Di Luciano Tovaglieri
Le armi puntate contro la corte costituzionale. questo non è “ripristino dello stato di diritto”: è un colpo di stato in piena regola contro la sovranità polacca, ordinato dai massoni plutocrati di Bruxelles ed eseguito dal loro burattino a Varsavia.
Il 30 ottobre 2026 la Polonia non ha assistito a una normale controversia tra poteri. Ha assistito a un assalto contro le libertà del Popolo Polacco e la sovranità dello Stato Polacco.
Donald Tusk — ex presidente del Consiglio europeo, uomo dell'apparato di Bruxelles, artefice della rielezione di Ursula von der Leyen — ha mandato la polizia a circondare la sede del Tribunale costituzionale. Contemporaneamente, la giudice Anna Korwin-Piotrowska, che non ha mai giurato davanti al presidente della Repubblica, ha annunciato la sospensione del presidente della Corte, Bogdan Święczkowski, e del vicepresidente Bartłomiej Sochański. La Corte ha risposto attraverso i propri canali ufficiali con una parola sola, pesantissima: colpo di Stato.
Il presidente Karol Nawrocki ha interrotto il volo verso il Senegal ed è rientrato d'urgenza a Varsavia. Non è un dettaglio del protocollo. È la prova che ai vertici dello Stato polacco è in corso una gravissima frattura dell'ordine costituzionale.
CHI HA DATO A TUSK IL POTERE DI FARE QUESTO ABUSO?
La risposta non è a Varsavia. È a Bruxelles.
Tusk non è un primo ministro qualsiasi. È l'uomo che ha presieduto il Consiglio europeo, che ha guidato il Partito popolare europeo, che ha costruito la sua intera carriera sull'integrazione europea e sul rafforzamento delle istituzioni sovranazionali. La sua azione contro la Corte costituzionale polacca non è un episodio di politica interna: è l'esecuzione, sul territorio nazionale, di un progetto totalitario che ha per obiettivo la neutralizzazione degli ultimi bastioni della sovranità costituzionale degli Stati membri europei.
La Corte costituzionale polacca è nel mirino non per presunte irregolarità nelle nomine. È nel mirino perché ha osato affermare, in decisioni che hanno fatto infuriare Bruxelles, la centralità della Costituzione polacca rispetto a determinate interpretazioni del primato del diritto europeo. Ha osato dire che la sovranità non è un residuo del passato. Ha osato mettere in discussione il dogma del primato assoluto delle istituzioni e del potere europeo sulla volontà popolare e sul diritto e le garanzie costituzionali degli Stati membri.
Per questo deve essere conquistata manu militari. Per questo la polizia la circonda. Per questo un giudice senza giuramento ne rivendica la guida. Per questo il governo chiede la revoca dell'immunità dei suoi vertici legittimi.


IL SILENZIO DI BRUXELLES È ASSORDANTE E MOLTO SIGNIFICATIVO
Quando al governo c'era il PiS, la Commissione europea apriva procedure, la Corte di giustizia infliggeva multe, i fondi venivano congelati. Ogni riforma giudiziaria veniva dissezionata, ogni nomina contestata, ogni legge passata al setaccio. Lo "Stato di diritto" era il mantra quotidiano.
Oggi, con la polizia schierata attorno alla Corte costituzionale stile Pinochet, con un presidente della Repubblica costretto a rientrare d'urgenza dall'estero, con la stessa Corte che denuncia un colpo di Stato, Bruxelles tace. Nessuna dichiarazione. Nessuna preoccupazione. Nessuna procedura.
Non è distrazione. È chiara e lapalissiana complicità.
Il doppio standard non è un incidente: è il metodo classico di Bruxelles. Lo Stato di diritto viene invocato quando serve a colpire un governo non allineato. Viene dimenticato quando a violarlo è un governo fedele al progetto di integrazione. La credibilità delle istituzioni europee è già distrutta da questa evidenza: non esiste un metro comune, esiste solo la convenienza politica.
LA LEGALITÀ NON SI AUTOCERTIFICA
Tusk sostiene di correggere le irregolarità del passato. Ma l'esistenza di errori precedenti non conferisce a un governo il diritto illimitato di neutralizzare le istituzioni che considera ostili. Se una nomina è illegittima, lo si dimostra con gli strumenti dell'ordinamento.
Se un giudice viola i propri doveri, si applicano le procedure disciplinari previste dall’ordinamento. Non si manda la polizia a circondare la Corte costituzionale e non si installa un giudice privo di giuramento alla sua guida.
La legalità non è la mera volontà dell'esecutivo. La fermezza non è l’arbitrio eretto a sistema. La difesa della democrazia non può diventare la pretesa di stabilire unilateralmente quali istituzioni siano legittime e quali debbano essere rimosse.
Il vero banco di prova per Tusk è questo: se intende davvero restaurare lo Stato di diritto, deve dimostrarlo rispettando le garanzie costituzionali dei propri avversari. Deve chiarire le basi giuridiche delle procedure contestate. Deve rispettare le competenze del presidente della Repubblica. Deve accettare che la legittimità delle sue decisioni sia sottoposta a un controllo indipendente. Diversamente, la "restaurazione della legalità" è una contraddizione in termini.


