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PERCHE’ LE GRANDI AZIENDE SONO COSI’ ISTERICHE NEI CONFRONTI

DELL’ASSOCIAZIONISMO SINDACALE. E PERCHE’ L’AMERICA NE HA BISOGNO

DI MIKE WHITNEY
counterpunch.org

Le grandi aziende hanno lanciato una campagna propagandistica senza limiti contro la legge sulla libera scelta dei lavoratori (EFCA). Il loro scopo è quello di spaventare la gente facendole credere che se il disegno di legge venisse approvato provocherebbe un livello di disoccupazione ancor più elevato e una recessione ancor più profonda. Secondo gli oppositori, esiste addirittura la minaccia di un socialismo strisciante. La verità, ovviamente, è assai meno drammatica. La legge sulla libera scelta dei lavoratori, il cosiddetto “controllo delle schede”, rende semplicemente più agevole l’organizzazione sindacale. Ecco una breve sintesi del disegno di legge pubblicata sul sito web “Change to win”:
Comanda la maggioranza, non il capo:

Attualmente una maggioranza di lavoratori può iscriversi ad un sindacato ma l’azienda può mettere il veto su questa decisione e richiedere un’elezione. Questo consente all’azienda di licenziare o di vessare i lavoratori, e minacciarli di chiudere il luogo di lavoro, per obbligarli a votare contro il sindacato. Con l’EFCA, se una maggioranza di lavoratori firma la propria scheda indicando di volere un sindacato, l’azienda deve riconoscere questo sindacato purché questo venga certificato dal National Labor Relations Board (NLRB).

Tutto qui. Quello che serve per la certificazione di un sindacato è che la maggioranza dei lavoratori firmi una scheda. Nessuno è obbligato a fare qualcosa che non vuole fare, è tutto su base volontaria. Non c’è nulla in questo processo che abbia un qualunque effetto materiale nell’economia e, nonostante tutto l’allarmismo, gli scagnozzi dei sindacati non obbligheranno la gente a cantare l’Internazionale alle partite di baseball o fargli indossare delle stravaganti tute blu al lavoro. E’ solo un modo migliore di organizzarsi, ed è per questo che la Camera di Commercio e le altre organizzazioni imprenditoriali sono così in subbuglio.

Ci sono delle norme che riguardano le negoziazioni contrattuali e le trattative condotte in buona fede, ma queste sono state aggiunte per dissuadere il management nel tirarla per le lunghe nei contratti (una tipica strategia). Il disegno di legge inoltre dà al governo il potere di risolvere le controversie sui salari e sui sussidi attraverso un arbitrato vincolante. E sì, ci sono delle sanzioni per aver licenziato dei lavoratori che si sono impegnati in attività sindacali, e la maggior parte delle persone pensa che siano giuste e sensate.
Naturalmente, i bulletti del consiglio di amministrazione sono preoccupati del fatto che buona parte degli
utili andranno ai lavoratori invece di essere trasferiti in conti bancari off-shore ai Caraibi. E’ un peccato, gli alti papaveri dovranno sbarcare il lunario con un pochino di meno.

Le falsità e la disinformazione sull’EFCA sono state grandissime. Si tratta del principale problema per le
aziende e si vede. Il Wall Street Journal ha pubblicato cinque articoli anti-EFCA solamente questa
settimana, ognuno più feroce del precedente. Servirà un grande impegno per far approvare questo disegno di legge. Tutto dipende da quanta pressione potranno esercitare i sindacati sul Congresso.
Nelle ultime settimane la retorica si è fatta sempre più accalorata. Ecco un classico articolo anti-EFCA
scritto da Larry Marsh sul Kansas City Star:

“Il Congresso degli Stati Uniti sta considerando, in realtà, di negare ai lavoratori il diritto di avere uno
scrutinio segreto nelle votazioni per la certificazione sindacale nella cosiddetta legge sulla libera scelta dei lavoratori (EFCA). Si tratta indubbiamente di una buona notizia per il signor Mugabe in Zimbabwe e il
Generale Than Shwe a Myanmar.”

In Russia, Vladimir Putin sarà lieto di sapere che il Congresso degli Stati Uniti non considera lo scrutinio
segreto essenziale per la democrazia.
Il governo cinese ora avrà un modo per impedire agli stranieri di immischiarsi nei suoi affari. Con una
votazione “aperta” e “di liberta scelta”, può diventare una “democrazia” in stile occidentale.
In America è una giornata in cui ci si deve vergognare, quando il Congresso degli Stati Uniti addirittura
prende in considerazione una legge per togliere il diritto dei lavoratori allo scrutinio segreto.
Se permettiamo lo smantellamento dello scrutinio segreto, cosa ci sarà dopo – la legge sulla scelta per la libertà di parola?”

