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PERCHE’ I SOLI INCENTIVI NON FUNZIONERANNO

DI MIKE WHITNEY
Counterpunch

Non vi è alcuna garanzia che il pacchetto di incentivi di Obama funzionerà ma c’è un consenso crescente che qualcosa deve essere fatto… e alla svelta! L’economia si sta contraendo più rapidamente di qualunque altro periodo successivo agli anni ‘30. La disoccupazione sta aumentando vertiginosamente, la spesa dei consumatori sta colando a picco e il paese sembra scivolare verso un’altra Grande Depressione. I tassi di interesse della Federal Reserve vicini allo zero e le massicce iniezioni di liquidità non sono state di alcun aiuto. Ecco perché l’attenzione si è spostata dalla politica monetaria agli incentivi fiscali keynesiani. Quando le imprese e i consumatori riducono le spese, il governo deve far fronte alla perdita nella domanda aggregata. Ecco che cos’è veramente la legge sul Recupero e il Reinvestimento da 775 miliardi di dollari. Non sistemerà l’economia, è solamente un modo per ridurre al minimo l’urto di un atterraggio violento. Gli economisti Mishel e John Irons sostengono la tesi degli incentivi nel loro recente articolo “How bad can it get”:


“Quasi 2 milioni di posti di lavoro sono andati perduti dal dicembre 2007, quando è iniziata la recessione, allo scorso mese di novembre. Gli economisti prevedono che almeno altri 500.000 spariranno a dicembre 2008. Se così fosse, si tratterà della più ingente perdita di posti di lavoro nel primo anno di una recessione post-bellica. Senza un rapido intervento, si pensa che cifre mensili analoghe o superiori arriveranno l’anno prossimo, e la prolungata debolezza nel mercato del lavoro probabilmente persisterà per altri due o tre anni. E’ probabile che più di 5,5 milioni di posti di lavoro andranno perduti durante la recessione a meno che non venga attuato un grande progetto di incentivi per la creazione di occupazione…

Obama sta chiedendo al Congresso di approvare un pacchetto di incentivi che costerà dai 700 agli 800 miliardi di dollari, o forse più, nell’arco di due anni. Questa somma potrebbe creare 2,5 milioni di posti di lavoro nel primo anno e un totale di 5 milioni di posti di lavoro nei primi due anni. Se così fosse, farebbe diminuire il tasso di disoccupazione di 3,2 punti percentuali, portandolo intorno al 7%. Mentre la disoccupazione sarebbe ancora insopportabilmente elevata, il pacchetto di incentivi così come immaginato da Obama impedirebbe che la disoccupazione vada in doppia cifra, darebbe all’economia un terreno solido per una crescita futura e inizierebbe a far fronte alle necessità di lungo termine.” (Lawrence Mishel e John Irons, “How bad can it get?”, Economic Policy Institute)

Tuttavia, molte persone ritengono che gli incentivi siano uno spreco di denaro che farà schizzare i disavanzi alle stelle. I libertari, ad esempio, sostengono che la cura per una bolla del credito non dovrebbe essere ulteriore credito. Vogliono vedere i debiti registrati e i bilanci di nuovo in attivo. La loro ricetta è simile a quella del Segretario al Tesoro Andrew Mellon che negli anni ’30 diceva: “Liquidate i lavoratori, liquidate le azioni, liquidate gli agricoltori – rimuovete il marciume dal sistema.” Le farneticazioni di Mellon potrebbero sembrare coerenti con il dogma del libero mercato ma se si seguisse il suo consiglio si andrebbe diritti verso la catastrofe. I mercati crollerebbero e ci sarebbero delle rivolte nelle strade. E’ meglio sbagliare stando dalla parte della prudenza e dare all’economia uno slancio con incentivi, di cui si ha estremamente bisogno.

