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PERCHE’ GLI STATI UNITI ATTACCHERANNO L’IRAN NEL 2006

DI DAVE ERIQAT

Sono state avanzate numerose ipotesi sull’eventualità o meno che gli Stati Uniti possano attaccare l’Iran. C’è chi è dell’opinione che gli Stati Uniti lo faranno e chi invece ritiene che non lo faranno. Lasciando perdere i discorsi pubblici alquanto spavaldi provenienti da entrambi i governi, io credo che nel 2006 gli Stati Uniti attaccheranno l’Iran. Vi spiego perché:
Il piano principale degli Stati Uniti prevede il controllo del petrolio nel Medioriente. Soltanto due Paesi si sono opposti a questo piano: l’Iraq e l’Iran. L’Iraq è stato neutralizzato e reso impotente per i prossimi dieci anni a causa della guerra civile. Adesso è rimasto solo l’Iran ad ostacolare il piano principale degli Stati Uniti. Ma prima di continuare il filo logico di questo discorso, facciamo una breve digressione.E’ chiaro che l’Iraq rappresenti un disastro sia dal punto di vista umanitario che miitare. Ma l’Iraq sta diventando anche un disastro politico per i Repubblicani negli Stati Uniti, perché i Repubblicani non solo rischiano di perdere il controllo del Congresso, ma con il tasso di approvazione per il presidente Bush sceso sotto terra [n.d.t. l’originale in inglese è “in the toilet”], essi potrebbero anche perdere la Casa Bianca. La lezione data dalla messinscena dell’11/9 e dalla conseguente guerra in Iraq è chiara: gli Statunitensi si raccolgono intorno al presidente e al suo partito nei momenti di difficoltà. Per questo presidente e per il suo partito che cosa sarebbe conveniente più di un altro evento costruito in stile 11/9, seguito da un’altra guerra di rappresaglia, questa volta contro l’Iran?

Non credo che un altro simulato 11/9 sia davvero necessario per far sì che il presidente intraprenda un’altra guerra nel Medioriente. Proprio quando stavo cominciando a credere che il calo precipitoso del sostegno alla guerra in Iraq – sceso fino a circa un terzo dell’opinione pubblica – fosse un segnale del fatto che gli Statunitensi stavano arrivando a capire la realtà dei fatti, recenti sondaggi rivelano che più di metà degli Statunitensi sono a favore di una nuova guerra contro l’Iran! Come è possibile che siano a favore di una nuova guerra se il loro appoggio per l’ultima sta venendo meno? Sono rimasto perplesso dinnanzi a tanta incoerenza finché non ho capito che il calo di sostegno alla guerra in Iraq non è un rifiuto alla guerra in quanto tale, ma è espressione di un rifiuto a una guerra in cui si perde. Gli statunitensi sono assolutamente a favore delle guerre finché le vincono. In ogni caso, sembra che ci sia un ampio consenso da parte dell’opinione pubblica statunitense per una nuova guerra contro l’Iran. Un altro attacco simulato del tipo dell’11/9 non è necessario, anche se si potrebbe comunque verificare per favorire le ambizioni totalitaristiche del governo.

Il ritiro delle truppe statunitensi dall’Iraq è fuori questione. Un’azione simile equivarrebbe ad un’ammissione di sconfitta da parte di quest’amministrazione, un’ammissione che non è prossima a venire. Inoltre, gli Stati Uniti hanno compiuto grandi sforzi e speso molte risorse per andare in Iraq e costruirvi basi militari permanenti. Semplicemente non se ne andranno per almeno qualche decennio. La scelta di lasciare lo status quo in Iraq è altrettanto difficile da difendere, man mano che crescono di giorno in giorno le esortazioni a ritirarsi, e quindi per questa amministrazione rimane soltanto una via: l’escalation.

Una nuova guerra contro l’Iran distoglierà l’attenzione dall’Iraq e consoliderà l’appoggio dell’opinione pubblica a favore del presidente e del suo partito, come si rivelerà dalla rinnovata passione per i fiocchi magnetici rosso-bianchi-blu e gialli [n.d.t. simboli dell’orgoglio patriottico].

