PERCHE' CHAVEZ ?

DI JEAN-LUC MÉLENCHON E IGNACIO RAMONET
ilmanifesto.it

Domani il Venezuela torna alle urne per concedere o meno un nuovo mandato al presidente più calunniato del mondo. Ma il leader della rivoluzione bolivariana andrebbe giudicato per le azioni: aveva promesso che avrebbe lavorato a favore dei più poveri e così ha fatto

Hugo Chávez è senza dubbio il capo di Stato più calunniato del mondo. Mentre ci avviciniamo alle elezioni presidenziali del 7 ottobre, queste diffamazioni stanno diventando sempre più infami. Sia a Caracas che in Francia e in altri paesi. Testimoniano della disperazione degli avversari della rivoluzione bolivariana di fronte alla prospettiva (che i sondaggi sembrano confermare) di una nuova vittoria elettorale di Chávez. Un leader politico deve essere giudicato per le sue azioni, non per le voci messe in giro contro di lui. I candidati fanno promesse per essere eletti: pochi sono quelli che, una volta eletti, le mettono in pratica. Fin dall’inizio, la promessa elettorale di Chávez è stata molto chiara: lavorare a favore dei poveri, ossia – da quelle parti – la maggioranza dei venezuelani. E ha mantenuto la parola.

La riconquista della sovranità

Perciò questo è il momento di ricordare che cosa è veramente in gioco in queste elezioni, ora che il popolo venezuelano si prepara a votare. Il Venezuela è un paese molto ricco, grazie ai favolosi tesori del suo sottosuolo, in particolare gli idrocarburi. Ma quasi tutte queste ricchezze erano monopolizzate dalle élite politiche e dalle imprese transnazionali. Fino al 1999, il popolo otteneva solo le briciole. I governi che si alternavano, cristiano-democratici o socialdemocratici, corrotti e sottomessi ai mercati, privatizzavano indiscriminatamente. Più della metà dei venezuelani viveva al di sotto della soglia di povertà (70,8% nel 1996).

Chávez ha fatto sì che la volontà politica prevalesse. Ha addomesticato i mercati, ha fermato l’offensiva neoliberista e poi, attraverso il coinvolgimento popolare, ha fatto sì che lo Stato si riappropriasse dei settori strategici dell’economia. Ha riconquistato la sovranità nazionale. E, con essa, ha proceduto alla redistribuzione della ricchezza a favore dei servizi pubblici e dei dimenticati.

Politiche sociali, investimenti pubblici, nazionalizzazioni, riforma agraria, quasi piena occupazione, salario minimo, imperativi ecologici, accesso alla casa, diritto alla salute, all’istruzione, alla pensione… Chávez ha anche lavorato alla costruzione di uno Stato moderno. Ha lanciato un’ambiziosa politica di riassetto del territorio: strade, ferrovie, porti, dighe, gasdotti, oleodotti.

In politica estera, ha optato per l’integrazione latino americana e ha privilegiato gli assi Sud-Sud, mentre allo stesso tempo imponeva agli Stati Uniti un rapporto basato sul rispetto reciproco…

La spinta del Venezuela ha scatenato una vera ondata di rivoluzioni progressiste in America latina, trasformando questo continente in una esemplare isola di resistenze di sinistra contro le devastazioni del neoliberismo.

Libertà di espressione limitata?

Un tale uragano di cambiamenti ha trasformato le tradizionali strutture del potere e ha portato alla rifondazione di una società che fino ad allora era stata a verticale, elitaria. Questo non poteva che scatenare l’odio delle classi dominanti, convinte di essere i legittimi padroni del paese. Sono queste classi borghesi che, con i loro amici e protettori di Washington, finanziano le grandi campagne diffamatorie contro Chávez. Sono arrivate anche a organizzare – in alleanza con i grandi media di cui sono proprietarie – un colpo di stato l’11 aprile del 2002.

Queste campagne continuano ancora oggi, e certi settori politici e dei media europei si occupano di diffonderle. Dato che – come purtroppo accade – ripetere significa dimostrare, gli spiriti semplici finiscono per credere che Hugo Chávez starebbe incarnando «un regime dittatoriale in cui non c’è libertà di espressione».

14 elezioni in 13 anni

Ma i fatti sono testardi. Qualcuno ha mai visto un «regime dittatoriale» allargare i limiti della democrazia invece di restringerli? E concedere il diritto di voto a milioni di persone finora escluse?

