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PERCHE' L'ITALIA NON SI RIVOLTA ?

DI MASSIMO FINI
ilfattoquotidiano.it

Perché non ci ribelliamo? In Italia la disoccupazione giovanile è al 29%, la più alta d’Europa. Tutti noi genitori abbiamo il problema dei figli, quasi sempre laureati, che non trovano lavoro o che devono accettare ingaggi precari molto al di sotto del loro titolo di studio, senza nessuna prospettiva per il futuro (questo è stato uno degli elementi scatenanti della rivolta tunisina innescata da un ingegnere costretto a fare il venditore ambulante e, impeditagli anche la bancarella, si è dato fuoco).

Tutti gli scandali più recenti, dal “caso Mastella” in poi, ci dicono che la classe dirigente italiana, intesa come mixage di politici, amministratori pubblici, imprenditori, finanzieri, speculatori, esponenti dello star system, piazzano i propri figli, nipoti, generi, amici degli amici, in posti di lavoro ben remunerati e sicuri.Del resto nemmeno un chirurgo, nel nostro Paese, può fare il chirurgo se non ha gli agganci giusti con questa o quella banda di potere. Perché il sistema clientelare di Mastella non è il “sistema Mastella” è il sistema dell’intera classe dirigente italiana. Se non altro Mastella ha lo spudorato coraggio e la spudorata onestà di non farne mistero.

I ceti popolari sono stati espulsi da Milano e mandati nell’hinterland, in “non luoghi” direbbe Biondillo, che hanno il nome di paesi ma non sono paesi, perché non hanno una piazza, una chiesa, un cinema, un luogo di aggregazione.

Le deportazione dei ceti popolari ha distrutto Milano, città interclassista dove nei quartieri del centro, Brera, Garibaldi, Pirelli abitava accanto al suo operaio, il primo, naturalmente, in un palazzo di Caccia Dominioni, il secondo in una casa di ringhiera. Questa interfecondazione dava alla città una straordinaria vivacità che è andata inesorabilmente perduta. Oggi una giovane coppia non può trovar casa a Milano, né in affitto né tantomeno in proprietà nemmeno con mutui che impegnino tre o quattro generazioni. Quando ci si lamenta che certe zone periferiche, come viale Padova, sono state occupate più o meno illegalmente dagli immigrati, si sbaglia perché se non altro hanno restituito un po’ di vita, e in particolare una vita notturna a una città che non ne ha più se non in quei quattro o cinque bordelli di lusso, a tutti noti, che ogni tanto vengono chiusi per eccesso di escort e di droga. In questi posti senti uomini fra i quaranta e i sessanta fare discorsi di questo tipo: «Domani parto per New York, poi faccio un salto a Boston e ritorno in Italia via Tailandia dove mi fermerò una decina di giorni». Se per caso ti capita di parlargli e gli chiedi: «Scusi, lei che lavoro fa?», le risposte son vaghe. In genere si dicono finanzieri, intermediari, immobiliaristi.

Quando agli inizi degli anni ’70 era già cominciata la deportazione dei milanesi verso l’hinterland, lo Iacp, Istituto Autonomo Case Popolari, non dava i suoi appartamenti alla povera gente, ma a politici, amministratori locali, giornalisti, in genere socialisti perché, prima del ribaltone della Lega, Milano, è stata governata da sindaci del Psi (Aniasi, Tognoli, Pilliteri, gli ultimi).

È ovvio che il centro di Milano, depauperato dei suoi ceti popolari, sia abitato oggi solo dai ricchi. Noi milanesi le case di piazza del Carmine, di via Moscova, di via della Spiga, di via Statuto possiamo solo sfiorarle e occhieggiarne i lussuosi androni. Meno ovvio è che il Pio Albergo Trivulzio, la Baggina come la chiamiamo noi, che ha accumulato un ingente patrimonio immobiliare, grazie a dei benefattori che intendevano, con ciò, non solo alleviare la condizione dei vecchi soli e invalidi ma anche che i loro quattrini avessero un utilizzo sociale, svenda questo patrimonio, con affitti o vendite “low cost” come si dice elegantemente oggi, a politici, amministratori, manager, immobiliaristi, speculatori, modelle, giornalisti, che di questo “aiutino” non avrebbero alcun bisogno, sottraendo risorse a chi il bisogno ce l’ha.

Io bazzico bar frequentati da impiegati, da piccoli manager, da lavoratori del terziario e un’antica piscina meneghina, la Canottieri Milano, dove si sono rifugiati, come in uno zoo per animali in estinzione, i cittadini di una Milano che fu, gente anziana. Tutti schiumano rabbia impotente di fronte a queste storie dei figli delle oligarchie del potere che hanno il posto assicurato o delle case del centro occupate “low cost” da queste stesse oligarchie o dai loro pargoli (nello scandalo del Pio Albergo Trivulzio c’è un nipote di Pilliteri, una figlia di Ligresti). Queste cose li colpiscono più dei truffoni di Berlusconi perché toccano direttamente la loro carne.

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Schiumano rabbia ma non si ribellano. Perché? Le ragioni, secondo me, sono sostanzialmente due. In questo Paese il più pulito c’ha la rogna. Quasi tutti hanno delle magagne nascoste, magari veniali, ma ce l’hanno. Non che sia gente in partenza disonesta. Ma, com’è noto, la mela marcia scaccia quella buona. Se “così fan tutti”, tanto vale che lo faccia anch’io. Così ragiona il cittadino. Per resistere a quel “tanto vale” ci vuole una corazza morale da santo o da martire o da masochista.

La seconda ragione sta in una mancanza di vitalità. Basterebbe una spallata di due giorni, come quella tunisina, una rivolta popolare disarmata ma violenta disposta a lasciare sul campo qualche morto per abbattere queste oligarchie, queste aristocrazie mascherate che, come i nobili di un tempo, si passano potere e privilegi di padre in figlio, senza nemmeno avere gli obblighi delle aristocrazie storiche. Ma in Tunisia l’età media è di 32 anni, da noi di 43. Siamo vecchi, siamo rassegnati, siamo disposti a farci tosare come pecore e comandare come asini al basto. Solo una crisi economica cupissima potrebbe spingere la popolazione a ribellarsi. Perché quando arriva la fame cessa il tempo delle chiacchiere e la parola passa alla violenza. La sacrosanta violenza popolare. Come abbiamo visto in Tunisia e in Egitto, come vediamo in Libia o in Bahrein (in culo al colossale Barnum del Circuito di Formula Uno, che è, in sé, uno schiaffo alla povera gente di quel mondo).

