PERCHE' ISRAELE ATTACCA DI NUOVO LA STRISCIA DI GAZA ?

PERCHE' ISRAELE ATTACCA DI NUOVO LA STRISCIA DI GAZA ?

DI GAETANO COLONNA

clarissa.it

Per chi si occupa di Medio Oriente, l'impressione è che la nuova offensiva israeliana contro Gaza non ha come scopo reale quello che le forze armate ed il governo israeliano stanno dichiarando con enfasi e che i media occidentali accettano con grande naturalezza.

Israele è infatti oggi assai meglio protetto contro i missili di quanto lo sia mai stato in precedenza: l'installazione del sistema anti-missile Iron Dome ha fornito allo Stato ebraico un ulteriore potenziamento dei propri sistemi di difesa passiva. Anche per questo, il rischio effettivo costituito dal lancio dei razzi dalla Striscia di Gaza non si è mai tradotto in un pericolo strategico per Israele, com'è dimostrato dal numero delle vittime: 21 israeliani uccisi in totale negli ultimi undici anni, rispetto agli oltre 2.300 Palestinesi uccisi nello stesso periodo.

D'altra parte Israele, dalla fine dell'operazione Piombo Fuso del dicembre di quattro anni fa, ha sempre esercitato con estrema durezza il suo controllo militare nell'area, intervenendo costantemente con sanguinosi attacchi, più o meno mirati, contro gli uomini di Hamas e delle altre fazioni, come avvenuto il 22 e 23 ottobre scorsi (7 vittime fra i palestinesi), il 10 settembre scorso (4 palestinesi uccisi) e il 5 agosto scorso (1 palestinese ucciso).

Hamed Jabari stava trattando?



Ma c'è qualcosa che non convince anche nell'episodio che ha dato inizio all'offensiva, l'uccisione dell'uomo forte di Hamas a Gaza, quell'Hamed Jabari che i media di tutto il mondo si sono affrettati a presentare, sulla scorta di quanto dichiaravano i portavoce delle forze armate israeliane, il capo militare di Hamas. In realtà, una voce non sospetta, il giornale israeliano Haaretz, riportava lo scorso 15 novembre le dichiarazioni di Gershon Baskin, un pacifista israeliano che ha partecipato alle trattative per il rilascio del soldato Gilad Shalid: secondo Baskin, Jabari era al centro di contatti con Israele, mediati dall'Egitto, tanto che avrebbe ricevuto, poche ore prima di essere ucciso, la bozza di un accordo di tregua permanente, "che comprendeva i meccanismi per mantenere il cessate-il-fuoco anche nel caso di una recrudescenza di ostilità fra Israele e le diverse fazioni palestinesi nella Striscia di Gaza".

Addirittura, secondo la dettagliata ricostruzione che Baskin ha fatto ad Haaretz della trattativa in corso, Jabari sarebbe stato pronto a questo accordo sulla base della considerazione della crescente inutilità del lancio di razzi contro Israele.


Che potesse esserci in corso una qualche forma di trattativa, d'altra parte, lo si potrebbe anche dedurre dalla visita, lo scorso 23 ottobre, dell'emiro del Qatar Hamad bin Khalifa, il primo capo di Stato di un paese arabo a venire a visitare la Striscia di Gaza ed il governo di Hamas, con l'ovvio consenso dello Stato ebraico, dato che, non possiamo dimenticarlo, la Striscia di Gaza si trova dal punto di vista internazionale tuttora sotto occupazione israeliana, nonostante il ritiro delle truppe occupanti avvenuto nel 2005: ricorda infatti Gilles Paris su Le Monde che Israele "continua a controllare la stragrande maggioranza delle frontiere terrestri, la totalità della linea costiera (con uno spazio minimo lasciato alla pesca autorizzata) e la totalità dello spazio aereo" della Striscia.


Il fatto che Israele abbia permesso questo tutto sommato storico avvenimento, d'altra parte, fa pensare che l'emiro, sicuramente non sospetto di simpatie per l'Iran, avesse per obiettivo anche quello di accrescere il peso politico delle forze arabe anti-shiite a Gaza, in coerenza con quanto sta avvenendo in tutta l'area intorno ad Israele, Egitto e Libano in primo luogo.


