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PERCHE’ I TEDESCHI SOSTENNERO HITLER

A 74 anni dalla sua decapitazione, Marinus van der Lubbe, il muratore disoccupato che fu condannato per l’incendio del Reichstag, ha ottenuto una qualche giustizia dal procuratore federale tedesco: la sua esecuzione fu illegittima in quanto risultante dalle leggi naziste “create per implementare il regime nazional-socialista permettendo abusi di concezioni basilari della giustizia”. La legge tedesca non prevedeva la condanna a morte per i piromani all’epoca, e solo un decreto d’emergenza approvato il giorno seguente e reso retroattivo condusse alla morte del muratore olandese.

Se per van der Lubbe è ormai troppo tardi per gioire della decisione, può, e deve comunque essere uno stimolo a riflettere sull’abitudine dello stato di creare emergenze per impadronirsi di poteri assoluti e perseguire i suoi scopi criminosi con il consenso del popolo, ed è al contempo un’occasione per ricordare quei pochi che ebbero il coraggio di opporsi al regime nazista mettendo in gioco la propria vita.

Per favorire tale riflessione, ricca di paralleli attualissimi, ho pensato di tradurre – in due parti – un ottimo articolo del marzo 2007 di Jacob G. Hornberger, fondatore e presidente della fondazione The Future of Freedom.

La voce del Gongoro

DI JACOB G. HORNBERGER
fff.org

A lungo mi ha intrigato il perché la gente tedesca avesse sostenuto Adolf Hitler ed il suo regime nazista. Dopo tutto, ad ogni scolaro in America viene insegnato che Hitler ed i suoi gruppi nazisti erano l’epitome stessa della malvagità. Come poterono i normali cittadini tedeschi sostenere gente di natura così ovviamente mostruosa?

Ci fu un gruppo notevole di giovani che si opposero alla marea nazista, conosciuti come la Rosa Bianca. Condotto da Hans e da Sophie Scholl, un fratello e una sorella tedeschi studenti all’università di Monaco di Baviera, la Rosa bianca era formata da studenti e da un professore universitari che rischiarono le loro vite per far circolare degli opuscoli anti-governativi durante la seconda guerra mondiale. Il loro arresto e processo sono stati descritti nel film tedesco Sophie Scholl – Gli ultimi giorni, che recentemente è stato distribuito su DVD negli Stati Uniti.

Di tutti i saggi sulla libertà che ho scritto durante gli scorsi 20 anni, il mio favorito è “La Rosa bianca: una lezione di dissenso”, che mi compiaccio di dire che più tardi è stata ristampata in Voices of the Holocaust, un’antologia sull’olocausto per gli allievi della scuola superiore. La storia della Rosa Bianca è il caso di coraggio più notevole che abbia mai incontrato. Mi ha persino ispirato a visitare l’università di Monaco di Baviera alcuni anni fa, dove alcune parti degli opuscoli della Rosa Bianca sono state incastonate permanentemente nel pavé della piazza all’entrata della scuola.

Un contrasto al film sui Scholl è un altro film tedesco recente, Downfall, che dettaglia gli ultimi giorni di Hitler nel bunker, in cui si suicidò quasi alla fine della guerra. Fra le persone vicine ad Hitler c’era la ventiduenne Traudl Junge, che diventò la sua segretaria nel 1942 e che lo servì fedelmente con tale qualifica fino alla fine. Per me, la parte più sbalorditiva della pellicola si è presentata alla fine, quando la vera Traudl Junge (cioè non l’attrice che la ritrae nella pellicola) dice,

Tutti questi orrori di cui sentii parlare… Mi riassicuravo con il pensiero di non essere personalmente colpevole. E che non sapevo nulla sulla loro enorme scala. Ma un giorno sono passata di fronte ad una piastra commemorativa di Sophie Scholl nella Franz-Joseph-Strasse…. Ed in quel momento realmente ho capito… che sarebbe stato possibile conoscere le cose.

Così ecco due strade separate prese dai cittadini tedeschi. La maggior parte dei tedeschi presero la stessa strada di Traudl Junge – sostenere il loro governo in tempi di profonda crisi. Alcuni tedeschi presero la strada di Hans e Sophie Scholl – opporsi al loro governo malgrado la profonda crisi che la loro nazione affrontava.

Perché questa differenza? Perchè alcuni tedeschi sostennero il regime di Hitler mentre altri vi si opposero?

Ciascun americano dovrebbe in primo luogo chiedersi che cosa avrebbe fatto se fosse stato un cittadino tedesco durante il regime di Hitler. Avreste sostenuto il vostro governo o vi sareste opposti, non solo durante gli anni ’30 ma anche dopo lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale?