Massimo Fini
Fonte: www.ilfattoquotidiano.it
Link: http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/22/perche-non-ci-ribelliamo-in-italia-la/93334/
22.02.2011

Pubblicato da Davide

  • Affus

    amen !

  • VittorioMD

    Ottimo aricolo, grazie Massimo

  • MartinV

    Aggiungerei altre ragioni al perché gli italiani non si rivoltano. In primo luogo il sistema politico bipolare e non unipolare. In pratica la casta dominante si presenta anche come opposizione o comunque partito criticante. Vedo male un estremista di sinistra andare sulle barricate per alla fine far sostituire il Berlusconi da un Draghi o da un altro oligarca. La rassegnazione pervade anche i leghisti, aizzati contro gli immigrati ma costretti ad ingoriare quantità industriali di rospi e trote…

    Alla fine tutto si esaurisce in un teatrino di marionette, con arlecchino e pulcinella che si affrontano a bastonate quando il sipario è levato… ma che sono manovrati dalla stessa persona.

    La seconda ragione è la Champions League e gli altri teleoppiacei distribuiti a dosi massicce da televisioni private o di stato.

    E infine c’è il fatto che la situazione non è (ancora) disperata. Il volano del benessere delle generazioni precedenti ancora ammorbidisce la caduta del ceto medio. I genitori che possono ancora dare una mano distribuendo ai figli i frutto dei loro risparmi di una vita, permette ancora a tanta gente di campare decentemente.
    A differenza di Tunisini e Egiziani, noi il grande futuro lo abbiamo dietro le spalle…

  • snypex

    Con la grande differenza che altrove le rivolte sono COLORATE,
    mentre da noi non serve perche’ siamo gia’ stati colorati a tempo debito…

  • Tonguessy

    In questo Paese il più pulito c’ha la rogna
    Un bel auto da fè, non c’è che dire.

  • Tonguessy

    quoto

  • Giancarlo54

    Articolo largamente condivisibile ma un po’ troppo entusiasta sugli effetti che le “rivoluzioni arabe” avranno sulla vita delle popolazioni coivolte.

    Scommettiamo che tra qualche anno ci sarà, anche lì, chi dirà “si stava meglio quando si stava peggio”?

  • Rossa_primavera

    Come al solito impeccabili e condivisibili le analisi di Massimo Fini
    che cita Milano nel suo esempio ghettizzante ma il medesimo discorso
    potrebbe valere per ogni citta’ d’Italia:i ricchi e benestanti vivono in
    centro,il ceto medio in periferia e i poveri o gli operai fuori citta’.Anche
    Parigi del resto e’ strutturata similarmente,con i francesi considerati di
    serie b,cioe’ quelli di colore,ammassati nelle sudice e disservite perferie
    e quando protestano arriva la polizia coi manganelli.
    Per quel che concerne i motivi per cui il popolo italiano non si ribella a
    tale situazione vorrei suggerirne un terzo,oltre alla rassegnazione e al
    relativo benessere restante:la storia insegna che non sempre le rivoluzioni portano a miglioramenti anzi sono spesso un salto nel buio
    pieno di incognite.L’ultima rivoluzione che abbiamo vissuto in Italia e’
    stata la cosiddetta rivoluzione fascista,nata inizialmente come movimento di parte del popolo che era reduce dalle trincee e che ci ha
    portato,in cambio di una relativa calma iniziale,vent’anni di dittatura,un’alleanza con un impero del male e la seconda guerra mondiale.Un prezzo troppo caro.

  • attiliohollige

    @snypex: sono daccordo con te.

    solo che una rivolta bisognerà farla prima o poi ed è quella contro il denaro. tra qualche tempo (spero di sbagliarmi) metteranno un altro ben ali o un altro mubarak al loro posto. cosa avranno ottenuto?
    Se c’è qualcuno che non ha visto “il pianeta verde” è ora che lo faccia.
    C’è descritto per filo e per segno cosa dovremmo fare tutti da oggi.
    Guardatelo si trova facilmente.

    non ricordo chi un giorno disse “sono i governi che dovrebbero avere paura dei popoli e non il contrario”
    Siamo noi ad avere il potere. Chi ne dispone al momento è solo riuscito a confonderci. Hanno creato un bel teatrino a cui stiamo incollati 24/7 e ci lasciamo sfuggire ciò che è veramente importante.
    Ultimamente comunque ho notato un certo risveglio nelle persone a me più vicine e questo non può che essere di ottimo auspicio ma a tutti ho sentito dire: che cosa possiamo fare da soli se poi tutti gli altri continuano a consumare?
    Ciò che penso è che ognuno di noi può cambiare il mondo anche da solo, se lo vuole veramente.

  • Nolisbona

    Cosa serve una rivoluzione se le masse non sanno chi e’ il Vero Potere?

  • terzaposizione

    Siccome siamo un’entità geografica senza un popolo unito,non ci si ribella perchè non esiste un’unità sociale derivante da una precedente rivoluzione,guerra civile,insurrezione popolare, ma solo rivolte locali a cui gli altri italiani assistevano da spettatori/tifosi,da noi vige ” i miei figli hanno mangiato,che cazzo me ne frega degli altri”.
    Per questo siamo un popolo dal dna incerto, le ragazze dell’Olgettina fanno la medesima politica che facevano Papi-Principi-Signori del Rinascimento,in seguito del Risorgimento : Aprono le gambe

  • Rossa_primavera

    Parole sante

  • Rossa_primavera

    Certo, le masse non conoscono il pensiero di Auriti ed Ezra Pound,
    il cui acume non e’ purtroppo alla portata di tutti.

  • stefanodandrea

    Perfetto. Quindi, quando arriverà il momento: via il partito unico delle due coalizioni e nascita del partito alternativo; via i vari oppiacei; eliminazione delle rendite e valorizzazione del lavoro. Aggiungerei, in relazione alle due ragioni invocate da Fini: Pene più severe per i reati di corruzione e simili, nonché differente disciplina della prescrizione e (so che a molti dispiacerà e ammetto che può sembrare pericoloso ma in certo senso è un obiettivo anche del governo bolivariano del Venezuela) educazione pubblica alla vitalità.
    Mi domando: una democrazia, anche se non maggioritaria e mediatica potrà mai perseguire quegli obiettivi? Non so dare risposta.

