Perché lo fanno?

Psicopatologia del potere nichilista

Perché lo fanno?
La reazione di Hillary Clinton alla morte di Gheddafi

Di Alessia Vignali

We came, we saw, he died. Ha ha ha ha ha!” (Siamo venuti, abbiamo visto, è morto. Ha ha ha ha ha!). Da una scintillante “camera caritatis” americana destinata a divenire virale e globale - per distrazione oppure semplice disprezzo del “comune senso del pudore”- il segretario di stato Hillary Clinton ride ricolmo d’euforico autocompiacimento quando la CBS le chiede, in un intermezzo che lei ritiene “non connesso”, dell’appena avvenuta uccisione del leader libico Muammar Gheddafi.

Sebbene la storia sia andata avanti da quel 20 ottobre 2011, questo spezzone rimane un “evergreen”. Davvero sono fatti così, i potenti? Che tipo di donna è, quella che parla in quel video che tutti abbiamo mandato avanti e indietro almeno un paio di volte per vedere se per caso avessimo capito male?

Come sempre, tenterò una lettura valendomi della psicoanalisi e delle discipline limitrofe.

In questi due anni e mezzo abbiamo assistito a fenomenologie del potere talmente lontane dalle logiche scritte nel “libro delle leggi della vita” da costringerci a scervellarci nell’incredulità. Com’è possibile che progetti come il Grande Reset, che intendono annichilire la storia dell’uomo di fatto proponendo un Medio Evo tecnocratico alla Mad Max, visioni del mondo come il transumanesimo, che indicano la specie umana come oblsoleta escrescenza di Gaia, guerre sino all’ultimo uomo condotte attraverso i corpi e sul suolo di altri, ma prevedenti l’uso del nucleare se necessario, vengano scientemente studiate e portate avanti dai leader mondiali? “Non hanno figli anche loro?” Che futuro prevedono, per essi, se il “piano B” di lorsignori è un bunker accessoriato d’ogni comfort, sorvegliato da un servizio d’ordine di cui però occorre temere la rivolta?

Purtroppo, insegna la clinica delle psicopatologie legate alla carenza di senso morale, a loro nulla importa del domani né dei figli, la loro “brama” può spingersi sino all’autodistruzione, tanto è il bisogno di dimostrare a se stessi e al mondo il loro potere. La sete di potere, assoluta e incoercibile, è loro unica consigliera. “Non importa quanto grande sia il tuo impero economico”, potrebbe dirci una “felpa californiana” appartenente all’élite, “esso dovrà essere sempre più grande e asservire sempre più persone… sino a lasciare nella storia degli uomini un marchio indelebile, il tuo”.

L’incredulità di chi senta questa descrizione è spesso alla radice emotiva dell’impossibilità di affacciarsi su teorie più o meno “complottiste”; in tema di potere noi siamo invece inclini a credere che “a pensar male si faccia peccato, ma si abbia spesso ragione”, com’ebbe a dire un Giulio Andreotti che di ragioni del potere ne sapeva qualcosa.

Per tornare ai più, essi ricusano questa sardonica perla di saggezza proprio per la difficoltà emotiva che implica il sospettare la deliberata malvagità del potere. Lo si può capire: in prima battuta, per elaborare una teoria della mente altrui, cioè per interpretare i comportamenti degli altri, ci valiamo della proiezione su di essi dei nostri sentimenti “umani”, dunque leggiamo il loro comportamento alla luce delle nostre motivazioni. “L’altro non può minare il futuro perché io non lo farei e non lo faccio” (il che è tutto da dimostrare, ma questo è tema per un altro articolo).

Il meccanismo della proiezione, se ci pensiamo, è alla radice della nostra umanizzazione di ogni cosa, del nostro caricarla di significati rendendo il mondo, altrimenti impervio, un luogo abitabile poiché ricco di senso; esso, così, diviene un teatro ricco di materiali di scena atti a realizzare i nostri desideri, e la vita stessa diventa assai simile a un incarnato “sogno diurno”; non ci preoccupi l’amplissima diffusione di questa opinabile procedura, poiché di fatto non abbiamo altro modo d’accedere alla realtà che attraverso il filtro della soggettivazione (da porre poi al vaglio dell’esame di realtà), insegnano psicoanalisi e neuroscienze.

Ci accade così di conferire, non pensandoci, le coloriture emotive desiderate persino alla nostra automobile, di attribuire emozioni umane al nostro cucciolo di cane, e così via. Ma quando quest’operazione, che ci aiuta a comunicare con gli altri conferendo una spesso fittizia intellegibilità alle loro intenzioni, viene utilizzata per colmare i vuoti affettivi nel comportamento di personalità psicopatiche o narcisistiche, il “bias”, l’errore affettivo che diviene cognitivo, può essere pericoloso. Ben lo sa ciascuno di noi, che quasi certamente può annoverare, nella sua storia amorosa, una passione non ricambiata per la narcisista di charme o per lo spiantato sociopatico di turno.

Perché “… era vero, lei o lui non ci amavano! Non potevano farlo e si guardavano bene dal farlo. Eravamo noi, a conferirgli afflati emotivi di cui loro nemmeno favoleggiavano l’esistenza”.

La prima motivazione, dunque, per aderire alle teorie mainstream che ci impongono di non credere al male deliberato, è la nostra “bontà”, il “buon cuore”, che crediamo talmente universali da attribuirne il possesso, quale tratto comune della specie, anche a chi non ce l’ha.

Una seconda motivazione, assai tipica della contemporaneità postmoderna, per non credere alla deliberazione del male che apparentemente traluce dalle decisioni del potere, è di marca nevrotica, e qui possiamo ricorrere al primo Freud: “fanciulli” mai divenuti completamente adulti (la cultura del “The game” descritta dallo scrittore Alessandro Baricco ci ha allevati come tali), non riusciamo davvero a “uccidere i nostri genitori” (fuor di metafora, i sistemi di potere con le loro leggi e istituzioni), non possiamo pensare che essi siano comuni mortali, dunque anche un po’ stronzi o imperfetti come tutti noi. Ne teniamo in vita l’irrealistico mito perché abbiamo bisogno di farlo; li reputiamo buoni e giusti così come li vedevamo da bambini, vuoi perché per noi all’epoca essi lo erano davvero, vuoi perché la natura ci aveva dotato di un istinto d’”attaccamento” capace d’enfatizzarne la bellezza in questo modo… infine, vuoi perché siamo ancor oggi tanto inermi dinanzi agli imprevisti della Storia da aver bisogno di un potere che, per quanto ammantato di “soft”, sia silenziosamente “strong”.