Dopo tutto, una cosa è osservare in modo retrospettivo la Germania nazista e dalla posizione vantaggiosa di un cittadino estero che ha sentito dall’infanzia dei campi di morte e della natura mostruosa di Hitler. Guardiamo quelle pellicole granulose su Hitler che riportano i suoi discorsi altisonanti e la nostra reazione automatica è che non avremmo mai sostenuto quell’uomo ed il suo partito politico. Ma è una cosa abbastanza diversa mettersi nei panni di un ordinario cittadino tedesco e chiedersi, “io che cosa avrei fatto?”

Quello che ci dimentichiamo spesso è che molti tedeschi non sostennero Hitler ed i nazisti all’inizio dei ’30. Tenete presente che nelle elezioni presidenziali del 1932, Hitler ricevette soltanto il 30,1 per cento del voto nazionale. Nella seconda tornata elettorale, ricevette soltanto il 36,8 per cento del voto. Fu solo dopo che il presidente Hindenburg lo ebbe nominato cancelliere nel 1933 che Hitler cominciò a consolidare il potere.

Fra i fattori principali che motivarono i tedeschi a sostenere Hitler durante gli anni ’30 ci fu la tremenda crisi economica conosciuta come la Grande Depressione, che aveva colpito duro la Germania così come gli Stati Uniti ed altre parti del mondo. Cosa fecero molti tedeschi in risposta alla Grande Depressione? La stessa cosa che fecero molti Americani: cercarono un capo forte che li tirasse fuori dalla crisi economica.

Hitler e Franklin Roosevelt

In effetti, c’è una notevole somiglianza fra le politiche economiche che Hitler effettuò e quelle promulgate da Franklin Roosevelt. Tenete presente, in primo luogo, che i socialisti nazionali tedeschi credevano fortemente nella previdenza sociale, che Roosevelt aveva introdotto negli Stati Uniti come componente del suo New Deal. Tenete presente inoltre che i nazisti credevano fortemente in altri simili schemi socialisti come l’istruzione pubblica (cioè, di governo) e la sanità nazionale. Infatti, la mia idea è che ben pochi americani si rendano conto che la previdenza sociale, l’istruzione pubblica, Medicare e Medicaid hanno le loro radici ideologiche nel socialismo tedesco.

Hitler e Roosevelt, inoltre, condividevano un comune impegno a programmi come le associazioni di governo-commercio. Infatti, finché la Corte Suprema non lo dichiarò inconstituzionale, il National Industrial Recovery Act (NIRA) di Roosevelt, che cartellizzava l’industria americana, insieme alla sua campagna di propaganda “Blue Eagle”, era il tipo di fascismo economico che Hitler stesso stava abbracciando in Germania (come anche il duce fascista Benito Mussolini stava facendo in Italia).

Come John Toland precisa nel suo libro Adolf Hitler, “Hitler nutriva un’ammirazione genuina per il modo decisivo con cui il presidente si era impadronito delle redini del governo. ‘Ho simpatia per il sig. Roosevelt,’ disse ad un corrispondente del New York Times due mesi più tardi, ‘perché marcia diritto verso i suoi obiettivi, al di sopra del congresso, delle lobby e della burocrazia.’ Hitler continuò notando che era il solo capo in Europa ad esprimere ‘comprensione dei metodi e dei motivi del presidente Roosevelt.’”

Come ha dichiarato Srdja Trifkovic, redattore per gli affari esteri per la rivista Chronicles, nel suo articolo “FDR and Mussolini: A Tale of Two Fascists”, Roosevelt ed il suo ‘Brain Trust,’ gli architetti del New Deal, erano rimasti affascinati dal fascismo in Italia – un termine che all’epoca non era peggiorativo. In America, era visto come una forma di nazionalismo economico sviluppata intorno alla pianificazione del consenso dalle elite stabilite nel governo, negli affari e nel lavoro.

Sia Hitler che Roosevelt inoltre credevano nelle massicce iniezioni di spesa di governo sia nel settore del benessere sociale che nel settore militar-industriale come sistema per portare la prosperità economica alle loro rispettive nazioni. Come ha interpretato il famoso economista John Kenneth Galbraith,

Hitler inoltre anticipò la politica economica moderna… riconoscendo che un rapido approccio alla piena occupazione era possibile soltanto se combinato con il controllo dei prezzi e dei salari. Che una nazione oppressa dal timore economico risponda a Hitler come gli americani hanno fatto con F.D.R. non è sorprendente.

Una delle realizzazioni di cui Hitler era più fiero fu la costruzione del sistema nazionale di autobahn, un enorme progetto di opera pubblica socialista che infine si trasformerà nel modello per il sistema di autostrada inter-stato negli Stati Uniti.

