PECCATORI E VERGINELLE

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DissidentiDI MARCO TRAVAGLIO
ilfattoquotidiano.it

Diciamo subito che espellere quattro senatori perché dissentono dalle scelte del loro movimento, dei loro leader e della maggioranza dei loro gruppi parlamentari, ma senza aver violato la cosiddetta “disciplina di partito” (o di non-partito), è una pratica assurda e antidemocratica, anche se è stata votata a maggioranza e ratificata dagli iscritti al blog di Grillo. E, se anche fosse vero che è prevista dal regolamento o dal non-statuto che dir si voglia, vorrebbe dire che è sbagliato e antidemocratico il regolamento, o il non-statuto che dir si voglia. Lo scrivemmo quando toccò alla senatrice Gambaro e lo ripetiamo a proposito dei senatori Battista, Bocchino, Campanella e Orellana. Se Grillo e Casaleggio hanno un po’ di sale in zucca, dovrebbero riunirsi con gli eletti e scrivere un altro non-statuto, più elastico e meno autolesionista, riaprendo le porte agli espulsi per “reato di opinione”. E, se gli eletti hanno un po’ di sale in zucca, dovrebbero chiamare i due leader a Roma e pretenderlo.

È trascorso un anno da quando i 5Stelle entrarono in Parlamento con 163 rappresentanti, sicuramente troppi per la gracile struttura di un movimento così giovane e inesperto. Dodici mesi bastano e avanzano per far tesoro dell’esperienza maturata, così com’è avvenuto con la retromarcia sulla tv: all’inizio l’ordine di scuderia era di disertare i talk show perché qualcuno aveva deciso che “la tv è morta”, poi si comprese che era viva e vegeta e gli italiani cominciarono a conoscere, grazie alla tv, i Di Maio, Nuti, Di Battista, Sarti, Taverna, Fraccaro ecc., e a toccare con mano quanto fosse ridicola la rappresentazione mediatica dei “grillini” come un branco di brubru incolti, xenofobi, decerebrati e telecomandati dalla Casaleggio Associati.

Più volte, anzi, capitò di vederli metter sotto politici navigati. In 12 mesi di impegno parlamentare è nata e cresciuta una piccola classe dirigente – per ora soltanto di opposizione – che ha segnato molti punti al suo attivo, con scelte nobili e di grande effetto (la rinuncia ai soldi pubblici) e battaglie meritorie (le mozioni di sfiducia individuale contro Alfano, Cancellieri e De Girolamo, le campagne contro gli F-35 e il Porcellum, l’ostruzionismo sulla controriforma dell’art. 138 e sul decreto Bankitalia), anche contro il parere dei capi (l’abolizione del reato di clandestinità). Questa classe dirigente s’è guadagnata sul campo il diritto-dovere di una sempre maggior autonomia dai vertici, inevitabilmente lontani dalla quotidianità parlamentare: del resto era stato proprio Grillo a dirsi ansioso di tornare al suo vecchio mestiere e a incitare gli eletti a camminare con le proprie gambe.

Tutto ciò premesso, il problema che i 5Stelle credono di risolvere brutalmente e autolesionisticamente a suon di espulsioni e calci in culo esiste non solo al loro interno, ma in tutti i partiti. Ora si sprecano paroloni, lezioni di democrazia da cattedre improbabili (tutti i partiti usano biecamente lo strumento delle espulsioni, anche se nessuno lo scrive), paralleli con il comunismo e il fascismo, citazioni dell’art. 67 della Costituzione (“Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”). Ma qui la questione è molto più banale e attuale: fino a che punto un partito, o un movimento, o uno o più suoi eletti possono disattendere gli impegni presi con i propri elettori? È vero che ogni parlamentare rappresenta tutta la Nazione, ma non è detto che debba per forza rappresentarla con la maglietta di un partito in cui non si riconosce.