Un’altra buona ragione per intraprendere una guerra contro l’Iran consiste nel distogliere l’attenzione dall’economia. E’ ormai ovvio che la bolla immobiliare statunitense si stia sgonfiando. Potrebbe continuare a sgonfiarsi gradualmente o potrebbe crescere con conseguenze spettacolari, nessuno lo sa. Come andrà a finire dipende molto dalla percezione della gente. Le persone sono ancora molto ottimiste riguardo all’economia, quindi forse è per questo motivo che la bolla immobiliare si sta sgonfiando ancora lentamente. Ma la situazione potrebbe cambiare. In ogni caso, con la bolla immobiliare come forza trainante del recente “consumer spending” [n.d.t. la spesa dei consumatori], e con il “consumer spending” che traina l’economia, non appena la bolla immobiliare si sgonfierà, il “consumer spending” scenderà. Un imminente declino del “consumer spending”, insieme ad altri indicatori, come il convergere di bond yield [n.d.t. rendimenti di obbligazioni] , fanno prevedere una recessione verso la fine di quest’anno. Una nuova guerra rappresenterebbe un efficace diversivo dai problemi economici e permetterebbe al governo di far entrare “liquidità” nell’economia. Il governo degli Stati Uniti ha recentemente sospeso le pubblicazioni dei dati della maggiore grandezza di offerta di moneta, M3, forse per nascondere future introduzioni di liquidità.

Torniamo a riflettere sul progetto principale [n.d.t. degli Stati Uniti]. In molti hanno sottolineato come l’attacco all’Iran non regga ad un’analisi che prenda in considerazione il rapporto costi-benefici. Si ritiene che l’attacco all’Iran indurrebbe l’Iran a vendicarsi fomentando l’insurrezione in Iraq e minacciando il trasporto di petrolio attraverso il Golfo Persico. Chi lo afferma dà per scontato che gli Stati Uniti non metteranno in pericolo la vita dei loro soldati in Iraq né correranno il rischio di far salire il prezzo del petrolio per imporre la propria volontà politica sull’ Iran e ritiene che persino questa amministrazione non sarebbe tanto folle da farlo.

Ma chi pensa così si sbaglia. L’unico obiettivo che gli Stati Uniti si prefiggono nel Medioriente è il controllo del petrolio, costi quel che costi. Esaminiamo quali sono gli eventuali costi. Gli Stati Uniti metterebbero a rischio la vita dei loro soldati in Iraq? Assolutamente sì. Basti pensare a Pearl Harbor durante la Seconda Guerra Mondiale. E’ fuor di dubbio che il governo degli Stati Uniti sapesse che i Giapponesi stavano per attaccarli e lasciò che ciò avvenisse. Il governo degli Stati Uniti probabilmente facilitò l’attacco lasciando libera da impedimenti una traiettoria di volo per gli aggressori giapponesi. Dunque sarebbero disposti a sacrificare qualche migliaio di soldati in Iraq? Certamente. E che cosa succederebbe se l’Iran riuscisse a rallentare o fermare il flusso di petrolio attraverso il Golfo Persico? Ancora una volta, questo fatto potrebbe tornare a vantaggio degli Stati Uniti, come vedremo. Nel frattempo, chi beneficerebbe da una riduzione globale delle scorte di petrolio? Le compagnie petrolifere. Negli ultimi anni si è visto che quando il petrolio è salito di prezzo, i profitti delle compagnie petrolifere sono saliti vorticosamente di dieci miliardi di dollari l’anno per compagnia. Abbiamo anche potuto vedere come l’amministrazione Bush si sia voltata dall’altra parte quando le compagnie energetiche hanno sfruttato avidamente il nascente mercato dell’elettricità dopo la “deregulation”, quindi sappiamo a chi vada il suo appoggio.

Un altro argomento “razionale” contro la possibilità di un attacco contro l’Iran è che gli Stati Uniti in virtù delle proprie limitate truppe, possano in pratica attaccare l’Iran solo per via aerea, il che non risulterebbe molto efficace se limitato ai bersagli “militari”. E’ vero, ma il punto è che l’iniziale attacco aereo sarebbe soltamente il primo passo di quella che gli Stati Uniti probabilmente sperano diventi una guerra più ampia. Perché? Perché l’unico modo che gli Stati Uniti hanno per riuscire a neutralizzare con successo l’Iran è sganciare un paio di bombe nucleari sulla popolazione civile, costringendo l’Iran alla resa incondizionata.