Nell’ultima parte dei ’30, molti tedeschi avevano la stessa percezione di Hitler che molti americani avevano di Roosevelt. Onestamente credevano che Hitler stesse portando la Germania fuori dalla Depressione. Per la prima volta dal Trattato di Versailles, il trattato che aveva concluso la Prima Guerra Mondiale con umilianti condizioni per la Germania, il popolo tedesco stava riguadagnando un senso di orgoglio per sé stesso e per la sua nazione e rendeva merito alla direzione forte di Hitler in tempi di profonda crisi nazionale.

Toland precisa nella sua biografia di Hitler che i tedeschi non erano gli unici ad aver ammirato Hitler durante gli anni ’30:

Churchill spese una volta un riluttante complimento per il Führer in una lettera al Times: “Ho sempre detto di aver sperato che, se la Gran Bretagna fosse stata battuta in una guerra, avremmo dovuto trovare un Hitler capace di condurci nuovamente al nostro legittimo posto fra le nazioni.”

Hitler credeva fortemente nel servizio nazionale, particolarmente per i giovani tedeschi. Quello era il senso della Gioventù di Hitler: inculcare nei giovani la nozione che avevano il dovere di dedicare almeno una parte delle loro vite alla società. Era un’idea che risuonava anche nell’atmosfera collettivista che stava pervadendo gli Stati Uniti durante gli anni ’30.

Hitler e l’anti-semitismo

Mentre i funzionari degli Stati Uniti oggi non cessano mai di ricordarci che Hitler era il diavolo incarnato, la domanda è: era così facilmente riconosciuto come tale durante gli anni ’30, non solo dai cittadini tedeschi ma anche dagli altri popoli del mondo, particolarmente coloro che credevano nell’idea di un capo politico forte in tempo di crisi? Tenete presente che mentre Hitler ed i suoi gruppi aggredivano, abusavano e periodicamente arrestavano gli ebrei tedeschi mentre gli anni ’30 progredivano, culminando nella Kristallnacht, “la notte dei cristalli”, quando decine di migliaia di ebrei sono stati picchiati e portati ai campi di concentramento, questa non era esattamente il tipo di cosa che destava grande oltraggio morale fra i funzionari degli Stati Uniti, molti dei quali nutrivano essi stessi un forte anti-semitismo.

Per esempio, quando Hitler offrì agli ebrei tedeschi il permesso di lasciare la Germania, il governo degli Stati Uniti usò i controlli dell’immigrazione per impedir loro di immigrare qui. Infatti, come Arthur D. Morse ha precisato nel suo libro While Six Million Died: A Chronicle of American Apathy, cinque giorni dopo la Kristallnacht, che avvenne nel novembre del 1938, ad una conferenza stampa della Casa Bianca, un reporter domandò a Roosevelt, “raccomandereste un rilassamento delle nostre limitazioni all’immigrazione in modo che i rifugiati ebrei possano essere accolti in questo paese?” Il presidente rispose, “questo non è contemplato. Noi abbiamo il sistema di quote.”

Non dimentichiamo anche l’infame “viaggio dei dannati” del 1939 (cioè, dopo la Kristallnacht), quando i funzionari degli Stati Uniti rifiutarono agli ebrei tedeschi il permesso di sbarcare dalla nave tedesca SS St. Louis al porto di Miami, sapendo che sarebbero stati riportati nelle grinfie di Hitler nella Germania nazista.

(Il Museo dell’Oolocausto a Washington, a suo credito, ha un’eccellente mostra sull’indifferenza del governo degli Stati Uniti per la difficile situazione degli ebrei sotto il controllo di Hitler, un periodo oscuro nella storia americana di cui troppi americani non vengono mai a conoscenza durante la loro istruzione alla scuola pubblica. Vedete anche il mio articolo su Freedom Daily del giugno 1991 “Locking Out the Immigrant”.)

Esaminate questo interessante sito, che dettaglia una descrizione pittorica molto piacevole della sede estiva di Hitler in Baviera, pubblicata da una prominente rivista inglese chiamata Home and Gardens nel novembre 1938. Ora chiedetevi: se fosse stato così evidente che Hitler era il diavolo incarnato durante gli anni ’30, avrebbe mai messo a rischio il suo pubblico una prominente rivista inglese pubblicando un simile profilo? E non dimentichiamoci anche che fu la Germania di Hitler ad ospitare le Olimpiadi mondiali del 1936, giochi a cui gli Stati Uniti, la Gran Bretagna e molti altri paesi parteciparono. Chiedetevi: perché l’avrebbero fatto?