Forbes ha pubblicato di recente un articolo che mette in discussione l’efficacia degli incentivi. Secondo l’articolo, la Banca Centrale Europea (BCE) ha prodotto un documento di lavoro, dal titolo “The macroeconomic effects of fiscal policy”, nel quale si afferma:

“L’evidenza empirica indica che gli scossoni sulle spese governative hanno, in generale, pochi effetti sul PIL” e “possono avere un effetto negativo sull’investimento privato”… L’aumento delle spese del governo fa poco per le economie, ha un impatto minimo sulle spese del consumatore, colpisce i prezzi delle azioni e può dissuadere l’investimento privato.” (Forbes)
Un buon numero di potenti senatori Repubblicani si sta opponendo al pacchetto di incentivi ma la loro opposizione dà libero corso all’ipocrisia. Si tratta degli stessi senatori che approvavano ad occhi chiusi ogni taglio fiscale sfasciabilanci di Bush e guerre non sovvenzionate da migliaia di miliardi di dollari che hanno fatto aumentare il debito nazionale dai 5.600 miliardi di dollari nel 2000 ai 10.300 miliardi di dollari nel 2007. A differenza dei libertari, la posizione dei Repubblicani non è basata sui princìpi.

Gli oppositori mettono anche in evidenza le detrazioni dello scorso anno che ammontavano a circa 150 miliardi di dollari. Quell’incentivo non ha avuto quasi nessun effetto perché solamente il 15 per cento di quella somma è stato reintrodotto nell’economia. La maggior parte è stata utilizzata per pagare le carte di credito e per i debiti personali. La squadra di Obama sta cercando modi migliori per mettere più soldi nelle tasche dei cittadini che li spenderanno immediatamente e aumenteranno l’attività complessiva delle imprese. La velocità del denaro è cruciale per il successo di qualunque piano di incentivi. Purtroppo, l’attuale rallentamento ha portato l’attività delle imprese a fermarsi bruscamente. Le iniezioni di migliaia di miliardi di dollari da parte della Fed stanno languendo nelle acque stagnanti dei bilanci della banca invece di circolare nell’economia dove avrebbero un certo effetto positivo. Allo stesso tempo, i consumatori stanno risparmiando per la prima volta dagli anni ’50 e questo non fa che aggravare la crisi. Se Obama non riuscirà ristabilire la fiducia e a stimolare i consumatori, l’economia continuerà a precipitare.

In un recente articolo, l’economista Dean Baker ha deluso la “folla degli anti-incentivi” sottolineando il loro equivoco nell’interpretare la storia dell’epoca depressionaria. Baker scrive:

“Le politiche del New Deal migliorarono notevolmente gli effetti della Grande Depressione per decine di milioni di persone. La principale debolezza economica del New Deal era il fatto che il Presidente Roosevelt non era preparato a spingere le politiche fin dove era necessario per far uscire l’economia dalla Grande Depressione.

Roosevelt, inoltre, si preoccupava troppo del pianto delle folle anti-incentivi che incontrava. Era preoccupato di tenere in pareggio il budget quando il giusto obiettivo della politica fiscale sarebbe stato quello di avere ampi disavanzi per incentivare l’economia. Le politiche di Roosevelt ridussero notevolmente il tasso di disoccupazione dal suo picco del 25 per cento quando si insediò ma non riuscirono a riportare il tasso di disoccupazione sotto il 10 per cento.” (“The anti-stimulus crows: the fear of success”, Dean Baker, UK Guardian).

I critici degli incentivi spesso dimenticano che l’aumento del disavanzo non può essere misurato su una base di uno-a-uno. Ad esempio, 775 miliardi di dollari di incentivi non significano necessariamente che 775 miliardi di dollari saranno aggiunti al disavanzo. L’economista Andy Harless chiarisce questo punto nel suo articolo “Dynamic scoring”:

“Supponiamo che all’inizio dell’anno fiscale il Congresso stanzi 100 miliardi di dollari straordinari per progetti infrastrutturali. Alla fine dell’anno fiscale, di quanto sarà maggiore il disavanzo in rapporto a quello che sarebbe stato?”

La risposta ovvia, e quella che di solito sembra essere accettata implicitamente dai media e dagli espertoni, è 100 miliardi di dollari. Ma se ci riflettete attentamente, dovrebbe essere ovvio che la risposta ovvia è la risposta sbagliata.