Persino gli Stati Uniti non oseranno interrompere in modo unilaterale sessant’anni di tabù nucleare e sganciare una bomba nucleare sopra una città iraniana. Ma probabilmente riusciranno a farla franca usando le cosiddette bombe tattiche nucleari “bunker buster” contro bersagli apparentemente militari. Naturalmente il mondo intero si indignerà dinnanzi a un simile atto, ma dopo qualche mese di capovolgimento dei fatti attraverso i media, probabilmente gli Stati Uniti placheranno il disprezzo nei loro confronti.
Nel frattempo, l’Iran fomenterà l’insurrezione Shiita in Iraq, facendo così aumentare il numero di vittime tra i soldati statunitensi. L’Iran magari affonderà anche qualche nave militare statunitense e qualche petroliera nel Golfo Persico , riuscendo davvero a rallentare o fermare il flusso di petrolio attraverso il golfo. Ovviamente gli Stati Uniti faranno passare questa vendetta iraniana come una sconsiderata e fanatica escalation di guerra. La popolazione statunitense, adirata nel vedere i propri soldati uccisi e le proprie navi militari affondate, si raccoglierà attorno al proprio presidente con ancora maggior fervore. Il governo degli Stati Uniti indicherà i crescenti problemi economici del mondo causati dall’insufficienza di petrolio come prova della necessità di fermare l’Iran, costi quel che costi. I Paesi industrializzati del mondo che dipendono dal petrolio rinunceranno ufficialmente a intraprendere un’azione più dura contro l’Iran, mentre in privato coltiveranno la speranza di vedere gli Stati Uniti far di tutto per riattivare il flusso di petrolio.

Allora, senza preavviso, gli Stati Uniti lanceranno un paio di bombe nucleari sopra un paio di città iraniane di medie dimensioni, proprio come fecero in Giappone sessant’anni fa. E useranno le stesse giustificazioni di un tempo: velocizzare la fine della guerra. Ovviamente il mondo sarà indignato, ma tale reazione passerà in sordina, dato che gli Stati Uniti avranno già infranto il tabù del nucleare usando le bombe “bunker buster,” e inoltre, che cosa potrà farci il mondo? L’Iran si arrenderà, e gli Stati Uniti assumeranno il pieno controllo del Medioriente e di due delle sue più importanti fonti di petrolio: l’Iraq e l’Iran .

Gli Stati Uniti potranno allora ritirare le loro truppe in Iraq nelle nuove basi militari grandi come intere città e aspettare tranquillamente la fine della guerra civile, tenendo sotto controllo da vicino il petrolio. Gli Stati Uniti saranno una nazione paria, ma che importa? Controlleranno la maggior parte delle risorse petrolifere mondiali.

Dave Eriqat
Fonte: http://english.pravda.ru
Link: http://english.pravda.ru/opinion/feedback/78912-3
7.04.06

Traduzione di CRISTINA PEZZOLESI (Pixel) per www.comedonchisciotte.org

Pubblicato da Davide

5 Commenti

  1. L’iran ha dichiarato che comunque non farà leva sulle forniture petrolifere,non bloccherà il flusso delle sue esportazioni.Sia con sanzioni o inasprimento della crisi.E che i prezzi attuali sono adeguati e si adegueranno!
    Gli usa per sostenere la loro economia sono costretti ad immettere sul mercato quantità di dollari infinite(cioè non si sa dal 23 marzo,con lo stop M3, quanta massa monetaria in dollari circolerà),senza alcun corrispettivo controvalore effettivo,col rischio di generare al loro mercato interno un iper-inflazione fuori controllo.
    La soluzione è distribuire questa iperinflazione sul mercato globale,farla cioè pagare a tutta l’economia globale, nel modo più semplice:tenere stabile nel senso di “credibile”il valore del dollaro attraverso l’aumento del costo del petrolio.
    Stabilità o credibilità del dollaro che conviene ai cinesi,giapponesi e tutte le banche asiatiche stracolme di dollari,e che possono continuare ad esportare negli usa, conviene ai russi che incassano dollari e soprattutto a tutti paesi esportatori di greggio che aumentano le loro disponibilità finanziarie e mantengono il valore delle loro riserve.Iran compreso.
    Ci rimettono alla fine i consumatori finali…miliardi di fessi che ogni giorno per vivere debbono per forza di cosa usare il petrolio,sia per spostarsi sia per lavorare sia per consumare.
    Quindi a mio avviso questa tititera iran-usa, è solo una bufala congegnata ad arte,o perlomeno che conviene a tutti pur di evitare un collasso dell’economia globale a causa del dollaro qualora divenisse carta straccia.
    Intanto il ruolo dell’euro viene sminuito,relegato ed emarginato da un unione europea che sta solo sulla carta,ma osteggiata politicamente dagli usa e dall’uk,che con un ue forte,avrebbero un competitore in più!
    Al limite ci potrà essere qualche schermaglia a settembre o prima delle elezioni di medio termine negli usa.Ma dipenderà dai sondaggi.
    Dal furor di popolo!!!pardon dal pecorume!!!!Al limite si potrà avere qualche azione dimostrativa, o si tenterà di scalzare l’attuale dirigenza iraniana.
    In ogni modo un vero conflitto allargato in medio oriente,non conviene a nessuno,in primo luogo Israele.
    Mentre generare “tensione” conviene a tutti!