La Grande Depressione non fu l’unico fattore a spingere la gente a sostenere Hitler. C’era anche il timore sempre presente del comunismo fra il popolo tedesco. Infatti, si potrebbe dire che, durante gli anni ’30, la Germania stesse affrontando lo stesso tipo di guerra fredda contro l’Unione Sovietica che gli Stati Uniti hanno affrontato tra il 1945 ed il 1989. Da quando il caos della Prima Guerra Mondiale aveva dato il via alla rivoluzione russa, la Germania aveva affrontato la seria possibilità di essere sopraffatta dai comunisti (una minaccia diventata realtà per i tedeschi orientali alla conclusione della Seconda Guerra Mondiale). Era una minaccia che Hitler, come i successivi presidenti americani, usò come giustificazione per la spesa sempre crescente nel complesso militar-industriale. Il perenne pericolo del comunismo sovietico condusse molti tedeschi al supporto del loro governo, proprio come più tardi mosse molti americani a sostenere il grande governo ed un forte complesso militar-industriale nel loro paese durante la guerra fredda.

La guerra di Hitler contro il terrorismo

Uno dei più dammatici eventi nella storia tedesca accadde poco dopo la presa del potere di Hitler. Il 27 febbraio 1933, in quello che facilmente potrebbe essere chiamato l’attacco terroristico del 11/9 di quel tempo, i terroristi tedeschi dettero fuoco al palazzo del Parlamento tedesco. Non dovrebbe sorprendere nessuno che Adolf Hitler, uno dei capi politici più forti della storia, abbia dichiarato guerra al terrorismo ed abbia chiesto al Parlamento tedesco (il Reichstag) di dargli i poteri provvisori di emergenza per combattere i terroristi. Sostenendo appassionatamente che tali poteri erano necessari per proteggere la libertà ed il benessere del popolo tedesco, Hitler persuase i legislatori tedeschi a dargli i poteri di emergenza necessari per affrontare la crisi terroristica. Quello che diventò noto come Decreto dei Pieni Poteri, permise ad Hitler di sospendere le libertà civili “temporaneamente”, cioè fino a che la crisi non fosse passata. Non sorprendentemente, tuttavia, la minaccia di terrorismo non è mai cessata ed i poteri d’emergenza “provvisori” di Hitler, che furono rinnovati periodicamente dal Reichstag, erano ancora in vigore quando si tolse la vita circa 12 anni più tardi.

È così sorprendente che gli ordinari cittadini tedeschi fossero disposti a sostenere la sospensione delle libertà civili da parte del loro governo in risposta alla minaccia del terrorismo, particolarmente dopo che l’attacco terroristico al Reichstag?

Durante gli anni ’30, gli Stati Uniti affrontarono la Grande Depressione e molti americani erano disposti a concedere l’assunzione da parte di Roosevelt di ampi poteri d’emergenza, compreso il potere di controllare l’attività economica ed anche di nazionalizzare e confiscare l’oro della gente.

Durante la guerra fredda, il timore del comunismo indusse gli americani a consentire al loro governo di raccogliere enormi quantità di imposte sul reddito per costituire un fondo per il complesso militar-industriale ed a lasciare che i funzionari degli Stati Uniti mandassero alla morte più di 100.000 soldati americani nelle guerre non dichiarate in Corea e nel Vietnam.

Dagli attacchi del 11/9, gli americani sono stati più che disposti a lasciare che il loro governo infrangesse vitali libertà civili, compreso l’habeas corpus, che coinvolgesse la nazione in una guerra contro l’Iraq non dichiarata e non provocata, e che spendesse importi sempre crescenti di denaro nel complesso militar-industriale, tutto in nome della “guerra al terrorismo.”

Le crisi contro la libertà

Mentre il popolo americano ha affrontato queste tre crisi – la Grande Depressione, la minaccia comunista e la guerra al terrorismo – in tre momenti separati, durante il regime di Hitler il popolo tedesco affrontò le stesse tre crisi tutte all’interno di un breve periodo di tempo. Considerato questo, perchè sorprendersi se molti tedeschi furono attratti al sostegno del loro governo proprio come altrettanti americani sono stati attratti verso il sostegno del loro governo durante ciascuna di quelle crisi?

Anche Sophie Scholl e suo fratello Hans si unirono ardentemente alla Gioventù di Hitler quando erano alle superiori. Nell’ambiente di crisi sempre crescente degli anni ’30, milioni di altri tedeschi ordinari finirono per sostenere il loro governo, entusiasticamente incoraggiando i loro capi, appoggiando le loro politiche e mandando i loro bambini nel servizio nazionale e guardando dall’altra parte quando il governo diventò abusivo. Fra il pochi che resistessero c’erano Robert e Magdalena Scholl, i genitori di Hans e di Sophie, che aprirono gradualmente le menti dei loro figli alla verità.