Se avessero avuto un pizzico di dignità, i senatori Battista, Bocchino, Campanella e Orellana, anziché sparare ogni giorno dalle tv e dai giornali contro il Movimento e gli elettori che li hanno paracadutati in Senato, in nome di una linea politica rispettabilissima ma incompatibile con quella che si erano impegnati a seguire, si sarebbero dimessi e iscritti al gruppo misto. Oppure, se ne avessero avuti i numeri (come pare avranno tra breve a Palazzo Madama), formare un gruppo autonomo. Non ti piace (più) il tuo partito? Ti fanno schifo i tuoi compagni? Scopri con notevole ritardo che il tuo leader è la reincarnazione di Hitler? Vattene, senza aspettare che ti caccino. Altrimenti non sei un Solgenitsin, o un Sacharov: sei soltanto uno Scilipoti. E, già che ci siamo, sarebbe il caso di risolvere una volta per tutte il dilemma: perché un berlusconiano o un grillino che vuole allearsi col Pd è un figliuol prodigo redento alla democrazia e mosso da nobili slanci da accogliere con il vitello grasso, mentre se uno fa il percorso inverso è un bieco voltagabbana? Paradossalmente, i 5Stelle scontano un sistema di selezione delle candidature molto più “democratico” di quelli praticati dai partiti: i vertici Pdl, Pd, Udc, Lega, Scelta civica, Sel ecc. conoscevano tutti i candidati che han portato in Parlamento grazie al Porcellum: perché se li sono scelti e nominati uno per uno (ne sa qualcosa Renzi, che si ritrova i gruppi parlamentari targati Bersani).

Grillo e Casaleggio i loro eletti li hanno conosciuti per la gran parte dopo il voto, non prima. Per questo, nei partiti, non muove mai foglia che i leader non vogliano, nemmeno quando compiono scelte contro natura come le larghe intese con B. e poi con Alfano (due volte), nate all’insaputa anzi nel tradimento degli elettori. Ci sono, è vero, le riserve indiane tipo i civatiani: ma, giunti al dunque, si allineano sempre: altrimenti verrebbero espulsi anche loro, democraticamente si capisce. Da oggi, grazie all’ennesimo autogol dei 5Stelle, assisteremo alla solita sceneggiata dei partiti più antidemocratici d’Europa che danno lezioni di democrazia.

Ma sarà soltanto un espediente ipocrita e propagandistico per rinviare la discussione su un problema che riguarda tutti: davvero la democrazia è chiamare ogni tanto i cittadini alle urne, incassarne i voti su un certo programma e usarli per fare esattamente l’opposto?

Marco Travaglio

Fonte: www.ilfattoquotidiano.it

27.02.2014

Commenti (11)

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Mostra commenti 11 caricati
    1. eros 1 marzo 2014

      ha avuto la colpa di entrarci con la persona sbagliata, il merito di uscirne senza se e senza ma. "In fuga dal senato" ed. chiarelettere

    1. yakoviev 1 marzo 2014

      La fedeltà al programma politico è il modo giusto di affrontare la questione. Il vincolo di mandato stretto addirittura (come vorrebbe qualcuno) sancito per legge sarebbe, oltre che contrario alla costituzione, anche assurdo: in questo caso non occorrerebbe più votare in aula, basterebbero il pronunciamento dei capigruppo e una calcolatrice per fare maggioranze e minoranze. D'altra parte non si può dare legittimità politica e morale al trasformismo, male endemico della politica italiana, che quasi sempre maschera col presunto dissenso politico interessi personali. Direi che il quesito "come devo comportarmi per essere fedele al programma politico sulla base del quale sono stato eletto?" devono porselo continuamente non solo i singoli parlamentari, ma anche il gruppo e il partito nel suo insieme

    1. Notturno 28 febbraio 2014

      Il concetto di "rispetto delle minoranze" mi sfugge.




      In che cosa consiste?




      Penso che la gente segua Grillo perché resta l'ultima speranza contro un degrado mostruoso del ceto che dovrebbe governare e invece si è trasformato in mera sanguisuga.




      Dopo lui resta solo il sanpietrino.




      La democrazia è un bene nei sistemi di governo di un paese, non sempre lo è in sistemi di tipo diverso, quali possono essere un movimento o una struttura religiosa o una famiglia o un'azienda.


