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PARADOSSO DEL PRESENTE E DIRITTO ALL'INSOLVENZA

DI FRANCO BERARDI “BIFO”
blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it

Inefficacia delle forme di lotta in assenza di solidarietà

Il movimento di protesta si è diffuso durante l’anno 2011, e ha cercato di opporsi all’attacco finanziario contro la società. Ma le dimostrazioni pacifiche non sono riuscite a cambiare il programma di azione della Banca centrale europea, dato che i parlamenti nazionali sono ostaggi delle regole di Maastricht, degli automatismi finanziari che funzionano come costituzione materiale dell’Unione. La dimostrazione pacifica è efficace nel contesto della democrazia, ma la democrazia è finita dal momento che automatismi tecno finanziari hanno preso il posto della decisione politica. Se occorreva una prova definitiva del carattere illusorio di ogni discorso sull’alternativa democratica, l’esperienza di governo di Barack Obama ce l’ha fornita.Nessun potere democratico può nulla, nessuna alternativa è possibile nella sfera dell’azione democratica, dal momento che le decisioni sono già prese, incorporate nei dispositivi di connessione informatica, finanziaria e psichica.

La violenza è esplosa allora in alcuni momenti. Le quattro notti di rabbia delle periferie inglesi, le rivolte violente di Roma e Atene, hanno mostrato la possibilità che la protesta sociale diventi aggressiva. Ma anche la violenza è incapace di cambiare il corso delle cose. Bruciare una banca è totalmente inutile, dato che il potere finanziario non è negli edifici fisici bancari, ma nella connessione astratta tra numeri, algoritmi e informazioni. Perciò se vogliamo trovare forme di azione che siano capaci di affrontare la forma attuale del potere dobbiamo partire dalla coscienza che il lavoro cognitivo è la principale forza produttiva capace di creare gli automatismi tecno linguistici che rendono possibile la speculazione finanziaria. Seguendo l’esempio di Wikileaks dobbiamo organizzare un processo di lungo periodo di smantellamento e riscrittura degli automatismi tecno linguistici che creano le condizioni della schiavitù.

La soggettività sociale sembra debole e frammentaria, di fronte all’assalto finanziario. Trenta anni di precarizzazione del lavoro e di competizione hanno distrutto il tessuto stesso della solidarietà sociale e reso fragile la capacità psichica di condividere il tempo, le cose e il respiro. La virtualizzazione della comunicazione sociale ha eroso l’empatia tra corpi umani. Il problema della solidarietà è sempre stato cruciale in ogni processo di lotta e di cambiamento sociale. L’autonomia si fonda sulla capacità di condividere la vita quotidiana e di riconoscere che quel che è buono per me è buono per te, e quel che è cattivo per me è cattivo per te. La solidarietà è difficile da costruire ora, che il lavoro è stato trasformato in una distesa di celle temporali ricombinante, e di conseguenza il processo di soggettivazione è divenuto frammentario, an-empatico e debole. La solidarietà non ha nulla a che vedere con un sentimento altruista di sacrificio. In termini materialisti la solidarietà non è una faccenda che riguarda te, ma una faccenda che riguarda me. Allo stesso modo l’amore non è altruismo, ma piacere di condividere il respiro e lo spazio dell’altro. L’amore è capacità di godere di me stesso grazie alla tua presenza, ai tuoi occhi.

Per questo la solidarietà si fonda sulla prossimità territoriale dei corpi sociali, e non si può costruire solidarietà tra frammenti di tempo, e le rivolte inglesi e italiane, come l’acampada spagnola si debbono considerare come delle forme di riattivazione psico-affettiva del corpo sociale, come un tentativo di attivare una relazione vivente tra il corpo sociale e l’intelletto generale. Solo quando l’intelletto generale sarà capace di riconnettersi con il corpo sociale saremo in grado di cominciare il processo di effettiva autonomizzazione dalla presa del capitalismo finanziario.