Il governo utilizzerà la maggior parte di quel denaro per assumere personale e acquistare beni. La maggior parte del personale assunto sarà gente che in precedenza era disoccupata. In molti stanno abbandonando lavori che saranno, in seguito, fatti da altre persone che erano disoccupate. Queste persone precedentemente disoccupate, che potrebbero aver beneficiato dei sussidi, ora pagheranno le tasse e quelle tasse ridurranno il disavanzo, e ridurranno i pagamenti dei sussidi. Inoltre, per quanto riguarda le imprese da cui il governo acquista, i loro profitti aumenteranno e pagheranno altre tasse su questi profitti ulteriori. E si espanderanno e assumeranno nuovo personale, oppure conserveranno il personale che altrimenti sarebbe stato lasciato a spasso. E (se credete in un effetto moltiplicatore) tutta la gente di nuovo assunta, come pure i proprietari delle aziende, spenderanno più soldi, fornendo quindi maggiori profitti e maggiore occupazione per altri, che pagheranno anch’essi le tasse e non beneficeranno più dei sussidi. E così via. L’effetto finale sul disavanzo del budget della spese originaria sarà notevolmente inferiore a 100 miliardi di dollari.

Questo è chiamato dynamic scoring.”

Lo scopo di un qualunque piano di incentivi dovrebbe essere quello di riportare in pista l’economia dando più valore al denaro del contribuente. Secondo la maggior parte degli economisti, i tagli alle tasse non funzionerebbero perché non incentivano la spesa e questo vale per altre cose, come i programmi di lavori pubblici o l’allargamento dei sussidi di disoccupazione. Secondo il New York Times, “I tagli alle imposte di solito producono meno di un dollaro di incentivi per ogni dollaro che costano… Spendere in progetti di opere pubbliche, come ponti e autostrade, produce la maggiore attività economica.”

Purtroppo, Obama ha incluso 300 miliardi di dollari in tagli alle tasse per placare i Repubblicani in modo da poter far avanzare rapidamente il suo piano al Congresso. Questo è un errore. Gli incentivi devono essere mirati se faranno quello che si spera che facciano. Idealmente, i 775 miliardi di dollari agiranno come un defibrillatore fiscale che con uno scossone riporterà in vita l’economia. Ma ciò significa che il denaro dovrebbe essere impiegato in modo efficiente verso i settori dove avrà i migliori risultati possibili (il che esclude i tagli alle tasse).

La firma e l’attuazione di una legge di incentivi è urgente. Non dovrebbe essere rimandata oltre febbraio, ed è quello che stanno chiedendo i Repubblicani. L’economia si trova ora in guai seri e le cose stanno peggiorando. Un PDF pubblicato questa settimana dagli economisti Lawrence Mishel e Heidi Sheirholz spiega quello che ci può attendere se non viene presa rapidamente una decisione. Ecco un estratto dell’articolo “Without adequate public spending, a catastrophic recession for some”:

“Questa analisi delinea un’immagine di quanto si aggraveranno le cose – sia per l’intera nazione che per alcuni gruppi di americani che stanno già soffrendo la disoccupazione a livello di depressione – a meno che la nuova amministrazione e il Congresso agiscano rapidamente con un pacchetto che sia sufficientemente ampio e ben mirato per contrastare queste tendenze. Gli autori suggeriscono al governo di spendere nell’ordine dei 600 miliardi di dollari all’anno per i prossimi due anni per evitare la catastrofe, altrimenti inevitabile. La loro analisi fa notare che senza un intervento del governo tempestivo ed adeguato:

* La disoccupazione complessiva, dopo aver raggiunto il picco intorno al 10,2% a metà 2010, potrebbe attestarsi al 7,6% tra quattro anni.
* Il tasso di sottoccupazione potrebbe raggiungere il 17,9% complessivo nel 2010 (il 18,8% per le donne), coinvolgendo oltre 27 milioni di lavoratori.
* Più di un lavoratore americano su tre subirebbe disoccupazione o sottoccupazione in qualche periodo del 2010.
* Quasi un americano su cinque della forza lavoro afro-americana sarebbe disoccupato (18,2%). Più della metà degli adolescenti neri sarebbe senza lavoro.
* La disoccupazione ispanica raggiungerebbe il 13,1% complessivo, e più di un terzo tra gli adolescenti.
* La disoccupazione raggiungerebbe un livello record del 5,1% tra chi si è laureato al college, ossia 1,2 punti percentuali superiore al precedente record del 3,9% nel corso della grave recessione gli anni ’80.
* Tutte le famiglie subirebbero una diminuzione dei salari a causa delle condizioni indebolite del mercato del lavoro e della riduzione degli orari. In generale, il reddito di una famiglia media diminuirebbe di 4.700 dollari all’anno nel 2010 rispetto al 2007 (una perdita del 7,7%). Le famiglie a basso reddito subirebbero una perdita del 9,8%, quasi 1.600 dollari all’anno (“Without adequate public spending, a catastrophic recession for some”, Lawrence Mishel e Heidi Shierholz, Economic Policy Institute)

