Per vincere bisogna capire in cosa consiste la vittoria

 

di Andrea Cavalleri

 

Vorrei far seguito all’articolo di Matteo Brandi del 7 ottobre 2021 intitolato “Perché perdiamo? Autocritica sovranista”.

Trovo la riflessione di Brandi molto intelligente e penso che ponga una serie di domande giuste.

Il mio parere è che per cercare una risposta a tali domande si debbano fare degli ulteriori passi a monte, toccando da vicino la fonte delle tematiche in questione.

Innanzitutto partirei dalla duplice concezione di nemico proposta da Carl Schmitt, ovvero invasore da ricacciare nei suoi confini oppure, nella seconda versione, essere disumano che non può essere solo sconfitto, ma deve essere definitivamente distrutto.

In nota Schmitt sottolinea che questa pretesa distruttiva del “nemico disumano” in realtà reclama l’autoannientamento dell’avversario tramite l’autoaccusa pubblica ed aggiunge che è un atteggiamento latente nell’essenza stessa della civiltà avanzata.

Un esempio di espulsione del nemico dai propri confini potrebbe essere la cacciata di Napoleone dalla Russia, che non vide una prosecuzione delle attività russe contro la Francia una volta ripristinato lo status ante quem.

Invece gli esempi del trattamento riservato alla Germania, dopo la prima e soprattutto dopo la seconda guerra mondiale, esemplificano bene la volontà di distruggere il nemico, tipica del secondo modello.

La radice ultima di queste concezioni è da ricercarsi sul piano religioso, di cui qui non intendo parlare perché il discorso si farebbe troppo lungo.

Però, un gradino più in basso, sul piano ideologico politico, penso di cogliere nel segno affermando che il problema nasca da una differente concezione della tolleranza.

Esistono due scuole di pensiero opposte per cui o non può esistere tolleranza per le idee (vere o false) e si deve (sottolineo “deve”) esercitare tolleranza verso le persone, oppure è obbligatoria la tolleranza per le idee e di fatto si nega la tolleranza verso le persone.

Il meccanismo sotteso a queste due tipologie politiche è molto semplice: chi è intransigente nell’affermazione dei valori, sa che neppure lui stesso è esente da pecche ed errori al riguardo, per cui perseguitare chi sbaglia significherebbe perseguitare anche se stesso.

Chi invece proclama relativisticamente che ogni idea abbia la stessa liceità, non ha più un criterio esterno a sé per giudicare, modellerà opportunisticamente la narrativa ideologica sulle sue esigenze e, di conseguenza, avrà ridotto la scelta delle idee da affermare a una pura questione di forza: il potente di turno impone le sue idee fino alla dittatura del pensiero unico a cui stiamo assistendo.

Jonathan Haidt, professore di psicologia sociale alla New York University, ha pubblicato un saggio molto interessante (in italiano “Menti tribali”, Codice editore, 2021), in cui illustra il risultato di un sondaggio in cui ha chiesto a duemila cittadini americani di orientamento liberal cosa ne pensassero dei conservatori e poi viceversa.

È risultato che le persone di sinistra consideravano quelli di destra dei rozzi ignoranti, razzisti e omofobi, mentre le persone di destra erano molto più aperte e disponibili a capire le ragioni dei liberal, insomma i veri democratici erano i conservatori.

Questa citazione non serve ad attribuire un punteggio nella stucchevole dicotomia destra-sinistra, ma serve per confermare il meccanismo che illustravo sopra: chi ammette dei valori indipendenti da sé diventa tollerante e chi ricama le idee sulla propria convenienza diventa intollerante.

In un certo senso la “libertà” dei sistemi assiologici di pensiero è la premessa più sicura per la restrizione della libertà delle persone.

Tra parentesi questo meccanismo ha il suo perfetto corrispettivo in economia, dove con il termine “libero mercato” si designa l’oligopolio massificante e oppressivo di una ristretta casta di plutocrati ai danni di tutta la collettività.