Diritto all’insolvenza

Un nuovo concetto sta emergendo dalle nebbie della presente situazione: diritto all’insolvenza. Non pagheremo il debito.

I paesi europei sono stati obbligati a accettare il ricatto del debito, ma la gente rifiuta l’idea di dover pagare per un debito che non ha assunto.

L’antropologo David Graeber nel suo libro Debt the first 5ooo years, (Melville house, 2011), e il filosofo Maurizio Lazzarato in La fabrique de l’homme endetté (editions Amsterdam, 2011) hanno cominciato una riflessione sulla genesi culturale della nozione di debito, e sulle implicazioni psichiche del senso di colpa che quella nozione comporta. E Federico Campagna scrive nel suo saggio Recurring Dreams: The red heart of Fascism:

“L’ultima volta ci ha messo decenni per venire alla luce. Prima ci fu la guerra, poi, quando la guerra finì, ci fu il debito, e tutti i legami che vengono col debito. Era il tempo dell’industrializzazione, della modernità, e tutto accadeva su scala di massa. Impoverimento di massa, disoccupazione di massa, iperinflazione, iperpopulismo. Le nazioni cadevano sotto il peso di quello che i marxisti chiamavano contraddizioni, mentre i capitalisti si aggrappavano al bordo dei loro cilindri e tutti aspettavano che il cielo cadesse sulla terra. L’aria divenne elettrica, le piazze si riempirono, gli alberi si trasformarono in bandiere e bastoni. Era il tempo fra le due guerre e nella profondità del corpo sociale il nazismo era ancora nascosto, liquido e montante, calmo come un feto.”

“Questa volta tutto sta accadendo quasi esattamente nello stesso modo, solo un po’ out-of-sync, come succede coi sogni ricorrenti. Ancora una volta l’equilibrio del potere nel mondo sta spostandosi. Il vecchio impero sta annegando, malinconicamente e i nuovi poteri stanno affrettandosi nella corsa verso l’egemonia. Come prima le loro atletiche grida sono quelle potenti della modernità: crescita! Crescita! Crescita”.

Il peso del debito ossessiona l’immaginazione del futuro, come già accadde negli anni Venti in Germania, e l’Unione, che un tempo era una promessa di prosperità e di pace sta diventando un ricatto e una minaccia. In risposta il movimento ha lanciato lo slogan: “Non pagheremo il debito”.

Per il momento queste parole sono illusorie, perché in effetti lo stiamo già pagando: il sistema educativo è tagliato, impoverito, privatizzato, posti di lavoro cancellati, e così via.

Ma quelle parole intendono cambiare la percezione sociale del debito, e creare una coscienza della sua arbitrarietà e illegittimità morale. Il diritto all’insolvenza emerge come una nuova parola chiave e un nuovo concetto carico di implicazioni filosofiche. Il concetto di insolvenza non implica soltanto il rifiuto di pagare il debito finanziario ma in maniera sottile implica il rifiuto di sottomettere la potenza vivente delle forze sociali al dominio formale del codice economico.

Il paradosso

Rivendicare il diritto all’insolvenza implica una messa in questione del rapporto tra la forma capitalista (intesa come Gestalt, come forma della percezione) e la potenza produttiva concreta delle forze sociali, particolarmente la potenza dell’intelletto generale. La forma capitalista non è solo un insieme di regole e di funzioni economiche, ma anche l’interiorizzazione di un certo numero di limitazioni, di automatismi psichici, di regole di compatibilità. Cerchiamo di pensare per un attimo che l’intera semiotizzazione finanziaria della vita europea scompaia, cerchiamo di pensare che a un tratto smettiamo di organizzare la vita quotidiana in termini di denaro e di debito. Nulla cambierebbe nella potenzialità utile e concreta della società, nei contenuti della conoscenza, nelle nostre competenze e capacità produttive.

Questo dovremmo fare: immaginare e rendere possibile la liberazione della potenzialità vivente dell’intelletto generale in termini di disincagliamento dalla Gestalt capitalistica, automatismo psichico che governa la vita quotidiana.

