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PERCHE' ISRAELE ATTACCA DI NUOVO LA STRISCIA DI GAZA ?

DI GAETANO COLONNA
clarissa.it

Per chi si occupa di Medio Oriente, l’impressione è che la nuova offensiva israeliana contro Gaza non ha come scopo reale quello che le forze armate ed il governo israeliano stanno dichiarando con enfasi e che i media occidentali accettano con grande naturalezza.

Israele è infatti oggi assai meglio protetto contro i missili di quanto lo sia mai stato in precedenza: l’installazione del sistema anti-missile Iron Dome ha fornito allo Stato ebraico un ulteriore potenziamento dei propri sistemi di difesa passiva. Anche per questo, il rischio effettivo costituito dal lancio dei razzi dalla Striscia di Gaza non si è mai tradotto in un pericolo strategico per Israele, com’è dimostrato dal numero delle vittime: 21 israeliani uccisi in totale negli ultimi undici anni, rispetto agli oltre 2.300 Palestinesi uccisi nello stesso periodo.

D’altra parte Israele, dalla fine dell’operazione Piombo Fuso del dicembre di quattro anni fa, ha sempre esercitato con estrema durezza il suo controllo militare nell’area, intervenendo costantemente con sanguinosi attacchi, più o meno mirati, contro gli uomini di Hamas e delle altre fazioni, come avvenuto il 22 e 23 ottobre scorsi (7 vittime fra i palestinesi), il 10 settembre scorso (4 palestinesi uccisi) e il 5 agosto scorso (1 palestinese ucciso).

Hamed Jabari stava trattando?

Ma c’è qualcosa che non convince anche nell’episodio che ha dato inizio all’offensiva, l’uccisione dell’uomo forte di Hamas a Gaza, quell’Hamed Jabari che i media di tutto il mondo si sono affrettati a presentare, sulla scorta di quanto dichiaravano i portavoce delle forze armate israeliane, il capo militare di Hamas. In realtà, una voce non sospetta, il giornale israeliano Haaretz, riportava lo scorso 15 novembre le dichiarazioni di Gershon Baskin, un pacifista israeliano che ha partecipato alle trattative per il rilascio del soldato Gilad Shalid: secondo Baskin, Jabari era al centro di contatti con Israele, mediati dall’Egitto, tanto che avrebbe ricevuto, poche ore prima di essere ucciso, la bozza di un accordo di tregua permanente, “che comprendeva i meccanismi per mantenere il cessate-il-fuoco anche nel caso di una recrudescenza di ostilità fra Israele e le diverse fazioni palestinesi nella Striscia di Gaza”.

Addirittura, secondo la dettagliata ricostruzione che Baskin ha fatto ad Haaretz della trattativa in corso, Jabari sarebbe stato pronto a questo accordo sulla base della considerazione della crescente inutilità del lancio di razzi contro Israele.

Che potesse esserci in corso una qualche forma di trattativa, d’altra parte, lo si potrebbe anche dedurre dalla visita, lo scorso 23 ottobre, dell’emiro del Qatar Hamad bin Khalifa, il primo capo di Stato di un paese arabo a venire a visitare la Striscia di Gaza ed il governo di Hamas, con l’ovvio consenso dello Stato ebraico, dato che, non possiamo dimenticarlo, la Striscia di Gaza si trova dal punto di vista internazionale tuttora sotto occupazione israeliana, nonostante il ritiro delle truppe occupanti avvenuto nel 2005: ricorda infatti Gilles Paris su Le Monde che Israele “continua a controllare la stragrande maggioranza delle frontiere terrestri, la totalità della linea costiera (con uno spazio minimo lasciato alla pesca autorizzata) e la totalità dello spazio aereo” della Striscia.

Il fatto che Israele abbia permesso questo tutto sommato storico avvenimento, d’altra parte, fa pensare che l’emiro, sicuramente non sospetto di simpatie per l’Iran, avesse per obiettivo anche quello di accrescere il peso politico delle forze arabe anti-shiite a Gaza, in coerenza con quanto sta avvenendo in tutta l’area intorno ad Israele, Egitto e Libano in primo luogo.

Ma il clima generale mostrava altri sintomi interessanti, tra i quali giganteggia, per quanto trascuratissima dai media, la dichiarazione del 6 novembre scorso di Abu Mazen, come si sa presidente dell’Autorità Palestinese, che conteneva una ancor più storica apertura sulla questione del “diritto al ritorno” dei palestinesi, l’affermazione che sarebbe tornato nella sua città natale, Safed, da turista: un’apertura davvero ampia nel momento in cui, lo stesso giorno, Israele apriva invece le gare d’appalto per la costruzione di altri 1.200 alloggi negli insediamenti dei coloni israeliani a Gerusalemme est.

Israele deve impedire la pace in Medio Oriente

Difficile credere quindi che la preoccupazione israeliana sia rivolta alla minaccia dei razzi di Hamas. Come sempre, a nostro avviso, come già avvenuto nel dicembre 2008, lo scopo dello Stato ebraico è quella di evitare che si arrivi ad una definizione pacifica dei contenziosi che si vanno accumulando come non mai negli ultimi venti anni in Medio Oriente, per salvaguardare esclusivamente gli interessi strategici dello Stato ebraico, che oggi sono soprattutto due: evitare il completamento del processo di pace di Oslo, che Israele considera superato dai fatti, soprattutto in presenza di un fronte politico palestinese dilaniato dalla lotta fra Hamas e Olp; chiudere i conti con la questione iraniana.
Non a caso, quindi, Israele colpisce in Palestina subito dopo la rielezioni di Obama, costringendo il presidente americano ad un immediato appoggio alla propria politica di “auto-difesa” che si traduce nella ripresa di violazioni gravissime del diritto internazionale, dati gli effetti di questa nuova operazione di guerra sulla popolazione civile della Striscia di Gaza, già ridotta in condizioni inimmaginabili dal conflitto del 2008. Così facendo, si spazza via non solo qualsiasi possibilità di mediazione con Hamas, ma anche di concedere un sia pur minimo spazio diplomatico all’Egitto di Morsi o ai Paesi arabi reazionari del Golfo. La prospettiva dei due Stati, l’interruzione della politica degli insediamenti nella Cisgiordania, la questione di Gerusalemme e quella, già ricordata, del “diritto al ritorno” vengono una volta ancora travolte da una nuova operazione israeliana.

Ma la questione dell’Iran, rimane quella centrale. L’Iran è in situazione estremamente difficile, per la perdita dell’ultimo alleato possibile, la Siria di Assad, alla cui guerra civile si collega anzi il rischio di un coinvolgimento in una “libanizzazione” che si estenderebbe dalla costa mediterranea al confine della Persia, con uno stillicidio di forze che non potrebbe recare alcun beneficio al regime degli ayatollah. L’Iran è in crisi interna, come dimostra il recente durissimo scambio di lettere fra il presidente Mahmoud Ahmadinejad ed il capo del potere giudiziario Sadegh Larijani, una disputa in cui Ahmadinejad ha finito per attaccare apertamente la stessa guida suprema, Ali Khamenei (che ha preso le parti di Larijani), rilevando, non a torto, che mentre Ahmadinejad è stato “eletto dal popolo”, Khamenei no – un attacco che evidenzia la diversa concezione politica di fondo delle due massime autorità iraniane. L’Iran è poi in crisi dal punto di vista economico, poiché la sua moneta, il rial, ha perso in un anno il 75% del suo valore, come hanno evidenziato le preoccupate dichiarazioni di molti esponenti religiosi ed economici iraniani ai primi di ottobre che hanno accusato l’Occidente di condurre una vera e propria guerra economica contro il Paese.

Kissinger, Obama e Pillar of Defense

Sono le ragioni che possono spiegare il tentativo iraniano di aprire una trattativa diretta con gli Usa, di cui la stampa statunitense ha dato notizie fin dallo scorso 20 ottobre. Una prospettiva di cui si è da ultimo occupato Henry Kissinger sul Washington Post del 16 novembre, in un articolo diretto al neo-eletto presidente Obama nel quale definiva quella iraniana la “questione più urgente che il presidente deve affrontare”. Kissinger conclude in maniera molto chiara: “Perché negoziare con un paese che ha dimostrato una tale ostilità ed evasività? Proprio perché la situazione è così tesa. La diplomazia può ottenere come risultato un accordo accettabile. Oppure il suo fallimento mobiliterà il popolo americano ed il mondo, rendendo chiare o le cause di una escalation della crisi fino al livello di una pressione militare, oppure quelle di una sostanziale acquiescenza al programma nucleare iraniano. Qualunque sia il risultato, esso esigerà la volontà di guardare fino in fondo alle sue implicazioni finali. Non ci possiamo permettere un altro disastro strategico”.