Ma il clima generale mostrava altri sintomi interessanti, tra i quali giganteggia, per quanto trascuratissima dai media, la dichiarazione del 6 novembre scorso di Abu Mazen, come si sa presidente dell'Autorità Palestinese, che conteneva una ancor più storica apertura sulla questione del "diritto al ritorno" dei palestinesi, l'affermazione che sarebbe tornato nella sua città natale, Safed, da turista: un'apertura davvero ampia nel momento in cui, lo stesso giorno, Israele apriva invece le gare d'appalto per la costruzione di altri 1.200 alloggi negli insediamenti dei coloni israeliani a Gerusalemme est.

Israele deve impedire la pace in Medio Oriente

Difficile credere quindi che la preoccupazione israeliana sia rivolta alla minaccia dei razzi di Hamas. Come sempre, a nostro avviso, come già avvenuto nel dicembre 2008, lo scopo dello Stato ebraico è quella di evitare che si arrivi ad una definizione pacifica dei contenziosi che si vanno accumulando come non mai negli ultimi venti anni in Medio Oriente, per salvaguardare esclusivamente gli interessi strategici dello Stato ebraico, che oggi sono soprattutto due: evitare il completamento del processo di pace di Oslo, che Israele considera superato dai fatti, soprattutto in presenza di un fronte politico palestinese dilaniato dalla lotta fra Hamas e Olp; chiudere i conti con la questione iraniana.
Non a caso, quindi, Israele colpisce in Palestina subito dopo la rielezioni di Obama, costringendo il presidente americano ad un immediato appoggio alla propria politica di "auto-difesa" che si traduce nella ripresa di violazioni gravissime del diritto internazionale, dati gli effetti di questa nuova operazione di guerra sulla popolazione civile della Striscia di Gaza, già ridotta in condizioni inimmaginabili dal conflitto del 2008. Così facendo, si spazza via non solo qualsiasi possibilità di mediazione con Hamas, ma anche di concedere un sia pur minimo spazio diplomatico all'Egitto di Morsi o ai Paesi arabi reazionari del Golfo. La prospettiva dei due Stati, l'interruzione della politica degli insediamenti nella Cisgiordania, la questione di Gerusalemme e quella, già ricordata, del "diritto al ritorno" vengono una volta ancora travolte da una nuova operazione israeliana.


Ma la questione dell'Iran, rimane quella centrale. L'Iran è in situazione estremamente difficile, per la perdita dell'ultimo alleato possibile, la Siria di Assad, alla cui guerra civile si collega anzi il rischio di un coinvolgimento in una "libanizzazione" che si estenderebbe dalla costa mediterranea al confine della Persia, con uno stillicidio di forze che non potrebbe recare alcun beneficio al regime degli ayatollah. L'Iran è in crisi interna, come dimostra il recente durissimo scambio di lettere fra il presidente Mahmoud Ahmadinejad ed il capo del potere giudiziario Sadegh Larijani, una disputa in cui Ahmadinejad ha finito per attaccare apertamente la stessa guida suprema, Ali Khamenei (che ha preso le parti di Larijani), rilevando, non a torto, che mentre Ahmadinejad è stato "eletto dal popolo", Khamenei no - un attacco che evidenzia la diversa concezione politica di fondo delle due massime autorità iraniane. L'Iran è poi in crisi dal punto di vista economico, poiché la sua moneta, il rial, ha perso in un anno il 75% del suo valore, come hanno evidenziato le preoccupate dichiarazioni di molti esponenti religiosi ed economici iraniani ai primi di ottobre che hanno accusato l'Occidente di condurre una vera e propria guerra economica contro il Paese.




Kissinger, Obama e Pillar of Defense

Sono le ragioni che possono spiegare il tentativo iraniano di aprire una trattativa diretta con gli Usa, di cui la stampa statunitense ha dato notizie fin dallo scorso 20 ottobre. Una prospettiva di cui si è da ultimo occupato Henry Kissinger sul Washington Post del 16 novembre, in un articolo diretto al neo-eletto presidente Obama nel quale definiva quella iraniana la "questione più urgente che il presidente deve affrontare". Kissinger conclude in maniera molto chiara: "Perché negoziare con un paese che ha dimostrato una tale ostilità ed evasività? Proprio perché la situazione è così tesa. La diplomazia può ottenere come risultato un accordo accettabile. Oppure il suo fallimento mobiliterà il popolo americano ed il mondo, rendendo chiare o le cause di una escalation della crisi fino al livello di una pressione militare, oppure quelle di una sostanziale acquiescenza al programma nucleare iraniano. Qualunque sia il risultato, esso esigerà la volontà di guardare fino in fondo alle sue implicazioni finali. Non ci possiamo permettere un altro disastro strategico".


