbe questa logica che impone un totale egualitarismo di stampo sovietico ? Allora è vero che il mellifluo buontempone Monti è in realtà un comunistaccio duro e puro …

    Cretinate a parte, tutta la faccenda la trovo deprimente quanto Monti stesso (e chi lo appoggia). Anche il lavoro più vario e – apparentemente – stimolante può trasformarsi in una monotonia mortale, anche il cambiamento continuo e le nuove sfide possono facilmente finire a far luccicare la routine più trita un autentico paradiso. Come del resto TUTTO può essere di una tragica monotonia.
    Quindi, Monti e sostenitori vari in merito, piantatela di sparare minchiate. Fate quel che “dovete” (se ci riuscirete …) ma almeno non prendete per il culo e risparmiateci i vostri discorsetti tanto fasulli quanto in pessima fede.

  • Iacopo67

    Che la Scandinavia abbia il tasso di suicidi più alto in europa è un luogo comune, una falsità. Guardate ad esempio questo link;

    http://www.nationmaster.com/graph/hea_sui_rat_mal-health-suicide-rate-males

    Inoltre è una cosa parecchio tirata per i capelli, nonchè disonesta, abbinare questo presunto primato di suicidi col fatto che lì la vita scorra garantita, lineare, prevedibile. Quasi a sottintendere, siate felici se a voi lavoratori vi tolgono diritti e tutele, così vi suiciderete di meno.
    E’ proprio un ragionamento tutto sbomballato !
    Fini, sei un venduto pure te !

  • Iacopo67

    Ci sono statistiche ben più credibili che mostrano come i suicidi aumentino nei paesi visitati dal neoliberismo.
    Ci si suicida perchè si sta male, non perchè si sta bene !

    Un motivo secondo me più plausibile del tasso un pò alto di suicidi in Scandinavia nelle statistiche, è perchè quando là c’è un morto, loro sono più indagatori (i nord europei sono pignoli per natura) nel cercarne le cause, mentre in altri paesi non si sta tanto a guardare se per esempio uno è caduto da un ponte accidentalmente o si è buttato volutamente, per cui nelle loro statistiche ci sono meno suicidi.

  • vanbasten83

    In un mercato del lavoro dinamico si è indotti a cambiare, vuoi per una migliore retribuzione o per avere nuovi stimoli.
    In Italia questo non avviene, quindi chi ha un lavoro se lo tiene ben stretto. Il dramma dei contratti atipici è che molti hanno lavorato anni per un salario altamente insufficiente che non gli ha consentito di essere indipendenti, ma ben più gravemente gli ha impedito di poter accumulare contributi necessari per la pensione. A proposito, consiglierei appunto l’autore dell’articolo di ritirarsi appunto e godersi la pensione, perché a scrivere dei tempi moderni ultimamente sta facendo solo figuracce.

  • Teomas

    Luoghi comuni di un europeista pentito che vuol fare l’originale.

  • segretius

    Il riferimento all’uomo di neanderthal penso che sia inserito apposta come intelligente ottimismo…. Ovvero è possibile, e penso che sia possibile, che l’uomo della massa, privato ormai di armi per farsi valere, ricorra al proprio ingegno, che gli deriva della disperazione e dalla sua condizione di nuova povertà, metta a punto un piano per vincere il sistema che lo opprime (il mammuth)……….

  • cardisem

    Nell’estate del 1976 mi trovavo all’estero, ad un corso di lingua francese, in un ambiento internazionale con gente che veniva proprio da tutto il mondo. Ricordo di un ragazzo svizzero che si esprimeva, piuttosto preoccupato in questi termini: che in Svizzera incominciava [ed eravamo giù nel 1976!] ad essere difficile trovare “un buon lavoro”. Al che io commentato, già allora: in Italia è difficile trovare un lavoro qualsiasi. Figuriamoci oggi! In fatto di cambio di lavoro ricordo un’altra esperienza, questa viaggiando in treno dalla o verso la Germania. Un simpatico personaggio mi faceva questo ragionamento: se fossi rimasto in Italia, l’unica possibilità di lavoro che avevo era quello di fare il… becchino, cioè di seppellire i morti come attività professionale… (con tutto il rispetto per i nostri cari defunti!). Non mi piaceva questo lavoro ed ho colto l’alternativa: fare l’autista delle poste in Germania… Non apprezzo l’articolo di Fini, perché non credo che abbia colto la dimensione del problema… Qui non si tratta di cambiare lavoro, cosa che chiunque fa già quando ha la possibilità di lasciare un lavoro per un’altro migliore (si chiama anche fare “carriera” ). Qui si tratta di avere un lavoro per poter letteralmente campare e non morire di fame, o non essere costretti a rovistare nei bidoni della spazzatura… Lo vedo spesso davanti a casa mia e la cosa mi procura una pena infinita, ma non vedo cosa posso fare per togliere questa sofferenza al mio prossimo. Qui si tratta del fatto che il signor Monti vuole il ritorno ad una nuova schiavitù dove si può fare carne da macello di ogni persona dipendente… Qui si tratta di voler togliere qualsiasi al lavoro… In fondo in fondo, la schiavitù antica poteva essere una condizione migliore di quella dell’odierno salariato… Se sei proprietà di qualcuno, può darsi che questo si curi della sua “proprietà” e non la faccia ammalare o deperire… Se mi nonno si curava prima delle sue bestie, e solo dopo si metteva a mangiare con la sua famiglia, forse degli “schiavi” umani sarebbero stati trattati non meno bene degli “schiavi” animali… Insomma, mi pare che questa volta Fini non abbia capito la natura del problema… So che non sta bene, forse qualcosa gli si annebbia nella mente…