Ciò che conta veramente è la libertà delle persone, che non si realizza mai in mercati totalmente liberi (Amartya Sen ha ricevuto il Nobel per l’Economia dimostrando proprio questo fatto) né in sistemi politici guidati dal “libero pensiero”, ovvero nel tentativo di realizzare un’utopia che parte dai vagheggiamenti di qualche pensatore arrogante e non dalla realtà (realtà che comprende la natura dell’essere umano stesso).

C’è una frase di Lenin che costituisce l’esempio più illuminante che si possa trovare per descrivere la ferocia autocratica dell’utopista: “Costringeremo l’umanità a essere felice, costi quel che costi…”

Il primo risultato che diventa evidente da queste premesse è che la vittoria dell’utopista consiste nell’annientamento del nemico, quella del non utopista consiste nello scacciare il nemico fuori dai propri confini.

 

Il sovranismo è anti-utopico?

Negli ultimi anni il termine sovranista ha conosciuto un’ampia diffusione, spesso accompagnato dall’aggettivo “identitario” (e spesso, a sproposito, accompagnato anche dai termini populista e “di destra”).

Ma se sovrano è chi decide lo stato di eccezione (ancora Carl Schmitt) ovvero sia chi ha l’ultima parola sulle decisioni da prendere, allora non può esistere una politica senza sovranità, salvo il caso di una impraticabile anarchia assoluta.

L’orientamento moderno prevalente è quello di attribuire la sovranità al popolo, che la esercita attraverso i suoi rappresentanti (come da Costituzione italiana e molte altre simili) o anche direttamente per via referendaria, come in Svizzera.

Il termine populista è dunque solo un modo per evocare con disprezzo quello che è invece un principio generalmente accettato.

Il problema si sposta dunque su chi sia il soggetto popolare.

Il principio di autodeterminazione dei popoli, a parole accettato da tutti, è nei fatti irto di spinose questioni: lo dimostrano l’uso e il disuso strumentale che ne sono stati fatti in tempi anche recenti (basta confrontare i casi di Bosnia e Catalogna) per capire che l’applicazione concreta di tale principio non è semplice né lineare.

Del resto il termine “popolo” designa una realtà fluida e in continua evoluzione e, per quanto sia ancorato ai pilastri di lingua, cultura, costumi e religione, difficilmente può giustificare un fondamentalismo etnico.

Se dunque il sovranismo non è una proposta di qualcosa di nuovo e non è l’espressione di un irredentismo diffuso, che cosa designa?

Certamente questo movimento sorge come reazione ad altre tendenze che in qualche modo stanno agendo per sovvertire principi generalmente accettati e creano dei problemi che vengono percepiti come oppressione personale e collettiva.

Il punto è che gli enti e istituzioni che esercitano la sovranità, nell’ultimo mezzo secolo e in gran parte del mondo, si sono costantemente allontanati dal vincolo di rappresentatività.

In altre parole, sempre più spesso e sempre in maggior misura il cittadino constata che le decisioni che lo riguardano vengono prese da gente irresponsabile, cioè che non risponde del proprio operato.

Il cittadino non ha modo di influire su colui che prende le decisioni, che faccia bene o che faccia male, spesso nascosto dal paravento di una competenza tecnica (da qui il termine tecnocrazia).

Inoltre, le cessioni di sovranità ad enti sovrannazionali hanno viepiù allontanato i governanti dai cittadini, che spesso eleggono qualcuno che non decide quasi niente e che poi, alle loro rimostranze, risponde che “ce lo chiede l’EU”, o qualche altra sigla i cui dirigenti non sono elettivi.

Se a questo aggiungiamo i circoli di influenza, come il forum di Davos o il club Bilderberg, che non si fanno scrupolo di programmare il futuro dei popoli senza chiedere il loro parere, inneggiando a un governo mondiale che ridurrebbe l’autonomia decisionale dei singoli alla pari di quella di una formica in un formicaio, si capisce che le persone dotate di un senso di libertà si siano sentite provocate.