Le tre crisi principali affrontate dalla Germania negli anni ’30 – depressione economica, comunismo e terrorismo – impallidiscono fino ad una relativa insignificanza paragonate alla crisi che la Germania affrontò durante gli anni ’40: la Seconda Guerra Mondiale, la crisi che minacciò, almeno nelle menti di Hitler e dei suoi compari, l’esistenza stessa della Germania. Il fatto che Hans e Sophie Scholl ed altri studenti tedeschi cominciarono a far circolare gli opuscoli che invitavano i tedeschi ad opporsi al loro governo nel bel mezzo di una grande guerra, mentre i soldati tedeschi stavano morendo su due fronti, rende la storia della Rosa bianca ancor più notevole e forse anche un po’ scomoda per alcuni americani.

La parte più notevole del film Sophie Scholl – Gli ultimi giorni è la scena dell’aula di tribunale, basata sugli archivi tedeschi recentemente scoperti. Sophie ed il suo fratello Hans, con il loro amico Christoph Probst, stanno in piedi davanti all’infame Roland Freisler, il giudice che presiedeva il Tribunale del Popolo, che Hitler aveva inviato immediatamente a Monaco di Baviera dopo l’arresto da parte della Gestapo degli Scholl e di Probst.

Il Tribunale del Popolo era stata stabilito da Hitler come componente della guerra del governo contro il terrorismo dopo l’incendio del Parlamento tedesco. Seccato dall’indipendenza dell’ordinamento giudiziario nei processi ai terroristi sospettati dell’attacco al Reichstag, Hitler aveva installato il Tribunale del Popolo per accertarsi che terroristi e traditori ricevessero verdetti e punizioni “adeguati”. Gli atti giudiziari vennero condotti nel segreto per motivi di sicurezza nazionale, motivo addotto da Freisler per espellere i genitori di Sophie e Hans dall’aula di tribunale quando provarono ad entrare.

Al processo, Freisler si scagliò contro i tre giovani di fronte a lui, accusandoli di essere traditori ingrati per essersi opposti al loro governo nel mezzo di una guerra. La sua invettiva centrò il perché del sostegno a Hitler da parte di molti tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale.

Dalle elementari nelle scuole pubbliche (cioè, di governo), veniva inculcato nei bambini tedeschi il concetto che, durante i periodi di guerra, fosse dovere di ogni tedesco offrire il proprio supporto al paese, che, nelle menti dei funzionari tedeschi, era sinonimo del governo tedesco. Una volta che una guerra fosse cominciata, il tempo per discutere e dibattere era finito, almeno fino alla fine della guerra. L’opposizione alla guerra avrebbe demoralizzato le truppe, si diceva, e di conseguenza sabotato lo sforzo bellico. Opporsi al governo (ed alle truppe) in tempo di guerra era quindi considerato tradimento.

Tenete presente che quando gli Scholl furono presi mentre distribuivano i loro opuscoli pacifisti ed anti-governativi – nel 1943 – la Germania stava combattendo una guerra per la sopravvivenza su due fronti: sul fronte orientale contro l’Unione Sovietica e su quello occidentale contro la Gran-Bretagna e gli Stati Uniti. Migliaia di soldati tedeschi stavano morendo sul campo di battaglia, specialmente in Unione Sovietica. Che acconsentisse con lo sforzo bellico o no, ci si aspettava che il popolo tedesco sostenesse le truppe, che significava sostenere lo sforzo bellico.

Menzogne e guerre di aggressione

Si potrebbe obiettare che, poiché la Germania era l’aggressore nel conflitto, il popolo tedesco avrebbe dovuto rifiutare di sostenere la guerra. Questa obiezione, tuttavia, ignora un punto importante: che nelle menti di molti tedeschi, la Germania non era l’aggressore nella Seconda Guerra Mondiale ma piuttosto la nazione che si difendeva. Dopo tutto, questo era stato detto loro dai funzionari del governo.

Una nazione aggredente cercherà inevitabilmente di manipolare gli eventi in modo da apparire come la nazione vittima, la nazione che sta difendendosi contro un’aggressione. In questo modo, i funzionari del governo possono dire alla cittadinanza, “siamo innocenti! Stavamo solo occupandoci dei nostri affari quando la nostra nazione è stata attaccata.” Naturalmente, la cittadinanza può allora supporre che niente poteva esser fatto per impedire la guerra e sarà più disposta a difendere la propria nazione contro gli attaccanti.

Questo è esattamente ciò che accadde nell’invasione tedesca della Polonia, che provocò la seconda guerra mondiale. Dopo diverse settimane in cui le tensioni fra le due nazioni si accentuarono, i soldati tedeschi sul confine polacco-tedesco furono attaccati dalle truppe polacche. Hitler seguì il copione classico annunciando drammaticamente che la Germania era stata attaccata dalla Polonia, costringendo la Germania a difendersi con un contrattacco e un’invasione della Polonia.