  • segretius

    E poi c’è da dire che ci si suicida o perchè insoddisfatti o perchè sazi. In quest’ultimo caso, riferibile ai paesi scandinavi, il suicidio perde anche la sua connotazione negativa, in quanto l’atto estremo (solo cronologicamente) si verifica perchè avendo avuto piena soddisfazione dalla vita si SCEGLIE di terminarla.
    La paura ossessiva della morte, in antitesi al suicidio, è caratteristica delle vite insoddisfacienti, in eterna attesa di qualcosa di migliore……..
    In ogni caso il suicidio, purchè non coatto, è un atto di libertà.

  • Longoni

    “Una cosa da fare rincretinire un uomo per quanto può rincretinire” dice cinicamente lo stesso Adam Smith che pur è un primigenio fautore del lavoro parcellizzato e della catena di montaggio.Cambiare quindi è vitale.” – Il lavoro Si.Fini è per la maggioranza delle persone una necessità per assicurarsi i mezzi di sussistenza e per alcuni qualcosa in più. Oltre il lavoro c’è la vita. Se non te ne sei accorto potresti essere ancora in tempo per almeno rifletterci sopra.

  • nuvolenelcielo

    Piuttosto buffi tutti questi commenti… Questo non è un articolo di economia politica per chi non se ne fosse accorto, non è che ogni cosa che si dice debba essere finalizzata a un voto… L’articolo prende solo spunto da una frase detta da Monti (“che tira l’acqua al suo mulino”), per fare delle riflessioni sostanzialmente di tipo filosofico.

  • Nauseato

    Piuttosto buffo che tu non ti renda conto quanto il tema renda suscettibili se ti fossi mai accorto di cosa vuol dire non avere di che campare andando a elemosinare un lavoro qualsiasi a dritta e a manca.
    Ti posso assicurare che passa qualsiasi voglia di filosofeggiare.

    E’ chiaro che quel mellifluo farabutto – e non sto parlando del buon Fini … – non se ne possa rendere conto. Come non se ne possono rendere conto tutti quelli che discettano su questi temi ricamandoci favorevolmente.

  • nuvolenelcielo

    Mi rendo conto benissimo di come l’emotività sia dominante rispetto alla razionalità…, e questi commenti sull’articolo di Fini ne sono un chiaro esempio. Hai ragione, buffo non è la parola giusta. La cosa è inquietante, e chiaro sintomo della grave situazione economica. Ciò non toglie che una discussione e un’interpretazione di tipo filosofico abbiano diritto di esistere…, ed è distruttivo ridurre ogni discorso a posizioni politiche. Perché significa manipolarlo.

  • Kevin

    “I Paesi scandinavi, dove l’esistenza scorre garantita, lineare, prevedibile ‘dalla culla alla tomba’, hanno il più alto tasso di suicidi in Europa, cinque o sei volte superiore al nostro Sud”

    Nel Paese X c’è il fenomeno Y e il fenomeno Z. Non è detto che Y e Z siano correlati. Nella prossima lezione Massimo Fini farà qualcosa di estremamente arguto, tipo allacciarsi le scarpe mentre starnutisce.

  • ilBabbaleo

    Ma se vi scrivo articoli come questo, mi pagate come Fini?
    Nessuno oggi assume un uomo di 50 anni. Perché nella società attuale, con i rapidissimi cambiamenti tecnologici, diventiamo tutti presto obsoleti. Albanese, per sopravvivere, rinuncia allora a qualsiasi ambizione e si mette a far lavoretti d’occasione, si improvvisa tappezziere. Ma non ha il know how, gli manca la manualità necessaria.
    E che deve fare allora “Albanese” a 50 anni, andare nei paesi scandinavi?
    Oppure indossare abiti curiali e mettersi a leggere Nietzsche, forse l’unico filosofo in vendita nelle edicole e nelle tabaccherie, filosofo sfortunato anche postumo per essere così svenduto anche all’aborrita plebaglia?

