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PIRATI NEL MEDITERRANEO

DI ROBERT HARRIS
The Truth Seeker

Kintbury, Inghilterra

Nell’autunno del 69 a.C. l’unica superpotenza mondiale di allora subì un profondo trauma psicologico a causa di un audace attacco terroristico sferrato contro il suo cuore.

Il porto romano di Ostia fu incendiato, la flotta da guerra consolare fu distrutta e due importanti senatori, insieme alle loro guardie del corpo e al loro seguito, furono rapiti.

L’incidente, per quanto drammatico sia stato, non ha però attirato l’attenzione degli storici moderni.
Ma l’interesse storico è mutevole. Un evento che fino a cinque anni fa era una mera nota a piè di pagina ora, nel nostro mondo post-11 settembre, assume un nuovo e nefasto significato. Nell’angoscia conseguente all’attacco subito, il popolo romano prese decisioni tali che lo condussero alla distruzione della sua stessa costituzione, della sua democrazia e libertà. La storia forse si ripete?Consideriamo i parallelismi. I colpevoli di questo spettacolare assalto non erano stati assoldati da nessun potere politico straniero: nessuna nazione avrebbe osato attaccare Roma in un modo così provocatorio. Essi erano, piuttosto, gli alienati della terra: “Uomini in rovina di tutte le nazioni” secondo le parole del grande storico tedesco Theodor Mommsen, “dei pirati con un peculiare spirito di corpo”.

Come Al Qaeda, questi pirati non erano bene organizzati, ma erano lo stesso capaci di diffondere una esagerata paura tra i cittadini, che si erano creduti immuni dagli attacchi. Citiamo ancora Mommsen: “gli agricoltori latini, i viaggiatori della via Appia, i nobili visitatori del paradiso terrestre di Baiae non furono più sicuri né delle loro proprietà né delle loro vite”.

Cosa andava fatto ?

Nei secoli precedenti la costituzione dell’antica Roma aveva sviluppato una serie intricata di controlli e di bilanciamenti che impediva la concentrazione del potere nelle mani di un singolo uomo. Il consolato, eletto annualmente, era strettamente associato a due uomini. Le cariche militari erano di durata limitata e soggette ad un regolare rinnovo. I cittadini ordinari erano abituati a un notevole grado di libertà: il grido “Civis Romanus sum” –“Sono un cittadino romano”- era una garanzia di salvezza in ogni luogo del mondo.

Ma tale fu il panico diffusosi dopo Ostia che il popolo volle compromettere questi diritti. Il più grande soldato di Roma, il 38enne Gnaeo Pompeo Magno, fece si che un suo tenente, il tribuno Aulo Gabinio, si alzasse nell’assemblea romana e proponesse una sorprendente nuova legge.

Lo storico greco Plutarco ha scritto: “a Pompeo fu dato non solo il supremo comando navale, ma anche ciò che equivaleva nei fatti all’assoluta autorità e all’incontrollato potere su ognuno”. E ancora “c’erano pochi luoghi del mondo romano che non erano stati inclusi entro questi limiti”.

Infine Pompeo ricevette quasi l’intero contenuto del Tesoro Romano –144 milioni di sesterzi- per finanziare la sua “guerra al terrore”, che includeva l’allestimento di una flotta di 500 navi e di un esercito con 120.000 fanti e 5000 cavalieri. Una tale accumulazione di potere era senza precedenti, e, quando la legge fu dibattuta al Senato, scoppiò una vera e propria ribellione.

Tuttavia, in una tumultuosa manifestazione di massa nel centro di Roma, gli oppositori di Pompeo furono costretti a sottomettersi, la Lex Gabinia passò (illegalmente) e a Pompeo fu dato il suo potere. Alla fine, una volta preso il mare, in meno di tre mesi Pompeo spazzò via i pirati dall’intero Mediterraneo. Anche riconoscendo la genialità di Pompeo come stratega militare, possiamo sospettare che se i pirati poterono essere sconfitti così facilmente, essi non rappresentavano in realtà una così grave minaccia.
Ma era troppo tardi per avanzare una tale questione. Con il più vecchio dei trucchi politici –montare il panico, nel quale ogni voce dissenziente poteva essere congedata o in quanto “sciocca” o in quanto “traditrice”- il popolo cedette dei poteri che non sarebbero più tornati. Pompeo rimase nel Medio Oriente per sei mesi, favorendo l’instaurazione di regimi-fantocci nella regione, e divenne l’uomo più ricco dell’impero.

