PI DI COS NON SI PU PRODURRE

PI DI COS NON SI PU PRODURRE

DI MASSIMO FINI

ilfattoquotidiano.it


La finanza non è la causa della crisi che sta travolgendo il mondo occidentale, ne è solo l’aspetto più evidente contro cui è comodo e facile scagliarsi per evitare di dirsi la verità. Perché la crisi autentica è quella della cosiddetta ‘economia reale’, cioè di un modello di sviluppo basato sul meccanismo produzione-consumo (oggi addirittura ribaltatosi in un ‘consumare per produrre’) e sull’illusione delle crescite esponenziali che, come ho detto altre volte, esistono in matematica ma non in natura.La locomotiva chiamata Rivoluzione Industriale, partita dall’Inghilterra a metà del Settecento, ha percorso a velocità sempre crescente, che con la maturazione della globalizzazione (che mosse i suoi primi passi proprio allora, essendo i due fenomeni strettamente collegati) è diventata folle, due secoli e mezzo, ma ora è arrivata al suo limite. Non si può più crescere. Non si può produrre di più di quanto abbiamo già prodotto.

Prendiamo, a mo’ di esempio, l’automobile. A chi si può vendere oggi un’automobile? A dei mercati marginali. Certo la si può vendere anche in India e in Cina, ma con una crescita a due cifre anche questi Paesi (che nel frattempo stanno saturando definitivamente i nostri mercati) arriveranno presto ai limiti cui siamo giunti noi. Certo si possono inventare ancora nuove tecnologie e loro applicazioni soprattutto nel campo del virtuale, ma dopo il computer, il cellulare, Internet, l’iPhone, l’iPad che altro ancora? Come c’è una bolla immobiliare c’è, su scala planetaria, una superbolla produttiva.


Sbaglia però chi predica, come mi pare facciano, sia pur con molte differenze, i firmatari del famoso Appello contro ‘il pensiero unico’, una riconversione al marxismo. Figli della Rivoluzione Industriale liberismo e marxismo sono in realtà facce della stessa medaglia: l’industrialismo appunto, che è il vero nocciolo della questione e che nessuno mette in discussione. Sono entrambi modernisti, illuministi, ottimisti, economicisti, produttivisti, hanno entrambi il mito del lavoro (che per Marx è ‘l’essenza del valore’ – non per nulla Stakanov è un eroe dell’Unione Sovietica – e per i liberisti quel fattore che, combinandosi col capitale, dà il famoso ‘plusvalore’), tutti e due pensano che industria e tecnologia produrranno una tal cornucopia di beni da rendere felici tutti gli uomini (Marx) o, più realisticamente, la maggior parte di essi (i liberisti). Questa utopia bifronte ha fallito. Perché ha alle sue radici gli stessi ‘idola’: industrialismo, produzione, consumo, crescita, sviluppo.


I firmatari dell’Appello stanno quindi totalmente dentro il ‘pensiero unico’ che è quello di chi ritiene, a destra come a sinistra, che lo Sviluppo, in un modo o nell’altro, sia irrinunciabile. Chi ne sta fuori sono coloro che ritengono che invece di crescere sia necessario decrescere (produrre di meno, consumare di meno) sia pur in modo graduale, limitato e ragionato per ritrovare non solo una stabilità economica, che non ci renda schiavi della dittatura anonima dei ‘mercati’, ma una vita più semplice e più umana, senza stress, depressione, nevrosi, anomia, tumori psicosomatici, cardiopatie che, com’è noto, sono tutte malattie della Modernità. Sono quindi gli Antimodernisti i veri antagonisti del ‘pensiero unico’ ed è ai loro danni che si consuma un ‘furto di informazione’ perché sono costantemente ignorati, altro che i signori Gallino, Lunghini, Tronti, Asor Rosa e persino Guido Viale promosso a economista.


Massimo Fini

Fonte: www.ilfattoquotidiano.it

4.08.2012

Commenti (69)

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Mostra commenti 20 caricati
    1. albsorio 6 agosto 2012

      Io non credo, come lei, che siamo in troppi, poi le proiezzioni dei demografi lasciano il tempo che trovano.

    1. Fedeledellacroce 6 agosto 2012

      Dopo di lei, dotto'.....

    1. antoniona 6 agosto 2012

      E' vero che non si puo' aumentare all'infinito la produzione in un mondo finito.
      Putroppo Fini ignora totalmente tutto ciò che è stato scritto in quasi 100 anni dalla Sinistra Comunista detta italiana. Confonde il comunismo con il capitalismo di Stato di Stalin, affetto da folle quantitativismo produttivo (da cui il culto di Stakanov). Se lo vedete, dite a Fini di leggersi Bordiga. Magari la smette di guardare al Medio Evo ed inizia a guardare avanti.