  • AlbertoConti

    Tutto vero, ma forse (spero) c’è un’altra realtà sopita che occorre considerare. Ogni rivolta presuppone un nemico esterno, altro da noi. Oggi invece fa capolino in fondo all’animo umano il vero nemico, che è interno. La vera rivoluzione sarà cambiare noi stessi. L’esperienza italica è talmente “vissuta” da 2.000 anni che forse questo si comincia a capire. Prima che che sia troppo tardi per essere “solventi” con la nostra madre-terra.

  • Hamelin

    Considerazioni condivisibili , anche se a parer mio il motivo principale per cui non ci si rivolta è che il popolo Italiano è talmente diviso che farebbe guerra al proprio vicino di casa per 2 spicci ( tra l’altro è questo il motivo su cui marciano i vari governanti , mentre loro si “fottono” la torta ). Senza unione non esiste rivolta che tenga. Ad ogni modo anche questo aspetto verrà colmato quando in molti saremo alla fame come prevede il sempre lungimirante Fini , e per quello che vedo io non manca molto…

  • tres1219

    Prima ancora di domandarsi riguardo al perchè la gente non si rivolta io mi domanderei cosa è che crea malcontento e cosa è che fa salire la rabbia ora, in modo da poter individuare cosa porterebbe un’eventuale rivolta.

    Io credo che, escludendo un manipolo di persone, la grande massa è attratta dagli stereotipi di coloro a cui si dovrebbero rivoltare, ammirano il loro averi, il loro stile di vita, lo bramano addirittura.

    Pochissimi hanno analizzato davvero i meccanismi e pochissimi sono in grado di puntare il dito alle vere cause che creano il dislivello, i più vogliono solamente un maggiore potere di acquisto, una volta ottenute due briciole in più ritorneranno quieti e genuflessi alla vita di prima.

    Non sento quasi nessuno puntare il dito alla proprietà privata, ai metri di valutazione universali come la moneta, al lavoro subordinato, all’accumulo indiscriminato ecc… questi concetti che sono alla base delle diseguaglianze attuali tutti li accettano e li reputano onnipresenti e inattaccabili.

    Quindi a cosa ci si dovrebbe rivoltare?
    Al fatto di non riuscire a fare più la vacanzetta d’estate e la settimana bianca d’inverno come negli anni ’80?
    Che non si può più cambiare la macchinetta ogni 5 anni?
    Che non si può più variare il guardaroba a ogni stagione?

    Io a parte lamentele sterili dovute a un minor potere di acquisto non vedo nessuna idea o concetto da mettere nel piatto, semmai rivolta ci sarà io non parteciperò affatto a dar man forte a dei tali pecoroni, le mie rivolte le faccio ogni giorno e ho imparato a non immischiarmi in fatti che non potrei gestire da solo vista la vigliaccheria dilagante che c’è nell’aria.

    Anche se tutti avessero 5.000 euro di stipendio al mese dal mio punto di vista le cose che considero negative rimarranno tali se non addirittura peggioreranno, io vedo il male nell’aver snaturato l’uomo e l’averlo allontanato dagli istinti e dalle necessità primarie; questo di sicuro non si risolve ottenendo ulteriori specchietti per le allodole.

  • Nolisbona

    Una rivoluzione per abbattere la Casta senza una popalazione che pretenda l’uscita dall’ euro oltre ad non risolvere nulla riesce persino a peggiorare le cose.
    Auriti conosceva in modo superficiale il vero potere…Barnard,Chosmky,Bauman e altei lo studiano da molti anni.

  • ilnatta

    quanto ti quoto…
    «Il miglior sedativo per le smanie rivoluzionarie consiste in una poltrona ministeriale, che trasforma un insorto in un burocrate.»
    Giovanni Giolitti … (ma visti i tempi ci si accontenta della macchina nuova)

  • GRATIS

    A questo punto ci tocca cazzinculamente sperare che – oltre alle tante fatiche che i nostri giovani viziatamente allevati non vogliono e non possono più fare – i nordafricani si assumano anche quella di menare le mani puremente qui da noi, quando la vita sarà diventata comunquemente amara ed il lavoro inutilmente insopportabile. Che ci scappi il morto lo mette serenamente in conto chi vede i propri fratelli vittime del lavoro. Vittime della schiavitù, precipitate in ogni fottuto cantiere o capannone e gettati a mare o in galera. Una rivolta degli schiavi extracomunitari – niente meno che contro Roma – l’ha messa in scena la Storia e Kubrick l’ha disperatamente raccontata in Spartacus. Gli fecero bruciare il culo al Senato, ma quelli erano gladiatori. E comunquemente il potere schiacciò Spartaco. Kubrick fornì l’ultima precisa rappresentazione del potere in EWS trasmettendo lo stesso senso di ineluttabile impotenza.

  • GRATIS

    io per la verità adesso ho il problema di un ascesso dentario e non ho i soldi per il dentista. La macchinetta e il guardaroba? non ci gioco piu dai tempi del vespino e delle cravatte floreali. Ma allora suonavano i Beatles, mica LadyGaga

  • eresiarca

    Qui non si muove foglia perché siamo una colonia degli Usa, con oltre 100 installazioni e basi militari, e tutto, ma proprio tutto (compresi i pappagalli dei media), è in mano a loro, ma lo volete capire? E questa colonia conquistata nel 1945 non ha bisogno di essere riformata affatto, perché gli andiamo più che bene così.

  • Bellerofon

    Articolo sciatto, sciocco, scipito, rozzo, noioso, zeppo di clichè da bar-sport, come del resto ammette candidamente fra le righe lo stesso “autore”. Superficiale in una maniera irritante nell’accostare la situazione italiana a quella nordafricana. Un tema da esame di quinta liceo orrendamente svolto, condito da dosi da cavallo di malafede. Ma io dico: giunti ad una certa età, non sarebbe meglio riscoprire l’amore per la natura, zappare l’orticello, darsi alla coltivazione biologica delle patate blu del Trentino, fare una passeggiata, o anche prendere a testate l’armadio in camera da letto? Perchè ululare cavolate, quando il problema di base è il PSA troppo alto?? :-)))

    Voto: zero spaccato. Basta con Massimo Fini!

  • GRATIS

    Ti straquoto in pieno. Sfortunatamente quando un impero va in pezzi le colonie sono sempre le prime a diventare zavorra da mollare. O quanto meno merce di scambio.