C’era un grande problema, però – di cui il popolo tedesco era ignaro: le truppe polacche che avevano eseguito l’attacco erano in realtà truppe tedesche vestite con uniformi polacche. In altre parole, i funzionari tedeschi mentirono sulla causa della guerra.

Ora, alcuni potrebbero sostenere che i tedeschi non avrebbero dovuto credere automaticamente ad Hitler, specialmente sapendo che attraverso la storia i capi avevano sempre mentito sulle questioni concernenti la guerra. Ma i tedeschi decisero di avere il diritto ed il dovere di riporre la loro fiducia nei loro funzionari di governo. Dopo tutto, pensarono i tedeschi, i loro funzionari di governo avevano accesso ad informazioni che il popolo non conosceva. Molti tedeschi ritennero che il loro governo non avrebbe mai mentito loro su una questione importante come la guerra.

Inoltre, tenete presente che sotto il sistema nazista il solo Hitler aveva la prerogativa di decidere se far entrare la nazione in guerra. Mentre poteva consultarsi con il Reichstag o informarlo dei suoi programmi, non aveva bisogno del suo consenso per dichiarare ed intraprendere la guerra contro un’altra nazione. Lui – e lui soltanto – aveva il potere di decidere se andare a fare la guerra. Di conseguenza, dato che Hitler non era tenuto ad ottenere una dichiarazione di guerra da parte dal Reichstag prima di andare alla guerra contro la Polonia, non c’era modo nella realtà di esaminare se le sue recriminazioni di un attacco polacco fossero effettivamente vere.

Dopo il “contrattacco” tedesco contro la Polonia, l’Inghilterra e la Francia dichiararono guerra alla Germania (curiosamente, né l’uno né l’altro paese dichiarò guerra all’Unione Sovietica, che a sua volta invase la Polonia poco dopo la Germania). Così, nelle menti del popolo tedesco, l’Inghilterra e la Francia accorrevano in soccorso dell’aggressore – la Polonia – costringendo la Germania a difendersi contro tutte e tre le nazioni.

Lealtà ed obbedienza agli ordini

Anche dai soldati tedeschi, naturalmente, ci si attendeva che facessero il loro dovere e seguissero gli ordini del loro comandante in capo. Sotto il sistema tedesco, non era compito del singolo soldato formarsi un proprio giudizio indipendente su chi fosse l’aggressore nel conflitto o se Hitler avesse mentito sui motivi per andare in guerra. Quindi, i soldati tedeschi, sia protestanti che cattolici, capirono che potevano uccidere i soldati polacchi con una coscienza pulita perché, ancora, non spettava al singolo soldato decidere della giustizia della guerra. Poteva affidarsi per quella decisione ai suoi ufficiali superiori e ai suoi capi politici e semplicemente supporre che l’ordine di invadere fosse giustificato moralmente e legalmente.

Una volta che le truppe furono impegnate in battaglia, la maggior parte dei civili tedeschi compresero il loro dovere – sostenere le truppe che ora stavano combattendo e morendo sul campo di battaglia per il loro paese, per la madrepatria. Il momento per dibattere e discutere delle cause della guerra avrebbe dovuto attendere fino alla fine del conflitto. Quello che importava, una volta che la guerra era cominciata, era di vincerla.

Hermann Goering, fondatore della Gestapo, spiegò la strategia:

Perchè, naturalmente, il popolo non desidera la guerra…. Perchè un certo povero zotico in un podere dovrebbe desiderare di rischiare la sua vita in guerra quando ila cosa migliore che può uscirne è di ritornare al suo podere in un pezzo solo? Naturalmente, la gente comune non desidera la guerra; né in Russia né in Inghilterra né in America, nemmeno in Germania. Questo è comprensibile. Ma, dopo tutto, sono i capi del paese che determinano la politica ed è sempre una cosa facile trascinare la gente, che sia una democrazia o una dittatura fascista o un parlamento o un dittatura comunista….

Detto o non detto, il popolo può sempre essere piegato alle richieste dei capi. È facile. Tutto ciò che dovete fare è di dir loro che sono stati attaccati e denunciare i pacifisti per mancanza di patriottismo e per esporre il paese al pericolo. Funziona allo stesso modo in ogni paese.