Marsh pensa davvero di riuscire a fare cambiare idea alla gente con questo tipo di sproloqui? Le pubbliche relazioni sono un mezzo per modificare le opinioni attraverso la gestione della percezione, non colpendo la gente in testa con una mazza. A quanto pare, la disperazione è così opprimente che è stata abbandonata
del tutto ogni minima cautela. Ed è facile capire il perché. Secondo un nuovo sondaggio, più di meta degli Americani ha già preso una decisione su questa faccenda e apprezza l’idea di rendere più semplice
l’iscrizione ai sindacati. Ecco l’articolo di Gallup:

“Un nuovo sondaggio Gallup mostra che più di metà degli Americani, il 53 per cento, è a favore di una
nuova legge che renderebbe più semplice l’organizzazione dei lavoratori da parte dei sindacati. Il 39 per
cento è contraria. Questo è un argomento chiave nella legge sulla libera scelta dei lavoratori che è ora in discussione al Congresso.”

Il sondaggio rivela delle forti reazioni contrastanti sulla vicenda all’interno dell’opinione pubblica in base
all’orientamento politico. La maggior parte dei Democratici (il 70 per cento) afferma che sarebbe a favore di una legge che facilitasse l’organizzazione sindacale, mentre la maggioranza dei Repubblicani (il 60 per cento) sostiene che sarebbe contraria. Gli indipendenti tendono a favore di una legge al riguardo, il 52 per cento contro il 41 per cento.

Un precedente sondaggio Gallup aveva mostrato che gli americani sono fondamentalmente in sintonia con i sindacati dei lavoratori, e queste posizioni si sono riflettute indubbiamente nel loro appoggio generale ad una legge che renda più semplice l’organizzazione dei lavoratori in un sindacato.
Ad esempio, il sondaggio annuale di Gallup sulle problematiche nei luoghi di lavoro, condotto ogni mese di agosto, ha riscontrato un alto consenso verso i sindacati negli ultimi anni, tra cui un tasso di approvazione del 59 per cento la scorsa estate. Il livello di sostegno attuale per una nuova legge che faciliti l’associazionismo sindacale – il 53 per cento a favore – è di poco meno favorevole ai sindacati (Majority Receptive to Law Making
Union Organizing Easier, Lydia Saad, Gallup)

E’ chiaro come il sole. L’opinione pubblica non si è fatta abbindolare dalla campagna di bombardamento
delle grandi aziende. La maggioranza appoggia ancora i sindacati e pensa che dovrebbe essere più
semplice aderirvi. In effetti, ci sarebbe probabilmente un appoggio ancora maggiore se sapessero quanti
soldi sono stati spesi per far saltare l’EFCA. Secondo l’Indy Media Center di Cleveland:

“Potenti associazioni imprenditoriali stanno portando avanti una delle più grandi campagne anti-sindacali
della storia, sperando di trascinare l’opinione pubblica nella loro direzione e diffondendo disinformazione
sulla legge sulla libera scelta dei lavoratori… Diverse associazioni imprenditoriali anti-sindacali hanno in
programma di spendere complessivamente quasi 100 milioni di dollari l’anno prossimo contro il disegno di
legge e contro coloro che lo appoggiano.
L’elenco dettagliato è il seguente (dal National Journal):
Camera di Commercio: 20-30 milioni di dollari
Coalizione per un Posto di Lavoro Democratico: 30 milioni di dollari
Comitato per la libertà di azione dei lavoratori: 30 milioni di dollari
Freedom’s Watch: 30 milioni di dollari (da un contribuente anti-sindacale)
Center for
Union Facts: sconosciuto, ma si parla di diversi milioni di dollari

E poi questo, tratto dal Wall Street Journal:

“L’anno scorso le organizzazioni a favore degli industriali hanno speso milioni di dollari in pubblicità
negli stati più importanti. Il Center for
Union Facts ha fatto trasmettere spot pubblicitari contro il disegno di legge per 20 milioni di dollari nel 2008.” (Unionizing Fight Focuses on Three States, Kris Maher, Wall Street Journal)

L’oppositore più zelante della EFCA è stato il Wall Street Journal di Murdoch. La più grande paura del WSJ è che Obama possa prestare ascolto all’appello dei suoi elettori progressisti e porti il paese nella direzione che il Journal in tono derisorio definisce “il modello europeo”, con salari più alti, protezioni contro la discriminazione salariale e una migliore assistenza sanitaria.