Uno studio neuroscientifico non recente aveva confrontato due popolazioni di adolescenti, una appartenente all’occidente talassocratico, l’altra di cultura africana, sottoponendole alla TAC, e aveva riscontrato come il cervello degli africani fosse adulto, la corteccia già matura, ben prima in età di quello dei coetanei occidentali; il risultato è opinabile e tutto da discutere, ma forse ci dice qualcosa sulla natura culturale dell’infantilizzazione di massa cui assistiamo qui da noi. E’ un fatto spesso comunemente osservabile, d’altronde, che i giovani di altre culture meno avvantaggiate siano in genere più svegli dei nostri poiché giocoforza più scafati.

Qui da noi non ce la facciamo ad accettare la delusione d’esser figli di divinità minori, dunque la tragedia della doppiezza di un sistema di potere che grazie alla sua suadente promessa d’inclusività con chi è resiliente, in realtà erede perfezionatissima dell’antico sistema del “panem et circenses”, ci ha fatto finora pensare d’essere la migliore delle madri possibili. Temiamo la dissidenza molto più di prima, avendo oramai dimenticato quanto essa fosse all’ordine del giorno per i “boomers” che ci hanno di poco preceduto nell’Europa contemporanea. Poiché di un sistema come il nostro, che come una madre magnanima accoglie e nutre ogni nostra contraddizione, infantilismo, indeterminatezza e caos, temiamo le crepe, dalle quali potremmo sgusciare fuori nudi come quegli “ultimi” di cui il sistema tanto promette d’occuparsi; da lì temiamo non sopravvivremmo da soli. Che fare da soli, senza esser nella pancia di qualcuno di più grande? Ognuno interpreti la metafora come crede. A poco vale ricordare che questo tipo di madre, pur necessaria all’inizio della vita, quando portato all’estremo sfocia in ogni mitologia primitiva nella madre che riassorbe il figlio, determinandone l’involuzione e la morte… cioè l’implosione d’ogni progetto di rinnovamento che ogni nuovo nato dovrebbe poter portare al mondo.

Comunque tutti noi, nevrotici, sani o convinti di essere tali, troviamo inspiegabile l’abisso in cui ci stanno precipitando. Passiamo allora dall’incredulità alla dichiarazione della nostra più completa estraneità a tutto questo: infine, sposiamo la tesi di chi spieghi il male nel mondo, oggi la guerra, come il frutto di qualcosa che nulla ha a che fare con la nostra umanità, il frutto, cioè, di un’aberrazione.

I manuali di clinica e diagnostica sembrano, in questo, darci ragione: i potenti di cui sui giornali leggiamo dubbie biografie narrate ad arte, che comicamente prevedono quasi sempre l’hitlerizzazione qualora schierati dalla parte del nemico, appartengono senz’altro a una categoria di persone speciale, la cui moralità intesa in senso comune sembra essere discutibile. La risposta all’interrogativo “Perché lo fanno?” sembra a questo punto agevolata: “Perché hanno un “difetto di fabbrica, non sono come noi!”

Per quanto ideosincratica e difensiva della propria incolumità mentale appaia questa risposta, essa ha un fondo di verità: nel video della Clinton mancano parecchie caratteristiche “tipicamente umane”, prime fra tutte la pietà, l’identificazione nella vittima, il rispetto della sacralità della vita e della morte. Siamo d’accordo, il motto “De mortuis nihil nisi bonum” è forse un po’ tirato per i capelli qualora lo volessimo applicare a Gheddafi, ma ne converrete: qualcosa non torna.

Volendo ricorrere ai tipi umani decritti nei manuali diagnostici vigenti presso la comunità psichiatrica e psicologica mondiale, il PDM e il DSM, potremmo cercar di capire quali siano le caratteristiche di un tipo d’uomo insensibile alle comuni leggi dell’etica e dell’empatia, un tipo d’uomo che l’Ottocento definiva “affetto da insanità morale” e che oggi chiameremmo “psicopatico” o “antisociale”. Si badi, il fatto che la categoria ottocentesca ci faccia sorridere, dato l’odierno disuso di parametri quali la moralità per valutare il nostro comportamento, ci deve far ragionare: siamo fieri del nostro svincolo rispetto ai valori dati, ma di quale emancipazione siamo i fautori, dove ci sta portando?

Possiamo anche interrogarci su quanto i nostri nuovi valori si stiano avvicinando allo “sdoganamento” di modalità vicine alla psicopatia come quasi approvate socialmente. Come asserisce Nancy Mc Williams, tra le autrici psicodinamiche contemporanee più lette, molto probabilmente il disturbo di personalità psicopatico è favorito dai sistemi educativi dell’occidente contemporaneo, che trascurano il bambino piccolo e lo deprivano delle cure affettive primarie: la famiglia nucleare, oggi ancora più esigua in quanto superata dalla monogenitorialità o da altre formule in cui entrambi i genitori lavorano, non può non depauperare il bambino delle “energie nobili”, così le chiama lo psicoanalista Guido Crocetti, che un genitore dovrebbe poter dedicare al suo bambino piccolo per farne un uomo.

Tra le fila della psicopatia si annoverano i serial killer più disorganizzati e psicotici come Richard Chase, che uccideva a caso, smembrava le sue vittime e ne beveva il sangue convinto che il suo fosse avvelenato. Ma tra gli psicopatici figurano anche i “serpenti in giacca e cravatta” studiati da Babiak e Hare nel 2007, vale a dire manager posizionati ai più alti livelli nelle aziende americane. E’ in realtà intuitivo, volendo seguire Erich Fromm, come per accedere ai vertici del potere di società malate come la nostra, basata sull’avere anziché sull’essere, torni utile una struttura personologica psicopatica: nessun sentimento si frappone tra sé le la propria autorealizzazione, nessun problema insomma, qualora per un posto in parlamento occorra vendere la propria madre. Il motto della tipologia passiva è “Chiagne e fotte”, quello della tipologia aggressiva e di successo è : “Comandare è meglio che far l’amore”. I due slogan chiariscono come questa personalità sia imperniata sul suo godimento a danno degli altri, di come per essa il potere sia tutto.

Eredi di una storia emotiva assai difficile, negli psicopatici cova in profondità l’inconsapevole angoscia di essere ancora completamente in balia degli altri, impotenti di fronte a un destino che può sempre distruggerli a tradimento. Per difendersi non possono far altro che assoggettare, asservire, sottomettere, ne va della loro stessa sopravvivenza psichica. L’esercizio del potere e della sopraffazione gli è vitale come l’ossigeno. In più, avendo ricusato ogni sentimento grazie a meccanismi di difesa quali la dissociazione e l’innalzamento delle soglie di risposta agli stimoli, vivendo in uno stato di profondissima noia di fatto sentono il vuoto, avvertono il nulla affettivo dentro di sé, temono segretamente di non avere personalità (la “sindrome dell’impostore” è una delle loro patologie). Privi di una guida interiore nel comprendere cosa davvero accada loro mentre fanno l’esperienza di vivere, vengono a ragione colti dall’angoscia d’essere in balìa della vita stessa.

