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PI DI COS NON SI PU PRODURRE

DI MASSIMO FINI
ilfattoquotidiano.it

La finanza non è la causa della crisi che sta travolgendo il mondo occidentale, ne è solo l’aspetto più evidente contro cui è comodo e facile scagliarsi per evitare di dirsi la verità. Perché la crisi autentica è quella della cosiddetta ‘economia reale’, cioè di un modello di sviluppo basato sul meccanismo produzione-consumo (oggi addirittura ribaltatosi in un ‘consumare per produrre’) e sull’illusione delle crescite esponenziali che, come ho detto altre volte, esistono in matematica ma non in natura.La locomotiva chiamata Rivoluzione Industriale, partita dall’Inghilterra a metà del Settecento, ha percorso a velocità sempre crescente, che con la maturazione della globalizzazione (che mosse i suoi primi passi proprio allora, essendo i due fenomeni strettamente collegati) è diventata folle, due secoli e mezzo, ma ora è arrivata al suo limite. Non si può più crescere. Non si può produrre di più di quanto abbiamo già prodotto.

Prendiamo, a mo’ di esempio, l’automobile. A chi si può vendere oggi un’automobile? A dei mercati marginali. Certo la si può vendere anche in India e in Cina, ma con una crescita a due cifre anche questi Paesi (che nel frattempo stanno saturando definitivamente i nostri mercati) arriveranno presto ai limiti cui siamo giunti noi. Certo si possono inventare ancora nuove tecnologie e loro applicazioni soprattutto nel campo del virtuale, ma dopo il computer, il cellulare, Internet, l’iPhone, l’iPad che altro ancora? Come c’è una bolla immobiliare c’è, su scala planetaria, una superbolla produttiva.

Sbaglia però chi predica, come mi pare facciano, sia pur con molte differenze, i firmatari del famoso Appello contro ‘il pensiero unico’, una riconversione al marxismo. Figli della Rivoluzione Industriale liberismo e marxismo sono in realtà facce della stessa medaglia: l’industrialismo appunto, che è il vero nocciolo della questione e che nessuno mette in discussione. Sono entrambi modernisti, illuministi, ottimisti, economicisti, produttivisti, hanno entrambi il mito del lavoro (che per Marx è ‘l’essenza del valore’ – non per nulla Stakanov è un eroe dell’Unione Sovietica – e per i liberisti quel fattore che, combinandosi col capitale, dà il famoso ‘plusvalore’), tutti e due pensano che industria e tecnologia produrranno una tal cornucopia di beni da rendere felici tutti gli uomini (Marx) o, più realisticamente, la maggior parte di essi (i liberisti). Questa utopia bifronte ha fallito. Perché ha alle sue radici gli stessi ‘idola’: industrialismo, produzione, consumo, crescita, sviluppo.

I firmatari dell’Appello stanno quindi totalmente dentro il ‘pensiero unico’ che è quello di chi ritiene, a destra come a sinistra, che lo Sviluppo, in un modo o nell’altro, sia irrinunciabile. Chi ne sta fuori sono coloro che ritengono che invece di crescere sia necessario decrescere (produrre di meno, consumare di meno) sia pur in modo graduale, limitato e ragionato per ritrovare non solo una stabilità economica, che non ci renda schiavi della dittatura anonima dei ‘mercati’, ma una vita più semplice e più umana, senza stress, depressione, nevrosi, anomia, tumori psicosomatici, cardiopatie che, com’è noto, sono tutte malattie della Modernità. Sono quindi gli Antimodernisti i veri antagonisti del ‘pensiero unico’ ed è ai loro danni che si consuma un ‘furto di informazione’ perché sono costantemente ignorati, altro che i signori Gallino, Lunghini, Tronti, Asor Rosa e persino Guido Viale promosso a economista.

Massimo Fini
Fonte: www.ilfattoquotidiano.it
4.08.2012

Pubblicato da Davide

  • ericvonmaan

    Caro Fini, è vero che un modello di moltiplicazione lineare dei mercati è impossibile, le risorse sono limitate e anche i bisogni… ma il problema principale del mondo è la distribuzione assolutamente ingiusta della ricchezza… la leva finanziaria è stata usata per accentuare ancora di più la concentrazione di ricchezza e potere nelle mani di pochissimi. E’ su questo che bisogna discutere e agire, non sulle cazzate tipo “dcrescita felice” di Latouche… ma decrescete voi fanculo io sono già al limite, che cazzo devo descrescere! E’ il sistema che produce questi obbrobri
    http://www.forbes.com/billionaires/list/ che va cambiato !!! altro che decrescita

  • mincuo

    Condivisibili o meno, manca sempre il convitato di pietra da questi discorsi, ma quello è tabù. Scattano subito i moralisti a gettone, se uno appena ne fa cenno, pur educatamente, senza ideologie, mostrando dati. Vietato. Così ci si sorbisce giaculatorie sul mondo che è un sistema finito, e va bene, sulle risorse che altrettanto hanno un limite, e va bene, sull’inquinamento, crescente, e va bene, sulle scorie da eliminare, e va bene, sull’ambiente che è sotto stress sempre maggiore, e va bene, sulla vita delle persone che in termini di qualità e umanità peggiora, e va bene. E da tutti questi bei discorsi manca sempre però la causa principale, il convitato di pietra, perchè quello è tabù. E così ci teniamo le soluzioni alla Fini: fatti l’orticello, vivi la natura, vai in bicicletta, mangia il prezzemolino ricciolino, comprati le candele, un bel cappotto pesante va bene per scaldarti, cucina col forno solare, sperando nel sole, vai al lavoro a cavallo ecc…

  • ericvonmaan

    esatto! ma è possibile che esistano famiglie che guadagnano in un anno più del PIL di una nazione avanzata??? con tutto il potere che hanno di condizionare la politica, l’economia, la vita delle persone comuni… ma siamo sicuri che sistemi come il socialismo siano veramente superati? e il messaggio di cristo? di budda? se tutti li rispettano e li adorano, perchè poi nessune ne rispetta gli ideali e i princìpi?

  • fefochip

    a mio avviso i due argomenti principali non si eludono a vicenda.
    da una parte mi pare assolutamente sciocco pensare che il modello attuale si può perpetrare ridistribuendo o meno le attuali ricchezze .
    la questione è molto semplice se riesci a ridistribuire le attuali “ricchezze” comunque l’impatto sul pianeta è mediamente lo stesso

    in seconda battuta come hanno già fatto notare non solo è amorale pretendere di continuare con queste diversità sociali cosi marcate ma anche inutile perche prima o poi i poveracci saranno talmente tanti che taglieranno la capoccia a quelli che sono rimasti sempre piu ricchi e sempre di meno

  • Santos-Dumont

    […] illusione delle crescite esponenziali che, come ho detto altre volte, esistono in matematica ma non in natura.[…]

    Frase infelicissima, se sia frutto di disattenzione o di crassa ignoranza fisica (movimento in un mezzo viscoso, decadimento radioattivo, crescimento di determinate popolazioni, etc. mai sentiti?) solo Fini lo sa. Infelice doppiamente, perché sottintende che la finanza sia “natura”, ma stiamo scherzando?

  • ilsanto

    Nella psiche umana è impresso il demone dell’individualismo della prevaricazione della ricerca del potere delle ricchezze della proprietà.
    Per questo fino ad ora il “Sistema” ha funzionato,sfruttando i difetti umani ha cercato il bene sociale.
    La decrescita da sola la stiamo già vivendo e vuol dire che chi ha più forza economica, politica od altro conserva anzi accresce il suo status mentre i più deboli soccombono e non mi sembra una grande idea.
    L’abbandono del progresso e dell’industria è solo un’utopia perchè non saremmo in grado di sostenere l’attuale popolazione e non mi sembra meglio della prima.
    Conservare il buono della rivoluzione industriale e coniugarlo con la giustizia sociale è la cosa giusta e l’unico modo è mettere in comune le risorse con buona pace dei miliardari.

  • Primadellesabbie

    Gentile sig. Fini, seguo da qualche tempo i suoi articoli e sono sempre “quasi” d’accordo con lei. Questa volta, fuori dalla polemica con i firmatari dell’Appello, mi trovo a condividere alla lettera quanto esposto nel quarto capoverso.
    Vorrei osservare che la fase decrescente (ultimo capoverso) é giá cominciata e sono curioso di vedere quanto ci metteranno, i praticoni che giocano alla politica intorno a noi, a capire che si tratta di decidere (e scontrarsi) su “chi” sacrificare per potere, poi, organizzare la ritirata. É troppo amaro? Starete a vedere!
    Si può tranquillamente cancellare la prospettiva del comunismo perché richiederebbe l’adesione di ogni singolo soggetto che vi partecipasse (le comunità di cui abbiamo certezza funzionavano così).
    Temo, piuttosto, costituisca una fonte di guai non indifferenti quella massa di illusi, spesso vittime di degradanti moralismi, che hanno assunto come credo il liberismo o il mercato, che pretenderebbero di affidarsi ad una organizzazione sociale anti-umana e, questa sí, mai immaginata prima del delirio illuminista.
    Cordiali saluti.

  • youkai

    Come concetto è innegabile, è un perfetto idiota colui che spera di lavorare in lavori che richiedono un certo tipo di materia prima per sempre come se le risorse fossero infinite.

    Ma è straordinario come, oggi, a causa della crisi, si voglia lavorare. Voglio dire, lo schiavo, vessato da ogni tipo di tassazione, senza il tempo di divertirsi, con a malapena il tempo per dormire, oggi difende il suo stato perenne di schiavitù cercando anzi di prolungare il suo stato.

    Certo il motivo è principalmente quello che non ha neanche il tempo di pensare e di ragionare. Anzi, essendo il ragionamento dispendioso e dimostrandoti di essere una merda è meglio non pensarci, per non riflettere che magari c’è qualcosa che non va, per paura di stare male, e dover ammettere di avere vissuto una vita di stenti per un pacco di pasta e due calci sul sedere.

