Per comprendere al meglio la disuguaglianza, pensa alla classe, non alla generazione

Per comprendere al meglio la disuguaglianza, pensa alla classe, non alla generazione
Di Sam Pizzigati, inequality.org
Quanto la generazione a cui apparteniamo definisce il tenore delle nostre vite? Secondo una recente serie di analisi dei principali media, quasi nulla influisce sul nostro benessere più della nostra generazione. "I Millennial se la sono vista brutta dal punto di vista finanziario", si leggeva il mese scorso in un articolo del Washington Post, ma per la Generazione Z potrebbe essere peggio. I demografi definiscono di solito i Millennial come gli americani nati tra il 1980 e il 1994. La Generazione Z comprende la coorte che è entrata in scena tra il 1995 e il 2012. Le decine di milioni di americani di queste due generazioni, secondo l'analisi tradizionale, godono di ben poco della bella vita che ha baciato i baby boomer americani, quei fortunati sessantenni e settantenni nati subito dopo la Seconda Guerra Mondiale tra il 1946 e il 1964. All'inizio di quest'anno, ad esempio, il New York Times ha intervistato una millennial del Michigan che lavora come archivista universitaria. Sta ancora pagando, decenni dopo la laurea, i suoi prestiti universitari. Tre anni fa, questa millennial ha comprato un'auto usata vecchia di 10 anni, un'operazione che ha azzerato la maggior parte dei suoi risparmi. Molti dei suoi coetanei millennial, ha raccontato l'archivista al Times, stanno finalmente iniziando a comprare casa e a mettere su famiglia, ma "molti della mia generazione hanno dovuto accantonare tutto questo". I giovani della generazione Z, come emerge chiaramente dai dati disponibili, si trovano ad affrontare sfide economiche ancora maggiori. I giovani della Gen Z pagano il 31% in più per l'alloggio rispetto ai millennial, anche tenendo conto dell'inflazione, e il 46% in più per l'assicurazione sanitaria. La generazione Z è diventata, aggiunge il Washington Post, la prima generazione in cui i neolaureati hanno più probabilità di essere disoccupati rispetto alla popolazione generale. In mezzo a questa popolazione generale, i baby boomer hanno la supremazia economica. I baby boomer, una coorte che costituisce appena il 20% della popolazione statunitense, detengono oggi il 52% della ricchezza netta della nazione. La generazione del baby boom, riassume la rivista Economist, potrebbe rivelarsi "la generazione più fortunata della storia". Analisi come queste hanno creato l'impressione abbastanza diffusa che i baby boomer abbiano "vinto" in modo schiacciante quello che è stato uno scontro generazionale, a spese delle generazioni più giovani d'America. Ma questa "guerra generazionale" distorce più che descrivere la realtà che gli americani stanno vivendo. Milioni di boomers negli Stati Uniti oggi non se la passano bene dal punto di vista economico. Un numero significativo di millennial e di Gen Z guadagna ogni anno milioni di dollari. Cosa sta succedendo? Non stiamo vivendo una guerra generazionale. Stiamo continuando a vivere uno scontro tra classi economiche. I baby boomer hanno avuto la fortuna di arrivare in uno di quei rari momenti della storia in cui i più ricchi non se la passavano tanto bene in questo scontro di classi. I baby boomer si sono trovati a nascere in un'America del dopoguerra che la gente comune, dopo anni di lotte, aveva radicalmente trasformato. Alla fine degli anni Quaranta, in vaste aree degli Stati Uniti, la maggior parte dei lavoratori aveva la tessera del sindacato. I contratti stipulati dai loro sindacati fecero del Paese che chiamavano casa la prima nazione industriale del mondo intero in cui la maggior parte dei lavoratori, dopo aver pagato le necessità più elementari della vita, disponeva effettivamente di un notevole risparmio. In quegli stessi anni di metà secolo, intanto, i ricchi americani dovevano far fronte ad aliquote fiscali federali sul reddito che si aggiravano intorno al 90%. Le norme tributarie di quegli anni avevano, certo, delle scappatoie che i più ricchi d'America potevano sfruttare. Ma di queste scappatoie beneficiava in gran parte solo una ristretta cerchia di statunitensi benestanti, soprattutto quei ricchi che dovevano la loro ricchezza ai combustibili fossili. Nella prima lista annuale Forbes 400 del 1982, nove dei quindici americani più ricchi dovevano ringraziare Big Oil per la loro fortuna. Il più povero tra i primi 400 di Forbes, Armas Markkula Jr. della Apple, possedeva una fortuna di soli 91 milioni di dollari nel 1982, l'equivalente di circa 296 milioni di dollari di oggi. Nell'attuale classifica Forbes 400, il magnate più povero d'America detiene una fortuna di 6,9 miliardi di dollari, un patrimonio oltre 23 volte più grande di quello che nel 1982 si trovava in fondo alla prima top 400 di Forbes dell'era moderna. La rete economica CNBC ha definito il divario di ricchezza tra i millennial "la nuova guerra di classe". La "stragrande maggioranza" di questa generazione, osserva Robert Frank della CNBC, deve fare i conti con un debito studentesco esorbitante, con lavori di servizio a basso salario e con alloggi inaccessibili. In media, i millennial all'età di 35 anni detengono il 30% di ricchezza in meno rispetto ai baby boomer della stessa età. Ma il 10 percento più ricco dei millennial ha in media il 20 percento di ricchezza in più rispetto alle loro controparti del baby boom. L'odierna concentrazione di ricchezza dei millennial e della generazione Z si confà perfettamente ai fornitori di orologi di lusso, vini e automobili d'epoca, sottolinea un nuovo studio della Bank of America sulle famiglie dei millennial e della generazione Z che detengono almeno 3 milioni di dollari in beni investibili. Circa il 72% delle famiglie di 43 anni e più giovani, aggiunge lo studio, si ritiene "scettico" nei confronti degli investimenti in azioni e obbligazioni tradizionali. Entro il 2030, secondo un rapporto di Bain & Co. pubblicato all'inizio dell'anno, i millennial benestanti rappresenteranno il 50-55% degli acquisti nel mercato del lusso e i Gen Z il 25-30%. Tutto questo dovrebbe servire a ricordarci una semplice verità. Non possiamo cambiare la generazione in cui siamo nati. Possiamo cambiare il modo in cui questo mondo distribuisce il reddito e la ricchezza.