La credenza patogena reattiva relativa a se stessi diviene allora ”posso fare tutto ciò che voglio”, dice il PDM, mentre quella relativa agli altri è: “sono tutti egoisti, ti manipolano, sono spregevoli e incapaci di farsi valere, inconsistenti, e dunque non valgono niente. Tocca allora manipolare per non essere manipolati perché, come recitava il titolo di un saggio di self help di tanti anni fa, “o si domina o si è dominati”.

Come ultima indicazione per destreggiarsi rispetto ad essi, ricorderò che non hanno i sentimenti. Non attribuite loro la tenerezza che magari provate, non immaginate che provino tristezza, preoccupazione, amore, dedizione, amicizia, lealtà; semplicemente non sanno cosa siano. Risultano talora estremamente seduttivi perché, quando dotati di buon QI, fanno come Hannibal Lecter ne “Il silenzio degli innocenti”; lui divenne psichiatra per capire come gli altri provassero perché non poteva saperlo, non provando alcunché. Molti psicopatici studiano “da fuori” il funzionamento degli altri e lo imitano a perfezione; ma cosa accada a se stessi e agli altri “da dentro” rimane per loro un mistero. Se applicate ad essi parametri umani fallirete. Per creare un legame, invece, conta l’esercizio del potere: dimostrate d’averne più di loro e otterrete, per quanto durerà, il loro rispetto.

Una nota di profondissima comprensione di questa patologia, che conduce l’uomo alla distruttività e alla necrofilia nei casi più gravi, viene da Erich Fromm nel saggio “Anatomia della distruttività umana” (1975). Egli ci ricorda come questo carattere pervenga alla soluzione distruttiva perché impossibilitato a una creatività produttiva; plasmato, cioè, da un contesto famigliare dapprima, sociale poi, che lo coarta, esso perviene all’impossibilità di fare qualcosa che per qualunque essere umano è essenziale, dare un senso alla sua vita, cambiare il mondo con il proprio passaggio. Le sue passioni, ancorché distruttive come quelle di vendetta, di odio, di sopraffazione, lo trasformano da semplice “cosa” in “eroe”, sono “il tentativo umano di dare un senso alla vita e di sperimentare l’optimum di intensità e di forza che egli può raggiungere in determinate circostanze. Esse sono la sua religione, il suo culto, il suo rituale. Un cambiamento di personalità gli è possibile soltanto se è in grado di “convertirsi”: di trovare cioè un modo nuovo di dare un senso all’esistenza, mobilitando le passioni che incoraggiano la vita, sperimentando così un senso di vitalità e integrazione superiori a quelli che aveva prima. Altrimenti potrà essere addomesticato, ma mai guarito”.

Senza dunque giustificarlo, potremo con Fromm cominciare a vedere nello psicopatico un uomo che ha preso la strada sbagliata nella sua ricerca della salvezza, e potremo ancor meglio gustare il senso di questo termine riandando, come fa Fromm, alla sua etimologia. “Salvezza deriva dalla radice latina sal, “sale”. Il significato deriva dal fatto che il sale protegge la carne dalla decomposizione; “salvezza” è la protezione dell’uomo dalla decomposizione. In questo senso (in un senso non teologico) ciascun uomo ha bisogno della salvezza”.

Capire questo può essere un primo passo per cominciare a porre un rimedio, che passa per una radicale riforma valoriale, culturale, di prassi che non può che attraversare la conoscenza profonda della psiche umana.

Il quadro sublime offerto dallo scrittore Albert Camus nel suo dramma “Caligola” ci permetterà di ricordare al meglio lo psicopatico.

Caligola: “Io non sono matto. Anzi, non sono mai stato così lucido. Ho provato semplicemente un’improvvisa sete di impossibile. Le cose, così come sono, non mi sembrano di tutto riposo. Perciò ho bisogno della luna, o della felicità, o dell’immortalità: di qualche cosa, poniamo, di pazzesco, purché non sia di questo mondo. L’impossibile: proprio di questo si tratta. O meglio, si tratta di rendere possibile ciò che non lo è. A che mi giova la mano ferma, a che mi serve questo stupendo potere se non posso far tramontare il sole a levante e diminuire il dolore; far che non muoiano i vivi?”

Cesonia: “Ma è voler uguagliare gli dei, questo. Non conosco una peggior pazzia.” Caligola: “Voglio mischiare il cielo col mare; confondere la bruttezza e la bellezza; far zampillare il riso dalla pena.” Cesonia: “C’è il buono e il cattivo, il grande e il meschino, il giusto e l’ingiusto: è una legge che nessuno cambierà mai.“ Caligola: “Io la cambierò! Farò a questo secolo il dono dell’equivalenza. E quando tutto sarà purificato, e l’impossibile sulla terra, e la luna nelle mie mani, allora, forse, anch’io sarò trasformato, e il mondo con me e gli uomini non moriranno e saranno felici”.

Ogni riferimento a fatti o a persone oggi realmente esistenti è ovviamente voluto.

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Di Alessia Vignali

Alessia Vignali, psicologa, psicoterapeuta, psicoanalista e giornalista

Commenti (39)

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Mostra commenti 39 caricati
    1. omega 24 ottobre 2022

      Lo fanno per stronsismo.

    1. Luca VFR 24 ottobre 2022

      Perchè lo fanno? Perchè, semplicemente, sono lautamente pagati per farlo. Anche se pasano da pazzi scatenati. Ma anch'io, fossi venale, passerei volentieri per "pazzo scatenato" dopo aver messo qualche milione di dollari sul conto corrente. Ed è tale il potere dei soldi da tacitare perfino la coscienza, ammesso che ne abbiano una.

    2. R66 24 ottobre 2022

      Neanche io potrei giurare che, avendo milioni e milioni sul mio conto corrente, non sarei identico a loro, proprio per questo ho scritto gli interventi.
      Non ci trovo niente di magico, ne di satanico, ne di perverso come piacerebbe pensare a molti per sentirsi diversi, migliori.
      In ogni caso, una persona saggia, conoscendo i propri limiti, potrebbe volontariamente non generare le condizioni per tacitare la coscienza.

    1. R66 24 ottobre 2022

      Altra riflessione.
      Quando guido la macchina vado lentamente, niente di esagerato, rispetto semplicemente i limiti di velocità.
      Non per paura delle multe, non ci penso neanche a quelle, vado piano principalmente perché non ho fretta, cerco di non mettermi al volante all'ultimo minuto e per quanto generalmente io sia disorganizzato, in questo mi prendo sempre un largo anticipo di tempo.
      Sono anche quello che fa passare i pedoni, gli altri conducenti che in senso contrario devono svoltare a sinistra e che raramente supera il trattore.
      Di conseguenza genero le imprecazioni, le strombazzate e, nel caso ci fosse un passeggero a bordo, ramanzine a non finire anche da parte sua.