    I costruttori di automobili, non i capi, non capiscono che non potranno fabbricarle all’infinito, oltre al fatto che costano tanto, ma perché non c’è più spazio.

    Intrappolati nel paradigma del lavoro. Il concetto del vivere più umanamente è sacrosanto, ma il problema risiede nei monopoli dei grossi. In quelli che vogliono sì fare una decrescita “felice”, ma affinché il loro agio rimanga uguale, e cioè 99% loro 1 noi.

  • Georgejefferson

    ANONIMO

    Parliamo un pò di questa benedetta decrescita, innanzitutto, che cos’è?
    No perchè, se per decrescita si intende una diminuizione del pil, allora vi do una notizia, stiamo decrescendo, e continueremo a farlo nei prossimo due anni!
    Voi trovate che stiamo meglio di prima?Il problema non è quantitativo, ma qualitativo!
    Che si cresca o si decresca, l’importante è che ciò che si produce, in beni e servizi, sia effettivamente utile, necessario, alla collettività e non necessario a chi li produce!Un aumento del pil dovuto ad un miglioramento dei servizi, della ricerca e della produzione di energie alternative, od ad una riqualificazione del territorio o dei centri storici e delle abitazioni, od ad un miglioramento della medicina, sarebbe un aumento positivo, credo, quindi auspicabile.
    Quì molti pensano alla decrescita come un ritorno generalizzato alla vita agreste, con abolizione di banche, moneta, e produzione industriale, una società interamente rurale, tipo i puffi, od Asterix!Senza offesa, ma solo dei bambinoni che leggono troppe fiabe, possono augurarsi una società simile sd i motivi sono così evidenti che non vale la pena di sprecare caratteri!Quindi io direi crescita o decrescita, va bene ugualmente, basta che sia consapevole ed effettivamente necessaria

    da oriundo2006

    Tracciare un’idilliaco ‘tempo delle origini’, ai sapori del ‘mulino bianco’, retrocesso nella piu’ remota antichità…ahimè, questo idillio autarchico semmai è esistito lo è stato per brevi e fugaci momenti: di certo non nel nostro Medioevo, con le sue lotte contadine, le sue passioni tremende e lotte continue, indice di masse alle soglie della sopravvivenza pura e semplice, vessate da tiranni disumani che si volevano ‘nobilissimi’ d’origini e sprezzanti il volgo schiavo, il cui semplice alzare le ciglia verso il Padrone significava essere destinati alle segrete del castello ed ai ceppi. Ed anche li, il fattore economico, gestito da tiranni, esercitava la propria tirannia cieca e spietata sui deboli, sui poveri, ovvero la stragrande maggioranza della popolazione, tenuta a forza in questa condizione anche dalla complice Chiesa, buona a forgiare catene spiritualissime ma forse ancor piu’ pervicaci di quelle reali… Insomma, l’apologo del buon contadino e dell’operoso fabbro lasciamolo al tempo che fu ma rammentiamoci,che oggi, nell’epoca presente, abbiamo tutti i mezzi per guadagnarci anche la nostra dimensione umana.

    da Viator

    Bella vita quella di paese nei tempi andati, coi bambini in ferriera o nei campi a 8 anni, i vecchi nella miseria che dipendevano dall’elemosina dei figli i quali spesso speravano che si togliessero dai piedi in fretta, mogli e figlie pestate regolarmente dal capofamiglia, il lavoro massacrante per mangiare fave e polenta e forse carne due volte al mese, leggere e scrivere che era privilegio dei ricchi e zero possibilità di scelta sulla costruzione della propria vita perché ciascuno continuava il mestiere del padre. La vita a una dimensione era quella lì.

    da Leone verde

    Milioni di disgraziati dei secoli passati ringraziano. Mia nonna apparteneva ad una di quelle famiglie contadine che figliavano come conigli per avere braccia nei campi, non certo per amore genitoriale, e dei diciasette figli qualcuno è morto per malattia e gli altri non pensavano di essere particolarmente fortunati di fare un lavoro a “dimensione umana”…perchè non lo era.
    C’è una popolazione dell’amazzonia che ha un bellissimo modo di dire: domani se ho voglia di suonare, suono, se ho voglia di dormire, dormo. Infatti vivono in capanne, non hanno acqua, non hanno vestiti, vivono come l’uomo di Cro Magnon. Sono felici? Domanda stupida: sono esseri umani, quindi non lo sono. La felicità è un qualcosa che dobbiamo trovare dentro di noi, non basta vivere in un posto piuttosto che in un’altro, o in un’epoca piuttosto che in un’altra!Per quanto riguarda i limiti dei posti di lavoro è una panzana che sinceramente ha rotto le palle: ovunque butto lo sguardo c’è qualcosa da fare, da migliorare, da scoprire. Una cultura e una società hanno i limiti che si autoimpongono. Ricordo che le macchine un tempo si azionavano a vapore, poi a petrolio e poi ci siamo fermati….bhè, sarebbe il caso che i laureati in chimica e fisica li mettessimo a trovare fuori qualcosa di meglio, invece che metterli al call center della vodafone…idem per trovare un’alternativa alla plastica. Il problema di tutto E’ SOLO ED ESCLUSIVAMENTE POLITICO.La produzione di pensiero, base di ogni progresso scientifico/tecnologico e sociale, non è considerata utile in questa politica perchè è comandata da elite neomercantili, neoliberiste e finanziarie, cioè da BOTTEGAI in giacca e cravatta che detestano l’umanità e il progresso…E hanno il monopolio della “ricerca scientifica” tramite fondazioni che badano bene che le tue scoperte siano in linea con gli affari delle multinazionali…e ci ritroviamo con il motore a scoppio di 100 anni fa e una ricerca sul cancro che da anni ci chiede i soldini anche con show televisivi, almeno 30, e l’unica cosa che hanno trovato è la chemio (tra l’altro costosissima, chissà chi ci guadagna…) che invece di morire in un anno ti fa morire in tre, passati a piangere e vomitare su un cesso.Il problema è sempre politico.

  • Georgejefferson

    William Mitchell:

    “The standard Post Keynesian view that mass unemployment is due to deficient demand, which can be cured if the public sector

    stimulates spending using traditional fiscal and monetary instruments fails to take into account issues of environmental

    sustainability.
    Even if it was possible to expand demand enough to promote growth sufficient to keep pace with labour force growth and

    productivity growth and mop up the huge stocks of
    long-term unemployment, how could the natural ecosystems, already under great strain, cope? There is a need to change the

    composition of final output towards environmentally
    sustainable activities. These are unlikely to be produced by the private sector because they have heavy public good components.

    They are ideal targets for public sector
    initiative. Numerous service jobs could provide immediate benefits to the society, when filled by JG
    [job guarantee]workers. These include urban renewal projects and other environmental and construction schemes (reforestation,

    sand dune stabilisation, river valley erosion control
    and the like), personal assistance to pensioners, assistance in community sports schemes, and many more.
    The JG policy is thus an ideal vehicle to provide more meaningful and paid work for those who are unemployed and to

    simultaneously reduce environmentally damaging
    production practices. It is not increased demand per se that is necessary but increased demand in certain areas of activity

    traduzione

    Il punto di vista post keynesiano che la disoccupazione di massa è dovuto alla domanda carente, che può essere curata se il

    settore pubblico stimola la spesa con i tradizionali strumenti fiscali e monetarie non tiene conto delle problematiche di

    sostenibilità ambientale.
    Anche se è stato possibile ampliare la domanda abbastanza per promuovere la crescita sufficiente a tenere il passo con la

    crescita della forza lavoro e la crescita della produttività e assorbire le scorte enormi di
    disoccupazione di lunga durata, come potrebbero gli ecosistemi naturali, già sotto un grande sforzo, per far fronte? Vi è la

    necessità di cambiare la composizione del prodotto finale verso l’ambiente
    attività sostenibili. Questi sono difficilmente essere prodotta dal settore privato, perché hanno forti componenti di bene

    pubblico. Essi sono bersagli ideali per il settore pubblico
    iniziativa. Numerosi lavori di servizio in grado di fornire benefici immediati per la società, quando riempito da JG
    [garanzia di posti di lavoro] lavoratori. Questi includono progetti di rinnovo urbano e di altri programmi ambientali e delle

    costruzioni (rimboschimento, dune di sabbia di stabilizzazione, controllo dell’erosione valle del fiume
    e simili), l’assistenza personale ai pensionati, assistenza in programmi sportivi della comunità, e molti altri.
    La politica di JG è quindi un veicolo ideale per fornire il lavoro più significativo e a pagamento per coloro che sono

    disoccupati e di ridurre contemporaneamente dannosi per l’ambiente
    pratiche di produzione. Non è una domanda crescente di per sé che è necessario, ma un aumento della domanda in alcune aree di

    attività

  • Georgejefferson

    ANONIMO

    Esempio.La scelta di produrre lo yogurt da sè ha un effetto certo sulle nostre tasche: si risparmia denaro, in cambio di tempo e impegno. Ma non è detto che gli effetti sul PIL o sull’ambiente siano a senso unico.

    E’ vero che si consumano meno risorse, impiegate per produrre e trasportare i prodotti dalla fabbrica al supermercato, ma questo è vero solo nell’ipotesi che i soldi risparmiati non siano usati in altro modo.

    I risparmi possono essere impiegati direttamente, acquistando altri prodotti, magari più inquinanti. Oppure finiscono in banca, per essere prestati a soggetti che li impiegano per aumentare i loro investimenti, i consumi, la produzione di beni e servizi.

    Il PIL non diminuisce, anche se produrre da sè una torta o uno yogurt offre molte soddisfazioni.