Precisamente nelle parole di Kissinger risiede a nostro avviso la motivazione della nuova iniziativa militare di Israele: chiudere il varco a qualsiasi trattativa per una sistemazione stabile del Medio Oriente, mantenere alta la tensione sul problema iraniano e, forse, creare le pre-condizioni per quella "escalation della crisi fino al livello di una pressione militare" di cui parla l'ex-segretario di stato americano. Basta poco, in un nuovo clima di guerra come quello che Israele ha aperto in Palestina, perché si aprano possibilità di chiudere anche la partita iraniana: potrebbe essere il nuovo rapporto dell'AIEA, sul quale filtrano indiscrezioni che avvalorano le analisi israeliane di poche settimane perché l'Iran arrivi alla capacità di produrre materiale fissile di uso militare; basta che un nuovo drone, come avvenuto qualche settimana fa, sorvoli i cieli israeliani; basta un'intensificazione della tensione al confine con il Libano, o con la Siria.


Una cosa per noi è certa: non sono i missili di Hamas, l'obiettivo di questa campagna. Per questo, bisognerà prenderla molto sul serio, più di quanto non stiano facendo i media occidentali.

Gaetano Colonna

Fonte: www.clarissa.it

Link: http://www.clarissa.it/editoriale_n1855/Perche-Israele-attacca-di-nuovo-la-Striscia-di-Gaza

18.11.2012

Commenti (37)

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    1. BaronCorvo 20 novembre 2012

      Sicuramente Israele ha aiutato Hamas nel primo periodo come risulta da questo report dei servizi segreti sudafricani.

      The Israeli government used the HAMAS to undermine those arguing for negotiations between Israel and the PLO

      http://cryptome.org/za-hamas.htm

    1. AlbionDoesNotSingAnymore 20 novembre 2012

      Verissimo, israele ha creato e finanziato il movimento fondamentalista islamico hamas per sconfiggere l'OLP guidata dal leader Socialista laico e nazionalista panarabo Yasser Arafat, nipote del "nazista" Muhammad Amin al-Husseini, Gran Muftì di Gerusalemme, suo zio e guida spirituale. Se non ricordo male fu proprio grazie al sabotaggio attuato da hamas che israele riuscì a far saltare gli accordi di camp david.

    1. tania 20 novembre 2012

      Il termine “etnia” è mistificatorio quando lo si intende come “origine etnica” , come ceppo originario distinto di una determinata comunità . In questo caso è un’invenzione , ed è palese propaganda reazionaria . Invece sostenere che ne so , che gli hidalgos spagnoli avevano peculiarità diverse dai mercanti olandesi .. Ecco questa è un’analisi socio culturale legittima , doverosa eccetera … Ma è tutt'altro discorso rispetto ai deliri sull’ “origini etniche” di una determinata comunità .

    1. Tonguessy 20 novembre 2012

      Penso che siamo tutti d'accordo su quello che scrivi. Il mio problema, al di là delle interessanti precisazioni offerte su Cavalli Sforza e genetica, è capire come mai il termine etnia (termine che ormai è andato a sostituire quello di razza, radice di razzismo) sia visto come una cosa riprovevole. Etnia= gruppo sociale, con proprie aspirazioni, spiritualità, valori , economie e modi di relazionarsi. Sono d'accordo con BaronCorvo che attualmente i Moni Ovadia, Chomsky, Finkelstein e via dicendo sono una sparuta (leggi irrilevante) minoranza all'interno dell'etnia di cui tratta l'articolo. Sono invece in posizione dominante le varie Fiamma Nierenstein, Kissinger e via così. Cioè, per dirla con i tuoi termini, il Sionismo ha vinto sull'ebraismo. E sono entrambe manifestazioni di quell'etnia. O, parafrasando il mio intervento, le questioni economiche hanno avuto la meglio sulle questioni umane, e si preferisce (non solo in Palestina, purtroppo) dare retta ai soldi e al loro accumulo piuttosto che dare retta al buon senso e vivere in pace con il mondo.

