PERCHE' PECHINO CORRE IN SOCCORSO DI ATENE ?

DI LUCIO CARACCIOLO
repubblica.it

Grecia: la sindrome cinese, l’Europa e il G2

La Grecia sta disperatamente cercando di evitare il collasso delle sue finanze pubbliche. È una partita esistenziale per Atene. Almeno ad ascoltare il grido d´allarme del primo ministro George Papandreou.

«Lo stallo della finanza pubblica minaccia la nostra sovranità». L´emergenza s´è aggravata dopo che martedì l´agenzia Fitch ha abbassato il rating del debito sovrano greco da «A-minus» a «BBB plus con outlook negativo», mentre Standard&Poor´s sta valutando una misura analoga. Mercati, agenzie e governi interessati non si fidano troppo delle promesse di risanamento del governo di Atene. Il deficit è pari al 12,7% del pil, mentre il debito l´anno prossimo potrebbe toccare quota 125% sul pil. Le cadute a ripetizione della Borsa e dei bond greci, in un contesto politico e sociale alquanto agitato, confermano che la crisi ellenica sarebbe già finita in tragedia se il paese non godesse della protezione dell´euro, peraltro non illimitata.

Questo non è solo un dramma greco. È anche un paradigma utile a rivelare le strategie delle principali potenze mondiali, specie della Cina, in una tempesta economica tutt´altro che placata. Non si tratta solo di capire se ed eventualmente fino a che punto gli europei, in particolare i tedeschi, siano disposti a muovere in soccorso di un´economia debole dell´Eurozona, a costo di sacrificare quel che resta del patto di stabilità. Ma attraverso il prisma greco ci si può anche fare un´idea sul grado di intesa della strana coppia Usa-Cina e testarne il modo di approcciarsi all´Europa e al Mediterraneo.

In tale prospettiva, occorre ricordare che, per esorcizzare lo spettro del default del suo Stato, Papandreou ha speso le ultime settimane in frenetici quanto riservati contatti con Pechino, in particolare con la Bank of China. Obiettivo: convincere i cinesi ad acquistare a partire dal mese prossimo almeno 25 miliardi di bond greci. Questa mossa sarebbe supportata, fra gli altri, da alcuni influenti amici americani del premier greco (Papandreou è di madre statunitense). Goldman Sachs e JP Morgan sarebbero della partita. Complessivamente, per non affogare Atene punta a piazzare 47 miliardi di bond in euro l´anno prossimo.

I cinesi sono disponibili ad acquistare titoli greci. Ma avendo da tempo appurato di poter prendere Atene per il collo, puntano in cambio ai “bocconi buoni” ellenici, ad alcuni asset industriali di valore strategico. Soprattutto vogliono stringere la presa sul porto del Pireo, principale scalo container nel Mediterraneo orientale, destinato in prospettiva non breve a crescere grazie al previsto rafforzamento dell´aggancio alla rete ferroviaria europea via Balcani. Sicché le navi portacontainer che trasportano merci dalla Cina e dall´Asia verso l´Europa centrale potrebbero sempre più guardare al Pireo come a un´ottima alternativa ai porti del Northern Range (Le Havre, Rotterdam, Amburgo), che richiedono otto giorni di navigazione in più ma offrono servizi e collegamenti straordinariamente convenienti rispetto ai concorrenti mediterranei. Fatto è che la cinese Cosco Pacific Ltd. ha concluso nel 2008 un accordo per operare i moli 2 e 3 del Pireo per 35 anni (prezzo: 4,3 miliardi di dollari), e sta mirando ad altri investimenti logistici.

Perché Pechino corre in soccorso di Atene? I cinesi partono ovviamente dalla constatazione che sono i greci ad aver bisogno di loro, non viceversa. Pechino è impegnata a diversificare gradualmente e con molta prudenza il credito accumulato in questi anni nei confronti degli Usa, che minaccia di diventare un peso insostenibile, vista la profondità della crisi americana e i dubbi sulla tenuta del dollaro. In ogni caso a Pechino non si parla di ricadute geopolitiche, semmai si ricorda che gli investimenti cinesi in Europa sono ben inferiori a quelli europei in Cina e derivano da valutazioni puramente economico-finanziarie. Inoltre vengono evocate le radici americane di Papandreou, i suoi legami con ambienti bancari e finanziari di New York, a suggerire che dietro la Grecia c´è l´ombra degli Stati Uniti, che non vorrebbero lasciar fallire un paese comunque alleato e strategicamente collocato nel Mediterraneo – specie ora che della Turchia si fidano molto meno. Insomma, l´intesa salva-Grecia avverrebbe sotto l´egida del G2.
A queste considerazioni converrebbe aggiungere una postilla geoeconomica (A) e una geopolitica (B), più una considerazione finale su che cosa (non) è l´Europa per i cinesi (C).