  • DICKENS77

    Ma chi l’ ha detto che non si può crescere all’ infinito?
    E’ sempre la solita storia ognuno di noi pensa che il mondo finirà con la sua generazione (basta guardare a tutte le attenzioni che sono state rivolte al 2012 Maia), che il mondo è prossimo allo sfacelo, che non ci sono più i valori di un tempo etc..
    Le auto non si possono produrre all’ infinito è vero! ma è anche vero che alle auto vanno cambiati i pneumatici, le spazzole, la tappezzeria perchè consumata, le ventole percè rotte, ogni tanto va lavata…
    Non puoi costruire case all’ infinito è vero! ma anche le case come e più delle automobili vanno manutenzionate bisogna riparare la tavoletta rotta , sostituire gli infissi , cambiare la caldaia , riverniciarla di tanto in tanto , isolarla termicamente e chi più ne ha più ne metta.
    Tutto quello che ci circonda va manutenzionato le strade , le scuole, i monumenti, i siti archeologici , tutto, tutto, tutto.
    La manutenzione produce pil? si quindi si può crescere all’infinito!
    l’ uomo per sua natura, fortunatamente, non è mai sazio… ha bisogno di mangiare cibi sempre diversi, vedere film diversi, fare vacanze in posti nuovi , conoscere nuova gente, fare nuovi sport , acquistare nuovi abiti.
    Si crescere all’ infinito come individui e come società è senz altro possibile!
    Un saluto a tutti i lettori di cdc

  • Georgejefferson

    QUALE CRESCITA?,alcuni estratti da commenti

    Ottimizzazione degli acquedotti che perdono il 40 per cento dell´acqua che distribuiscono
    le scuole per metà fuori norme di sicurezza,
    tutela dei beni culturali,
    alimentazione di una grande politica di risparmio energetico,
    ristrutturazione degli immobili nazionali energeticamente inadeguati…finanziata da uno stato sovrano con conseguenti decenni di lavoro per imprese artigiane e piccoli e medi produttori,(utilizzando materiali presenti in larghissima misura sul territorio nazionale, contribuiremmo al risparmio globale delle risorse in via di deperimento, lasciando più tempo per soluzioni che andrebbero a sostituire il petrolio come fonte enrgetica).Con l’ingegno dei nostri ricercatori,ai quali,potremmo finanziare il lavoro, invece di farli fuggire, ci creeremmo degli spazi enormi di mercato internazionale e la nostra opera potrebbe ritornare, ancor più prepotentemente che in passato, ad essere richiesta, invece di sacrificare i nostri geni per multinazionali estere.

    Non puo saturarsi il mercato degli ospedali,della restrutturazione intelligente,delle infrastrutture volte alle fonti rinnovabili,della cura e manutenzione dell’assetto idreologico,dell’assistenza anziani,della cura del verde pubblico ecc ecc.
    Non tutto il lavoro arriva a saturazione..le case deperiscono,curi gli anziani e ne arrivano giustamente altri,la natura spesso distrugge la manutenzione che hai appena sistemato.Siamo poi dipendenti dall’estero…si,ma anche tante cose che producevamo le importiamo per SCELTA imposta dal globalizzante neoliberista..Potremmo tornare a produrle(vestiti,alimenti ecc ecc)fonti alternative alimentari ci sono..anche se non abbastanza ancora forse per fronteggiare la fine del petrolio…e allora una maggiore sobrieta anche verrebbe in aiuto…son tutte scelte politiche..ma il punto e’un’altro..senza la sovranita monetaria uno stato non sara mai libero di farle quelle scelte…a meno che presupponiamo un mondo migliore tornando al baratto,e qui bisognerebbe sentire democraticamente come la pensa la gente tutta.

    Sostenere la domanda è la via per uscirne e studiare un modello di economia sostenibile dal punto di vista ambientale e sociale, con le regole del gioco stabilite dallo Stato, magari con forme di redistribuzione dei redditi ed aumenti salariali, soprattutto nei paesi in via di sviluppo, con i quali saremo altrimenti (e spesso giustamente,viste le depredazioni occidentali)perennemente in conflitto.

    Estendere il salario minimo garantito, parametrato alle singole valute, per tutti gli stati aderenti al WTO! Se uno Stato vuole vendere le sue merci nel libero mercato, con libera concorrenza dentro il WTO, dovrebbe garantire che le stesse non siano prodotte con lavoro minorile, senza standard di sicurezza sul lavoro, senza standard qualitativi per la salute e tutela del consumatore, senza misure volte alla sostenibilità ambientale e a preservare questa povera Terra nel medio-lungo termine.
    Ripensare in maniera seria alla green-economy, senza alzare paletti e manifestare contro ogni rigassificatore o termovalorizzatore che s’intende costruire ,e magari prendere la macchina anche solo per comprare le sigarette! E’ un po’ la stessa cosa del qualunquismo.Diversificare le fonti energetiche e costruire in maniera sensata, soprattutto sulle coste, senza creare un comitato del NO anche solo per boicottare la stradina di fronte a casa.

    Bisogna essere realisti, è una sciccheria parlare di ambiente e nel contempo ingrassarsi ben bene con il modello consumistico.Sane, ambiziose, ma realistiche politiche ambientali, accompagnati da comportamenti individuali virtuosi: andare più a piedi, bicicletta o mezzi pubblici, fare bene la raccolta differenziata, non buttare le cicche nella spiaggia, spegnere le luci, ecc. Globalizzare i diritti e i doveri universali dell’uomo, significa dare una risposta globale ad un problema globale!

    Gli stati che vorranno perseverare a negare i diritti umani, separandoli dai diritti di libera circolazione delle merci, deve essere punito non con le guerre di esportazione della democrazia, ma con il protezionismo!Dazi pesanti, quanto più pesante è il conto che pagano le popolazioni affamate da salari e condizioni vicine alla schiavitù.

  • Georgejefferson

    E’il solito trucco dickens,distogliere l’attenzione dalle alternative,dalla via di mezzo di buon senso,dividerci in crescisti e decrescisti,tutto pur di nascondere la possibilita del giusto sta nel mezzo,lo sviluppo sostenibile,esattamente quello che hai descritto,cosi si divide e governa,destra o sinistra,rosso o nero,maschilista o femminista,sempre la stessa storia.Specie da chi bello comodo in poltrona propaganda del ritorno alle caverne(per gli altri)

  • karson

    ma ancora c’è tantissimo da fare, siamo appena agli albori.. dobbiamo ancora cominciare a costruire strutture e infrastrutture su marte e sulla luna, e c’è n’è da fare li.. il lavoro c’è basta avere un pochino di fantasia.

  • mincuo

    Penso che non ci siamo capiti sai. Certo ineguaglianza e distribuzione sono un problema, ma non è certo quello. Io parlavo di tabù. L’ineguaglianza non è un tabù. Magari non è molto pubblicizzata, ma non è certo un tabù.

  • luigidifrancesco

    Ma che stupidaggini! Milioni di persone muoiono perchè non possono comprarsi la medicina di cui hanno necessità e qui si parla di decrescita! Smettete di osservare il vostro ombelico e pensate a cosa potete fare perchè ogni bambino possa sfamarsi oggi.

  • Jor-el

    I pensatori borghesi onesti sono come i cavalli con il paraocchi, continuano a vedere la valorizzazione del capitale come orizzonte ultimo dell’economia, quindi, di fronte alla crisi attuale, non hanno strumenti critici, e confondono la crisi del capitalismo con l’apocalisse, la fine dei tempi. Quindi i pensatori borghesi in buona fede propongono di ripercorrere a ritroso la storia dello sviluppo del capitalismo, chiamando questo percorso immaginario “decrescita”. Ovviamente trattasi di un’illusione, che però le classi dominati amano coltivare e propagandare, perché, guarda caso, non mette in discussione le basi materiali del loro essere, appunto, classi dominanti. Il nemico è e sarà sempre IL LAVORO, non le merci.

  • Aironeblu

    Bell’articolo di Massimo Fini, che alza lo sguardo dal contesto contingente e mette a fuoco il vero nodo dell’attuale crisi strutturale: LA SOVRAPRODUZIONE.
    Peccato per quasi tutti i commenti, che criticano superficilamente l’idea di “decrescita felice” senza avere minimamente capito di cosa si tratta:
    non e’ un ritorno ai tempi del mulino bianco, peraltro mai esistiti, ma una revisione critica del sistema produttivo partendo dai bisogni reali dei cittadini piuttosto che dalle potenzialita’ di profitto degli imprenditori, partendo dalla domanda reale piuttosto che da quella indotta, e usando parametri di misura del benessere effettivo un po’ piu’ esaustivi del PIL e dello SPREAD.
    La crescita esponenziale del produttivismo capitalista ha raggiunto i suoi limiti gia’ da qualche decennio e quelli che sentiamo oggi sono solo i primi effetti.

  • Simulacres

    Macché decrescita… il computer, il cellulare, Internet, l’iPhone, l’iPad non saranno che ridicolaggine immensa se paragonate all’ennesima grande e straordinaria (sic!) occasione che sta per capitarci.
    L’evoluzione dell’Establishment e della bioingegneria sta per abbattere definitivamente il confine tra naturale e artificiale, con la quale a breve metteranno in commercio un software destinato ad essere installato sul genere umano; si chiama “Braintel” (microprocessore che impiantato nel cervello è in grado di simulare “scientemente” il pensiero umano) con il quale verremo collegati a una rete di computer quantistici che determineranno la qualità dei nostri bisogni e dei nostri desideri, con i quali potremo immergerci tutti allegramente in universi meravigliosi al di là di delle favole di capuccetto rosso e della nonna del mulino bianco, al di là di qualunque più rosea ripresa per il c… ops.. ripresa della crescita infinita finora impensabile.

    Al di là, appunto, là nell’Aldilà… nel regno del convitato di pietra.

  • youkai

    Non appena finiscono le miniere di rame mi verrai a raccontare con cosa ti costruirai l’elettronica.

  • Simulacres

    Bellissimo commento. Sottoscrivo anche le virgole!

  • Jor-el

    Ogni crisi del capitalismo è una crisi di sovrapproduzione. Il punto è che non è possibile una revisione critica del sistema produttivo senza rimuovere chi lo POSSIEDE.