Riconoscere ed opporsi al male

Alcuni potrebbero sostenere che i tedeschi, diversamente dalla gente in altre nazioni, non avrebbero dovuto fidarsi né sostenere i loro funzionari di governo durante la guerra perché era evidente che Hitler ed i suoi scagnozzi erano malvagi. Il problema con questo argomento, tuttavia, è che durante gli anni ’30 molti tedeschi e molti stranieri non erano giunti automaticamente alla conclusione che Hitler fosse malvagio. Al contrario, abbiamo visto nella prima parte di questo articolo, molti di loro vedevano che Hitler esercitava lo stesso genere di direzione forte che Franklin Roosevelt stava esercitando per tirare fuori gli Stati Uniti dalla Grande Depressione e, in effetti, che metteva in atto molti programmi dello stesso genere di quelli che Roosevelt stava mettendo in atto negli Stati Uniti (per approfondire questo punto, vedete l’eccellente libro pubblicato l’anno scorso Three New Deals: Reflections on Roosevelt’s America, Mussolini’s Italy, and Hitler’s Germany, 1933-1939, di Wolfgang Schivelbusch).

Ancora, mentre è vero che durante gli anni ’30 Hitler perseguitava, abusava e maltrattava gli ebrei tedeschi, molta gente dappertutto non se ne preoccupava, perché l’anti-semitismo non era limitato alla Germania ma al contrario si estendeva a molte parti del globo.

Non dimentichiamo, ad esempio, come l’amministrazione Roosevelt usò il controllo dell’immigrazione per impedire agli ebrei tedeschi di immigrare negli Stati Uniti.

Persino fino al 1938 i funzionari degli Stati Uniti si rifiutarono di lasciare che gli ebrei tedeschi sbarcassero al porto di Miami dalla SS St. Louis, pur sapendo che sarebbero stati riportati nella Germania di Hitler.

Anche dopo lo scoppio della guerra, quando la gravità della minaccia nazista contro gli ebrei salì alle stelle, il labirinto costantemente variabile delle regole di immigrazione degli Stati Uniti impedì ad Anne Frank ed alla sua famiglia, così come a molte altre famiglie ebree, di emigrare negli Stati Uniti.

Qualcuno potrebbe dire che il popolo tedesco avrebbe dovuto cessare di sostenere il suo governo una volta cominciato l’olocausto. Ci sono due grossi problemi con questo argomento, tuttavia. Primo, i tedeschi non sapevano cosa stava succedendo nei campi e, secondo, non lo volevano sapere. Dopo tutto, i campi di sterminio e l’olocausto non furono stabiliti fino a quando la guerra non era ormai ben avviata e il potere di Hitler sul popolo tedesco assoluto, e brutale.

Come poteva sapere il tedesco medio quello che stava accadendo all’interno dei campi di sterminio? Supponete che un tedesco camminasse fino ad un campo di concentramento, battesse sui cancelli e chiedesse, “ho sentito che state facendo delle cose cattive alla gente dentro questo campo. Vorrei entrare e controllare i locali.” Quale pensate che sarebbe stata la risposta? Molto probabilmente, sarebbe stato invitato all’interno del complesso, come ospite permanente con un’aspettativa di vita molto ridotta.

Dopo tutto, quale governo permetterebbe ai propri cittadini di conoscere le sue operazioni più segrete, specialmente in tempo di guerra? Neppure il governo degli Stati Uniti lo fa.

Per esempio, cosa pensate che accadrebbe se un cittadino americano oggi scoprisse la posizione di una delle basi segrete di detenzione della CIA oltremare e bussasse alla porta principale, dicendo, “voci dicono che qui state torturando la gente. Vorrei entrare e controllare i locali per vedere se quelle voci sono vere.”

Onestamente, c’è qualcuno che pensa che la CIA lasciarebbe entrare quella persona all’interno di quelle basi super-segrete? Ora, immaginate una situazione in cui gli Stati Uniti stanno combattimento una grande guerra per la propria sopravvivenza contro per esempio la Cina da un lato e un’alleanza dei paesi del Medio Oriente dall’altro. Supponete inoltre che gli Stati Uniti siano quasi certi di perdere la guerra e che le truppe straniere lentamente ma inesorabilmente stiano avvicinandosi al presidente degli Stati Uniti ed al suo consiglio. Quali sono le probabilità che la CIA permetta ad un cittadino americano di controllare l’interno dei suoi campi di prigionia in tali circostanze? Effettivamente, quali sono le probabilità che un qualsiasi americano faccia una tal richiesta in quelle circostanze?

La maggior parte dei tedeschi non volevano sapere cosa stava accendendo all’interno dei campi di concentramento. Se avessero saputo che brutte cose stavano accadendo, la loro coscienza avrebbe potuto cominciare a importunarli, avrebbe potuto spingerli ad agire per far cessare le violazioni, cosa che sarebbe potuta risultare pericolosa. Era più facile – e più sicuro – guardare dall’altra parte e semplicemente affidare tali importanti questioni ai loro funzionari di governo. In questo modo, credevano, il governo, piuttosto che il singolo cittadino, avrebbe sopportato le conseguenze legali e morali per gli atti illegali che stava commettendo segretamente.