    1. diotima 6 agosto 2012

      Se è vero che non si può produrre (crescere) all'infinito, mi pare che certamente la classe media si diriga verso l'estinzione, o comunque, si avvia ad una drastica riduzione diventando sempre più povera.
      se è questo il destino inesorabile della classe media, capitalismo e marxismo scompariranno dalla circolazione e necessiteranno di un superamento.
      Fini, secondo me, stavolta ha fatto centro.
      Il puerile ottimismo nel progresso e nella scienza ad un certo punto si scontrerà con il muro della realtà umana: l'uomo non è riducibile ad una condizione di vita meccanica come quella di qualsiasi altro animale. E sia ila capitalismo, sia il marxismo, hanno questa pretesa.. "L'ambiente che divora l'uomo" è la giustificazione che si usa per negare la responsabilità e quindi la libertà dell'uomo.
      "nella logica del 2+2 c'è il principio della morte dell'uomo" F. Dostoevskij memorie dal sottosuolo.
      Perchè, sottinteso , l'uomo, che lo ammetta o meno vive mosso dalla ricerca di un senso. Questo lo distingue definitivamente da qualsiasi altro organismo vivente.
      Mettere a tacere questa ricerca, ha come unico sbocco l'autodistruzione.
      Perciò nessuna filosofia, nessuna teoria economica, ecc, se non sarà antropocentrica fallirà miseramente.
      L'unica cosa di cui c'è bisogno è un nuovo umanesimo.

    1. shantikranti 6 agosto 2012

      Cari partitari di una “crescita egualitaria”, gli abitanti del paese del mulino bianco siete voi, che vivete nel vostro tempio industriale, cinici e egoisti esaltati dal vostro ego che con la scusa della praticitá perpetuate il sistema predatorio in cui siete cresciuti e che é l'unico che conoscete per questo lo difendete perché questo sistema siete voi stessi.
      Questa crisi economica é falsa e lo sapete, non é nient'altro che un'esercitazione, un esercizio di psicologia sociale, una nuova maniera di tenere occupati i popoli mentre li si priva di dignitá e diritti duramente conquistati nel passato.
      L' aspetto francamente positivo é che a fianco di questa farsa sta nascendo la vera crisi di valori, la crisi morale.

      Cos'é il lavoro oggi? Che produce?
      Tutto ció che produce un sano e onesto lavoratore in una sana e onesta azienda contemporanea é prevelentemente immondizia, predazione delle risorse, inquinamento, insoddisfazione e alienazione. Tutto ció per poco denaro, che servirá all'acquisto di altra immondizia.
      I prodotti alimentari sono veleni, i farmaci sono veleni, tutto il mondo della locomozione é una fabbrica di veleni, l'edilizia é immondizia, la produzione di energia, i prodotti tecnologici ,sono immondizia giá scaduta ad alto livello inquinante, la pesca é predazione, l' agricoltura é veleno, la finanza é predazione, l'industria carnica é olocausto, la ricerca scientifica é orientata alla produzione di veleni e predazione, il terziario é impregnato di veleni, insoddisfazione, alienazione.

      Chi oggi ha un lavoro va ogni mattina a perpetuare un modello di produzione che conduce se stesso e l' ambiente in cui vive alla completa distruzione. Immagino spesso la vita degli operai delle industrie di armi e complementi che dopo una dura giornata di lavoro, dopo aver prodotto un centinaio di mine anti-uomo tornano a casa ad abbracciare i loro figli sognando per loro un futuro migliore senza pensare nemmeno per un secondo a quegli uomini o bambini che saranno vittime del loro lavoro.

      Siamo davanti ad un processo di iper-alienazione del lavoro. Ci saranno ancora lavori davvero utili in questo mondo ma sono anch'essi in via di estinzione. Perché se penso al sano e onesto spazzino so che non sta facendo nient'altro che spostare l'immondizia dalla strada alla discarica abusiva, se penso al poliziotto lo vedo sentirsi impotente e fare l' indifferente davanti all'ingiustizia reale e sfogarsi delle sue frustrazioni su una qualunque persona debole socialmente, se penso ai dottori vedo molti fedeli cagnolini della multinazionale farmaceutica, se penso al maestro o al professore vedo un umano insoddisfatto costretto a cercare di rendere utili programmi ministeriali inutili rassegnandosi ad insegnare solo l' obbedienza, se penso all' operaio vedo un uomo che lotta per difendere il suo diritto ad ammalarsi di cancro o morire stritolato da una macchina, se penso al muratore vedo un complice di gente senza scrupoli che usa sabbia di mare nel cemento per case costose che presto torneranno sabbia.