    1. fabKL 28 febbraio 2014

      Non credo sia antidemocratico, e' solo una stronxata ma che rispetta la linea scelta e il volere all'interno del gruppo. la democrazia puo' essere ampia o stretta a seconda che implichi il rispetto delle minoranze o invece le escluda totalmente. Non mi pare che il comico abbia mai avuto atteggiamenti di rispetto per le minoranze, viste le dichiarazioni di mandare tutti a casa ecc....
      Il tipo e' cosi e la cosa da chiedersi e' come mai la gente che lo segue lo vuole cosi.
      Tornando alla democrazia, questo e' il vero guaio delle societa' cosidette libere. e' lo strumento ottimale per permettere il controllo del potere da parte di chi sa manovrarla. E questo e' il motivo per cui organizzazioni internazionali spendono migliaia di miliardi per iniettare la democrazia in paesi che stavano un gran bene senza.
      la democrazia e' vecchia di oltre 2000 anni e non si e' mai lavorato al concetto per adeguarlo ai tempi nonostante gia' in grecia avesse dato risultati pessimi.

      Forse e' ora di lavorare ad un altro concetto oppure teniamoci i destabilizzatori professionisti finanziati da chi ha interesse a tenere i governi delle nazioni ricattabili da chi sbofonchia di diritti umani
      ci sono tanti sistemi che non sono democratici e vanno avanti da millenni, primo fra tutti la chiesa

    1. Eshin 27 febbraio 2014

      Bravo! E coerente e lucido.

    1. Notturno 27 febbraio 2014

      Ale'.... finalmente una testa pensante.....

    1. Giancarlo54 27 febbraio 2014

      Ma dimettersi dal PARLAMENTO quando ti accorgi di non essere più in sintonia con coloro che ti hanno votato, no? Possibile che non ci sia un cane, un cane che dica: per rispetto di chi mi ha eletto, avendo cambiato io idea, libero il posto. Non c'è proprio nessuno che la pensa come la penserei io? Nessuno?

    1. Ossimoro 27 febbraio 2014

      ma in una democrazia, per "assenza di vincolo di mandato" cosa si intende?

      consentire al parlamentare di svincolarsi dal "giogo" dei dettami di Partito e decidere liberamente ONORANDO IL PROGRAMMA POLITICO in base al quale è stato eletto (perché in una democrazia i parlamentari dovrebbero essere scelti dai cittadini e non selezionati dai partiti)

      oppure

      consentire al parlamentare di conquistare lo scranno e poi, come un "cane sciolto", decidere quello che vuole, a estro? o peggio ancora, essere obbligato a votare come indicato dal partito SEBBENE IN CONTRADDIZIONE AL PROGRAMMA, pena l'esclusione? in entrambi i casi in barba agli elettori?

      CREDO LA PRIMA: affrancare l'eletto dal partito quando quest'ultimo impone un voto in conflitto con il programma. E il porcellum, di fatto, aveva sancito il vincolo di mandato dal momento che la scelta del candidato veniva dal partito e non dall'elettore, con evidente giogo morale (o fai quello che dico o alle prossime elezioni sei fuori).

      Un parlamentare non ha vincolo di mandato VERSO IL PARTITO ma ha responsabilità politica VERSO L'ELETTORE.
      Il porcellum aveva introdotto il primo e cancellato la seconda! E pare che la riforma all'orizzonte purtroppo manterrà la stessa impostazione antidemocratica.

      Il M5S non è un partito. E' DIVERSO. Parte dalla base, è diretta espressione degli elettori che - unico caso in questa legislatura - hanno potuto scegliere i propri parlamentari. E se questi, una volta raggiunto lo scranno, rigettano le idee che li hanno portati lì... allora vadano via. Sono liberi di farlo. SE NON LO FANNO grazie al M5S gli elettori possono SUBITO esprimere il giudizio politico e prendere PER LORO la decisione. In modo democratico.