    1. BaronCorvo 20 novembre 2012

      Brava! Vaglielo a dire a Fiamma Nirenstein.

    1. tania 20 novembre 2012

      Guarda , qui ci troviamo di fronte uno spettacolo di questo tipo : tra i maggiori sostenitori del nazismo Israeliano abbiamo la destra cristiana protestante USA ( i cosiddetti teo-cons , zoccolo duro dei cosiddetti neo-cons , poichè , secondo la loro teologia , il regno di Cristo sulla terra potrà instaurarsi solo dopo la ricostruzione dell’Israele storico in Palestina ) ; poi abbiamo i fondamentalismi islamici , come Hamas , che sono stati finanziati da Israele per sconfiggere il laicismo socialista di Arafat e del FPLP , il tutto in funzione al nazionalismo identitario sionista ; poi abbiamo i nazisti di ogni latitudine che dipingono l’ebraismo come se fosse una razza e alimentano l’antiebraismo , ovviamente sempre allineati e funzionali al nazionalismo identitario sionista ; i padri fondatori del Sionismo erano tutti laici e il Sionismo senza antiebraismo non esisterebbe , si legittima sull’antiebraismo ( “l’antiebraismo cresce ed io con esso” , diceva T.Herzl ) . Credo abbia sintizzato molto bene il rabbino Leibele Weisfisch : "Il Nazismo ha distrutto il giudaismo fisicamente, il Sionismo l'ha distrutto spiritualmente". Essere anti-sionisti dovrebbe essere un obbligo prima di tutto per le persone realmente di fede ebraica .

    1. BaronCorvo 20 novembre 2012

      E' ovvio che gli ebrei NON sono tutti uguali, no? E' ovvio che una religione può essere interpretata in un modo "umano" e in un altro integralista, vale per tutte le fedi. Ora tra gli ebrei quelli che hanno preso il sopravvento sono gli integralisti e i moderati pronti a convivere pacificamente col mondo vengono isolati e a volte messi all'indice come Moni Ovadia al quale sono state rivolte delle scritte poco simpatiche sui muri del ghetto di Roma.

      In questo contesto "sta vincendo" proprio la visione estremista del tipo "etnico religioso" (a mio personale avviso tecnicamente, in termini antropologici e considerando la diffusione della "diaspora", è più una "casta"); questa visione in effetti tradisce quella più umana dell'ebraismo ma non mi pare che si possa dire che ne tradisca l'autentica religiosità; intendo dire, e mi ripeto, che la "religiosità" è sempre neutra e ambivalente quando si viene ai rapporti con "l'altro" per cui a seconda della situazione storica si tende da una parte o dall'altra.

      Oggi nell'ambito della comunità ebraica in Israele e un po' meno nella diaspora prevale purtroppo l'integralismo aggressivo e razzista che, come dici giustamente tu, diventa funzionale a un disegno politico; dire però che questo disegno è prettamente laico o addirittura in qualche modo "extra ebraico" mi sembra un'interpretazione buonista a tutti i costi (sia chiaro che metto sullo stesso piano critico tutte e tre le religioni monoteistiche, ma attualmente la posizione di forza ce l'ha una sola)