      Si badi bene, non parlo dei lavoratori, i quali sicuramente sono nella stragrande maggioranza armati di buona volontá e buone speranze, parlo del lavoro in sé e non solo del risultato del lavoro, il prodotto, ma anche di tutta la filiera, dalla materia prima fino al consumo e alle strategie di vendita, finanche alle relazioni umane alienate durante il processo di lavorazione.

      L' universitá, la ricerca, i corsi di formazione sono le funzioni del sistema che producono in massa gente compartimentata che ogni giorno crea un nuovo granello di distruzione e d'ignoranza, formando cervelli spenti, pronti ad eseguire, pur di entrare nel mondo del lavoro, ogni tipo di nefandezza come sta facendo la biotecnologia, la fisica, la bioingegneria, l'informatica, affinando ogni giorno le armi di controllo che impediranno la pluralitá e la diversitá su questo un tempo splendido pianeta.

      I popoli indigeni di ogni continente erano felici rispetto a noi? Certo. Non erano felici in assoluto perché nessun essere umano puó esserlo, ma rispetto a noi lo erano. Vivevano come “l' uomo di cro-magnon” perché chi li vedeva dall' esterno, repleto di etnocentrismo e di superioritá di razza non ha occhi per vedere quanto ogni tribú abbia evoluto la propria cultura in determinati ambiti volti soprattutto alla risoluzione dei conflitti attenendosi a un modello di sviluppo consono all' ambiente che li circonda, non pretendendo di dominare la Natura né quella che li circonda né la propria. Vivevano al centro del loro universo, amati e rispettati dagli altri componenti della tribú, ogni individuo con un suo preciso ruolo derivante dalle sue qualitá preponderanti, innate o autodeterminate in armonia con il proprio ambiente e non in conflitto. Giunsero prima i conquistatori a depredarli poi i missionari a instillargli la vergogna poi alcuni antropologi a descriverli come fossero insetti e infine i moralisti a scandalizzarsi delle loro nuditá (in climi caldo-umidi), della loro mancanza di servizi igenici (come se non ci fossero altri sistemi) del loro vivere in capanne (una delle migliori soluzioni abitative mai inventata dall' uomo in determinati climi) e i servizi sociali degli stati di riferimento li condussero nelle bidonville delle cittá condannandoli all' alcolismo e alla disperazione, mentre i governanti di quegli stati gli sequestravano le terre per venderle alla finanza. Cosí tante tribú sono scomparse e continuano a scomparire perché le nostre societá hanno fondamentalmente invidia per la loro libertá, per la loro pace interiore, per la loro integritá nei confronti del loro ambiente di origine. Da uomini liberi ne abbiamo fatto sottoproletari. Da esempio di vita coerente sul pianeta li abbiamo relegati al ruolo di babau, di “selvaggi”, di disadattati ad un mondo illuminato dalla luce del "progresso".

      Le nostre tribú di contadini e pastori hanno subito lo stesso processo criminalizzante, tanto che loro stessi, si vergognano del loro passato visto oggi come un periodo di povertá e attivitá degradanti mentre oggi sono liberi di marcire su di una poltrona ammalandosi di mali sconosciuti a un corpo sano che lavora all' aria aperta, dimenticati dalla societá ma ammaliati dalla televisione alla quale sono incatenati. Poveri nonni, poveri anziani.
      La loro epoca e quelle anteriori erano dominate dai padroni delle terre, mai i contadini e i pastori erano proprietari delle loro terre, mai hanno potuto sperimentere la libertá di poter fare un raccolto per loro stessi e venderne o scambiarne il surplus.
      Quando negli anni '50 cominciarono per la prima volta nella storia umana ad essere padroni delle terre migliaia di informatori commerciali li avvolsero con i fumi ipnotici della “rivoluzione verde” e li industrializzarono. Oggi i loro nipoti vendono le terre perché improduttive davanti ad un meccanismo di agricoltura industriale bellico e perverso.

      Puntualizzo che “Decrescita” forse non é un termine felice perché decrescendo decrescendo si giunge al nulla.
      Se si usa é solo per opporlo a “crescita” che in realtá applicato all'economia richiama sempre piú l' immagine di un pallone gonfiato sul punto di scoppiare.
      Non é al passato che vogliamo tornare. Il nostro passato umano é un passato di conflitti e distruzione. Siamo ad un punto di non ritorno. Il pianeta che ci ospita non ci sopporta piú. La sovrappopolazione é un tema tabú perché semplicemente é il grande problema.
      Questo attuale modello evolutivo porta all' estinzione di tutta la nostra specie ma siccome a nessuno piace morire solo ci stiamo trascinando verso il baratro tutte le specie di vita sulla superficie del pianeta, crosta e mari compresi. I dirigenti questo modello sanno bene dove stiamo andando giá da 40 anni é per questo che si proiettano una futura vita su Marte in previsione di un "default" del pianeta intero.

