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PERCHE' LA DIFESA DELLA 'LIBERTA' D'ESPRESSIONE'

E’ DISCUTIBILE NEL CASO DELLA CONTROVERSIA MUSULMANA CON LA PUBBLICAZIONE DANESE

DI STUART PETHICK

Alcune vignette satiriche pubblicate lo scorso settembre in Danimarca sul “Jyllands-Posten” hanno suscitato
indignazione nelle comunità Musulmane di tutto il mondo.
Le vignette rappresentano il Profeta Maometto, cosa considerata un sacrilegio per la religione Musulmana, che non
ammette immagini di Maometto. Come se questo non bastasse, uno dei disegni dipingeva Maometto come un
terrorista, completo di bomba sul suo turbante.
Queste vignette sono state pubblicate alcune settimane
fa anche in una rivista Norvegese, e l’oltraggio ai Musulmani che ne è derivato sta costando milioni di dollari al
gigante Danese/Svedese ARLA per la produzione lattiero-casearia. Il boicottaggio dei prodotti Danesi, per vendite
che arrivano annualmente sui 480 milioni di dollari, nel giro di cinque giorni ha prodotto un blocco quasi totale.(1)

La
situazione è talmente seria che il 26 gennaio l’ambasciatore Saudita è stato richiamato da Copenhagen,(2) e dieci
ambasciatori Musulmani hanno scritto congiuntamente una lettera al Primo Ministro Danese, esigendo da lui una
presa di posizione sulla questione, cosa che egli ha rifiutato di fare.(3) Dopo un iniziale rifiuto a porgere delle scuse, il
“Jyllands-Posten” ha emesso un comunicato per “correggere i malintesi”.(4)

Mentre per tanta gente questa questione appare essere di eccessivo trambusto per una cosa veramente di poco
conto, io invece penso che questo rappresenti bene la situazione che si è venuta a creare dopo l’11 settembre, e
che costituisca un segnale preoccupante per quello che potrà avvenire, per due
ragioni.
La prima, la controversia su queste
vignette non può essere vista isolatamente. Per molti, queste vignette appaiono ora un’ulteriore aggressione, a
partire dal settembre 2001, contro tanta parte del popolo Musulmano. In questi ultimi anni la Danimarca, in
particolare, ha costituito l’ambiente opportuno per tanta ostilità. La seconda, la
pubblicazione di questi disegni rappresenta i valori privi di orientamento e ricchi di contrapposizione dei media
Occidentali, soprattutto l’impiego tanto decantato ma ipocrita della “libera espressione”.

Ritornando alla questione Danese, in particolare dall’11 settembre, vi sono state tutta una serie di azioni da parte
del governo Danese e di altri che ci consentono di accusarli di demonizzare e rendere vittime i
Musulmani. Brevemente farò menzione di alcune di queste. Negli ultimi
tre o quattro anni, il sistema di immigrazione Danese è diventato molto costrittivo e discriminatorio. Nel settembre
2004, veniva approvata una nuova legge sull’immigrazione, specialmente per limitare la possibilità per i Musulmani
di entrare in Danimarca. Nello stesso mese, la leader del Partito Popolare Danese, Pia Kjærsgaard è apparsa sulla
prima pagina del “Copenhagen Post”, invocando “la chiamata alle armi del Partito contro
l’Islamismo”.

La Kjærsgaard comparava l’Islamismo con il Nazismo
e il Marxismo, ed incitava alla sveglia i membri del partito per una sollevata di scudi contro questo nuovo movimento
“rivoluzionario mondiale”, che lei asseriva bramare l’imposizione della “Sharia” sul mondo
intero. La Kjærsgaard citava un articolo apparso sul quotidiano “B.T.”, che
poneva il numero di bambini immigrati in Danimarca inviati per viaggi di “ricondizionamento” a scuole Musulmane –
“prigioni Coraniche” come la Kjærsgaard le definiva – sui 5.000.