Precisamente nelle parole di Kissinger risiede a nostro avviso la motivazione della nuova iniziativa militare di Israele: chiudere il varco a qualsiasi trattativa per una sistemazione stabile del Medio Oriente, mantenere alta la tensione sul problema iraniano e, forse, creare le pre-condizioni per quella “escalation della crisi fino al livello di una pressione militare” di cui parla l’ex-segretario di stato americano. Basta poco, in un nuovo clima di guerra come quello che Israele ha aperto in Palestina, perché si aprano possibilità di chiudere anche la partita iraniana: potrebbe essere il nuovo rapporto dell’AIEA, sul quale filtrano indiscrezioni che avvalorano le analisi israeliane di poche settimane perché l’Iran arrivi alla capacità di produrre materiale fissile di uso militare; basta che un nuovo drone, come avvenuto qualche settimana fa, sorvoli i cieli israeliani; basta un’intensificazione della tensione al confine con il Libano, o con la Siria.

Una cosa per noi è certa: non sono i missili di Hamas, l’obiettivo di questa campagna. Per questo, bisognerà prenderla molto sul serio, più di quanto non stiano facendo i media occidentali.

Gaetano Colonna
Fonte: www.clarissa.it
Link: http://www.clarissa.it/editoriale_n1855/Perche-Israele-attacca-di-nuovo-la-Striscia-di-Gaza
18.11.2012

Pubblicato da Davide

  • Tonguessy

    lo scopo dello Stato ebraico è quella di evitare che si arrivi ad una definizione pacifica dei contenziosi che si vanno accumulando come non mai negli ultimi venti anni in Medio Oriente, per salvaguardare esclusivamente gli interessi strategici dello Stato ebraico, che oggi sono soprattutto due: evitare il completamento del processo di pace di Oslo, che Israele considera superato dai fatti, soprattutto in presenza di un fronte politico palestinese dilaniato dalla lotta fra Hamas e Olp; chiudere i conti con la questione iraniana.

    Non credo sia nessuno dei due motivi ciò che muove Israele verso lidi di guerra permamente, ma un semplice fatto: Israele è il primo paese al mondo che esporta security. Che sia uno scanner di aeroporto oppure un sistema di sorveglianza per cittadelle blindate, Israele sa offrire quanto di meglio c’è. La pace e la stabilità sociale, ovviamente, rendono tutto questo inutile. Il giro di miliardi dietro alla security scorre dietro alla minaccia di guerra permanente.
    Ecco perchè Kissinger parla di creare le pre-condizioni per quella “escalation della crisi fino al livello di una pressione militare”. Si tratta sempre di maledetti soldi. Creare un clima di incertezza internazionale (ampiamente fomentato dai media mainstream) per far vendere di più le imprese israeliane. Tutto qui.

  • cardisem

    Sono stanco di leggere analisi, che non risolvono i dubbi e non chiariscono nulla. Quanto alla visita dell’emiro del Qatar attendo conferma di una notizia apparsa su press-tv. Se è vero, siamo ai tempi della politica come descritta da Machiavelli. Questo Emiro avrebbe fatto dono ai dirigenti di Hamas di una penna che conteneva dispositivi elettronici per consentire gli omicidi mirati. Dunque, la visita sarebbe stato un inganno ordito d’intesa con Israele. La notizia ha dell’incredibile, ma non me la sto inventando io, la sto dando con cautela e in attesa di conferme…

    E resta dunque, la domanda sulla ragione di fondo di questo nuovo attacco a Gaza con la complicità dei governi occidentali e soprattutto di quello cosa schifosissima che è la stampa italiana ed europea ed i media controllati dai governi ed in ultima analisi dalla Lobby… Perché, dunque?

    Ignorando analisi lambiccate che tirano fuori le ipotesi più impensate, credo che resta una verità semplice, elementare, tragica: il genocidio programmato, fin dal 1882, della popolazione palestinesi. Da oltre un secolo è portato avanti in modo costante e coerente… Chi non si ferma alla cronaca di un giorno, ma guarda in tutta l’ampiezza del processo storico, credo che concorderà con questa mia affermazione. Da notare però che il “genocidio” non si fermerà alla Palestina storica, perché come fa bene rilevare Gilad Atzmon – di cui si è discusso in CDC più volte – il sionismo non è un fenomeno coloniale territorialmente circoscritto, ma è un fenomeno globale di dominazione del mondo…

    Ho detto: “del mondo”. Se questa affermazione sembra esagerata e “complottistica” invito a considerare per un verso il ruolo delle comunità ebraiche esistente in ogni singolo paese, il loro totale schiacciamento su Israele, al punto che questo stato “ebraico” viene prima in ogni cosa rispetto allo stato in cui risiedono, e contestualmente invito a studiare differenze in apparenza culturali ed accademiche, ma in realtà sostanziali fra: a) il giudaismo come fenomeno prevalentemente religioso è oggi limitato ad una sparuta minoranza di religiosi, quelli di Neturei Karta, che ha ben individuato e denunciato da tempo come b) l’«ebraismo» – ossia la comunità dei circoncisi, uomini traumatizzati da un rito cruento nei primi otto giorni della loro vita – sia stato tutto o quasi assorbito dal c) “sionismo”, che è una forma di tribalismo razziale… e genocida.

    Si parla tanto di “razzismo” ma si dimentica che il sionismo fu equiparato al razzismo in Durban I. Non fu senza fondamento e l’abrogazione formale di quella conclusione è stata solo un’azione di lobbying degli Usa attraverso i corridoi e i meandri degli uffici Onu con intrallazzi d’Oltreoceano… Quindi, piuttosto che andare ad analisi sempre più lambiccate, è meglio puntare sulla natura del sionismo e sulla visione del processo storico 1882-2012. Guardando da lontano ed in prospettiva si vede meglio il singolo episodio odierno, senza guardare l’albero e perdere di vista la foresta in cui si trova.

  • Ercole

    per mantenere alto il morale delle truppe , ultimamente si stavano annoiando ,……le rispettive borghesie ,e gli imperialismi in campo….

  • Tao

    Ci sono un sacco di guerre da scatenare, e così poco tempo per farlo. Quando sei il capo politico del paese più militarizzato del mondo (https://www.commondreams.org/headline/2012/11/14-0?print) , e proprio questo è il caso del primo ministro dello stato sionista Benjamin Netanyahu detto Bibi, devi pur trovare la maniera di usarli, tutti quei giocattoli che ti ritrovi.

    Ti prudono letteralmente le mani dalla voglia, ma attaccare l’Iran non puoi perché ti mancano i necessari ordigni anti bunker e perché i caccia non hanno autonomia sufficiente. E soprattutto il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, appena rieletto, ti ha fatto capire con molta chiarezza che è con la diplomazia che si deve andare avanti, non con le bombe.

    Questo potrebbe indicare che Obama sta per lo meno provando a considerare l’idea di un accordo: “Ci deve essere un modo per far sì che loro (l’Iran) possano avvalersi dell’energia nucleare a scopi pacifici al tempo stesso assolvendo i loro obblighi a livello internazionale e fornendo sicure garanzie sul fatto che non stanno lavorando ad un ordigno nucleare”. Questo principio ha portato il presidente ad esprimere l’intenzione di “esercitare pressioni nei prossimi mesi per cercare di aprire una linea di dialogo” attraverso il muro di diffidenza che divide gli Stati Uniti dall’Iran.

    In queste condizioni, cosa può combinare Bibi? Semplice: può dare l’avvio all’Operazione Colonna di Nubi (poi chiamata Colonna di Difesa: si legga questo bellissimo scritto http://www.moonofalabama.org/2012/11/kooks-fighting-each-other.html#more su certe “divine” ramificazioni) contro l’unico posto al mondo che le Forze di Difesa dello stato sionista (l’IDF) possano trasformare in un inferno e ridurre a una rovina nella totale impunità e a prezzo di “perdite collaterali” trascurabili: la popolazione del carcere a cielo aperto di Gaza, assediata, intrappolata in un embargo illegale e colpita da una condanna a morte collettiva.

    Sicuramente non troverete spiegazioni come questa se leggete le gazzette di Murdoch o se guardate la CNN; e non vi troverete neppure una spiegazione dettagliata della catena di eventi che ha portato a quella che potrebbe diventare un’altra guerra.