      E CHI sbandiera la mancanza di democrazia, rifletta sulle parole di Civati nel servizio de "la Gabbia" (puntata del 26.02.14) quando dice che ha dovuto votare la fiducia a questo Governo, PUR ESSENDO CONTRARIO, altrimenti sarebbe stato allontanato dal Partito.
      Per non parlare di sindaci e assessori PD espulsi perché pro "NO TAV".

    1. Giovanni_D 27 febbraio 2014

      Grazie Di Battista, sei grande. Però... qualche volta cercate di tenere Grillo a bada. Ormai il movimento è diventato adulto, deve crescere ancora, ma è giunto il tempo per il ragazzo che non è più bambino di lasciare i genitori e farsi la sua strada autonomamente accettando consigli ma senza essere preso per mano continuamente. Riguardo le espusioni sono sacrosante in un movimento che si prefigge di essere coerente con le sue scelte iniziali e non è possibile che all'inerno possano crescere forze che remano contro. Viva il M5S.

    1. Simec 27 febbraio 2014

      Speriamo che ora inizi una fase nuova, in cui si fa una vera guerra al regime.
      Sin'ora il M5S non è esistito.
      Serve uscire dall'euro, distruggere la burocrazia, proteggere la produzione nazionale, statalizzare i beni comuni.
      Siamo all'anno zero.
      Ben vengano le epurazioni. SERVE CONFLITTO!!!

    1. Tao 27 febbraio 2014

      Scrivo sull’espulsione dei 4 senatori non per influenzare il voto di qualcuno (credo che tutti coloro che leggano sia intellettualmente indipendenti e sappiano valutare, d’altronde anche sull’incontro con Renzi avevo condiviso una mia idea – quella di non andare – e alla hanno vinto i sì) ma per darvi degli elementi dall’interno. Come a noi spesso mancano “elementi esterni” a voi possono mancare delle informazioni e dei modi di vedere le cose che abbiamo noi che lavoriamo in questo gruppo tutti i giorni.
      Ricordo in quanti mi hanno scritto chiedendomi di andare in TV. Vi ricordate quanto ero restio? Non mi piace il mezzo, la consideravo una mezza sconfitta. Voi mi scrivevate «hai ragione ma è necessario». Alla fine ho deciso di andarci e devo dirvi che avevate ragione voi! A me mancava un punto di vista che avevate soltanto voi. Sull’espulsione dei 4 senatori è più o meno la stessa cosa. Credo che vi manchi un punto di vista interno ed è mio dovere, per il bene del Movimento, fornirvelo. Li chiamano “dissidenti”, mai parola e è stata più sbagliata.
      Credetemi, non si tratta di dissentire, di avere opinioni diverse, di criticare. Ma stiamo scherzando? Ognuno di noi, cittadini nelle Istituzioni e fuori dissentiamo, critichiamo, abbiamo opinioni diverse. E meno male! Il pensiero unico, come il PartitoUnico portano alla rovina di qualsiasi gruppo, società o nazione. Ma non è questo il punto. Io ho visto in queste 4 persone, sistematicamente, da mesi, e in modo organizzato la logica del dolo, la malafede, il sabotaggio di tutte le grandissime battaglie che abbiamo portato avanti come gruppo. Ogni qual volta avevamo un successo da comunicare (e voi sapete quanto per il M5S che ha il 99% dei mezzi di informazione contro sia difficile comunicare) usciva, sistematicamente una dichiarazione di uno dei 4 pronta a coprire il messaggio del gruppo. Ogni qual volta serviva lanciarsi e buttare il cuore al di là dell’ostacolo (molte battaglie le abbiamo iniziate senza sapere come sarebbero finite, senza nemmeno immaginare le conseguenze agli occhi dell’opinione pubblica, vedi art.138) c’era sempre uno dei 4 che si trasformava in “zavorra professionale”, una zavorra che puntava all’immobilismo. E per un Movimento restare fermi è la morte assoluta. Anche io sono un dissidente, non l’ho pensata come Grillo sul reato di clandestinità e infatti ho votato per la sua abolizione, io, come tutti i miei colleghi critico in assemblea una posizione, un modo di vedere, un’idea. Io voto, io vinco e io perdo. Ma quando perdo so che la decisone dell’assemblea è sacra in quanto frutto di un vero processo decisionale, frutto dell’intelligenza collettiva, non di diktat di berlusconiana o debenedettiana matrice.
      Mi spiego? Siamo in guerra, una guerra democratica, fatta di informazione, partecipazione, amore per la politica. Ma di guerra si tratta. Abbiamo tutti contro, tutti i partiti, un magma succhiasoldi, abbiamo contro gran parte della stampa, delle TV, abbiamo contro i poteri forti, le banche, abbiamo contro la mafia, la massoneria (credete che queste organizzazioni parastatali non vi siamo in Parlamento?), abbiamo contro quest’Europa della finanza. Questo non è un gioco. Ecco, io non posso lasciare la “trincea” sapendo che mentre sferro un “attacco” (ripeto, le nostre armi sono e saranno solo informazione, impegno, studio e partecipazione alla politica) qualcuno mi sparerà, scientemente e volutamente alle spalle. O mando via queste persone o finirà che resteremo fermi in “trincea”. Mi spiego? Sono 10 mesi che la storia è sempre la stessa, l’assemblea decide, l’assemblea suda per prendere una decisione, fatica, (la democrazia partecipata è bellissima ma è faticosa) e non appena questo avviene, in 3 nanosecondi, leggiamo attoniti, titoli sui giornali che infangano 9 milioni di persone che credono che il letame vada spalato e non trattato con i cucchiaini d’argento. Il palazzo è una vasca di squali, tiraforma cittadini in onorevoli, in statisti da 4 lire, in sabotatori speranzosi in futuri da protagonisti. Questo fa il palazzo e quello che deve fare il M5S è mandare via queste persone, con il cuore sofferente per averle perse sul cammino ma la consapevolezza che il cammino vale più di ogni altra cosa. Ve lo dico con il cuore e vi chiedo di fidarvi anche se la fiducia è un bene che si deve dare con parsimonia di questi tempi. Queste persone, in prossimità delle europee, elezioni fondamentali per noi, farebbero danni irreparabili al gruppo. Voterò sì per l’espulsione dei 4 senatori, e mai come questa volta voto convinto!

