Popoli che hanno perduto la lingua

Cittadini di seconda classe
Giorgio Agamben

Di Giorgio Agamben

Che ne è oggi dei popoli europei? Ciò che non possiamo oggi non vedere è lo spettacolo del loro perdersi e smemorarsi nella lingua in cui si erano un tempo trovati. Le modalità di questo smarrimento variano per ogni popolo: gli anglosassoni hanno già compiuto l’intero cammino verso un linguaggio puramente strumentale e obiettivante – il basic English, in cui ci si possono solo scambiare messaggi sempre più simili ad algoritmi – e i tedeschi sembrano avviati per la stessa via; i francesi, malgrado il loro culto della lingua nazionale e forse anzi per questo, perduti nel rapporto quasi normativo fra il parlante e la grammatica; gli italiani, furbescamente insediati in quel bilinguismo che era la loro ricchezza e che si trasforma ovunque in un gergo insensato. E, se gli ebrei sono o almeno erano parte della cultura europea, è bene ricordare le parole di Scholem di fronte alla secolarizzazione operata dal sionismo di una lingua sacra in una lingua nazionale: «Noi viviamo nella nostra lingua come dei ciechi che camminano sull’orlo di un abisso… Questa lingua è gravida di catastrofi… verrà il giorno in cui essa si rivolterà contro coloro che la parlano».

In ogni caso, quel che è avvenuto è la perdita del rapporto poetico con la lingua e la sua sostituzione con un rapporto strumentale in cui colui che crede di usare la lingua ne è invece senza avvedersene usato. E dal momento che il linguaggio è la forma stessa dell’antropogenesi, del diventare umano del vivente homo, è la stessa umanità dell’uomo che appare oggi minacciata.

Decisivo è però che quanto più un popolo si smarrisce nella sua lingua, che gli diviene in qualche modo estranea o troppo familiare, tanto meno è possibile pensare in quella lingua. Per questo vediamo oggi i governi dei popoli europei, divenuti incapaci di pensare, imprigionarsi in una menzogna di cui non riescono a venire a capo. Una menzogna di cui il mentitore non è consapevole è in realtà semplicemente una impossibilità di pensare, l’incapacità di interrompere almeno per un istante il rapporto puramente strumentale con la propria parola. E se gli uomini nella loro lingua non possono più pensare, non ci si dovrà stupire se si sentiranno obbligati a trasferire il pensiero all’intelligenza artificiale.

Va da sé che questo smarrimento dei popoli nel linguaggio che era la loro dimora vitale ha innanzitutto un significato politico.

L’Europa non uscirà dal vicolo cieco in cui si sta chiudendo se prima non ritroverà un rapporto poetico e pensante con le sue parole. Solo a questo prezzo una politica europea – che oggi non esiste – diventerà eventualmente possibile.

11.10. 2024

Giorgio Agamben, filosofo e scrittore.

Fonte:https://www.quodlibet.it/giorgio-agamben-popoli-che-hanno-perduto-la-lingua

Commenti (39)

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Mostra commenti 39 caricati
    1. Pfefferminz 21 ottobre 2024

      Le parole di Agamben mi riportano alla memoria la distinzione di Michael Nehls fra pensiero automatico e pensiero vero e proprio e come solo quest'ultimo sia connesso alla nostra individualità più intima e alla creatività. Partendo dalle sue posizioni di biologo molecolare, anche per Nehls il pensiero che consente il "rapporto poetico con la lingua" è sotto attacco, non è gradito ai potenti. O come aveva intuito Freud: "Chiedetelo ai poeti" ("Fragt die Dichter").

    1. natascia 17 ottobre 2024

      L’uomo primitivo, sviluppò i linguaggi come espressione della sua umanità. Necessità, vicinanza, tradizione e ricordo, casualità e fantasia. Erano
      queste le ragioni dei linguaggi e del loro fiorire continuo. Ragioni in disfacimento. Ovunque.