      Cambiare modello evolutivo, questo é ció che chi parla di decrescita vuole esprimere con forza.

      Il denaro va abolito. Il denaro é un utensile di scambio di valori materiali, che pretende di fare giustizia tra le differenze di interpretazione del valore, specie nelle contingenze degli stati di necessitá. In realtá il denaro é il guinzaglio che tiene i popoli in attesa davanti alla propria ciotola vuota. É il meccanismo che autorizza pochi eletti a regnare incontrastati e a sentirsi dio.
      Il denaro lo fabbricano, lo inventano alcune banche, usarlo riconosce il loro operato e il loro potere.
      Lo scambio diretto di beni é il futuro, un lungo cammino fatto di tanti ostacoli, un cammino frustrato nel passato dell' uomo, che dovrebbe rinascere su basi morali responsabili.

      Il lavoro va ripensato completamente. L' era industriale deve finire, mantenerla in vita ci costerá la vita. L' acqua permette la vita su questo pianeta. Non possiamo continuare a inquinare acqua potabile per trasformarla in bevande tossiche, batterie che rendono inutilizzabile l' acqua potabile, utilizzare acqua per raffreddare nuclei radioattivi e poi trasformarla in acqua radioattiva, stiamo uccidendo l' acqua, l' 80% di noi stessi.
      L' industria é la principale responsabile di questa situazione. Ció che avrebbe dovuto affrancare l' umanitá dal duro lavoro e ridistribuire la ricchezza ci ha reso schiavi e ci impoverisce ogni giorno. Per non parlare poi dell' alienazione per cui un operaio alla fine della sua vita lavorativa non sa fare nulla se non una parte di un prodotto.
      É un secolo che l'industria fa guerra all' artigianato. Rende la vita impossibile agli artigiani, li assorbe o li fa suoi rappresentanti. É una guerra alla concorrenza? Nessun artigiano potrebbe competere con un' industria. É guerra alle conoscenze che l'artigiano possiede, al modello stesso che rappresenta di uomo capace di realizzare qualcosa a partire dalla materia prima fino al prodotto finito. É un modello libertario e semi autosufficiente per questo lo spazzano via.
      Uno va da un falegname perché vuole un tavolo in legno massello. Il prezzo é indubbiamente caro rispetto a ikea. Il cliente non pensa al fatto che il mobile ikea dopo 2 anni é diventato immondizia e giace in una discarica mentre il tavolo del falegname puó durare anche 200 anni ed essere passato di padre in figlio per generazioni, il cliente va da ikea. Il falegname sconsolato o va a lavorare ad ikea, o produce pezzi per ikea o chiude e in tutti e tre i casi non passerá le sue conoscenze acquisite a nessuno che é poi il vero obiettivo dell' industria.
      Piccole aziende di artigiani, il lavoro manuale, la filiera locale dalla materia prima al prodotto finito, il prodotto che realmente supplisce a reali necessitá locali sono la soluzione ad un modello di produzione industriale a crescita costante.

      Il concetto di benessere va ripensato completamente. Sto forse bene se posso scrivere le mie opinioni su una rete sociale, mandare i miei figli ad una buona universitá, comprarmi un'automobile nuova o una jacuzzi o un telefonino che mi fa i massaggi o cambiare pietanza ogni giorno, vedere la mia partita a canal+ , giocare con la wii in famiglia o fare le vacanze a Sharm el Sheik anche io come gli altri quando ho sempre meno amici, non parlo con mia moglie da un mese, i miei figli diventano violenti e alienati confondendo realtá virtuale con realtá reale, ció che mangio mi fa ammalare, l' acqua che bevo é piena di atrazina, cloro, fluoro, mercurio, il mondo fuori dalla porta di casa é in guerra e migliaia di morti servono per portarmi il gas di cittá fino a casa mia, ho paura di uscire e che i miei figli escano, ho paura di capire per non dovermi sentire complice e colpevole, al villaggio di Sharm el Sheik devo tapparmi gli occhi per non vedere i mendicanti mentre io sperpero la tredicesima. É questo il benessere che vogliamo che sia ridistribuito? Questo é il nostro malessere che vogliamo che tutti provino cosí da non sentirci soli in questo dolore.