Insolvenza significa non riconoscere il codice economico del capitalismo come traduzione della vita reale, come semiotizzazione della potenza e della ricchezza sociale.

La capacità produttiva concretamente utile del corpo sociale è costretta ad accettare l’impoverimento in cambio di nulla. La forza concreta del lavoro produttivo viene sottomessa al compito improduttivo e distruttivo di rifinanziare il sistema finanziario fallimentare. Se potessimo paradossalmente cancellare ogni segno della semiotizzazione finanziaria nulla cambierebbe nel funzionamento sociale, nulla nella capacità intellettuale di concepire e realizzare. Il comunismo non ha bisogno di essere chiamato dal ventre del futuro, esso è qui, nel nostro essere, nella vita immanente dei saperi comuni. Ma la situazione è paradossale, contemporaneamente entusiasmante e disperante. Il capitalismo non è mai stato così prossimo al collasso finale, ma la solidarietà sociale non è mai stata così lontana dall’esperienza quotidiana.

Dobbiamo partire da questo paradosso per costruire un processo post-politico di disincagliamento del possibile dall’esistente.

Franco Berardi “Bifo”
Fonte: http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it
Link: http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2011/10/27/franco-berardi-bifo-paradosso-del-presente-e-diritto-all’insolvenza/
27.10.2011

Pubblicato da Davide

  • Affus

    Prendiamo ad esempio la democrazia italiana e lo stato italiano .
    Non ci potrà mai essere nessun cambiamento effettivo, pur conoscendo quasi tutti le cose da fare per buon senso . Si potrebbe fare tutto e subito, ma non si farà mai nulla di decisivo perchè ci sono i guardiani della democrazia : i partiti !!! Non c’è bisogno di pensare a cose cervellotiche !
    La Presidenza della Repubblica è l’espressione di un partito, Il Consiglio Superiore della magistratura idem . Il Presidente del Consiglio idem , i ministri idem,l’opposizione idem. Quale riforma seria potrebbero fare se qualche granello del sistema blocca tutto, spesso in nome della democrazia ? In un contesto del genere qualsiasi forza straniera, qualsiasi lobby che agisce a livello mondiale può avere vinta la partita e guidare dall ‘alto ogni situazione . L ‘impero mondiale, il Grande Fratello,ha bisogno della democrazia PARTITICA , altrimenti non può governare nulla . La Rivoluzione Francese ha fatto scuola a tutti. La borghesia si è servita del proletariato per costruire il suo stato . In una democrazia diretta, senza partiti, questo non sarebbe mai stato possibile . Cosi come stanno le cose solo una rivoluzione seria potrebbe cambiare le cose .

  • illupodeicieli

    Ci sono i guardiani e poi c’è l’esercito in campo, che obbedisce a regole ben precise: magari sottopagato,come alcune forze dell’ordine che sono,come direbbe Pasolini, i compagni di scuola degli studenti o degli operai in cassa integrazione. Tra le truppe ci sono anche quelli che vogliono e devono raggiungere i premi, che hanno un budget di tremontiano ordine, ovvero Equitalia: non dimentichiamo che costoro vanno avanti in ogni settore della popolazione, toccando oggi la vecchietta ,vedova e con una misera pensione, domani il primario che si ritrova il c/c bloccato, dopodomani l’azienda di infissi ubicata in periferia.Nessuno si senta al sicuro, sopratutto con questi sgherri affamati di superpremi da ottenere a esecuzione compiuta (ovvero, pignoramento e vendita). Ai guardiani aggiungerei i sindacati che agiscono come il bromuro, come il valium, e cercano di allungare il brodo con il solito discorso del “confronto tra le parti”, con le consultazioni, con le trattative varie che….guarda caso, sono sempre procrastinate e mai con il sistema del conclave.Solo un colpo di mano può liberarci da trattati capestro decisi senza aver interpellato la popolazione e ,come avviene adesso, facendo gravare impegni di spesa e tagli a servizi sociali su persone che non sono nemmeno ancora nate. Impegni poi nelle privatizzazioni e svendita di beni dello stato, cioè di tutti noi, senza aver interpellato nemmeno gli iscritti ai vari partiti: in questo ricordano l’agire tipico di certi partiti che,nel momento in cui si devono ascoltare e valutare le proposte “della base”, concludono dicendo che “la segreteria comunicherà poi le decisioni”.