Obama deve vincere le resistenze Repubblicane e avere l’approvazione del suo programma il più presto possibile.
Vale la pena accennare che esiste un certo consenso su quanto denaro occorrerà per sostenere l’economia nei prossimi anni mentre il paese attraverserà questo periodo tormentato. L’ex Segretario al Lavoro, Robert Reich, ha fornito le sue valutazioni in un post su un blog dal titolo “Stimulus plan: the need and size”:

“A mio giudizio, questo richiederà un incentivo di circa 6 punti e mezzo percentuali del prodotto interno lordo, vale a dire un totale pressapoco di 900 miliardi di dollari, spalmati su due anni. Questa è la mia valutazione per la forte diminuzione nella domanda privata. Ma, se necessario, il governo federale dovrebbe essere pronto a spendere ingenti somme per rimettere in moto l’economia finché questa sarà a pieno regime. Il pericolo non è che il governo faccia troppo; il pericolo è che faccia troppo poco e troppo tardi.

Senza una tale azione, credo che andranno perduti altri 3 milioni di posti di lavoro nel 2009, la disoccupazione aumenterà al 10 per cento della forza lavoro entro la fine dell’anno e la sottoccupazione – comprese le persone che lavorano part-time che preferirebbero lavorare a tempo pieno e quelle troppo demoralizzate anche per cercare un impiego – toccherà il 15 per cento. Senza un’azione federale il prossimo anno potrebbe essere ancora peggiore.”

L’economista vincitore del premio Nobel Joseph Stiglitz appoggia il piano di incentivi a condizione che vengano apportati altri cambiamenti strutturali per migliorare il sistema finanziario e per affrontare la disuguaglianza (economica). Nel suo articolo “We need longer term solutions” Stiglitz dice:

“La Federal Reserve, che ha contribuito a creare i problemi attraverso una combinazione di liquidità eccessiva e regole troppo permissive, sta cercando di fare ammenda inondando l’economia di liquidità… In un qualche modo la Fed assomiglia ad un guidatore ubriaco che all’improvviso si accorge che sta andando fuori strada e inizia a sbandare da parte a parte.

Non abbiamo bisogno di incentivi temporanei ma di soluzioni a lungo termine… Innanzitutto, abbiamo bisogno di invertire le preoccupanti tendenze di una crescente disuguaglianza. Una tassazione sui redditi più progressiva aiuterebbe inoltre a stabilizzare l’economia, attraverso quelli che gli economisti chiamano “stabilizzatori automatici”. Aiuterebbe anche se i paesi più avanzati tenessero fede al loro impegno di dare una mano ai poveri del mondo aumentando i loro budget per i sussidi ai paesi stranieri allo 0,7% del PIL.”

L’economista Dean Baker tenta la strada dell’offerta di fondi ai governi statali e locali e per le tecnologie verdi nel suo articolo “The highway to hell: bad infrastructure”:

“La quantità degli incentivi richiesti per controbilanciare l’urto dello scoppio della bolla immobiliare e il crollo del mercato azionario è notevole, ma ci sono dei buoni modi per spendere grandi somme di denaro. Gli enormi disavanzi in cui sono incorsi i governi statali e locali sono un chiaro posto da cui iniziare. La Conferenza Nazionale delle Legislature Statali ha identificato quasi 200 miliardi di disavanzi di bilancio negli anni fiscali 2009 e 2010. Poiché, nel loro statuto, ai governi statali è richiesto di chiudere in pareggio i loro budget, questi disavanzi stanno conducendo a forti tagli e aumenti delle tasse. Questi tagli e questi aumenti delle tasse peggioreranno la recessione.