    1. DrCaligari 16 ottobre 2024

      Forse si può dire che il melting pot linguistico sia l'unico ambito nel quale ci si sia avvicinati lontanamente a un'idea di Europa. Prendiamo l'Italiano: accanto a un novanta per cento di etimologie greco-latine il linguaggio si integra di un dieci per cento di vocaboli e locuzioni derivanti dall'area germanica (paleogermanismi, gotismi, longobardismi, tedeschismi), da quella francofona e anglosassone. Tuttavia sono processi lunghi di fusione, derivanti in ultima analisi da reciproci rapporti di dominio quindi gradevoli a fasi alterne, ma che nel tempo producono un miscuglio linguistico che arricchisce il lessico e la semantica e costituisce un tratto se non di comunione almeno di vicinanza culturale. Il segno peculiare del cambiamento in corso è invece la violenza del modo, della sua repentinità, che è il peggior nemico di questi mutamenti così profondi, carsici. Insieme alla chiara volontà imposta dall'alto di dare un indirizzo spersonalizzante ed orientato alla funzione. Una lingua da automi. Infatti a ulteriore dimostrazione noi non vediamo cambiare il dizionario (se non nell'aggiunta annuale di vocaboli assurdi che solitamente durano lo spazio di un'edizione), ma come in uno stato di eccezione anche qui la lingua permane la stessa ma l'uso comune ne risulta del tutto deformato quindi deformante.

    1. berlioz 16 ottobre 2024

      Agamben, ecco una persona degna di affetto e di stima, ma fuorviante. Qui si associa in pieno al delirio morettiano che le idee che circolano nei nostri leader - decadenti, di scarsa qualità - dipendano da una primitiva decadenza del loro linguaggio. Se usassero un buon italiano, diceva il regista idiota cui mi riferisco e ribadisce in qualche modo Agamben, penserebbero correttamente, la colpa è tutta di Berlusconi e delle sue televisioni.
      Ogni delirio si nutre di una paranoia... Ma la realtà è più complessa, meno spirituale e molto più materiale.

    2. Martin 16 ottobre 2024

      Berlioz concordo al 100%, eccetto sulla citazione di quel soggetto, che non andrebbe nemmeno citato. L'unica cosa decente che ha fatto quel soggetto è stato il film "Ecce bombo", in cui si appropriò delle logiche del famoso movimento del 77, nonostante fosse profondamente ostile proprio e principalmente al PCI del tempo che il citato rappresentava.

      Tutto il resto che ha fatto è immondezza, all'estero non se lo è mai filato nessuno. Il soggetto resta un fenomeno provinciale italiano, anche se come tutte le nulltà provinciali, si atteggia a maitre a penser. Chiunque lo ha avvicinato, sottoscritto incluso, conosce perfettamente la sua infinita presunzione e prosopopea.

      Idem per la nullità Virzi, e per me anche per Sorrentino, che non esce dalle logiche allucinate e suoerate degli anni 70. C'e' letteralmente da sprofondare anche per Cazzullo e Scurati.

      Siamo un Paese culturalmente sprofondato. Un tempo, a destra e sinistra, c'erano Sergio Leone, Fellini, Carmelo Bene, Dario Fo, Umberto Eco, Federico Zeri, etc etc etc,oggi siamo ridotti a nanerottoli e squilibrati assortiti spacciati per geni dalla sinistra militante.

    1. Martin 16 ottobre 2024

      Seguo sempre Agamben, in quanto come il sottoscritto fa primario riferimento a Carl Schmitt e Martin Heidegger, ma ho qualche difficoltà ad afferrare il senso concreto di questo breve articolo, che appare un mero tributo o un fioretto a Heidegger.

      Infatti l'articolo non spiega la natura ed il senso del linguaggio, che secondo Heidegger, per farla breve e semplice, ci possiede e ci controlla più di quanto lo possediamo e lo controlliamo.