  • Roma

    No, caro Fini, quasi sempre condivido le sue analisi, ma questa volta proprio non ci siamo.
    Se non vogliamo cadere nell’ipocrisia generalizzata e generalista dell’Italia mammona diciamoci la verità sul perché i nostri figli non lavorano: perché hanno i genitori che li mantengono! Hanno un tetto, una casa calda, la mamma che prepara da mangiare e fa la serva, il papà che fa tre lavori e magari i nonni che allungano la mancia. Questo è il vero motivo della disoccupazione giovanile. I nostri giovani hanno troppa puzza al naso e popò nella bambagia per andare a lavorare e mettere la sveglia TUTTE le mattine alle 7.
    Le discoteche sono piene di giovani che si drogano e si ubriacano allo sfinimento. L’aperitivo è assurto ormai a bisogno primario; pizzerie, pub, luoghi di vacanza sono pieni di giovani “disoccupati” che però hanno tempo e soldi per dedicarsi a vizi ed ozi.
    Non mi sembra proprio che la situazione sia così tragica.
    A Berlusconi questi nostri rampolli gli faranno un monumento: quando mai la gioventù se l’è passata così bene come in questi anni?
    Ovvio, e meno male, che non tutti sono così, e fortunatamente qualche ragazzo volonteroso si trova ancora. Ma soprattutto c’è ancora qualche famiglia, che impartisce ai figli l’educazione civica e sociale.
    Di queste lacune non è imputabile questo o altri governi.
    Sgombrerei anche il campo dal lamento ipocrita dei giovani laureati che devono accettare lavori dequalificanti. Se, come sarebbe giusto, fosse consentito di studiare solo ai più meritevoli, il problema non ci sarebbe. Nell’Italia delle mamme e dei mammi invece tutti i pargoli devono diventare dottori. E ci si lamenta se poi il principino col lesso di carta in tasca deve poi andare a fare l’operaio?
    Meglio che a lavorare ci vadano gli extracomunitari.

  • Hamelin

    Il malcontento secondo me nasce soprattutto dalle palesi ingiustizie e dalle iniquità a cui la gente è sottoposta che le piaccia o meno .
    Per molti il fattore monetario è fondamentale ma non credo che tutti siano rimbecilliti per dei pezzi di carta .
    La rabbia nasce dal fatto che nessuno si dovrebbe permettere di rubare i soldi in tasca alla gente e vantarsi pubblicamente come accade in Italia , dove il ladro è instituzionalizzato . Io credo che la maggior parte delle persone se ne freghi del lusso e che roda piu’ il fatto che facendo 1000 viene retribuita 10 per alimentare il lusso dei corrotti che li sfruttano .
    Ci si dovrebbe rivoltare all’ ingiustizia e all’iniquità dei criminali che affamano la gente per lo Yacth 20 case da 300 Mq e una ventina di conti cifrati esteri belli carichi di EUR quando vanno dai loro operai che vengono dissanguati da tasse e stipendi rosicati a chiedere di fare straordinari gratis perchè se no si rischia di chiudere l’azienda poichè i “poveretti” non ci stanno dentro con i costi…e poi dopo li vedi sgommare via sul Cayenne per andare a fare l’apertivo iperesclusivo da 20 Eur a drink con le loro troie di lusso…Io credo che la gente non voglia essere come costoro.La gente vuole cose giuste ovvero non dover patire sofferenze e privazioni per colpa di questi Stronzi che quando hanno finito di usarli li prendono anche per il Qulo…

  • Hamelin

    Mai letta una accozzaglia di puttanate e luoghi comuni del genere .
    E meno male che non si vuole cadere nell’ipocrisia generalizzata…

  • GRATIS

    e quando le “masse” sapranno diranno: Ma tanto ggià se sapeva. So sempre le solite cooose. L’aveva dette pure Voyager. E pure Grillo me pare. E Zeitgeist perchè, no? Ma intanto nessuno me sa spiegà perchè ancora nun ce stà a moviola in campo?

  • tres1219

    Come dicevo sopra se è solo il dislivello che fa rabbia, basta colmarlo con due briciole che tutti ritornano scodinzolanti.

    Io non vedo nessuna nuova idea e nessuna voglia di distruggere i dogmi, solo richieste da un punto di vista materiale per cui me ne frego altamente della sterile protesta di oggi.

    I metodi sono stati creati da chi dal dislivello ne trae i maggiori vantaggi, mi sembra poco sensato credere in un livellamento usando lo stesso metodo.

    Prima ancora delle piazze e delle barricate deve farsi strada il rifiuto, scelta ormai sottovalutata e applicata davvero da pochi.

  • tres1219

    Che significa per te volenteroso?

  • GRATIS

    Già. Però hai fatto una sfilza di prodotti di lusso. yacht macchine case drink battone ecc
    Nessuna parola su altri che consideri invece necessari. Abbonamento SKY giornale weekend tabacco passaverdure grattavinci cellulare autovettura guardaroba pizza nutella profumo palestra. Prova farti un conto di quanto spendi per queste cose qua. E prova a calcolare che cifra avresti in tasca se non avessi mai speso un soldo per una di queste cose. E moltiplicalo per tanta tanta gente. Proviamoci a farlo. E’ l’unica cosa che abbia un senso. Non spendere nulla: lo sciocco e il suo denaro si separano presto

  • rocks

    Riprendo una risposta di GRATIS che mi sembra importante.
    E vi chiedo: quanto è diminuito il potere d’acquisto e quanto è aumentata la necessità di fare acquisti? Quante spese che prima non avevamo? Proviamo ad elencare?
    Cellulare (per sé per i figli):50 e più euro al mese?
    Internet: 30 al mese?
    Regali ad ogni occasione per mille amici, figli di amici, cugini, parentado… boh?
    Tutti all’università inutilmente (e gli istituti tecnici?): 1k di euro e più?
    Quante volte uscite la sera per aperitivi, cene, etc.?
    Quanti computer avete?
    Cosa comprate da mangiare? Cibi pronti? Insalate da 5 euro al kg?
    Pannolini lavabili? E chi li usa ancora? (noi ci abbiamo provato)
    Farmaci!!!!! Migliaia di cazzate di farmaci per ogni piccolo malessere.
    Palestra, Danza, Yoga…
    Ginecologo privato, osteopata, fisioterapista, corso di musica, etc.
    andate avanti voi…

    Per lo smembramento delle città, è il mercato ci dicono. Lo è sempre stato credo. Invertire il trend è un’utopia. Una volta il ricco stava fuori dal centro, nel verde. E gli straccioni chiusi nelle casette topaie. La cosa si sta invertendo. Come fare?