      Perché se viaggio entro i limiti consentiti succede ciò?
      Perché gli altri considerano il loro tempo più prezioso del mio, ai loro occhi sono un elemento di disturbo seppur in realtà dovrei rappresentare quello di maggior sicurezza.

      Vi ricordate una delle ultime interviste di Scalfari, dove ha detto alla giornalista che i poveri non hanno bisogni secondari?
      Beh, anche lui considerava diverse alcune persone, le riteneva indegne e non meritevoli di accorgimenti o, in base all'angolazione, meritevoli della sua reazione.

      Ebbene, io mi prendo un insulto, gli interessati da Scalfari immagino si prendevano ben altro, quelli da Hillary muoiono, quelli da Draghi finiscono sul lastrico, ma il presupposto non cambia: il tempo e la vita del prossimo valgono meno della propria.
      @LuxIgnis dice che andrebbe valutata la mole della reazione prima del principio.
      Proviamo a vederla in questo modo.
      Facciamo che l'insulto, la bugia, l'avvilimento ecc... siano passabili.

      Con questa prospettiva quindi, perché essendo la reazione strettamente legata al ruolo, la maggior parte tende ad accrescere quest'ultimo?

      Mi sembra un controsenso lavorare per trasformare un fattore da tollerabile ad intollerabile.

      A meno di non fissare l'asticella tra il consentito e il non consentito in relazione alla posizione coperta al momento, un qualcosa di fluido che avanzi di pari passo con il proprietario e che di volta in volta risulti sempre tollerabile, che poi è esattamente quello che avviene già adesso: io so io e voi non siete un...

    2. LuxIgnis 24 ottobre 2022

      Perché qualunque cosa tu faccia, farai del male agli altri. Inevitabilmente, sempre. Ogni cosa che scegli va a detrimento di qualcun altro. Ogni volta che dici di sì a qualcosa hai detto no a qualcos'altro e viceversa. Non si può scappare da questo.
      Hai fatto l'esempio di andare piano in automobile. Giusto. Ma ci sono situazioni che andare piano potrebbe causare più danni che altro. E ci sono situazioni in cui andare veloce potrebbe salvare una vita.
      Ripeto che è l'intenzione che conta. Se vai veloce perché hai fretta non motivata, tanto per far vedere che hai 270 CV sotto le chiappe sei uno stronzo e basta. Se vai veloce perché devi portare una persona di corsa all'ospedale non sei uno stronzo anche se ti metti e metti altri in una situazione di pericolo. Saresti uno stronzo se non lo facessi.
      E potrei farti migliaia di altri esempi.
      Nei polinesiani c'era un solo comandamento: non fare mai del male agli altri volutamente. È quel volutamente che fa la differenza.
      Certo, molti malintenzionati si difendono con questo principio del non l'ho fatto apposta. Ma questo non vuol dire che non esista o che non sia valido quel principio. E anche che "di buone intenzioni è lastricata la strada per l'inferno". Verissimo. Ma nessuno di noi è in grado di vedere il tutto nel suo insieme, e nessuno di noi ha la capacità di prevedere le risultanze di una sua azione. Troppe variabili in gioco.
      Quindi avere un intento limpido è tutto quello che possiamo fare.

      P.S. Tanto per chiarire. Quelli che stanno ai vertici, almeno nella stragrande maggioranza dei casi, non ce l'hanno un intento limpido.

    3. R66 24 ottobre 2022

      Te lo dico con tutto l'affetto che si può provare tra utenti in un blog.
      Ogni volta che scrivo mi trovo a pensare: devo di eliminare ogni fattore che potrebbe portare fuori strada, devo cercare di far rimanere in tema, devo ridurre al minimo gli elementi che potrebbero generare un risposta alla "fischi per fiaschi", purtroppo mi trovo il più delle volte a fallire miseramente.
      Davvero non si capisce il senso di cosa ho scritto?
      Lo chiedo anche agli altri, nel caso cercherò di migliorare.

    4. LuxIgnis 24 ottobre 2022

      Sei tu che mi hai chiamato in causa e io ho parlato d'intenzione, e io non ho mai detto che andrebbe valutata la mole della reazione prima del principio.
      Quindi ho proseguito il discorso sull'intenzione pensando che avesse a che fare con essa.
      Ma se non lo è perché mi hai citato?
      Se lo è ribadisco quello che ho detto. Andando alla radice di quella che sembra essere la tua analisi.

    5. R66 24 ottobre 2022

      Ti ho citato perché credevo che il sapere di fare del male o meno fosse un'obiezione valida su cui poter discutere.
      Come già qualcuno ha scritto, neanche io ho incontrato mai un ricco (quindi un potente) che non fosse (nel senso di si credesse) buonissimo.
      Se mi dici che anche per te vale il principio, quindi non la mole, non mi puoi trovare che d'accordo.

    6. LuxIgnis 24 ottobre 2022

      Beh non ha importanza quello che uno che crede o meno su sé stesso. Uno psicopatico non si crederà mai psicopatico, se lo credesse già non lo sarebbe più.
      È un problema che appartiene alla coscienza. Il fatto che la maggior parte delle persone ricche o povere che siano non abbia coscienza non vuol dire che le loro intenzioni siano buone o cattive a priori. E non le esime dalle loro responsabilità.
      Per chiarire io per intento non intendo quello che uno crede ma all'analisi dei fatti (individualmente o socialmente) quelle che sono le ragioni per una determinata azione. Alcuni intenti sono facili da percepire (ho ucciso il pollo perché ho fame e me lo mangio) alcuni sono molto più complicati e possono sfuggire alla comprensione.

    7. R66 24 ottobre 2022

      La mia modalità prevede pochi filtri e salto subito al dunque, ma è esattamente quello che hai appena scritto che sto tentando dire.
      L'osservazione aggiuntiva riguarda il giudizio espresso nei casi sul genere dell'articolo.
      Riassumendo, chi non avesse coscienza delle conseguenze generate dalle proprie azioni, per quale ragione dovrebbe essere posto su gradini differenti se si togliesse di mezzo la mole dell'impatto?
      La mia risposta è sempre la stessa: il famigerato psicopatico fa sentire migliori e sposta ogni dovere all'esterno.