    1. tania 20 novembre 2012

      Porta pazienza , ma ora faccio fatica a capire quale sia l'argomento . Perchè io e Mincuo stavamo discutendo sulla definizione di ebraismo . Mincuo sostiene la tesi sionista , quella dell' "etno-religione". Per me invece è una tesi mistificatoria e ho provato a motivare . E aggiungo che quella sionista è una tesi palesemente antiebraica oltre che antisemita . Ora , se la questione che tu poni è invece un’altra , e cioè che gli ebrei si siano guadagnati una posizione di “paria superiori” con tanto di razzismo eccetera , ti rispondo che non è vero . Noam Chomsky , Ilan Pappe e tantissime altre persone di fede ebraica non potrei definirle così nemmeno sotto tortura e per me i Sionisti sono antiebraici . Va bè .. si sono aperti un po’ troppi argomenti . Ascolta , facciamo così : provo a sintetizzarti il mio pensiero sul Sionismo e vediamo se troviamo un punto di contatto . Il Sionismo è un nazionalismo razzista/identitario e colonialista , strettamente laico ( che strumentalizza la fede ebraica , che come sappiamo parla di un “ritorno a Sion” da un punto di vista meramente spirituale )…funzionale agli interessi capitalistici occidentali in MedioOriente : il braccio armato del capitalismo occidentale in MedioOriente . Il Sionismo ( come ci insegnano i suoi padri , da T.Herzl a V.Jabotinskij , a D. Ben-Gurion ) , si può legittimare/giustificare solamente nelle logiche dei rapporti di forza in termini di arroccamento come ogni altro nazionalismo . Nel loro caso quindi alimentando mediaticamente un perfetto speculare e a loro funzionale antiebraismo ( tutte i deliri fascistoidi sul "complotto degli ebrei" ad esempio ) ( E , sempre nella stessa ottica , non per niente gli ultimi sopravvissuti militanti del FPLP sono nelle carceri sioniste , mentre Israele ha sempre contemporaneamente alimentato e finanziato settarismi e fondamentalismi islamici .. perfettamente funzionali e speculari al loro nazionalismo )

    1. BaronCorvo 20 novembre 2012

      No scusa, se impasticci è inutile...

      Lo "ius sanguinis" non è minimamente razzista; poi tutto può diventare funzione di identificazione/esclusione ma in quanto "ius" è una cosa diversissima dalla discendenza matrilineare e religiosa degli ebrei (o patrilineare dell'aristocrazia etc etc).

      Inoltre ti ho appena cercato di spiegare che (appunto) il problema è nella parola "etnia" che viene usata abusivamente.

      E' ovvio che se usi "etnia" come un antropologo, confrontandoti con certi problemi come l'ebraismo arrivi a delle aporie insolubili. Chiaro?

      E ancora: nessuno dice minimamente che questo tipo di appartenenza/discendenza/religione sia un carattere esclusivo degli ebrei; quindi ci sono i nobili, gli altri che hai citato tu, i Parsi e via dicendo.

      Il punto è che tutti (tutti) questi gruppi si fondano IN PRIMIS non tanto sulla loro appartenenza ma sull'esclusione o "non riconoscimento" degli altri (stessa cosa uguale e contraria per i cristiani che parlano di inclusione forzata); attualmente gli ebrei si sono guadagnati una posizione di "paria superiori" e stanno rivelando in pieno tutto il contenuto di razzismo e insofferenza del "diverso" connaturato A TUTTI I GRUPPI E RELIGIONI DEL GENERE, IN PARTICOLAR MODO LE TRE MONOTEISTE CHE SONO LA ROVINA DELL'UMANITA'.

      Per mantenere questa posizione di privilegio una delle strategie è appunto quella di IMPEDIRE di parlare dell'essenza dell'ebraismo; tu stessa stai smontando qualsiasi definizione proprio per rendere impossibile il discorso che, come insegna Orwell, comincia dalle parole adatte a definire i concetti. Senza parole il concetto non esiste.

      Invece è molto semplice: l'ebraismo è fenomenologicamente una "casta".


      Molti ebrei fortunatamente riescono a essere ebrei senza cadere nella follia estremista denunciata da Odifreddi ma purtroppo in questo momento storico stanno prevalendo i pazzi furiosi, sia fra gli ebrei che fra i musulmani.

      Sarebbe una buona abolire le religioni monoteiste...

    1. tania 20 novembre 2012

      Certo che l'appartenza genitoriale è decisiva , e come sappiamo non è una peculiarità ebraica o cattolica , ma anche islamica , hindu eccetera . Ma questo non fa di una fede un'etnia ( sia che a questo termine gli si attribuisca un significato razzista simile allo ius sanguinis , sia che gli si attribuisca un significato culturale ) . Non solo perchè , indipendentemente dalla discendenza genitoriale , puoi decidere di smettere di credere a quella fede , ma anche perchè dovresti dimostrare il quesito che ho posto sopra a mincuo .

    1. BaronCorvo 20 novembre 2012

      Perché stai giocando sulla semantica di un vocabolo inappropriato, "etnia": Usi questa parola per significare qualcosa che è quello ma che è anche altro e restringendo capziosamente il campo a quel preciso vocabolo riesci a mascherare una parte del concetto che si cerca di definire.