Le elezioni in Venezuela si tenevano solo una volta ogni quattro anni, Chávez ne organizza più di una ogni anno (14 in 13 anni), in condizioni di legalità democratica riconosciute dalle Nazioni Unite, dall’Unione europea, dall’Organizzazione degli Stati americani (Osa), dal Centro Carter, ecc.

Chávez dimostra che si può costruire il socialismo nella libertà e nella democrazia. E trasforma anche quel carattere democratico in una premessa del processo di trasformazione sociale. Chávez ha dimostrato il suo rispetto verso il verdetto del popolo, rinunciando a una riforma costituzionale respinta dagli elettori in un referendum nel 2007. Non a caso, la Foundation for Democratic Advancement (Fda), del Canada, in uno studio pubblicato nel 2011, collocava quell’anno il Venezuela al primo posto tra i paesi che rispettano la giustizia elettorale (85 punti), prima degli Stati Uniti (30) e del Canada (26).

Il governo di Chávez dedica il 43,2% del bilancio alle politiche sociali. Risultato: il tasso di mortalità infantile è stato diviso per due. L’analfabetismo, sradicato. Il numero di insegnanti è aumentato di cinque volte (da 65 mila a 350 mila). Il paese ha il miglior coefficiente di Gini (che misura la disuguaglianza) in America latina. Nella sua relazione del gennaio 2012, la Commissione economica per l’America latina e i Caraibi (Cepalc, un’agenzia dell’Onu), afferma che il Venezuela è il paese sudamericano che – insieme con l’Ecuador – tra il 1996 e il 2010 ha ottenuto la maggiore riduzione del tasso di povertà. Infine, l’istituto statunitense di sondaggi Gallup, in uno studio pubblicato il 29 aprile 2011 (http://www.gallup.com/poll/147167/High-Wellbeing-Eludes-Masses-Countries-Worldwide.aspx # 2) colloca il paese di Hugo Chávez come la sesta nazione «più felice del mondo».

Il fatto più scandaloso, nella campagna denigratoria in corso, è pretendere che la libertà di espressione sia limitata in Venezuela. La verità è che il settore privato, ostile a Chávez, controlla ampiamente i mezzi di comunicazione. Tutti possono verificare. Di 111 canali televisivi, 61 sono privati, 37 comunitari e 13 pubblici. Con la particolarità che l’audience dei canali pubblici non passa il 5,4 %, mentre quella dei privati supera il 61% (Mark Weisbrot e Tara Ruttenberg, Television in Venezuela: Who Dominates the Media?” (pdf), Center for Economic and Policy Research, Washington, DC, dicembre 2010)… Stesso scenario per le stazioni radio. E l’80% della stampa è nelle mani dell’opposizione, essendo i due giornali più influenti – El Universal e El Nacional contrari al governo.

Altro che «fine della storia»

Nulla è perfetto, naturalmente, nel Venezuela bolivariano – dove esiste un sistema perfetto? -. Ma nulla giustifica queste campagne di menzogne e di odio. Il Venezuela è la punta di diamante dell’onda democratica che, in America Latina, ha travolto i regimi oligarchici di nove paesi, appena caduto il Muro di Berlino, quando c’era chi vaticinava «la fine della storia» e «lo scontro di civiltà», come unici orizzonti per l’umanità. Il Venezuela bolivariano è una fonte di ispirazione di cui ci nutriamo, senza cecità, senza ingenuità. Con l’orgoglio, tuttavia, di stare dal lato buono della barricata e di riservare i nostri colpi al malevolo imperio degli Stati Uniti, alle sue vetrine a tanto caro prezzo protette in Medio Oriente e dovunque regnino il denaro e privilegi.

Perché Chávez suscita tanto risentimento nei suoi avversari? Senza dubbio perché, come fece Bolívar, ha saputo emancipare il suo popolo dalla rassegnazione. E a risvegliargli la voglia dell’impossibile.

Jean-Luc Melenchon(*) e Ignacio Ramonet(**)
* Già candidato alle presidenziali francesi per il Front de Gauche, deputato al Parlamento europeo
** Presidente della Associazione Mémoire des luttes, presidente onorario di Attac.