Di nuovo il Wall Street Journal:


“In termini europei, una ‘economia di mercato sociale’ offre un’assistenza sanitaria fornita dallo stato,
generosi sussidi di disoccupazione, lunghi periodi di ferie, diverse protezioni del posto di lavoro e un ruolo
di spicco per i sindacati. Sembra bello, potrete pensare. Ma considerate che gli europei hanno passato gli ultimi vent’anni a lottare per disabituarsi a quei diritti acquisiti che rappresentano un enorme salasso
nell’economia globale. Questi stati assistenziali spremono le componenti produttive dell’economia con
pesanti tasse, debiti e regolamentazioni.”

Alla fine, tutti finiscono col pagare. Considerate solo un provvedimento: il cuneo fiscale, la quota del costo della manodopera che non va mai nelle tasche del lavoratore ma nelle casse dello stato. In Belgio,
Germania e Francia, il cuneo fiscale è intorno al 50 per cento. In America era al 30 per cento nel 2007. Non è un caso che i salari e le opportunità di lavoro siano migliori qui, soprattutto per i meno specializzati. Il bilancio di Obama, l’assistenza sanitaria universale e ora lo sforzo per ridare smalto ai sindacati conosciuto come legge sulla libera scelta dei lavoratori condurrebbe l’America verso il Vecchio Continente. E’ un fatto positivo per i sindacati, ma non per il bene pubblico… Il dibattito del 2009 sul programma del Sindacato è se vogliamo continuare ad essere una nazione dinamica e imprenditoriale, o scivolare in un declino sindacalizzato. (Labor’s European model, Wall Street Journal).

Che assurdità. Chiunque abbia trascorso un po’ di tempo in Europa sa che i lavoratori sono più ricchi dei
loro omologhi americani. Chi non vorrebbe sei settimane di ferie pagate all’anno e una pensione sicura? O
dovremmo far finta che gli svitati del libero mercato che si oppongono all’EFCA preferirebbero rimanere ligi ai principi del capitalismo da “terra bruciata” e accettare stipendi inferiori, sussidi schifosi e un’assistenza sanitaria inesistente, così che l’1 per cento più ricco della popolazione possa permettersi i rubinetti del bagno placcati in oro?

La coalizione anti-EFCA ha tentato diverse stategie ma ancora deve decidere un corso d’azione. Il senatore John Thune si è lasciato sfuggire uno dei punti in discussione in un’intervista rilasciata all’inizio della settimana al Washington Post. Thune ha detto: “In un momento in cui abbiamo un’economia che sta già compiendo ogni sforzo, non possiamo far gravare sui lavoratori altre pesanti regolamentazioni. Per la nostra economia si tratta di un taglio di posti di lavoro quando davvero non ne abbiamo bisogno.”

Tutto questo sembra sensato ma, in realtà, Thune non ha capito nulla. Come sottolinea il senatore Tom
Harkin nello stesso articolo:

“Nel 1935 abbiamo approvato la legge Wagner che promuoveva la sindacalizzazione e consentiva ai
sindacati di prosperare, e all’epoca eravamo all’incirca al 20 per cento di disoccupazione. Allora, ditemi
ancora perché non dovremmo farlo in questa recessione? E’ l’ora di farlo. Questo è esattamente il momento in cui dovremmo insistere per avere condizioni più giuste per l’organizzazione delle
persone.”

Andrew Stern, presidente del Sindacato internazionale dei lavoratori nei servizi, aggiunge:

“La verità è che Franklin Roosevelt ha approvato quelle leggi (la legge Wagner) in circostanze
analoghe, e dal 1945 al 1974 abbiamo avuto un periodo in cui i salari dei lavoratori e la produttività erano accomunati… si trattava probabilmente dell’incentivo economico più collaudato di qualunque altra politica pubblica che avessimo mai avuto.” (
Alec MacGillis, Washington Post, Labor Union Bill Raises Broader Capitalism Issues)

Stern fa una buona osservazione. Il motivo per cui l’economia si sta contraendo in modo così violento è
perché nell’ultimo decennio la crescita negli Stati Uniti è dipesa quasi esclusivamente dalla spesa dei
consumatori alimentata dal debito e dalle alchimie di Wall Street. Quando la bolla del credito è scoppiata
alla fine del 2006, gli istituti finanziari che hanno accentuato troppo la leva sono stati costretti a ridurre
rapidamente i loro debiti il che ha portato alla diminuzione dei prezzi su tutte le classi di beni e ha fatto
schizzare il numero dei disoccupati. Questo non sarebbe mai accaduto se gli stipendi dei lavoratori fossero stati tenuti al passo della produzione. Qualsiasi flessione avrebbe significato un breve periodo di
decurtazioni invece che un brusca discesa causata dal disfacimento di una leva enorme. La strada più sicura per una crescita sostenibile è una manodopera ben pagata. Quello, e solo quello, è il segreto per
mantenere una forte domanda dei consumatori e dunque la stabilità finanziaria. I sindacati costituiscono
una parte essenziale di questa miscela perché essi creano una domanda interna di beni e servizi attraverso un’efficiente distribuzione di capitali. Se i lavoratori non si possono permettere le cose che producono, allora l’economia diventa sempre più dipendente dalle esportazioni, il che significa essere più vulnerabili alle fluttuazioni dei mercati esteri.