      P.S. Giusto per darvi un ulteriore spunto. Andate sul sito http://www.tirendiconto.it/trasparenza/ e date un’occhiata alle restituzioni di tutti quanti. Controllare è un dovere da parte dei cittadini, i datori di lavoro di noi dipendenti nelle istituzioni. Se io volessi tenermi più soldi di quelli che mi spettano (e per codice comportamentale e per etica, l’etica va oltre le regole!) io non avrei dubbi, inizierei a criticare il gruppo, l’assemblea e Grillo. Mi trasformerei in “dissidente” come li chiamano i giornali. Allora sì, starei in una botte di ferro. Terrei più soldi e accuserei l’assemblea di essere antidemocratica se intendesse espellermi. Pensateci.

      P.S.2 «Sono d’accordo per l’espulsione ma sarebbe un autogol mediatico». Leggo qualcuno di questi commenti. Questo non è da M5S, noi facciamo le cose giuste, sempre, poi ci occupiamo delle conseguenze. Se avessimo dovuto dar retta ai titoli dei giornali non ci saremmo mai dovuti presentare alle elezioni, non avremmo provato a fermare la votazione sul decreto Bankitalia (che pensate che non sapessimo che ci avrebbero dato degli squadristi, ma 7,5 miliardi di soldi nostri erano più importanti). Ecco anche adesso la salvaguardia del gruppo è molto ma molto più importante dei titoli di quei giornali che ovviamente ci detestano perché vogliamo toglierli il finanziamento pubblico. I giornali finiscono nei cassonetti nel giro di 24 ore, il Movimento se lo proteggiamo durerà molto a lungo.

      Alessandro Di Battista

      Fonte: www.lafucina.it [www.lafucina.it]

      27.02.2014

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