  • tania

    No , non all’età della pietra .. a me piacerebbe tornare ancora più indietro , al tempo della civiltà dei bonobo , i nostri simpatici cugini che avevano la cultura dell’amore , e non della guerra .
    A parte gli scherzi , come saprai il problema della nostra civiltà , quella dell’homo oeconomicus , non è la produttività , ma la redistribuzione ( la FAO ci dice che , quotidianamente , produciamo cibo per il doppio dell’attuale popolazione mondiale .. ma ogni 3 secondi un bambino muore di fame , più di 1 miliardo di persone soffrono di gravi malattie legate alla denutrizione eccetera eccetera )

  • Tonguessy

    Mi permetto di far notare come l’otto coricato sia espressione matematica. Indica quell’infinito che nessun umano può arrivare a concepire, nemmeno se santo. Non appartiene a noi umani, ma alla matematica e alla teologia.
    Nè si vuole negare che il decadimento sia altrettanto matematico, s’intende.
    Personalmente tra l’infinitamente piccolo e l’infinitamente grande (big bang) preferisco il limitatamente umano, l’unica cosa che un vecchio epicureo possa ancora trovare sensata.

  • Georgejefferson

    redistribuzione certo,e produzione sostenibile,non fine a se stessa,e non significa giustificare le guerre e la fame.Come ben sappiamo il problema e’sempre l’uomo,giusto tania?E’il distrarci sulla fattibilita o meno degli strumenti che dirige il sistema,per dividerci tutti,mentre in fondo sappiamo tutti quanto sia l’uomo in se a creare le disgrazie,senza credermi io un santo.Eppure credo che nelle giuste condizioni educative e civili,la stragrande maggioranza di gente in fondo non sia cattiva,la paura la fa sistematicamente da padrona,e non solo.

  • Georgejefferson

    che vuol dire?allora non manutentiamo piu le case,non costruiamo piu ospedali,scarpe,pane perche forse finira la farina?

  • Georgejefferson

    Forse non hai letto tutti i commenti,e’lo stesso che intendo per sviluppo sostenibile,sono scelte politiche,lo strumento non e’mai il male,ma la mano che lo dirige

  • Aironeblu

    Infatti ho parlato della “maggior parte” dei commenti: certamente non posso che essere d’accordo con chi (come Fini) propone di cambiare paradigma dal modello della crescita produttiva continua a un modello di sviluppo sostenibile, intelligente, equo e rispettoso del pianeta in cui viviamo.

  • Aironeblu

    Vero, infatti il maggiore ostacolo all’adozione di un modello di sviluppo sostenibile sono proprio i poteri già instaurati, che si sono affermati con il modello liberista industriale e che certamente non sono disposti a cedere il terreno conquistato (usurpato) alla collettività.

  • Aironeblu

    Purtroppo stai toccando un toccando un argomento che potrebbe spazzare via ogni riflessione e tentativo di pianificazione per il nostro sviluppo sociale: gli uomini (se di uomini si tratta) che stanno cercando di schiavizzare l’intero genere umano hanno già messo a punto molti di questi strumenti di controllo, come i microchip della Nokia, e Obama ha già parlato di impiantarli nell’intera popolazione americana per il 2013. Per poter decidere del nostro sviluppo futuro bisognerà liberarci dal dominio di chi ce lo sta negando. Assolutamente.

  • geopardy

    La decrescita positiva sta diventando sempre più una necessità.

    La sbornia collettiva sono i tanti “confort” che ci propongono e che fanno affluire tanta gente nei centri commerciali Hitech.

    Finchè un numero sufficiente di persone acquista quasliasi “novità” la speranza di cambiamento sta nel crollo totale di tutto ciò, perchè quel numero che fa sempre tendenza per i più, non sembra diminuire granchè.

    Ciao

    Geo

  • Fedeledellacroce

    mincuo scusami, ma quale é ‘sto TABU?

  • tortnoise

    ….Ci sarebbe anche un grave problema di sovrappopolazione mondiale…e sara` questo che alla fine avra` l`impatto maggiore nel futuro dell`umanita` o scatenando guerre o creando le condizioni ideali per una pandemia tra gli uomini o tra le specie vegetali o animali di cui esso si nutre.
    La conseguenza sara` piu` o meno uguale: popolazione modiale ridotta e possibilita`/necessita` realizzare nuovi sistemi sociali/economici.

  • albsorio

    Potrebbe essere questo? L’euro è emesso da BCE su richiesta/necessitá (approvata) di ogni singolo Paese, quando l’Italia chiede/necessita di 100€ da in cambio 101.20€ di titoli di Stato che vengono poi messi all’asta generando degli interessi sul debito, questa emissione di titoli di Stato (debito) non necessaria è la leva che usano per scardinare gli stati sociali europei (wellfare). Ora le banche si trovano in crisi di liquiditá in virtu della riduzione dei depositi, molti come me attingono ai loro risparmi per quadrare i conti, purtroppo le banche sembrano non avere i soldi depositati perchè? Le banche s’inventano/creano denaro con la riserva frazionaria (accettata e aumentata da MMT), in pratica quando depositi 100 000€ trattengono 2000€ per liquiditá e prestano 98 000€, quando i soldi arrivano su un’altro conto il gioco si ripete, trattengono il 2% per liquiditá e prestano il 98%… si ottiene così che con un deposito iniziale di 100 000€ abbiamo 5 000 000€ prestati, ora piano piano la gente consuma i risparmi e servirebbe piú del 2%… la realtá è che manca il 98% inventato… mamma BCE stampa i soldi per salvare il sistema bancario… ma vuole altri titoli di Stato+ interessi. Questo è il segreto della moneta debito, divertente quando Pietro, il discepolo di Cristo arrivò a Roma gli chiesero se i cristiani potevano usare il denaro, rispose di si a patto di possedere il danaro e non essere posseduti da esso, noi non possediamo il denaro ma siamo posseduti da esso, da li nostri problemi, certo Pietro intendeva in un altro senso la risposta.

  • mincuo

    Il tabu è semplicemente questo:
    1) Ai tempi di Gesù c’erano circa 150 milioni di persone. Ci hanno messo 1800 anni per diventare 1 miliardo
    2) Dal 1800 al 1900 sono raddoppiate, a 2 mld
    3) Dal 1900 al 2010 sono più che triplicate, a 7 miliardi
    4) Se continua questo trend tra 2 3 generazioni sei a 14 miliardi.
    Va tenuto presente poi che un miliardo di persone del 1800 non è uguale a un miliardo di persone del 2000, queste consumano molto di più.
    Ora tu leggi sempre di mondo finito risorse poche, inquinamento ecc..e questa cosa qui non è mai accennata. Tabu. Come non esistesse, come non fosse una causa, anzi la causa prima.
    Appena accenni verrà giù di tutto, lo sterminio i Nazisssssttttiii. Come se un problema una società non dovesse pensarci. Magari di cambiare cultura di prevedere di frenare, di ridurre in 200 500 anni non so. Non parliamo poi di studi. Perchè sono state fatte delle domande, in termini scientifici. Una è quale sarebbe una popolazione ottimale per il pianeta, considerando sostenibilità a lungo termine e inoltre non solo “sfamare” ma una serie di parametri (lavoro, qualità di vita, spazio, ambiente che si rigenera, ecc..) Loro hanno risposto, ma non si può parlare, neanche avessero detto chissacosa. Gli han detto di stabilire con le conoscenze a disposizione quale potrebbe essere il miglor equilibrio tra popolazione e ambiente e risorse e lavoro e qualità ecc..

  • mincuo

    Hai voglia con lo stile di vita, l’orticello, la spazzatura differenziata, andare in bicicletta quando nel frattempo sei 14 miliardi invece che 7. Ma non si può dire. Tabu.
    http://en.wikipedia.org/wiki/File:World-Population-1800-2100.svg

  • Georgejefferson

    Micuo,secondo te,empiricamente osservando,in che stato viene piu incentivata la procreazione,in stato di poverta e miseria,o relativo benessere?..poi,non e’pensabile la speranza futura(molto futura)di accrescimemto culturale e civile che ponga un freno spontaneo al raddoppio demografico senza passare per l’imposizione?Poi,con una migliore redistribuzione e sobrieta di vita quanto potrebbe essere il limite?

  • albsorio

    Non ti preoccupare ci stanno giá lavorando alla depopolazione, riguardo al miglior anticoncezzionale, qui da noi, direi che è un misto di egoismo/consumismo i figli costano… meglio comprare una macchina nuova… al limite prendono un animale domestico… fino alle vacanze poi si vede, c’è poi un nuovo filone che promuove, normalizzandoli, comportamenti sessuali devianti (non avrranno tutti problemi coi cromosomi?), lesbiche e omosessuali… da sessi uguali non nascono figli… Nei paesi del terzo mondo si possono sempre vaccinare/sterillizzare le bambine, come vedi non si parla ma si agisce. Sai mia moglie è Bielorussa quando sono stato nel suo Paese mi ha colpito la bassa densitá abitativa, ci sono zone del mondo, come la Russia dove posto ne hanno tanto, tu sai meglio di mè che coi numeri si può anche giocare, magari poi se la febbre emorragica Ebola venisse diffusa ops… si diffondesse chissa magari sarebbe una soluzione. Per chi?

  • mincuo

    Vedi Jefferson che è come dicevo. Partita subito a razzo la morale: buono, cattivo, mostro, i poveri, lo sterminio, i vaccini l’Ebola ecc… Io ho detto: la popolazione non rientra mai in una discussione sui limiti dell’ambiente e l’esaurimento delle risorse, cioè non è un fattore. Mi pare strano che si vada fino alle minime cose e che nel frattempo possano aggiungersi 2 3 4 5 miliardi di persone, niente, non c’è mai neanche una riga. Mai. In un mondo laico, e non presunto laico e in realtà fanatico-bigotto com’è sembrerebbe una cosa normale chiederselo, e ragionare. Invece no. Comunque gli studi che ho visto danno una cosa ottimale per equilibrio di lungo termine considerando la natura, l’ambiente, smantellare mostri di periferie, disinquinare, togliere un consumo compulsivo, per il lavoro tempo libero ecc.. sono molti i parametri circa una popolazione tra il 1800 e 1900. Ora naturalmente troverai quello che ha capito che gli scienziati vogliono sterminare 5 mld di persone l’anno prossimo.