      L' educazione va ripensata completamente, la salute, il tempo libero, la vita insieme agli altri anche detta politica o societá. Quando uno é in crisi ha bisogno di ripensare tutto dalle sue fondamenta, approfittiamo dell' occasione, non facciamoci guerra, non ergiamoci a difensori del sistema dominante o a suoi acerrimi pubblici nemici, non cediamo agli estremismi in scatola perché il divide et impera é ció che vogliono per poterci tenere a bada e sfogare la nostra rabbia su qualche malcapitato ormai diventato nemico.
      Solo un uomo/donna completi, uomini che sanno pensare con la propria testa, che sanno fare con le proprie mani quasi tutto ció di cui hanno bisogno, che sappiano farsi un orto (avere coscienza di come e da dove viene il cibo), che sappiano autocostruirsi una casa, un attrezzo, che sappiano curarsi da sé, che sappiano collaborare con i propri vicini, usciranno progressivamente dallo stato di necessitá senza bisogno di accrescere il loro potere e la loro ricchezza.
      Solo uomini/donne completi potranno far deviare la prevedibile storia futura verso mete piú luminose e futuri meno apocalittici.
      Non sto parlando di superuomini, parlo di me e di voi, cari gementi schiavi, ancora pronti a difendere il padrone per qualche boccone al cianuro nella ciotola.
      Parlo di abbandono volontario del posto di lavoro, di avvicinamento comprensivo alla dura Madre Natura, alla riscoperta delle proprie mani da cui possono uscire capolavori, parlo di re imparare ad ascoltare i nostri anziani e imparare le loro tecniche di autosufficienza, parlo di non fuggire dalla libertá per delegarla al primo che capita, parlo di cercare di capire i nostri reali bisogni e cercare di supplirli per quel che si puó, cercando progressivamente di utilizzare sempre meno il denaro e acquisire sapere, il vero sapere che non crea solo dalla distruzione di qualcos'altro.

      Questi sono sicuramente elementi di augurio di "decrescita" del sistema industriale sociale ed economico attuale, augurio di decrescita fino alla sua completa sparizione fino a ricordare quest'era come il peggior incubo mai esistito nella storia di questo pianeta.
      Questi stessi elementi sono un augurio di crescita della coscienza umana, della volontá responsabile di non fare agli altri quello che non vorresti che sia fatto a te, una redistribuzione reale della conoscenza e del reale benessere, sono elementi per un necessario salto evolutivo.
      Non voglio offendere le vostre posizioni, né dire che la mia sia l' unica veritá.
      Voglio solo scuotervi verso un dibatitto necessario, adesso che ancora possiamo esprimerci senza essere deportati in qualche gulag, adesso che ancora possiamo permetterci di pensare e confrontarci e invitarvi a immaginare dei futuri in cui non saremo costretti a vivere come vivono i topi oggi, vivendo sottoterra in un pianeta con aria irrespirabile, acqua imbevibile, cibo immangiabile, disastri naturali inimmaginabili, un mondo preda di un costante violento conflitto, tra armi sempre piú perverse, controllo delle menti, legge del piú forte e l' ignoranza come unico dio.
      Portate all'estremo qualunque statistica o previsione e saprete che é questo ció che ci aspetta, che aspetta i nostri figli e nipoti.
      Non é pessimismo, é l' inevitabile meta delle decisioni e scelte fatte anni fa.
      Tanti sono i modelli alternativi oggi, gli esperimenti sociali, le utopie realizzate, modelli di produzione, di vita collettiva, di uso responsabile delle risorse, nuovi modelli energetici, nuove conoscenze agricole, etc..
      Di modelli ne abbiamo a centinaia, mai nella storia ce ne sono stati tanti. L' unico problema in comune di tutti questi modelli é che funzionano solo in piccoli gruppi. Ma forse prorio questo é il vantaggio. Tanti piccoli gruppi e tanti modi di vivere sono forse l'antidoto al modello unico globale, la riscoperta della diversitá che é la grande ricchezza della Natura, coprendo con un'infinitá di sfumature di colore il grigio imperante.
      Vi chiedo: smettete di coprire di insulti la gente che cerca soluzioni pacifiche per voi presunti utopisti, idealisti o sognatori perché anche se le loro proposte vi sembrano ingenue dall' alto del vostro scranno di esperti e savi, é gente che semplicemente cerca di pensare come prima di loro fecero Tommaso Moro, Tommaso Campanella, A.Huxley, e molti molti altri, mentre voi state lí a difendere una causa ormai indifendibile, cercando piccoli cambiamenti e cosí mantenendo in vita un sistema in coma che chiede in silenzio l'eutanasía.
      Noi siamo ancora vivi e perció possiamo pensare e poi fare qualcosa, abbiamo il dovere di farlo.
      A Noi Vivi dico questo: nessun politico, nessun genio, nessun governo, nessun dittatore, nessun esperto, nessuno scienziato nessun dio ci aiuterá come individui né come masse. Ogni individuo deve lavorare con se stesso, fare di questa crisi morale mondiale una sua propria crisi, analizzare i propri bisogni e le proprie cause di felicitá e d'infelicitá, trovare soluzioni che non contrastino con il proprio vicino, riappropiarsi di se stessi e imparare a relazionarsi liberi con questo pianeta, riapprendere la storia evolutiva dell' umanitá in un solo individuo e quindi liberandosi dall' alienazione e riapprendendo la convivenza con gli altri (siamo animali sociali) che essi siano uomini o animali. É finito il tempo di lamentarsi e protestare (se stai annegando, lamentarti ti fa solo affogare piú in fretta), adesso é il tempo di riflettere nel profondo e poi di agire, individualmente, tutti.
      Il propio buon esempio, il bocca a bocca, fanno piú di cento rivoluzioni sanguinarie o di tutti i mass media.
      Non chiediamo ad altri il nostro futuro o la nostra libertá, costruiamoci il nostro futuro, lavoriamo per la nostra libertá.