C’è un’ampia scelta di iniziative “verdi” che il Presidente-eletto Obama può includere nel pacchetto di incentivi oltre a quella di ristrutturare gli edifici per migliorare la loro efficienza energetica. Ad esempio, potrebbe fornire dei sussidi per gli enti di trasporto pubblico per coprire il costo dei biglietti più a buon mercato. Potrebbe anche incentivare la gente (per lo più la popolazione a basso reddito) a rottamare le automobili più vecchie e inquinanti. Tali misure potrebbero essere di aiuto sia per ridurre le emissioni dei gas serra e sia per dare una spinta all’economia.

L’altro modo ovvio con cui Obama può ridare slancio all’economia è con la spesa nel servizio sanitario. Parte del denaro che viene inoltrato agli stati verrà fatto attraverso i programmi statali Medicaid. Tuttavia, Obama potrebbe spendere in modo utile molti più soldi dando sovvenzioni a Medicare per quelle persone che al momento non hanno un’assicurazione. Questo sarà un importante anticipo per la riforma del sistema sanitario.”

Gli economisti progressisti stanno approfittando della possibilità di dare la loro opinione sul modo migliore di spendere il denaro pubblico. Quasi tutti appoggiano l’allargamento dei sussidi di disoccupazione, dei buoni viveri, delle detrazioni per i figli, i maggiori finanziamenti per i servizi sociali, i programmi di lavori pubblici e la tecnologia verde. Fa tutto parte della consapevolezza sociale che antepone l’interesse pubblico a quello privato. Resiste una visione alternativa dell’America, nonostante otto anni di Bush.

I soli incentivi non possono sistemare l’economia. E’ solamente un modo per evitare l’urto schiacciante di una profonda recessione. Il sistema finanziario dovrà essere regolamentato di nuovo; le banche dovranno registrare le perdite sui loro beni svalutati, dovranno essere imposte delle restrizioni sulla quantità della leva consentita, e i consumatori dovranno adeguarsi ad un mondo in cui i tassi di interesse sono più alti e c’è un po’ meno credito a disposizione. Gli incentivi servono solo a ricordare che il sistema ha bisogno di una modifica strutturale affinché la crisi attuale non si ripeta. Ciò significa che il benessere dovrebbe basarsi sulle solide fondamenta di salari che si tengono al passo della produzione invece che delle bolle speculative alimentate dal credito, che terminano sempre in un disastro.

Mike Whitney
Fonte: http://counterpunch.org
Link originale: http://counterpunch.org/whitney01142009.html
14.01.2009

Scelto e tradotto da JJULES per www.comedonchisciotte.org

Pubblicato da Davide

  • Tao

    RIEMPIAMO LE BUCHE DI KRUGMAN

    DI ROBERT P.MURPHY
    Mises.org

    Anche se molti economisti del libero mercato sono rimasti inorriditi dall’assegnazione del premio Nobel (commemorativo) per l’economia a Paul Krugman, io mi sono reso conto che è tanto brillante quanto indica questo nobile premio. Per qualche tempo, Krugman ha detto che siamo in una fase di “economia della depressione,” dove le regole normali della scarsità e del compromesso non si applicano. In questo universo, ha senso far scavare delle buche ad un gruppo di operai e farle riempire ad un altro. Certo, per dirla tutta, di questo sforzo non rimane niente di tangibile, ma almeno “crea dei posti di lavoro.”

    Così ciò che ho compreso è che in questi ultimi mesi Krugman ha implementato il suo proprio programma di stimolo del settore privato. Ha lavorato furiosamente, sfornando articoli e blog post fallaci, che poi forniscono lavoro per persone come Bill Anderson e me, così come per migliaia di altri blogger che ancora non riescono a capire perché per le famiglie sia un male risparmiare di più. Un tipo sveglio, questo dott. Krugman, no?