Di Sam Pizzigati, mronline.org
04/07/2024

Sam Pizzigati, collaboratore dell'Institute for Policy Studies, è co-direttore di Inequality.org. Tra i suoi ultimi libri, The Case for a Maximum Wage e The Rich Don't Always Win: The Forgotten Triumph over Plutocracy that Created the American Middle Class, 1900-1970.

NOTE

*) Pubblicato originariamente: Inequality on July 4, 2024 by Sam Pizzigati, https://inequality.org/great-divide/to-best-understand-inequality-think-class-not-generation/ -- Fonte: https://inequality.org/great-divide/to-best-understand-inequality-think-class-not-generation/
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

Commenti (9)

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    1. Bertozzi 17 luglio 2024

      Buongiorno, Washington post.

    1. Heidrek 17 luglio 2024

      I baby boomer si sono trovati a nascere in un’America del dopoguerra che la gente comune, dopo anni di lotte, aveva radicalmente trasformato.
      Alla fine degli anni Quaranta, in vaste aree degli Stati Uniti, la maggior parte dei lavoratori aveva la tessera del sindacato. I contratti stipulati dai loro sindacati fecero del Paese che chiamavano casa la prima nazione industriale del mondo intero in cui la maggior parte dei lavoratori, dopo aver pagato le necessità più elementari della vita, disponeva effettivamente di un notevole risparmio.

      Questa è una visione molto limitata degli eventi del dopoguerra.
      Il miracolo economico americano degli anni '40-60 (quella che qualche storico chiama perfino Età dell'oro) fu un fenomeno innescato da politiche di stampo inequivocabilmente socialista -Keynes&co.- che dopo il tracollo della Grande Depressione furono giudicate indispensabili per evitare che negli USA si verificassero le stesse dinamiche sociali che portarono al dilagare degli autoritarismi in Europa durante il precedente dopoguerra.
      Inoltre la situazione post-1945 era indiscutibilmente florida per gli USA.
      Pensare che la mobilitazione delle masse lavoratrici americane e la loro affiliazione ai sindacati abbia giocato un qualche ruolo in tutto ciò è semplicemente ingenuo: nessun paese come gli USA è riuscito in modo tanto efficace a reprimere le lotte di classe. Parliamo dell'unico paese democratico al mondo in cui ancora negli anni '50 si reprimevano i comunisti, che pure erano letteralmente quattro gatti.
      Quell'epoca al massimo ci dimostra come una politica economica centralizzata, votata ad una redistribuzione equa della ricchezza con limiti ben precisi alla forbice sociale -e conseguenti limiti alla ricchezza individuale- possa garantire livelli di benessere straordinari e diffusi.

      In Italia il problema con i baby boomers semmai è un altro e ruota intorno all'irrisolto e irrisolvibile problema delle pensioni: i boomers sono tanti, e molti di loro sono andati in pensione troppo presto secondo ogni parametro di giudizio. Perfino mio padre andò in pensione a 55 anni (ma molti, com'è noto, maturarono le pensioni addirittura a 40 anni), con una conseguente aspettativa di vita estremamente lunga, mentre io e gli altri della mia generazione ben che vada potremo andare in pensione a 70 anni, vedendo ridurre drasticamente la nostra aspettativa di vita, nonché la qualità della vita che ci rimarrà.