A) Per la Cina il Mediterraneo è il principale corridoio di sbocco delle sue merci verso il grande mercato europeo. In questa prospettiva il Pireo è solo uno degli anelli della catena globale del valore – dalla fabbrica al consumatore, ossia dalla Cina all´Europa via Mediterraneo – che Pechino sta cercando di irrobustire. Con buon successo. Le imprese cinesi investono su tutta la portualità mediterranea, anche nordafricana (qui si va alla grande, anche se il crollo di Dubai World lascerà qualche traccia), e perfino a Napoli, dove la cinese Cosco ha stabilito una partnership paritetica al 46% con Msc. Si noti di passaggio che i porti italiani sarebbero davvero interessanti per gli investimenti cinesi, non fosse che per due fattori: la modestia dei retroporti e quindi dei collegamenti con i mercati di consumo, e l´attivismo neoprotezionistico delle mafie. Esempio: a Gioia Tauro si è mobilitata a suo tempo la ‘ndrangheta, inventando uno pseudosindacato con tanto di bandiere rosse, per ostacolarvi lo sbarco di investitori con gli occhi a mandorla.
Non c´è dubbio che gli investimenti cinesi abbiano una logica economica. Che siano determinati anche dal privilegio/vincolo di disporre di enormi quantità di denaro. Ma c´è ancora meno dubbio sul fatto che le operazioni economiche e finanziarie di Pechino abbiano ricadute geopolitiche, in termini di crescente influenza cinese nell´area mediterranea intesa nel suo complesso: europea, africana, mediorientale. Un´area dove negli ultimi anni gli americani stanno ammainando bandiera, mentre non solo cinesi, ma anche arabi, indiani e brasiliani stanno entrando alla grande. E lo chiamavamo mare nostrum.

B) I cinesi guardano al mondo con gli occhiali del G2, ma questo orizzonte non è ancora una realtà strutturata. La simbiosi economica non basta a produrre un´alleanza. Che i cinesi finora hanno perseguito, sottotraccia e talvolta apertamente. Ma i dubbi aumentano. Dopo averlo mitizzato, Pechino è sempre più delusa dal colosso americano, dalla pochezza della sua leadership politica e dalla inaffidabilità delle sue strutture finanziarie. Come gli amanti delusi, i leader cinesi oscillano fra il sentimento che li porterebbe a stringersi comunque all´America, e la sensazione di aver puntato troppo su un cavallo che sta percorrendo il viale del tramonto.

Questa delusione si esprime in codice. Come quando Wen Jiabao, subito dopo il crollo di Wall Street, faceva notare che in America si legge solo mezzo Adam Smith, quello della Ricchezza delle Nazioni, mentre si dimentica l´altro Smith, quello che teorizzava la necessità dell´intervento statale per redistribuire la ricchezza e garantire l´armonia sociale. O quando in novembre il numero due del regime, Xi Jinping, parlando alla Scuola centrale del Partito, ha raccomandato di «incoraggiare attivamente nel partito egemone la creazione di un modello di studio del marxismo». Che i cinesi riscoprano Marx è una notizia. Tradotto in italiano: forse ci siamo sbagliati a cercare di imitare troppo gli americani, a legarci troppo a loro, immaginando un percorso di riforme economiche e poi politiche in direzione liberaleggiante e parademocratica. Conviene invece puntare sul nostro capitalismo guidato e autoritario come modello utile per noi e spendibile nel resto del mondo.