    1. Simulacres 6 agosto 2012

      Il tuo concetto si esprime benissimo e l'ho capito "immantinente", il problema sta tutto nel riuscire a farlo comprendere a tutti i luigidifrancesco dell'umanità, che formano la maggioranza, ce n'è a milioni, e tutti pieni di idee "fraternizzanti".... "Umanitari..." pur essendo in sé terribilmente egoiste. Specialmente quando si occupano degli altri. La chiesa, la scuola, la pubblicità, i giornali e il "grande fratello" n'è hanno fatto dei bruti. Non c'é niente di più miserabile. Trovo che siano terribilmente infelici.



      Sulla dittatura cosmica delle case farmaceutiche vale lo stesso discorso anche da noi, soltanto che qui, da noi, avviene all'incontrario; ci si ammala per eccesso di cibo/schifezze artatamente artefatti per la causa... Come dire, prima li ammaliamo e poi li curiamo.



      "Poi il fatto che il mondo occidentale nn fa altro che saccheggiare il continente africano é cosa risaputa. Ma mica da oggi."



      Vero, ma il problema è che nell'immaginario collettivo questa semplice verità è sconosciuta ai più, perché la sua percezione della realtà del mondo circostante spesso non oltrepassa quella del suo ombelico. Se provi a chiedere al cittadino (sic!) medio da dov'è che gli arrivano tutte le belle comodità di cui noi "democratici" godiamo, 9 su 10 ti risponderanno in modo imbarazzante.



      "La cosa triste é che non prevedo niente di buono per l'Africa nel prossimo futuro, solo scenari di guerra per spartirsi le risorse tra i soliti noti"



      Sì, gli scenari sono questi, inoltre, al punto in cui siamo arrivati oggi, la spartizione delle risorse viene esercitata con estremo accanimento, non solo per via della crescente concorrenza tra le grandi potenze, ma anche e soprattutto come monito severo a tutte quelle autoctone "canaglie" (alla Saddam, Gheddafi, ecc.) che non hanno capito come stanno le cose, che, se ci tengono alla loro pellaccia, farebbero meglio a starsene a cuccia, allegramente rassegnati nella loro casta senza rompere i coglioni.

      Dove andremo a finire?

    1. Santos-Dumont 6 agosto 2012

      Premesso che alla lemniscata viene attribuita più di una origine, e tra esse non appare "l'8 coricato" ( Infinito - Nascita del simbolo [it.wikipedia.org], io personalmente ci intravedo un involontario (?) antesignano del Nastro di Möbius [it.wikipedia.org]), mi permetto di dissentire.
      Non vedo proprio cos'abbia in comune la matematica con la teologia, a parte un vago concetto di ricerca della verità: ma la verità matemática é ben diversa, sempre relativa e risultato di un sistema di assiomi passibili di revisione in caso di necessità...
      La tua considerazione finale mi ricorda quella di Russel davanti alle teorie di Nietzsche nella "Storia della Filosofia Occidentale": impossibilitato a contestarne la coerenza delle posizioni su basi logico-deduttive, si limitò a dichiarare la sua avversione viscerale per gli assiomi del tedesco. Se l'epicureismo può essere umanamente comprensibile come consolazione in tempi di crisi, altrettanto umana é la tendenza a voler superare i limiti, basta sapere quando fermarsi...
      Deus, dona mihi serenitatem accipere res quae non possum mutare, fortitudinem mutare res quae possum, atque sapientiam differentiam cognoscere.

    1. albsorio 5 agosto 2012

      Potete sempre suicidarvi.