    La miglior ricostruzione temporale al momento reperibile è questa (http://electronicintifada.net/blogs/ali-abunimah/how-israel-shattered-gaza-truce-leading-escalating-death-and-tragedy-timeline) . Domenica 11 novembre si è verificato un avvenimento cruciale. Il portavoce del ministero della sanità di Gaza Ashraf al Qidra ha annunciato che un ragazzino di tredici anni, Hamid Abu Daqqa, era stato colpito allo stomaco mentre giocava a pallone con i suoi amici fuori dalla sua casa nel sud est della striscia di Gaza. Un calcioterrorista che rappresentava un’evidente minaccia per la miriade di elicotteri sionisti che gli svolazzava sulla testa.

    Dare il via ad una guerra per l’IDF è un gioco. Tel Aviv ha soltanto dovuto uccidere qualche civile palestinese come il pericoloso calcioterrorista di cui sopra, e inviare nella zona qualche carro armato in più. Le fazioni armate di Gaza hanno dovuto rispondere al fuoco ed hanno preso di mira i soldati sionisti, non i civili. Proprio quello di cui Tel Aviv aveva bisogno per andare in bestia.

    Il giorno seguente Hamas e gli altri gruppi palestinesi a Gaza hanno offerto una tregua ai sionisti senza alcun risultato. Mercoledi il capo del braccio armato di Hamas Ahmed al Jabari è rimasto vittima di un assassinio mirato (sentite un po’ il generale David Petraeus e i suoi amichetti della CIA, che sono degli specialisti in questo genere di cose) 
    Non c’è bisogno di leggere Haaretz (http://www.haaretz.com/news/diplomacy-defense/israel-killed-its-subcontractor-in-gaza.premium-1.477886/israel-killed-its-subcontractor-in-gaza.premium-1.477886) per sapere che al Jabari è stato il miglior lavoratore in subappalto per i sionisti a Gaza, incaricato di tutelare la sicurezza dello stato sionista, per tutti gli ultimi cinque anni e mezzo. In cambio dei suoi servigi lo stato sionista buttava qualche siclo ogni tanto nelle banche di Gaza, usando camion antiproiettile.

    E allora, perché ammazzare al Jabari? Semplice: a gennaio nello stato sionista ci sono le elezioni. Ed ecco che la campagna politica di Bibi si dispiega al massimo della potenza. Il motto della campagna è “ammazziamo i palestinesi”. Offrendo un brivido simile si soverchia ogni altra voce politica nello stato sionista che mostri un dissenso anche minimo.

    Fatemi cambiare bersaglio

    Riguardo all’Iran, l’ex analista della CIA Paul Pillar (http://www.nationalinterest.org/blog/paul-pillar/netanyahus-game-the-two-gulfs-7721) e poi anche John Glaser su antiwar.com (http://antiwar.com/blog/2012/11/14/is-israel-escalating-war-on-gaza-to-foil-us-iran-deal/) avevano visto giusto. Bibi negli Stati Uniti ha scommesso sul cavallo sbagliato, il suo patetico e sconfitto Mitt Romney, detto “raccoglitori pieni di donne”.

    In aggiunta a tutto questo, i rapporti tra Obama e Bibi sono gelidi come una vacanza nell’Artico almeno dal 2010, quando Obama chiese che si interrompesse la costruzione di insediamenti nella West Bank e Bibi gli rispose provocando l’Iran affinché attaccasse lo stato sionista, sperando di trascinare gli Stati Uniti in una nuova guerra (http://antiwar.com/blog/2012/11/08/netanyahu-sought-to-provoke-iran-war-drag-in-us-in-2010/) .

    Ora, è ovvio che Bibi si è accorto che Obama sta prendendo in considerazione l’idea di giungere ad un accordo con l’Iran. Così ha preso due piccioni con una fava: i piccioni sono gli arabi e i persiani, la fava -o le fave- sono gli omicidi mirati; ha cambiato bersaglio, passando da quell’Iran che viene definito “minaccia all’esistenza” dello stato sionista alla “terrorista” Hamas, sapendo perfettamente che fino a quando lo stato sionista uccide palestinesi mentre Washington sta guardando altrove (il teatro asiatico e del Pacifico?) i politici di Tehran non accetteranno o non si fideranno di alcun negoziato significativo.

    Ecco quello che Bibi sta dicendo ad Obama: “Vuoi trattare con quei mullah svitati? Dovrai passare sul mio cadavere, tamarro!”. E soprattutto, ha gioco facile con l’opinione pubblica occidentale, il cui completo lavaggio del cervello è assicurato dai mass media; ancora una volta quei perfidi terroristi palestinesi stanno puntualmente terrorizzando i poveri sionistini innocenti. Il ruolo della ciliegina su questa torta avvelenata se l’è preso quel portavoce dell’IDF che ha dichiarato che la striscia di Gaza controllata da Hamas è “una base avanzata iraniana”.

    Puntualissima, poche ore dopo che la tregua o il cessate il fuoco erano completamente falliti, l’amministrazione Obama intenta a prendere forma per il secondo mandato ha affermato che lo stato sionista ha “il diritto” di colpire ogni cosa ed ovunque in nome della propria “autodifesa”. E che Hamas non osi controbattere.

    E’ probabile che sia imminente un invasione terrestre. Ma Bibi, ancora una volta, può essersi trovato ad addentare più gefillte fish di quanto possa davvero masticarne. Non ci si  attenda alcun gesto di condanna dal Club Controrivoluzionario del Golfo, un tempo noto come Consiglio di Cooperazione del Golfo, e dalle sue vigliacche petromonarchie. E non ci si attenda alcun gesto di condanna da tutti quegli “Amici della Siria” occidentali tanto offesi perché il governo Assad uccide “il proprio stesso popolo”.

    Eppure almeno l’Egitto, dove c’è il presidente Morsi che viene dai Fratelli Musulmani, dovrà fare… qualche cosa; saranno le piazze egiziane a predenderlo, visto che vogliono che si faccia carta straccia degli accordi di Camp David. Soprattutto, proprio il Cairo ha interrrotto la tregua tra Tel Aviv e Hamas che adesso lo stato sionista ha finito di sabotare. Inoltre, Hamas gode del sostegno della Turchia e di quello fondamentale dell’Emiro del Qatar e dei suoi petromiliardi. Rimarranno zitti ad osservare il massacro? Per quanto riguarda re Playstation di Giordania, non può certo assumere un ruolo conciliante verso lo stato sionista perché potrebbe ritrovarsi a prenotare un volo di sola andata per Londra più presto di quanto pensi. Se Obama avesse le palle, gli starebbero fumando. E batterebbe per terra Bibi. Ma non c’è da puntarci un centesimo. Sappiamo che non lo farà.

    Versione originale:

    Pepe Escobar è autore di Globalistan: How the Globalized World is Dissolving into Liquid War (Nimble Books, 2007) e di Red Zone Blues: a snapshot of Baghdad during the surge. Il suo libro più recente è Obama does Globalistan (Nimble Books, 2009). Il suo indirizzo è [email protected]

    Fonte: http://www.atimes.com
    Link: http://www.atimes.com/atimes/Middle_East/NK17Ak04.html
    17.11.2012

    Versione italiana:

    Fonte: http://iononstoconoriana.blogspot.it
    Link: http://iononstoconoriana.blogspot.it/2012/11/pepe-escobar-bombardare-liran-no.html
    18.11.2012

  • mincuo

    Non posso altro che ripetere la mia opinione già detta su altro post.
    Per me, a conoscere un pò di storia, non balle però, qualunque persona ragionevole sapeva che li sterminavano, qualunque persona vedeva che li stavano sterminando, qualunque persona ragionevole vedeva che avrebbero proseguito finchè non li avessero sterminati del tutto, e qualunque persona ragionevole vede che li
    stermineranno del tutto.
    E che sarà come per gli Indiani d’America.
    Quindi chi mi saltava addosso 30 anni fa perchè dicevo “trovategli una terra, ovunque, non è giusto, ma è meno peggio” dovranno ricredersi oppure nella loro profonda cecità e ipocrisia continueranno coi due Stati per due popoli, o uno Stato per due popoli e altre minchionerie.
    Finchè sarà finita. C’è da augurarsi che non scoppi una guerra con l’Iran, perchè allora approfitteranno per fare piazza pulita di un altro bel pò di Palestinesi.
    Poi a tramandare che erano le vittime dei milioni e milioni di razzi che minacciavano la loro stessa scomparsa ed hanno dovuto perciò solo difendersi a quello ci penseranno i media.
    Non gli mancano.

  • mincuo

    Sì penso anch’io sia quest’esportazione di security il motivo principale. Da sempre, sono più di 60 anni.
    Sono tutte evoluzioni, versioni successive, del primo fortunato modello di security. “Ethnic cleansing” è il nome commerciale, mi pare di ricordare.