Fonte: www.ilmanifesto.it
5.10.2012

25 Commenti
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albsorio
albsorio
6 Ottobre 2012 1:43

Bello, finalmente un mondo meno storto.

bstrnt
bstrnt
6 Ottobre 2012 4:12

Credo che tutti gli italiani con un minimo di dignità e informazione vorrebbero politici del calibro di Chavez, Correa o Fernandez, invece di questa mefitica massa di quisling, ladri e supponenti.
In democrazia le leggi dovrebbero essere emanate a vantaggio dei popoli, non come qui, nel 4° Reich europeo, ad uso e consumo delle banche e con esse le élite finanziarie internazionali.
Personalmente mi vergogno di essere europeo in generale e italiano in particolare; le angherie verso il popolo greco e itentativi di destabilizzazione dei PIIGS oggi e di ogni nazione europea domani (Germania inclusa, visto che il collasso dell’unione non può essere che prodromo al collasso tedesco), mi fanno rifiutare in toto questa specie di aborto controllato dalle élite finanziarie.
L’Europa è oramai diventata pedina e carne da cannone dell’impero nel suo crepuscolo, viene controllata e comandata a bacchetta tramite un’economia di rapina, insostenibile per le persone e per l’ambiente; a quando un sussulto di dignità come alcune nazioni del Sud America?
Spero che la primavera sudamericana cominci a contagiare anche il “democratico” e “libero” occidente Così da evitare nuove esportazioni di democrazia (vedi Yugoslavia, Afganistan, Iraq, Libia ….) grondanti di sangue.

orckrist
orckrist
6 Ottobre 2012 7:07

E’ un pazzo ma in questo mondo di yes-men non resta che dire:

“QUE VIVA CHAVEZ”

ligius
ligius
6 Ottobre 2012 7:25

Ho degli amici venezolani, mi dicono tutti la stessa cosa e cioè che tutte le info che ci arrivano sono storpiate, che lì vivono male, non c’è lavoro, fanno la fame, la polizia è corrotta all’inverosimile, che la delinquenza (voluta e sostenuta da chavez)è insostenibile, che alle scorse elezioni tutti quelli che non hanno votato per lui (voto elettronico) hanno ricevuto la lettera di licenziamento dal lavoro il lunedi’ successivo, tanto per dare un segnale chiaro e forte. Io teoricamente, come la maggior parte delle persone senzienti, sarei d’accordo con la politica di Chavez, purtroppo però la realtà non è tanto bella. Mi piacerebbe fosse tutto vero quello che si dice. Ma non lo è.

decimalegione
decimalegione
6 Ottobre 2012 7:27

Viaggio nel cuore di una città fuori controllo————- Caracas: capitale criminale——- di Alessandro Armato————– È la città più violenta dell’’America Latina. Sparatorie e omicidi tra bande sono all’’ordine del giorno E intanto cresce l’’impopolarità di Ugo Chávez——————- «La malvagità si moltiplica, l’insicurezza è terribile». È sconvolta la madre di Joel Manuel Rodríguez. Il corpo di suo figlio, 23 anni, è stato trovato senza vita in una strada di San José de Petare, uno dei tanti ranchos (quartieri popolari) che circondano Caracas come gli spalti di uno stadio gremito all’inverosimile. Assieme a Joel Manuel, in un fine settimana come tanti, sono rimaste uccise altre cinquanta persone. Tutte vittime della violenza di strada e degli scontri tra bande, che in Venezuela sono fuori controllo.———————————- L’insicurezza ha raggiunto livelli sconcertanti. Secondo dati del¬l’Observatorio Venezolano de Vio¬lencia, nei dieci anni di governo del presidente Ugo Chávez il numero degli omicidi è triplicato. Dai 4.550 omicidi del 1998 – l’anno in cui Chávez vinse le prime elezioni presidenziali – siamo arrivati ai 13.156 del 2007. Caracas oggi è la capitale più insicura dell’America Latina, mentre il Venezuela è il secondo Paese più violento del continente, dopo il Salvador e prima della Colombia. Nella capitale la… Leggi tutto »

pantos
pantos
6 Ottobre 2012 7:28

anch’io ne ero convintissimo prima che conoscessi alcuni piccoli e laboriosi (?) imprenditori che raccontano di vessazioni, ostracismi, furti continui e microcriminalità diffusissima, ti ammazzano per un orologio, ti boicottano i matrimoni (non so se di che sfarzo però) suonando le pentole (non nascondo che la cosa mi ha incuriosito però), non puoi più lavorare, ma il reddito minimo è talmente garantito che la gente lavora poco, ma lavorano tutti, dal martedi al giovedi. dal venerdi al lunedi è festa continua. gli uomini spariscono di casa il giovedi sera e tornano lunedi in preda ai fumi di 4 giorni di alcol.

insomma questi “non poveri” son stati costretti ad emigrare in italia.
se è vero, non so in cosa e quanto possano lavorare i venezuelani poveri.

attendo lumi in altre testimonianze.

