PERCHE' GLI USA NON DEVONO AVER PAURA DI UNA CRISI DEL DEBITO SOVRANO

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PERCHE’, AL CONTRARIO DELLA GRECIA, IN REALTA’ SONO SOVRANI

DI ELLEN BROWN
dissidentvoice.org

La scorsa settimana, un’agenzia di rating cinese ha retrocesso il debito Usa dalla tripla A, e globalmente primo, a “doppia A con prospettiva negativa” e soltanto tredicesimo a livello mondiale. Questo è la preoccupazione, ma gli Usa si differenziano dalla Grecia poiché il loro debito è denominato nella sua valuta, sulla quale ha il controllo sovrano. Il governo può semplicemente stampare le banconote di cui ha bisogno, o chiederle in prestito ad una banca centrale che le stampa. Non dovremmo permettere ai falchi del deficit e a chi vende a breve di dissuadere il governo dal perseguire quell’ovvio espediente.

Non abbiamo sentito parlare molto di “debito sovrano” fino all’inizio di quest’anno, quando la Grecia ha preso una sbandata. Il consulente d’investimento Martin Weiss ha scritto nella sua newsletter del 24 febbraio:

L’8 ottobre, il prezzo di riferimento delle obbligazioni decennali della Grecia era stabile e in salita. Poi, improvvisamente e senza alcun segnale, gli investitori globali si sono liberati delle loro obbligazioni greche con una furia senza precedenti, portando il loro valore di mercato in una spirale di morte.
Allo stesso modo, i titoli di stato a 10 anni del Portogallo hanno raggiunto un picco il 1° dicembre 2009, meno di tre mesi fa. Anch’essi hanno iniziato a crollare virtualmente senza sosta.
Il motivo: un nuovo contagio da paura per il debito sovrano! Effettivamente, entrambi i governi hanno un profondo debito e gli investitori sono preoccupati che il default sia non solo possibile – ma che adesso sia probabile!

Così hanno detto i media, ma notare che Grecia e Portogallo stavano facendo notevolmente bene solo tre mesi prima. Poi, “improvvisamente e senza alcun segnale”, gli investitori globali hanno con furia scaricato le loro obbligazioni. Perché? Weiss e gli altri commentatori hanno dato la responsabilità a un improvviso “contagio di paura riguardo al debito sovrano.” Ma, come ha ripetuto Bill Murphy, un altro prolifico scrittore di newsletter, “Il commento del mercato è l’andamento dei prezzi.” Gli esperti guardano a ciò che è appena accaduto nel mercato e poi escogitano una qualche plausibile teoria per spiegarlo. Quanto ha detto il Presidente Franklin Roosevelt della politica, tuttavia, può anche essere vero per i mercati: “ Niente accade per caso. Se accade, si può scommettere che è stato pianificato”.

Che il collasso del debito sovrano della Grecia possa essere stato pianificato è stato suggerito in un articolo del Wall Street Journal di febbraio, nel quale Susan Pullian et al. riportavano:

Alcuni importanti hedge fund hanno fatto grosse scommesse al ribasso contro l’euro con mosse che ricordano le azioni di contrattazione al culmine della crisi finanziaria degli Usa.
Le grosse scommesse emergono all’interno di raduni come un esclusivo “pranzo di idee” all’inizio del mese tra hedge fund titanici come SAC Capital Advisors LP and Soros Fund Management LLC. […]
È impossibile calcolare il preciso effetto delle scommesse al ribasso degli operatori, ma esse si sono aggiunte alla pressione alla vendita della valuta – e quindi alla pressione sull‘UE per arginare la crisi del debito della Grecia.
Non vi è nulla di illecito nel fatto che gli hedge fund intraprendano lo stesso affare, salvo che ciò non sia ritenuto una collusione dagli enti regolatori, i quali non hanno indicato alcuna transazione come illecita.

Gli enti regolatori non lo hanno suggerito per ora; ma il giorno stesso nel quale la storia è stata pubblicata, la divisione antitrust del Dipartimento della Giustizia degli Stati Uniti ha inviato una lettera ad un numero imprecisato di hedge fund presenti al pranzo, avvertendoli di non distruggere alcuna documentazione che avesse a che fare con le scommesse sull’euro.

Al pranzo era rappresentato l’hedge fund di George Soros, che, attraverso grosse vendite a breve, ha dato un contributo decisivo al collasso della sterlina britannica nel 1992. Soros ha dichiarato di avvertire l’UE di rimettere a posto le sue finanze, altrimenti “l’euro potrebbe crollare.” Era davvero un avvertimento? O era una specie di spargimento di voci che aveva lo scopo di far crollare l’euro? Un attacco concertato contro l’euro, a cominciare dal suo anello più debole, le obbligazioni della Grecia, potrebbe far calare quella valuta così come le vendite a breve hanno portato giù la sterlina.