    8. LuxIgnis 24 ottobre 2022

      Si ma vanno anche valutati i livelli d'intensità e d'impatto di una azione. Un conto è rubare una caramella, un conto è rubarne milioni.
      Faccio fatica a metterli sullo stesso piano.
      E dipende anche dal grado di responsabilità che una posizione sociale comporta. Mi spiego. Un politico o una persona influente ha un grado di responsabilità altissima poiché la sua posizione, le sue decisioni riguardano letteralmente la vita di milioni di persone. Anche per quello hanno stipendi alti o meglio questo dovrebbe essere il motivo ma questo è un altro discorso. Invece una persona comune ha una responsabilità molto bassa delle sue azioni. Non coinvolge certo milioni di persone.
      Non è certo una giustificazione la mia ma solo una valutazione dell'impatto sociale che una persona ha. Uno psicopatico al potere è gravissimo molto più di uno psicopatico che magari picchia "solo" la moglie.
      Noi ora abbiamo che il concetto di responsabilità soprattutto per questi al potere non esiste più o quasi. Una volta il Re aveva la responsabilità del popolo e la sentiva, andando magari a combattere in prima fila per difendere la nazione. Ora questi mandano gli Ucraini a morire per i loro sporchi interessi contro la Russia. Psicopatici e anche vigliacchi, un bel connubio non c'è che dire.

    9. R66 24 ottobre 2022

      Lo vedo anche io quello che scrivi, neanche le mie simil-crociate contro il puntare il dito hanno l'obiettivo di giustificare, bensì di fornire varie angolazioni.
      Nel concentrarsi sul cattivone si lavora fuori, non facendolo si lavora dentro.

      Potremmo ampliare il discorso andando a valutare i risultati, con il primo, finora nada de nada, con il secondo... bisognerebbe prima provarci. 😉
      A livello individuale l'approccio resta comunque valido, si nota su chi lo sceglie e non mi sembra affatto poi così male il risultato.

    10. LuxIgnis 24 ottobre 2022

      Tutti i due approcci sono validi e possono essere perseguiti contemporaneamente. D'altronde fuori e dentro sono medesima cosa in sostanza. Agire sull'uno veramente non può non agire anche sull'altro.
      Altrimenti è finzione.
      Io sono dentro ciò che sono fuori e viceversa. Questa è la base della coscienza.

    1. Martin 24 ottobre 2022

      Tutta la mia personale simpatia alla Dott.ssa Vignali, specie per la splendida citazione introduttiva della sanguinaria Hillary Clinton - sulla quale ora sorvolo.

      Apprezzabile e nobile tentativo, ma non e' via psicoanalisi che si risolve l'analisi del potere. E meno che mai, dal mio punto di vista, attraverso le teorie della liberazione in voga specie dagli anni 60, che hanno incrociato freudianesimo e marxismo. Dalla classe operaia (Marx e Lenin) si e' passati a "lavoratori intellettuali, studenti e disoccupati" (Marcuse e company), poi alle donne (il femminismo) ed infine a Neri e non Bianchi, gays e Lgbt. La lotta per la liberazione dalla societa' autoritaria e dalla personalita' autoritaria.

      Tutti che reclamano il "valore" della "liberazione" dal "sistema". Avanti il prossimo! Si inizia sempre piu' o meno bene e con valide argomentazioni umanitarie, ma si finisce sempre per imporre standards autoritari ed oppressivi nei confronti di chi non le condivide.

      Ricordate la propaganda delle femministe a favore dell'aborto? Io si. Giuravano che sarebbe rimasto una fattispecie secondaria o emergenziale. Sappiamo tutti come , nonostante i metodi anticoncezionali, l'aborto e' ormai un fenomeno di massa (controllate le statistiche). Come tirare la catena della tazza - ne' piu' e ne' meno. In nuce, tale fenomenologia dice moltissimo. Il feto e' per sua natura totalmente indifeso, anzi e' il piu' indifeso di tutti.

      L'ultimo caso, esponenziale, e' il blocco della puberta' attraverso farmaci "deciso" da adolescenti minorenni, in barba al principio cardine della minore eta' (quindi anche nel dissenso dei genitori), blocco sostenuto dai cd Paesi "piu' avanzati" (USA, GB, Olanda).
      E si che gia' sono apparsi - come naturale e prevedibile - molti pentiti di tale "terapia", che si ritrovano in una sorta di limbo, perche' non possono annullare la terapia e recuperare la puberta'.
      Diventando cosi' eterni pazienti di endocrinologi, psicoterapeuti e psichiatri, ossia oggetto del potere altrui.

      Ma in fondo, cosa vogliono gli endocrinologi, psicoterapeuti e psichiatri che sostengono tale abusivo obbrobbrio? Semplicissimo: pazienti sui quali esercitare il loro potere (cammuffato da aiuto, ovviamente). Qualcuno li ha obbligati? Dov'e' il "plusvalore" marxista?

      E' l'intera base e logica della "liberazione" che e' errata. Il punto di partenza di queste teorie e' lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo, quale chiave di volta di ogni successiva analisi. E' un punto di partenza errato, perche' certamente importante, ma secondario e conseguente alla struttura dell'esistenza umana nel mondo.

      Il punto di partenza dovrebbe essere una adeguata riflessione sull'esistenza umana nel mondo, di per se' esposta al caso ed all'ingiustizia. Ai piu' duri di testa e di cuore, consiglio un giretto nei padiglioni di ematologia e oncologia pediatrica per afferrarlo.

      Sulla base di tale riflessione, bisognerebbe concordare su un set di valori fondanti, che non possono coincidere con la "liberazione dal sistema", alla Fromm (tanto per citare uno dei piu' popolari). Non e' solo il "represso" alla Marcuse e Fromm quello che opprime il prossimo. E' solo una delle tante variabili.

      Potere e autorita' sono ineliminabili, vanno accettati, compresi e disciplinati per limitarne l'INERENTE tendenza all'abuso. Tutte le teorie che ne predicano l'eliminazione si sono sempre risolte in dittature ed abusi ancora piu' atroci.

      E' tutta la visione positivista-marxista del cd progresso umano nel corso dei secoli che e' carente. Ovvio che post rivoluzione industriale e progresso medico, la mortalita' infantile e' passata dal 50% per MILLENNI pre rivoluzione industriale all' 1% e all' attuale 0,5%, e la vita media si e' allungata di decenni. Ovvio che si tratta di un progresso.

      Ma al tempo stesso, tutti i Governi europei all'inizio del 1900 non hanno esitato molto nello spedire nella carneficina della Prima Guerra Mondiale milioni di disgraziati - tra i quali i miei nonni - la cui unica colpa era essere nati (o gettati nel mondo) a fine 1800. Il "culmine" del progresso positivista....................