  • alberto_his

    Assai interessante, soprattutto la riflessione sui risvolti che l’atteggiamento USA di fronte ai fatti di Gaza potrebbe avere sul dialogo con l’Iran. Bibi e Co. non sembrano disposti a fermarsi di fronte a niente e a nessuno, pazzi criminali con un arsenale di distruzione planeteria a disposizione. Dubito che da Turchia/Egitto/Qatar possano levarsi altro che proteste e minacce di circostanza, prevalentemente al fine di imbonier la pubblica opinione interna.

  • mincuo

    Vedo anche un pò di pubblicità intanto per la vendita di “security”.
    Questo video ad esempio è un bello spot pubblicitario, anche sottotitolato in Inglese.
    ERASING GAZA [www.youtube.com]

    Belli gli slogan, efficaci:
    “We say: let IDF kick some ass”
    “And don’t get confused, there are not innocent people in Gaza!”
    “We are getting them on their knees, and kick their ass”
    “Erasing Gaza, Erasing Gaza, Erasing Gaza”
    “Why there are only 200 flights and 15 killed? We want 15 flights and 200 killed”
    “Gaza is a graveyard”
    E infine ecco che cita effettivamente proprio la vendita della “security”.
    TESTUALE:
    “And Security means Erasing Gaza”

  • Jor-el

    Avete mai parlato con degli israeliani? Io sì. Con deo giovani, ragazzi e ragazze in vacanza. Non pazzi militaristi, fanatici religiosi, o propagandisti sionisti. Semplici ragazzi come ce ne sono tanti, che a vederli somigliano ai ragazzi di sinistra delle nostre parti: spilla con il Che, canne, musica. Tratto d’inganno dall’aspetto, ho cominciato a parlare con due ragazze (ero con un amico che studia arabo all’università del Cairo). Ancor prima di toccare l’argomento “palestinesi”, la discussione si è incagliata su “arabi”. “perché studi quella lingua di merda? cosa ti serve?” hanno cominciato a chiedere al mio amico “Sono un branco di delinquenti ignoranti, senza nessuna cultura”, continuavano le ragazzette visibilmente irritate. “non sono come noi, sono un’altra razza. Non vedi come vivono? Come sono sporchi? Sono peggio delle bestie” e così via andare, in un crescendo di ignoranza compiaciuta e brutale razzismo che non avevo mai sperimentato in una discussione (io non ho mai sentito dei leghisti italiani parlare in quel modo degli immigrati magrebini!). Giorni dopo ho ripetuto l’esperimento con un gruppo di ragazzi, fra cui un Dj con la capigliatura afro. Stessa manfrina e, a momenti, non sono volati degli schiaffi (da parte loro) perchè io indossavo la jalabiya, il tradizionale sottanone bianco. A quel punto, ho lasciato perdere col parlare con gli israeliani, anche perchè il giorno dopo tutti i ragazzi e le ragazze israeliani lì in vacanza (mi trovavo in una località del Mar Rosso), cominciarono simultaneamente a ignorare la nostra presenza, preferendo la frequentazioni di biondissimi olandesi e tedeschi. “you Italians are very close to Arabs”. Allora, può darsi benissimo che io abbia avuto la sfortuna di inciampare sugli unici nazisti ebrei del mondo, ma dovete ammettere che non è stato un incontro incoraggiante. E sì che era il 1996, in pieno processo di pace, il momento in cui sembrava che la pace fosse a portata di mano, e si vedeva dall’atteggiamento che avevano gli arabi con noi occidentali: disponibili, desiderosi di parlare, che contrastava molto con il mood chiuso e scostante degli israeliani. Leggendo l’articolo e i commenti, noto, purtroppo, che ci hanno abituato, quando si discute del conflitto arabo-israeliano (già questa espressione è un eufemismo, bisognerebbe dire “progetto di sterminio della popolazione araba da parte israeliana”), a considerare sempre i termini dell’ultima questione posta dagli israeliani (ultimamente Hamas e i lanci dei razzi). Mai esaminiamo tutte queste emergenze in un quadro complessivo. Se lo facessimo, la strategia israeliana apparirebbe chiarissima, com’è nella sua semplicità: vogliono prendersi tutta la terra, dal Sinai alla Giordania, più un pezzo di Siria e metà Libano. Usano i negoziati solo per 1) prendere tempo in attesa di scatenare il prossimo attacco omicida. 2) fissare su carta e legalizzare di fronte alla comunità internazionale i furti di terra che portano avanti con impressionante determinazione e che non hanno MAI interrotto. Le periodiche mietiture servono, invece, a colpire il potenziale demografico della popolazione palestinese, in modo da provocare un processo di decrescita. In questo senso Gaza è un esperimento. Ci sono libri pieni di dati che lo dimostrano, basterebbe leggerli. “Scurdammoce ‘o passato e cominciamo i negoziati da qui”… “da dove, da qui?”… “Non da lì, da qui, fatti più indietro”…. “Da qui, va bene?”… “None, ho detto da qui!”… “Ma che, devo andare ancora più indietro?” BAM! “Crepa, terrorista figlio di puttana!”

  • Tonguessy

    Mi pare che tu voglia prendere per il culo. Consiglio di leggere Shock Economy della Klein. Pagina 495 e successive:
    “tra le centinaia di migliaia di sovietici venuti in Israele negli anni 90 c’erano scienziati più esperti e preparati di quanti ne avesse laureati il principale istituto di tecnologia di Israele nei suoi 80 anni di vita..come disse un economista israeliano, divennero “il carburante dell’industria tecnologica israeliana”… lo slogan che Israele declamava al Nordamerica e all’Europa era semplice: la Guerra al Terrore nella quale vi state imbarcando è una guerra che noi combattiamo da sempre. le nostre aziende high-tech e aziende di spionaggio private vi mostreranno come si fa….Le esportazioni per la difea del Paese nel 2006 raggiungono il record di 3,4 miliardi di dollari, rendendo Israele il più grande venditore di armi al mondo, superando anche il Regno Unito. Israele ha più titoli azionari tecnologici sul Nasdaq-la maggior parte dei quali legata alla sicurezza-di qualsiasi altro paese, e ha registrato negli Stati Uniti più brevetti in questo settore di Cina e India messe assieme. Il suo settore tecnologico, in gran parte legato alla sicurezza, ora ammonta al 60% di tutte le esportazioni.
    Nell’ultimo trimestre del 2006, durante il quale si era verificata la sanguinosa escalation di violenza in Cisgiordania e Gaza in seguito alle elezioni vinte da Hamas, l’economia complessiva di Israele crebbe addirittura dell’8%: più di 3 volte il tasso di crescita dell’economia degli Stati Uniti nello stesso periodo. L’economia palestinese subì nel 2006 una contrazione tra il 10 ed il 15%, con tassi di povertà vicini al 70%.

    Mi pare che basti. Tutte le manfrine ideologiche servono a coprire i fatti economici. Hanno scoperto che ammazzare palestinesi è redditizio. E lo stanno facendo.

  • BaronCorvo

    Modigliani ha scritto che gli italiani sono un popolo furiosamente antisemita.
    “E il secondo motivo consiste nel fatto che l’Italia è un paese antisemita.
    Lo è sempre stato.
    E’ il più furibondo paese antisemita di tutto il sistema occidentale.”
    Io non sono antisemita e mi devo leggere i deliri di questa persona in cerca di visibilità.
    Continuate a pubblicare gli scritti di quel signore mi raccomando.

  • mincuo

    Ho detto che sono d’accordissimo. Ribadisco che la convenienza ad ammazzare i Palestinesi (per via della vendita della security, si intende) data però da parecchi decenni. Non è nuova, del 2006.
    Ho anche una lista dei villaggi a cui l’hanno venduta con la clausola “soddisfatti o rimborsati” e che ne hanno beneficiato fin dal 1948. Lunghina però, sono centinaia.
    Eventualmente si può sempre consultare Ilan Pappe, ad esempio: “La pulizia Etnica (cioè la vendita di security) della Palestina” e pure Alan Hart, due volumi interi eh ci ha scritto sulla security.
    L’ONU poi, questi burocrati pignoli, aveva anche fatto un’ottantina di risoluzioni, con scritto proprio “security”, cioè il suo nome commerciale diciamo: “ethnic cleansing”, per via di qualche irregolarità presunta, mah…..le spine forse, o la diversa tensione di corrente, o le normative CEE, o ce l’avevano colle televendite magari, ma per fortuna gli USA hanno sempre garantito che erano perfettamente in regola.
    Quindi per me la vendita della security non è per nulla una novità.
    Anzi sistemi di pre-security erano pure iniziati ben prima del ’48.
    La progettazione diciamo. Prende quota già con un progettino, una letterina che raccontano a tutt’oggi scritta da Lord Balfour, ma non è vero, la scrisse Leo Amery.
    E poi ci furono i primi esperimenti. I test. Ci vogliono, per via dell’affidabilità.
    Anche sugli Inglesi. Famoso quello dell’Hotel King David.
    La Irgun S.P.A. era mi pare la ditta di vendita, mi pare, all’epoca.