  • ericvonmaan

    Ancora una volta Bifo inciampa sulla questione del debito, ci gira intorno ma ancora una volta NON ARRIVA AL CUORE DEL PROBLEMA.

    Il debito non va pagato per un motivo molto semplice: perchè è generato da un sistema SBAGLIATO, che è quello della moneta-privata-debito. Non va pagato perchè è moralmente e socialmente inaccettabile e assolutamente indifendibile, da ogni punto di vista, tecnico, sociale, legislativo, etico, il sistema con cui viene gestita la creazione e l’emissione della moneta.

    Il dibattito deve ruotare attorno a questo assunto di base, informando il popolo (ma si usa ancora questo termine?) di come funziona il giochetto. Il debito non va bene non solo per noi disgraziati italiani e greci ma non va bene nemmeno per i virtuosi tedeschi, finlandesi e olandesi!

    La moneta è un servizio di base necessario al movimento di beni e servizi, in quanto tale deve essere GESTITO DALLO STATO, non da aziende private a fini di lucro come Bankitalia spa e la BCE (e la Fed, Bank of England ecc). Questo dica Bifo se vuole che la sua lotta sia focalizzata sull’obbiettivo giusto.

    Il resto è solo demagogia e propaganda sinistrosa radical-chic

  • istwine

    “La dimostrazione pacifica è efficace nel contesto della democrazia, ma la democrazia è finita dal momento che automatismi tecno finanziari hanno preso il posto della decisione politica.”

    la dimostrazione pacifica non è efficace neanche nel contesto della democrazia, altrimenti la democrazia non sarebbe finita nelle mani di automatismi tecno finanziari. questa è logica base.

    in più come al solito non si capisce, quando uno mi parla di diritto all’insolvenza, deve quantomeno avere pronta una bozza di idee su come riprendersi poi. quest’astrattismo, parole parole che non arrivano da nessuna parte, non serve a nulla. chiunque è capace di dire che l’attuale sistema è marcio, chiunque, non c’è bisogno di scrivere su micromega, l’espresso o che. anche l’ultimo degli stronzi sa che l’iniquità è l’elemento fondamentale del mondo e non l’ossigeno, il punto è l’aspetto propositivo, e per quello Bifo, c’è da studiare ed abbandonare il filosofare astratto.

  • zurvan

    forse ho interpretato male parte dell’articolo. fatto sta che il fascismo ha lasciato alla nuova repubblica, non debiti, ma una bella pagnotta di miliardi e miliardi di lire che il governo democristiano ha poi pensato di papparsi

  • radisol

    Di “radical chic” nell’articolo di Bifo c’è solo il linguaggio intellettualistico ed a tratti dannunziano ….. ma la sostanza e la svolta ci stanno tutte. Solo qualche mese fa Bifo era quasi il solo nell’ambito della “sinistra antagonista” a parlare compiutamente di banche, debito e diritto all’insolvenza e non di Berlusconi ed escort o al messimo di art.18 e precariato ….. il 15 Ottobre, al di là della vicenda degli scontri, centinaia di migliaia di persone si sono finalmente mobilitate su questi temi ….. senza offesa per nessuno, c’erano da tempo intellettuali riconducibili a destra ( anche se per fortuna pressochè tutti estranei al giro dei berluscones) che dicevano cose simili ma non erano mai riusciti a mobilitare nessuno su questi temi …. di questi, i più intelligenti ed attenti al risultato, come il giro di Savino Frigiola, si sono buttati a pesce in questa mobilitazione, a partire dall’appello di Cremaschi e dall’assemblea del 1 Ottobre a Roma … altri preferiscono stare alla finestra dicendo “l’avevo detto prima io” … o facendo “più uno” come ragazzini dispettosi …. come dire, ognuno è padrone del proprio destino ….