    1. Fedeledellacroce 5 agosto 2012

      Pietas pelosa mi ha fatto un sacco ridere.
      Il concetto che volevo esprimere, forse un po' miseramente, é che é inutile dargli medicine che servono solo a fare cassa delle farmaceutiche, quando il vero problema é la scarsa alimentazione, infatti sono malati mica per sport, ma perché non riescono a produrre o avere accesso a cose tanto basiche come pane, carne e verdura.
      Poi il fatto che il mondo occidentale nn fa altro che saccheggiare il continente africano é cosa risaputa. Ma mica da oggi.
      La cosa triste é che non prevedo niente di buono per l'Africa nel prossimo futuro, solo scenari di guerra per spartirsi le risorse tra i soliti noti.

    1. Georgejefferson 5 agosto 2012

      Be,la mia domanda a mincuo era proprio come il tuo interrogativo,mangio carne 1 volta a sett.per scelta da 3 anni proprio perche abberro la deriva industriale alimentare,per rispetto animale,sanitario ed ambientale,certo e'un compromesso personale,non una fanatica convinzione di superiorita,fatto sta che se tornassimo ad una certa sobrieta,ci sarebbe sicuramente bisogno di meno posti di lavoro e la vita intesa come anche il"tempo"oltre al lavoro ne gioverebbe

    1. Fedeledellacroce 5 agosto 2012

      George, non ce l'ho con te, che tra l'altro posti commenti molto interessanti, voglio solamente dire che secondo me le religioni ci annebbiano la vista, perché un contadino sa bene quanti polli puó tenere in un pollaio (per fargli fare una vita da polli, intendiamoci bene, non del tipo industriale con mangimi ormonati) e perché non dovremmo sforzarci di sapere quanti uomini puó sopportare una determinata area geografica con un determinato stile di vita?
      Quale stile di vita? Beh questo é tema di accorate discussioni.....

    1. albsorio 5 agosto 2012

      Tra i migliori anticoncezzionali qui da noi ti ho citato l'egoismo, il consumismo e la devianze sessuali, se tu t'interessassi di alimentazione sapresti che i Paesi ricchi mangiano tanto cibo spazzatura che accorciala loro vita peggiorando la salute, in altre parole potrebbero vivere meglio e più a lungo mangiando sano, sugli ogm, topi alimentati con solo soia ogm in tre generazioni diventano sterili, pensa al sale marino integrale costa di più del sale marino raffinato dove c'è solo cloruro di sodio + ossidi metallici aggiunti con la motivazione che non raggruma... strano più lavoro costo minore... quanti a cinquantanni prendono la pillola per regolarizzare la pressione, bussines o cosa? Il diabete 2, una porta aperta sull'inferno, l'eta e il numero di persone affette aumenta, malattia in buona parte legata allo stile di vita, di solito porta impotenza...

    1. Simulacres 5 agosto 2012

      La tua pietas pelosa è di una ipocrisia imbarazzante.



      Mi verrebbe da chiederti se ti rendi conto dell'assurdità (eufemismo) e del controsenso di questa tua affermazione.


      Ti sei mai chiesto perché in Africa ancora oggi si muore di fame, e dove ancora la mortalità per mancanza di cibo è così alta, puoi trovare i McDonalds e la Cola cola anche negli angoli più remoti e invece le medicine sono un privilegio alle masse inaccessibile?



      Non c'hai mai pensato? vabbè ti rispondo io. Perché il dramma degli africani (come in tutte le altre zone cosiddette povere del terzo mondo) è cominciato da quando il CAPITALISMO gli ha depredato tutto territorio rendendoli, di fatto, popoli miserabili inseguiti dalla fame e dalla malattia in tutti gli angoli del continente. Come dire, prima li immiseriamo e poi gli tendiamo una mano. Che schifo!
      Prova a rifletterci....

    1. Georgejefferson 5 agosto 2012

      nelle mie osservazioni non c'e'presunzioni metafisiche,figurati,sono alquanto agnostico,ma la speranza e idealita non significa,dio risolvera tutto,anzi.Comunque presumo il tuo sia un discorso generico...si...la supertizione e'ancora dilagante..andate e moltiplicatevi,pensa che quando in alcuni dialoghi si fa notare che le lamentele nascondono drammi assai peggiori,spesso la risposta?a ma il paradiso e'la non qua,quasi a giustificare la condizione umana,non c'e'che dire,la propaganda silenziosa del sistema che giustifica la legge del piu forte per natura e'molto potente,e dio a volte serve per distogliere i conti con la propria coscenza