  • Truman

    Quando Israele attacca non è mai per caso

    Una situazione “imprevedibile” quella cui stiamo assistendo in queste ore. Nel quarto giorno di operazioni militari su Gaza la certezza sembra una sola: quando Israele attacca, non è mai per caso. Conversazione con Luisa Morgantini da Ramallah. 

    di Cecilia Dalla Negra 

    “Imprevedibile”. La domanda era banale, la risposta attesa. 

    Quando chiediamo a Luisa Morgantini qual è la situazione in questo momento in Palestina, sembra chiaro che a dominare sia l’incertezza.

    Portavoce dell’Associazione per la Pace, già vice presidente del Parlamento Europeo, Morgantini è un nome storico dell’attivismo: in questi giorni si trova a Ramallah, nella Cisgiordania occupata, e segue con apprensione gli sviluppi dell’operazione “Colonna di fumo”. 

    “L’unica certezza – dice – è che a pagare, come sempre, è la popolazione civile”. 

    Nelle ultime ore l’escalation di violenza non si è arrestata: il numero delle vittime è salito a 39, l’esercito israeliano ha dato l’ordine di intensificare le operazioni aeree, mentre resta alto il timore che si stia preparando un’incursione di terra, con 75 mila riservisti richiamati. 

    “I palestinesi di Gaza sono ancora una volta vittime di un attacco indiscriminato, e il silenzio della comunità internazionale e dell’Europa è vergognoso”, sostiene.“Nelle zone di Kan Younis e Rafah, al sud, così come a nord, dove si stanno concentrando i bombardamenti, la gente è pronta a scappare ancora una volta. A tornare nelle tende, ancora una volta. Il valico di Rafah da ieri è aperto, ma per moltissimi palestinesi di Gaza l’unica possibilità è dislocarsi all’interno della Striscia, sperando di sfuggire alle operazioni militari. Gli Stati Uniti e la comunità internazionale dovrebbero chiedere l’immediato ripristino della legalità e la cessazione di questa occupazione, che è all’origine di tutte le tensioni”. 

    Una cosa è certa, a suo parere: quando Israele decide di attaccare, il momento non è mai casuale. 

    “Bisogna considerare due fattori: la richiesta di riconoscimento alle Nazioni Unite da parte del presidente Abbas, e l’avvicinarsi delle elezioni interne israeliane.

    Le offensive da parte di Israele a ridosso delle elezioni sono una costante storica: cinque su sette delle ultime tornate elettorali in Israele hanno visto campagne condotte a suon di guerre. È quello che sta facendo anche Netanyahu”. 

    C’è poi la richiesta della Palestina di essere riconosciuta come stato osservatore alle Nazioni Unite: l’appuntamento con il voto, previsto per il 29 novembre, era stato accompagnato da un crescendo di mobilitazioni in tutta la Cisgiordania: “Una settimana di iniziative, completamente oscurate dai media, nonostante la presenza di migliaia di persone che sono scese in strada per occupare le strade dell’apartheid”.

    E in questo quadro, diventa evidente che l’operazione “Colonna di fumo” è anche un modo per rafforzare la già massiccia campagna di Israele e Stati Uniti contro l’iniziativa alle Nazioni Unite; una via per oscurare la leadership di Abbas, che riporta Hamas a guadagnare spazio nel cuore della gente. 

    Ma c’è un altro fattore che non deve essere sottovalutato: le operazioni israeliane, secondo Morgantini, si stanno concentrando su due fronti.

    Perché mentre la Striscia di Gaza è sottoposta ai bombardamenti, “in Cisgiordania c’è un aumento vertiginoso delle attività di colonizzazione. Non è certo una novità, ma quello che sta accadendo in questi giorni è davvero impressionante: ci sono zone dove nel giro di poche ore vengono abbattuti alberi, spianati terreni e installati gli avamposti per la creazione di nuovi insediamenti. A proteggere i coloni c’è l’esercito, segno evidente dell’avallo da parte del governo israeliano.

    Da una parte si bombarda, dall’altra crescono a ritmo incessante le colonie: e come al solito la popolazione palestinese paga. A Gaza ci sono 1 milione e mezzo di persone attualmente ostaggio di una politica cinica di occupazione e colonizzazione”. 

    Non c’è niente di casuale, quando Israele decide di attaccare. Che sia con operazioni militari incondizionate, o con gli assassini mirati di personaggi scomodi.

    Come Ahmed al Jabali, ucciso lo scorso 14 novembre in un attacco mirato. Comandante dell’ala militare di Hamas, ma anche l’uomo scelto come interlocutore con l’Egitto per mediare un accordo di tregua, stando a quanto riportato in un recente articolo [www.haaretz.com] di Haaretz. 

    “La sua uccisione non rappresenta una novità: quello di eliminare gli interlocutori necessari ai negoziati è un classico comportamento di Israele sin dalla seconda Intifada”, sostiene Morgantini.

    “Uccidere Jabali indica la chiara volontà da parte di Tel Aviv di non portare avanti nessun negoziato. A questo punto, per capire come evolverà la situazione, non resta che attendere gli esiti della visita del ministro degli Esteri della Tunisia, e soprattutto la riunione della Lega Araba”.

    Una riunione che è stata richiesta sia da Abbas (Fatah) che Haniyeh (Hamas), ma che mostra con evidenza “che le spaccature e le divisioni all’interno dei paesi arabi pesano su questa situazione. E’ una guerra che si sta giocando sulla pelle dei gazawi”. 

    Intanto, mentre si moltiplicano le manifestazioni [www.osservatorioiraq.it] di solidarietà in tutto il mondo – contraltare popolare all’immobilismo dei paesi arabi e dei governi internazionali – si rincorrono le notizie di disordini anche in Cisgiordania.

    “La gente qui è stanca e disperata – ammette Morgantini. 

    “Si sente impotente, abbandonata. Non crede più a nessuno, non si sente rappresentata da questa leadership, vuole solo vivere e non essere massacrata un’altra volta. Lo spettro della seconda Intifada pesa ancora molto sul morale delle persone, la distruzione che ha causato è un elemento sempre presente. Ci sono manifestazioni in questi giorni, ma la partecipazione non è alta”. 

    E allora si resta in attesa. Si segue quanto accade, si cercano fonti attendibili, si tenta di bucare il muro della disinformazione, una realtà sempre attuale quando si parla di Palestina. 

    A Gaza, il lavoro della stampa in queste ore lo fanno gli attivisti e gli operatori delle Ong [www.osservatorioiraq.it] che hanno scelto di restare. “Sono otto gli italiani attualmente a Gaza”, ricorda Morgantini. “Ho parlato con alcuni di loro questa mattina: non sono bloccati lì, semplicemente non vogliono andarsene.

    Vogliono restare finché sarà possibile e continuare a informare su quello che sta succedendo”. 

    Per provare a sfidare questa ‘normalità’ palestinese, di cui il mondo dovrebbe avere vergogna. 