  • luigidifrancesco

    @radisol: concordo pienamente con la tua analisi, ma è vero che ora occorrono proposte concrete: forse non é questo il ruolo di bifo , ma qualcuno dovrà pur farlo

  • ericvonmaan

    Ho l’impressione che da parte di un certo opinionismo di “sinistra” per così dire ci sia una forte reticenza nell’abbracciare CON CHIAREZZA la battaglia contro la gestione privatistica della moneta, che crea debito non dovuto. Forse perchè da molto tempo è un cavallo di battaglia di certi ambienti di “destra”? Non sarebbe ora di combattere i problemi piuttosto che curare ancora gli interessi della parrocchietta di partito come si è fatto da sempre? Ecco perchè questi articoli, secondo me, alla fine non dicono nulla di concreto. Con tutto il rispetto.

  • tania

    Però non sono molto convinta che questo “diritto all’insolvenza” , come lo chiama Bifo , coincida proprio con la giustizia sociale . Essendosi trattato della solita rapina a mano armata , del solito trasferimento di ricchezza dalle classi subalterne alla classe dominante , per me il debito deve essere ripagato tutto : nel senso che la borghesia deve restituire ( con gli interessi ) ogni grammo di ricchezza rubata agli sfruttati . Questa mi sembra possa avvicinarsi alla giustizia sociale . Fatta giustizia , occore anche ovviamente trovare il modo , gli strumenti tecnici , perchè non si verifichino di nuovo rapine simili , come quella del “debito” : un’ottimo strumento tecnico per me sarebbe , ad esempio , la socializzazione dei mezzi di produzione ( come quegli istituti che emettono il credito ) .

  • gnorans

    “Ma anche la violenza è incapace di cambiare il corso delle cose. Bruciare una banca è totalmente inutile, dato che il potere finanziario non è negli edifici fisici bancari, ma nella connessione astratta tra numeri, algoritmi e informazioni.”
    Invece io credo che il potere finanziario non sia tanto astratto ed abbia i suoi mammasantissima con tanto di nome, cognome e – forse – indirizzo.

  • mikaela

    Interessantissimo video appena messo in rete da New York

    Bill Black @ #occupywallstreet on Arresting Banksters schiaccia qui [www.youtube.com]

    Ecco chi insieme al suo gruppo di studiosi e’ riuscito a fare arrestare i Banchieri americani nella bolla immobiliare -seguite il discorso per sapere chi e’ il suo gruppo di studiosi,resterete sorpresi..

    William Black(Avvocato economista pluri laureato) che appare nel film di Michael Moore.”Capitalism A Love Story”con ben tre interviste.-

    Questo e’ il docente universitario alla quale si e’ rivolto inizialmente Paolo Barnard per spiegare a noi (“ignoranti” e non) chi e’ che ha messo le manette alla nostra economia.(non ha interpellato Bennettazzo che di professione fa il Broker non l’economista e lavora con l’ 1% che ci ha messo le manette)

    Poca filosofia o belle parole o discorsi incomprensibili alla maggiorparte della gente comune che confusi dai termini non capiscono che il nemico marcia alla loro testa-
    Ci vogliono pochi ma essenziali termini per far capire chi ci ha tolto la Liberta’ come ha spiegato Bill Black al popolo di Wall Street che fa una rivolta ben diversa dalla nostra.

    Ps.Per chi non capisce l’inglese c’e’ attivata la trascrizione poi se la ricopia e la traduce con Google.

  • dana74

    ma senti senti il democratico Bifo che parla di democrazia QUANDO poco tempo fa intimava in tono perentorio che se si abbandonava il PREZIOSO euro allora le nazioni sarebbero cadute l’una contro l’altra a causa della propria moneta.
    A dispetto del fatto che fino a 10 anni fa ognuno aveva la sua e nessuno s’è dichiarato guerra per questo.
    Bifo sarà stato ingaggiato per “disinnescare” la protesta e soprattutto per non far pensare al signoraggio.