In risposta alla nascita di questa particolare forma di autocrazia totalitaria si sono formati spontaneamente movimenti che reclamano una maggior vicinanza e controllabilità (responsabilità in senso letterale) dei governanti ai governati.

In definitiva il sovranismo (territoriale e federalista, più che identitario o “di destra”) non vuole altro che riavvicinare il governante al popolo e responsabilizzarlo.

Pretende che vi sia un processo di decisionalità graduale, che parta dal basso e lasci il giusto spazio ai corpi intermedi, come recita il principio di sussidiarietà.

È semplicemente l’anticorpo sociale all’agente patogeno costituito dalla pretesa di governo totalitario ad opera di una auto dichiarata élite illuminata affetta da delirio di onnipotenza.

In questo senso è certamente un movimento anti-utopico.

 

L’azione politica dei sovranisti

La pretesa piuttosto elementare dei sovranisti (“comando a casa mia”) si scontra con una serie di difficoltà, pratiche e teoriche.

Dal punto di vista pratico abbiamo la penuria di mezzi e la frammentazione dei movimenti, dove la prima dipende non poco dalla seconda.

Io però non attribuirei questa condizione tanto alla smania di protagonismo dei vari soggetti o associazioni, ma piuttosto al fatto che sorgono da ambiti territoriali e culturali diversi per cui è logico che non si conoscano e che ci voglia tempo per riconoscersi affini e successivamente riunirsi.

Resta comunque il fatto che il problema c’è.

Un secondo problema sta nel fatto che le quattro prerogative fondamentali del governo (sistema legislativo, giudiziario, difesa e moneta) non possono essere decentrate in quanto non funzionerebbero bene e proprio su questi temi si gioca la differenza tra autonomia e indipendenza.

Quindi i sovranisti possono legittimamente reclamare dei cambiamenti in questi ambiti, ma secondo le regole del gioco nazionale e non secondo pretese particolaristiche.

Esiste tuttavia anche un problema teorico che ruota attorno alla forma partitica dell’azione politica: il partito propone un programma coerente con la visone del mondo degli aderenti (molto in teoria, tuttavia; anche se la pratica riscontrata negli ultimi anni è diametralmente opposta, la percezione degli elettori è ancorata a questo modello).

La competizione basata sul “io sono migliore di te e le mie idee sono migliori delle tue” è una sorta di guerra per imporre la propria utopia.

Un movimento anti-utopico quindi dovrebbe promuovere un programma non conflittuale, per uscire dalla logica dello scontro perenne tra le opposte utopie.

Appare subito chiaro il problema che tanto più sono dettagliate e multiformi le proposte, tanto meno è facile aggregare le persone e i movimenti che si attivano proprio per tutelare la propria identità: chi sogna il vago concetto di “giustizia” (sinistra) o “libertà” (destra) può adattare facilmente gli aspetti contingenti del proprio vivere a questi ideali; ma chi sogna di difendere la propria specifica autonomia sarà poco propenso a farlo attraverso compromessi e rinunce ai propri obiettivi e nessun movimento spontaneo nasce uguale a un altro.

Si capisce dunque che la forma più naturale e più efficace per l’azione sovranista non sia quella della proposta partitica, ma quella della campagna, per un solo obiettivo alla volta.

Per quei temi citati sopra, la cui gestione è centralizzata a livello statale, i sovranisti dovranno necessariamente candidarsi al governo della nazione, ma possono sperare di farlo solo con una federazione o cartello elettorale riunito attorno a pochissimi punti qualificanti sui temi della giustizia, della difesa e dell’ordine pubblico, della moneta.

La condizione strutturale di svantaggio in cui partono i movimenti sovranisti è tuttavia compensata dalla minor difficoltà di conseguimento del risultato, poiché il loro obiettivo non è di imporre qualcosa a tutti e distruggere il dissenso (come per i movimenti utopici), ma solo scacciare il nemico dai confini, cioè preservare i giusti spazi di autonomia rafforzando la rappresentatività.

Il sovranista può vincere portando a casa alcuni risultati, l’utopista ha perso se non ha ottenuto tutto.