      La crisi del linguaggio secondo Heidegger riflette e incarna la crisi del pensiero metafisico sviluppato in duemila anni di storia, ed esiste quindi per tutte le lingue, anche se in misura minore per il greco ed il tedesco, che secondo Heidegger (contestabilmente) avrebbero uno status privilegiato.

      Se non si spiega quanto sopra, l'articolo si risolve nell'ennesima polemica contro il dominio dell'inglese, inteso come mero linguaggio tecnico.

      Qui però, essendo io bilingue per italiano e inglese, divergo.

      L'inglese viene presentato dagli Anglo Sassoni con grande orgoglio come una lingua germanica, autentica e originale.

      Che peccato che tale percezione è errata, ossia falsa, perchè l'inglese, a differenza di tutte le altre lingue germaniche e nordiche (ripeto, tutte), ha oltre il 60% del suo vocabolario proveniente dal Latino. E' un fatto e una differenza ENORME rispetto a TUTTE le altre lingue germaniche e nordiche.

      Ed è un fatto ignoto alla stragrande maggioranza degli Anglo Sassoni, i quali quando sono costretti a riconoscerlo, hanno ancora oggi la brutta faccia tosta di spiegare l'influenza del Latino con.... la guerra dei cento anni e l'influsso del Francese, invece che con quattrocento anni di dominazione romana.

      Il tutto perche' ancora oggi risentono e non digeriscono la dominazione romana, che secondo i libri di storia inglesi "non avrebbe lasciato traccia nella popolazione", fatto assolutamente ridicolo. Infatti durante la notoria sollevazione anti romana, la regina Budicca stermino' tutti i 70.000 abitanti di Londra, in quanto irrimediabilmente mischiati con i Romani. E lo stesso per Colchester.

      Come 400 anni di migliaia di soldati, mercanti, funzionari romani, etc stanziali non abbiano lasciato traccia nella popolazione britannica è una di quelle balle esponenziali che solo gli Inglesi possono sostenere senza impallidire per la vergogna. Ed infatti la loro lingua ha un vocabolario per oltre il 60% proveniente dal Latino!

      Tralaltro per secoli gli Inglesi hanno maltrattato e oppresso gli Irlandesi, descrivendoli come barbari incapaci di ordine e di autocontrollo: ossia esattamente come erano loro prima della dominazione romana!!!!!!

      Ergo, noi Italiani, invece di lamentare da colonizzati il dominio dell' Inglese, dovremmo valorizzare il fatto che oltre il 60% del vocabolario inglese proviene dal Latino, anche perchè l'italiano è indisputabilmente la lingua più vicina al Latino.

      Ed in ogni caso, va ricordato che purtroppo oggi se non si sa l'inglese si è tagliati fuori da valanghe di opere, saggi, dibattiti e articoli che non sono pubblicati in italiano. Anche perchè gli Italiani, come noto, leggono pochissimo.

    1. A XII century man 16 ottobre 2024

      Gli israeliani non sono etnicamente ebrei. Provengono dall'esterno della Palestina. Non sono semiti. È impossibile essere antisemiti con gli israeliani per la semplice ragione che non sono semiti. I discendenti degli ebrei etnici sono i palestinesi, che persero prima la loro lingua e la loro religione per il cristianesimo ed il greco, intorno al II secolo d.c. e infine adottarono l'arabo e l'islam. Sono loro i semiti veri, in quanto di cultura araba e di sangue ebreo mentre gli israeliani, che apostrofano come antisemita chiunque non sia d'accordo con loro, sono i veri autentici e soli antisemiti.

      In questo caso l'adozione della lingua ebraica, resuscitata da loro dopo quasi 2000 anni, si pone come completamento del processo di usurpazione identitaria. Insieme allo sterminio dei legittimi eredi di quel popolo ovviamente.

    2. Martin 16 ottobre 2024

      NO e NO. La popolazione di Israele e' al 45% Askhenazi ed al 55% Sefardita. Gli Askhenazi provengono in maggioranza dalla Russia e dall' Est Europa, ma gli Ebrei sefarditi (55%) sono originari dell'area mediorientale, come le comunità ebraiche sefardite che tuttora vivono nei Paesi mediorientali, Iran incluso.