    17 novembre 2012

    http://www.osservatorioiraq.it/speciale-gaza-quando-israele-attacca-non-%C3%A8-mai-per-caso

  • tania

    La cultura razzista che hai descritto non è molto diversa da quella dell’italiano medio e da quella che la maggioranza degli utenti di CDC esprime verso gli ebrei : insensibili , nemici , elementi corrosivi che distruggono tutto ciò che gli si avvicina , lo strumento consapevole e irrecuperabile delle forze oscure eccetera ..( razzismo antiebraico tra l’altro perfettamente funzionale al razzismo sionista che , come ogni altro nazionalismo , può legittimarsi solo in termine di arroccamento ecc.. ) . Detto questo , per quanto riguarda il caso del nazismo israeliano , quello trovo veramente colpevole è il comportamento degli accademici israeliani che si fanno promotori di questa subcultura . Ci sono professori come Benny Morris che , pur conoscendo i termini del brutale colonialismo sionista in Palestina , si rifiutano di inserire l’insegnamento della Nakba nel programma scolastico ( i ragazzi israeliani non sanno cosa sia la Nakba ) . Tra l’altro chi ha letto Benny Morris trova conferma non solo dei lavori degli israeliani antisionisti Ilan Pappe o Tom Segev ma capisce anche qual’è la mentalità di un intellettuale Sionista , perché Morris è dichiaratamente Sionista . Morris , come Pappe , consultando gli archivi israeliani scrisse un resoconto delle espulsioni documentando ogni villaggio “etnicamente ripulito” , ogni atto di violenza, esecuzioni di routine dei civili, massacri, stupri eccetera … Come Pappe , Morris conferma che l’espulsione fu premeditata, gli ordini di espulsione materiale furono dati per iscritto ed alcuni di essi sono riconducibili direttamente a Ben Gurion eccetera . MA Morris , a differenza di Pappe , legittima tutto : sostiene che le espulsioni furono una pre-condizione per la creazione di uno stato ebraico . Come se l’ebraismo fosse una razza , e non una scelta individuale come qualsiasi altra fede religiosa . Non vede alcun male. Accusa Ben Gurion di non essere riuscito a realizzare una Palestina araba, raccomanda ulteriori pulizie etniche dei palestinesi, inclusi quelli con cittadinanza israeliana. Morris caldeggia apertamente , come Lieberman , un altro “transfer” “ direttamente o indirettamente” degli arabi .
    Eppure Morris sta solo dicendo ciò che pensano gli ultras nazisti di ogni latitudine ( non solo i sionisti israeliani ) . Questi razzisti vivono in una temporalità a parte, in cui idee ( che dovrebbero essere ) squalificate ed estinte da tempo si rincorrono con fierezza. Vivono in un mondo popolato da stereotipi ed astrazioni razziste. Questa malattia e’ stata diagnosticata oltre quarant’anni fa da Frantz Fanon. Basandosi sulla sua esperienza di vita nell’Africa soggiogata, Fanon osservò che “il mondo coloniale e’ un mondo manicheo. Al colonialista non basta limitare materialmente, con l’aiuto dell’esercito e della polizia, lo spazio dei nativi. Per dimostrare il carattere totalitario dello sfruttamento coloniale, il razzista deve dipingere il nativo come la quintessenza del male” (da “I dannati della terra”). Quando poi il colonialista razzista si imbatte in nativi che rifiutano di abbassare lo sguardo, la sua malattia avanza fino allo stadio successivo: la sociopatia assassina.

  • mincuo

    Tania: “Come se l’ebraismo fosse una razza , e non una scelta individuale come qualsiasi altra fede religiosa”.
    Mi permetto di ripostare questo, che è una parte di quello presente sul forum, senza alcun commento, pur essendo due temi piuttosto forti.Mah.
    Così approfitto per sentirne uno semmai.
    Si tratta di un’etno-religione, non di una religione. E di uno Stato etnico, Jewish State, l’unico al mondo. La stessa confusione e distinzione tra nazionalità e cittadinanza sono un’evidenza. La nazionalità è ebraica, e la fonte di diritto è essere ebreo, cioè nato da madre ecc….Quindi si tratta di una confusione tra religione ebraica e razza ebraica, ma anche senza approfondire, basta leggersi come si esprime una Corte di Giustizia Israeliana nel 2012 per aver chiaro di che si parla.
    Questo un estratto:
    Uzzi Ornan, linguista e membro dell’Accademia della lingua ebraica, ed anche fondatore della Lega contro la costrizione religiosa in Israele, ha proposto un ricorso contro il Ministero dell’Interno nel 2010 perché la nazionalità gli venisse riconosciuta in quanto nato in Israele, e non perché ebreo.
    Nella sentenza di lunedì, il giudice Daniel Fish ha detto che non v’è alcun dubbio che il ricorrente, il professore Uzzi Ornan, è nato da una madre ebrea e che, di conseguenza, egli è ebreo, condizione che la Legge del Ritorno stabilisce essere la fonte della nazionalità.
    “Anche se la definizione di ebreo è stata aggiunta dal legislatore alla Legge del Ritorno solo nel 1970 – scrive Fish – il riferimento alla legge ebraica halakha approvata non costituisce una novità, e una rassegna giurisprudenziale di decisioni precedenti l’approvazione dell’emendamento dimostra che ogni volta che si è dovuto decidere dell’ebraismo di qualcuno quella fonte non è stata mai ignorata”.

    Qui completo.
    http://www.ossin.org/israele/israele-razzista-nazionalita-israeliana-discriminazioni-israele.html

    Qui in Inglese, sullo stesso tema.
    http://www.imemc.org/article/63500

    Se uno si domanda cosa ci sia di fondamentalmente diverso tra concepire uno Stato Ariano e uno Stato Ebraico, io non ho una risposta precisa, dico solo che mi guardo bene da fare dei paragoni, vista la democrazia in cui viviamo, e quindi ribadisco a chiare lettere che per me è tutta un’altra cosa, anzi questa è molto buona e democratica.
    Però posso mettere questo parere:
    Haim Cohen, che fu giudice della Corte Suprema d’Israele, constata: “l’amara ironia della sorte ha voluto che le stesse tesi biologiche e razziste divulgate dai nazisti e che hanno ispirato le infamanti leggi di Norimberga, servano di base alla definizione dell’ebraicità in seno allo Stato d’Israele”
    (Joseph Badi, Fundamental Laws of the State of Israel, New York, 1960 pag. 156)

  • geopardy

    Sinceramente, le armi usate da Hamas erano iraniane, hanno colpito Tel Aviv e tante altre città minori, hanno abbattuto 2 cacciae, un elicottero e colpito una nave israekiana in mare.

    Oggi, sembra, che in Egitto si sia raggiunto un accordo sulo cessate il fuoco con annessa la dichiarazione di Israele di togliere l’assedio a Gaza.

    Se fosse vero sarebbe una grande vittoria per Hamas.

    Non so se il Quatar sia riuscito a tanto, ma non credo.

    Geo

  • tania

    La formula “etno-religione” è un non senso . Come lo sono tutte le ideologie che si richiamano a presunte “etnie” . Le quali , come è noto , non esistono . La “nazione” , nell’accezione moderna , è un artefatto culturale creato e imposto dall’alto , dallo Stato ; e lo Stato di Israele ha creato la sua “nazione” recuperando ad esempio una lingua morta come l’ebraico e certamente la Legge del Ritorno dello Stato di Israele ha il medesimo intento . Ma è un intento ancora più mistificatorio perché si prefigge di trasformare un fede religiosa in una nazionalità . L’ebraismo è una fede e in qunato tale possibile a chiunque , ovunque , contemporaneamente o meno eccetera . Ad esempio come sappiamo , rimanendo solo in Palestina , esistevano ( soprattutto prima dell’arrivo dei nazionalisti sionisti che hanno avuto poi evidentemente interesse a creare divisioni ) molti arabi-ebrei , molte persone di fede ebraica ma di lingua e cultura araba eccetera . E così ovunque .

  • Tonguessy

    presunte “etnie” . Le quali , come è noto , non esistono

    Cavalli-Sforza ha chiaramente dimostrato come non esistono razze ma solo etnie. I Bantù o gli Inuit non sono razze (esiste un’unica razza umana, con lo stesso patrimonio genetico) ma etnie, ovvero gruppi di umani che a seconda dell’esposizione a fattori ambientali e/o culturali assumono comportamenti e aspetti diversi. Come gli arabi-ebrei cui accenni, ben diversi dallo stereotipo che popola l’odierna Israele che Jor-el e tu stessa avete stigmatizzato.

  • tania

    Non ho letto Cavalli Sforza , ma se si esprime così lo fa in modo irresponsabile . Al suo posto , invece che parlare di “gruppi umani” diversi , parlerei di tradizioni culturali e linguistiche diverse . Comunque sul concetto convenzionale di “etnia” la parola definitiva l’ha espressa Reinhard Wenskus . Wenskus mostra come non esista l’etnia intesa come ceppo originario , ma esistano se mai i “nuclei of tradition” . I “nuclei of tradition” non hanno un’origine e una fiosionomia definibile empiricamente , ma sono perennemente in acculturazione e trasformazione .