    Poi radisol il suo linguaggio non è dannunziano, ma è sempre così, quando una cosa non vi piace più per scaricarla le si attribuisce “qualcosa di fascista” et voilà, è lecito scaricarla senza rimpianti, senza contare tutto il tempo si è passato a sostenere le stesse tesi.

  • ericvonmaan

    Hai letto la mia risposta a radisol… siamo sulla stessa lunghezza d’onda. Ciao

  • ericvonmaan

    Io e te intendevo ovviamente

  • Truman

    I saperi immaginari

    Nel suo saggio “Il capitalismo senile” Samir Amin parlava ad un certo punto punto dei saperi immaginari dei chierici medievali, saperi che fornivano loro un potere reale sulle persone comuni.
    Mi ritorna in mente leggendo il tuo commento, in cui secondo me non ti rendi conto del forte contenuto religioso dei discorsi economici. Il cosiddetto debito è in realtà un assieme ordinato di scritture contabili all’interno di computer. Non è direttamente correlato con il lavoro delle persone o con il loro benessere. Però fornisce un immenso potere ai sacerdoti della religione economica, che lo sfruttano a loro vantaggio.

    Qui forse c’è un tuo residuo di quell’impostazione marxista dell’economia come struttura, che si contrappone ad altre entità, come la religione, che nella dottrina marxista sono sovrastruttura.
    Attenzione, Marx sui rapporti di potere all’interno della società aveva capito molto, di economia aveva capito pure parecchio, ma sui rapporti tra economia e religione non aveva capito quasi niente. Qui preferisco Sbancor (di estrazione anarchica): “Il denaro è il terreno del simbolico. Quando non può nutrirsi di numeri deve nutrirsi di sangue.

  • ericvonmaan

    Non esattamente il “governo democristiano” ma quelle brave persone che hanno privatizzato le banche STATALI (Credito Italiano, BNL, BNA e BCI) che prima controllavano la (come di chiamava allora) Banca d’Italia; non a caso invece ora si chiama Bankitalia Spa ed è al 95% proprietà di aziende private.
    E per finire i traditori della patria che hanno cancellato la nostra (sia pur imperfetta e parziale) sovranità monetaria regalandola ai padroni dell’euro. Trovati i nomi da solo ciao

  • tania

    Certo è vero , Marx sottovaluta l’influenza della cosiddetta sovrastruttura ( molto meglio Gramsci in questo senso : intendiamoci , Gramsci aveva a disposizione anche molti elementi in più da osservare rispetto a Marx e soprattutto era figlio di una generazione che reagiva al positivismo Ottocentesco ) . Ma non sono d’accordo che il discorso sul debito serva solo a fornire un immenso potere ai sacerdoti della religione economica , e che non sia collegato direttamente con il lavoro e il benessere delle classi subalterne . Sono l’una e l’altra cosa : l’ideologia dominante è funzionale allo sfruttamento delle classi subalterne . L’esempio di Samir Amin sui chierici medioevali è sicuramente calzante con il discorso dell’ideologia dominante , con il cosiddetto pensiero unico ( c’è un bellissimo libro , “l’ideologia tripartita” di G.Duby , dove appunto si vede molto bene quanto il monopolio del sapere fosse funzionale alla difesa degli interessi degli stessi vescovi , abati cluniacensi ecc.. classe dominante della Francia di quel tempo ) ed è molto bella anche la tua citazione di Sbancor ( che non conosco ) . Ma , ripeto , Gramsci , o Max Weber , o il Marcuse del ’68 ecc.. ( ci sono tanti esempi ) , che indagano molto di più sulla sovrastruttura , non lo fanno per negare Marx : lo fanno per completare Marx , per completare quello che Marx , nel pieno Ottocento positivista , sottovalutava . Ma senza Marx non si può nemmeno capire l’attuale capitalismo finanziario .