    3. A XII century man 16 ottobre 2024

      Veramente i sefarditi vengono dalla Spagna... Il cuore della questione è che la diaspora ebraica è un falso storico, gli ebrei non se ne sono mai andati di lì, si sono semplicemente trasformati. La pressoché totalità di coloro i quali sono di religione ebraica oggi, non ha legami col popolo ebreo del tempo di Gesù. Anche quelli mediorientali, medioriente non vuol dire per forza Palestina.

    1. sbregaverse 16 ottobre 2024

      Ecco spiegato da fra' Giorgio perchè la mia po^etica
      mai sarà premiata col PRIZE.

    1. IlContadino 16 ottobre 2024

      Un viaggio in treno, in autobus, l'attesa alla fermata, dal medico, un pomeriggio a ciondoloni; anche momenti più brevi, un amico che tarda tre minuti, il negozio che apre fra due, il minuto che impiega la barista a preparare il caffè. Tutti questi tempi erano un momento per pensare, qualcosa di prezioso. Eri quasi costretto a pensare.
      Oggi non pensi, oggi scrolli.
      Popolo di scrollatori, il nostro come qualsiasi altro. Un mondo di scrollatori.
      O scrolli oppure pensi, le due cose insieme non le fai.
      Ora, ci hanno inchiappettato o ci siamo fatti inchiappettare?
      Tendiamo abitualmente ad incolpare qualcuno là fuori, c'è sempre qualcuno che ce l'ha con noi. Non dico che non sia così, la sensazione che ci remino contro è abbastanza forte, però, cribbio, dire che rendiamo loro il compito facile è usare un eufemismo.
      A quattro mesi di età abbiamo già il tablet davanti agli occhi, nemmeno abbiamo fatto il richiamo che siamo già in balia degli aggeggi.
      A sei anni il primo profilo.
      Nuoce gravemente alla salute.
      Dovrebbe esserci il tastino da cliccare, prima di accettare le condizioni.
      Nuoce gravemente alla salute.

    2. sbregaverse 16 ottobre 2024

      Eh sì ,

      il tablèt

      an^che

      al gabinèt.

    1. ric 15 ottobre 2024

      la cultura europea ha ESATTAMENTE NULLA DI EBRAICO..

    2. Primadellesabbie 16 ottobre 2024

      Il monoteismo, che sarebbe stato brutalmente imposto agli egiziani durante il regno del faraone "eretico" Akhenaton, è poi divenuto componente caratteristica del patrimonio culturale del popolo ebraico dal quale ci è stato infine trasmesso all'epoca di Costantino e infine nuovamente imposto, da Teodosio stavolta, ha dato forma e sostanza alla nostra civiltà.

      Per fortuna, a sentire i sostenitori della modalità di sviluppo scientifico che conosciamo, per somma disgrazia secondo altri.

      Comunque il monoteismo non si può definire "nulla", al contrario si tratta di un orientamento profondamente caratterizzante che influenza ogni aspetto del nostro modo di pensare, di vivere e persino di dissentire.

      La 'decadenza' che la società occidentale sta sperimentando potrebbe avere l'effetto di liberarci dal monoteismo e da effetti deleteri ai quali non facciamo nemmeno più caso, e ai quali siamo tanto sentimentalmente legati?

      (Esaurita la spinta propulsiva il booster del razzo viene lasciato cadere...)

    3. ric 16 ottobre 2024

      io per cultura di un popolo intendo esaminare tutto . la componente religiosa rappresenta ben poco rispetto a tutto eventualmente il resto . ne e' prova che tutto il medio-oriente ha la sua storia nei Babilonesi , Assiri , Persiani , Greci Egiziani e tutto il Nord africa. di cultura ebraica nulla se non degli scritti fatti a tavolino , tanto per convincersi che dio e' esattamente fatto solo per loro e per nessun altro .
      Solo predoni del deserto , che si contendevano le grazie delle capre selvatiche con i montoni del deserto.
      L' ebraismo ha nulla di storicamente appurato, massacri a parte.