  • Hamelin

    No non ci siamo , io parlo di ingiustizia non di dislivello.
    Per me chi fa 10 deve prendere 10, chi fa 100 prendere 100 e cosi’ via ,chi fa 0 prendere 0 , tutto qua.
    Non mi sembra cosi’ difficile da capire .
    Non puo’ esistere che un operaio prenda 200 volte in meno di un top manager a mio avviso.

  • tres1219

    Ahhh ecco potevi dirlo prima che intendevi un discorso alla “meritocrazia moderna”, quindi dove poni tu il limite del dislivello dato che non è il concetto che ti disturba?

    Va bene 0 e 100?
    E su che base valuti lo 0 e il 100?
    Non lo valuti forse sempre tramite metri economici?
    E un’economica basata sul neoliberismo credi che si faccia imporre un limite?
    Non lo trovi leggermente un paradosso?

  • tres1219

    Ritornare nelle campagne, zappare la terra e far palestra contemporaneamente, radunarsi nelle case o all’aperto mangiando e bevendo cose auto prodotte, adoperarsi meno per logiche o sistemi alienanti e se proprio si vuol comperare qualcosa comperiamoci il tempo lavorando meno!

  • Affus

    Una democrazia ?
    Ma deve essere per forza una democrazia ?
    e dove sta scritto nella bibbia ?
    un governo etico non guarda in faccia ne a una maggioranaza , nè a una minoranza !

  • GRATIS

    io parlo di una societa che tuteli le condizioni base di vita sana e civile assicurando con uguale rigore il diritto di esistere di un lavoratore indefesso come quello di un mite contemplativo o di un semplce ozioso

  • fervorino

    Condivido. E’ proprio l’ultima ragione ( i risparmi accumulati e le pensioni dei genitori ) che secondo me ancora consentono di reggere e andare avanti a tante famiglie.

  • DaniB

    “Signor” Roma, quanti anni ha lei per cortesia? la prego, si misuri la pressione e vada a letto presto, e mi raccomando, FACCIA A MENO DI ANDARE A RITIRARE LA PENSIONE IL PROSSIMO MESE, DATO CHE GLIELA STIAMO PAGANDO NOI GIOVANI, DIO …

  • redme

    –prova a invertire la cosa: sapresti vivere senza antibiotici, senza tac, senza pc, senza lavatrice? e se anche fossi in grado di farlo la qualità della tua vita sarebbe migliore?…e i migranti che fuggono da una vita del tipo che tu immagini (penso) sono idioti?…perchè si ripropone questa logica del sacrificio, dell’autolesionismo? io voglio il computer e pure lo sport e pure l’università per tutti anche per studiare filologia romanza se mi và e penso anche che questo sia possibile….migliorare la propria condizione è naturale in tutte le specie viventi….l’unico ostacolo sono i padroni e tutto ciò che ne deriva! ( naturalmente sto semplificando in maniera oscena)

  • Roma

    Caro Hamelin, le dò ragione. Sono veramente dei luoghi comuni.
    Lei conosce il significato di “luogo comune”?
    È un luogo comune un concetto diffusissimo che corrisponde (generalmente) al vero.
    Vede, caro Hamelin, per essere credibile non è necessario essere “originali”. Molto spesso è sufficiente dire la verità. Quella verità che non ci piace sentirci dire. Quella verità che puzza di luogo comune proprio perchè i fatti che ho descritto sono sotto ai nostri occhi tutti i giorni. Pur con le dovute (fortunatamente) eccezioni.

  • Roma

    Dimmelo tu cosa significa per te volenteroso.

  • RicBo

    Un articolo avvilente per la pochezza delle argomentazioni e la mancanza di proposte.
    Cosa frequente in Fini, osservare la decadenza seminando disfattismo gustandosi il carpaccetto all’aceto balsamico, per non parlare del cinismo davvero disturbante che sta dietro a quel riferimento ai pochi “morti sul campo”.
    Lui certo non si va ad immolare sulle barricate, anzi me lo vedo giá sul carro vincente di una eventuale post-rivoluzione.
    Secondo il suo pensiero gli italiani sono in prevalenza corrotti o indifferenti, le oligarchie vivono nel privilegio, ci sono molte ingiustizie, una “spallata” di due giorni risolverebbe le cose.
    Ridicolo.

  • martiusmarcus

    Povero Massimo Fini, non capisci una sega, ma quanto ti voglio bene!
    Questo mi verrebbe da dire al “Ribelle” che si lamenta della latitanza dei “Ribelli” in Italia: “Ma come? Ma DOVE cazzo sono, i Ribelli Nostrani? Ci sono in Tunisia, in Egitto, perfino in Libia… addirittura nel Bahrein…”. Sembra quasi Michelangelo – il buon Massimo – mentre assesta la sua famosa martellata al ginocchio del capolavoro – bello ma pur sempre statua muta – urlando: “Perché non parli? perché, popolo beota, NON TI RIBELLI?”
    Già: è sgomento, il buon Massimo, mentre dà la sua stanca bracciata antiartritica insieme a sparuti altri vegliardi, rari nantes in gurgite vasto, nella piscina di sopravvissuti milanesi doc.
    Cuore generoso, mente desiderosa di apprendere, il buon Massimo, ma nulla di più. Purtroppo.
    Eppure, se solo – con lo sguardo giusto – il Nostro Ribelle si desse un’occhiata intorno, – sì, proprio lì in piscina mentre nuota – almeno una parvenza di risposta se la potrebbe anche dare: solo VEGLIARDI intorno a lui!!! Solo vecchi intorno a lui… Si sa che i vegliardi son buoni a dar buoni consigli, ma in quanto a rivolte, non è proprio il caso. Ci vuol altro: meglio affidarsi alla gioventù. Niente giovani, niente rivolta. Non sarebbe il caso, dunque, di tener conto che la civiltà occidentale, con il suo modo di produzione, con la sua abbondanza di merci, è il più potente VELENO per la buona salute di quella che, con parola consunta mas non ancora sostituibile, viene definita “stirpe”? Eh, già: la modernità produce sterilità (se ne era accorto già Bertrand Russel agli inizi del Novecento, vedendo che a Londra si riproducevano solo i cattolici, gli alcoolizzati, e i pazzi. Che poi si faccia di tutto per far finta di niente, e che ci si accontenti che le altre etnie – dai bordi dell’”impero” – ci rinsanguino mediante robuste immigrazioni di carne-lavoro… beh, è un’altra faccenda, che ci aiuta a continuare a tenere gli occhi chiusi di fronte alla realtà, aiutandosi con il consumo delle merci, magari con il rinforzo di altri mezzi che ottundano le nostre coscienze civilizzate occidentali (vedi droghe, psicofarmaci, televisione, intrattenimento…). La sostanza però è quella della… decadenza.
    Dunque la risposta da dare di fronte alla meraviglia del Buon Ribelle è semplice: DEMOGRAFIA. In sostanza: se vuoi tutte queste merci, accontentati di avere pochissimi figli (e sempre più imbelli, perché sazi e viziati, proprio dall’abbondanza).