  • Tonguessy

    Mi spiace che ci sia questo malinteso. Etnia non è nè una parolaccia nè un’offesa per gli appartenenti. Cavalli Sforza ha definitivamente buttato nell’immondizia il concetto di “razze umane”. Visto che non esistono, ma esistono persone con la pelle nera, gialla, rossa, bianca e con modi di vita diversa, come li vogliamo chiamare? Pure appartenendo alla stessa razza non sono uguali.
    «La specie umana è una e diversa al tempo stesso, per cui le differenze genetiche sono meno importanti degli apporti culturali e ambientali che separano i diversi gruppi etnici». Questo dice il genetista.
    http://www.portaledibioetica.it/documenti/000606/000606.htm

  • BaronCorvo

    E’ come dici tu. O uno fa l’esperienza diretta di queste cose o non le capisce. Ho visto molte forme di razzismo ma mai così violente non solo verso l’oggetto della discriminazione ma verso chi si permette di contraddirli sui loro deliri patologici. E lo stesso trattamento lo riservano a quelli di loro che vorrebbero superare questa impostazione basata sull’odio omicida di tutti i diversi.

  • tuccia

    Ti sbagli. Il pensiero “globalista” di Cavalli Sforza, che se vogliamo fornisce i presupposti teorici al “mondialismo” e che si inserisce perfettamente nella corrente “out-of-africanista”, la fautrice dello smantellamento dell’idea multiregionalista che a suo tempo aveva fornito i presupposti teorici ai colonialismi prima e ai nazionalismi poi, sta venendo decisamente superato.

    Infatti, il quadro che si viene delineando vede i vari gruppi umani che costellano la superficie terrestre non esclusivamente come i diversi frutti dell’adattamento ambientale della stessa specie, ma come il risultato di diversi percorsi evolutivi ben differenziati: ad esempio noi europei presentiamo all’interno del nostro patrimonio genetico Dna neandertaliano, mentre alcune popolazioni del sud-est asiatico presentano Dna di un’altra specie ominina (i “denisoviani”), mentre gli africani sub-sahariani presentano Dna (ad oggi) esclusivamente sapiens.
    Questo per dirti che le razze umane esistono, anche se ovviamente queste differenze genetiche sono meno importanti degli apporti culturali e ambientali che separano i diversi gruppi etnici.

  • mincuo

    Può darsi che “come è noto” non esistano: Sta di fatto che in Israele sei ebreo se sei figlio di madre ebrea, mentre se sei un convertito alll’ebraismo (che è un fatto religioso) non sei ebreo. E anzi per l’halakha hai pure un nome diverso. E posso enumerare i casi respinti, per le Legge del Ritorno. Quindi io dico che ebraismo è un entno religione con buona pace di Cavalli Sforza che non è l’unico esistente nell’orbe terracquea.

  • Tonguessy

    Fammi capire: Cavalli Sforza sarebbe un “mondialista” perchè si batte contro i fanatismi razziali (la presunta superiorità di una razza rispetto ad altre)? Vogliamo tornare quindi all’idea che esista una razza superiore (sia essa di varia colorazione religiosa, ma rigorosamente bianca, magari con capelli biondi e occhi azzurri)?
    Riguardo a quanto dici: non sono un esperto in materia, quello che so è che il nostro patrimonio genetico “dista” pochissimi geni da quello di uno scimpanzè (200 geni, dicono). Ora non so a quali fonti tu faccia riferimento sulla differenziazione che citi (denisoviani vs sapiens).
    Cito Cavalli Sforza:
    “Le differenze genetiche tra le popolazioni infatti sono molto modeste. Non c’è stato tempo né motivo per creare grosse differenze genetiche nei 60mila anni in cui una singola, piccola popolazione africana si è diffusa in tutto il mondo. Le grandi differenze sono tra individui mentre quelle tra popolazioni sono una piccola percentuale. Cose superficiali come la forma del corpo, il colore della pelle, che rispondono a necessità ambientali. Ciò che conta quindi non sono le novità biologiche, cioè le mutazioni genetiche, ma le novità culturali, cioè le invenzioni che hanno cambiato profondamanete la nostra vita. Ecco perché l’evoluzione culturale determina l’evoluzione genetica”.
    http://www.meltingpot.org/articolo14584.html

  • tania

    Ma tu e lo Stato d’Israele potete credere a quello che volete , ma non riuscirete mai a dimostrare il vostro postulato della “etno-religione” . A meno che non forniate prima una definizione di “etnia” , e non riusciste poi ad argomentare che un napoletano di fede ebraica appartenga alla stesso “etnia” dei falasha o dei sefarditi eccetera ( anch’essi di religione ebraica ) .

  • tuccia

    No. Io non ho detto che Cavalli Sforza è un mondialista. Ho detto che la sua idea è stata tale (ed è, a mio avviso, stata sfruttata in questo senso nella costruzione del pensiero comune). Infatti, l’idea che Cavalli Sforza ha “propagandato”, e con lui quasi tutta la comunità scientifica, è un’idea a carattere mondialista, che è servita prima a demolire lo spesso gretto multiregionalismo razzista/nazionalista e contestualmente ha gettato le basi per un pensiero globalizzante e in un certo senso massificante.

    Fondamentalmente quello che dico che, anche per distruggere i fondamenti teorici del razzismo, si è spinta la teoria out-of-africa, con un’unica specie e un unico momento evolutivo, fino a poco fa propagandata come l’unica verità assoluta (tuttavia lo studio genetico che ha permesso di avallare definitivamente questa teoria, effettuato nell’84 mi pare, è stato recentemente riletto e fortemente criticato).
    Tuttavia, dal 2008/2009 studi genetici (mentre prima si avevano solo ipotesi scheletriche) hanno dimostrato che il percorso evolutivo della nostra specie non è stato lineare ed unico come si pensasse, ma è stato differenziato nel tempo e nello spazio ed ha visto compartecipare alla formazione della nostra specie anche specie di uomini locali (neandertal, denisoviani e, forse, erectus).

    In conclusione non siamo tutti uguali, e non solo per adattamenti culturali (come la tolleranza al lattosio) o fenotipici (colore della pelle).

  • BaronCorvo

    Perché stai giocando sulla semantica di un vocabolo inappropriato, “etnia”: Usi questa parola per significare qualcosa che è quello ma che è anche altro e restringendo capziosamente il campo a quel preciso vocabolo riesci a mascherare una parte del concetto che si cerca di definire.
    Gli ebrei, come l’aristocrazia europea, come le caste indiane basano la loro appartenenza sulla discendenza genitoriale (matrilineare per gli ebrei); già qui si comincia a operare una di queste “confusioni intenzionali” dicendo che si tratta di un concetto identico a quello di ius sanguinis per la nazionalità, il che è evidentemente falso.
    Ma la cosa pazzesca è che il nascere da madre ebrea non soltanto rende “ebrei” ma anche “di religione ebraica” il che NELLA PRATICA porta necessariamente a una mentalità di tipo discriminatorio (non troppo diversa da quella uguale e contraria dell’ “inclusività forzata” dei cristiani, incrementata però dalla questione della discendenza di sangue che nei cristiani esiste in modo molto più “annacquato”).

    Mincuo parla giustamente di “etnia religiosa” e non è l’unico; io invece ritengo che tecnicamente si tratti più che altro di una “casta”.

  • tania

    Certo che l’appartenza genitoriale è decisiva , e come sappiamo non è una peculiarità ebraica o cattolica , ma anche islamica , hindu eccetera . Ma questo non fa di una fede un’etnia ( sia che a questo termine gli si attribuisca un significato razzista simile allo ius sanguinis , sia che gli si attribuisca un significato culturale ) . Non solo perchè , indipendentemente dalla discendenza genitoriale , puoi decidere di smettere di credere a quella fede , ma anche perchè dovresti dimostrare il quesito che ho posto sopra a mincuo .

  • BaronCorvo

    No scusa, se impasticci è inutile…
    Lo “ius sanguinis” non è minimamente razzista; poi tutto può diventare funzione di identificazione/esclusione ma in quanto “ius” è una cosa diversissima dalla discendenza matrilineare e religiosa degli ebrei (o patrilineare dell’aristocrazia etc etc).
    Inoltre ti ho appena cercato di spiegare che (appunto) il problema è nella parola “etnia” che viene usata abusivamente.
    E’ ovvio che se usi “etnia” come un antropologo, confrontandoti con certi problemi come l’ebraismo arrivi a delle aporie insolubili. Chiaro?
    E ancora: nessuno dice minimamente che questo tipo di appartenenza/discendenza/religione sia un carattere esclusivo degli ebrei; quindi ci sono i nobili, gli altri che hai citato tu, i Parsi e via dicendo.
    Il punto è che tutti (tutti) questi gruppi si fondano IN PRIMIS non tanto sulla loro appartenenza ma sull’esclusione o “non riconoscimento” degli altri (stessa cosa uguale e contraria per i cristiani che parlano di inclusione forzata); attualmente gli ebrei si sono guadagnati una posizione di “paria superiori” e stanno rivelando in pieno tutto il contenuto di razzismo e insofferenza del “diverso” connaturato A TUTTI I GRUPPI E RELIGIONI DEL GENERE, IN PARTICOLAR MODO LE TRE MONOTEISTE CHE SONO LA ROVINA DELL’UMANITA’.
    Per mantenere questa posizione di privilegio una delle strategie è appunto quella di IMPEDIRE di parlare dell’essenza dell’ebraismo; tu stessa stai smontando qualsiasi definizione proprio per rendere impossibile il discorso che, come insegna Orwell, comincia dalle parole adatte a definire i concetti. Senza parole il concetto non esiste.
    Invece è molto semplice: l’ebraismo è fenomenologicamente una “casta”.

