PERCHE’ GLI STATI UNITI ATTACCHERANNO L’IRAN NEL 2006

DI DAVE ERIQAT

Sono state avanzate numerose ipotesi sull’eventualità o meno che gli Stati Uniti possano attaccare l’Iran. C’è chi è dell’opinione che gli Stati Uniti lo faranno e chi invece ritiene che non lo faranno. Lasciando perdere i discorsi pubblici alquanto spavaldi provenienti da entrambi i governi, io credo che nel 2006 gli Stati Uniti attaccheranno l’Iran. Vi spiego perché:
Il piano principale degli Stati Uniti prevede il controllo del petrolio nel Medioriente. Soltanto due Paesi si sono opposti a questo piano: l’Iraq e l’Iran. L’Iraq è stato neutralizzato e reso impotente per i prossimi dieci anni a causa della guerra civile. Adesso è rimasto solo l’Iran ad ostacolare il piano principale degli Stati Uniti. Ma prima di continuare il filo logico di questo discorso, facciamo una breve digressione.E’ chiaro che l’Iraq rappresenti un disastro sia dal punto di vista umanitario che miitare. Ma l’Iraq sta diventando anche un disastro politico per i Repubblicani negli Stati Uniti, perché i Repubblicani non solo rischiano di perdere il controllo del Congresso, ma con il tasso di approvazione per il presidente Bush sceso sotto terra [n.d.t. l’originale in inglese è “in the toilet”], essi potrebbero anche perdere la Casa Bianca. La lezione data dalla messinscena dell’11/9 e dalla conseguente guerra in Iraq è chiara: gli Statunitensi si raccolgono intorno al presidente e al suo partito nei momenti di difficoltà. Per questo presidente e per il suo partito che cosa sarebbe conveniente più di un altro evento costruito in stile 11/9, seguito da un’altra guerra di rappresaglia, questa volta contro l’Iran?

Non credo che un altro simulato 11/9 sia davvero necessario per far sì che il presidente intraprenda un’altra guerra nel Medioriente. Proprio quando stavo cominciando a credere che il calo precipitoso del sostegno alla guerra in Iraq – sceso fino a circa un terzo dell’opinione pubblica – fosse un segnale del fatto che gli Statunitensi stavano arrivando a capire la realtà dei fatti, recenti sondaggi rivelano che più di metà degli Statunitensi sono a favore di una nuova guerra contro l’Iran! Come è possibile che siano a favore di una nuova guerra se il loro appoggio per l’ultima sta venendo meno? Sono rimasto perplesso dinnanzi a tanta incoerenza finché non ho capito che il calo di sostegno alla guerra in Iraq non è un rifiuto alla guerra in quanto tale, ma è espressione di un rifiuto a una guerra in cui si perde. Gli statunitensi sono assolutamente a favore delle guerre finché le vincono. In ogni caso, sembra che ci sia un ampio consenso da parte dell’opinione pubblica statunitense per una nuova guerra contro l’Iran. Un altro attacco simulato del tipo dell’11/9 non è necessario, anche se si potrebbe comunque verificare per favorire le ambizioni totalitaristiche del governo.

Il ritiro delle truppe statunitensi dall’Iraq è fuori questione. Un’azione simile equivarrebbe ad un’ammissione di sconfitta da parte di quest’amministrazione, un’ammissione che non è prossima a venire. Inoltre, gli Stati Uniti hanno compiuto grandi sforzi e speso molte risorse per andare in Iraq e costruirvi basi militari permanenti. Semplicemente non se ne andranno per almeno qualche decennio. La scelta di lasciare lo status quo in Iraq è altrettanto difficile da difendere, man mano che crescono di giorno in giorno le esortazioni a ritirarsi, e quindi per questa amministrazione rimane soltanto una via: l’escalation.

Una nuova guerra contro l’Iran distoglierà l’attenzione dall’Iraq e consoliderà l’appoggio dell’opinione pubblica a favore del presidente e del suo partito, come si rivelerà dalla rinnovata passione per i fiocchi magnetici rosso-bianchi-blu e gialli [n.d.t. simboli dell’orgoglio patriottico].