Tanita
Tanita
6 Ottobre 2012 9:48

La situazione é simile con ogni governo che in qualche modo esca dal discorso unico dell’establishment. Si parla di “democrazie mature” nel caso di Stati in cui il Potere é in mano a tecnocrati che fanno gli interessi dell’oligarchia dominante. Si parla di “libertá” laddove i diritti dei cittadini sono stati severamente ristretti (“Patriot Act” ed altri negli USA, forze di polizia che reprimono manifestazioni pacifiche – in tutta Europa -; forti restrizioni al diritto di manifestare e petizionare alle autoritá – GB, ecc). Si parla di “libero mercato” dove un pugno di corporation controllano l’Economia e le finanze. Si parla di “libertá di stampa” dove di nuovo i mainstream sono controllati da poche corporation (le stesse che controllano Economia e Finanze) e cosí via. Questi che in Italia sono chiamati “Poteri Forti” hanno ormai raggiunto una concentrazione del Potere ed un ammount di ricchezza tali che possono: comprare tutto ció che vogliono compresa la volontá politica degli uomini di partito (la maggior parte di loro quantomeno); sostituire i politici con i loro uomini se non ottengono ció che vogliono (i casi di Honduras, Grecia, Italia, Paraguay sono paradigmatici e mettono in evidenza la nuova modalitá dei “golpes”); possono organizzare… Leggi tutto »

mincuo
mincuo
6 Ottobre 2012 10:12

Bisogna guardare con equilibrio. A turare fuori l’ esempio pro o contro si può ricavare sempre quel che si vuole. E’ il metodo TV, che non si dovrebbe usare, neanche se viene a favore, anzi soprattutto se viene a favore. Perchè impedisce qualunque obiettività e consente qualunque abuso, quando uno si adatta fare il cieco a oltranza. Un’altra cosa da smettere prima o poi è la favola della democrazia.
Anche Chavez è rapprentante di un oligarchia, e non è possibile che sia diversamente.
Perchè forse Monti no? Od Obama?
Ma detto questo, un oligarca non deve essere mica cattivo per forza. Alla fine invece che gli slogan con cui hanno sempre imbottito ognuno, conta cosa uno dà e fa per la gente.
E lui certamente è molto migliore dei precedenti oligarchi.
Poi il Venezuela, è una realtà complessa. Fare sempre i Paradisi e gli Inferni, gli Angeli e i Demoni sono cose da bambini.

Mattanza
Mattanza
6 Ottobre 2012 11:06

Io vivo in Peru’ da anni,qui fino al cambio di governo la propaganda antichavista era forte anche sui media di stato.
Il fatto vero e’ che di venezuelani in Peru’ a lavorare non se ne vedono,ma molti peruviani sono andati e vivono e lavorano la’,quindi le chiacchere son chiacchere ragazzi.
Delinquenza a gogo e vita che non vale nada,in America del Sud e’ normale amministrazone,Venezuela,Peru’,Colombia Brasile ecc…Io dal di qua’ sento,senza vivere in Venezuela pero’, che Chavez ha scatenato un movimento continentale vincente e virtuoso,ora anche il Peru’ ha un governo differente sembra,e le cose cominciano a cambiare e migliorare,velocemente.

Mattanza
Mattanza
6 Ottobre 2012 11:16

Ora anche Santos in Colombia ha un tumore….

