Home / ComeDonChisciotte / PERCHE' NON LI AMMAZZA LUI ?

PERCHE' NON LI AMMAZZA LUI ?


DI CLAUDIO GIUSTI

California. L’uccisione di Morales è stata fermata all’ultimo momento. Succede abbastanza spesso, ma questa volta a fermare il boia non è stato un giudice, bensì un anestesista, anzi due. E’ accaduto che i due medici che dovevano presiedere alla sua “messa a nanna” si siano rifiutati per motivi di coscienza.
[scoprire che negli Stati Uniti qualcuno possa avere problemi di coscienza è una cosa che mi riempie il cuore di speranza.] In ogni modo il fermo “tecnico” dell’esecuzione di Morales ha riproposto vecchie questioni.

In America, a partire dal 1608, più di 22.000 persone sono state strozzate, sparate, gasare, cotte alla fiamma o al sangue, e avvelenate [intendo dire che lo
hanno fatto legalmente, poi ci sono stati anche 10.000 linciaggi], ma ora sembra che l’opinione pubblica americana abbia paura di fare male alle persone che
ammazza a sangue freddo.
Sembra quasi che gli americani vogliano la pena di morte, ma che la vogliano indolore, inodore, asettica e mascherata da intervento
chirurgico. [evito di entrare in questa incredibile ipocrisia]

L’iniezione letale venne proposta dall’allora governatore della California Ronald Regan. Costui, da bravo allevatore di cavalli propose due metodi per
disfarsi dei condannati: il colpo di pistola o la siringa.

Per il noto desiderio di sterilizzare la morte i suoi concittadini preferirono l’ago alla pistola e il veleno alla pallottola nella nuca, ma ora sono in molti a
riproporre la seconda soluzione. Infatti in molte occasioni è accaduto che ci fossero delle difficoltà nel trovare le vene adatte a reggere i due aghi previsti
dal protocollo e che si dovessero compiere veri e propri interventi chirurgici per inserire un catetere nel collo o nell’inguine o che addirittura si rendesse
necessaria la collaborazione del condannato che in alcune occasioni è stato così gentile da stringere il pugno, in modo da facilitare la ricerca della vena da
parte del boia.

Sono stati casi come questi a convincere molti a chiedere che si passi dalla somministrazione di sostanze velenose a quella di un proiettile nel cervello. Si è
anche proposto che a somministrare il proiettile non sia più un anonimo esecutore, ma il governatore in persona (o in caso di esecuzione federale il
Presidente).

Visto che sono loro quelli che ricavano vantaggi politici dalle esecuzioni e che giustificano con argomenti assurdi la bontà della pena di morte, si ritiene
giusto che siano loro ad ammazzare la gente, magari aiutati dai giurati che hanno, in nome di tutta la società, emesso la condanna a morte.

Questo ci darebbe una splendida sceneggiatura:
Carcere di San Quintino
Interno notte.
Carrellata lungo il corridoio all’inseguimento del governatore che va a compiere il suo dovere.
Il governatore entra nella stanza delle esecuzioni.
Panoramica totale
Il condannato è già bendato e legato alla sedia.
Primo piano del condannato con il governatore sullo sfondo.
Il governatore si toglie la giacca e fa un breve discorso sull’eticità della pena di morte.
Panoramica sugli astanti commossi.
Il governatore impugna la pistola e spara in rapida successione e a distanza ravvicinata due colpi alla testa del condannato
Primo piano sulla sua mano che non trema
Il governatore si pulisce la camicia da alcuni pezzi di cervello ed esce fra gli applausi.
Panoramica sulla stanza con il cadavere accasciato sulla sedia.

Claudio Giusti
22 febbraio 2006

Pubblicato da Davide

  • Rebecca

    m’hai strappato una risata amara.. amarissima

  • LupoIrpino

    purtroppo amara é poco… purtroppo…

  • Tao

    In decine di casi l’iniezione letale non si è rivelato il mezzo più indolore

    Il rifiuto degli anestesisti californiani smonta un altro mito attorno a questa modalità di dare la morte di Stato negli Usa, che si è affermata sulla fucilazione e sulla camera a gas proprio perché considerata più «umanitaria». L’iniezione letale fu introdotta per la prima volta in Oklahoma e Texas nel 1977, ma la prima esecuzione fu sperimentata nel dicembre 1982 e nel giro di una ventina d’anni, anche per questioni di convenienza economica, è stata adottata da tutti gli stati, ad eccezione del Nebraska che mantiene esclusivamente la sedia elettrica. Da qualche anno pure la direzione carceraria di San Quentin ha deciso di utilizzare solo aghi e veleni, mandando in pensione la vecchia camera a gas, troppo cruenta ed evocatrice dei vecchi campi di stermino nazisti. La procedura consiste in un’iniezione endovenosa continuata di una dose letale di tre sostanze: un barbiturico (pentothal) che rende il prigioniero incosciente, una sostanza che rilassa i muscoli e paralizza il diaframma in modo da bloccare il movimento dei polmoni e un’ultima che provoca l’arresto cardiaco.

    Con questo metodo si vuol far credere di procurare una morte rapida e indolore, ma la vittima spira soffrendo per lunghissimi minuti e il pubblico che assiste ha l’illusione di un trapasso sereno per via della paralisi, causata dal secondo composto, che rilassa i muscoli facciali. Possono esserci, però, anche gravi complicazioni: l’uso prolungato di droghe per via endovenosa da parte del prigioniero può comportare la necessità di andare alla ricerca di una vena più profonda per via chirurgica; se il prigioniero si agita, il veleno può penetrare in un’arteria o in una parte di tessuto muscolare e provocare dolore; se le componenti non sono ben dosate o si combinano tra loro in anticipo sul tempo previsto, la miscela può diventare eccessivamente densa, ostruire le vene e rallentare il processo; se il barbiturico anestetico non agisce rapidamente il prigioniero può essere cosciente mentre i suoi polmoni si paralizzano e soffoca tra atroci sofferenze.

    Dal 1983 decine di esecuzioni con iniezione letale hanno avuto «intoppi», e in molti casi il boia ha impiegato più di trenta minuti per trovare la vena in cui inserire l’ago. Tra i molti tentativi malriusciti si ricorda quello di Stephen McCoy, che ebbe una reazione così violenta alla somministrazione delle sostanze letali che un testimone svenne accasciandosi addosso a un altro testimone. Le ultime parole di un altro condannato già sul lettino di morte, dopo la prima iniezione, sono state: «Riesco a sentirne il sapore». Gli avvocati di Morales hanno inoltre affermato che il composto delle sostanze tossiche usate per l’iniezione letale in California e in altri 35 stati degli Usa viola palesemente l’ottavo emendamento che vieta «punizioni crudeli e inusuali».

    Marco Cinque
    Fonte: http://www.ilmanifesto.it
    22.01.06