Questo avveniva solo pochi mesi dopo che un sondaggio era stato pubblicato nelle stesso giornale, che affermava a
chiare lettere che un Danese su quattro pensava che un giorno in Danimarca ci sarebbero stati più Musulmani che
non Musulmani. Sebbene i Musulmani attualmente raggiungano solo il due per cento della popolazione
Danese. Nell’aprile dell’anno scorso, la Regina Margrethe
di Danimarca, in una biografia autorizzata, argomentava che il popolo Danese doveva contrapporsi all’Islam, e che i
Musulmani dovevano imparare a parlare correttamente il Danese.
Pochi mesi più tardi, in ottobre, il Membro del Parlamento Danese, Louise Frevert, del Partito
nazionalista Popolare Danese, era stata sottoposta a critiche severe per dichiarazioni anti Musulmane che erano
apparse sul suo sito web. Queste includevano l’asserzione che i giovani Musulmani pensavano fosse loro diritto
aggredire e violentare la gente Danese.
Inoltre, un pamphlet politico del 2004 della Frevert denunciava
che i Musulmani segretamente stavano progettando di prendere il controllo diretto sulla Danimarca. La Frevert
aveva addotto a pretesto di essere all’oscuro di tutto questo e aveva asserito che il responsabile per questi
commenti era il suo webmaster, Ebbe Talleruphuus. Talleruphuus più tardi ammetteva le sue responsabilità e si
dimetteva.

Questi sono solo piccoli esempi di tante storie negative sui Musulmani, che possono essere facilmente trovate dopo
una rapida ricerca su alcune delle uscite sui mezzi di informazione più importanti. E questo è il clima ambientale in
cui queste vignette sacrileghe su Maometto sono apparse. Dato questo clima e le tensioni post 11 settembre e
l’atmosfera generale originata dalla Guerra Irachena, anche il più ardente difensore dei comportamenti del
“Jyllands-Posten” deve ammettere che la pubblicazione di queste raffigurazioni era, per lo meno, estremamente
“naïve” (… ingenua, semplicistica, proditoria, non professionale? NdT).

Questo ci conduce all’argomento dei media Occidentali poco orientati e ai loro consumatori. L’ideale della libera
espressione è così largamente esaltato in Occidente che, quando viene accompagnato con gli ideali ad esso
associati come quello di democrazia, serve sempre a giustificare la guerra. E quindi dobbiamo diventare sospettosi
ogni qualvolta venga usato per giustificare qualche azione o qualche comportamento.
Noi tutti sappiamo che l’invasione dell’Iraq, ad esempio, non aveva nulla a che fare con la democrazia e la libertà.
Noi tutti sappiamo che le due ultime elezioni negli Stati Uniti sono state accomodate. E noi tutti sappiamo che la
libertà nel flusso di informazioni in Occidente, mentre si pretende sempre da tutti la libertà, è tutto fuorché
libertà. In prima istanza, devono essere fatti profitti, e quindi solo
una certa produzione mediatica populista può essere distribuita sul piatto di un mercato precondizionato. La vera
natura della proprietà dei media globali implica che solo un gruppo ristretto di entità societarie possiede la grande
maggioranza della produzione totale dei mezzi di informazione del globo, anche se sono i finanziamenti derivati
dalla pubblicità e dagli sponsors a determinare in modo massiccio questa produzione. E se i media in Occidente
fossero così liberi come viene conclamato, allora dove sono le inchieste dei mezzi di informazione intorno alle enormi
contraddizioni nei resoconti ufficiali sui fatti dell’11 settembre? In questi ultimi quattro anni, noi siamo stati
abbondantemente informati sulla minaccia del fondamentalismo Islamico, e abbiamo ascoltato un diluvio di
asserzioni sulla minaccia del terrorismo, in larga misura tutto questo come risultato dell’11 settembre. Invece
abbiamo sentito poco o nulla su ciò che è avvenuto realmente in quel giorno, a parte di continuo gli spezzoni video
dei due aeroplani che si abbattono sulle Twin Towers, accoppiati all’infinito con le foto di Osama Bin Laden.

Potrebbe sembrare che la tanto amata in Occidente libertà di espressione, l’ideale che molti desiderano credere li
separi dal resto del mondo, venga usata dal flusso di informazione mediatica come una giustificazione per
promuovere l’ideologia predominante dell’Occidente e nulla più. Costoro sono “liberi” di pubblicare tutto quello che
vogliono, fin tanto che questo abbraccia le modalità di condizionamento Occidentali e i programmi delle sue imprese.
In questo contesto, le leggi contro il razzismo, che sono state promulgate in Occidente, possono essere considerate
poco più di uno sbarramento per impedire ai media di spingersi troppo lontano e di manifestare apertamente le loro
effettive intenzioni. Questo controllo viene messo in atto per assicurare che, fin tanto che i media Occidentali non
insultano apertamente i non Occidentali del mondo, l’ideale di libertà può essere usato come arma per portare
avanti i programmi dell’Occidente e sovvertire gli altri, senza riguardi per gli effettivi avvenimenti
mondiali. Per questo, è possibile distorcere, ignorare o infiorare quello che sembra più opportuno, e
rientra nel loro diritto la “scelta” di ciò che può essere pubblicato; questo deve intendersi come loro “libertà” di
espressione!