Naturalmente, i funzionari di governo incoraggiarono questo atteggiamento di cosciente indifferenza. Non interessarti di queste cose, suggeriva; lascia che ce ne occupiamo noi – dopo tutto, siamo in guerra e queste sono cose che è meglio lasciare ai vostri funzionari di governo.

Senza dubbio quando ormai la Seconda Guerra Mondiale era in corso alcuni tedeschi pensarono che il momento giusto per protestare era stato durante gli anni ’30, quando i tedeschi cercavano un “uomo forte” che li tirasse fuori dalle “crisi” e dalle “emergenze,” e quando le proteste contro il governo erano molto meno pericolose.

Patriottismo e coraggio

Tutto ciò, ovviamente, pone Hans e Sophie Scholl e gli altri membri della Rosa Bianca in una luce notevole, una luce che potrebbe causare disagio anche a molti americani. Dopo tutto, è facile per un americano guardare alla Germania nazista dalla prospettiva di uno straniero e di chi ha il beneficio della conoscenza storica, particolarmente circa l’olocausto. La domanda interessante, tuttavia, è cosa gli americani avrebbero fatto se fossero stati cittadini tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale? Si sarebbero opposti al loro governo, come i membri della Rosa Bianca, o lo avrebbero sostenuto, in special modo sapendo che le truppe stavano combattendo e morendo sul campo di battaglia?

In uno dei loro opuscoli, i membri della Rosa bianca scrissero, “noi siamo la vostra cattiva coscienza.” Chiedevano ai tedeschi di elevarsi oltre il vecchio, degenerato concetto di patriottismo che ha impone di sostenere ciecamente il governo in tempo di guerra. Chiedevano ai soldati tedeschi di elevarsi oltre il vecchio, degenerato concetto di obbedienza cieca agli ordini. Chiedevano ai tedeschi di confrontare apertamente le voci che parlavano di cosa i funzionari tedeschi stessero facendo agli ebrei negli campi di concentramento. Chiedevano ai cittadini tedeschi, sia civili che militari, di esprimere un giudizio indipendente sia sul regime di Hitler che sulla guerra, di giudicare sia il governo che la guerra come immorale e illegittimo e di prendere le misure necessarie per mettere un freno ad entrambi.

Chiedevano ai tedeschi di abbracciare un concetto diverso e più alto di patriottismo – uno che implicava una devozione ad un insieme di principi e di valori morali piuttosto che la cieca lealtà al suo governo in tempo di guerra. Un tipo di patriottismo che implicava l’opposizione al proprio governo, specialmente in tempo di guerra, quando il governo è impegnato in azioni che violano i principi e i valori morali.

La storia della Rosa Bianca è una delle storie di coraggio più notevoli nella storia. Al processo, Christoph Probst chiese a Freisler di risparmiare la sua vita, una richiesta comprensibile poiché sua moglie aveva da poco dato alla luce il loro terzo bambino. Né Sophie né suo fratello Hans si tirarono indietro. Sophie disse senza mezzi termini a Friesler che la guerra era persa e che i soldati tedeschi si stavano sacrificando per niente, una dichiarazione che, dagli sguardi sulle facce delle gerarchie militari che assistevano al processo nel film, per un attimo colpì nel segno. Disse che un giorno Freisler ed i suoi pari si sarebbero seduti al posto dell’accusato, e sarebbero stati giudicati da altri per i loro crimini. Senza mezzi termini gli disse, “qualcuno, dopo tutto, doveva fare un inizio. Quello che abbiamo scritto e detto lo credono anche molti altri. Solo, non osano esprimerlo come abbiamo fatto noi.”

Freisler emise rapidamente il verdetto preordinato – colpevoli – e condannò gli accusati a morte, sentenza che fu effettuata alla ghigliottina tre giorni dopo il loro arresto. Dopo tutto, come Freisler dichiarò, Hans e Sophie Scholl ed il loro amico Christoph Probst si erano opposti al loro governo in tempo di guerra. Nella mente di Freisler – effettivamente, nella mente di molti tedeschi – quale prova migliore di tradimento poteva esserci?

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Jacob G. Hornberger
Fonte: www.fff.org
Link: http://www.fff.org/freedom/fd0703a.asp
16.07.07

Versione italiana:

Fonte: http://gongoro.blogspot.com
Link: http://gongoro.blogspot.com/2008/01/il-fiore-della-verit-le-spine-della.html
16.01.08

Pubblicato da Davide