    Quando ero in Pirelli, alla fine degli anni Sessanta, ho assistito alla cerimonia che ogni anno l’azienda organizzava per gli “anziani Pirelli”, impiegati e operai che dopo quarant’anni di servizio andavano in pensione lasciandosi docilmente seppellire anzitempo.
    Evidente Fini ha trovato il segreto dell’immortalità.

    Comunque, negli anni in cui ero uno studente “sfigato”, anni ’80, avevo amici studenti di oltr’Alpe (e già solo per questo meno o per nulla sfigati) che con tutta facilità nei mesi estivi trovavano lavori stagionali con una retribuzione normale e un trattamento previdenziale normale: cosa del tutto impossibile già all’epoca da noi. Con tutta naturalezza era (ed è ancora, credo) possibile cambiare lavoro, lavoro vero intendo, non stagionale. Come dire, ” a chiacchiere semo tutti bboni …”.

  • Onilut

    IL lavoro è REATO.

  • Nauseato

    Francamente devo ancora incontrare qualcuno che riesca a discorrere di qualsiasi tema senza finire per un verso o un altro quando non addirittura per tutti i versi, a prendere posizioni politiche. E’ del tutto inevitabile. A meno – forse – che sia l’unico essere vivente e quindi discorrente sulla faccia della terra.
    Si potrebbe obiettare che l’inevitabile posizione politica e voler ridurre tutto a tale posizione non siano la stessa cosa. Credo sia ancora da capire.

    Ma, manipolarlo o interpretarlo ?.. Perché se tutto è “interpretazione” … – e tutto lo è – … allora tutto viene comunque a essere in un qualche modo manipolato. Poi andando a sottilizzare ci sono sicuramente possibili attenzioni, misure e modi nel farlo.

    E ripeto, anche Fini a parte: perfino con le migliori intenzioni (delle quali si sa è lastricato ecc. …) quando si è disponibili a discettare di temi drammatici come le possibilità di una sopravvivenza dignitosa, è altamente probabile che la cosa riguardi l’avvilimento altrui.
    Chi sa come mai ho sempre assistito a ribaltamenti sorprendenti quando qualcosa tocca inaspettatamente di persona …

  • carloslage

    In fin dei conti Massimo Fini e Mario Monti sono assimilabili.Il primo,privilegiato e strapagato “intellettuale” facente parte della “casta dominata della classe dominante” come la definiva Bordieau,il secondo invece, fa direttamente parte delle elites che dominano il mondo e sta distruggendo,come da copione, i residui rimasti del Welfare state per sostituirli col lavoro precarizzato,malpagato e generalizzato.Questo anche se i media tutti e i politici tutti (o quasi e comunque chi apparentemente lo osteggia lo fa solo per visibilita’ politica,vedi lega e IDV) lo esaltano come grande statista e riformatore.Proprio qui si inserisce lo “scriba”,il mandarino Massimo Fini che per riprenderlo un po’ dopo aver pronunciato quella frase oscena(oscena perche’ col mondo del lavoro precarizzato e difficile da trovare di oggi e’ una presa per il culo per tutti i disoccupati,precari e sfruttati d’Italia)prova a fare il “filosofo” dicendo che in fin dei conti Monti non aveva tutti i torti a dire cosi’…mi ricorda un altra indegna campagna pubblicitaria che mette l’evasore fiscale al pari di un mafioso per creare un atmosfera di condanna intorno anche al piccolo commerciante “reo” di non aver rilasciato uno scontrino,come se i problemi dell’Italia fossero questi e non la “terzomondializzazione” dell’Italia e dell’Europa tutta,gia’ decisa a tavolino dalle elites delle quali il Sig.Monti fa parte e delle quali il Sig.Massimo Fini ed altri come lui sono “una casta dominata della classe dominante”.Tutto torna…

  • Iacopo67

    Ci si suicida per profonda disperazione, non certo perchè si sta bene.
    Ci si suicida quando i problemi materiali, economici, di salute, o umani, spesso poi collegati tra loro, diventano impossibili da arginare e se ne viene devastati.
    Io sono mezzo finlandese, e, ti dico che è un luogo comune che in Scandinavia ci sia un tasso particolarmente alto di suicidi.
    Ma a parte questo, soprattutto è profondamente insensato il voler abbinare i suicidi al benessere, alla sicurezza del posto di lavoro, alla presunta monotonia che questo comporterebbe.