  • ericvonmaan

    Ribadisco che al mondo ce ne è abbondante da star bene per tutti. Purtroppo c’è circa un milione di persone che si ciucciano il 90% di tutto, lasciando solo il restante 10% agli altri 6 miliardi che si scannano per un tozzo di pane. Non giriamoci intorno con pippe mentali.

  • mincuo

    E dagli, parte che è un’opinione, ma comunque va bene. E che c’entra? La domanda che hanno fatto è un’altra, qual’è secondo loro con una serie di parametri (non solo ambiente ecc… ma socio economici) una popolazione ottimale per un equilibrio di lungo termine del pianeta. Hanno risposto. Non vedo differenza rispetto a un geometra che dica questo appartamento è ideale, ottimale, per 4 persone. E uno risponda anche 8 ci stanno. Che c’entra?

  • Jor-el

    Sono d’accordo. Tempo fa ero inviperito, alla sola parola “decrescita” mi inalberavo, oggi sono più tranquillo, mi sembra piuttosto un’ idea curiosa. In particolare, mi sembra curioso che, di fronte a una crisi di sovrapproduzione, si pensi di abbandonare tecnologia e industrializzazione, e tutto per preservare con accanimento il tempo di lavoro. Cioé, anziché lavorare 8 ore in fabbrica o in ufficio, lavoriamone 8 (o magari anche 12, come i nostri nonni)… in campagna! Possibile che a nessuno venga in mente di usare PIU’ tecnologia e industrializzazione per RIDURRE il tempo di lavoro?

  • albsorio

    Ti ripeto, i mass media e mincuo tacciono sul numero ideale, chi comanda agisce per sfoltire la popolazione.

  • mincuo

    Chi tace? Ma sai leggere? Ho detto hanno risposto un numero pari alla popolazione tra il 1800 e il 1900. Che le avevo pure messe nel post prima.
    Sul fatto che “chi comanda” “agisce” “per sfoltire” per me può anche essere. Certo che a supporto se mi metti l’articoletto di quello che “lo sanno tutti” o “i vaccini della Fondazione Gates” o magari sono gli “extra-terrestri”, o le “scie chimiche” o “le onde elettromagnetiche” io non è che prendo per buono. Nemmeno gli anticoncezionali nei semi OGM ecc..Son tutte belle ipotesi, e chi ha più fantasia meglio, poi quando si tratta di cose serie è un’altra faccenda. Io credo che nessuno lo saprebbe, forse dopo 50 anni. Ma quello che so di sicuro è che è nuovissimo perchè certamente non hanno sfoltito granchè negli anni passati, e lì stanno i censimenti, no le chiacchiere

  • mincuo

    A parte Ericvonaan che non capisco proprio che c’entrino le diseguaglianze con la quantità finita di risorse naturali. Le diseguaglianze sono un fatto monetario, qualcosa conosco perchè collaboravo indirettamente con Credit Suisse che pubblica periodicamente (e pudicamente) dei dati, che trovi su web, che sono peggio anche di quel che dici tu. Ma che una piccola parte sia ricchissima e una grandissima parte poverissima che c’entra colle risorse? I ricchissimi stanno forse seduti su immense montagne di polli, grano, petrolio, caffè, zucchero ecc..o le hanno nascoste su Marte? Perchè di risorse naturali disponibili si parla non di soldi. Forse giro intorno a “pippe mentali”. Prova a spiegare bene tu.

  • Fedeledellacroce

    mincuo, sono d’accordo con te, siamo troppi!
    E saremo ancora di piú in un futuro prossimo.
    Come hai suggerito ci vorrebbero dei solidi studi per determinare il numero “ideale” di uomini a secondo delle condizioni geofisiche e climatiche di ogni zona abitabile, in modo da assicurare la sostenibilitá dell’ambiente e quindi delle risorse. E di questo, hai ragione, non se ne sente parlare.
    Ma vedi, finché c’é gente che crede in un dio, e ti assicuro che sono molti, preferiranno aspettare un miracolo invece di muovere un dito. E quelli che per dio hanno il denaro, beh si sa, piú gente e miseria nel mondo significa tasche piene di soldoni facili facili….

  • Fedeledellacroce

    mincuo, sono d’accordo con te, siamo troppi!
    E saremo ancora di piú in un futuro prossimo.
    Come hai suggerito ci vorrebbero dei solidi studi per determinare il numero “ideale” di uomini a secondo delle condizioni geofisiche e climatiche di ogni zona abitabile, in modo da assicurare la sostenibilitá dell’ambiente e quindi delle risorse. E di questo, hai ragione, non se ne sente parlare.
    Ma vedi, finché c’é gente che crede in un dio, e ti assicuro che sono molti, preferiranno aspettare un miracolo invece di muovere un dito. E quelli che per dio hanno il denaro, beh si sa, piú gente e miseria nel mondo significa tasche piene di soldoni facili facili….

  • Simulacres

    Amico, per come la vedo io, e, credo, come me la maggioranza di quelli che perseguono la via della decrescita come unico sbocco possibile per uscire da questa follia collettiva della crescita infinita, la cui esistenza si dimostra ogni giorno come una grande galera su cui, volenti o nolenti, siamo tutti imbarcati; dove i più scaltri stan lì a cercar sfangarsela in qualche modo col resto dei passeggeri – ossia la maggioranza – giù nella stiva a remare e a sputare l’anima fino a schiattare, mentre tre piedi sopra, sul ponte di comando, tra un pranzo e l’altro, tra un’orgia e l’altra, si possono scorgere, di tanto in tanto, gli illustri Trimalcione e don Giovanni dell’umanità, sdraiati, sbracati e cullati dalla brezza che soffia leggera e dalle calde carezze delle ancelle nel fascino infinito di un orizzonte piatto.

    Questi sono frutti malsani di una vita ignobile e moribonda la quale fa sì che gli uni vivono solo per dissolutezza e per noia e gli altri muoiono ogni giorno per patimenti e per stanchezza.

    Parafrasando Socrate ti chiedo se questa è una vita che merita di essere vissuta?

    “…cambiare cultura di prevedere di frenare, di ridurre in 200 500 anni non so”

    Lascia perdere gli ipocriti, per come la vedo io, invece, le tue parole sono le fondamenta sulla quale si basa la genesi della decrescita, ossia quel processo evolutivo di elaborazione culturale della specie quale nuovo paradigma di riferimento per una nuova umanità. Insomma, una sorta di terza rivoluzione etica, ma anche politica e tecnologia guidata da una dottrina consapevole e leale che sappia accogliere l’Innovazione, e non che la respinga, ma che ne determini gli obiettivi. 

    Ergo, paradossalmente, guardare alla descrescita c.d. felice non significa guardare all’oscurantismo ma bensì GUARDARE AL NUOVO COME UN’OCCASIONE DI EMANCIPAZIONE E DI RISCATTO e non invece, come molti credono – tra i quali, mi pare, anche tu, come uno sprofondamento nella miseria sociale, politico e culturale del tempo che fu.

  • Fedeledellacroce

    Eh si, c’hai ragione, COMPRIAMOGLI le medicine, cosí almeno possono morire di fame piú tardi……..
    Io credo che una decrescita del “mondo ricco”, comporti un miglioramento del resto del pianeta.
    Senno’ continua a consumare e produrre, contento della tua condizione, poi ti metti l’anima in pace “comprando” medicine e un sacchetto di riso per i milioni che muoiono di fame.

  • Simulacres

    Per come la vedo io, e, credo, come me la maggioranza di quelli che perseguono la via della decrescita come unico sbocco possibile per uscire da questa follia collettiva della crescita infinita, la cui esistenza si dimostra ogni giorno come una grande galera su cui, volenti o nolenti, siamo tutti imbarcati; dove i più scaltri stan lì a cercar sfangarsela in qualche modo col resto dei passeggeri – ossia la maggioranza – giù nella stiva a remare e a sputare l’anima fino a schiattare, mentre tre piedi sopra, sul ponte di comando, tra un pranzo e l’altro, tra un’orgia e l’altra, si possono scorgere, di tanto in tanto, gli illustri Trimalcione e don Giovanni dell’umanità, sdraiati, sbracati e cullati dalla brezza che soffia leggera e dalle calde carezze delle ancelle nel fascino infinito di un orizzonte piatto.

    Questi sono frutti malsani di una vita ignobile e moribonda la quale fa sì che gli uni vivono solo per dissolutezza e per noia e gli altri muoiono ogni giorno per patimenti e per stanchezza.

    Parafrasando Socrate chiedo a chiunque di voi, (come ho già fatto con mincuo) se questa è una vita che merita di essere vissuta?

    “…cambiare cultura di prevedere di frenare, di ridurre in 200 500 anni non so” scrive mincuo.

    Lascia perdere gli ipocriti, per come la vedo io, invece, le sue parole sono le fondamenta sulla quale si basa la genesi della decrescita, ossia quel processo evolutivo di elaborazione culturale della specie quale nuovo paradigma di riferimento per una nuova umanità. Insomma, una sorta di terza rivoluzione etica, ma anche politica e tecnologia guidata da una dottrina consapevole e leale che sappia accogliere l’Innovazione, e non che la respinga, ma che ne determini gli obiettivi. 

    Ergo, paradossalmente, guardare alla descrescita c.d. felice non significa guardare all’oscurantismo ma bensì GUARDARE AL NUOVO COME UN’OCCASIONE DI EMANCIPAZIONE E DI RISCATTO e non invece, come molti credono come uno sprofondamento nella miseria sociale, politico e culturale del tempo che fu.
    come un’occasione di emancipazione e di riscatto!