    Oggi mio lavoro socialmente utile riempirà due buchi in un recente post del blog di Krugman. Il primo difetto è la sua convinzione che la produzione generi occupazione (piuttosto che viceversa) ed il secondo è la sua convinzione che la spesa pubblica sia una misura di produzione reale.

    Krugman pensa al contrario

    Nel suo post, Krugman utilizza una certa “aritmetica dello stimolo” per vedere di quanta spesa abbia bisogno la prossima amministrazione Obama per evitare una seria recessione:
    Il punto di partenza per questa discussione è la legge di Okun, il rapporto fra le variazioni nel P.I.L. reale e quelle nel tasso di disoccupazione. Le stime del coefficente della legge di Okun variano da 2 a 3. Userò 2, che è una stima ottimista per gli scopi presenti: esso dice che dovete aumentare il P.I.L. reale del 2 per cento da dove sarebbe stato altrimenti per ridurre il tasso di disoccupazione di un punto di percentuale da dove sarebbe stato altrimenti. Dal momento che il P.I.L. è approssimativamente di 15 trilioni di dollari, questo significa che dovete aumentare il P.I.L. di 300 miliardi all’anno per ridurre la disoccupazione di un punto percentuale.
    Già vediamo il problema. A prescindere da qualsiasi correlazione Okun possa aver trovato, è abbastanza evidente che per aumentare la produzione reale – per sfornare più unità di beni e di servizi – dovete prima avere più persone che lavorino per creare i prodotti. In altre parole un maggiore P.I.L. reale è associato con una minor disoccupazione, perché più persone lavorano e più produzione viene creata.

    Ma poiché Krugman ignora l’offerta ed insiste a vedere tutto attraverso il prisma della domanda aggregata, pensa che la spesa pubblica dia alle aziende l’incentivo per assumere i lavoratori. È in questo modo che riesce ad invertire causa ed effetto e pensa che variazioni nella produzione (“P.I.L. reale”) causino variazioni nella disoccupazione. Facendo della pura “spesa” la considerazione primaria – piuttosto che concentrarsi sull’importante problema economico di incanalare delle risorse limitate nelle linee più desiderate dai consumatori – Krugman si preoccupa dei “moltiplicatori” e di come le riduzioni di imposta nemmeno si avvicinino alla potenza della spesa pubblica nell’aumento del P.I.L.:
    Ora, ciò che sentiamo del programma di Obama è che richiede 775 miliardi in due anni, con 300 miliardi nelle riduzioni d’imposta e il resto nella spesa. Diciamo 150 miliardi all’anno nelle riduzioni d’imposta, e 240 miliardi ogni anno nella spesa.

    Quanto aumentano il P.I.L. le riduzioni d’imposta e quanto la spesa? Le stime ampiamente citate di Mark Zandi di Economy.com indicano un moltiplicatore di circa 1,5 per la spesa, con stime ampiamente variabili per le riduzioni d’imposta. I tagli sull’imposta sui redditi da lavoro, che compongono circa la metà della proposta di Obama, non sono niente male, con un moltiplicatore di 1,29; le riduzioni d’imposta sul commercio, che compongono il resto, sono molto meno efficaci….

    Siamo generosi e supponiamo che il moltiplicatore generale sulle riduzioni d’imposta sia 1. Allora l’effetto di annuale del piano sul P.I.L. è 150 x 1 + 240 x 1,5 = 510 miliardi di dollari. Poiché sono necessari 300 miliardi per ridurre il tasso di disoccupazione di un punto percentuale, questo significa tagliare 1,7 punti da dove la disoccupazione sarebbe stata altrimenti.
    Confesso che non ho non ricercato a fondo questa letteratura del “moltiplicatore,” ma sono molto scettico del fatto che i modelli valutati si siano occupati adeguatamente del problema della causalità sopra menzionato.

    In ogni caso, non abbiamo bisogno di fare affidamento su sofisticate critiche econometriche. Supponiamo che il governo prenda in prestito 750 miliardi extra e li spenda nelle “infrastrutture.” Supponiamo per il bene della discussione che la perdita di questi soldi dai mercati dei capitali privati, così come l’aumentato risparmio delle famiglie (perché temono più alti carichi fiscali futuri), non annulli completamente l’aumento della spesa pubblica. Cioè supponiamo che la “spesa” totale salga davvero a causa della mossa del governo. La disoccupazione cala davvero.