    4. Primadellesabbie 16 ottobre 2024

      Forse ti è sfuggito:

      "Comunque il monoteismo non si può definire “nulla”, al contrario si tratta di un orientamento profondamente caratterizzante che influenza ogni aspetto del nostro modo di pensare, di vivere e persino di dissentire."

    5. Hospiton 16 ottobre 2024

      "si tratta di un orientamento profondamente caratterizzante che influenza ogni aspetto del nostro modo di pensare, di vivere e persino di dissentire", credo sia innegabile...vari studiosi hanno evidenziato l'importanza che il monoteismo di marca giudaico-cristiana ha avuto nel porre le basi del moderno pensiero scientifico -come dicevi, per fortuna o per disgrazia- e, quindi, nel formare l'Occidente per come lo conosciamo (andando a "determinare abitudini istintive della mente" e "improntando lo spirito europeo", come osservava Alfred Whitehead)

      Di seguito delle brevi considerazioni sull'argomento da parte di alcuni scienziati, epistemologi, filosofi, tra cui lo stesso Whitehead

      https://disf.org/educational/origini-cristiane-scienza

    6. Primadellesabbie 16 ottobre 2024

      Ho letto la pagina del tuo link e poi mi sono perso nel sito.

      Interessante, grazie.

    7. Hospiton 17 ottobre 2024

      Figurati, ci son finito per caso qualche tempo fa, mentre cercavo articoli sulle neuroscienze. Quando scoprii che si trattava di un progetto legato all'Università Pontificia rimasi sorpreso, non mi aspettavo trattassero determinati argomenti in maniera così "aperta", pur mantenendo alcuni ovvi (per loro) punti fermi.

    8. Primadellesabbie 17 ottobre 2024

      Una miniera, mi ripropongo di ispezionarlo meglio, ho visto come è fatto e ho letto qua e là e mi sembra che alcune sezioni siano più aperte di altre.

      Oggi il mio collegamento internet fa i capricci, avrei voluto risponderti prima ma non mi è stato possibile.

    9. Hospiton 17 ottobre 2024

      Non c'è alcun problema, ci mancherebbe. Ho avuto la medesima impressione circa la maggior "apertura" di alcune sezioni del sito rispetto ad altre

    10. Metis 17 ottobre 2024

      Infatti la "cultura" naziebreica è il nulla, è sempre stata plagio di grandi civiltà preesistenti, e la cultura europea non gli deve niente .

    11. Tipheus 18 ottobre 2024

      La cultura classica pre-cristiana era approdata da sola al monoteismo, senza gli ebrei.
      Aristotele diceva theos, e Cicerone deus, entrambi al singolare. L'Uno di Plotino era il principio di tutto, gli dei solo ipostasi inferiori. E uno degli ultimi pagani, Ermete Trismegisto, diceva "i cosiddetti dei", cioè potenze angeliche emananti dall'unico vero Dio, l'Uno.
      Il neoplatonismo ha dato una veste filosofica anche al Cristianesimo che, a parte i remotissimi antefatti semitici, è un fenomeno essenzialmente greco e latino sin dai primordi. Lo stesso ebraismo immediatamente pre-cristiano era nettamente ellenizzante (poi ripudiato dai rabbini di epoche successive, insieme a tutti i libri recenti, perché troppo collegati al Cristianesimo e all'Ellenismo).
      Poi possiamo regredire all'animismo di adorare i fiumi e i boschi, de gustibus.