  2. Io non mi angustierei tanto: B 16 e la chiese cristiane si adopereranno per evitare qualsiasi conflitto. Nel mondo regneranno la pace, la prosperità e la fratellanza.

  3. Avanti il prossimo: guerra all’Iran il 28 marzo

    “Un massimo leader parlamentare russo ha detto alla stazione radio Ekho Moskvy che un attacco all’Iran è inevitabile e che accadrà il 28 Marzo. Il leader dei Liberal Democratici Vladimir Zhirinovsky crede inoltre che i tumulti mussulmani siano stati orchestrati dagli Stati Uniti per raccogliere l’appoggio Europeo per l’attacco militare” (1). Secondo l’esperto di politica Mikhail Delyagin, l’attacco missilistico all’Iran è solo una questione di tempo ed avverrà alla fine della primavera o dell’estate (2).
    Che le sommosse sia organizzate ad hoc è evidente, negli stessi tg della RAI ne parlano, anche per ammissione dello stesso ministro Martino. Le vignette inquisite servono a “disumanizzare il nemico”, lo scopo è il controllo dei propri cittadini, è “farci credere che «l’Islam ci attacca» (due Paesi musulmani sono oggi sotto occupazione americana e un terzo è minacciato di bombardamento; ma a noi «sembra» che gli aggrediti siamo noi).” (3) Vogliamo difendere a tutti i costi la nostra libertà di espressione, ce la prendiamo perché i musulmani sono arrabbiati per ritratti di maometto con una bomba nel turbante. Il Jyllands-Posten, il primo giornale che ha pubblicato le ormai note vignette mesi fa, si è rifiutato tre anni fa di pubblicarne su Gesù Cristo perché potevano essere offensive per i lettori (4) ed ha anche rifiutato di pubblicare vignette sull’Olocausto “per testare se i principi occidentali di libertà di espressione si applicano o non al genocidio nazista come a Maometto” (5). Non ci sorprende dunque scoprire che Flemming Rose, direttore delle pagine culturali del giornale incriminato, ha “chiari legami con i sionisti neo-conservatori che stanno dietro alla guerra al terrore” (6). “Nell’ottobre 2004 il giornalista «culturale» danese è stato ospite a Philadelphia di Daniel Pipes, uno dei più rabbiosi propagandisti anti-musulmani in America” (7). Lo scopo delle vignette è fomentare lo scontro e la rabbia verso i musulmani per poter così attaccare l’Iran avendo di nuovo (8), come per l’Iraq, solo un pugno di mosche in mano (9).
    Gli USA hanno già due guerre in corso che stanno perdendo nonostante si propagandi il contrario, sono sfiancati in Iraq, il debito va alle stelle, perché rischiare con l’Iran, forte e armata con sistemi russi di ultima generazione? Perché il 28 marzo? (10)
    a) L’Iran a marzo del 2006 con l’apertura della borsa del petrolio abbandonerà il dollaro come moneta di scambio per l’oro nero e passerà all’euro. “Fino a quando il dollaro restava l’unica moneta di pagamento consentita per comprare il petrolio, il suo predominio globale sarebbe stato assicurato e l’impero americano avrebbe potuto continuare a tassare il resto del mondo. Se ora, per una qualche ragione, il dollaro perdesse la garanzia del petrolio, l’impero americano cesserebbe di esistere. Così, la sopravvivenza dell’impero ha imposto che il petrolio venga venduto soltanto in cambio di dollari” (11).
    b) “Il segretario del tesoro americano John Snow ha recentemente emanato un avvertimento per cui il Governo degli Stati Uniti è al limite del collasso – siccome il limite al debito imposto dallo statuto dal Congresso di 8.184 trilioni di dollari dovrebbe essere raggiunto entro la metà di febbraio – il governo dovrebbe essere impossibilitato a continuare le sue normali operazioni. Considerando che il debito corrente degli Stati uniti è attualmente 8.162 trilioni di dollari, appena il tetto ufficiale (8.184 trilioni) sarà raggiunto, il credito estero del governo Americano (il suo potere di finanziamento) finirà. Gli stati (principalmente la Cina) che attualmente mantengono l’America a galla immagazzinando i buoni del tesoro statunitense, difficilmente continueranno a farlo.” (12)
    c) Per il 2007 il consumo di petrolio è stimato appena maggiore della produzione, per il 2020 ad una richiesta di 42,18 miliardi di barili ne corrispondera una estrazione di soli 33,21. A qualcuno bisogna pur torglerli… (13)
    d) “Ahron Zoevi Farkash, il capo dell’intelligence militare israeliana ha riferito al parlamento che “se per la fine di marzo, la comunità internazionale non sarà in grado di risolvere la questione in seno al Consiglio di Sicurezza dell’ O.N.U. potremmo dire che gli sforzi internazionali,avranno ormai esaurito la loro parte”.” (14)
    e) il giorno seguente è luna nuova e il sabato festivo è appena passato.