RicBo
RicBo
6 Ottobre 2012 12:02

Alle volte mi chiedo se intellettuali sinistri come Melenchon o Ramonet siano mai andati in Venezuela, e se ci sono andati, se hanno camminato per le strade e parlato con persone comuni, operai o studenti. Non credo perchè a Caracas uno come loro parla solo a funzionari governativi e militari e non può muoversi se non in taxi. Il mondo irreale che presentano in articoli come questo non esiste.
Meglio Chavez che Capriles, ma mi chiedo cos’ha mai di socialista il primo, un energumeno che non ha la decima parte della statura politica di un Correa o di un Morales. (per non parlare dei Kirchner) uno che è stato ringraziato pubblicamente dal ministro della difesa spagnolo per essere il primo importatore di armi del regno borbonico, uno che ha benedetto gli accordi con Repsol nel periodo della crisi tra l’Argentina e la multinazionale iberica, uno che mandava l’esercito in casa dei più recalcitranti a votare per lui, uno che usa gran parte dei proventi del petrolio per mantenere la rete di clientelismo che lo sostiene, che nega molte delle conseguenze nefaste delle nazionalizzazioni, aziende date in mano a boiardi di stato incapaci e corrotti.

Tanita
Tanita
6 Ottobre 2012 12:03

Si e guarda caso, Santos sebbene é di destra difende l’unitá latinoamericana. Cioé politiche opposte a quelle di Chavez ma si all’unitá latinoamericana.

lstrino
lstrino
6 Ottobre 2012 15:26

Chavez ilò perfetto fascista che imcuministi adorano, grand politica sociale grande politica nazionale, l’una non può esistere senza l’altra. sono fascista e vorrei un Chavez in italia.

Tanita
Tanita
6 Ottobre 2012 15:40

“Delinqueza a gogo e vita che non vale nada, in America del Sud é normale”.
Sembra sia cosí dappertutto. Mettiamo gli USA, ad esempio. In Sudamerica non é normale che le persone si scatenino in massacri nei supermercati, nelle scuole, nei cinema come invece é usuale da quelle parti. Com’é pure accaduto in Olanda due anni fa + o -. In un’articolo riportato qui su CDC poco fa si raccontava dei quartieri di Parigi dove ormai non entra neppure la Polizia. Sembra che tutto ció, piú che essere proprio del Sudamerica, é il risultato di una globalizzazione dello sfruttamento e della miseria alla quale ci hanno ricondotto con esito i bankster oligarchici globali e i loro complici. Se poi pensiamo alla NATO (con tutti i paesi che ne sono parte), in questo caso sí che la vita vale meno di zero e la morte é una “casualty”, un collaterale non raccontato o giustificato in nome della “libertá” e della “democrazia”. Se andiamo un pochino piú indietro non parliamone poi.

Tanita
Tanita
6 Ottobre 2012 15:59

Qualle sarebbe l’oligarchia alla quale Chavez rappresenta? Monti senz’altro (frutto pure di un colpo di Stato “soft”). Chávez dal suo canto é un presidente eletto democraticamente, il piú democraticamente possibile nel mondo contemporaneo. Il sisiema elettorale di Venezuela é testato, controllato, ha il monitoraggio di mezzo mondo. Non si tratta di Paradisi e Inferni ma di questioni molto umane. Il Venezuela é una realtá complessa ma la determinazione del suo governo non dipende dalla Goldman, da JP Morgan e altri componenti dell’oligarchia finanziaria e corporativa globale (almeno con Chavez). Se poi pensiamo negli USA, il cui ultimo presidente che cercó di portare avanti politiche indipendenti e di sganciare lo Stato dalla dittatura della FED fece la fine che conosciamo bene, dove i risolutati vengono, se occorre, manipolati (Vedere Bush Jr.) ecc ecc, senz’altro la democrazia del Venezuela é piú rappresentativa del volere popolare che quella USA: lí le opzioni sono tra il male e il peggio, i lobbisti sono legalizzati e le campagne vengono finanziate dalle corporation che consegnano soldi a Democrati e Repubblicani in simile misura. http://francogatti.blogspot.com.ar/2012/08/chi-finanzia-la-campagna-elettorale-usa.html http://coriintempesta.altervista.org/blog/il-vero-potere-chi-e-con-tutti-i-nomi/ Le rinunce “volontarie” di Papandreous in Grecia e Berlusconi in Italia e l’imposizione di uomini della Goldman, il Bilderberg e compagnia… Leggi tutto »

Mattanza
Mattanza
6 Ottobre 2012 17:38

brevemente penso che voglia dire:Essendo Chavez un nazionalista convinto,forse cerca di sviluppare una classe di industrali venezuelani che divengano la ricca borghesia del paese con le redini del potere in mano,dato che non mi sembra sia ne comunista ne anarchista,non questiona il sistema capitalsta,la propieta’ privata dei mezzi di produzione ecc.