Un’altra buona ragione per intraprendere una guerra contro l’Iran consiste nel distogliere l’attenzione dall’economia. E’ ormai ovvio che la bolla immobiliare statunitense si stia sgonfiando. Potrebbe continuare a sgonfiarsi gradualmente o potrebbe crescere con conseguenze spettacolari, nessuno lo sa. Come andrà a finire dipende molto dalla percezione della gente. Le persone sono ancora molto ottimiste riguardo all’economia, quindi forse è per questo motivo che la bolla immobiliare si sta sgonfiando ancora lentamente. Ma la situazione potrebbe cambiare. In ogni caso, con la bolla immobiliare come forza trainante del recente “consumer spending” [n.d.t. la spesa dei consumatori], e con il “consumer spending” che traina l’economia, non appena la bolla immobiliare si sgonfierà, il “consumer spending” scenderà. Un imminente declino del “consumer spending”, insieme ad altri indicatori, come il convergere di bond yield [n.d.t. rendimenti di obbligazioni] , fanno prevedere una recessione verso la fine di quest’anno. Una nuova guerra rappresenterebbe un efficace diversivo dai problemi economici e permetterebbe al governo di far entrare “liquidità” nell’economia. Il governo degli Stati Uniti ha recentemente sospeso le pubblicazioni dei dati della maggiore grandezza di offerta di moneta, M3, forse per nascondere future introduzioni di liquidità.

Torniamo a riflettere sul progetto principale [n.d.t. degli Stati Uniti]. In molti hanno sottolineato come l’attacco all’Iran non regga ad un’analisi che prenda in considerazione il rapporto costi-benefici. Si ritiene che l’attacco all’Iran indurrebbe l’Iran a vendicarsi fomentando l’insurrezione in Iraq e minacciando il trasporto di petrolio attraverso il Golfo Persico. Chi lo afferma dà per scontato che gli Stati Uniti non metteranno in pericolo la vita dei loro soldati in Iraq né correranno il rischio di far salire il prezzo del petrolio per imporre la propria volontà politica sull’ Iran e ritiene che persino questa amministrazione non sarebbe tanto folle da farlo.

Ma chi pensa così si sbaglia. L’unico obiettivo che gli Stati Uniti si prefiggono nel Medioriente è il controllo del petrolio, costi quel che costi. Esaminiamo quali sono gli eventuali costi. Gli Stati Uniti metterebbero a rischio la vita dei loro soldati in Iraq? Assolutamente sì. Basti pensare a Pearl Harbor durante la Seconda Guerra Mondiale. E’ fuor di dubbio che il governo degli Stati Uniti sapesse che i Giapponesi stavano per attaccarli e lasciò che ciò avvenisse. Il governo degli Stati Uniti probabilmente facilitò l’attacco lasciando libera da impedimenti una traiettoria di volo per gli aggressori giapponesi. Dunque sarebbero disposti a sacrificare qualche migliaio di soldati in Iraq? Certamente. E che cosa succederebbe se l’Iran riuscisse a rallentare o fermare il flusso di petrolio attraverso il Golfo Persico? Ancora una volta, questo fatto potrebbe tornare a vantaggio degli Stati Uniti, come vedremo. Nel frattempo, chi beneficerebbe da una riduzione globale delle scorte di petrolio? Le compagnie petrolifere. Negli ultimi anni si è visto che quando il petrolio è salito di prezzo, i profitti delle compagnie petrolifere sono saliti vorticosamente di dieci miliardi di dollari l’anno per compagnia. Abbiamo anche potuto vedere come l’amministrazione Bush si sia voltata dall’altra parte quando le compagnie energetiche hanno sfruttato avidamente il nascente mercato dell’elettricità dopo la “deregulation”, quindi sappiamo a chi vada il suo appoggio.

Un altro argomento “razionale” contro la possibilità di un attacco contro l’Iran è che gli Stati Uniti in virtù delle proprie limitate truppe, possano in pratica attaccare l’Iran solo per via aerea, il che non risulterebbe molto efficace se limitato ai bersagli “militari”. E’ vero, ma il punto è che l’iniziale attacco aereo sarebbe soltamente il primo passo di quella che gli Stati Uniti probabilmente sperano diventi una guerra più ampia. Perché? Perché l’unico modo che gli Stati Uniti hanno per riuscire a neutralizzare con successo l’Iran è sganciare un paio di bombe nucleari sulla popolazione civile, costringendo l’Iran alla resa incondizionata.