    Altra cosa di cui si meraviglia, il buon Massimo – è la “fine” della città di Milano, come lui l’ha conosciuta (e amata). Fine della città come LUOGO della COMUNITA’. Ma non è solo Milano, caro il mio Buon Massimo, ad aver fatto questa “fine”: TUTTE LE CITTA’ sono così: SONO DIVENTATE CIAMBELLE. Basta avere un minimo di “occhio” urbanistico e ci si rende perfettamente conto di quello che è successo alle città in questi ultimi cinquant’anni. In due parole: come le ciambelle, un BUCO al posto di quello che era il centro: progressiva e inarrestabile de-antropizzazione del centro (con relativo magna-magna dei palazzi storici da parte dei moderni pescecani: banche, università, consorzi “privatizzati” e altri ricchi vari). E, dall’altro lato, enormi stradoni, circonvallazioni, raccordi anulari, svincoli, centri artigianali e commerciali, inarrestabile IPERTROFIA della zona periferica con conseguente deportazione di massa del “popolo” nei dormitori (con annesso schermo TV e parabole). Ma anche di questo non bisogna andare molto lontano per capire il perché: questa società è cresciuta con il crescere del numero di AUTOMOBILI: la struttura delle città come le abbiamo conosciute alla nascità non era VOLUMETRICAMENTE in grado di SOSTENERE il VOLUME di automobili. DA QUI la città CIAMBELLA (come oggi la vediamo). Spopolata al centro e iperpopolata alla periferia dove un numero crescente di STRADONI rendono possibile VOLUMETRICAMENTE la FOLLE IPERTROFIA di auto circolanti.
    TUTTO è in fondo abbastanza semplice. Basta avere gli strumenti per capire (e scusate la spocchia, ma credo di averne più di Massimo Fini, o forse è lui che vivacchia e preferisce averne meno di me…). E dunque.
    La Rivolta non sarà MAI appannaggio risolutivo del Buon Civilizzato Vegliardo frequentatore di circoli nautici da Sopravvissuti. Costui si accontenti di quattro bracciate salutistiche, e di qualche sega mentale contro berlusconi. Amen.

  • tres1219

    Eh no ragazzo, non girare la frittata, tu hai scritto volenteroso non io, io ti ho solo chiesto cosa intendi con questo specifico termine, se non vuoi rispondere non fa niente, sopravviverò ugualmente, ciao 🙂

  • Tao

    finchè ci sarà chi alimenta il circuito del consumo inutile possono davvero dormire tutti sogni tranquilli. Nessuno è disposto a mediare sulla propria autogratificazione da consumo. Se l’imperativo per chi realmente vuole cambiare rotta:”Non spendere nemmeno un cent che è 1 se non è strettamente necessario” sarà SERIAMENTE condiviso (ciascuno per quanto gli riesce meglio, ma serio!) allora non ci sarà elite in grado di mantenere il suo dominio di sfruttamento in maniera così ineluttabile. Se uno volesse fare la rivoluzione contro la Philip Morris dovrebbe quanto meno smettere di fumare. Smettere: non cambiare marca.

    Gratis

  • Tao

    ..la creazione di nuovi bisogni è la condizione irrinunciabile del capitalismo avanzato..non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca!

    redme

  • Tao

    Ecco hai colto un punto essenziale; però mi domando, se effettivamente è questa la via (e io la condivido) non è un paradosso lamentarsi perchè non si riesce a spenderne 2 o 3 di cent ?

    A me sembra che sulla bocca di tutti il problema è non avere da spendere, il che palesa un’intenzione di voler spendere, quindi il tutto non diventa un cane che si morde la coda?

    La plebaia è formata da allocchi, si sono fatti deviare le necessità primarie quali la socialità, non prendono più la via retta per raggiungerla, ma quella tutte curve che gli hanno proposto, quella che passa per i boschi pieni di briganti pronti a derubarli nel mentre.
    Basterebbe poco in realtà, cambiare le abitudini e riscoprire che per i bisogni reali non sono necessari tutti di cui ci hanno convinto e non è necessario spendere e neanche lavorare come e quanto si lavora ora.

    tres1219

    * mi è saltata una parola: “[…] tutti i giri macchinosi di cui ci hanno convinto …”

  • Roma

    Caro (o Cara) DaniB, io ho 47 anni e, fortunatamente per me, non ho ancora problemi di pressione.
    Mi sono diplomato nel 1982 con il massimo dei voti, e a 20 anni ho vinto per miei meriti un concorso pubblico a dispetto di chi voleva far entrare il raccomandato di turno ed ho preso servizio dopo aver ricevuto inenarrabili pressioni per desistere dall’accettazione dell’incarico.
    Mi sono laureato lavorando, perdendo i miei vent’anni sui libri il sabato e la domenica quando gli altri andavano al fiume o al mare con le ragazze.
    Per pavidità non ho mai trovato il coraggio di cambiare lavoro ed ho continuato a prestare il mio servizio vedendomi sorpassare SEMPRE da decine di raccomandati, nipoti e parenti del politico di turno (di tutti i colori ma, abitando in Emilia, prevalentemente di sinistra).
    A 47 anni la pensione è ancora lontana e sicuramente incerta e di bassa entità.
    Ho tanto da lamentarmi di questo nostro sistema e penso di averne tutti i motivi. Ma non sopporto l’ipocrisia che dipinge i giovani come dei poveri sfortunati.
    Sicuramente per un giovane l’ingresso nel mondo del lavoro è difficile (oggi forse ancora più di ieri). Ma non vedo voglia di lottare, voglia di impegnarsi. Non vedo la voglia di fare sacrifici come hanno fatto i giovani di ieri.
    Quindi, caro ( o Cara) DaniB, non tragga mai giudizi affrettati. Lei probabilmente è un giovane che lotta e che sta facendo dei sacrifici per il suo futuro. E la strada non è dura, è durissima. Glielo dico per esperienza. E se non ha raccomandazioni non arriverà MAI da nessuna parte, nemmeno se è il più bravo, il più preparato e il più tenace. Al massimo sempre ruoli di rincalzo.
    Ultima cosa: diffidi moltissimo da quelli che le diranno che le cose possono cambiare. Perché per gli ultimi le cose cambiano SEMPRE in peggio. Parola di uno che ne ha viste veramente di tutti i colori