Cosa ancor peggiore è stata la pubblicazione delle vignette offensive fatta da parte di un giornale Francese (Soir)
che le ha riprese l’1 febbraio. Il giornale dichiarava che in Europa esisteva il diritto di stampare tutto ciò che si vuole,
liberi da minacce religiose. Si sarebbe potuto essere d’accordo con questi nobili sentimenti, se anche il flusso delle
informazioni mediatiche Europeo consentisse la stampa di ciò che si desidera, scevro dagli interessi ideologici e di
profitto delle imprese. Evidentemente questo non succede, e la ripubblicazione dei disegni satirici, che avevano già
prodotto in modo diffuso ingiurie e collera, poteva essere considerato solo come un’ulteriore provocazione e un atto
deliberato di odio antagonista contro i Musulmani.
In presenza delle attuali tensioni nel
mondo, l’esibirsi in maniera ostentata da parte dei media Occidentali non è una cosa responsabile o intelligente da
fare, specialmente quando le affermazioni di libertà sono poco convincenti e fallaci.

La questione relativa alle vignette su Maometto pubblicate su un giornale Danese deve essere analizzata sotto
questa luce. Non si tratta di un caso, o tutto bianco o tutto nero, per cui si deve scegliere solo un punto di vista
rispetto ad un altro. Non si tratta di difendere la libertà di espressione o di diventare un Musulmano oltraggiato. Si
tratta invece del flusso di informazioni mediatiche Occidentale e delle sue utilizzazioni, e della gente che da questo
viene disorientata. Per questo, è veramente facile trovare persone in grado di appoggiare le invocazioni alla libertà
di espressione, quando lo vuole il caso. Naturalmente, tutti lo
diranno, voi avete il diritto di pubblicare sui vostri giornali qualsiasi vignetta satirica che vi farà piacere. Ma quanto
valido è questo ideale, quando costantemente viene usato per provocare l’ostilità di un segmento della società e
promuovere l’acquisizione di potere di altri? Noi, seriamente, abbiamo la necessità di porre interrogativi sulle
motivazioni e le azioni dei mezzi di informazione di massa, e scoprire quello che si nasconde dietro la maschera
della “libertà”. Forse avvenimenti come questi ci indurranno a questo compito.

Stuart Pethick
Fonte: www.globalresearch.ca/
Link:http://www.globalresearch.ca/index.php?context=viewArticle&code=PET20060202&articleId=1870
2.02.06

Traduzione a cura di CURZIO BETTIO di Soccorso Popolare di Padova

Note

1) http://news.bbc.co.uk/2/hi/middle_east/4666298.stm

2) http://news.bbc.co.uk/2/hi/europe/4651714.stm

3) http://news.bbc.co.uk/2/hi/europe/4656664.stm

4) http://www.jp.dk/meninger/artikel:aid=3527646/

VEDI ANCHE: ISLAM E LIBERTA’DI PAROLA

BAMBOCCIONI SUPERFICIALI

CHI E’ DANIEL PIPES, L’ISPIRATORE DELLE VIGNETTE

LIBERTA’ DI ESPRESSIONE TRA LIMITI ED ECCEZIONI

Pubblicato da Davide

  • shevek

    La faccenda mi sembra avere più volti:
    1. La libertà d’espressione, che è un valore in sé da difendere
    2. Il fatto che il nemico possa usare la libertà d’espressione per scopi che tendono alla provocazione politica ed all’odio tra i popoli
    3. Che il punto 2. tende anche a mettere in discussione la libertà stessa d’espressione
    Come uscire da questa e simili trappole? Credo soltanto mettendo allo scoperto il gioco. Non bisogna lasciarsi prendere dalla fregola irrazionale di mettere in discussione questa ed altre conquiste di libertà civile, ma contestando e denunciando la provocazione in quanto tale. Diversamente, si rischia di giustificare e, peggio, introiettare, la logica dei vari “Patriot Act”…

    Shevek