      Gli ebrei, come l'aristocrazia europea, come le caste indiane basano la loro appartenenza sulla discendenza genitoriale (matrilineare per gli ebrei); già qui si comincia a operare una di queste "confusioni intenzionali" dicendo che si tratta di un concetto identico a quello di ius sanguinis per la nazionalità, il che è evidentemente falso.

      Ma la cosa pazzesca è che il nascere da madre ebrea non soltanto rende "ebrei" ma anche "di religione ebraica" il che NELLA PRATICA porta necessariamente a una mentalità di tipo discriminatorio (non troppo diversa da quella uguale e contraria dell' "inclusività forzata" dei cristiani, incrementata però dalla questione della discendenza di sangue che nei cristiani esiste in modo molto più "annacquato").

      Mincuo parla giustamente di "etnia religiosa" e non è l'unico; io invece ritengo che tecnicamente si tratti più che altro di una "casta".

    1. tuccia 20 novembre 2012

      No. Io non ho detto che Cavalli Sforza è un mondialista. Ho detto che la sua idea è stata tale (ed è, a mio avviso, stata sfruttata in questo senso nella costruzione del pensiero comune). Infatti, l'idea che Cavalli Sforza ha "propagandato", e con lui quasi tutta la comunità scientifica, è un'idea a carattere mondialista, che è servita prima a demolire lo spesso gretto multiregionalismo razzista/nazionalista e contestualmente ha gettato le basi per un pensiero globalizzante e in un certo senso massificante.

      Fondamentalmente quello che dico che, anche per distruggere i fondamenti teorici del razzismo, si è spinta la teoria out-of-africa, con un'unica specie e un unico momento evolutivo, fino a poco fa propagandata come l'unica verità assoluta (tuttavia lo studio genetico che ha permesso di avallare definitivamente questa teoria, effettuato nell'84 mi pare, è stato recentemente riletto e fortemente criticato).
      Tuttavia, dal 2008/2009 studi genetici (mentre prima si avevano solo ipotesi scheletriche) hanno dimostrato che il percorso evolutivo della nostra specie non è stato lineare ed unico come si pensasse, ma è stato differenziato nel tempo e nello spazio ed ha visto compartecipare alla formazione della nostra specie anche specie di uomini locali (neandertal, denisoviani e, forse, erectus).

      In conclusione non siamo tutti uguali, e non solo per adattamenti culturali (come la tolleranza al lattosio) o fenotipici (colore della pelle).

    1. tania 20 novembre 2012

      Ma tu e lo Stato d'Israele potete credere a quello che volete , ma non riuscirete mai a dimostrare il vostro postulato della "etno-religione" . A meno che non forniate prima una definizione di "etnia" , e non riusciste poi ad argomentare che un napoletano di fede ebraica appartenga alla stesso “etnia" dei falasha o dei sefarditi eccetera ( anch’essi di religione ebraica ) .

    1. Tonguessy 20 novembre 2012

      Fammi capire: Cavalli Sforza sarebbe un "mondialista" perchè si batte contro i fanatismi razziali (la presunta superiorità di una razza rispetto ad altre)? Vogliamo tornare quindi all'idea che esista una razza superiore (sia essa di varia colorazione religiosa, ma rigorosamente bianca, magari con capelli biondi e occhi azzurri)?

      Riguardo a quanto dici: non sono un esperto in materia, quello che so è che il nostro patrimonio genetico "dista" pochissimi geni da quello di uno scimpanzè (200 geni, dicono). Ora non so a quali fonti tu faccia riferimento sulla differenziazione che citi (denisoviani vs sapiens).

      Cito Cavalli Sforza:

      "Le differenze genetiche tra le popolazioni infatti sono molto modeste. Non c’è stato tempo né motivo per creare grosse differenze genetiche nei 60mila anni in cui una singola, piccola popolazione africana si è diffusa in tutto il mondo. Le grandi differenze sono tra individui mentre quelle tra popolazioni sono una piccola percentuale. Cose superficiali come la forma del corpo, il colore della pelle, che rispondono a necessità ambientali. Ciò che conta quindi non sono le novità biologiche, cioè le mutazioni genetiche, ma le novità culturali, cioè le invenzioni che hanno cambiato profondamanete la nostra vita. Ecco perché l’evoluzione culturale determina l’evoluzione genetica".

      http://www.meltingpot.org/articolo14584.html

    1. mincuo 20 novembre 2012

      Può darsi che "come è noto" non esistano: Sta di fatto che in Israele sei ebreo se sei figlio di madre ebrea, mentre se sei un convertito alll'ebraismo (che è un fatto religioso) non sei ebreo. E anzi per l'halakha hai pure un nome diverso. E posso enumerare i casi respinti, per le Legge del Ritorno. Quindi io dico che ebraismo è un entno religione con buona pace di Cavalli Sforza che non è l'unico esistente nell'orbe terracquea.