  • Simulacres

    err. corr.: dal eggere….
    “Ergo, paradossalmente, guardare alla descrescita c.d. felice non significa guardare all’oscurantismo ma bensì GUARDARE AL NUOVO COME UN’OCCASIONE DI EMANCIPAZIONE E DI RISCATTO e non invece, come molti credono come uno sprofondamento nella miseria sociale, politico e culturale del tempo che fu.”

    ossia, SENZA l’ultima frase in minuscolo: “come un’occasione di emancipazione e di riscatto!” che non c’entra più un …!

    boh… poiché l’ho riprodotta in stampatello, l’avrò involontariamente copiata e altrettanto involontariamente l’avrò incollata di nuovo al momento dell’invio, ari-boh… scusate:)

  • albsorio

    Noi siamo 7 miliardi circa, tu sei sicuro che senza quello che dici non essere vero, o meglio dimostrato, vaccini, egoismo/consumismo, perversioni sessuali assunte a normalitá, cattiva alimentazione, guerre etc noi non saremmo molti di più, la risposta è ovviamente si, resta ora da capire se è un piano o una coincidenza.

  • mincuo

    Un piano diabolico senz’altro Albsorio. Infatti i Paesi più sviluppati sono a crescita zero o quasi da 30 anni, e notoriamente mangiano peggio, fanno più guerre tra loro, hanno meno assistenza, più mortalità infantile, meno speranza di vita. Prendi uno Svizzero, una vita d’Inferno rispetto a un Somalo. Naturalmente guardare almeno due o tre numeri no eh, sbagliato.

  • Georgejefferson

    Scusa ma non mi sembra di essere bigotto,moralista se spero nell’accrescimento civile e coscienzioso delle masse nel porre un limite naturale e non imposto,non credi?Magari non avverra mai,e l’unica soluzione rimane l’imposiz.alla cinese,ma permetti umanamente che mi possa provocare tristezza?Non sono il tipo di complottista che citi

  • Georgejefferson

    nelle mie osservazioni non c’e’presunzioni metafisiche,figurati,sono alquanto agnostico,ma la speranza e idealita non significa,dio risolvera tutto,anzi.Comunque presumo il tuo sia un discorso generico…si…la supertizione e’ancora dilagante..andate e moltiplicatevi,pensa che quando in alcuni dialoghi si fa notare che le lamentele nascondono drammi assai peggiori,spesso la risposta?a ma il paradiso e’la non qua,quasi a giustificare la condizione umana,non c’e’che dire,la propaganda silenziosa del sistema che giustifica la legge del piu forte per natura e’molto potente,e dio a volte serve per distogliere i conti con la propria coscenza

  • Simulacres

    La tua pietas pelosa è di una ipocrisia imbarazzante.

    Mi verrebbe da chiederti se ti rendi conto dell’assurdità (eufemismo) e del controsenso di questa tua affermazione.

    Ti sei mai chiesto perché in Africa ancora oggi si muore di fame, e dove ancora la mortalità per mancanza di cibo è così alta, puoi trovare i McDonalds e la Cola cola anche negli angoli più remoti e invece le medicine sono un privilegio alle masse inaccessibile?

    Non c’hai mai pensato? vabbè ti rispondo io. Perché il dramma degli africani (come in tutte le altre zone cosiddette povere del terzo mondo) è cominciato da quando il CAPITALISMO gli ha depredato tutto territorio rendendoli, di fatto, popoli miserabili inseguiti dalla fame e dalla malattia in tutti gli angoli del continente. Come dire, prima li immiseriamo e poi gli tendiamo una mano. Che schifo!
    Prova a rifletterci….

  • albsorio

    Tra i migliori anticoncezzionali qui da noi ti ho citato l’egoismo, il consumismo e la devianze sessuali, se tu t’interessassi di alimentazione sapresti che i Paesi ricchi mangiano tanto cibo spazzatura che accorciala loro vita peggiorando la salute, in altre parole potrebbero vivere meglio e più a lungo mangiando sano, sugli ogm, topi alimentati con solo soia ogm in tre generazioni diventano sterili, pensa al sale marino integrale costa di più del sale marino raffinato dove c’è solo cloruro di sodio + ossidi metallici aggiunti con la motivazione che non raggruma… strano più lavoro costo minore… quanti a cinquantanni prendono la pillola per regolarizzare la pressione, bussines o cosa? Il diabete 2, una porta aperta sull’inferno, l’eta e il numero di persone affette aumenta, malattia in buona parte legata allo stile di vita, di solito porta impotenza…

  • Fedeledellacroce

    George, non ce l’ho con te, che tra l’altro posti commenti molto interessanti, voglio solamente dire che secondo me le religioni ci annebbiano la vista, perché un contadino sa bene quanti polli puó tenere in un pollaio (per fargli fare una vita da polli, intendiamoci bene, non del tipo industriale con mangimi ormonati) e perché non dovremmo sforzarci di sapere quanti uomini puó sopportare una determinata area geografica con un determinato stile di vita?
    Quale stile di vita? Beh questo é tema di accorate discussioni…..

  • Georgejefferson

    Be,la mia domanda a mincuo era proprio come il tuo interrogativo,mangio carne 1 volta a sett.per scelta da 3 anni proprio perche abberro la deriva industriale alimentare,per rispetto animale,sanitario ed ambientale,certo e’un compromesso personale,non una fanatica convinzione di superiorita,fatto sta che se tornassimo ad una certa sobrieta,ci sarebbe sicuramente bisogno di meno posti di lavoro e la vita intesa come anche il”tempo”oltre al lavoro ne gioverebbe

  • Fedeledellacroce

    Pietas pelosa mi ha fatto un sacco ridere.
    Il concetto che volevo esprimere, forse un po’ miseramente, é che é inutile dargli medicine che servono solo a fare cassa delle farmaceutiche, quando il vero problema é la scarsa alimentazione, infatti sono malati mica per sport, ma perché non riescono a produrre o avere accesso a cose tanto basiche come pane, carne e verdura.
    Poi il fatto che il mondo occidentale nn fa altro che saccheggiare il continente africano é cosa risaputa. Ma mica da oggi.
    La cosa triste é che non prevedo niente di buono per l’Africa nel prossimo futuro, solo scenari di guerra per spartirsi le risorse tra i soliti noti.

  • albsorio

    Potete sempre suicidarvi.

  • Santos-Dumont

    Premesso che alla lemniscata viene attribuita più di una origine, e tra esse non appare “l’8 coricato” ( Infinito – Nascita del simbolo [it.wikipedia.org], io personalmente ci intravedo un involontario (?) antesignano del Nastro di Möbius [it.wikipedia.org]), mi permetto di dissentire.
    Non vedo proprio cos’abbia in comune la matematica con la teologia, a parte un vago concetto di ricerca della verità: ma la verità matemática é ben diversa, sempre relativa e risultato di un sistema di assiomi passibili di revisione in caso di necessità…
    La tua considerazione finale mi ricorda quella di Russel davanti alle teorie di Nietzsche nella “Storia della Filosofia Occidentale”: impossibilitato a contestarne la coerenza delle posizioni su basi logico-deduttive, si limitò a dichiarare la sua avversione viscerale per gli assiomi del tedesco. Se l’epicureismo può essere umanamente comprensibile come consolazione in tempi di crisi, altrettanto umana é la tendenza a voler superare i limiti, basta sapere quando fermarsi…
    Deus, dona mihi serenitatem accipere res quae non possum mutare, fortitudinem mutare res quae possum, atque sapientiam differentiam cognoscere.

  • Simulacres

    Il tuo concetto si esprime benissimo e l’ho capito “immantinente”, il problema sta tutto nel riuscire a farlo comprendere a tutti i luigidifrancesco dell’umanità, che formano la maggioranza, ce n’è a milioni, e tutti pieni di idee “fraternizzanti”…. “Umanitari…” pur essendo in sé terribilmente egoiste. Specialmente quando si occupano degli altri. La chiesa, la scuola, la pubblicità, i giornali e il “grande fratello” n’è hanno fatto dei bruti. Non c’é niente di più miserabile. Trovo che siano terribilmente infelici.

    Sulla dittatura cosmica delle case farmaceutiche vale lo stesso discorso anche da noi, soltanto che qui, da noi, avviene all’incontrario; ci si ammala per eccesso di cibo/schifezze artatamente artefatti per la causa… Come dire, prima li ammaliamo e poi li curiamo.

    “Poi il fatto che il mondo occidentale nn fa altro che saccheggiare il continente africano é cosa risaputa. Ma mica da oggi.”

    Vero, ma il problema è che nell’immaginario collettivo questa semplice verità è sconosciuta ai più, perché la sua percezione della realtà del mondo circostante spesso non oltrepassa quella del suo ombelico. Se provi a chiedere al cittadino (sic!) medio da dov’è che gli arrivano tutte le belle comodità di cui noi “democratici” godiamo, 9 su 10 ti risponderanno in modo imbarazzante.

    “La cosa triste é che non prevedo niente di buono per l’Africa nel prossimo futuro, solo scenari di guerra per spartirsi le risorse tra i soliti noti”

    Sì, gli scenari sono questi, inoltre, al punto in cui siamo arrivati oggi, la spartizione delle risorse viene esercitata con estremo accanimento, non solo per via della crescente concorrenza tra le grandi potenze, ma anche e soprattutto come monito severo a tutte quelle autoctone “canaglie” (alla Saddam, Gheddafi, ecc.) che non hanno capito come stanno le cose, che, se ci tengono alla loro pellaccia, farebbero meglio a starsene a cuccia, allegramente rassegnati nella loro casta senza rompere i coglioni.

    Dove andremo a finire?