      La selezione naturale del piu' forte, che ha operato per millenni, e' ormai saltata. Un bel progresso, ma nel mondo siamo sempre di piu' e troppi, e non ci sono le risorse per il "todos caballeros". E quindi chi paga? I non Occidentali? I Paesi privi di risorse? I deboli all'interno di ogni societa'?
      Perche' qualcuno comunque deve pagare: non ci sono mai state e ne' mai ci saranno le risorse per il "todos caballeros" universale. Se anche ci fossero, qualcuno vorrebbe sempre di piu', e si ricomincerebbe.

    1. Ghisa 24 ottobre 2022

      Non c'è niente da fare.
      Il pensiero logico non potra mai spiegare il senso della vita e del destino umano.(punto)

      Ho amato moltissimo Fromm e letto i suoi libri almeno due volte ciascuno.
      Ma alla fine non emerge da lui come da tutti gli scolari della scuola di Francoforte alcunché riguardo il perché non si nasca tutti uguali.

      Perché a qualcuno sembra andare tutto bene, sempre?
      Perché a qualcuno sembra andare tutto male, sempre?
      Perché sembra di intravedere le trame di un destino nelle vicende di popoli famiglie e singole persone?
      Cosa è esattamente questo "senso morale" che non viene mai definito come concetto?
      Ci dobbiamo veramente chiudere come fece Kant nei limiti dell'indagine sensibile?

      Per trovare risposte a queste domande dobbiamo spingerci oltre il confortevole uso del nostro pensiero logico per recuperare capacità di comprensione che un tempo appartenevano a tutta l'umanità.

      Al momento il quadro più convincente mi pare quello tracciato da Steiner che infatti ha dovuto spendere svariati libri per affrontare tutta la sua complessità (Steiner definì la psicologia una "scienza dell'anima senza l'anima").

      Quindi, alla fine, perché lo fanno?

      Risposta: perché perseguono un ideale contrario ed opposto a quello che sottende lo sviluppo dell'uomo che trova il suo motore nell'amore inteso come forza universale.

      Messo in quest'ottica tutto appare cristallino. Odiano e combattono ogni espressione dell'ideale umano perché rappresenta un destino che loro non vogliono venga raggiunto.

    1. gix 24 ottobre 2022

      Letto con molto interesse poichè, nonostante tutte le spiegazioni, materiali e anche spirituali, nonostante le leggi e i principi universali alla base dell'umanità, nonostante il Karma e la reincarnazione, nonostante la inevitabile coesistenza del bene e del male, nonostante mille altre cose, da sempre, e ancora oggi, non sappiamo realmente perchè lo fanno. Le argomentazioni proposte, molte delle quali derivanti da ricerche scientifiche, sono tutte di per se valide e convincenti, ognuna di queste potrebbe anche giustificare da sola certe azioni e certi pensieri apparentemente privi di alcun senso logico. Ma, anche se l'umanità ha attraversato periodi nei quali la vita di per se valeva molto meno di alcune regole inutili e di scarso insegnamento morale, le esperienze vissute in questi ultimi tempi ci hanno tristemente riproposto il mistero di certi comportamenti umani. Come definire non tanto gli atteggiamenti psicopatologici di una come la clinton, quanto piuttosto le dichiarazioni di estrema intolleranza alle quali abbiamo assistito negli ultimi periodi, da parte di persone (come ad esempio la tizia che stava per diventare ministro...) che non hanno avuto il minimo problema ad esporre se stessi nella peggiore delle manifestazioni aggressive nei confronti del prossimo, o di una parte di esso. Molto spesso, quando interrogati, gli esseri umani autori di azioni indicibili non sanno veramente dare una motivazione ai perchè del loro gesto (storie maledette della Leosini...) e probabilmente, anche se il contesto più ampio fornisce una parvenza di ragion di stato, una motivazione di per sè non sanno darla nemmeno persone come la Clinton. Ci deve essere dell'altro, che la scienza magari non potrà mai arrivare a spiegare razionalmente e con prove dimostrate.

    1. mago 24 ottobre 2022

      Nel caso specifico una " donna " traumatizzata della figura di palta planetaria e qualche maschietto doveva pagarne le conseguenze e chi meglio del macho per antonomasia...tutta gente che con un po di potere compensa e pensa di prendersi una rivincita sulle frustrazioni che purtroppo tutti ci portiamo addosso dimenticandosi che siamo quello che siamo.

    1. Rnamessaggero 24 ottobre 2022

      Per gli psichiatri il mondo è pieno di psicopatici, hanno studiato le malattie mentali, non possono che vedere solo quelle ovunque. Per gli psicopatici il mondo è pieno di psichiatri che hanno incarnato le malattie mentali perché già le avevano e il cerchio si chiude nel fine naturale che giustifica i mezzi.
      L' empatia di chi ha fame, verso l' affamato, è nulla, non si vive di solo pane, la fame può venire anche perché il proprio televisore non ha il telecomando. Spero, con questi ragionamenti, di perdere, se vinco, per coerenza, dovrei zappare poi la terra per vivere ma con una zappa in mano, da bravo psichiatra, diventerei pericoloso.
      P.s.
      se tutto ciò che hai è un martello, tutto sembra un chiodo.

    1. Primadellesabbie 24 ottobre 2022

      Mi pare che l'articolo trascuri, nella ricerca delle cause della formazione di insane personalità, l'impatto fascinoso dell'efficientismo, aspetto che travolge abitualmente chi vuole ragionare in termini sociali senza avere le indispensabili maturità e inclinazione.

      Si tratta di un indicatore che potrebbe essere utilizzato per individuare chi ha le prerogative indispensabili ai ruoli di comando e chi, senza alcuna infamia e magari in possesso di altre preziose doti, non ce l'ha.

    1. maghi 24 ottobre 2022

      ho notato che gli squilibrati mentali sanno essere sempre e solo protervi e prepotenti, anche nella fase di studio del prossimo preparatoria e precedente all'attacco contro di lui, in cui magari sfoggiano simpatia e empatia in modo finto. I politici spesso eccellono in questa attitudine. Non per nulla i latini dicevano "In media stat virtus". Purtroppo solo i fatti rivelano le vere intenzioni, che avevano fatto muovere questi personaggi, che, come nel caso degli imperialisti americani, mirano a distruggere stati all'avanguardia, come era la Libia di Gheddafi in Africa o anche come era l'Italia di Mussolini in Europa, per imporre la loro falsa democrazia anarcoide e disfattista per trasformare le nazioni in colonie succubi e docili ai loro ordini. Il copione è sempre stato lo stesso dagli indiani d'America ad oggi nel mondo. Distruzione militare dell'avversario seguita dalla distruzione morale e poi da quella dell'integrità etnica e popolare, in modo da prevenire eventuali rivolte, che causano problemi all'occupante imperialista. Gli unici popoli nella storia che mi pare abbiano mantenuto una certa integrità sono quello cinese, arabo, grazie a Maometto, e ebreo, grazie alla superiorità intellettuale. Quello europeo ha cessato di esserlo con la sconfitta della Germania nella WWII, dopo che si era sostituita all'impero romano nella difesa dei valori europei per quasi 1500 anni. La superiore eredità intellettuale, filosofica, spirituale dell'occidente ormai è tramontata e se ne vedono i risultati. Non me ne vogliano i fratelli indiani, musulmani, cinesi e di tutto il mondo, ma la sovrappolazione, l'inquinamento, la distruzione degli ecosistemi e biodiversità e di tanti altri indici ambientali sono lì a testimoniarlo.