 

Andrea Cavalleri per ComeDonChisciotte

 

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27 Commenti
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alessandroparenti
alessandroparenti(@alessandroparenti)
Utente CDC
19 Ottobre 2021 8:42

Aria fritta.

sbregaverse
sbregaverse(@sbregaverse)
Utente CDC
Risposta al commento di  alessandroparenti
19 Ottobre 2021 13:09

NO è che gli italiani, non avendo frequentato le case di tolleranza :equivocano sul tema.

Rnamessaggero
Rnamessaggero(@rnamessaggero)
Utente CDC
19 Ottobre 2021 8:47

Sovranità limitata significa che il nemico non ti permette alcun tipo di politica nazionale, non solo, il nemico a volte è talmente abile da farti credere nemica un’ altra entità. Quando Fantozzi cercava indizi in casa che potessero rivelargli con chi e se la moglie lo tradiva, la scena faceva ridere perché la casa era piena di filoni e pagnotte di pane, ovunque. Se giriamo l’ Italia e ignoriamo la presenza di un esercito straniero con tanto di bombe atomiche, fare analisi usando termini come dicotomia dx & sx fa un po’ ridere ( personalmente Fantozzi mi ha sempre fatto pena più che ridere ). Da quanto si evince occorre chiedere poco alla volta per ottenere un minimo, l’ autore sta parlando di Salvini quota 100 più un paio di eccetera. La politica nazionale ha vissuto, almeno a parole, l’ apice col movimento 5 stelle, per qualche anno in molti hanno vissuto l’ illusione che gli italiani, dal basso ovviamente, potessero prendere le redini politche della propria nazione, sappiamo tutti che non è andata così, sappiamo tutti che Beppe Grillo ad un certo punto si è rimangiato tutte le parole ed è riuscito addirittura ad elogiare un serpente come potenziale… Leggi tutto »

Ultimo aggiornamento 1 mese fa effettuato da Rnamessaggero
buddyboy
buddyboy(@buddyboy)
Utente CDC
Risposta al commento di  Rnamessaggero
19 Ottobre 2021 9:50

Condivido ed aggiungo che oltre ad essere condizionati dagli “occupanti”, siamo pure sotto schiaffo da parte del “caporalato” di Bruxelles…

sbregaverse
sbregaverse(@sbregaverse)
Utente CDC
Risposta al commento di  Rnamessaggero
19 Ottobre 2021 13:42

Certissimo ed è come per le Mafie non ci si rende conto che la più vecchia quella Vaticana è qui da 2000 anni,il panettiere,il fornaio e le rivendite sono insediate in casa nostra da sempre.

Rnamessaggero
Rnamessaggero(@rnamessaggero)
Utente CDC
Risposta al commento di  sbregaverse
19 Ottobre 2021 14:05

Se riesci a farla capire agli intellettualoidi bravissimi a descrivere simboli fallici ma non altrettanto bravi a dare consigli sul come evitarli. Comunque se partiamo dal fatto che gli italiani non avendo frequentato le case di tolleranza, equivocano sul tema, siamo già a buon punto, gli basta capire questa.

gix
gix(@gix)
Utente CDC
19 Ottobre 2021 9:31

Nonostante le distinzioni basate sui valori e sulle idee, nonchè sulla loro differente attuabilità, non si può affermare con certezza che il concetto di rappresentabilità sia superato o fuori luogo, magari soprattutto ora che è messo a dura prova dagli avvenimenti. Il problema non sta tanto nelle forme di rappresentatività, partiti, movimenti, sindacati che siano ecc., ma semmai nella responsabilità, come viene solamente accennato nel discorso. Mettere quanta più distanza possibile tra il popolo e i rappresentanti, consentendo a costoro di eludere di fatto le proprie responsabilità, è il nodo vero del discorso. Questo peraltro presuppone che il popolo debba mantenere in qualche modo il diritto a chiedere conto del loro operato ai rappresentanti più o meno degni, e questo, in subordine, facilità la partecipazione del popolo stesso alla politica e alle scelte della comunità. Non è tanto quindi un problema di obiettivi (anche garantire in tutti i modi l’esistenza ed intoccabilità di pochi e semplici diritti e doveri, al di là dei particolarismi), quanto piuttosto un problema di riconoscibilità, se al popolo viene tolta la possibilità di riconoscere e reputare credibili i propri rappresentanti, non c’è futuro per una comunità consapevole. Rappresentatività, responsabilità e partecipazione sono concetti collegati, si… Leggi tutto »