    Molti ebrei fortunatamente riescono a essere ebrei senza cadere nella follia estremista denunciata da Odifreddi ma purtroppo in questo momento storico stanno prevalendo i pazzi furiosi, sia fra gli ebrei che fra i musulmani.
    Sarebbe una buona abolire le religioni monoteiste…

  • tania

    Porta pazienza , ma ora faccio fatica a capire quale sia l’argomento . Perchè io e Mincuo stavamo discutendo sulla definizione di ebraismo . Mincuo sostiene la tesi sionista , quella dell’ “etno-religione”. Per me invece è una tesi mistificatoria e ho provato a motivare . E aggiungo che quella sionista è una tesi palesemente antiebraica oltre che antisemita . Ora , se la questione che tu poni è invece un’altra , e cioè che gli ebrei si siano guadagnati una posizione di “paria superiori” con tanto di razzismo eccetera , ti rispondo che non è vero . Noam Chomsky , Ilan Pappe e tantissime altre persone di fede ebraica non potrei definirle così nemmeno sotto tortura e per me i Sionisti sono antiebraici . Va bè .. si sono aperti un po’ troppi argomenti . Ascolta , facciamo così : provo a sintetizzarti il mio pensiero sul Sionismo e vediamo se troviamo un punto di contatto . Il Sionismo è un nazionalismo razzista/identitario e colonialista , strettamente laico ( che strumentalizza la fede ebraica , che come sappiamo parla di un “ritorno a Sion” da un punto di vista meramente spirituale )…funzionale agli interessi capitalistici occidentali in MedioOriente : il braccio armato del capitalismo occidentale in MedioOriente . Il Sionismo ( come ci insegnano i suoi padri , da T.Herzl a V.Jabotinskij , a D. Ben-Gurion ) , si può legittimare/giustificare solamente nelle logiche dei rapporti di forza in termini di arroccamento come ogni altro nazionalismo . Nel loro caso quindi alimentando mediaticamente un perfetto speculare e a loro funzionale antiebraismo ( tutte i deliri fascistoidi sul “complotto degli ebrei” ad esempio ) ( E , sempre nella stessa ottica , non per niente gli ultimi sopravvissuti militanti del FPLP sono nelle carceri sioniste , mentre Israele ha sempre contemporaneamente alimentato e finanziato settarismi e fondamentalismi islamici .. perfettamente funzionali e speculari al loro nazionalismo )

  • BaronCorvo

    E’ ovvio che gli ebrei NON sono tutti uguali, no? E’ ovvio che una religione può essere interpretata in un modo “umano” e in un altro integralista, vale per tutte le fedi. Ora tra gli ebrei quelli che hanno preso il sopravvento sono gli integralisti e i moderati pronti a convivere pacificamente col mondo vengono isolati e a volte messi all’indice come Moni Ovadia al quale sono state rivolte delle scritte poco simpatiche sui muri del ghetto di Roma.
    In questo contesto “sta vincendo” proprio la visione estremista del tipo “etnico religioso” (a mio personale avviso tecnicamente, in termini antropologici e considerando la diffusione della “diaspora”, è più una “casta”); questa visione in effetti tradisce quella più umana dell’ebraismo ma non mi pare che si possa dire che ne tradisca l’autentica religiosità; intendo dire, e mi ripeto, che la “religiosità” è sempre neutra e ambivalente quando si viene ai rapporti con “l’altro” per cui a seconda della situazione storica si tende da una parte o dall’altra.
    Oggi nell’ambito della comunità ebraica in Israele e un po’ meno nella diaspora prevale purtroppo l’integralismo aggressivo e razzista che, come dici giustamente tu, diventa funzionale a un disegno politico; dire però che questo disegno è prettamente laico o addirittura in qualche modo “extra ebraico” mi sembra un’interpretazione buonista a tutti i costi (sia chiaro che metto sullo stesso piano critico tutte e tre le religioni monoteistiche, ma attualmente la posizione di forza ce l’ha una sola)

  • tania

    Guarda , qui ci troviamo di fronte uno spettacolo di questo tipo : tra i maggiori sostenitori del nazismo Israeliano abbiamo la destra cristiana protestante USA ( i cosiddetti teo-cons , zoccolo duro dei cosiddetti neo-cons , poichè , secondo la loro teologia , il regno di Cristo sulla terra potrà instaurarsi solo dopo la ricostruzione dell’Israele storico in Palestina ) ; poi abbiamo i fondamentalismi islamici , come Hamas , che sono stati finanziati da Israele per sconfiggere il laicismo socialista di Arafat e del FPLP , il tutto in funzione al nazionalismo identitario sionista ; poi abbiamo i nazisti di ogni latitudine che dipingono l’ebraismo come se fosse una razza e alimentano l’antiebraismo , ovviamente sempre allineati e funzionali al nazionalismo identitario sionista ; i padri fondatori del Sionismo erano tutti laici e il Sionismo senza antiebraismo non esisterebbe , si legittima sull’antiebraismo ( “l’antiebraismo cresce ed io con esso” , diceva T.Herzl ) . Credo abbia sintizzato molto bene il rabbino Leibele Weisfisch : “Il Nazismo ha distrutto il giudaismo fisicamente, il Sionismo l’ha distrutto spiritualmente”. Essere anti-sionisti dovrebbe essere un obbligo prima di tutto per le persone realmente di fede ebraica .

  • BaronCorvo

    Brava! Vaglielo a dire a Fiamma Nirenstein.

  • Tonguessy

    Penso che siamo tutti d’accordo su quello che scrivi. Il mio problema, al di là delle interessanti precisazioni offerte su Cavalli Sforza e genetica, è capire come mai il termine etnia (termine che ormai è andato a sostituire quello di razza, radice di razzismo) sia visto come una cosa riprovevole. Etnia= gruppo sociale, con proprie aspirazioni, spiritualità, valori , economie e modi di relazionarsi. Sono d’accordo con BaronCorvo che attualmente i Moni Ovadia, Chomsky, Finkelstein e via dicendo sono una sparuta (leggi irrilevante) minoranza all’interno dell’etnia di cui tratta l’articolo. Sono invece in posizione dominante le varie Fiamma Nierenstein, Kissinger e via così. Cioè, per dirla con i tuoi termini, il Sionismo ha vinto sull’ebraismo. E sono entrambe manifestazioni di quell’etnia. O, parafrasando il mio intervento, le questioni economiche hanno avuto la meglio sulle questioni umane, e si preferisce (non solo in Palestina, purtroppo) dare retta ai soldi e al loro accumulo piuttosto che dare retta al buon senso e vivere in pace con il mondo.

  • tania

    Il termine “etnia” è mistificatorio quando lo si intende come “origine etnica” , come ceppo originario distinto di una determinata comunità . In questo caso è un’invenzione , ed è palese propaganda reazionaria . Invece sostenere che ne so , che gli hidalgos spagnoli avevano peculiarità diverse dai mercanti olandesi .. Ecco questa è un’analisi socio culturale legittima , doverosa eccetera … Ma è tutt’altro discorso rispetto ai deliri sull’ “origini etniche” di una determinata comunità .

  • AlbionDoesNotSingAnymore

    Verissimo, israele ha creato e finanziato il movimento fondamentalista islamico hamas per sconfiggere l’OLP guidata dal leader Socialista laico e nazionalista panarabo Yasser Arafat, nipote del “nazista” Muhammad Amin al-Husseini, Gran Muftì di Gerusalemme, suo zio e guida spirituale. Se non ricordo male fu proprio grazie al sabotaggio attuato da hamas che israele riuscì a far saltare gli accordi di camp david.

  • BaronCorvo

    Sicuramente Israele ha aiutato Hamas nel primo periodo come risulta da questo report dei servizi segreti sudafricani.

    The Israeli government used the HAMAS to undermine those arguing for negotiations between Israel and the PLO
    http://cryptome.org/za-hamas.htm