    2. maghi 24 ottobre 2022

      sembra che gli imperi usino gli stessi termini: "veni, vidi, vixi" è una frase dell'impero romano quasi identica a quella di Hilary, che in quella posizione mi ricorda uno spacciatore cogli occhi tutti bianchi senza pupilla. Un'esorcista mi disse che lui gli occhi li aveva visti di tanti colori negli indemoniati. Ca va san dir.

    1. Cleon XIII 24 ottobre 2022

      Caligola è stato un caso famoso di reductio ad Hitlerum.
      Anche Hitler, a pensarci bene,

      Scherzi a parte, io credo che molti si sentano buoni, soprattutto i ricchi. Non ho mai conosciuto un ricco che non fosse buonissimo. Io stesso, quand'ero ricco, ero molto buono. Solo adesso, che sono rovinato, ho la piena consapevolezza di essere malvagio. Mmh... Significherà pur qualcosa?

    1. Gino 24 ottobre 2022

      anche quest'altra vicenda verrà ricordata alla stregua di una ulteriore plateale e straordinaria ("evergreen") dimostrazione di forza, seppure 'sta volta in più elegante e sottile stile cinese.

      Perché lo fanno?
      Ma c'è veramente bisogno di chiederlo?

      22 ott 2022

      Former Chinese President Hu Jintao escorted out of party congress
      https://www.youtube.com/watch?v=miv_F4UhfQs

      « precedentemente i media erano stati autorizzati ad entrare, sicché virtualmente qualsiasi paio di occhi e pressoché ogni telecamera presente, nella Grande Sala del Popolo, potessero poi registrare quanto sarebbe poi avvenuto sul podio, laddove il presidente Xi era seduto, con Hu alla sua sinistra. Molto probabile che l'intenzione sia stata di rendere pubblica la richiesta a Hu di lasciare il palco in piena vista del pubblico. »

    2. Gino 24 ottobre 2022

      Di questi giorni ne stanno accadendo di tutto e di più.

      Oggi, ad esempio, frenetiche conversazioni telefoniche tra ministri della difesa: russo, francese, turco, inglese, a stelle e striscie. Pare che i russi abbiano collezionato una gran quantità di evidenze circa la preparazione di attentato imminente alla diga di Kherson mediante ordigno nucleare sporco. A quanto pare i russi saprebbero pressoché tutto: dove attualmente l'ordigno si troverebbe (a circa 50 km a nord di Zaporozhye); quali paesi sarebbero coinvolti e complici, nel progettato attentato.

      Insomma, li avrebbero colti sul fatto, con mani ancora immerse in marmellata ...

    1. sbregaverse 23 ottobre 2022

      ......perchè non sanno quello che fanno.

    2. Rnamessaggero 24 ottobre 2022

      Lo sanno lo sanno, sono finiti i bei tempi.

    1. Arthur 23 ottobre 2022

      Articolo ricco di spunti di riflessione.

      Nel mondo esiste la cattiveria, ovviamente (almeno per me).
      Ma c'è un altro termine che esprime meglio certi concetti ed è empietà.
      Questa parola suggestiva ed antichissima rimanda ad un concetto di fondo: il Male infesta la nostra esistenza (anche se non esiste ontologicamente) e purtroppo alcune persone, gli empi, scelgono deliberatamente di vivere in conformità ad esso.

      Sono psicopatici?
      Non sono in grado di dirlo, ma una cosa è certa: le forme di psicopatia possono giustificare solo certi comportamenti di alcuni soggetti, non un agire orientato sistematicamente al Male e ad azioni abominevoli inflitte ad altri esseri umani allo scopo di uccidere, spaventare, impoverire, derubare e generare sofferenze; il tutto senza provare pietà e senza alcuna remora.

      La psicopatia non può diventare la giustificazione all'empietà e ad una vita deliberatamente orientata al Male di alcuni uomini.

      Ad ogni modo, gli empi raccoglieranno ciò che seminano.
      Verrà un giorno!
      E quando si manifesterà il Regno di Dio sulla Terra, non potranno entrare e resteranno fuori.

    2. Fedeledellacroce 24 ottobre 2022

      Sí.
      Possiamo senza ombra di dubbio dire che la chiesa cattolica nella sua storia lunga storia di circonvenzione, conversione, conquista e rapina abbia commesso indisturbata...
      "azioni abominevoli inflitte ad altri esseri umani allo scopo di uccidere, spaventare, impoverire, derubare e generare sofferenze; il tutto senza provare pietà e senza alcuna remora."
      E meno male che la chiesa si erge a contraltare del demonio, del male. Annamo bene.......
      Per non parlare di leader politici e militari, antichi e moderni. Mi azzerderei anche a considerare i futuri.

    3. Fantine 24 ottobre 2022

      Giro un commento di Francesco Neri, che mi sembra significativo a proposito dell'empietà a cui accennavi, unitamente alla decadenza della società.
      Credevo che dopo l'ultima eutanasia per "povertà" di una giovane donna, qualche riflettore restasse acceso e qualche riflessione potesse illuminare le menti e i cuori, o almeno quel che ne resta.

      La perla del commonwealth, il gioiello della regina che è morta da poco. In Canada, lo scorso anno, ci sono stati più di 10.000 casi di >>. Molti malati chiedono di essere sottoposti all'eutanasia attiva perché le pensioni d'invalidità sono troppo basse e lo Stato non copre molte spese sanitarie, compresa la terapia del dolore. Un cittadino ha chiesto il suicidio medicalmente assistito perché ha 40.000 dollari di debiti contratti per pagarsi per le cure sanitarie, un altro perché ha perso la casa e non vuole vivere da barbone. Anche qui, un po' per volta, ci stanno inculcando l'idea che la malattia e la povertà siano questioni individuali e non sociali, che chi non è "produttivo" non abbia la dignità di persona umana. Il modello economico che vogliono imporci è disumano; oserei dire satanico.
    4. mago 24 ottobre 2022

      Mi piacerebbe andarmene con il botto..oggi tanti vivono da ammalati per morire da sani..qualcuno me lo vorrei portare appresso altro che eutanasia.