  • Roma

    Caro tres1219, grazie del “ragazzo” ma purtroppo non lo sono più.
    Se invece mi chiami ragazzo in senso dispregiativo ti chiedo di cambiare i termini.
    Per quanto riguarda il termine “volenteroso”, intendo ciò che è scritto in un qualsiasi dizionario della lingua italiana che tu sicuramente possiederai ma che, se comunque non possiedi, puoi tranquillamente trovare su Google.

  • tres1219

    Volenteroso preso a se significa “persona dotata di buona volontà, diligente, operoso ecc…”, io volevo sapere cosa significa volenteroso nel tuo contesto, come lo traduci in pratica, perchè dal mio punto di vista volenteroso spesso si traduce in schiavo! 🙂

  • Biribissi

    “Bisogna farne di strada da una ginnastica di obbedienza..fino ad un gesto molto più umano che ti dia il senso della violenza”..diceva il buon Faber. I tuoi concetti sono giusti e radicali, quello che ci vuole, schiaffali in faccia a chiunque..io lo faccio sempre, e anche se non sembra, parlarne aiuta a aprire la testa anche di chi ancora non “può” capire.Lo dico perchè io prima non potevo capire non avevo coscienza..di cosa realmente mi circondava, ora con immenso dolore lo vedo e lo combatto.Facciamoci forza le cose possono cambiare.

  • Roma

    Nel mio contesto volenteroso significa esattamente persona dotata di buona volontà. Buona volontà che, ahimè, vedo molto carente in parecchi giovani; e non per colpa loro o perché intrinsecamente dei fannulloni. Ma per colpa dei genitori e di una scuola mollacciona che da 40 anni hanno smesso di assolvere al ruolo educativo (oltre che formativo) che gli spetta.
    Vedi, caro trres1219, sento spesso confondere il termine volenteroso con schiavo. E, purtroppo, chi confonde questo termine sono proprio coloro che di buona volontà e di diligenza ne hanno veramente poca.
    La buona volontà viene talora confusa con la propensione ad essere schiavi. Questo ragionamento, comune a parecchi giovani che poi perdono le giornate nei bar, è spesso accomunato alla megalomania (anch’essa indotta dal sistema educativo da barzelletta che ci ritroviamo). Costoro pensano che l’operaio che si alza tutte le mattine alle 6,30 nella nebbia di Sesto San Giovanni e che va a lavorare per un tozzo di pane in un officina fredda e sudicia sia un povero mentecatto. O forse pensano che questa era la vita che lui sognava quando era bambino? Forse si.
    “Gli altri sono degli sfigati, gli schiavi che lavorano per mille euro al mese sono dei falliti, gente senza ambizione, gente che si fa strozzare dal mutuo per il sogno piccolo borghese di avere una casa”
    Questi sono i pensieri dei cocchi di mamma. I pensieri di parecchi (non tutti, ovviamente e fortunatamente) dei nostri disoccupati d’oro, dei nostri disoccupati da discoteca e aperitivo in centro.
    Questi sono i pensieri dei nostri disoccupati che sono tanto preoccupati di diventare schiavi, non sapendo che molto probabilmente non saranno mai schiavi e invece sono e resteranno dei poveri falliti.

  • tres1219

    Io non sono un cocco di mamma, ma non mi vedrai mai spaccarmi la schiena per far ingrassare le tasche di qualcuno, preferisco non avere una casa, non avere una famiglia non avere nulla ma rimanere lucido e non imprigionato dentro a una cella auto costruita.

    Hai ragione io non sono avvezzo al sacrificio e mi auguro di non esserlo mai, se devo vendere il mio tempo lo faccio per il minimo indispensabile alla sopravvivenza e non per rincorrere sogni borghesi.

    Dal 2002 non supero le 3-4 ore giornaliere di lavoro, ho limato molto per renderlo possibile e l’obiettivo è di arrivare a 0, la busta gialla falla girare tu! 🙂

  • ottavino

    Non male, vecchio lupo. Mi permetto di aggiungere una banalità. La gente non si ribella perchè intuitivamente sente che quello che possiede è il massimo che la società gli può dare. Quindi che si ribella a fare? Per chiedere un peggioramento? Improbabile. Prima bisogna che succeda il peggioramento reale, poi vediamo.

  • martiusmarcus

    grazie, ottavino

  • Miky

    Grande Fini M.
    Io però aggiungerei che i giovani maschi italiani sono così cialtroni,dieducati,sempliciotti e qualunquisti che pur di farsi notare da una bella gnocca fanno di tutto per la F.
    Inconsapevolmente vivono e consumano in funzione di una conquista sessuale.Il bel telefonino,la bella macchina,i vestiti alla moda firmati,il locale di tendenza frequentato da pseudovip e “bella gente”,la vacanza in posti trendy,il lavoro dove c’è sempre una scrivania,il libro che leggono in tanti in vetrina che vende e fa intelletto e vìa discorrendo belando come pecore…
    Come fai a fare una rivolta con questo tipo di italiani che sono la maggior parte???? Altro che stato cuscinetto della periferia dell’impero….siamo i più sfigati dell’ex asse…Sigh!!