Quelli di noi che non sono americani possono solo guardare con meraviglia il modo simile in cui gli antichi diritti e libertà dell’individuo sono stati sospesi negli Stati Uniti dopo l’11 settembre. Il voto del senato di giovedì ha sospeso il diritto di habeas corpus per i detenuti per terrorismo, negando così il loro diritto di contestare la loro detenzione davanti alla corte; la menzione pericolosa della tortura, che proibisce solo di provocare delle “serie” sofferenze fisiche e psicologiche per ottenere informazioni; l’ammissibilità di prove ottenute negli Stati Uniti senza un mandato di perquisizione; il diritto del presidente di dichiarare un legale residente degli Usa nemico combattente – tutto questo rappresenta uno storico cambiamento nei rapporti d’equilibrio del potere tra i cittadini e l’esecutivo.

Un intelligente e scettico americano non avrebbe dubbi che quello che è accaduto dall’11 settembre è un presagio della distruzione di una costituzione centenaria; ma allora, credo, che un intelligente e scettico romano del 68 a.C. avrebbe potuto pensarla allo stesso modo.

In verità la Lex Gabinia fu l’inizio della fine della Repubblica romana. Stabilì un precedente. Meno di dieci anni dopo Giulio Cesare –l’unico uomo, secondo la testimonianza di Plutarco, che durante il dibattito al Senato parlò in favore dello speciale potere di Pompeo- si appropriò dello stesso potere, estendendo la sovranità militare sulla Gallia. Precedentemente lo stato, attraverso il Senato, dirigeva in larga misura le sue forze armate; ora le forze armate cominciarono ad assumere il controllo sullo stato.

Ciò portò anche una notevole quantità di soldi in un sistema elettorale che era stato progettato per una epoca semplice, non-imperiale. Cesare, come Pompeo, con tutte le risorse della Gallia a sua disposizione, divenne immensamente ricco ed usò il suo tesoro per fondare il suo partito politico. D’ora innanzi il risultato delle elezioni fu determinato in larga misura dalla possibilità del candidato di corrompere l’elettore. Nel 49 a.C. il sistema collassò, Cesare attraversò il Rubicone – e il resto, come si dice, è storia vecchia.

Può essere che la Repubblica romana sarebbe caduta lo stesso. Ma la reazione sproporzionata al saccheggio di Ostia senza dubbio affrettò il processo, indebolendo le restrizioni sull’avventurismo militare e corrompendo il processo politico. Passarono 1800 anni prima che qualcosa di comparabile alla democrazia di Roma – per quanto fosse imperfetta- sorgesse di nuovo.

La Lex Gabinia è un classico esempio di una legge le cui conseguenze furono involontarie: essa fatalmente sovvertì la costituzione che intendeva proteggere.

Speriamo che il voto del Senato degli Stati Uniti non abbia lo stesso risultato.

Robert Harris
Fonte: http://www.thetruthseeker.co.uk
Link: http://www.thetruthseeker.co.uk/article.asp?ID=5262
30.09.2006

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di DIOTIMA

Pubblicato da Davide

  • remo

    Il paragone non regge per vari motivi:

    1: Roma subi veramente un devastante attacco nel suo principale porto
    2: I pirati esistevano veramente come minaccia per il Mediterraneo
    3: La Repubblica era già fortemente in crisi
    4: Roma ai tempi di Catone era passata dall’essere una normale potenza locale ad un vero impero in soli 50 anni sconfiggendo la Siria, la Mecedonia e soprattutto Cartagine. La Repubblica mal si adattava ad amministrare la nuova e più vasta realtà territoriale.
    5: Gli Imperatori a partire da Augusto mantennero sempre il ruolo del Senato anche se fra alti e bassi
    6: L’esercito romano, il più potente e organizzato di allora, era fondato sulla gente italica. Le guerre puniche distrussero letteralmente la gran parte delle genrazioni romano-italiche. Fu necessario arruolare genti straniere romanizzate che ovviamente andavano pagate col bottino di guerra non avendo direttamente l’interesse della vecchia classe contadina legato alla difesa della terra.