LA POSTA IN GIOCO PURTROPPO PER NOI NON È SOLO POLACCA
Se un governo può invocare lo Stato di diritto per sottrarsi esso stesso ai limiti dello Stato di diritto, quali garanzie impediscono che la stessa logica venga applicata altrove? Se Bruxelles può usare il principio dello Stato di diritto come strumento di pressione politica su un governo non allineato, chi controlla democraticamente l'esercizio del potere sovranazionale?
In Romania è stato recentemente annullato un regolarissimo voto popolare per impedire l'ascesa di un candidato sgradito alla UE, con la scusa scusa di presunte interferenze russe tramite il social Tik Tok". La Polonia oggi vede la propria Corte costituzionale sotto assedio. Domani potrebbe toccare all'Italia, se un governo eletto osasse mettere in discussione la gabbia dell'euro o il primato incondizionato del diritto europeo.

LA POLONIA APPARTIENE AI POLACCHI
Non a Tusk. Non alla Piattaforma Civica. Non a Bruxelles. Appartiene al suo ordinamento costituzionale, alla sua storia, al suo popolo. Un popolo che ha conosciuto le spartizioni, le occupazioni, le distruzioni belliche e decenni di subordinazione all'Unione Sovietica. Per la Polonia l'indipendenza non è un concetto astratto: è una conquista pagata a un prezzo altissimo. E nessuna sedicente "restaurazione dello Stato di diritto" può essere considerata legittima se, per realizzarla, vengono violati proprio i principi costituzionali che dichiara di voler difendere.
Il dissenso nei confronti del progetto di integrazione europea non è una minaccia alla democrazia. È una manifestazione fondamentale della democrazia stessa contro il totalitarismo dei massoni plutocratici e usurai di Bruxelles. Un'Europa che tollera soltanto i governi politicamente conformi ai propri orientamenti ha già perso la legittimità democratica che dichiara di voler proteggere.
La Polonia è sotto assedio. E l'Europa deve sapere che il precedente polacco potrebbe riguardare tutti. Noi cittadini di questa Europa corrotta, nemica delle nostre libertà, prepotente e arrogante all’inverosimile , dobbiamo reagire, uniti, adesso!
Di Luciano Tovaglieri
31.10.2026
GioCo 31 ottobre 2026
Perché a me viene in mente ossessivamente la Lagarde incerottata che si dimette?
Considerare queste cose "un caso" è come considerarle "per forza correlate" solo perché hanno tempistiche sospettabilmente vicine.
Ma un tarlo mi suggerisce che no, non sono scorrelate. D'altronde, visti gli ambientini dediti alla corruzione libera e all'appropriazione indebita di beni pubblici made in UE, mi sorprenderebbe il contrario. Secondo me hanno esagerato nell'autosputtanosità, qualcosa è andato storto e adesso qualcuno molto arrabbiato alla Mangiafuoco li sta prendendo a vigorose pedate (costringendoli a fare figure barbine). Siamo al tentativo tardivo e impacciato di ripristino esteriore della credibilità di enti che non rappresentano altro se non l'essere usati convenientemente come carta igenica a cui tutti devono però rivolgersi, come se effettivamente rappresentassero quello che si vorrebbe.
Se ne prende uno un poco meno allineato del solito e lo si "usa" per reimbiancare i sepolcri.
Tipo "ha vinto la demoniocrazia" contro qui quo qua, al solito.
Ma qui siamo nel pieno centro di un caos estremo ed è come dire che nella tempesta il tetto della casa è strappato ma le fondamenta no, quando in realtà contemporaneamente sta tremando la terra perché sotto i piedi sta emergendo un vulcano che nessuno vuole sapere esiste, per ovvi motivi.