    1. tuccia 20 novembre 2012

      Ti sbagli. Il pensiero "globalista" di Cavalli Sforza, che se vogliamo fornisce i presupposti teorici al "mondialismo" e che si inserisce perfettamente nella corrente "out-of-africanista", la fautrice dello smantellamento dell'idea multiregionalista che a suo tempo aveva fornito i presupposti teorici ai colonialismi prima e ai nazionalismi poi, sta venendo decisamente superato.

      Infatti, il quadro che si viene delineando vede i vari gruppi umani che costellano la superficie terrestre non esclusivamente come i diversi frutti dell'adattamento ambientale della stessa specie, ma come il risultato di diversi percorsi evolutivi ben differenziati: ad esempio noi europei presentiamo all'interno del nostro patrimonio genetico Dna neandertaliano, mentre alcune popolazioni del sud-est asiatico presentano Dna di un'altra specie ominina (i "denisoviani"), mentre gli africani sub-sahariani presentano Dna (ad oggi) esclusivamente sapiens.
      Questo per dirti che le razze umane esistono, anche se ovviamente queste differenze genetiche sono meno importanti degli apporti culturali e ambientali che separano i diversi gruppi etnici.

    1. BaronCorvo 20 novembre 2012

      E' come dici tu. O uno fa l'esperienza diretta di queste cose o non le capisce. Ho visto molte forme di razzismo ma mai così violente non solo verso l'oggetto della discriminazione ma verso chi si permette di contraddirli sui loro deliri patologici. E lo stesso trattamento lo riservano a quelli di loro che vorrebbero superare questa impostazione basata sull'odio omicida di tutti i diversi.

    1. Tonguessy 20 novembre 2012

      Mi spiace che ci sia questo malinteso. Etnia non è nè una parolaccia nè un'offesa per gli appartenenti. Cavalli Sforza ha definitivamente buttato nell'immondizia il concetto di "razze umane". Visto che non esistono, ma esistono persone con la pelle nera, gialla, rossa, bianca e con modi di vita diversa, come li vogliamo chiamare? Pure appartenendo alla stessa razza non sono uguali.

      «La specie umana è una e diversa al tempo stesso, per cui le differenze genetiche sono meno importanti degli apporti culturali e ambientali che separano i diversi gruppi etnici». Questo dice il genetista.

      http://www.portaledibioetica.it/documenti/000606/000606.htm

    1. tania 20 novembre 2012

      Non ho letto Cavalli Sforza , ma se si esprime così lo fa in modo irresponsabile . Al suo posto , invece che parlare di “gruppi umani” diversi , parlerei di tradizioni culturali e linguistiche diverse . Comunque sul concetto convenzionale di “etnia” la parola definitiva l’ha espressa Reinhard Wenskus . Wenskus mostra come non esista l’etnia intesa come ceppo originario , ma esistano se mai i “nuclei of tradition” . I “nuclei of tradition” non hanno un’origine e una fiosionomia definibile empiricamente , ma sono perennemente in acculturazione e trasformazione .

    1. Tonguessy 20 novembre 2012

      presunte “etnie” . Le quali , come è noto , non esistono


      Cavalli-Sforza ha chiaramente dimostrato come non esistono razze ma solo etnie. I Bantù o gli Inuit non sono razze (esiste un'unica razza umana, con lo stesso patrimonio genetico) ma etnie, ovvero gruppi di umani che a seconda dell'esposizione a fattori ambientali e/o culturali assumono comportamenti e aspetti diversi. Come gli arabi-ebrei cui accenni, ben diversi dallo stereotipo che popola l'odierna Israele che Jor-el e tu stessa avete stigmatizzato.

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