  • shantikranti

    Cari partitari di una “crescita egualitaria”, gli abitanti del paese del mulino bianco siete voi, che vivete nel vostro tempio industriale, cinici e egoisti esaltati dal vostro ego che con la scusa della praticitá perpetuate il sistema predatorio in cui siete cresciuti e che é l’unico che conoscete per questo lo difendete perché questo sistema siete voi stessi.
    Questa crisi economica é falsa e lo sapete, non é nient’altro che un’esercitazione, un esercizio di psicologia sociale, una nuova maniera di tenere occupati i popoli mentre li si priva di dignitá e diritti duramente conquistati nel passato.
    L’ aspetto francamente positivo é che a fianco di questa farsa sta nascendo la vera crisi di valori, la crisi morale.

    Cos’é il lavoro oggi? Che produce?
    Tutto ció che produce un sano e onesto lavoratore in una sana e onesta azienda contemporanea é prevelentemente immondizia, predazione delle risorse, inquinamento, insoddisfazione e alienazione. Tutto ció per poco denaro, che servirá all’acquisto di altra immondizia.
    I prodotti alimentari sono veleni, i farmaci sono veleni, tutto il mondo della locomozione é una fabbrica di veleni, l’edilizia é immondizia, la produzione di energia, i prodotti tecnologici ,sono immondizia giá scaduta ad alto livello inquinante, la pesca é predazione, l’ agricoltura é veleno, la finanza é predazione, l’industria carnica é olocausto, la ricerca scientifica é orientata alla produzione di veleni e predazione, il terziario é impregnato di veleni, insoddisfazione, alienazione.

    Chi oggi ha un lavoro va ogni mattina a perpetuare un modello di produzione che conduce se stesso e l’ ambiente in cui vive alla completa distruzione. Immagino spesso la vita degli operai delle industrie di armi e complementi che dopo una dura giornata di lavoro, dopo aver prodotto un centinaio di mine anti-uomo tornano a casa ad abbracciare i loro figli sognando per loro un futuro migliore senza pensare nemmeno per un secondo a quegli uomini o bambini che saranno vittime del loro lavoro.

    Siamo davanti ad un processo di iper-alienazione del lavoro. Ci saranno ancora lavori davvero utili in questo mondo ma sono anch’essi in via di estinzione. Perché se penso al sano e onesto spazzino so che non sta facendo nient’altro che spostare l’immondizia dalla strada alla discarica abusiva, se penso al poliziotto lo vedo sentirsi impotente e fare l’ indifferente davanti all’ingiustizia reale e sfogarsi delle sue frustrazioni su una qualunque persona debole socialmente, se penso ai dottori vedo molti fedeli cagnolini della multinazionale farmaceutica, se penso al maestro o al professore vedo un umano insoddisfatto costretto a cercare di rendere utili programmi ministeriali inutili rassegnandosi ad insegnare solo l’ obbedienza, se penso all’ operaio vedo un uomo che lotta per difendere il suo diritto ad ammalarsi di cancro o morire stritolato da una macchina, se penso al muratore vedo un complice di gente senza scrupoli che usa sabbia di mare nel cemento per case costose che presto torneranno sabbia.

    Si badi bene, non parlo dei lavoratori, i quali sicuramente sono nella stragrande maggioranza armati di buona volontá e buone speranze, parlo del lavoro in sé e non solo del risultato del lavoro, il prodotto, ma anche di tutta la filiera, dalla materia prima fino al consumo e alle strategie di vendita, finanche alle relazioni umane alienate durante il processo di lavorazione.

    L’ universitá, la ricerca, i corsi di formazione sono le funzioni del sistema che producono in massa gente compartimentata che ogni giorno crea un nuovo granello di distruzione e d’ignoranza, formando cervelli spenti, pronti ad eseguire, pur di entrare nel mondo del lavoro, ogni tipo di nefandezza come sta facendo la biotecnologia, la fisica, la bioingegneria, l’informatica, affinando ogni giorno le armi di controllo che impediranno la pluralitá e la diversitá su questo un tempo splendido pianeta.

    I popoli indigeni di ogni continente erano felici rispetto a noi? Certo. Non erano felici in assoluto perché nessun essere umano puó esserlo, ma rispetto a noi lo erano. Vivevano come “l’ uomo di cro-magnon” perché chi li vedeva dall’ esterno, repleto di etnocentrismo e di superioritá di razza non ha occhi per vedere quanto ogni tribú abbia evoluto la propria cultura in determinati ambiti volti soprattutto alla risoluzione dei conflitti attenendosi a un modello di sviluppo consono all’ ambiente che li circonda, non pretendendo di dominare la Natura né quella che li circonda né la propria. Vivevano al centro del loro universo, amati e rispettati dagli altri componenti della tribú, ogni individuo con un suo preciso ruolo derivante dalle sue qualitá preponderanti, innate o autodeterminate in armonia con il proprio ambiente e non in conflitto. Giunsero prima i conquistatori a depredarli poi i missionari a instillargli la vergogna poi alcuni antropologi a descriverli come fossero insetti e infine i moralisti a scandalizzarsi delle loro nuditá (in climi caldo-umidi), della loro mancanza di servizi igenici (come se non ci fossero altri sistemi) del loro vivere in capanne (una delle migliori soluzioni abitative mai inventata dall’ uomo in determinati climi) e i servizi sociali degli stati di riferimento li condussero nelle bidonville delle cittá condannandoli all’ alcolismo e alla disperazione, mentre i governanti di quegli stati gli sequestravano le terre per venderle alla finanza. Cosí tante tribú sono scomparse e continuano a scomparire perché le nostre societá hanno fondamentalmente invidia per la loro libertá, per la loro pace interiore, per la loro integritá nei confronti del loro ambiente di origine. Da uomini liberi ne abbiamo fatto sottoproletari. Da esempio di vita coerente sul pianeta li abbiamo relegati al ruolo di babau, di “selvaggi”, di disadattati ad un mondo illuminato dalla luce del “progresso”.

    Le nostre tribú di contadini e pastori hanno subito lo stesso processo criminalizzante, tanto che loro stessi, si vergognano del loro passato visto oggi come un periodo di povertá e attivitá degradanti mentre oggi sono liberi di marcire su di una poltrona ammalandosi di mali sconosciuti a un corpo sano che lavora all’ aria aperta, dimenticati dalla societá ma ammaliati dalla televisione alla quale sono incatenati. Poveri nonni, poveri anziani.
    La loro epoca e quelle anteriori erano dominate dai padroni delle terre, mai i contadini e i pastori erano proprietari delle loro terre, mai hanno potuto sperimentere la libertá di poter fare un raccolto per loro stessi e venderne o scambiarne il surplus.
    Quando negli anni ’50 cominciarono per la prima volta nella storia umana ad essere padroni delle terre migliaia di informatori commerciali li avvolsero con i fumi ipnotici della “rivoluzione verde” e li industrializzarono. Oggi i loro nipoti vendono le terre perché improduttive davanti ad un meccanismo di agricoltura industriale bellico e perverso.

    Puntualizzo che “Decrescita” forse non é un termine felice perché decrescendo decrescendo si giunge al nulla.
    Se si usa é solo per opporlo a “crescita” che in realtá applicato all’economia richiama sempre piú l’ immagine di un pallone gonfiato sul punto di scoppiare.
    Non é al passato che vogliamo tornare. Il nostro passato umano é un passato di conflitti e distruzione. Siamo ad un punto di non ritorno. Il pianeta che ci ospita non ci sopporta piú. La sovrappopolazione é un tema tabú perché semplicemente é il grande problema.
    Questo attuale modello evolutivo porta all’ estinzione di tutta la nostra specie ma siccome a nessuno piace morire solo ci stiamo trascinando verso il baratro tutte le specie di vita sulla superficie del pianeta, crosta e mari compresi. I dirigenti questo modello sanno bene dove stiamo andando giá da 40 anni é per questo che si proiettano una futura vita su Marte in previsione di un “default” del pianeta intero.

    Cambiare modello evolutivo, questo é ció che chi parla di decrescita vuole esprimere con forza.

    Il denaro va abolito. Il denaro é un utensile di scambio di valori materiali, che pretende di fare giustizia tra le differenze di interpretazione del valore, specie nelle contingenze degli stati di necessitá. In realtá il denaro é il guinzaglio che tiene i popoli in attesa davanti alla propria ciotola vuota. É il meccanismo che autorizza pochi eletti a regnare incontrastati e a sentirsi dio.
    Il denaro lo fabbricano, lo inventano alcune banche, usarlo riconosce il loro operato e il loro potere.
    Lo scambio diretto di beni é il futuro, un lungo cammino fatto di tanti ostacoli, un cammino frustrato nel passato dell’ uomo, che dovrebbe rinascere su basi morali responsabili.

    Il lavoro va ripensato completamente. L’ era industriale deve finire, mantenerla in vita ci costerá la vita. L’ acqua permette la vita su questo pianeta. Non possiamo continuare a inquinare acqua potabile per trasformarla in bevande tossiche, batterie che rendono inutilizzabile l’ acqua potabile, utilizzare acqua per raffreddare nuclei radioattivi e poi trasformarla in acqua radioattiva, stiamo uccidendo l’ acqua, l’ 80% di noi stessi.
    L’ industria é la principale responsabile di questa situazione. Ció che avrebbe dovuto affrancare l’ umanitá dal duro lavoro e ridistribuire la ricchezza ci ha reso schiavi e ci impoverisce ogni giorno. Per non parlare poi dell’ alienazione per cui un operaio alla fine della sua vita lavorativa non sa fare nulla se non una parte di un prodotto.
    É un secolo che l’industria fa guerra all’ artigianato. Rende la vita impossibile agli artigiani, li assorbe o li fa suoi rappresentanti. É una guerra alla concorrenza? Nessun artigiano potrebbe competere con un’ industria. É guerra alle conoscenze che l’artigiano possiede, al modello stesso che rappresenta di uomo capace di realizzare qualcosa a partire dalla materia prima fino al prodotto finito. É un modello libertario e semi autosufficiente per questo lo spazzano via.
    Uno va da un falegname perché vuole un tavolo in legno massello. Il prezzo é indubbiamente caro rispetto a ikea. Il cliente non pensa al fatto che il mobile ikea dopo 2 anni é diventato immondizia e giace in una discarica mentre il tavolo del falegname puó durare anche 200 anni ed essere passato di padre in figlio per generazioni, il cliente va da ikea. Il falegname sconsolato o va a lavorare ad ikea, o produce pezzi per ikea o chiude e in tutti e tre i casi non passerá le sue conoscenze acquisite a nessuno che é poi il vero obiettivo dell’ industria.
    Piccole aziende di artigiani, il lavoro manuale, la filiera locale dalla materia prima al prodotto finito, il prodotto che realmente supplisce a reali necessitá locali sono la soluzione ad un modello di produzione industriale a crescita costante.