    f) dal 23 marzo la Federal reserve smetterà di pubblicare le cifre della M3, la più vasta definizione di «moneta» pensabile. Gli Stati Uniti, il Paese più indebitato nel mondo, non ci dirà più quanti dollari circolano. E quanti ne stanno stampando per fronteggiare gli impegni (15).
    Il rischio che stiamo correndo è che questa bestia ferita, dimenandosi ci stermini tutti. Gli USA sorvolano lo spazio aereo Iraniano da parecchi mesi con dei droidi, operazioni di commando sono operative da un anno almeno (16), questa è già guerra. Peter Goss (17) capo della CIA ha di recente fatto visita ai possibili alleati come la Turchia contro l’Iran. Lo scenario previsto da Scott Ritter: “prima, le forze americane bombarderanno l’Iran. Se gli Iraniani non rovesceranno l’attuale governo, come Bush spera, l’Iran attaccherà probabilmente Israele. Poi, ha detto Ritter, gli Stati Uniti sganceranno una bomba nucleare sull’Iran” (18). In Iraq la scusa furono le armi di distruzione di massa, che però soltanto gli USA hanno utilizzato: bombe al fosforo (19) e uranio impoverito (20). Gli USA sono anche gli unici che hanno già usato per ben due volte l’atomica: Hiroshima e Nagasaki.
    I fatti: l’Iran non ha violato gli obblighi derivanti dalla firma del Trattato di Non Proliferazione Nucleare, secondo il trattato ha “il diritto inalienabile di sviluppare un programma di ricerca produzione e uso dell’energia nucleare a scopi pacifici senza alcuna discriminazione” (21). Questo è talmente vero ed incontestabile che decenni fa “lo Scià aveva contrattato con gli USA e la Francia un ambizioso programma nucleare e l’Iran era entrato con il 10 % di capitale nel consorzio europeo Eurodif di arricchimento dell’uranio” (22). “La visione attuale della proliferazione mostra almeno tre contraddizioni. Da un lato, si denunciano le minacce dell’Iran o della Corea del Nord: gli arsenali dell’India (50-100 testate) e del Pakistan (25-50) in soli sei anni sembrano entrati nel senso comune, per non parlare di quello avanzatissimo di Israele, una vergogna internazionale che tutti i paesi coprono. D’altro lato, gli Usa (ma anche Francia, Cina, Russia, per quanto può) dichiarano impunemente – come ci informa con regolarità Manlio Dinucci – di avere in corso lo sviluppo di testate nucleari radicalmente nuove, di potenza molto piccola, la cui minaccia maggiore è rappresentata dalla capacità di cancellare la discriminante tra guerra convenzionale e nucleare” (23). “L’unico obbligo dell’Iran era quello di consentire agli ispettori della IAEA di eseguire le loro verifiche 180 giorni prima dell’introduzione dell’uranio. Queste erano le intenzioni dell’Iran, e la IAEA non può certamente provare il contrario. C’è poi da osservare che la moratoria iraniana sull’arricchimento dell’uranio, concordata con la Gran Bretagna, la Francia e la Germania, era del tutto volontaria”. L’India, Israele ed il Pakistan non hanno firmato il TNPN e nessuno dice nulla anzi si fanno accordi per ricerca e sviluppo (24). Anche qui valgono due pesi e due misure. La Gran Bretagna con la scusa di manutenzione del suo arsenale conta di potenziarlo, la Francia ha risposto che ad una minaccia terroristica risponderà con l’atomica (25) e sta segretamente aggiornando le capacità del suo arsenale (26). Nel 2003 Martin Van Creveld, docente di storia militare all’Università Ebraica di Gerusalemme, parlando di Israelel ha affermato: “noi possediamo varie centinaia di testate atomiche e missili, e siamo in grado di lanciarli in ogni direzione, magari anche su Roma. La maggior parte delle capitali europee sono bersagli per la nostra forza aerea” (27). Gli Stati Uniti hanno redatto una modifica alla dottrina per l’uso di armi atomiche, ora prevede il loro uso per un attacco preventivo a una nazione o a un gruppo terroristico. In questi quindici anni dalla fine della Guerra Fredda gli USA hanno continuato a sviluppare nuove armi di distruzione di massa (28), ma che contro la nuova minaccia terroristica non hanno senso e sono pericolose (29). “Lanciare armi [nucleari] contro un nemico equipaggiato con il nucleare sarebbe un suicidio. Farsi contro un nemico non dotato di armi nucleari sarebbe militarmente non necessario, moralmente ripugnante, e politicamente indifendibile” (30).
    La Corea del Nord sembra ne possegga, non la infastidiscono più… l’Iran è costantemente minacciata da parte dell’Occidente, è circondata da nazioni armate con il nucleare come Israele, il Pakistan, le colonie americane dell’Afghanistan e dell”Iraq.
    I neo-teo-con nel 2000 hanno scritto chiaramente che uno dei loro intenti era prendere il controllo del medioriente e che la loro preoccupazione erano “Iran, Iraq e Corea del Nord stessero correndo allo sviluppo di missili balistici ed armi nucleari come deterrente ad un intervento americano nella regione” (31).