    1. DrCaligari 15 ottobre 2024

      Heidegger giunto ad un certo punto della propria analisi filosofica affermò di non poter continuare perché mancavano i concetti e le parole che gli sarebbero stati necessari per proseguire. Ma se noi consideriamo che la sua stessa filosofia era filosofia gettata nel tempo e che quindi col tempo si identificava, possiamo dedurne che a lui che morì nel '76 mancavano gli strumenti per un approdo filosofico, mentre noi che di quel tempo siamo succedanei ci troviamo privi degli strumenti stessi di partenza, cioè a dire il linguaggio proprio in quanto possibilità ci ha superati e il contesto concettuale ci è scivolato via da sotto i piedi lasciandoci come trascorsi del tempo presente. Pochi sono rimasti in grado di attualizzare le vere problematiche della contemporaneità e quegli sparuti stanno aggrappati con le unghie e coi denti sia per l'implicita difficoltà di comprendere l'assurdo e continuamente riaggiornarlo che per l'oggettiva diffidenza e il dubbio che alligna sovrano quando tutti intorno a te stanno altrove e la solitudine peggiore, quella dell'impossibilità di esprimerti, continuamente ti corrode. Boni Castellane mi piace, Giorgio Agamben mi piace, ma sono due fiammiferi in una notte senza luna. Resta il linguaggio e attraverso il linguaggio il pensiero a bastione dell'io interiore che chiamiamo anima, a unica protezione.

    2. sbregaverse 16 ottobre 2024

      Heidegger non riusciva trovare neologismi in tedesco e si ostinava a non usare il sanscrito che quei concetti li aveva elaborati qualche migliaio di anni addietro.

    3. Martin 16 ottobre 2024

      Chiunque abbia compreso almeno in parte Heidegger - ossia una minoranza, perchè la maggioranza anche degli studiosi specie Anglo Sassoni non ne ha capito nulla o quasi - SA PERFETTAMENTE che Heidegger aveva ragione.
      Non è che a Heidegger mancavano gli strumenti, mancano proprio al linguaggio, quale conseguenza della forma mentis di 2000 anni di storia della metafisica.

      Non c'e' modo di spiegare quanto sopra. O si è compreso quanto sopra perchè si è compreso, almeno in parte, Heidegger, o non lo si è compreso.

    1. Ummon 15 ottobre 2024

      Più che un articolo, un' insalata mista di fregnacce.

      Sull'inglese: Agamben è sulle stesse posizioni di Galimberti, cioè due esponenti della filosofia continentale che rifiutano di dialogare con la filosofia analitica, che ha l'inglese come lingua e tutt'altro che povera.
      Più grave che Agamben (e compagnia cantante) fingano di ignorare la letteratura anglosassone contemporanea, certo più viva di quella italiana.

      Semplicemente in malafede tutti gli accenni storici. Prima del "basic english" si usava il francese commerciale. In quel di Savoia/Piemonte, oltre che per gli affari andava forte anche per darsi un tono.

      L'italiano? Beh, per un bel pezzo abbiamo avuto i dialetti, tanto belli e nostalgici ma totalmente privi del lessico che andasse aldilà delle necessità di una società contadina o pastorale.

      I primi tentativi di usare al pieno delle sue capacità espressive la nostra lingua nazionale? Beh, torniamo all'epoca fascista con i suoi "abbatti giorno" e le "bevande arlecchine".

      Tutte cose che Agamben sa benissimo. Giusto? Giusto? Perché come diceva un suo collega decisamente più influente, di ciò che non si sa è bene tacere.