    Il concetto di benessere va ripensato completamente. Sto forse bene se posso scrivere le mie opinioni su una rete sociale, mandare i miei figli ad una buona universitá, comprarmi un’automobile nuova o una jacuzzi o un telefonino che mi fa i massaggi o cambiare pietanza ogni giorno, vedere la mia partita a canal+ , giocare con la wii in famiglia o fare le vacanze a Sharm el Sheik anche io come gli altri quando ho sempre meno amici, non parlo con mia moglie da un mese, i miei figli diventano violenti e alienati confondendo realtá virtuale con realtá reale, ció che mangio mi fa ammalare, l’ acqua che bevo é piena di atrazina, cloro, fluoro, mercurio, il mondo fuori dalla porta di casa é in guerra e migliaia di morti servono per portarmi il gas di cittá fino a casa mia, ho paura di uscire e che i miei figli escano, ho paura di capire per non dovermi sentire complice e colpevole, al villaggio di Sharm el Sheik devo tapparmi gli occhi per non vedere i mendicanti mentre io sperpero la tredicesima. É questo il benessere che vogliamo che sia ridistribuito? Questo é il nostro malessere che vogliamo che tutti provino cosí da non sentirci soli in questo dolore.

    L’ educazione va ripensata completamente, la salute, il tempo libero, la vita insieme agli altri anche detta politica o societá. Quando uno é in crisi ha bisogno di ripensare tutto dalle sue fondamenta, approfittiamo dell’ occasione, non facciamoci guerra, non ergiamoci a difensori del sistema dominante o a suoi acerrimi pubblici nemici, non cediamo agli estremismi in scatola perché il divide et impera é ció che vogliono per poterci tenere a bada e sfogare la nostra rabbia su qualche malcapitato ormai diventato nemico.
    Solo un uomo/donna completi, uomini che sanno pensare con la propria testa, che sanno fare con le proprie mani quasi tutto ció di cui hanno bisogno, che sappiano farsi un orto (avere coscienza di come e da dove viene il cibo), che sappiano autocostruirsi una casa, un attrezzo, che sappiano curarsi da sé, che sappiano collaborare con i propri vicini, usciranno progressivamente dallo stato di necessitá senza bisogno di accrescere il loro potere e la loro ricchezza.
    Solo uomini/donne completi potranno far deviare la prevedibile storia futura verso mete piú luminose e futuri meno apocalittici.
    Non sto parlando di superuomini, parlo di me e di voi, cari gementi schiavi, ancora pronti a difendere il padrone per qualche boccone al cianuro nella ciotola.
    Parlo di abbandono volontario del posto di lavoro, di avvicinamento comprensivo alla dura Madre Natura, alla riscoperta delle proprie mani da cui possono uscire capolavori, parlo di re imparare ad ascoltare i nostri anziani e imparare le loro tecniche di autosufficienza, parlo di non fuggire dalla libertá per delegarla al primo che capita, parlo di cercare di capire i nostri reali bisogni e cercare di supplirli per quel che si puó, cercando progressivamente di utilizzare sempre meno il denaro e acquisire sapere, il vero sapere che non crea solo dalla distruzione di qualcos’altro.

    Questi sono sicuramente elementi di augurio di “decrescita” del sistema industriale sociale ed economico attuale, augurio di decrescita fino alla sua completa sparizione fino a ricordare quest’era come il peggior incubo mai esistito nella storia di questo pianeta.
    Questi stessi elementi sono un augurio di crescita della coscienza umana, della volontá responsabile di non fare agli altri quello che non vorresti che sia fatto a te, una redistribuzione reale della conoscenza e del reale benessere, sono elementi per un necessario salto evolutivo.
    Non voglio offendere le vostre posizioni, né dire che la mia sia l’ unica veritá.
    Voglio solo scuotervi verso un dibatitto necessario, adesso che ancora possiamo esprimerci senza essere deportati in qualche gulag, adesso che ancora possiamo permetterci di pensare e confrontarci e invitarvi a immaginare dei futuri in cui non saremo costretti a vivere come vivono i topi oggi, vivendo sottoterra in un pianeta con aria irrespirabile, acqua imbevibile, cibo immangiabile, disastri naturali inimmaginabili, un mondo preda di un costante violento conflitto, tra armi sempre piú perverse, controllo delle menti, legge del piú forte e l’ ignoranza come unico dio.
    Portate all’estremo qualunque statistica o previsione e saprete che é questo ció che ci aspetta, che aspetta i nostri figli e nipoti.
    Non é pessimismo, é l’ inevitabile meta delle decisioni e scelte fatte anni fa.
    Tanti sono i modelli alternativi oggi, gli esperimenti sociali, le utopie realizzate, modelli di produzione, di vita collettiva, di uso responsabile delle risorse, nuovi modelli energetici, nuove conoscenze agricole, etc..
    Di modelli ne abbiamo a centinaia, mai nella storia ce ne sono stati tanti. L’ unico problema in comune di tutti questi modelli é che funzionano solo in piccoli gruppi. Ma forse prorio questo é il vantaggio. Tanti piccoli gruppi e tanti modi di vivere sono forse l’antidoto al modello unico globale, la riscoperta della diversitá che é la grande ricchezza della Natura, coprendo con un’infinitá di sfumature di colore il grigio imperante.
    Vi chiedo: smettete di coprire di insulti la gente che cerca soluzioni pacifiche per voi presunti utopisti, idealisti o sognatori perché anche se le loro proposte vi sembrano ingenue dall’ alto del vostro scranno di esperti e savi, é gente che semplicemente cerca di pensare come prima di loro fecero Tommaso Moro, Tommaso Campanella, A.Huxley, e molti molti altri, mentre voi state lí a difendere una causa ormai indifendibile, cercando piccoli cambiamenti e cosí mantenendo in vita un sistema in coma che chiede in silenzio l’eutanasía.
    Noi siamo ancora vivi e perció possiamo pensare e poi fare qualcosa, abbiamo il dovere di farlo.
    A Noi Vivi dico questo: nessun politico, nessun genio, nessun governo, nessun dittatore, nessun esperto, nessuno scienziato nessun dio ci aiuterá come individui né come masse. Ogni individuo deve lavorare con se stesso, fare di questa crisi morale mondiale una sua propria crisi, analizzare i propri bisogni e le proprie cause di felicitá e d’infelicitá, trovare soluzioni che non contrastino con il proprio vicino, riappropiarsi di se stessi e imparare a relazionarsi liberi con questo pianeta, riapprendere la storia evolutiva dell’ umanitá in un solo individuo e quindi liberandosi dall’ alienazione e riapprendendo la convivenza con gli altri (siamo animali sociali) che essi siano uomini o animali. É finito il tempo di lamentarsi e protestare (se stai annegando, lamentarti ti fa solo affogare piú in fretta), adesso é il tempo di riflettere nel profondo e poi di agire, individualmente, tutti.
    Il propio buon esempio, il bocca a bocca, fanno piú di cento rivoluzioni sanguinarie o di tutti i mass media.
    Non chiediamo ad altri il nostro futuro o la nostra libertá, costruiamoci il nostro futuro, lavoriamo per la nostra libertá.

  • diotima

    Se è vero che non si può produrre (crescere) all’infinito, mi pare che certamente la classe media si diriga verso l’estinzione, o comunque, si avvia ad una drastica riduzione diventando sempre più povera.
    se è questo il destino inesorabile della classe media, capitalismo e marxismo scompariranno dalla circolazione e necessiteranno di un superamento.
    Fini, secondo me, stavolta ha fatto centro.
    Il puerile ottimismo nel progresso e nella scienza ad un certo punto si scontrerà con il muro della realtà umana: l’uomo non è riducibile ad una condizione di vita meccanica come quella di qualsiasi altro animale. E sia ila capitalismo, sia il marxismo, hanno questa pretesa.. “L’ambiente che divora l’uomo” è la giustificazione che si usa per negare la responsabilità e quindi la libertà dell’uomo.
    “nella logica del 2+2 c’è il principio della morte dell’uomo” F. Dostoevskij memorie dal sottosuolo.
    Perchè, sottinteso , l’uomo, che lo ammetta o meno vive mosso dalla ricerca di un senso. Questo lo distingue definitivamente da qualsiasi altro organismo vivente.
    Mettere a tacere questa ricerca, ha come unico sbocco l’autodistruzione.
    Perciò nessuna filosofia, nessuna teoria economica, ecc, se non sarà antropocentrica fallirà miseramente.
    L’unica cosa di cui c’è bisogno è un nuovo umanesimo.

  • antoniona

    E’ vero che non si puo’ aumentare all’infinito la produzione in un mondo finito.
    Putroppo Fini ignora totalmente tutto ciò che è stato scritto in quasi 100 anni dalla Sinistra Comunista detta italiana. Confonde il comunismo con il capitalismo di Stato di Stalin, affetto da folle quantitativismo produttivo (da cui il culto di Stakanov). Se lo vedete, dite a Fini di leggersi Bordiga. Magari la smette di guardare al Medio Evo ed inizia a guardare avanti.

  • Fedeledellacroce

    Dopo di lei, dotto’…..

  • albsorio

    Io non credo, come lei, che siamo in troppi, poi le proiezzioni dei demografi lasciano il tempo che trovano.