    Il ministro degli esteri inglese Jack Straw ha asserito che un’azione militare contro l’Iran non è inevitabile (32), è questo ci mostra quanto siamo lontani dal suo avvenire, la frase è già fatta, tre semplici lettere ci dividono da altre menzogne e nuove efferatezze: N-O-N.
    Intanto gli USA si preparano al peggio sul proprio territorio:
    “-I direttori della Bank of America e della Compass Bank (e probabilmente anche tutte le altre banche statunitensi) hanno istruito i loro impiegati su come rispondere ad un cliente nel caso di crollo economico – specificamente dicendo agli impiegati che solo gli agenti del Dipartimento della Sicurezza Nazionale avranno l’autorità di decidere quali proprietà un cliente potrà ritirare dalle proprie cassette di sicurezza – e che il metallo prezioso o altri oggetti di valore non saranno rilasciati dagli Stati Uniti ai cittadini. Agli impiegati bancari è stato proibito di rivelare queste nuove linee guida. (Ad ogni modo, gli impiegati hanno parlato ai loro amici e familiari);
    -La FEMA ha attivato e sta correntemente rimpolpando la sua vasta rete di campi di ‘intrattenimento’, sorvegliati da personale armato militare. Sconosciute alla maggior parte degli Americani, queste grandi aree sono sono posizionate strategicamente attraverso il territorio degli Stati Uniti per ‘gestire’ la popolazione in caso di attacco terroristico, sommosse civili, dissensi su larga scala, o insurrezioni contro il governo. Alcune di queste aree protette da filo spinato hanno la capacità di detenere milioni di persone.
    -Il Patriot Act ed il Senato degli Stati Uniti hanno votato la messa al bando dell’habeas corpus (14 novembre) e unitamente con George W. Bush hanno firmato gli ordini esecutivi, affidandogli l’autorità esclusiva per imporre la legge marziale, sospendere l’habeas corpus e ignorare il Posse Comitatus Act. Insieme hanno quasi distrutto ogni nozione di libertà e giustizia per gli Americani”(33).
    “Il Laboratoire européen d’Anticipation Politique Europe 2020 (LEAP/E2020) ora stima a oltre l’80% la probabilità cge la settimana del 20-26 marzo 2006 sarà l’inizio della più significativa crisi del mondo conosciuta dalla caduta della cortina di ferro nel 1989. Quest’ultima settimana di marzo 2006 sarà il punto di svolta di un numero di sviluppi critici, risultanti in una accelerazione di tutti i fattori che conducono ad una crisi maggiore, trascurando un eventuale intervento militare americano o israeliano contro l’Iran. Nel caso un tale evento sia condotto, la probabilità di una crisi ancora più grande raggiungono il 100%” (34). La guerra è uno dei volani dell’economia perché dietro allo sforzo bellico si crea lavoro, per costruire e ricostruire, ma è anche “l’ultimo ricorso per bilanciare i conti, perché la guerra è in definitiva solo l’atto di distruggere il creditore, e i politici sono i killer assunti pubblicamente che giustificano l’atto prendono la responsabilità e lavano via la coscienza pubblica” (35).

    fonte:
    http://diverticolo.blogspot.com/2006/02/avanti-il-prossimo-guerra-alliran-il.html