Ecco un brano tratto da “The Global Economy in Transition” di Henry C.K. Liu che fa un po’ di luce
sull’argomento:

“La teoria dell’aumento dei salari afferma che i datori di lavoro dovrebbero capire che l’aumento dei
salari è l’unico modo per garantire una forte domanda dei loro prodotti, supportata dalla teoria degli
aumenti della produttività trainata dalla tecnologia e la proprietà a larga base di titoli per diffondere la
ricchezza. I dati storici mostrano che i maggiori aumenti medi nel potere di acquisto sono avvenuti in tempi di recessione quando i datori di lavoro e i banchieri hanno tentato di tutto per tenere bassi i salari, ma la rigidità dei salari rendeva la loro deflazione più lenta rispetto alla deflazione dei prezzi, come nella depressione del 1920-22. Il risultato fu che quando ritornò la piena occupazione nel 1923, i lavoratori americani avevano un potere di acquisto più alto di quello che avevano nel 1920. Ma il reddito medio annuo di un lavoratore manufatturiero diminuì di 55 dollari tra il 1923 e il 1928, e il reddito di un minatore di 187 dollari. Le diminuzione dei salari all’interno di un periodo di prosperità fu un’importante causa strutturale, anche se rilevata da pochi, del crollo del 1929. Se i i salari fosseri stati alti, i prezzi dei capitali non sarebbero aumentati molto, attuenuando dunque la febbre speculativa. Gli effetti della ricchezza dal
boom speculativo rese sopportabili i salari bassi e provocò un aumento equivalente nel debito senza
alterare il debito prudenziale in indici patrimoniali. Ma quando scoppiò la bolla speculativa, gli indici
patrimoniali indebitati schizzarono alle stelle e i livelli dei salari furono insufficienti per sostenere i
consumi. L’economia americana sembra ora trovarsi in una situazione analoga.

Dopo il crollo del 1929, la spirale economica verso il basso fu causata principalmente dalla diminuzione dei salari. Nonostante tutte le promesse per sostenere la produzione, i beni non riuscivano ad essere venduti così rapidamente rispetto alla loro velocità di produzione a causa di un crollo dei redditi provocato da licenziamenti e riduzioni dei salari. La globalizzazione negli ultimi due decenni ha temporaneamente sostenuto la crescita del potere di acquisto degli Stati Uniti nonostante una lenta crescita dei salari interni.
Questa è stata la conseguenza dei salari ancora bassi nei paesi emergenti. Ora il mondo è inondato da
un’eccedenza di capacità produttiva in rapporto alla bassa domanda causata da livelli di salario insufficienti
(“The Global Economy in Transition”, Henry C.K. Liu)

Dagli anni Cinquanta i sindacati hanno costantemente perso terreno, quando rappresentavano il 32 per
cento della forza lavoro complessiva negli Stati Uniti. Oggi, l’appartenenza sindacale è scesa a meno dell’8 per cento, il che è davvero troppo poco per avere un vero impatto sulla politica. Anche se facciamo finta di non vedere la sconcertante scarsità di potere politico o il crescente divario della ricchezza, che è superiore a qualunque altra epoca dai tempi dell’Età dell’Oro, sorgono ancora gli stessi problemi fondamentali: come si sostiene la domanda aggregata se i salari rimangono fermi? La risposta è: non si può fare, ed ecco perché i lavoratori devono avere uno spazio maggiore per uguagliare le loro condizioni. L’unico modo per costruire un’economia forte e stabile ed evitare i cicli di boom e di crisi causati dalle bolle speculative, è quello di dare potere ai lavoratori e garantire che siano ricompensati in modo equo per il loro lavoro. La legge sulla libera scelta dei lavoratori è un primo passo importante in quella direzione.

Mike Whitney
Fonte: http://counterpunch.org

Link originale: http://counterpunch.org/whitney03192009.html
19.03.2009

Traduzione a cura di JJULES per www.comedonchisciotte.org

Pubblicato da Truman

  • virgo_sine_macula

    Forse l’appartenenza sindacale e’ scesa all’otto per cento perche’ i lavoratori si sono resi conto che i sindacati tutto fanno fuorche’ tutelare l’interesse dei lavoratori,a meno che ovviamente non si tratti di lavoratori extracomunitari.