Primadellesabbie
Primadellesabbie(@primadellesabbie)
Utente CDC
19 Ottobre 2021 9:41

Il confronto nella società contemporanea non è tra ‘giustizia’ e ‘libertà’ ma tra diritto alla solidarietà e diritto all’intraprendenza.

Le tribolazioni che ci coinvolgono tutti derivano dallo scompenso conseguente alla soppressione, avvenuta per varie vie, del primo e sono indifferenti ai confini.

Il prevalere dell’intraprendenza ha segnato la rivoluzione industriale fin dal suo primo apparire, nel bene e, come oggi vediamo chiaramente, più nel male.

Le utopie che nascono dalle due tendenze non devono essere demonizzate, ma coltivate e armonizzate per quanto possibile, diversamente non avremo la fine del mondo ma la fine della società come variamente descritto nei racconti distopici (che anagrammato fa: dispotici) e come sta accadendo.

XL
XL(@xl)
Utente CDC
19 Ottobre 2021 9:42

I suggerimenti per qualche campagna di 1 obiettivo alla volta, in ordine sparso.

  • abrogazione del green pass
  • abrogazione del fiscal compact
  • abrogazione del finanziamento ai media
  • abrogazione della legge mancino
  • e,con un po’ di coraggio, abrogazione del 1834 cod civile che comporta il passaggio alla riserva 100% (moneta intera)
IlContadino
IlContadino(@ilcontadino)
Utente CDC
19 Ottobre 2021 9:55

Utopista, a me piace essere utopista. In effetti il pensiero utopico tende al tutto; o tutto o niente. Punti al massimo risultato: se osservi il nemico lo osservi nelle forze oscure, se lo combatti ti allei con le forze di luce, battaglia che termina con l’auto realizzazione, nel mezzo il mondo intero. Quindi un mondo che ha come apice la conoscenza, come fondo la televisione. Questo articolo mi ha ricordato quando mi sono imbattuto per la prima volta nel concetto di anarchia. Nei libri di storia il pensiero anarchico viene definito appunto come pensiero utopistico fin da quando nasce come concetto di organizzazione sociale. L’anarchico crede nell’essere umano, il politico lo considera un ritardato. L’anarchico guarda il cuore delle persone, il politico ne sfrutta le debolezze. Credo talmente poco nella politica che al prossimo giro voterò PD, così, giusto come esercizio di auto osservazione. Cosa si prova a votare PD? Lo voglio scoprire. Sempre se mi sarà concesso di entrare senza mascherina. Anzi magari la metto, così scopro anche cosa si prova a mettere la mascherina. Due in uno. Già che ci sono mi faccio vaccinare, compro la TV e iscrivo i figli a scuola. Pacchetto completo. No, un incubo,… Leggi tutto »

buddyboy
buddyboy(@buddyboy)
Utente CDC
Risposta al commento di  IlContadino
19 Ottobre 2021 10:17

Sicuro che ti serva solo la mascherina per votare PD…??

LuxIgnis
LuxIgnis(@luxignis)
Utente CDC
Risposta al commento di  IlContadino
19 Ottobre 2021 10:31

Sarà un caso che il pensiero anarchico è stato e viene combattuto, e mistificato, da praticamente tutti: destra, sinistra, liberali, conservatori, progressisti, globalisti, sovranisti…e chi più ne ha, ne metta.