  4. Nei 35 punti da lei citati(suse) non c’è niente di nuovo!
    Tutte cose che si leggono da mesi,logiche ed al tempo stesso fuorvianti al punto da indurre a considerare imminente un attacco.
    Ma ci sono stati fatti “nuovi”.
    1)la “ribellione” dei militari usa,che si sono visti scippare quasi tutti i poteri dalla politica, relegati,i militari al ruolo di pupazzi. Inoltre, l’attuale amministrazione usa,ha in progetto di “privatizzare” gran parte degli apparati della difesa.In poche parole,l’esercito sarà sostituito da mercenari.
    I militari,alcuni di loro(e ometto di citare la fonte percHé non me la ricordo)a ragione sostengono che un attacco portato con armi nucleari ai siti iraniani creerebbe un pericoloso precedente, una prima volta(eccetto hiroshima e nagasaki,che fu storia a sé)che indurrebbe anche altri paesi, qualora si sentissero minacciati ad usare le armi non convenzonali.
    Inoltre i militari si rendono conto che un attacco con armi convenzionali sarebbe improducente e un invasione di truppe fuori da ogni logica,data la conformazione geografica dell’iran e soprattutto il suo apparato militare e paramilitare, ben armato ed addestrato e soprattutto motivato, cosa fondamentale questa che dopo il disastro iraqeno, manca alle truppe americane annichilite e al limite del collasso nervoso.
    2)le grandi entità finanziarie(bidelberg,trilateral e i circoli sistemici più ristretti)si rendono conto e sanno che un attacco ai siti iraniani rischierebbe di creare un effetto domino non solo in medio oriente(il che,comunque non guasterebbe all’industria bellica e a tanti interessi)ma nell’ambito dell’economia globale, che presenta evidenti squilibri, e quindi non in grado di attutire l’impatto di un conflitto esteso in medio oriente,da cui dipende in maniera subordinata a causa del petrolio.(SAPPIAMO TUTTI CHE IL PETROLIO è LA LINFA CHE MUOVE TUTTA L’ECONOMIA GLOBALE,IL COSIDDETTO PROGRESSO DEGLI ULTIMI 150 ANNI HA AVUTO ED HA COME ELEMENTO FONDANTE,DETERMINANTE IL PETROLIO…e senza petrolio o si hanno alternative valide,oppure si torna indietro di 150anni).
    Per ciò che concerne l’effetto domino sul medio oriente,cioè il coinvolgimento di altri paesi in un eventuale attacco all’iran bisogna assolutamente considerare le parole pronunciate alcuni giorni fa dal presidente iraniano mubarak:egli ha affermato””” che gli sciti dei vari paesi arabi non rispondono alle direttive dei vari governi di appartenenza bensì solo all’iran.”””””….
    Mubarak è il leader da 30 e più anni di uno dei più grandi ed influenti paesi arabi,paese filo occidentale per antonomasia.
    Le sue parole vanno PESATE,STUDIATE E TENUTE IN CONSIDERAZIONE per rendersi conto degli eventuali effetti e conseguenze che si potrebbero determinare da un attacco all’iran.
    Destabilizzare il medio oriente,significherebbe destabilizzare il mondo intero,che senza petrolio si bloccherebbe!
    3)Gli strali e le accuse rivolte al segretario alla difesa usa,non solo da parte di militari in congedo,ma anche da autorevoli firme delle bibbie del giornalismo americano, non sono campate in aria,scritte cioè a caso.
    Queste “firme” non scrivono parola senza una ragione ed una logica ben precisa,e senza soprattutto il consenso degli editori di riferimento.
    Certo, dal punto di vista degli equilibri interni agli usa, i militari avrebbero dovuto parlare prima,non in un momento delicato come questo, dove screditare l’amministrazione usa,potrebbe creare insanabili fratture interne.Ma è plausibile che l’avvertimento all’amministrazione usa è partito da quei circoli che architettano le logiche sistemiche,le quali forse resosi conto che Bush aveva seriamente l’intenzione di attaccare l’iran,in un certo senso si oppongono a questa soluzione,perché le conseguenze sarebbero ingestibili.
    4)da qualche settimana Iran ed usa,hanno in animo di dialogare per trovare soluzioni alla crisi iraqena.E due paesi che stanno per entrare in guerra,difficilmente dialogano in modo diretto,anche per questioni marginali.
    5)la questione israelo-palestinese. Non è certo “affamando” il popolo palestinese che si risolve il rebus hamas,anzi questa scelta fa del problema palestinese una cassa di risonanza nel mondo arabo antioccidentale,infiammando le frange più estremiste e radicali, e ponendo l’iran come paladino dell’islam “oppresso”ed affamato.
    Dovrebbe,una volta per tutte Israele decidere cosa vuole ed intende fare.