  • Iacopo67

    Fare filosofia non vuol dire licenza poetica di raccontare le cose alla rovescia.

  • Iacopo67

    Non ci si suicida perchè sazi.

  • Nauseato

    Sottoscrivo quasi in toto.
    Quasi perché non ostante tutto e anche se non sono un suo particolare fan, non sarei così ostile a Fini.

    Da aggiungere all’immagine del “piccolo commerciante”, che sicuramente molto oltre la metà dei lavoratori autonomi che conosco personalmente sgobbano oltre 11 ore al giorno di media giusto per riuscire a tirare avanti e nulla più.

    Non certo per pagarsi panfili, SUV o sfizi vari … che non potrebbero mai permettersi nemmeno in cartolina.

    Oggi chi intraprende una professione o un qualsiasi lavoro autonomo deve essere certo che lavorerà SOLO per privati. In quel caso avrà da scialare. Diversamente se l’attività sarà rivolta non verso clienti privati, sarà meglio che si trovi un amico o un parente che gli garantisca un monotono posto fisso QUALSIASI …

  • dana74

    I Paesi scandinavi, dove l’esistenza scorre garantita, lineare, prevedibile ‘dalla culla alla tomba’, hanno il più alto tasso di suicidi in Europa, cinque o sei volte superiore al nostro Sud dove sono in parecchi a doversi inventare ogni giorno la vita per far quadrare il pranzo con la cena. La necessità aguzza l’ingegno, la sicurezza lo ottunde.”

    ah ecco che il Monti ci salva la vita quindi. Che fortuna.

    Perché, che cosa impedisce a chi ha un contratto a tempo indeterminato di licenziarsi se trova una offerta migliore?
    Allora basta ripristinare il sussidio per i dimissionari se si vuole incentivare a cambiare lavoro, ossia quel sostentamento che consentiva tra un lavoro ed un altro a chi si licenziava di mangiare.Fu abolito dal compagno Prodi nel 1998

  • dana74

    già, basta occultarlo come i pennivendoli fanno e possiamo continuare a tessere le lodi di un sistema genocida

  • Primadellesabbie

    Gentile sig. Fini, ho lavorato anch’io in un ufficio, da giovane, e la sua descrizione (tristezza senza pari) sembra tratta dai miei ricordi. Poi ho girato un po’ il mondo e, una ventina di anni or sono mi sono stabilito definitivamente in Inghilterra dove ho trovato in atto la mobilitá che qualcuno auspica. Mi ci volle del tempo per prendere le misure: idraulico, muratore, elettricista, meccanico, ecc. che il giorno prima facevano altri mestieri e che il giorno dopo avrebbero cambiato di nuovo non sono il massimo, per non parlare dei magazzinieri che letteralmente non sanno cosa stanno facendo, i negozianti che non conoscono i prodotti che trattano. A volte situazioni davvero grottesche. Creda, la mia descrizione é approssimata per difetto. Naturalmente a certi livelli tutto funziona, ma mica si puó comperare tutto da Fortnum & Mason e farsi cambiare i vetri dalle imprese accreditate a Palazzo! Ad ogni modo auguri!
    Trovo molto curioso, per non dire altro, che la sortita che lei commenta provenga da una persona che pare aver affidato la propria crescita all’ereditá di una organizzazione tradizionale che risale, tra l’altro, ai Collegia fabrorum.
    Cordiali saluti.

  • bluerik3

    Bravissimo, condivido totalmente.

  • carloslage

    Non sono ostile a Fini ma critico il tono del suo articolo,non ho preconcetti…

  • yakoviev

    Ammesso e non concesso che sia vero, poi, il “tasso di suicidi” può essere dovuto a tante cause, non per forza alle garanzie lavorative e sociali: a motivi culturali, psicologici e perfino a ragioni “climatiche”. Manca la controprova: se in Svezia o Norvegia togliessero certe garanzie, secondo il ragionamento di Fini, allora i suicidi dovrebbero diminuire…

  • yakoviev

    Chi l’ha detto che la vita lavorativa nello stesso posto deve essere piatta? Anche questo è un luogo comune dei più triti. Io ci ho vissuto momenti piatti e momenti non piatti. Mi sono rotto le scatole e contemporaneamente ho conosciuto amici con cui ho vissuto momenti divertenti anche fuori dal lavoro. Ho conosciuto persone pallosissime e detestabili e nello stesso tempo ho avuto anche storie d’amore.