  • DaniB

    La tua risposta civile e apassionata mi costringe a risponderti corregendo il tiro, quella sulla pensione infatti era una provocazione. Ciò che hai detto sui giovani in gran parte è vero, ne sono piene le piazze di gente così, delle università manco a dirlo. Gente che a 27-28 non ha mai lavorato un giorno in vita sua, MANCO UN GIORNO, sentendosi poi anche in diritto di fare anche analisi sociologiche sul valore della vita e del tempo. Quello che però mi fa specie negli argomenti che usi, è che in tempi come questi (dove trovare un lavoro è SICURAMENTE più difficile di una volta, togli pure il forse che hai usato, anche e soprattutto per i concorsi) è che sovente vengono usati anche dai titolari di aziende ed aziendine come strumento per legittimare paghe da fame, trattamenti da schiavi, senza un minimo di contributi, di contratto, perchè “voi giovani dovete pedalare…” dicono… La deriva che si rischia è quella di un certo neoliberismo d’oltre manica dove se riesci a sfondare (in qualsiasi modo) sei un figo, se non trovi lavoro sei un fannullone ipso-facto. Adesso non è così, la faccenda è un po’ più complicata, soprattutto se uno si è preso una laurea a fatica e con passione, illuso dalla cultura progressista e dal marketing esistenziale, e si ritrova costretto a fare il centralinista (non è il mio caso, per fortuna). Per il resto le tue sono parole sante, e la tua biografia ti fa onore. Saluti

  • Rodriguez

    Buon articolo, nonostate ci siano alcune risposte in merito che criticano anche aspramente quanto riportato dal Sig.Fini.
    Avete/abbiamo elencato tutti, in un modo o nell’altro, i malanni, i disagi, i fatti e le persone di cui vergognarsi in questo Bel Paese (?!).
    Cammminavo sabato scorso di pomeriggio, in una via centrale piena di negozi e quant’altro per Torino, di rientro dopo una giornata di corso di formazione per riqualificarmi, in quanto disoccupato.
    Ecco cosa hanno visto i miei occhi in 20 minuti di camminata: io, ero l’estraneo (non solo per lo zaino..), poi: coda davanti a GROM di almeno mezz’ora, giovani vestiti a tiro (non elengati si intenda) che le loro scarpe valevano quanto il mio vestiario intero di quel momento, facce perse nel vuoto, solitari che camminano e vagano non sanno dove, persone che attendono solo il sabato per uscire e sfogarsi, in definitiva una marea di gente in giro, che, se non rimane in casa davati la play o la tv è solamente perchè l’ha già fatto troppo in settimana o lo farà poi la domenica..è vero, sono aumente le attività che servono o non servono a un beneamato cazzo, ma si devono fare perchè altrimenti non si è alla moda, non si sta bene, si è fuori dal gruppo..ci hanno fatto il lavaggio del cervello con un solo strumento che funziona troppo bene fin da inizio anni 80: la televisione. Ci hanno rimbambito di consumismo e desideri che rincorriamo coglionamente, nessuno ragiona più con la sua testa.. la rivoluzione la sogniamo qui in Italia. Avete ragione ancora quando scrivete che ci sono i risparmi dei “vecchi” che mandano avanti i giovani che non vogliono o non riescono a lavorare, avete ragione quando si parla di ghettizzazione del ceto medio-basso mandato a vivere in periferie squallide da terzo mondo (l’Italia è il terzo mondo!), insomma tutti abbiamo centrato qualcosa nel commentare quest’articolo, ma la soluzione?? O, per citare un grande attore, non ci resta che piangere, e quindi attendere inermi tempi migliori che mai verranno, oppure tentare in qualche modo di muovere le coscienze e ribaltare il sistema. Certo, facile dirlo, difficile farlo. Ancora una considerazione: la formazione dell’UE e l’euro come tassello finale, sono un progetto ben architettato, per formre un fronte comune contro eventuali eventi simili a quelli del N.Africa; hanno fatto sì che eventuali malcontenti o malumori venissero piegati pesantemente sul nascere, ovvero una rivoluzione in Europa è (quasi) impossibile.. qualche formazione politica radicale e pulita nelle idee prospettava “un’incendio” politico-socliale con i fatti della Grecia, si prospettava con enfasi una macchia di leopardo.. tutto vano. In Grecia si sta ancora “combattendo”, ma la realtà è che non se ne parla ma i greci sono con le tasche bucate ed indebitati per diverse generazioni. Chi comanda in Europa, è la Germania. Loro dettano legge, loro decidono e prestano soldi a chi serve (vedi Grecia per l’appunto) a braccetto con il FMI e organismi simili.. quindi, anche la mia unica prospettiva, se non organizzata con cognizione e convinzione cadrebbe: ovvero, un colpo di stato militare, portato avanti da militari non servili, non marci, ma forti di valori sani e praticati realmente. Questa l’unica, credo, soluzione fattibile, ma purtroppo, vale il discorso di cui appena sopra.

  • nettuno

    Video per perchè non scoppia la rivoluzione
    http://www.youtube.com/watch?v=zfzFib23u8E

    Ci hanno rincoglionito …

  • Recremisi

    Tutto verissimo, la lucidità è dote rara. Quando finiranno i soldi dei nonni e dei babbi, ci sarà da ridere.

  • lunicoelasuaproprieta

    L’Italia non si rivolta oggi semplicemente perchè non c’è alcuna elite rivoluzionaria che sarebbe così stupida da distruggere anni di proselitismo senza essere, non solo sicura di vincere, ma anche di mantenere lo status a venire proteggendolo dalle controrivoluzioni feroci che ne seguirebbero.
    Caro Fini i rivoluzionari ci sono e tanti anche, solo non scendono in strada per dare la spallata a Berlusconi! Ma questo tu non lo puoi sapere perchè bazzichi bar e piscine per poi trastullarti nel tuo narcisismo becero scrivendo articoli che hanno il mero ed unico obiettivo di portare clienti ad una testata giornalistica.
    Rispetto zero.

  • rocks

    Non voglio giudicare le necessità delle persone. Pensavo a quanto l’aumento di necessità e il progresso abbiano aumentato il livello di spesa più dell’aumento dei redditi. Semplificando: se parto essendo contadino che lavoro tutto il giorno avrò poco tempo per spese in cultura, medicina, cura della persona, svago. Tutto ciò che guadagno lo immagazino o lo mangio (conosco agricoltori ed allevatori per i quali la cosa è effettivamente così). Quando il mio lavoro mi impegna 6 – 8 ore al giorno o comunque solo durante la settimana e ho le ferie etc. ho un sacco di tempo libero che impegno spendendo soldi. Oppure i miei figli invece che stare nella stalla o in bottega, studiano in un altra città e io li mantengo. Giustamente aumenta il livello culturale e di soddisfazione e l’umanità va avanti, cambiano le abitudini. Ovviamente dico io cambia il livello di spesa. Quindi torno alla domanda iniziale…

  • morello

    Più che l’articolo sottoscrivo in pieno il commento di MartinV. Lo trovo veramente condivisibile

  • redme

    …magari basterebbe riscoprire il valore d’uso per sottrarsi al feticismo delle merci..ciao