    5. mago 25 ottobre 2022

      @ Serizzo Pensi che per una persona " normale " sopportare tutte queste ancherie soprusi da questi psicopatici spergiuri sia salutare e faccia bene all anima,che tutti un domani siano disposti a togliersi la vita in punta dei piedi magari scusandosi del disturbo,i film tante volte hanno dei brutti finali e per noi non esiste il to be continued a meno che....ma tu non mi sembra sia il tipo
      un saluto Mago

    1. cavalier seul 23 ottobre 2022

      Ottimo articolo, ma sono d'accordo anche con R66. Attenzione a non enfatizzare troppo l'idea (binaria e quindi fuorviante come tutte le idee binarie o dualistiche) di una radicale alterità tra "noi" (buoni) e "loro" (sociopatici, cattivi...). Siamo davvero sicuri che parecchi di "noi", ovvero i buoni, gli "umani", i compassionevoli, ecc., alla notizia della morte di uno di quei "loro", non avrebbero, se non un gesto di sguaiata esultanza alla Hillary, almeno un gesto di soddisfazione o non proverebbero comunque un certo piacere neppur troppo dissimulato? Io non ne sono affatto sicuro. Troppo è l'odio e troppa la distanza accumulata. Troppo è il male che molti di "loro" hanno fatto e stanno facendo, ed a molti "buoni" hanno rovinato anche la vita... Del resto la storia è piena di piazze esultanti davanti alla testa del tiranno che cade o al suo corpo morto: e la maggioranza dei presenti in quelle piazze era certo composta di "buoni", ovvero di persone che in altre situazioni erano del tutto "normali"...
      Ma la logica "o si domina o si è dominati" è molto più presente nella natura umana di quanto non si creda. Chiamatela come volente: volontà di potenza mi sembra un'espressione appropriata. E ce l'abbiamo (quasi) tutti. E' solo una questione di misura. E di ruolo: nel senso che se sei capo di uno Stato importante o di una multinazionale la tua volontà di potenza è ovviamente più visibile e fa più danni di quella di un semplice capufficio o caporeparto. Diciamo anche che per arrivare lì (ad altissimi ruoli intendo) di volontà di potenza ne dovevi avere più della media. Ma le dinamiche sono simili. Le religioni "assiali" hanno cercato di convincerci ad eliminarla o almeno a circoscriverla. I risultati ognuno li giudichi dopo oltre due millenni. Le teorie scientifiche citate nell'articolo, per quanto degne della massima considerazione e rispetto, a volte mi fanno venire però il dubbio che il fondo su cui riposano (e tutte le scienze hanno un fondo "ideologico", specie quelle sociali) non sia altro che una versione secolarizzata delle religioni assiali ed in particolare della nostra occidentale, ovvero il monoteismo cristiano.

    1. Fedeledellacroce 23 ottobre 2022

      La Clinton ha semplicemente emulato un'altro campione di massacri, Caesar.
      Quella della crudeltá e del dominio, é una delle facce umane.
      E si esprime bene R66 nell'universlizzare questa peculiaritá nell'ambito della vita quotidiana.
      Essere diversi da loro e cercare altri valori é compito di ciascuno di noi, non del capo di turno.
      E comunque sia, per rispondere alla domanda del titolo, lo fanno perché possono.

    2. arkalia 14 novembre 2022

      No, lo fanno perchè glielo permettiamo, Ma forse se noi si volesse smetterebbero di volerlo. Eccome se smetterebbero!!! D'un tratto!!!

    3. Fedeledellacroce 14 novembre 2022

      Tout a fait d'acord!
      Hai semplicemente sostituito la mia parola "possono" con "fanno".
      La tua giusta osservazione non aveva bisogno di esordire con un "No," come a negare, non accettare.
      Piuttosto avresti potuto limitarti a dir E possono perché glielo permettiamo

    1. R66 23 ottobre 2022

      Se invece tenessimo presente che il ruolo determina l'impatto?
      Ci accomunerebbe l'un l'altro in maniera troppo scomoda?
      Non avere questa distinzione netta tra l'essere buono e l'essere cattivo ci destabilizzerebbe?

      Eppure nella vita di tutti i giorni io vedo sempre la stessa identica dinamica, certo, non c'è Hillary che ride per una morte, ma c'è Mr. Affarix che brinda per una disfatta del prossimo, c'è la mamma che gode nel veder primeggiare il proprio figlio a discapito di un figlio altrui e tanti bei esempi sul genere.

      Chi lo percepisce ci lavora, i restanti puntano il dito.
      Questi ultimi dovrebbero addirittura ringraziare le persone come Hillary, senza il metro di misura da loro offerto per farsi belli, come farebbero?
      Qualche squilibrato fuori misura sicuramente esiste, ma non stiamo parlando di quelli, qui si vuol imputare le colpe del mondo ad un manipolo per non guardare le proprie.
      Nel mio piccolo, quando dico la cosiddetta "bugia bianca" non sono diverso da Hillary, creo soltanto meno impatto.
      Tale percezione mi aiuta in un percorso che ho deciso di compiere, senza averla, come già detto, aumenterei soltanto i muscoli di quel ditino accusatore.

    2. LuxIgnis 24 ottobre 2022

      Sono d'accordo in linea di massima, ognuno di noi potenzialmente può agire in piccolo come quelli là in grande. E a volte è anche così.
      Ma non è l'azione in sé che ha importanza, dipende proprio dal perché lo fai. Dipende dall'intenzione. Si può far del male agli altri volutamente ma anche non volendolo. Questa è una bella differenza. Non è la stessa cosa.
      Per cui quando tu dici "una bugia bianca" sei totalmente diverso, perché la tua intenzione è diversa.

    3. Luca VFR 24 ottobre 2022

      Nient'altro del "Mors tua, vita mea" applicato alle cose più semplici. Ma è applicabile sia nelle cose piccole, esempio la madre che gioisce perché il proprio figlio primeggia sul figlio di un'altra, come nelle cose grosse ad esempio uno stato che comanda a bacchetta un altro. Diciamo che è il principio base dell'essere umano ed, in generale, della vita su questo pianeta. i più forti vincono gli altri o soccombono o si adeguano.

    4. R66 24 ottobre 2022

      Sì, per certi versi sono un adulto anche io, so come funzionano le cose, comunque non è vietato provare a non ragionare soltanto tramite i rapporti di forza.
      Non è detto che ci si riesca sempre, ma tra il tentare e il non tentare c'è una bella differenza, la quale si riversa nella realtà di tutti i giorni.
      Quando si è in dubbio sul da farsi, si può anche chiedere all'altra persona di spiegare il proprio punto di vista, già con questo piccolo gesto cambierebbe molto.
      Poi se uno preferisse la forza, che almeno non si lamentasse nella sconfitta, le lagne sulle scorrettezze dell'avversario non si possono proprio sentire.

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