Fedeledellacroce
Fedeledellacroce(@fedeledellacroce)
Utente CDC
Risposta al commento di  LuxIgnis
19 Ottobre 2021 15:32

E qui veniamo al dunque!
Da sempre demonizzano il pensiero anarchico, semplicemente perché rappresenta, é l’espressione, dell’incorruttibilitá della persona.

Vorrei poter ribattezzare l’Anarchia e chiamarla “Amarchia”

Non foss’altro per il prefisso…. che invece di andare di culo, va di amore.

Quindi sono, mi dichiaro Amarchico!

Ultimo aggiornamento 1 mese fa effettuato da Fedeledellacroce
LuxIgnis
LuxIgnis(@luxignis)
Utente CDC
Risposta al commento di  Fedeledellacroce
19 Ottobre 2021 19:21

Mi piace, se permetti te la rubicchio un po’.
Tra l’altro anarchia vuol dire etimologicamente an archei senza principiare, signoreggiare. Ma è anche An Archon e da Archon deriva la parola Arconti gli dei malefici per gli gnostici.
Quindi senza arconti, contro gli arconti celesti o terrestri che siano.

Bertozzi
Bertozzi(@bertozzi)
Utente CDC
Risposta al commento di  IlContadino
19 Ottobre 2021 12:11

Ma infatti secondo l’autore il sovranismo ‘Pretende che vi sia un processo di decisionalità graduale, che parta dal basso e lasci il giusto spazio ai corpi intermedi, come recita il principio di sussidiarietà.’ non fa altro che parlare del principio base dell’anarchia.

sbregaverse
sbregaverse(@sbregaverse)
Utente CDC
Risposta al commento di  IlContadino
19 Ottobre 2021 15:07

Il votante è merce talmente preziosa e scarsa che hanno fatto votare anche i morti.Da noi,sempre in fondo alle classifiche dei paesi civili,però c’è già il voto in articulo mortis!

sbregaverse
sbregaverse(@sbregaverse)
Utente CDC
Risposta al commento di  IlContadino
19 Ottobre 2021 15:17

Non ti facevo così assatanato e dedito al provare emozioni forti.
Cercatore sì,ma di tutt’altro.

Fedeledellacroce
Fedeledellacroce(@fedeledellacroce)
Utente CDC
Risposta al commento di  IlContadino
19 Ottobre 2021 15:30

Posso mettere un “mi piace”?
Super d’accordo con lo spirito utopistico ed anarchico!
Penso che l’umanitá sia per natura pacifica e tollerante, poi….. qualcosa é andata storta… 😀

R66
R66(@r66)
Utente CDC
19 Ottobre 2021 10:32

Quante parole…
Io ti do un bicchiere di birra e ti dico che è importante, anzi indispensabile.
Tu l’assaggi, ti ci abitui e cominci a crederci.
Poi il bicchiere te lo tolgo o semplicemente lo riempio meno.
Inizi a protestare.
Dai mugugni, nella tua testa, la dipendenza si trasforma in ideale e l’elemosina in lotta.
Certamente, ti racconti: è indispensabile!
Da parte mia appoggio questa tua perseveranza, me ne compiaccio addirittura, senza farmene accorgere ovviamente e questo, caro amico, perché la birra la fornisco io.

Ultimo aggiornamento 1 mese fa effettuato da R66
PietroGE
PietroGE(@pietroge)
Utente CDC
19 Ottobre 2021 11:18

Condivido le tesi dell’articolo. L’utopista è disposto a tutto pur di realizzare, anche se in parte, la propria utopia, non accetta critiche e non riconosce le sconfitte. Molto spesso, come anche accennato nell’articolo, queste utopie hanno carattere religioso o pseudo religioso. L’avversario, o il nemico, diventano ‘male assoluto’, si ‘processano’ gli sconfitti per imporre all’opinione pubblica la propria visione delle cose, inventandosi crimini specifici a sostegno della propria ideologia religiosa. Quanto al sovranismo, è un po’ la sabbia negli ingranaggi della utopia internazionalista e immigrazionista che propone il ‘superamento’ degli stati nazionali e quindi della democrazia perché chi decide poi non è eletto da nessuno. Come esempio vedere cosa è successo con la sentenza che dichiara la giurisdizione polacca superiore a quella della UE : minacce di sanzioni, ‘Polexit’ ecc.ecc. È interessante vedere come questi temi siano discussi nei dibattiti tra i candidati francesi alla presidenziale e siano di fatto assenti altrove.