    2. uomospeciale 17 luglio 2024

      Sulle pensioni hai ragione da vendere, molti si ricordano bene il colossale scandalo delle baby pensioni nel pubblico impiego che stiamo tutt'ora pagando e continueremo a pagare per altri decenni.
      Ormai il danno è fatto, tanto vale metterci una pietra sopra:
      La pensione in futuro, ( se esistera ancora ) sarà quasi certamente molto misera oppure privata.
      Per quanto riguarda il boom economico degli stati uniti dopo la fine della guerra, è ovvio che dopo aver polverizzato e sepolto sotto le macerie l'intera industria europea e giapponese per loro è stato un trentennio d'oro.. E vorrei ben vedere.
      La loro industria era intatta, potenziata dall'economia di guerra e in più avevano il mondo intero in fase di ricostruzione oppure sotto sviluppato a cui vendere ogni cosa.
      Si fa presto a essere i migliori macinando utili record quando si è senza concorrenza e in un mondo dove per giunta si può dettare ogni regola da vincitori.

    1. pieros 17 luglio 2024

      Ed andrà peggio.la previsione che l'ia farà scomparire anche il 50% di posti di lavoro ,se va bene, in diversi settori non promette nulla di buono.

    1. uomospeciale 17 luglio 2024

      È un articolo abbastanza ingenuo..
      Quando mai chi arriva assetato ad un ruscello beve con moderazione preoccupandosi di chi non c'è, e neppure è ancora nato?
      Chiunque altro al posto dei baby boomer avrebbe fatto esattamente le stesse scelte, approfittando delle stesse identiche opportunità.
      Quando hai sete e trovi un ruscello bevi a sazietà, mica ti fai tante storie verso i non presenti e manco ancora nati.
      Comunque adesso arriva il bertozzi a dirci che noi vecchi siamo la rovina del mondo in 3,2,1...😀

    2. ric 17 luglio 2024

      vero...con tutti sti pensionati che pretendono di mangiare due pasti al giorno !

    3. pieros 17 luglio 2024

      Ma al ristorante

    4. Bertozzi 17 luglio 2024

      Non lo dico io, è evidente a chiunque. Questo articolo - pur annacquando il brodo - dice solo quello che io dico da decenni: prima dichiara a chiare lettere l'evidente iniquità e differenza di possibilità tra le generazioni, tra chi ha fatto la bella vita - e pur continua a lamentarsi - e chi è nato schiavo, poi distrae parlando di z e x e millenials.
      E il tuo post non fa che confermare l' evidente realtà e si rifugia nel "e cosa dovevamo fare?" Povero ingenuo tu, che parlando così per prima cosa ammetti di essere un privilegiato della storia e secondo di essere l' esempio tipico di come si è distrutta una società seguendo le sirene del capitale e approfittandosene; cosa dovevate fare? Pensare anche agli altri e non credere di essere più meritevoli ma solo i più fortunati. Ma il capitale insegna che conta solo il proprio culo e voi ci siete cascati, vi ha fregati e adesso qualcuno fra i vostri figli e nipoti - ovviamente non i tuoi per i ovvie ragioni - ve ne chiede conto.
      Il "cosa potevamo fare se non godercela sbattendocene di tutti e interessandoci solo del nostro culo" è esattamente il mantra vostro di riferimento, e vi inchioda senza pietà. E non lesinare a dichiararlo. Ormai vi ha mangiato ogni centimetro di umanita e spirito e cosi state. Andate pure avanti. Son solo contento che il Washington post arriva dove Bertozzi è arrivato 20 anni fa. La cosa triste è che non vi accorgete quando fate queste dichiarazioni di quanto cadete in basso. Affari vostri, la storia non avrà pietà.
      E ci saranno sempre più articoli Bertozzianici, la realtà non la puoi nascondere per sempre.
      E l' ironia non vi salverà.
      E nemmeno il vaccino.

    5. uomospeciale 17 luglio 2024

      Si ma non mettere tutto in un calderone, non posso parlare per gli altri, ma per me si...
      In famiglia siamo contributori netti dello stato ancora dai tempi di mio nonno.
      Con me siamo a tre generazioni di imprenditori*
      ma né i miei nonni, né i miei genitori, e neppure il qui presente boomer ha mai preso un centesimo di pensione o di aiuto dallo stato.
      Anzi con tutte le tasse, gli stipendi, e le trattenute, che abbiamo sempre versato e il lavoro diretto e indiretto che abbiamo creato, di pensioni, stipendi pubblici, e redditi di cittadinanza ne abbiamo pagati parecchi....Pure troppi.
      Neppure la sanità abbiamo usato più di tanto, io mi pago visite mediche ed esami non da ieri, ma da sempre mentre gli ospedali scoppiano di risorse e di disoccupati cronici da una vita, che si fanno visitare anche il çul0 quindici volte al mese, gratis.
      E quindi?
      Di cosa dovrei sentirmi colpevole?... Di aver avuto successo?
      Beh!, tutto quello che ho raggiunto con sacrifici, rischi, e impegno personale è stato STRAMERITATO non mi sento affatto colpevole di nulla per questo, mi dispiace...
      Tuttavia ripensandoci, non mi dispiace affatto.

      * E non ce ne sarà mai una quarta, perché mi son rotto i c0gli0ni e ho deciso non solo di non fare più un çazz0, ma anche di dilapidare tutto.

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