    2. Nonso 15 ottobre 2024

      Come volevasi dimostrare

    3. oriundo2006 16 ottobre 2024

      Si è giusto.
      La nostra è stata dal settecento in avanti una cultura provinciale, tranne in poche eccezioni, ad esempio nella musica e nelle arti.
      Anche se molti rifiuteranno la mia tesi, questa regressione è il portato della controriforma nelle nostre terre, che privò di linfa vitale proiettata nel futuro perchè inteso liberamente e non come ripetizione dogmatica di avvenimenti spirituali accaduti secoli prima, tanta parte del pensiero degli intellettuali dell' epoca e poi a cascata nel sentire comune.
      Le eccezioni ci furono ma ancora oggi sono marginali nel pensiero di tanti cultori, ad esempio della scienza politica...qualcosa rimane nella poesia e nella letteratura ma è consegnato a cultori specifici di questi temi.
      Oggi la regressione che notiamo, questa volta a favore dell' inglese 'pidgin' è miserabile proprio perchè si innesta su di un tronco culturale avvizzito da secoli, parlando sempre del pensiero comune, della vulgata di tutti i giorni, di quello che la ggente dice e fa: dunque nella cultura 'bassa', a cui i dialetti davano un senso di appartenenza che, venuti meno loro, oggi è inesistente.
      Questa complessiva povertà ( si parlava di 'arretratezza' nella sinistra ) a cui non pose rimedio il Duce anche se lo volle, è difficile da estinguere in una cultura di massa come è quella di oggi, in cui i media sono monopolizzati, per cui paradossalmente usare il 'pidgin' ci fa guadagnare posizioni...ma all'indietro, nel senso della cattiva copia !
      Impossibile uscirne in questa fase spiritualmente calante.
      Tocca attendere che la ruota della storia ricominci a girare liberando qualche spazio non solo a noi ma anche ad esempio al mondo della grecità, a cui siamo connessi inscindibilmente.
      Una faccia, una razza...e tanti dialetti italici ricavati da questa secolare appartenenza.

    4. Martin 16 ottobre 2024

      E' innegabile e incontestabile che il 1700 ed i 1800 italiani fanno ridere i polli come letteratura rispetto alle letterature inglese, francese e tedesca. E ripeto anche il 1800, non ci si salva con geni isolati come Manzoni o Leopardi, per non parlare di fessacchiotti come Foscolo o Pascoli. Nel campo musicale, invece, il 1800 italiano fu certamente molto rilevante.

      Il fenomeno non si spiega con la controriforma, ma con la mancata unità d' Italia, la presenza dello Stato Pontificio e l'enorme ritardo nella formazione di un ceto borghese all'altezza delle borghesie inglese, francese e tedesca.

      Si dimentica che anche negli anni 20 dello scorso secolo, ossia ai tempi del fascismo, la borghesia italiana era ancora molto gracile e gli Italiani erano molto più indietro degli altri popoli europei occidentali sotto tutti i punti di vista: altezza fisica, istruzione, infrastrutture etc etc. Il fascismo fece moltissimo per ridurre il GAP in molteplici ambiti, anche se oggi ciò viene negato, nonostante l'immensa mole di opere pubbliche realizzate in 20 anni, oltre alla fondazione dello Stato sociale prima inesistente.

      Non sarebbe male se invece di focalizzarsi solo o quasi sui due secoli e mezzo di crisi nera del nostro Paese, non a caso definiti i Secoli Bui, ci si ricordasse che almeno dal 350 AC fino al 1600, ossia per quasi 2000 anni, l'Italia è stata indiscutibilmente il centro ed il luogo di gran lunga più avanzato dell' Occidente.

      Che appunto ci si focalizzi sui due secoli e mezzo di crisi e non sui circa 2000 anni in cui siamo stati il centro del mondo occidentale, la dice lunga su come stiamo oggi. Per la gioia degli Anglo Sassoni e dei Nordici, ai quali la centralità dell' Italia per quasi due millenni non va giù.

      In sintesi, un altra delle perduranti conseguenze dell' antifascismo militante e della sconfitta nella WW2.

    5. Cleon XIII 16 ottobre 2024

      Io non parlerei tanto di Inglese, ma piuttosto di aziendalese, o multinazionalese.

    6. DrCaligari 16 ottobre 2024

      Non è per difendere Agamben che peraltro non ne ha certo bisogno, però non puoi paragonarlo a Galimberti. Il quale poi a me sta anche simpatico ma è un filosofo da pagine di repubblica, senza dimenticare le innumerevoli accuse di plagio che se da una parte so bene non sia un'accusa così grave però da un punto di vista squisitamente culturale rimane una macchia pesantuccia ecco. Poi imposti il discorso in ambito di filosofia analitica o continentale mentre Agamben mi sembra chiaro si riferisse al parlato comune e non alla lingua accademica. Non per polemizzare eh intendiamoci, è che mi sembrava un po' ingiusto. Concordo invece sul discorso del Francese e sul generale decadimento dell'Italiano. Nelle risposte vedo che qualcuno la mette in politica, qualcun altro in un discorso più a 365 gradi. Io vorrei ricordare che in presenza di un impero è sempre la cultura imperiale che detta lo standard, rispetto al quale non si può che essere periferici o scimmiottarlo maldestramente. E' una legge universale, ricorderei questo.