Armin
Armin(@armin)
Utente CDC
19 Ottobre 2021 11:20

1) il Sistema delle “élite” occidentali è poverino, si basa su una serie di idee ERRATE, idiote, e alla fine controproducenti,
tant’è che sta perdendo, e la speranza di risollevarsi con trovate demenziali tipo vaccino-veleno e “passaporto verde”……………. dimostra la pochezza della loro menti mercantili. Il loro quoziente intellettivo QI è basso.
2) la Rivolta dei Popoli è assicurata! Prima o poi, dalla resistenza passiva, dalle buone maniere, si passerà alle armi………………….
3) codeste “élite” sono zombi che camminano……..ha ha ha ha ha ha ha ha ha!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Auguri.

sbregaverse
sbregaverse(@sbregaverse)
Utente CDC
19 Ottobre 2021 13:12

Tutto sbagliato tutto da rifare.
L’ideale forte c’è:ITALIA LIBERA NEUTRALE.
Si accettano adesioni a fondo perduto.
IDEA NUOVA che farebbe sognare TUTTI,per una vera svolta,che porterebbe fuori dalla situazione dove il paese è impantanato.
Affluenza alle urne 100%. SI’ a ITALIA LIBERA NEUTRALE 100%.
Scommettiamo che la cosa funzionerà?

Ultimo aggiornamento 1 mese fa effettuato da sbregaverse
Astronauta
Astronauta(@astronauta)
Utente CDC
Risposta al commento di  sbregaverse
19 Ottobre 2021 14:56

Piu che altro prima bisogna mandar fuori le basi Usa in Italia per ottenere la sovranità.Cosa che non si ottiene se pezzi di territorio sono in mano straniera. Allora si potrebbe parlare di Italia Libera Neutrale.
Il paese si è impantanato ma anche lo hanno fatto impantanare perché nulla cambi e ad un minimo accenno di cambiamento devono ricorrere al solito pezzo forte di dagli ar puzzone.Cosa di cui gli sfigati piddini sono (cattivi) maestri e di cui vediamo i nefasti effetti sulla vita sociale.

sbregaverse
sbregaverse(@sbregaverse)
Utente CDC
Risposta al commento di  Astronauta
19 Ottobre 2021 15:29

Non proprio: prima ITALIA LIBERA NEUTRALE poi ne CONSEGUE che…….e siccome viene a crearsi una FORZAMAGGIORE:dal momento che siamo NEUTRALI fora tuti dai bali!
Non serve,quasi nulla,si copia dalla Svizzera: le regioni come i ,cantoni.
Si conia il LIFA,ed è tutto grasso che cola in discesa.

Ultimo aggiornamento 1 mese fa effettuato da sbregaverse
Rnamessaggero
Rnamessaggero(@rnamessaggero)
Utente CDC
Risposta al commento di  sbregaverse
19 Ottobre 2021 19:31

Concordo totalmente, Italia libera e neutrale è un ottimo principio nonché sequenza di parole adatte ad un movimento/partito.

Eugiorso
Eugiorso(@eugiorso)
Utente CDC
19 Ottobre 2021 14:58

“Il sovranista può vincere portando a casa alcuni risultati, l’utopista ha perso se non ha ottenuto tutto.”
Molto bene, perché significa che il sovranista si accontenta di vittorie solo parziali o di armistizi, mentre l’utopista punta alla vittoria finale contro il nemico, distruggendolo.
Mi dichiaro fortemente Utopista!

Cari saluti

Enomis
Enomis(@enomis)
Utente CDC
19 Ottobre 2021 22:35

Con tutto il dovuto rispetto, mi sembra di aver letto una supercazzola..

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