Ercole
Ercole
6 Ottobre 2012 17:43

CHAVEZ e un fottuto borghese al pari di tutti i governanti del pianeta ,non ha nulla da spartire con il socialismo ,si fa forte del nazionalismo perche esporta il petrolio,non gli interessa nulla del proletariato,e se ne guarda bene dal mettere in discussione il capitalismo ,un perfetto conservatore arrogante.DI fronte a un mondo di terrore e di miseria, il futuro appartiene alla lotta di classe.

Tanita
Tanita
6 Ottobre 2012 22:47

Piú vi leggo piú mi rendo conto che in Europa si capisce ben poco dell’America Latina. E si sa’ ancora di meno. D’altronde la maggior parte degli europei non sa’ neppure cosa sta capitando a loro, in Europa…

Tanita
Tanita
6 Ottobre 2012 22:54

Strano. Ogni volta che si dice qualcosa di positivo sui presidenti off establishment qualcuno ha un’amico o un parente che racconta quanto sia schifosa la nostra realtá e quanto siano corrotti e dittatori i nostri governi democratici (ma davvero, eletti dai popoli in elezioni libere con sufragio obbligatorio e proibizioni di contributi privati alle campagne elettorali).

martin17
martin17
7 Ottobre 2012 6:48

“unità Latinoamericana”…forse come la unità ( comunità europea) bene per i tedeschi male per gli altri,in Sudamerica,bene per Chavez male per gli altri,le “unioni”sono un sotto prodotto della globalizzazione,le piccole realtà sono quelle che possono fare il cambio,mica le pseudo unioni che hanno solo lo scopo di rinforzare al più forte.

Fedeledellacroce
Fedeledellacroce
7 Ottobre 2012 9:56

Proletariato, fottuto borghese, lotta di classe, ma che c’hai cent’anni?
Quest’arcaica terminologia compagna ha fatto il suo tempo, chi la usa ancora si vuole identificare come un comunista duro e puro!
Nulla contro i comunisti, anzi complimenti, peró vedi, “proletariato” (operai), “media borghesia” (piccoli imprenditori e commercianti), studenti, insomma il popolo, noi, siamo tutti sulla stessa barca. E se si rema insieme si arriva a destinazione, garantito.
Ma se cominciamo a “lottare tra classi” che compartono lo stesso trattamento, la stessa pressione fiscale, la stessa repressione del dissenso, la stessa situazione di stallo e incertezza sul futuro, beh, allora siamo alla frutta.
Penso che solamente unendo sforzi e visioni si possa arrivare a qualche risultato concreto.

Mattanza
Mattanza
7 Ottobre 2012 12:44

Vivo in Peru’ da 7 anni.
Cosa ci sarebbe da capire scusa?
Sto dicendo che il chavismo non e’ rivoluzionario,perche’ non discute il modello capitlista’,ne il modello politico della democrazia parlamentare.
Ritengo tuttavia che possa migliorare di molto le condizioni generali.

Ercole
Ercole
7 Ottobre 2012 17:39

IL solito riformista interclassista a corto di argomenti ,mi sembra di sentire i discorsi dei preti e di confindustria ,siamo tutti sulla stessa barca,uniti si vince, bisogna fare i sacrifici,e via discorrendo ,tutti si dimenticano che esiste la lotta di classe,che il capitalismo e il migliore dei mondi possibili, e baggianate simili,cosi il capitalismo vivra in eterno, povero illuso a ciascuno il suo cammino, io sto con la mia classe, tu invece continua a stare al passo coi tempi quando, ti accorgerai che sei un povero schiavo salariato,sara troppo tardi,rincorri pure le chimere della sedicente democrazia borghese.

Tanita
Tanita
7 Ottobre 2012 18:15

Scusami, il commento non era in risposta al tuo.

Tanita
Tanita
7 Ottobre 2012 18:18

Oh, no, Latinoamerica non segue il modello europeo.
Niente moneta unica, niente banche centrali private, niente voti a quota percentuale… No.
“Esta iniciativa se enmarca en la Unión de Naciones del Sur (UNASUR) y fue una de las últimas … Pero no sólo esto, cada país concurrirá a su seno con un voto.”

Ogni paese, un voto.

Banco del Sur:
http://www.hcdn.gov.ar/diputados/jgonzalez/discursos/insercionD.jsp?file=/secparl/dtaqui/inserciones/129/reunion8/24gonzalez.html
Ogni paese, un voto.