C) Il mese scorso il nostro ministro dell´Economia, Giulio Tremonti, ha avuto il privilegio di parlare davanti alla succitata Scuola del Partito. Tremonti è stato brillante nel promuovere il ruolo del nostro paese e dell´Europa, ricordano i suoi uditori. La sua tesi: il G2 non basta, ci vuole il G3, ossia un treppiede Cina-Europa-Usa come garanzia della stabilità mondiale. «I tavoli si reggono su tre gambe, non su due», ha notato Tremonti.

Un tempo questa constatazione avrebbe acceso la fantasia degli eurofili cinesi. Oggi il clima a Pechino è più sobrio. Dopo essersi illusi, per wishful thinking, sulla crescita di un fattore di potenza europeo autonomo dagli Usa e dalla Russia, con il quale la Cina avrebbe stabilito una partnership privilegiata in funzione antirussa e di bilanciamento dell´egemonia americana, i cinesi hanno rinunciato a sperare nell´Europa in quanto soggetto geopolitico. Preferiscono coltivare relazioni con i singoli paesi, specie con la Germania. A noi guardano soprattutto per il nostro stile di vita e in quanto eredi di un millenario patrimonio culturale, sperando che si abbia qualcosa da insegnar loro nella gestione di tale eredità (i cinesi stanno scoprendo con molto ritardo l´importanza economica e di soft power del patrimonio artistico-culturale).

Per il resto, sono a caccia di asset. Con la consapevolezza che molti paesi europei – la Grecia è in cima alla lista – hanno bisogno di loro. Nel negoziato bilaterale sono i cinesi a tenere il coltello dalla parte del manico. Ciò che dovrebbe, ancora una volta, spingerci a fare l´Europa. E che invece, ancora una volta, ci trova chiusi nei tragicomici particolarismi nostrani.

Lucio Caracciolo
Fonte: www.repubblica.it
10.12.2009

6 Commenti
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TizianoS
TizianoS
10 Dicembre 2009 17:13

Ottimo articolo. Colpisce la constatazione della nullità europea, sulla quale non c’è il minimo dubbio. Sono lontanissimi i tempi in cui l’Europa poteva esprimere un Carlo Magno o un Napoleone, e andando più indietro nel tempo un Alessandro Magno o un Augusto. Oggi ci dobbiamo accontentare dei mangiacarte di Bruxelles.

LonanHista
LonanHista
10 Dicembre 2009 17:33

fosse solo la grecia ad avere questo problema!!!!..nei prossimi mesi avremo un effetto domino….

myone
myone
10 Dicembre 2009 18:56

L’ europa esporta piu’ in cina che non la cina in europa. La cina si avvantaggia di crediti dollari dove gli usa non sanno investire per carenze e si intruffolano via europa, a meno che non ci sia da piazzare basi militari. C’e’ un detto che dice ” mezzo mondo e’ da vendere e mezzo da comperare” , ma l’ idiozia e’ che non ci si ferma per esportare ” progresso produttivo” dove non ce n’e’ bisogno ed e’ solamente un bismes “moneta”, incrementando picchi di vita inutile subdola e fuori bisogno, e sopratutto oltre i proprio paesi, dove, l’ europa si potrebbe fermare e rimanere a casa sua e ridursi, e la cina, dovrebbe espandersi all’ interno suo, almeno a coprire quell’ insufficenza di milioni di persone sotto-agricole. I piu’ crescono nella miseria, i pochi continuano ad incrementare bisogni dove non ne servono e distruggere sempre di piu’, mangiando riserve inutili per chi galleggia nell’ esubero del sopravvivere. E attaccato a tutto questo, c’e’ il sistema imbecille umano, quello dei soldi in tasca a chi non ha testa se non solo per incrementare sta sozzeria malata di imprendere per avere e realizzare moneta, poteri, e tanto altro, al solo… Leggi tutto »