    Fino ad ora si è comportato come il gambero al contrario:un passo indietro e due in avanti…non si stabilizzerà mai il medio oriente se non si risolve la questione israelo-palestinese. Il fondamentalismo islamico,il terrorismo,su questo problema ha tratto linfa e rivendicazione per porsi in contrasto con l’occidente ed i suoi interessi.
    6)Gli assetti geostrategici globali attuali e futuri non possono prescindere dalle nuove realtà emergenti:india,cina e la rediviva russia.
    India e Cina da una crisi generalizzata in medio oriente subierebbero sia ricadute economiche e sia sociali.
    Ricadute economiche poiché la loro espansione si fermerebbe,oltre a subire danni da una caduta del dollaro di cui la cina detiene ingenti riserve.E da una contrazione dell’economia globale si generebbe al loro interno pesanti crisi sociali,instabilità,e gestire paesi con oltre un miliardo di abitanti non è cosa agevole.
    Inoltre la russia è paladina “militare” di queste nuove realtà emergenti e il suo arsenale atomico sono un deterrente valido per “sconsigliare”qualsiasi avventura sconsiderata anche alla nazione dominante del mondo.
    7)L’economia usa sta raggiungendo la sua massa critica.L’ingente debito,gli artifizi interni come il gonfiamento dell’immobiliare,le disparità economiche tra le varie classi sociali,comportano necessariamente delle scelte repentine,e drastiche,per evitare il punto di non ritorno.Una guerra sarebbe logica per compattare la nazione e contenere il disagio di fasce sempre più elevate della popolazione(37milioni vivono nella soglia di povertà).Ma un attacco unilaterale all’iran avrebbe conseguenze negative multilaterali.Se un attacco all’iran risolve i problemi interni agli usa,li crea al tempo stesso a tutto il resto del mondo.
    Inoltre non risolverebbe il problema dell’enorme deficit pubblico americano.
    Ma una soluzione a livello globale si può trovare.Gli usa per sostenere il loro deficit continuano a stampare dollari, i quali immessi sul mercato potrebbero dare luogo ad un iperinflazione cioè ai dollari non corrisponde un controvalore reale,che metterebbe in crisi tutto il sistema economico globale,oltre a far diventare carta straccia le riserve delle varie banche centrali asiatiche ed arabe stracolme di dollari.
    Ma con il dollaro si compra il petrolio,se ne fissa il prezzo,quindi il dollaro un valore “nominale” lo conserva.
    L’iran che doveva iniziare a trattare il petrolio in euro(mettendo in pericolo l’egemonia del dollaro in ambito globale) a fine marzo con una borsa propria,guarda caso ha rinviato tale scelta.
    C’è solo un modo per evitare l’iperinflazione del dollaro,o perlomeno controllarla:spalmarla su tutta l’economia globale, semplicemente facendo aumentare il valore del petrolio.
    Queste crisi e tensioni,a cui va aggiunta la speculazione dell’enorme massa flottante(vero scompenso del sistema economico globale…troppo danaro da investire e far lievitare su basi economiche artificiali,inesistenti,su vere e proprie scommesse e rilanci,piuttosto che strutture, cose solide come industrie,produttività etc), stanno facendo schizzare il valore del petrolio e quindi drenando l’iperinflazione del dollaro con cui viene trattato,a spese di tutti i consumatori globali finali,perché l’aumento del petrolio non lo paghiamo solo nella colonnina, ma in ogni cosa che facciamo,anche scrivere quattro cazzate su questo sito per passare 2 ore.(la corrente con cui questa miracolosa macchinetta,il pc, funziona,le parti con cui essa è prodotta,).
    Rimane il problema ahmadinejaed….egli non fa parte della classe borghese ed aristocratica iraniana,che è ben ammanicata con l’occidente e crisi o non crisi il petrolio lo vende lo stesso ed incassa.
    Quindi il problema che resta non è l’iran,ma la sua anomala attuale dirigenza….e affamando i palestinesi la sua leadership si afferma sempre di più nel mondo islamico fondamentalista. Invece di isolare il leader iraniano gli si sta creando intorno un’aureola di paladino dell’islam radicale e antioccidentale.E chi è preposto a studiare e valutare dovrebbe considerare bene questo aspetto.
    ps.ad onor di logica, ahmadinejad sta facendo gli interessi del suo paese e della casta da cui proviene…per chi sta di là, è normale prendere le sue difese ed innalzarlo a paladino….
    e chi sta di qua,non può fare altro che emanare “usavvisi” fin dal giugno scorso.

  5. concordo pienamente!……
    resteremo scioccati da tanta pace! …anche perchè sarà quella cattolicamente eterna!…