    1. Georgejefferson 5 agosto 2012

      Scusa ma non mi sembra di essere bigotto,moralista se spero nell'accrescimento civile e coscienzioso delle masse nel porre un limite naturale e non imposto,non credi?Magari non avverra mai,e l'unica soluzione rimane l'imposiz.alla cinese,ma permetti umanamente che mi possa provocare tristezza?Non sono il tipo di complottista che citi

    1. mincuo 5 agosto 2012

      Un piano diabolico senz'altro Albsorio. Infatti i Paesi più sviluppati sono a crescita zero o quasi da 30 anni, e notoriamente mangiano peggio, fanno più guerre tra loro, hanno meno assistenza, più mortalità infantile, meno speranza di vita. Prendi uno Svizzero, una vita d'Inferno rispetto a un Somalo. Naturalmente guardare almeno due o tre numeri no eh, sbagliato.

    1. albsorio 5 agosto 2012

      Noi siamo 7 miliardi circa, tu sei sicuro che senza quello che dici non essere vero, o meglio dimostrato, vaccini, egoismo/consumismo, perversioni sessuali assunte a normalitá, cattiva alimentazione, guerre etc noi non saremmo molti di più, la risposta è ovviamente si, resta ora da capire se è un piano o una coincidenza.

    1. Simulacres 5 agosto 2012

      err. corr.: dal eggere....

      "Ergo, paradossalmente, guardare alla descrescita c.d. felice non significa guardare all'oscurantismo ma bensì GUARDARE AL NUOVO COME UN'OCCASIONE DI EMANCIPAZIONE E DI RISCATTO e non invece, come molti credono come uno sprofondamento nella miseria sociale, politico e culturale del tempo che fu."



      ossia, SENZA l'ultima frase in minuscolo: "come un'occasione di emancipazione e di riscatto!" che non c'entra più un ...!



      boh... poiché l'ho riprodotta in stampatello, l'avrò involontariamente copiata e altrettanto involontariamente l'avrò incollata di nuovo al momento dell'invio, ari-boh... scusate:)

    1. Simulacres 5 agosto 2012

      Per come la vedo io, e, credo, come me la maggioranza di quelli che perseguono la via della decrescita come unico sbocco possibile per uscire da questa follia collettiva della crescita infinita, la cui esistenza si dimostra ogni giorno come una grande galera su cui, volenti o nolenti, siamo tutti imbarcati; dove i più scaltri stan lì a cercar sfangarsela in qualche modo col resto dei passeggeri - ossia la maggioranza - giù nella stiva a remare e a sputare l'anima fino a schiattare, mentre tre piedi sopra, sul ponte di comando, tra un pranzo e l'altro, tra un'orgia e l'altra, si possono scorgere, di tanto in tanto, gli illustri Trimalcione e don Giovanni dell'umanità, sdraiati, sbracati e cullati dalla brezza che soffia leggera e dalle calde carezze delle ancelle nel fascino infinito di un orizzonte piatto.



      Questi sono frutti malsani di una vita ignobile e moribonda la quale fa sì che gli uni vivono solo per dissolutezza e per noia e gli altri muoiono ogni giorno per patimenti e per stanchezza.

      Parafrasando Socrate chiedo a chiunque di voi, (come ho già fatto con mincuo) se questa è una vita che merita di essere vissuta?



      "...cambiare cultura di prevedere di frenare, di ridurre in 200 500 anni non so" scrive mincuo.

      Lascia perdere gli ipocriti, per come la vedo io, invece, le sue parole sono le fondamenta sulla quale si basa la genesi della decrescita, ossia quel processo evolutivo di elaborazione culturale della specie quale nuovo paradigma di riferimento per una nuova umanità. Insomma, una sorta di terza rivoluzione etica, ma anche politica e tecnologia guidata da una dottrina consapevole e leale che sappia accogliere l'Innovazione, e non che la respinga, ma che ne determini gli obiettivi.

      Ergo, paradossalmente, guardare alla descrescita c.d. felice non significa guardare all'oscurantismo ma bensì GUARDARE AL NUOVO COME UN'OCCASIONE DI EMANCIPAZIONE E DI RISCATTO e non invece, come molti credono come uno sprofondamento nella miseria sociale, politico e culturale del tempo che fu.
      come un'occasione di emancipazione e di riscatto!

    1. Fedeledellacroce 5 agosto 2012

      Eh si, c'hai ragione, COMPRIAMOGLI le medicine, cosí almeno possono morire di fame piú tardi........
      Io credo che una decrescita del "mondo ricco", comporti un miglioramento del resto del pianeta.
      Senno' continua a consumare e produrre, contento della tua condizione, poi ti metti l'anima in pace "comprando" medicine e un sacchetto di riso per i milioni che muoiono di fame.

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