    7. Ummon 16 ottobre 2024

      Ho tirato fuori il discorso filosofia analitica vs filosofia continentale per replicare ad Agamben in questi termini: "come fai a dire che l'Inglese è una lingua povera etc etc, quando proprio nel _tuo_ campo (la filosofia) ha mostrato di essere assolutamente all' altezza".

      Hai ragione sul fatto che i commenti a questo thread poi si sono diversificati molto fra cultura/politica/storia: a me personalmente non dispiace, lo rende più interessante da leggere.

    1. DrCaligari 15 ottobre 2024

      L'altro giorno leggevo su qualche sito come noi al posto del termine educazione ora usiamo formazione, cioè si passa da E-DUCARE che significa portare fuori, aiutare lo studente o il bambino attraverso l'insegnamento a raggiungere il vero fine che è esprimere e manifestare quello che ha dentro, a FORMARE, che è applicare una forma imposta, plasmare una mente. Ma oltre a questo possiamo trovare innumerevoli altri interessanti esempi nel mondo della pubblicità che ne è particolarmente ricco: REWARD marketing(che è ad es. la raccolta punti del supermercato): REWARD era la taglia sulla testa dei ricercati. Oppure ENGAGEMENT che è l'attaccamento emotivo a un brand ma al tempo stesso si usa in ambito militare per fissare le regole dell'incontro con un nemico o un potenziale tale. Oppure si parla tranquillamente di MACRO TREND, di BIG DATA fino ai più audaci che arrivano a dirsi orgogliosi di avere un DATABASE PROPRIETARIO, tutte cose che significano affermare, vantandosene, di fare del controllo uno dei principali motori del proprio fatturato. Insomma si tiene occupata la mente a impegnarsi nell'apprendere e usare delle nozioni, in questo caso la terminologia sia Inglese che specialistica, privandola al tempo stesso di comprendere il contenuto di quei che pensieri che elabora ed esprime. E ogni cambiamento che viene introdotto nella lingua in ogni ambito ha come denominatore comune l'essere TOP DOWN potremmo dire, cioè per parlare come si mangia orientato dall'alto verso il basso. Quello che Pasolini diceva della televisione come medium o che il Marchese del grillo diceva al popolino: io so' io e voi non siete un ca....

    2. Cleon XIII 16 ottobre 2024

      Si EDUCA una persona, si FORMA un dipendente. Sottintende che la società altro non è che un'azienda.

    3. DrCaligari 16 ottobre 2024

      Certo. La formazione è anche un INDUCARE, nel senso di confinare nell'accettazione passiva di un modello e nell'impossibilità di uscire da confini stabiliti. Prima ci educano poi ci inducano, avant' e 'ndre.

    1. SOD 15 ottobre 2024

      A me sembra che questo inglese alla tu vo' fa' l'Americano si stia ovunque, un po' di televisione sono costretto a guardarla per mia moglie e c'e" inglese infilato ovunque, la stampa non ne parliamo. Poi dicono che non si sa chi comanda in italia. La cosa e' tragica culturalmente ma anche grottesca, perche' piace pure, fa moderno. Sara' che son vecchio ma non li capisco piu'

    1. ailavioni 15 ottobre 2024

      A volte perdere la lingua non è poi così un male.
      Di questi tempi si sentono troppe fregnacce.

    2. sbregaverse 16 ottobre 2024

      Più che perdere la lingua ce la siamo consumata leccando culi anglofoni.

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