    Nondimeno, questo significa che il programma sia stato un successo? Niente affatto. Questo perché le misure aggregate della produzione lorda sono falsificate quando comprendono la spesa pubblica. Anche se i puristi possono (legittimamente) indicare ogni tipo di problema metodologico, ha un qualche senso aggiungere quanto una famiglia spende di affitto, per mangiare fuori, in vestiario ed altri articoli, per misurare il “consumo” totale della famiglia nel corso dell’anno.

    La giustificazione per assommare spese per ottenere un indicatore della produzione totale è che una famiglia spenderà soltanto i suoi limitati dollari in cose valutate di più delle banconote di dollari necessarie per comprare gli articoli. Così se un uomo spende 10.000 dollari per un’automobile, ha abbastanza senso (comunque non realmente) dire che sta consumando dieci volte tanto quanto qualcuno che compri un computer da 1.000 dollari. In corrispondenza, possiamo sostenere legittimamente che il fabbricante di automobili e l’azienda di computer devono aver prodotto insieme beni per un valore di 11.000 dollari.

    La spesa pubblica non misura la produzione reale

    Ma cosa accade quando il governo spende 10 milioni di dollari per rinnovare un aeroporto? Significa che la comunità in questione è ora molto più ricca, come se mille nuove automobili fossero piovute dal cielo? Naturalmente no. I politici ed i burocrati non hanno incentivi per economizzare sulle loro spese, per assicurarsi che ogni dollaro conti. Al contrario, il presidente eletto Obama ha detto specificamente che i governi statali e locali devono “usarlo o perderlo” quando si tratta di possibile sussidio di stimolo. Butteranno quei miliardi su qualsiasi cosa si muova.

    Nell’analisi finale, anche se un piano di “stimolo” di governo è riuscito ad abbassare la disoccupazione, non rappresenterebbe un vero miglioramento della situazione economica. Anche se i lavoratori neo assunti – quali gli operai edili che rinnovano aeroporti – sembrano realmente più ricchi, lo sarebbero soltanto a spese dei contribuenti, la cui parte di debito federale è cresciuta.

    Anche se è un po’ grezzo, può chiarire le cose immaginare tre gruppi nell’economia:

    i contribuenti
    i disoccupati
    i capitalisti
    Quello che Krugman vuole è far dare dai capitalisti (diciamo) 750 miliardi della loro ricchezza ai disoccupati. I disoccupati sono del tutto entusiasti di questo piano. Ma perché i capitalisti lo dovrebbero fare? Sembra che saranno sotto di 750 miliardi, o no?

    Ah, i capitalisti lo accettano perché il governo promette loro che nel corso degli anni venturi, obbligherà i contribuenti a versare l’equivalente (diciamo) di 800 miliardi della loro ricchezza ai capitalisti. [1] Dite quel che volete di questo gioco, ma non ha reso tutti e tre i gruppi più ricchi. Notate che i capitalisti ed i disoccupati possono rifiutare di accettare il piano di stimolo. Ma i contribuenti non hanno scelta; degli uomini armati li getterebbero in prigione se rifiutassero di giocare.

    In conclusione, Paul Krugman inverte causa ed effetto nella sua analisi, inoltre non riesce a notare la differenza fra spese pubbliche e private. Ma, hey, almeno mi ha offerto un’ora di occupazione.

    Note

    [1] Si noti che questa cifra di 800 miliardi è nei termini presenti scontati. È superiore ai 750 miliardi che i capitalisti prestano per due motivi: primo, suppongo che i capitalisti raccolgano una sovvenzione netta dall’esistenza del Ministero del Tesoro degli Stati Uniti; secondo, il governo stesso succhia risorse nelle proprie operazioni per effettuare i trasferimenti.

    Versione originale:

    Robert P. Murphy
    Fonte: http://mises.org
    Link: http://mises.org/story/3291
    15.01.2009

    Versione italiana:

    Fonte: http://gongoro.blogspot.com/
    Link: http://gongoro.blogspot.com/2009/01/riempiamo-le-buche-di-krugman.html
    19.01.2009