Questo genere di voci non si è limitato alle obbligazioni della Grecia e all’euro. Sul Financial Times, Niall Ferguson ha scritto un articolo intitolato “Una crisi greca sta venendo in America”, nel quale ha avvertito:

È cominciata ad Atene. Si è diffusa a Lisbona e a Madrid. Ma sarebbe un serio errore supporre che la crisi del debito sovrano che si sta verificando rimarrà confinata alle economie più deboli dell’eurozona.

Anche gli Usa, ha affermato, soffriranno una crisi del debito sovrano, è ciò accadrà prima del previsto.

Il Fondo Monetario Internazionale ha recentemente pubblicato alcune stime degli aggiustamenti fiscali di cui le economie sviluppate avrebbero bisogno per risanare la stabilità fiscale nel prossimo decennio. I peggiori erano il Giappone e il Regno Unito (un inasprimento fiscale del 13% del PIL). Poi venivano l’Irlanda, la Spagna e la Grecia (9%). E al sesto posto? Si fanno avanti gli Usa, che avrebbero bisogno di inasprire la politica fiscale dell’8,8% rispetto al PIL per soddisfare il FMI.

Il trucco è che gli Usa non hanno bisogno di soddisfare il FMI.

“Debito sovrano” è un ossimoro

In realtà gli Usa non possono subire una crisi del debito sovrano. Perché? Perché non hanno un debito sovrano. Come Wikipedia spiega:

Un’obbligazione estera è un titolo emesso da un governo statale. Il termine, di solito, si riferisce ad obbligazioni emesse in valuta straniera, mentre le obbligazioni emesse da un governo nella valuta del proprio paese sono chiamate obbligazioni statali. L’ammontare totale dovuto ai possessori delle obbligazioni estere è chiamato debito sovrano.

Damon Vrabel, del Consiglio per il Rinnovamento (Council on Spiritual Psychological Economic Renewal) di Seattle, conclude:

La crisi del debito sovrano […] è una fandonia della Ivy League (1), Wall Street e periodici eruditi come il Financial Times di Londra […] Sembra ridicolo rimarcare questo, ma il debito sovrano implica sovranità. Giusto? Ebbene, se i Paesi sono sovrani, allora come potrebbero essere obbligati ad indebitarsi con istituzioni bancarie private? Come potrebbero essere attaccati dai voleri di George Soros, JP Morgan Chase e Goldman Sachs? Perché sarebbero assoggettati ai capricci delle aste e degli operatori di borsa? Un vero sovrano non è in debito con nessuno […]

Al contrario della Grecia e di altri Paesi membri dell’UE, ai quali è proibito stampare la propria valuta o prenderla in prestito dalla propria banca centrale, il governo degli Usa può risolvere la sua crisi del debito attraverso il semplice espediente sia di stampare direttamente la moneta di cui ha bisogno, sia di prenderla in prestito dalla sua banca centrale, che stampa il denaro. Il termine tecnico attualmente usato per questa manovra è “alleggerimento quantitativo” e Ferguson afferma che è ciò che fino ad ora è “avvenuto tra gli Usa e i più ampi rendimenti obbligazionari” – tra questi e i massicci acquisti di titoli del Tesoro Usa da parte della Cina. Entrambi ora stanno calando, egli avverte, rinnovando il pericolo di una crisi del debito sovrano.

“Le esplosioni del debito pubblico fanno male alle economie […]”, sostiene Ferguson, “moltiplicando i timori di default e/o deprezzamento della valuta prima ancora dell’inflazione reale, [alzando] i tassi d’interesse reali.”
Il nervosismo dei mercati può essere pericoloso, ma se gli Usa si trovassero con obbligazioni statali e senza compratori, senza dubbio farebbero nuovamente ricorso all’alleggerimento quantitativo, proprio come hanno fatto in passato – non necessariamente in maniera aperta, ma attraverso l’acquisto di obbligazioni da parte di entità offshore, scambiando il debito governativo col debito degli organismi, ed altri giochi di prestigio. La meccanica può variare, ma fino a quando “Helicopter Ben” (2) è al timone, i dollari rischiano di apparire necessari.