Persino gli Stati Uniti non oseranno interrompere in modo unilaterale sessant’anni di tabù nucleare e sganciare una bomba nucleare sopra una città iraniana. Ma probabilmente riusciranno a farla franca usando le cosiddette bombe tattiche nucleari “bunker buster” contro bersagli apparentemente militari. Naturalmente il mondo intero si indignerà dinnanzi a un simile atto, ma dopo qualche mese di capovolgimento dei fatti attraverso i media, probabilmente gli Stati Uniti placheranno il disprezzo nei loro confronti.
Nel frattempo, l’Iran fomenterà l’insurrezione Shiita in Iraq, facendo così aumentare il numero di vittime tra i soldati statunitensi. L’Iran magari affonderà anche qualche nave militare statunitense e qualche petroliera nel Golfo Persico , riuscendo davvero a rallentare o fermare il flusso di petrolio attraverso il golfo. Ovviamente gli Stati Uniti faranno passare questa vendetta iraniana come una sconsiderata e fanatica escalation di guerra. La popolazione statunitense, adirata nel vedere i propri soldati uccisi e le proprie navi militari affondate, si raccoglierà attorno al proprio presidente con ancora maggior fervore. Il governo degli Stati Uniti indicherà i crescenti problemi economici del mondo causati dall’insufficienza di petrolio come prova della necessità di fermare l’Iran, costi quel che costi. I Paesi industrializzati del mondo che dipendono dal petrolio rinunceranno ufficialmente a intraprendere un’azione più dura contro l’Iran, mentre in privato coltiveranno la speranza di vedere gli Stati Uniti far di tutto per riattivare il flusso di petrolio.

Allora, senza preavviso, gli Stati Uniti lanceranno un paio di bombe nucleari sopra un paio di città iraniane di medie dimensioni, proprio come fecero in Giappone sessant’anni fa. E useranno le stesse giustificazioni di un tempo: velocizzare la fine della guerra. Ovviamente il mondo sarà indignato, ma tale reazione passerà in sordina, dato che gli Stati Uniti avranno già infranto il tabù del nucleare usando le bombe “bunker buster,” e inoltre, che cosa potrà farci il mondo? L’Iran si arrenderà, e gli Stati Uniti assumeranno il pieno controllo del Medioriente e di due delle sue più importanti fonti di petrolio: l’Iraq e l’Iran .

Gli Stati Uniti potranno allora ritirare le loro truppe in Iraq nelle nuove basi militari grandi come intere città e aspettare tranquillamente la fine della guerra civile, tenendo sotto controllo da vicino il petrolio. Gli Stati Uniti saranno una nazione paria, ma che importa? Controlleranno la maggior parte delle risorse petrolifere mondiali.

Dave Eriqat
Fonte: http://english.pravda.ru
Link: http://english.pravda.ru/opinion/feedback/78912-3
7.04.06

Traduzione di CRISTINA PEZZOLESI (Pixel) per www.comedonchisciotte.org

5 Commenti
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LonanHista
LonanHista
24 Aprile 2006 5:06

L’iran ha dichiarato che comunque non farà leva sulle forniture petrolifere,non bloccherà il flusso delle sue esportazioni.Sia con sanzioni o inasprimento della crisi.E che i prezzi attuali sono adeguati e si adegueranno! Gli usa per sostenere la loro economia sono costretti ad immettere sul mercato quantità di dollari infinite(cioè non si sa dal 23 marzo,con lo stop M3, quanta massa monetaria in dollari circolerà),senza alcun corrispettivo controvalore effettivo,col rischio di generare al loro mercato interno un iper-inflazione fuori controllo. La soluzione è distribuire questa iperinflazione sul mercato globale,farla cioè pagare a tutta l’economia globale, nel modo più semplice:tenere stabile nel senso di “credibile”il valore del dollaro attraverso l’aumento del costo del petrolio. Stabilità o credibilità del dollaro che conviene ai cinesi,giapponesi e tutte le banche asiatiche stracolme di dollari,e che possono continuare ad esportare negli usa, conviene ai russi che incassano dollari e soprattutto a tutti paesi esportatori di greggio che aumentano le loro disponibilità finanziarie e mantengono il valore delle loro riserve.Iran compreso. Ci rimettono alla fine i consumatori finali…miliardi di fessi che ogni giorno per vivere debbono per forza di cosa usare il petrolio,sia per spostarsi sia per lavorare sia per consumare. Quindi a mio avviso questa tititera… Leggi tutto »