    Insomma il passaggio dalla Repubblica all’Impero era ormai segnato e giustificato da una forte espansione del potere romano che era un potere civilizzatore in un mondo arretrato sotto ogni punto di vista tranne che in quello della guerra.

    Tutto questo con l’11 settembre non c’entra niente….anzi…ne è l’esatta negazione. Se proprio vogliamo fare un paragone storico possiamo farlo con l’incendio del Reichstag, la dittatura nazista e la seconda guerra mondiale. Speriamo solo che questa volta non si arrivi a tanto.e

  • indo

    strano … sto proprio leggendo "IMPERIUM" di Robert Harris e mi trovo questo "commento" dell’autore stesso!
    Mi sembra quasi una "azzeccata" mossa commerciale per pubblicizzare il suo ultimo libro!
    Ma forse sono io che ormai vedo complotti e dietrologia dappertutto!
    Paolo

  • Nico

    Remo dice:
    il paragone non regge perchè:
    1: Roma subi veramente un devastante attacco nel suo principale porto
    2: I pirati esistevano veramente come minaccia per il Mediterraneo
    3: La Repubblica era già fortemente in crisi
    4: Roma ai tempi di Catone era passata dall’essere una normale potenza locale ad un vero impero in soli 50 anni sconfiggendo la Siria, la Mecedonia e soprattutto Cartagine. La Repubblica mal si adattava ad amministrare la nuova e più vasta realtà territoriale.

    Ciao Remo,
    ma non ti sembra che questi primi quattro punti si possano tranquillamente riferire anche agli Stati Uniti in chiave moderna:

    1) New York subì veramente un devastante attacco
    2) I terroristi esistevano veramente come minaccia
    3) Gli USA erano già fortemente in crisi
    4) Gli USA ai tempi di Roosevelt era passata dall’essere una normale potenza locale ad un vero impero in soli 50 anni sconfiggendo la Germania, il Giappone e soprattutto l’ Unione Sovietica…

    Non mi sembra che il paragone sia proprio campato in aria.
    Ciò di fatto, secondo me, è indice di continuità nella storia.
    La storia si ripete, ma quasi nessuno ha mai abbastanza memoria per poterla smascherare.

    Saluti Nico

  • remo

    Secondo me no perchè:

    1- New York ha subito un auto-attentato, nessun nemico terzo ha attaccato gli USA
    2- I terroristi islamici esistono come minaccia locale non certo come minaccia globale.
    3- E’ vero gli Usa sono in crisi, mentre Roma come potenza non lo era affatto, anzi. Ad essere in crisi era il sistema di governo.
    4- Per gli USA non si può parlare di impero, infatti non concordo con chi chiama la potenza americana una potenza imperiale. Hanno una forte influenza questo è vero, ma essere impero comporta altre caratteristiche che fino a poco tempo fa mancavano del tutto. Solo negli ultimissimi anni si può parlare di un tentativo di trasformare gli USA in impero con le avventure militari odierne.

    Roma era nel pieno della sua espansione pronta a raggiungere l’apogeo in ogni campo, per gli Stati Uniti intesi come unica potenza mondiale credo che stiamo giungendo rapidamente al capolinea. (E’ da vedere se sarà un bene…)

  • Nico
    Ma, ognuno vede sempre solo quello che vuole vedere…
    Molto probabilmente le stesse forze che hanno voluto la fine di Roma stanno mettendo fine all impero USA. Dico impero perchè cercandone il significato sul vocabolario, a tale lemma corrisponde la seguente spiegazione:

    …con un significato che esprime una valutazione piuttosto politica che costituzionale, il dominio da parte di uno Stato, che si espande oltre i confini nazionali assoggettando popoli e paesi diversi.

    Basi militari in tutto il mondo(106 in Italia mi pare),forte influenza politica in ogni paese, finanziamento di paesi amici(leggi colonie) per contrastare altre potenze "nemiche"…
    Non mi sembra sia un fenomeno solo degli ultimi tempi e il significato di impero calza a pennello con ciò che sono gli USA, certo che se diamo retta alla TV queste diventano baggianate però…..

    Saluti Nico