Iperinflazione: una falsa minaccia oggi

Le proposte di risolvere la crisi del bilancio governativo semplicemente stampando i fondi necessari, sia sotto forma di banconote sia sotto forma di obbligazioni, invariabilmente si incontrano con i disperati segnali d’allarme in modo che il risultato sarà l’iperinflazione; ed oggi il mondo sta lottando con la deflazione. La disponibilità di denaro negli Usa è diminuita ad una velocità senza precedenti. In un articolo del 26 maggio sul Financial Times intitolato “La disponibilità di denaro negli Usa crolla al livello degli anni ’30 sotto il nuovo impulso di Obama”, Ambrose Evans-Pritchard osservava:

Lo stock di denaro è passato da 14,2 miliardi di dollari a 13,9 nei primi tre mesi dell’anno, con una contrazione annuale che ammonta al 9,6%. Il patrimonio dei fondi di mercato monetario istituzionale è sceso a un ritmo del 37%, il più forte crollo mai visto.

Finché i lavoratori sono disoccupati e le strutture di produzione sono inattive, come in questo periodo, il denaro può essere aggiunto alle scorte senza che i prezzi aumentino. L’inflazione dei prezzi si verifica quando la “domanda” (denaro) aumenta più velocemente della fornitura (beni e servizi). Se il nuovo denaro è usato per creare nuovi beni e servizi, i prezzi rimarranno stabili. Questo è dove l’alleggerimento quantitativo oggi ha fallito: il denaro non è stato diretto verso la creazione di beni, servizi e lavoro, ma è stato diretto verso le casse delle banche, per pulire i loro bilanci e fornire loro crediti a basso costo che esse non si sono degnate di inoltrare verso l’economia produttiva.

I nostri progenitori hanno descritto il governo che stavano creando come un “Bene Comune”, che garantisce la vita, la libertà e il perseguimento della felicità per il suo popolo. Insita in quella visione c’era un’opportunità di impiego per tutti quelli che vogliono un lavoro, così come servizi pubblici essenziali per la popolazione. Tutto ciò può essere dato da un governo che rivendica la sovranità sulla propria provvista di denaro.

Una vera sovranità non ha bisogno di indebitarsi nei confronti di banche private, ma può semplicemente emettere la moneta di cui ha bisogno. Ciò è quello che i coloni americani fecero, nell’innovativo sistema di denaro cartaceo che permise loro di prosperare per un secolo prima che il re Giorgio proibì loro di farlo, inducendo lo scoppio della Rivoluzione Americana. È anche ciò che fece Abramo Lincoln, contrastando i banchieri di Wall Street che avrebbero intrappolato il Nord nella schiavitù del debito attraverso le esigenze della guerra. Ed è ciò che in seguito fece la Cina stessa per decenni, prima di soccombere alla globalizzazione. La Cina mutuò l’idea da Abramo Lincoln, attraverso il suo ammiratore Sun Yat-sen; e Lincoln prese spunto dai coloni americani, i nostri progenitori. Noi abbiamo bisogno di reclamare il nostro diritto di sovranità come nazione per consolidare il Bene Comune che essi hanno immaginato senza mendicare da creditori stranieri o intrappolare il governo col debito.

Ellen Brown è avvocato a Los Angeles ed autrice di 11 libri. Nel libro Web of debt: the shocking truth about our money system and how we can break free, l’autrice mostra come un cartello di banche private ha usurpato ai popoli il potere di creare denaro e come è possibile tornare indietro.

Fonte: http://dissidentvoice.org
Link: http://dissidentvoice.org/2010/07/why-the-u-s-need-not-fear-a-sovereign-debt-crisis-unlike-greece-it-is-actually-sovereign/
24.10.2010

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di GIUSEPPE FOLLINO

NdT

(1) È un titolo che accomuna le otto più prestigiose ed elitarie università private degli Stati Uniti d’America.

(2) Ben Bernanke, economista e attuale presidente della Federal Reserve, la banca centrale statunitense, è chiamato così dai suoi critici. Il soprannome deriva da un suo discorso del 2002 sulla deflazione. In tale occasione egli ricordò che il governo, in un sistema a valuta legale, possiede i mezzi fisici per creare moneta. Il controllo dei mezzi di produzione della moneta implica che il governo può sempre evitare la deflazione semplicemente stampando più banconote. Riferendosi ad un’affermazione di Milton Friedman sull’uso di “una caduta di elicottero” di denaro nell’economia per combattere la deflazione, egli disse: “Il governo Usa ha una tecnologia, chiamata macchina da stampa (oppure oggi, il suo equivalente elettronico) che gli permette di produrre tanti dollari quanti desidera senza costi.”

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