Zret
Zret
24 Aprile 2006 5:59

Io non mi angustierei tanto: B 16 e la chiese cristiane si adopereranno per evitare qualsiasi conflitto. Nel mondo regneranno la pace, la prosperità e la fratellanza.

suse
suse
24 Aprile 2006 14:30

Avanti il prossimo: guerra all’Iran il 28 marzo “Un massimo leader parlamentare russo ha detto alla stazione radio Ekho Moskvy che un attacco all’Iran è inevitabile e che accadrà il 28 Marzo. Il leader dei Liberal Democratici Vladimir Zhirinovsky crede inoltre che i tumulti mussulmani siano stati orchestrati dagli Stati Uniti per raccogliere l’appoggio Europeo per l’attacco militare” (1). Secondo l’esperto di politica Mikhail Delyagin, l’attacco missilistico all’Iran è solo una questione di tempo ed avverrà alla fine della primavera o dell’estate (2). Che le sommosse sia organizzate ad hoc è evidente, negli stessi tg della RAI ne parlano, anche per ammissione dello stesso ministro Martino. Le vignette inquisite servono a “disumanizzare il nemico”, lo scopo è il controllo dei propri cittadini, è “farci credere che «l’Islam ci attacca» (due Paesi musulmani sono oggi sotto occupazione americana e un terzo è minacciato di bombardamento; ma a noi «sembra» che gli aggrediti siamo noi).” (3) Vogliamo difendere a tutti i costi la nostra libertà di espressione, ce la prendiamo perché i musulmani sono arrabbiati per ritratti di maometto con una bomba nel turbante. Il Jyllands-Posten, il primo giornale che ha pubblicato le ormai note vignette mesi fa, si è rifiutato tre… Leggi tutto »

LonanHista
LonanHista
25 Aprile 2006 11:07

Nei 35 punti da lei citati(suse) non c’è niente di nuovo! Tutte cose che si leggono da mesi,logiche ed al tempo stesso fuorvianti al punto da indurre a considerare imminente un attacco. Ma ci sono stati fatti “nuovi”. 1)la “ribellione” dei militari usa,che si sono visti scippare quasi tutti i poteri dalla politica, relegati,i militari al ruolo di pupazzi. Inoltre, l’attuale amministrazione usa,ha in progetto di “privatizzare” gran parte degli apparati della difesa.In poche parole,l’esercito sarà sostituito da mercenari. I militari,alcuni di loro(e ometto di citare la fonte percHé non me la ricordo)a ragione sostengono che un attacco portato con armi nucleari ai siti iraniani creerebbe un pericoloso precedente, una prima volta(eccetto hiroshima e nagasaki,che fu storia a sé)che indurrebbe anche altri paesi, qualora si sentissero minacciati ad usare le armi non convenzonali. Inoltre i militari si rendono conto che un attacco con armi convenzionali sarebbe improducente e un invasione di truppe fuori da ogni logica,data la conformazione geografica dell’iran e soprattutto il suo apparato militare e paramilitare, ben armato ed addestrato e soprattutto motivato, cosa fondamentale questa che dopo il disastro iraqeno, manca alle truppe americane annichilite e al limite del collasso nervoso. 2)le grandi entità finanziarie(bidelberg,trilateral e i… Leggi tutto »

angela
angela
5 Giugno 2006 9:37

concordo pienamente!……
resteremo scioccati da tanta pace! …anche perchè sarà quella cattolicamente eterna!…