Tao
Tao
10 Dicembre 2009 21:24

LA GRECIA E L’INFLUENZA FINANZIARIA CINESE DI URIEL wolfstep.cc Come prevedevo, ho nella email una decina di richieste di parlare circa il “default greco”, evento che trovo improbabile e peraltro piuttosto artificiale. Per capire cosa intendo, occorre fare qualche passo indietro. Negli anni scorsi, la finanza e’ stata la scorciatoia per lo sviluppo. Paesi incapaci di produrre una reale politica di riforme o di crescita infrastrutturale e/o industriale hanno scelto di seguire la via facile, cioe’ la finanza. Hanno aperto al pubblico l’accesso a canali finanziari prima destinati agli specialisti, e hanno tollerato l’indebitamento dei cittadini sostenendo che la loro maggiore spesa avrebbe risollevato l’economia reale. Il risultato e’ che una crisi come il credit crunch (che andrebbe ribattezzata debit crunch) colpisce pesantissimamente il reddito dei cittadini. Lo colpisce quando rende piu’ arduo per loro pagare i debiti oppure ottenere altro credito, e li colpisce laddove l’economia della rendita non riesce piu’ a prosperare sulla speculazione. Il risultato e’ che a fronte di cali del PIL tutto sommato simili, diverse nazioni hanno sperimentato crolli del gettito molto diversi. Il massimo in Europa e’ stato raggiunto dagli UK, il debito pubblico e’ schizzato dal 60% del PIL sino a rasentare il… Leggi tutto »

Truman
Staff CDC
11 Dicembre 2009 6:25

Con la fine del 2009, anno di sconfitte strategiche per gli USA, si sta assistendo a una probabile ondata colorata nelle capitali europee: Roma, Parigi, Atene sono le prime piazze.[…] Notare come in Grecia, oggi, dopo tre giorni di scontri e manifestazioni, tra i mille fermi e i 150 arresti causati delle dimostrazioni, e che il sistema mediatico atlantista definisce, certo disinteressatamente, la ‘prima rivolta locale a livello mondiale’, vi siano centinaia di giovani di 26 paesi di quattro continenti, i cui più attivi e presenti sono albanesi, seguiti da georgiani e ucraini,… poi italiani, tedeschi, finlandesi, inglesi, e… bulgari, lettoni e polacchi. Il virus rivoluzionario, anarcoide e anticapitalista ha già infettato le ex-repubbliche del Blocco Orientale? E tutti costoro, casualmente, si sono scoperti ferventi nemici del capitalismo non a casa propria, ma ad Atene. Già, Atene, altra coincidenza, la Grecia negli ultimi anni ha acquistato notevoli quantità di materiale bellico. Materiale proveniente dalla Federazione Russa: hovercraft d’assalto anfibio, blindati, cingolati e i famigerati missili S-300, venduti a Cipro, via Atene. È questo il vero motivo della presenza di albanesi, bulgari, ucraini e georgiani, cioè di tizi provenienti, casualmente, da nazioni che hanno subito le rivoluzioni colorate finanziate dalle fondazioni… Leggi tutto »

LonanHista
LonanHista
13 Dicembre 2009 3:05

(2) Aspettiamoci un fuoco di fila denigratorio dalla stampa di tutti gli altri paesi, per questa ragione……………………………………egregio uriel è proprio questo il problema, SENZA CONTARE CHE CI SONO ASSET ITALIANI(eni su tutti)che fanno molto gola agli speculatori, ossia i 2 terzi dei fondi globali che fanno riferimento più o meno agli stessi enti……c’è uno strano fondo privato Usa che sta crescendo in eni e non passa giorno che insiste per mettere i bastoni tra le ruote….intanto berlusconi puntella le falle aprendo ai libici o ai russi……….CIOè CARO URIEL PIù CHE LA DESTABILIZZAZIONE ECONOMICA TEMO LA DESTABILIZZAZIONE POLITICA, che alla fine porterebbe a terremotare la nostra economia(non dimenticare gli anni 90 e quello che successe in ogni fronte….e anche se appare strano, però fu proprio berlusconi a salvare il paese..)..NON CANTIAMO VITTORIA….NON ABBIAMO LA FORZA POLITICA E SOCIALE(cioè coesione)per fare fronte agli attacchi di chi mira alla nostra economia….non solo pubblica(eni enel poste finmeccanica ect) ma privata…..2 anni fa i rispaemi degli Italiani e i loro cespiti immobili VALEVANO 8 MILA MILIARDI DI EURO…che fanno gola ai pescicani supportati dai lacché della sx, dai debenedetti repubblica travajo etc e soprattutto dai milioni di coglioni che ancora votano e credono nella cosiddetta… Leggi tutto »